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venerdì 23 febbraio 2018

I test Invalsi e il degrado dell'insegnamento dalle primarie alle superiori



L'analisi di Giorgio Israel su ciò che comporta l'intervento a gamba tesa dell'Invalsi nella scuola, ripresa da Alvaro Belardinelli su La Tecnica della Scuola qui

Trovate qui un efficace esempio per capire l'estraneità della linea seguita dall'Invalsi allo scopo educativo genuino della scuola, discusso da Anna Mazzitelli sul blog di ToKaLon Matematica. Il protagonista è un bambino di classe seconda.

Infine qui Alberto Baccini su Roars.it spiega in modo esauriente che le frasi che hanno fatto scandalo recentemente, tratte dai rapporti di autovalutazione che le scuole sono costrette a compilare, non sono altro che risposte alle domande molto specifiche e puntigliose poste dall'Invalsi sul “contesto”. Come ha detto Rosella Latempa nel suo intervento al Convegno “20 anni di autonomia scolastica: cosa è successo alla scuola in Italia?”, gli insegnanti delle scuole italiane stano diventando compilatori di caselle da riempire con un numero limitato di caratteri. Soprattutto, Baccini chiarisce che i rapporti di autovalutazione (inflitti anche all'università dall'ANVUR) sono un tassello della spinta competitiva imposta all'intero sistema dell'istruzione pubblica, le cui conseguenze stanno ora sfuggendo al controllo di coloro che la hanno progettata senza alcuno sforzo di prevedere i futuri scenari.

Il testo e il video dell'intervento di Giorgio Israel Contra Invalsi, pubblicato in questo blog tre anni fa, otto mesi prima della sua morte, si trovano 

«Qual è la funzione dell’Invalsi? Tentare di fornire – attraverso una molteplicità di strumenti, quantitativi e qualitativi – un quadro dello stato del sistema italiano dell’istruzione che possa costituire un valido strumento a migliorarlo? Se questa è la funzione dell’Invalsi, nulla da obbiettare, anzi, non si può che salutare con favore un’attività del genere che può espletarsi in varie forme: con sondaggi campionari (com’è tipico delle ricerche statistiche), con il ricorso a test (da elaborare a finestre aperte e accettando di dare ascolto a una discussione ampia sulle scelte fatte), mediante strumenti di ricerca sul campo, didattica, ecc. Se invece l’intenzione è quella di sostituirsi pian piano alla funzione valutativa dell’insegnante nei confronti degli studenti – a mio avviso assolutamente ineliminabile –, sulle basi a dir poco discutibili che abbiamo visto e con l’esclusivo ricorso ai test, e se si mira addirittura a valutare con i test insegnanti e istituti, allora non ci siamo proprio»

«dirò subito di non essere a priori contro le prove Invalsi, tantomeno contro l’ente Invalsi, a condizione che si accetti una discussione aperta a critiche e modifiche circa i contenuti delle prove, che le finalità dell’ente siano chiaramente definite e che esso non sia una struttura chiusa, impermeabile a competenze esterne.
Allo stato non è così. [...] confesso di provare un senso di sfinimento dopo aver prodotto per anni critiche su critiche di casi specifici, precise, di contenuto, in articoli sulla stampa, in convegni, in rete e, due anni fa, con un’analisi dettagliata di tutti i test Invalsi di matematica che può essere letta sul blog “pensareinmatematica.it”. Nel corso di questi anni non ho ricevuto una sola risposta, anzi per essere precisi una soltanto da parte di un dirigente ministeriale cui replicai senza ricevere controreplica.»




La reazione a tutte queste riflessioni dettate dall'interesse per il nostro paese, per il sapere e per la scuola, sarà il silenzio, come Giorgio ha sempre osservato. La cultura è in mano a persone, in istituzioni dello stato, che non hanno più in sé l'esperienza vitale del dibattito culturale.

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