lunedì 27 gennaio 2014

RIPENSARE IL GIORNO DELLA MEMORIA

Sono passati tredici anni dall’istituzione per legge del Giorno della Memoria, volto a ricordare la Shoah (lo sterminio del popolo ebraico) e i deportati italiani nei campi nazisti con «cerimonie, iniziative, incontri … in modo particolare nelle scuole», per «conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere».
Propositi ineccepibili, ma invece di aggiungere altre voci al coro che, di anno in anno, ha assunto le sembianze di una rotolante valanga – l’elenco delle iniziative in corso può riempire un volume – è più opportuno fare un bilancio e chiedersi se al moltiplicarsi di cerimonie e incontri abbia corrisposto un declino del razzismo e dell’antisemitismo. Purtroppo è accaduto il contrario: anche il razzismo e l’antisemitismo crescono a valanga.
L’invio di teste di maiale a tre luoghi simbolo dell’ebraismo a Roma è soltanto l’ultimo episodio. Basti pensare al dilagare nella rete, nei movimenti di protesta e nelle sortite di non isolati rappresentanti politici, della vecchia leggenda della congiura mondiale pluto-giudaica che sarebbe responsabile della presente crisi economico-sociale. L’antisemitismo è altresì contrabbandato sotto le spoglie dell’antisionismo: una vecchia mistificazione già denunciata decenni fa da Martin Luther King. Poi c’è il grande paradosso: sebbene pochi eventi storici come la Shoah abbiano il sostegno di una letteratura e di una documentazione imponente, viene fatto circolare il dubbio che non basti, che in realtà nulla sia provato. S’impancano a direttori d’orchestra di questo negazionismo alcuni “intellettuali” (i soliti “chierici traditori”, secondo la locuzione di Julien Benda) che voltano lo sguardo dall’altra parte di fronte ai documenti, come se tutto fosse ancora da dimostrare; o addirittura lasciano intendere che i Protocolli dei Savi di Sion potrebbero essere autentici; e che possono seminare questi veleni senza pagare pegno, continuando a essere coccolati, riveriti e invitati a tante iniziative culturali, come se nulla fosse.
Se questo è il risultato della valanga del 27 gennaio, allora sì che occorre fare una pausa di riflessione. In verità, i rischi erano evidenti dall’inizio. Ha sbagliato gravemente chi ha presentato la Shoah come un evento unico, impossibile da confrontare e persino da accostare a qualsiasi altro evento storico, fino al punto di imbastire una metafisica e una teologia della Shoah. Gli effetti di tale assolutizzazione si sono puntualmente verificati. Anche nelle menti non corrotte dall’ideologia è emerso un rigetto istintivo nei confronti di qualcosa che, non appartenendo alla storia terrena, appare estraneo e persino antipatico. Oppure, al contrario, è emersa una sorta di gelosia. Cosa di più appagante che far salire altre ingiustizie, anche di modesta portata, allo stesso rango di un crimine tanto grande da essere al di sopra di ogni accostamento? Così quando qualcosa va male, o è semplicemente spiacevole, è d’uso chiamarlo Olocausto o Auschwitz. Tre anni fa, un corteo di insegnanti sfilò con la stella gialla appuntata sul petto per protestare contro un provvedimento legislativo: era la loro Shoah. Si trattava piuttosto di un esempio da manuale di come il mito dell’unicità della Shoah porti al suo uso improprio e alla sua banalizzazione. Ma attenti a dirlo: i cattivi maestri sono pronti a colpirvi (come è accaduto a me) con l’accusa di “sacralizzare” la Shoah... La faziosità ideologica arriva al punto di legittimare confronti insensati e tragicomici, mentre rigetta accostamenti ben più fondati; come quello tra Lager e Gulag proposto dallo storico ebreo Victor Zaslavzky, emigrato dall’Unione Sovietica. Egli descrisse il massacro di Katyn come un caso emblematico della politica di “pulizia di classe”, come Auschwitz lo era della politica di “pulizia etnica”. E aggiunse: «Il terrore ideologico basato sull’idea della purificazione della società dai corpi estranei e nocivi, dai parassiti sociali, definiti in base all’appartenenza alla classe sociale antagonista oppure al gruppo etnico nemico, rappresenta il denominatore comune del regime nazista e di quello sovietico». Eppure c’è chi si scandalizza di fronte all’accostamento di Zaslavsky mentre trova naturale dire che Lampedusa è come Auschwitz.
Se l’analisi storica razionale cede il passo al mito o all’ideologia, la porta è spalancata per i mostri. Anche i viaggi scolastici ad Auschwitz possono essere controproducenti se non sono preparati da un approfondimento storico razionale. Altrimenti, di fronte a tanto orrore, di cui non sono chiare le cause, nella mente del ragazzo sorgerà la domanda: “se si è arrivati a tanto qualche colpa doveva essere stata commessa”. Purtroppo la scuola non fornisce l’ombra dei fondamenti storici necessari a capire i drammi totalitari del Novecento e il loro tragico lascito. Né potrebbe farlo, visto lo stato dell’insegnamento della storia, vittima di un implacabile attacco alla cultura umanistica, il quale è incurante del fatto che la morte della cultura umanistica è la morte della democrazia: me lo son sentito dire da uno storico sudafricano, qui dirlo comporta il rischio di essere messo alla gogna. Se poi lo svilimento della cultura si accompagna al deserto morale di una società senza ideali, che non crede nel proprio futuro e abbandona i giovani al culto del consumismo e alla derisione dei valori morali, non basteranno dieci Giorni della Memoria. Raccontano che, dopo la morte di Mandela, in alcune scuole è stato proiettato il film “Invictus” e che l’attenzione si è concentrata solo sulle partite di rugby nel totale disinteresse per la “noiosa” tematica dell’apartheid e del razzismo. Non c’è da stupirsi: come altrimenti potrebbe reagire chi è privo di coordinate storiche ed è stato educato a credere che il vertice della piramide sociale sia riservato a chi guadagna tanti quattrini, come i calciatori, mentre la cultura non si mangia e i principi morali sono roba da rottamare?
Commemorazione e memoria storica sono livelli distinti. Per la prima il migliore contesto è un silenzioso raccoglimento, poche iniziative mirate che non diano spazio ai presenzialisti che sgomitano per esibirsi. La seconda richiede un’opera complessa e di lungo respiro, in cui il ruolo centrale appartiene alla scuola, con un rafforzamento imponente dello studio della storia, condotto secondo una visione critica aliena da ogni ideologia. Neanche questo può bastare se la società considera la cultura non come strumento di libertà ma come una perdita di tempo e denaro, e il senso morale un orpello inutile da sostituire con le regolette del politicamente corretto. Se questo andazzo non cambierà, non basteranno leggi e divieti o cento Giorni della Memoria per evitare gli striscioni razzisti negli stadi contro i “negri” e gli “ebrei”.
(Il Messaggero, 27 gennaio 2014)

24 commenti:

leonardo tirabassi ha detto...

Lei ha scritto un bellissimo articolo contro le banalizzazioni dell'Olocausto. La deriva cominciò contro Nolte e l'idea di poter confrontare comunismo e nazismo, anzi di trovare nel nazismo una risposta a Lenin. Il fatto è che con la tesi dell'unicità si compiono tre operazioni assieme pericolosissime:
1 sul piano teorico e storiografico: scienza (pensiero direi) vuol dire confronto, qualsiasi impossibilità di compiere un cfr è negare la natura stessa del pensiero;
2 rivendicare l'unicità della Shoa vuol dire regalare dei punti a Stalin, i suoi morti contano meno di quelli di Hitler!
3 purtroppo agli occhi dei non ebrei la tesi della singolarità e unicità è un modo per affermare la diversità nonchè superiorità degli ebrei, cioè si butta benzina sul fuoco ( mi permetto di dire questa cosa per la prima volta dopo averci pensato molto, spero di sapermi spiegare).
Con rinnovata stima
Leonardo Tirabassi

2

Pat Z ha detto...

Articolo splendido, lucidissimo, penetrante. Grazie davvero. La retorica arrogante del politicamente corretto e la profonda incultura dilagante stanno facendo dei danni di portata incalcolabile a tutta la nostra società. Ma come resistere veramente? Voglio dire, come riuscire a invertire concretamente la tendenza, al di là di ciò che ognuno può fare nel suo piccolo, e recuperare un vero senso morale, nutrito di silenzio e di riflessione, mandando in soffitta l'orgia di regolette multiuso che garantiscono la patente di bontà, e in effetti non fanno altro che portarci nella direzione della barbarie? Io ho paura che non sia possibile, perché ormai è la società nel suo complesso a essere così superficiale, così deresponsabilizzata, così regredita agli stimoli affettivi primari, e il nostro quotidiano è così vampirizzato alla ricerca della forte emozione e della frase ad effetto, e così lungi dall'essere veramente capito (perché per quello ci vuole tempo, fatica e concentrazione), che ho davvero paura che una via d'uscita sia impossibile, e che finiremo malissimo tutti, di questo passo.

Giorgio Israel ha detto...

Condivido in toto i 3 punti di Tirabassi. È quel che sostengo da anni, fin dal libro "La questione ebraica oggi”. Ma purtroppo l'andazzo preso è opposto ed è treno verso la catastrofe.

Attento ha detto...

Professore si dovrà ammettere pure che il mito dell' "unicità" della Shoah è ben attecchito nella cultura ebraica. Un esempio l'ho avuto lo scorso anno allo Yad Vashem quando ho posto la questione alla brava e simpatica accompagnatrice ebrea romana trapiantata a Gerusalemme. Mi disse che in tutti gli altri casi di persecuzione e sterminio è possibile trovare motivi politici, economici religiosi eccetera, mentre solo gli ebrei sono stati perseguitati in quanto "ebrei". È, mi sembra, l'argomento usato anche da Primo Levi nel rifiutare l'accostamento Lager-Gulag. Non ci fu il tempo di approfondire ma dopo ho ripreso volentieri le pagine che Vassilij Grossman scrisse in "Vita e Destino" a proposito dell'antisemitismo. Mi sembrano sempre valide nel ricordare che nell'essere umano esiste una insopprimibile tendenza a cercare un capro espiatorio per giustificare le proprie sofferenze. Il popolo ebraico, per sua sventura, si è trovato per secoli ad impersonare questo ruolo "meglio" di altri, ma altri attori si sono cimentati in questa tragedia: kulaki, vandeani, vittime della delazione staliniana, protestanti in terre cattoliche e viceversa, lavoratori intellettuali in Cina e Cambogia, ma è solo un elenco impreciso e parziale

Giorgio Israel ha detto...

Non solo è attecchito, ma viene da un settore consistente della cultura ebraica!... Basti pensare alla teologia della Shoah di Fackenheim, contro cui ho scritto un articolo credo un paio di anni fa che si troverà da qualche parte su questo blog. Ma non ho mai detto che fosse qualcosa che veniva da parte non ebraica. La tesi della sua accompagnatrice è tanto diffusa quanto fasulla. I kulaki venivano sterminati in quanto kulaki. Pulizia sociale, anziché etnica, come spiega bene Zaslavsky. Ci metteremo mica a fare le graduatorie?... E poi allora nei massacri del Ruanda non interveniva un fattore razziale: ti uccido in quanto membro di tale etnia?... E i massacri della ex-Jugoslavia? Bah...

Unknown ha detto...

Nella scuola di mio figlio ha parlato il signor Salmoni, ex deportato. I bambini hanno ascoltato con attenzione e rispetto, adeguatamente preparati dalla maestra.

S-M- ha detto...

Buongiorno,
avrei alcuni quesiti per il signor tirabassi:

1.Nessuno ha mai rivendicato che lo sterminio degli ebrei sia stato l'"unico", come a significare un primato nella sofferenza dell'umanità, se qulcuno lo fa, lo fa per se stesso, seguendo una personale visione delle cose, non certo interpretando un ipotetico pensiero collettivo ebraico ( e già questo rende molto fastidiosa l'insistenza nel voler battere questo punto, quantomeno ambigua).
Il fatto che a una presenza della cultura ebraica nel mondo cristiano europeo profonda e stratificata (tanto da indurre a rivendicare la radice ebraico-cristiana dell'Europa) si contrapponga una storia di persecuzioni distribuite su una mappa (geografica e temporale, con milioni di ebrei ammazzati) molto estesa, questo fatto, sì rappresenta una specificità. Riconoscerlo è il punto di partenza del confronto che si vuole avviare, non il punto di arrivo.
2.Questo suo voler arbitrariamente vincolare la valutazione (che senso ha?) dei morti di Stalin ai morti ebrei e roma nei campi di sterminio puzza terribilmente di negazionismo.
3.Confondere la diversità con la superiorità è un'operazione fondamentale del pensiero razzista (come l'addizione in aritmetica) quindi non può essere accettata come vincolo logico in un ragionamento che ha come motivazione l'opposizione al razzismo.
Perché lei pretende di affrontare il tema dell'antisemitismo e del razzismo utilizzando gli elementi del pensiero antisemita per articolare il suo pensiero?
Lei è lo stesso Tirabassi che a questo indirizzo http://leonardotirabassi.blogspot.it/
espone (dal luglio 2010) un manifesto contenente un elenco di ebrei famosi, definiti servi della cupola mafiosa ebraica in italia? Può spiegarne il motivo?

S.M.

B'Rat ha detto...

S-M-,
capisco la sua verve polemica che necessita di dare patenti di anti-semitismo, ma se anche si trattasse della stessa persona, ha dato sul serio un'occhiata al blog di cui ha riportato il link? o.O

Subito sotto il manifesto appare la descrizione
"Antisemitismo puro
Ecco un "simpatico" poster che mi è stato segnalato da Stefano Borselli e Edoardo Tabasso dove si mettono all'indice in una idiota, ma spero non pericolosa, lista di proscrizione molti amici di Israele. L'unica consolazione contro la stupidità criminale (perché di questo si tratta) è la buona compagnia.
Leonardo Tirabassi"

S-M- ha detto...

Quindi la risposta alla mia domanda è:

il signor Tirabassi espone un elenco di nomi di persone ebree e non ebree (tra cui lui stesso) con i rispettivi incarichi, in cui è scritto che i primi formano una cupola mafiosa, gli altri ne sono servi, per esprimere la sua opposizione all'antisemitismo.

Io credo che questo modo (diffondere liberamente della propaganda antisemita a patto di scriverci che è antisemitismo puro, penso sarebbe una condizione agevolmente accettata dagli antisemiti) sia il frutto di una leggerezza (è un eufemismo, in realtà è tutt'altro che una leggerezza): pensare che gli effetti di un attacco antisemita su un ebreo e su un non ebreo siano interscambabili. Nei fatti non lo sono e questo è il tema della discussione: qual è la specificità della Shoà: il sig. Tirabassi è in quell'elenco per sue personali scelte politiche o culturali che è libero in qualunque momento di trattare e modificare; gli ebrei che sono nell'elenco vi sono per ragioni assolute, sciolte da ogni contesto e da ogni possiblità di trattativa. Non a caso, gli ebrei che andavano ai campi di sterminio ci andavano con i propri genitori, con i propri fratelli e sorelle, nonni, zii o nipoti, per via di un'identità che avrebbe potuto essere modificata solo morendo e rinascendo altri da sé; gli altri, gli internati politici pagavano il prezzo di "scelte" politiche.
Le scelte politiche hanno un contesto, possono essere oggetto di trattativa e di confronto, l'identità ebraica non ha contesto e non è trattabile o scambiabile, è assoluta. Il male che la colpisce ne assume la qualità di assolutezza, non circoscrivibile ad un contesto specifico e delimitabile ad un particolare dominio storico.

PS
non frequento i blog salvo rare eccezioni, uno dei motivi è il fatto che quando ci si rivolge ad un particolare interlocutore con interrogativi precisi e dettagliati, si ottiene in risposta la reazione di un difensore d'ufficio che tipicamente, non potendo identificarsi con l'interessato e quindi rispondere in modo essenziale, si limita a estendere la componente polemica a scapito di quella di merito.

Cordiali salluti e grazie per avermi concesso questo spazio.
S.M.

Giorgio Israel ha detto...

Gentile S-M, spero che non mi prenderà per un difensore d'ufficio, ma le tesi di Tirabassi coincidono con le mie e le sue confutazioni mi paiono talmente fragili e pretestuose da non meritare una confutazione. Non si può tacciare tutto ciò che non è perfettamente allineato con quello che uno (lei) considera il pensiero corretto come un deviazionismo antisemita. Vorrà forse dire che il mio articolo e le mie posizioni puzzano di negazionismo e di antisemitismo? Se siamo a questo faccia pure, un dialogo del genere non mi interessa. L'accusa di ambiguità o di antisemitismo a uno che ha avuto gran parte della famiglia massacrata e che combatte da una vita contro l'antisemitismo sarebbe una porcata, tanto più se venisse da un ebreo. Quanto alla lista, non è certo l'unica e so benissimo che io,come altri, sono trascinato da ogni parte come un membro della cupola giudaico-pluto-massonica. Facciano pure. Figuriamoci se il diffondere questa lista cambia qualcosa per quanto riguarda me. Quantomeno può servire a svegliare qualche addormentato in buona fede affinché si renda conto di quale sterco antisemita circoli. Di chi è in malafede non mi curo punto. Ritengo inutile, se non controproducente, oscurare le manifestazioni di antisemitismo. Sono persino contro i divieti di ristampare il Mein Kampf... si figuri... Infine, non mi pare che Tirabassi abbia fatto nulla di male da meritare simili acide reprimende con la continua insinuazione che propali veleno antisemita. Forse lei è un adepto del motto «molti nemici molto onore?. Si dia una calmata.

S-M- ha detto...

Gentile Professore,
non potrei mai accusarla di negazionismo o antisemitismo. Ho letto molti dei suoi libri, mi piace seguire il filo del suo percorso a tutto campo, dalla matematica all'economia, passando per le scienze...ma quando arriviamo a questo punto non riesco più a seguirla. Ci provo ma non ci riesco ( e a volte non posso fare a meno di provare un sentimento di dispiacere), non riesco a capire perché, perché lei, che così attentamente ha ricostruito gli effetti nefandi delle leggi razziali sulla vita e sulla cultura del nostro Paese, solo per citare un esempio, sente il bisogno di affermare che il divieto di pubblicare il mein kampf non sussita... per dimostrare cosa? Perché dovremmo desiderare che quelle idee possano circolare? Perché quelle idee sono innocue e non mortali? Sono d'accordo che vi è una pretesa di assolutezza quasi metafisica nell'affermare che un'idea espressa in un libro uccida ma trovo che nella sua recisa negazione sia una pretesa del tutto analoga.
Non mi interessa accusare di antisemitismo il sig. Tirabassi, che penso non lo sia affatto. Mi interessa capire la ragione intima per cui possediamo ed esprimiamo alcune idee e la natura profonda di queste utlime, e le conseguenze sull'esito degli eventi.

Questo mio post è l'ultimo.
La saluto coridalmente e io ed E. aspettiamo il suo prossimo libro sulla scuola...
S.M.

Giorgio Israel ha detto...

Gentile S.M, saluti a lei e a E. che non so chi sia...
Le mie tesi le ho esposte in decine di articoli e in un libro "La questione ebraica oggi" (di cui preparo una nuova edizione) e sono il contrario di qualsiasi assolutizzazione metafisica. Pretendere di impedire la circolazione di tutte le idee nefaste equivale al grido di quel militante a De Gaulle: "Mon général, à mort les imbéciles!». La cui risposta faccio mia: «Vaste programme, Monsieur...». L'unica arma tanto potente quanto fragile di cui disponiamo è la ragione. I divieti non servono a niente. Non ho mai detto che le idee contenute in Mein Kampf non possano uccidere: lo hanno fatto! Ma chi vuole ne troverà tutte le copie che vuole in rete. Preferirei delle edizioni critiche. E, ad ogni modo, quando certe cose circolano è meglio affrontarle a viso aperto e cercare di convincere il prossimo del loro orrore. Se non ci riusciremo (ed è possibile) potremo pensare di riuscire cercando vanamente di occultarle alla vista? E, già che ci sono - la prego - non sminuisca i massacri stalinisti. Quando anni fa mi sentii chiedere da uno studente perché quei morti valessero di meno e sentii un conferenziere spiegare che era proprio così perché erano morti per ragioni razziali, mi sono vergognato come poche volte nella mia vita. Molto più onestamente una personalità israeliana, qualche anno fa, mi disse: «Diciamoci la verità sinceramente. Hitler, al confronto di Stalin era un dilettante. È riuscito a massacrare non si sa quanti milioni di persone in modo continuativo non per anni, ma per decenni, con una ferocia, una premeditazione e un metodo allucinanti». Legga il libro di Applebaum sul Gulag, e legga gli ultimi libri di Grossmann, oltre che ovviamente Vita e destino che evidenzia in modo insuperabile il legame profondo che connette Lager e Gulag.

Giorgio Israel ha detto...

perché NON erano morti...

Attento ha detto...

Non può essere la maggioranza di turno a stabilire quali possono essere le idee ammesse e quelle vietate. La verità si fa avanti con fatica, ma, alla fine emerge. Quindi se il razzismo era condiviso da molte elite medico scientifiche in sintonia con la pancia della società, ora il discorso è azzerato a livello scientifico e, a livello sociale, è confinato a una parte, pericolosa si, ma molto minoritaria. Non è stato merito di un divieto bensì delle scoperte della genetica.
Siamo molto più indietro invece nel comprendere il livello di disumanità delle persecuzioni dei regimi totalitari comunisti. Stalin, come i nazisti, negava ai "nemici del popolo" lo status di esseri umani, li trasformò a milioni in bestie da lavoro e lo sterminio assunse dimensioni apocalittiche. Ma non abbiamo avuto molti bravi maestri fra gli storici e i politici, Solgentzin fu dipinto come un vecchio reazionario, Grossmann e Salamov accuratamente nascosti perchè mento digeribili di Pasternak, la storia dei popoli dell'est non si studia e ancora oggi pochissimi sanno cosa fu l''holodomor ucraino. Non per stabilire chi mettere sul podio dello "sterminator contest". Woody Allen in "Harry a pezzi" si sfoga con il parente fanatico dell'"unicità" della Shoah dicendo "e va bene sono stati sei milioni, ma i record sono fatti per essere battuti!". Ecco la "memoria" serve a questo, a ricordare quello di cui siamo capaci quando neghiamo la dignità a degli esseri umani. Siano essi ebrei o non ebrei.

leonardo tirabassi ha detto...

Leggo solo ora i commenti. Ringrazio Giorgio Isral di aver risposto con calma e pazienza. Non pensavo che provare a dire quei tre punti equivalesse ad essere accusato di negazionnismo e di altre nefandezze!Potrei certo dire meglio, per esteso, portando ragioni. Purtroppo il tono e le argomentazioni di S.M. non mi consentono scampo: qualsiasi argomento sarebbe usato contro di me, anche il fatto di essere finito in una lista di proscrizione promossa da degli imbecilli è segno di chissà cosa, senz'altro della mia leggerezza e malafede. Questo modo di ragionare a me sembra fuori dalla grazia del pensiero razionale. Non so che dire, se non che la chiacchera politicamente corretta e irresponsabile ha prodotto danni irreparabili. Qualsiasi critica ai miti della diversità diventata norma ormai sembra impossibile. Mi spiace.
Grazie di nuovo a Giorgio Israel che mi consente di dire quello che penso.

Fabio Runello ha detto...

Bellissimo blog, come sempre.
La mia scuola, se da un lato celebra il giorno della memoria ogni anno più intenso e condiviso (reti, web, film ecc.), dall'altro lascia che si formi una classe (ghetto) di 16 alunni tutti extracomunitari. Negli ultimi anni le disuguaglianze sociali sono cresciute a dismisura, ma le scuole (pubbliche) in qualche hanno tenuto.. Se perdiamo anche quest'ultimo baluardo di democrazia, che succederà ai nostri figli e ai nostri nipoti ?

Alessandro Pecoraro ha detto...

Professore, Hitler non è che fosse proprio un dilettante in confronto a Stalin. Le persecuzioni di Sovietiche sono durate 40 anni(ci metto pure i primi internati di Lenin e io dopo Stalin). Quelle di Hitler 6 anni scarsi. Inoltre Stalin le sue persecuzioni le ha potute fare in maggiore tranquillità in un pase sotto il suo completo comando. Hitler mentre combatteva una guerra dovendo rastrellare persone in zone occupate. Questo non toglie nulla a Stalin come criminale e sterminatore, sia ben chiaro. Mi incuriosisce il suo parere su quell'idiota di Dieudonné...

Giorgio Israel ha detto...

Ho solo riferito un parere di una persona che, come me, ha avuto la famiglia massacrata da Hitler eppure pensa che... Non possiamo certo dirimere chi era peggio tra i due con quattro chiacchiere, ma quantomeno sarebbero da cestinare coloro che ancora pensano che Stalin ha fatto sì un po' di delitti ma facendo anche cose molto buone. Ho visto trattare Zaslavsky come un fascista in un convegno di storici di sinistra. Consiglierei comunque la lettura di Gulag di Applebaum e, sul piano letterario, dei libri di Grossmann. Quanto a Dieudonnè a giorni uscirà un mio articolo su Shalom e lo metterò in rete.

Alessandro Pecoraro ha detto...

Grazie della risposta. Stalin è stato uno dei peggio criminali della Storia e molti sopravvissuti ai campi nazisti liberati dai sovietici venivano direttamente trasferiti nei gulag, figurarsi se mi metto a riabilitare un personaggio simile. Buona giornata.

Unknown ha detto...

Vorrei ricordare il Giorno delle Foibe e Norma Cossetto.

Raffaella ha detto...

Gentile Unknown, grazie per aver ricordato le foibe e Norma Cossetto; abito vicino ai luoghi dove venivano compiuti questi massacri, ma scuola ai miei tempi, qualche decennio fa, di questo non si parlava mai; mi ha sorpreso che ieri, invece, mia figlia di 9 anni abbia saputo rispondere alla mia domanda: “Sai cosa sono le foibe”? Ne avevano discusso in classe con la maestra. Ma si dovrebbero ricordare anche i crimini orrendi perpetrati dagli italiani in Istria e in Dalmazia nei confronti della popolazione locale, crimini che, assieme alle storie di Norma Cossetto, Graziano Udovisi e altri ci ricordano che “ognuno è sempre l’ebreo di qualcun altro”. Pensare in termini di umanità e non di popolo o razza non toglie nulla alla storia.

Alessandro Pecoraro ha detto...

Professore molti dicono che lettera ad un amico antisionismo di Martin Luter King sia falsa. Persone argute citano anche una politica israeliana di sinistra recentemente scomparsa che sosteneva ciò. Nella certezza che essa esista (tutte le testate serie la riportano senza nessun problema e questo basterebbe) vorrei sapere dove si trova la prova inconfutabile per zittirli.

Giorgio Israel ha detto...

Ah, non lo so. Bisognerebbe fare una ricerca. Ma è proprio questo che vogliono: farci perdere gran parte della vita a confutare le loro insinuazioni.

Alessandro Pecoraro ha detto...

Vero, ma la cosa irrita assai.Pazienza. Buona giornata.