domenica 21 febbraio 2010

Le monstre sacré de la philosophie che cita le tesi di un pensatore borat


Jean-Baptiste Botul è un filosofo francese nato il 15 agosto 1896 e morto il 15 agosto 1947. Sorta di novello Socrate ha trasmesso le sue idee oralmente e non ha mai scritto nulla. Nel corso della sua vita ha peregrinato per ogni dove incontrando innumerevoli personaggi tra cui Pancho Villa, Stefan Zweig, Emiliano Zapata, Jean Cocteau, Simone de Beauvoir (di cui fu amante) e tanti altri. Il circolo dei suoi discepoli ne ha raccolto con zelo l’insegnamento orale e, ricostruendolo con lettere e altri frammenti scritti, ha pubblicato alcune opere botuliane. La prima, la più famosa, è La vita sessuale di Immanuel Kant, uscita nel 1999 per i tipi delle “Mille et une nuits” e tradotta in tedesco nel 2001 e poi anche in polacco. Nel 2001 è uscito il volume Landru, precursore del femminismo, una corrispondenza inedita tra Botul e il celebre serial killer. Poi nel 2002, Nietsche e il Demone del mezzogiorno, che è il testo di un’arringa difensiva davanti a un tribunale di conducenti di taxi dall’accusa aver subornato una ragazzina. Infine, nel 2007, il magistrale La metafisica del moscio. Da tutte queste opere emergono i lineamenti di un pensiero filosofico detto “botulismo”, al cui centro è la critica del pensiero di Kant. A dire di Botul, la filosofia di Kant è viziata dall’idea che i filosofi non si riproducono per penetrazione ma per contrazione.
Immagino che già il lettore si sarà reso conto che qualcosa non funziona. E infatti Botul non è mai esistito. È un’invenzione di Frédéric Pagès, giornalista del celebre periodico satirico francese “Le Canard Enchaîné”, il quale si deve essere divertito come un pazzo, fondando persino un’associazione di amici di Botul, NoDuBo (Noyau Dur Botulien, Nucleo Duro Botuliano) e istituendo il premio letterario Botul. Ma neanche lui immaginava di riuscire a prendere nella rete un pesce grosso come il mostro sacro della cultura parigina Bernard-Henri Lévy. Questi ha pubblicato il 10 febbraio un libro che – secondo l’editore – lo riporta alla sua “identità prima” di filosofo. Il titolo di questa grande “rentrée” filosofica è Della guerra in filosofia, definito un «libro-programma», un «manuale per età oscure, in cui l’autore mette le sue carte in tavola e dispone, cammin facendo, le pietre angolari di una futura metafisica». Insomma, nulla di meno dell’Aristotele del terzo millennio. BHL (com’è chiamato) se la prende soprattutto con Kant, definito come «un pazzo furioso del pensiero, un arrabbiato del concetto» e, per demolirlo, si basa sulle analisi di Botul che avrebbe definitivamente dimostrato «all’indomani della seconda guerra mondiale, nella sua serie di conferenze ai neokantiani del Paraguay, che il loro eroe era un falso astratto, un puro spirito di pura apparenza», «il filosofo senza corpo e senza vita per eccellenza».
Il solo riferimento ai neokantiani del Paraguay avrebbe dovuto insospettire per l’assonanza con i “gesuiti del Paraguay”. Ma che dire della settima conversazione del libro di Botul intitolata «Coito ergo sum» o della tesi secondo cui la metafisica di Kant si riduce al problema della masturbazione? BHL ha bevuto tutto senza neppure perdere cinque minuti su Internet per verificare.
Viene da dire con Flaiano che la situazione è grave ma non è seria. C’è da chiedersi con quali argomenti si possono convincere i giovani al rigore e alla serietà nello studio e a comportamenti eticamente corretti, se un “mostro sacro” della cultura si comporta in questo modo e qui da noi impazzano i copiatori di libri altrui che hanno la faccia di bronzo di giustificarsi sostenendo che il plagio è la forma più alta di pensiero.

(Tempi, 24 febbraio 2010)

7 commenti:

Gianfranco Massi ha detto...

Che dire? Mi è venuta in mente Eirene, la pace di Aristofane, con quel povero Trigeo che per salire verso la vetta dell' Olimpo non trova di meglio che cavalcare uno scarabeo stercoraio.
Gian

Myosotis ha detto...

Mentre sulla Treccani non v'è traccia, trovo in Wikipedia: "Alors que Jean-Baptiste Botul est généralement présenté comme un personnage imaginaire, Frédéric Pagès (qui en est l'inventeur) fait toutefois observer qu'« il n'a jamais été établi explicitement que Botul n'a pas existé (...) »". Una presa in giro di Pagès?

Nautilus ha detto...

Questa storia mi fa venire in mente la vecchia battuta:"Se un filosofo è un uomo cieco che cerca in una stanza buia un gatto nero che non c'è, un teologo è l'uomo che riesce a trovare quel gatto'.
Evidentemente anche BHL voleva trovare il suo gatto per forza...e allora anche il Botul-pensiero è utile.

peppe ha detto...

I Francesi ultimamente si distinguono, basta leggere questa recente notizia: "Fare calcoli? Non serve più" (http://www.repubblica.it/scienze/2010/02/23/news/fare_calcoli_non_serve_pi_polemica_su_una_ricerca_francese-2400882/)

noradlf ha detto...

Gentile professore,
quando ho letto questo pezzo su Tempi ci sono rimasta così male da non riuscire a ridere.
Poi mi sono ripresa (grazie anche alla descrizione delle scuse di BHL che ho trovato sul Foglio) ma sono ancora un po' a disagio.
Se la situazione non è seria dovrei poterne ridere... ma in qualche modo non ci riesco granché.
Mi piace molto il blog. Forse dovrei ringraziare BHL per averlo trovato.
Saluti,
Umberta Mesina

Caroli ha detto...

Episodio delle presunte teste di Modigliani di diversi anni fa... C'è qualcosa di analogo, no?

Caroli ha detto...

Comunque il nome ricorda una tossina utilizzata anche come cosmetico... Che sia stato utilizzato apposta, per vedere quanti gonzi ne venivano contagiati?