lunedì 27 giugno 2011

Non facciamo dei test Invalsi un'altra ideologia

Un commento. In un articolo sul Sole 24 Ore di sabato 25 Andrea Ichino sostiene una tesi "morbida" circa i test Invalsi, ammettendo che non possono misurare la complessità dei processi di insegnamento e apprendimento ma che sono come il termometro che misura la temperatura pur non potendo stimare la complessità dello stato di malattia (o salute) del paziente. È una vecchia tesi di Andrea Ichino, e cioè che i test siano un'unità di misura. Ma è una tesi che fa acqua da tutte le parti, perché il metro o l'unità di misura termometrica sono (e debbono) essere definite in modo oggettivo e impersonale, mentre il test è formulato da una persona. Sarebbe come se ci mettessimo a misurare ciascuno col proprio metro o col proprio termometro. Inoltre, il termometro non pretende affatto di misurare nella sua complessità e globalità le qualità di un oggetto, bensì soltanto una grandezza precisa: la temperatura. Che cosa misurano i test? Le competenze direbbe Ichino. E come può darsi in modo oggettivo una definizione oggettiva e comunemente accettata, almeno operativa, di competenze?
Questioni teoriche? Niente affatto. Chi critica non ha controproposte? Niente affatto. Ne sono state fatte molte, ma si fa finta di non sentirle.
Perciò il titolo con cui Pietro Ichino riporta sul suo blog l'articolo del fratello è alquanto discutibile e ricattatorio: "Smettiamo di fare guerriglia contro i test Invalsi"... Chi critica fa "guerriglia", ed è squalificato come "guerrigliero" e chi è a favore è razionale?... Suvvia, siamo seri...

8 commenti:

Alessandro Marinelli ha detto...

Sto leggendo Waverley, di Sir Walter Scott, e giorni fa mi sono imbattuto nel brano che ho riportato interamente sotto. Spero, prof. Israel, che vorrà perdonare la lunghezza del post, ma ho pensato che ne valesse proprio la pena. Sono rimasto sconcertato dall' attualità del discorso di Scott, benché la prima edizione del romanzo risalga al 1814; sembra davvero scritto oggi, e la parte sulla matematica in particolare. E questo alla faccia di chi va millantando l' originalità del dibattito sui 'nuovi saperi' e le pratiche pedagogiche innovative, pensando di far prendere chissà quale ventata d' aria fresca al "vecchiume"; è un discorso vecchio come l' uomo! Si parla dell' educazione del giovane Edward Waverley, il protagonista:

'Gli permettevano di leggere così solo per divertimento, ed egli non s' accorgeva di perdere per sempre la possibilità di acquistare l' abitudine a una ferma e assidua applicazione, d' impadronirsi dell' arte di controllare, dirigere e concentrare le sue facoltà per una seria investigazione, arte questa molto più importante dell' istruzione classica che pure è la parte principale dell' educazione. Già so che mi ricorderanno la necessità di rendere l' istruzione gradevole alla gioventù e la necessità di mettere quel tal miele del Tasso nella medicina del fanciulletto; ma in un' epoca nella quale i ragazzi vengono preparati alle scienze più aride coi metodi insinuanti dei giochi istruttivi, non c' è da temere le conseguenze d' un insegnamento troppo serio e troppo severo. Adesso la storia d' Inghilterra è ridotta a un gioco di carte - i problemi di matematica a degli indovinelli - e, ci dicono, l' aritmetica si può imparare passando qualche ora alla settimana sulla nuova e complicata edizione del Reale Gioco dell' Oca. Ancora un passo e il Credo e i Dieci Comandamenti verranno insegnati alla stessa maniera, senza la necessità del volto severo, del tono solenne, e della devota attenzione pretesa fin ora nei ragazzi ben educati di questo regno. Intanto bisognerebbe seriamente considerare se i ragazzi, abituati a imparare col mezzo del divertimento, non rifiutino tutto quello che viene presentato sotto l' aspetto di studio; se quelli che imparano la storia con le carte non finiscano a preferire il mezzo allo scopo; se quelli che imparano la religione come un gioco, non finiranno per ridurre gradatamente a un gioco la loro religione. Quanto al nostro giovane eroe, al quale fu permesso di istruirsi seguendo soltano l' inclinazione della sua mente e che, per conseguenza, cercò l' istruzione solo quando lo divertiva, l' indulgenza dei precettori gli portò più d' una conseguenza dannosa di cui per un pezzo si risentì il suo carattere, la sua felicità il suo interesse.'

vanni ha detto...

Egregio Alessandro Marinelli, inestimabile per me! (ma non se la prenda se sarà osservato con ironia finissima e furbesca:" La nuova frontiera della ricerca pedagogica, robetta di due secoli fa... e poi: Walter Scott? l'altra pietra miliare dopo Aristotile nella pedagogia! ". Non c'è peggior sordo... ).

junco ha detto...

Professore Israel,
grazie, dico grazie davvero di aver visto con i suoi occhi queste prove: era esattamente quello che aspettavo.
Il titolo del suo articolo è persino eufemistico: queste prove sono già, in partenza, ideologiche, quindi non c'è nessun rischio che lo diventino: lo sono. La pretesa della valutazione oggettiva è ideologica. E conduce al caos e al ridicolo.
I miei alunni: un successone. Certo, prove d'italiano per dementi, quindi tutti geni. Li conoscerò io dopo tre anni di scuola media? Ne ho avuti tre bravissimi, gli altri nella norma, uno scarsetto, ammesso con 6. Ma questo nelle prove Invalsi ha avuto 10. La più brava di tutti, invece, che qualcosa ha sbagliato in matematica, perché, come sa, i voti delle due prove si sommano, ha avuto 9. Quello ammesso con 6, 10, quella ammessa con 10, 9. Insomma, un 8 (per un 35 su 50, credo, in matematica) e tutti, dico tutti, 9 e 10.
Avranno copiato? E chi lo sa? Io non c'ero.
Perché non c'ero?
Perché il Ministero raccomanda che a somministrare le maledette non siano gli insegnanti di lettere e di matematica: per evitare, pensano i furbi, che suggeriscano ai loro pupilli, e poi facciano loro, gli insegnanti, bella figura. Quindi, a “somministrare” (che verbo osceno!), estranei, insegnanti di altre materie e di altre classi. I quali già sono scocciati, ché vorrebbero essere al mare, quindi totalmente demotivati nel controllare che si copi.
Questa demotivazione degli estranei sarebbe la garanzia della “obiettività” che gli interessi soggettivi degli insegnanti non potrebbero garantire. E se questo non è ridicolo...
Io, a causa di questa obiettività, ho dovuto fare salti mortali per fare uscire i ragazzi con un voto equo. Il voto delle prove ha scardinato ogni parametro di valutazione soggettiva (e non è una parolaccia), ma ragionevole.
E' caos o no se la bravissima prende 9 e il meno dotato 10, e bisogna fare la media con questo voto?
Se le prove oggettive sono anche inique, non gliene può fregare niente a nessuno.
Ero andato a protestare dalla preside della mia scuola. Non capiva. Ma come, sono andati tutti bene i tuoi alunni e protesti? Fai bella figura e protesti? Non ho bisogno dell'Invalsi per fare bella figura. Mi guarda stupita: “Ma lo capisce o no che questa è l'unica valutazione obiettiva che fa il Ministero della nostra scuola, non le chiacchiere dei genitori? E che da questo dipendono i fondi che arriveranno, per i Pon, i Por (e altre sigle che non conosco)”?
Non ci avevo pensato, credevo fosse una questione di equità la valutazione finale e invece è una questione d'affari. Sono uscito dalla stanza dicendole: “questa obiettività è iniqua”. Mi ha guardato con aria di compatimento, diabolica: “Lavorate, lavorate per cambiare le cose e farle giuste”.
E no, sono pagato, e male, per insegnare, ci pensi il Ministero a fare le cose giuste.

junco ha detto...

Prof. Israel,
io non li ho preparati i miei alunni alle prove Invalsi, mi sono rifiutato, perché non c'è nessun bisogno di farlo. Dopo tre anni di letteratura e di grammatica, sarebbe umiliante essere assorbiti dalla logica del quiz. Ho avuto un alunnetto di terza che ha portato agli esami le “Operette morali” e che ho ascoltato mentre diceva a un compagno “il cibo, quando è perfetto, viene dall'Alto, come una benedizione. La gente pensa che sia frutto della terra, ma se è perfetto viene dall'Alto”. E a questo dovrei propinare quiz? Con quale cuore?
Ho dato solo due o tre consigli pratici: attenti alle domande trabocchetto; se non c'è una risposta esatta, date quella più verosimile; non vi fissate su una domanda a cui non sapete rispondere, andate avanti e poi tornateci. Basta.

Prove Invalsi di Italiano 2011. Grammatica. Quale grammatica?
Non c'è stata una sola domanda di “analisi del periodo”.
Cos'è l'analisi del periodo, nella scuola media, un optional?
Vogliono valutare obiettivamente il livello di competenze grammaticali degli alunni e non sanno neppure cosa si studia di grammatica nella scuola media.
Lo ricordo io: in genere, in prima media, la morfologia, in seconda, l'analisi logica, in terza, l'analisi del periodo. Io faccio in modo diverso - ma questo non ha importanza - perché in prima devono già avere una visione complessiva delle tre dimensioni grammaticali.
In terza media devono conoscere tutte le proposizioni coordinate e subordinate. E verso la fine dell'anno fornisco agli alunni uno schema con sei tipi di coordinate e ventuno di subordinate. Per ognuna di queste proposizioni devono fare almeno cinque esempi.
E non mi si dica che questo è nozionismo, perché sono strutture logiche.
Se l'Invalsi ne ha bisogno, sono disposto a inviare il mio schemino, e se vogliono gli esempi per formulare le domande, il prossimo anno, possono chiedere la cortesia ai miei alunni.
Prove Invalsi, prove schiaccianti: verso il basso, sempre più in basso.
E io dovrei essere valutato, obiettivamente, e per implicita deduzione, da questi tecnici pagati dal Ministero?
L'ho già detto, forse, mi ripeto: via l'Invalsi. Per la valutazione, occorre un ispettore intellettualmente qualificato, che sia in grado di capire, soggettivamente, la soggettività del lavoro di insegnante: cioè, la sua capacità di trasmissione del sapere e di educatore. Costerebbe molto di più allo Stato di quanto costa tutto questo spreco di carta... e di esperti?
Non sanno neppure fare una “maschera” per la decodifica...
Cose che ti fanno imbestialire, che ricordano i benzinai che tolgono la “pistola” e lasciano sgocciolare il carburante sulla carrozzeria. E quello solo fai nella vita. Fallo bene, se no cambia mestiere.

Giorgio Israel ha detto...

Gentile Junco, a proposito di grammatica, si legga questo articolo di oggi: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/6/28/SCUOLA-L-esperto-parte-dai-test-Invalsi-la-rivoluzione-della-grammatica/189970/
Forse non sarebbe male inviare un commento. Non che io mi stanchi di battermi sul fronte test, scontando che quanto più entro nel merito, tanto più fanno finta di non sentire, ma non sarebbe male scendere in campo in tanti.

junco ha detto...

Prof Israel,
ho letto. Francamente, c'è così tanta demagogia che a lasciare un commento, oltre ad innervosirmi, non saprei da dove cominciare. Già ”rivoluzione grammaticale” mi nausea, nella consapevolezza, di uno che talvolta gira per le classi, che il problema è uno solo: non conoscono la grammatica e basta.
Comunque, cerco di digerire, aspetto almeno un giorno, e se ce la faccio vado.

Nautilus ha detto...

(Scusi la lunghezza professore, se è troppa e non pubblica capirò)

Allora, mi son divertito a fare i test d'italiano per la III media...un cine!
Per forza poi come denuncia Junco i risultati non rispecchiano gli effettivi valori "misurati" durante un intero anno scolastico.
Parlo dei test di comprensione del testo, su brani di Vittorini e Ottone. Più che comprendere i testi lì si tratta di comprendere qual'è la risposta giusta secondo gli esperti Invalsi.
Perchè in generale non si richiede di "comprendere", il che comporterebbe che l'autore abbia dato tutti gli elementi per farlo, ma di dare giudizi personali e buon per te se corrisponde a quello dell'esperto, sennò ciccia!
Un esempio : si chiede di dare un nuovo titolo fra 4 proposti, diversi da quello dell'autore. Più soggettivo di così..
E sentite questo:
A16. Come si potrebbe definire il rapporto tra i due ragazzi?
A. Coinvolgente e delicato
B. Leggero e superficiale
C. Teso e movimentato
D. Incerto e burrascoso
Visto che son due adolescenti che non si conoscono e comunicano appena, perchè è sbagliato B? Non è comprensione, è giudizio.
E ancora:
A6. Come reagisce il protagonista ogni volta che sente l’urlo di uno dei piccoli?
A. Gli viene il desiderio irrefrenabile di partecipare ai loro giochi
B. Gli vien voglia di mettersi a correre come un cavallo
C. In cuor suo si sente ritornare il bambino vivace che era stato
D. Vorrebbe saltare anche lui dai gradini della cattedrale
Ho letto e riletto il brano e son rimasto in imbarazzo, ACD potrebbero essere risposte tutte plausibili e dunque?
Per non parlare del perchè il ragazzo scriva alla ragazza chiamandola di soprannome "Diana" e ti chiedono perchè, quando Vittorini non lo spiega!
Insomma secondo l'esperto Invalsi tutto in un brano ha una ragione logica ed un perchè, limitando fra l'altro quello che dovrebbe essere lasciato alla perosnale sensibilità di ciascun lettore.
L'unica consolazione che ho trovato è che se i test son questi ben difficilmente vi si potrà applicare il "teaching to the test", provate voi a insegnare la risposta corretta qua a forza di addestramento:
A17. Nel testo moltissimi particolari sottolineano che il racconto si svolge in una stagione calda, in un clima quasi rovente. L’autore vuol farci capire che
A. il protagonista vuole conquistare la ragazza prima delle vacanze estive
B. il caldo esterno corrisponde alle sensazioni ed emozioni del protagonista
C. la pigrizia degli studenti seduti al caffè è provocata dal caldo eccessivo
D. per il protagonista l’estate è il tempo dell’amore e della passione

vanni ha detto...

Egregio Nautilus, che cosa pensare? riduzionismo nell'arte?