sabato 16 maggio 2009

Una riflessione sul vuoto dell'esistenza e qualche appunto connesso

Le cronache informano che in una sola notte di un fine settimana a Roma sono state elevate contravvenzioni per 4000 euro quasi tutte per guida in stato di ubriachezza mista a droga e sono state ritirate una quarantina di patenti. Dall’inizio dell’anno le forze dell’ordine hanno sequestrato nella capitale oltre 200 patenti per lo stesso motivo. Lo stato dei soggetti era a livelli incredibili: caso limite quello di un giovane sotto effetto di alcool ed eroina che ha investito un’auto dei carabinieri mandandone due all’ospedale.
Si parla di molte emergenze ma questa sta diventando una delle più drammatiche e sconvolgenti. Dunque, le notti del sabato sera per una fetta importante dei giovani si riducono a questo: ballare fino all’alba assordati da musica ad altissimo volume, imbottirsi di alcool e spesso anche di droga e concludere la festa col buttare la propria vita nella strada come posta di una tragica roulette russa. Non si tratta soltanto di un problema di salute e neppure soltanto di vita o di morte, ma è persino peggio: quel che esprime un simile comportamento è la necessità di anestetizzare una noia infinita, un’assenza sconfinata di interesse per qualsiasi cosa, di anestetizzarle col fracasso, con l’agitazione psicomotoria, con l’alcool e la droga. Chi si comporta così è dominato dal terrore di guardare quel che ha dentro, e cioè assolutamente niente, e di dover far fronte alla disperazione che genera la coscienza di questo vuoto. Come è possibile non considerare una terribile emergenza che tanti giovani si sentano così?
Poiché il problema è questo la soluzione non è certamente solo tecnica. Imporre alle discoteche e ai locali notturni regole severe sullo spaccio degli alcoolici, un controllo sulla diffusione delle droghe, al limite imporre limitazioni di orari: tutto questo è necessario e nessuna autorità pubblica potrebbe esimersi dal farlo senza venir meno ai suoi doveri. Ma nessuno può illudersi che basti. Si troveranno altre scappatoie e nasceranno altri problemi, come quelli delle bande che riempiono il loro vuoto passeggiando e provocando anche con i coltelli. Il problema è evidentemente l’emergenza educativa di cui si parla tanto e per la quale non si fa niente. Né basterà propinare corsi di educazione civica, o peggio quella emerita buffonata detta “educazione all’affettività”. È ironico che siano proprio coloro che si scagliano contro i metodi e i principi “d’altri tempi” a proporre soluzioni in quel classico stile predicatorio che fa presa sui giovani come l’acqua sul vetro.
Famiglia e scuola sono le chiavi della soluzione. E cosa può fare la scuola per trasmettere dei valori che non lascino la possibilità che si crei quel vuoto di cui si diceva, visto che è sbagliato e dannoso che la scuola propini un’etica di stato non si sa come e da chi confezionata? Trasmettere interesse. E quel che più di ogni altra cosa stimola l’interesse è la conoscenza, la passione di conoscere. Non è una ricetta magica, anzi è una via tortuosa e faticosa ma che, se percorsa, da un risultato sicuro. Per apprezzare quanto riempia di valori interiori il conoscere – apprendere a conoscere il mondo che ci circonda, la nostra storia, lo spazio in cui viviamo, e poi esplorare se stessi, gli altri, e apprendere a dominare delle attività scoprendo quali risorse offra questo dominio, che sia quello di far musica o dipingere o scrivere – per riuscirvi occorre vincere la fatica che questo comporta. È l’ostacolo oltre il quale c’è un grande premio. Una scuola basata sul principio che non bisogna stancarsi mai e tutto deve essere facile come il gioco più banale, crea un esercito di disperati.

(Tempi, 14 maggio 2009)

Siamo finiti, come spesso capita, a parlare di scuola.
E, a proposito di scuola, c'è la novità che il regolamento per la formazione iniziale degli insegnanti ha preso forma definitiva e ha iniziato il suo percorso di approvazione.
Sono stati un calvario questi mesi, con un tiro al piccione in cui si sono distinti certe organizzazioni e certi organi. Frequenti l'insulto - del genere
«patto perverso, siglato nella turris eburnea di una commissione accademico-ministeriale - e le falsificazioni spudorate.
Che pazienza ci è voluta a non entrare in polemica...
Consola il fatto che i detrattori del progetto sono i campioni di quella visione olistico-didattico-integrata-competenziale-autoformante-tecnocratico-esperta-docimologica-giocherellante-antidisciplinare.
Per esempio, prendiamo quest'ultimo articolo: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=20409.
Si osserva che
«è indiscutibile la necessità e l’urgenza di dare un nuovo assetto propulsivo di cambiamento per quanto concerne la formazione dei futuri docenti di ogni ordine e grado di scuola. Ma c’è una questione temporale che preoccupa: anche qualora la proposta di formazione dei docenti venisse approvata in tempi brevissimi, tra quanti anni la scuola avrebbe a disposizione docenti ben formati, pronti a dar nuova linfa alla scuola? E nel frattempo la scuola viene messa in stand by, incistandosi sui suoi mali e malesseri?».
Un argomento davvero cogente... Con un ragionamento così si può in genere dimostrare la necessità di non fare mai niente. Per esempio: a che pro costruire una linea di metropolitana? Ci vogliono più di cinque anni, anche dieci a Roma, e, nel frattempo che si fa? Il traffico viene incistato sui suoi malesseri... Oppure: è importante fare ricerche sulla cura del cancro. Ma si otterranno risultati tra anni e anni. E nel frattempo che si fa? La gente viene incistata nei suoi cancri?
Ma osserva l'articolista, c'è una ragione di ottimismo:
«Si tenga presente che anche nella scuola attuale sono presenti numerosi docenti che, sia pur loro malgrado formati in modo nozionistico e disciplinare-specialistico, in realtà stanno già operando in modo intelligente ed innovativo nel metodo e nella didattica». Certo, resta «inalterata la struttura portante e le stanze interne del palazzo scolastico». Per esempio, è inaudito, «si perpetua la consuetudine dell’ora di “lezione” di ogni singola disciplina, disattendendo i suggerimenti, presenti nelle “Indicazioni per il curricolo” del 2007, titolati “L’ambiente di apprendimento” i quali spronano la scuola a strutturarsi anche come laboratorio cognitivo ed operativo (del pensare e del fare integrati). I docenti che percorrono tale pista (e sono più di quanti si immagini) lo fanno costringendosi ad esercizi di funambolismo, cercando di far rimanere nella norma e nelle pieghe dell’organizzazione del sistema scolastico un impeto culturale e metodologico che richiede più spazi e decisa maggior flessibilità».
«Speriamo - si conclude - che non si verifichi uno strabismo secondo cui la formazione dei docenti guarda al futuro e al nuovo e la scuola guarda (con compiacimento?) al passato. Spes ultima dea».
Talvolta viene in mente che sarebbe interessante sottoporre a un esame di cultura generale (nozionisto-disciplinare-specialistico) i campioni del laboratorio cognitivo-operativo, in base al principio elementare che, per criticare qualcosa bisogna avere gli strumenti per farlo. Ma, si sa, gli esperti scolastici sono ormai al di sopra di ogni sospetto e di ogni valutazione.
L'articolista è stata "consolata" da un lettore in modo ironicamente efficace:

«Gentile articolista si tranquillizzi pure. Da osservatore diretto le posso assicurare che ormai la nostra universitá (quella sì ben riformata) da qualche lustro, non solo per la scuola elementare (caso abnorme), ma anche per le scuole superiori, non sforna piú docenti formati "in modo nozionistico e disciplinare-specialistico". Questa impostazione tanto deprecabile, in cui il futuro maestro o professore imparava almeno le materie che poi sarebbe andato ad insegnare, sta ormai scomparendo definitivamente. Ci siamo inoltre molto ben avviati verso una didattica scolastica fatta di "competenze", co-presenze in classe, moduli, cooperative learning e quanto altro che, come si vede dai recenti scrutini, da ottimi frutti. Ormai lo strabismo sta trasformandosi in cecità».
Non si poteva dir meglio...
Bene, concludendo, è divertente. Per noi quel che per l'articolista è una tendenza virtuosa, è una disgrazia, e viceversa. Mentre l'articolista punta sui docenti che vogliono distruggere l'ora di lezione e l'assetto disciplinare, noi consideriamo tale proposito un'autentica barbarie, che vuole mettere in discussione semplicemente la nozione di cultura quale è sempre esistita. E confidiamo nei docenti che resistono nella direzione opposta.
E, in fin dei conti, su questo punto concordiamo. Al di là di regole e regolamenti conta la volontà, l'entusiasmo, la fiducia nelle cose in cui si crede, la solidità e consistenza delle proprie idee. E nutriamo la speranza ottimistica che, malgrado tutto, l'avranno vinta - se crederanno fino in fondo in sé stessi e non perderanno il coraggio di farsi sentire - quei docenti che credono nella cultura e nelle discipline contro la miseria culturale dei didattichesi-antidisciplinaristi. E ce ne sono tanti, come ad esempio il professor Lubrano Di Diego di cui consiglio il recente volume "Almanacco di un professore".

26 commenti:

Caroli ha detto...

Questo ho inviato a commento alla redazione del "Sussidiario":

Se e quando mi capitasse (e mi è capitato) di insegnare elettronica, se non conoscessi l'elettronica, cosa insegnerei? Barzellette? Ma allora potrebbe insegnare elettronica il mio amico Giampiero, che di professione fa il comico! Non si tratta di flessibilità o delle chiacchiere dell'articolista: si tratta di passione e di educazione al vero. Che nell'ambito dell'elettronica possa passare l'umano che ho incontrato, è un fatto. Ma che io, se debbo insegnare elettronica, DEBBO INSEGNARE ELETTRONICA, è un altro fatto. Alla faccia di tutte le chiacchiere in didattichese o in politichese che, francamente, lasciano il tempo che trovano.
Signori della redazione, non pubblicatemi neanche questo, come per interventi precedenti: lo troverete comunque anche nel blog del prof. Giorgio Israel. Alla vostra faccia.

Scommettiamo che la predizione che non me lo pubblichino va a segno?

peppe ha detto...

A proposito dell'effetto sull'apprendimento dei vari "stili" di insegnamento suggerisco la lettura di un intervento pubblicato sui "Proceedings of the XXVIII Annual Conference of the Cognitive Science Society" dal titolo "Do Children Need Concrete Instantiations to Learn an Abstract Concept?". Lo si può trovare in rete all'indirizzo http://cogdev.cog.ohio-state.edu/fpo644-Kaminski.pdf

Gianfranco Massi ha detto...

Caro Professore, la scuola deve essere attrezzata certamente per combattere il "vuoto dell' esistenza", ma credo che per risolvere il problema delle "morti del sabato sera" debba introdurre qualche novità.nei suoi fondamenti. Le domando: perché la scuola primaria deve praticamente restare "non selettiva"? Intendo dire che molte di quelle esstenze tragiche avrebbero potuto seguire un percorso formativo più appropriato se avessero potuto scegliere, senza remore e con realismo , all' età di dieci - dodici anni un diverso traguardo di vita professionale. Magari avremmo avuto dei bravi artigiani in più, invece di ragazzi infelici.
So bene che posso venire facilmente tacciato di bieco conservatorismo, e che i tempi della "sesta elementare" sono ormai distanti due secoli.

Marco ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
agapetòs ha detto...

Caroli, vedo che il Sussidiario continua a censurarla. O forse è semplicemente la somma pedagoga che nell'ambito del metodo della ricerca-azione da lei medesima privilegiato (ipsa scripsit), privilegia altresì l'eliminazione dei commenti non graditi (che sia questa l'azione?).

Caroli ha detto...

Non mi sorprendo di essere censurato dal "Sussidiario", caro Agapetòs. La cosa comica è che mi riconosco nelle posizioni della Compagnia delle Opere, di cui "Il Sussidiario" (almeno sembra, dal titolo della testata) dovrebbe forse essere un'espressione. Ma forse sbaglio io a dar loro un credito esagerato... Ma non divaghiamo. Il fatto che c'è (e resta), è che il significato dell'esistenza è presente, e non può essere passato sotto silenzio: "... occorrerebbe fare un'anestesia perché un uomo perda integralmente, interamente il senso dell'attaccamento a se stesso" (don Juliàn Càrron). Quello che il Professore descrive nella prima parte è una di queste "anestesie".

Barbara ha detto...

A me sembra che la Compagnia delle Opere, relativamente ai problemi educativo-scolastici, sia sotto una buona dose di anestetico.
Mi preoccupa il fatto che, partendo da un a priori, il tentativo di difendere i diritti di quelle poche scuole che oggi si chiamano private o paritarie, essa rimanga cieca e sorda di fronte ai macroscopici problemi che affliggono la scuola italiana.
Possono sostenere che la liberalizzazione del sistema scolastico sia la soluzione di tutti i mali, solo perché non hanno idea di cosa stia accadendo dentro le aule. Non si dà alcun rimedio ad un male, senza conoscerne le cause.
Ignorando i fatti, si può solo preparare terreno fertile all'ideologia, che si ammanta di discorsi pieni di parole vuote: la signora Cicardi e i suoi articoli ne sono un vivido esempio.
Bisogna fare qualcosa perché se ne accorgano.

Attento ha detto...

Non sono al corrente delle attività svolte dalla Compagnia delle Opere, e diffido del sistema ediucativo provato. Devo dire però che sono stato recentemente scosso dalla lettura de "Il rischio educativo" di Don Giussani. E' un testo sincero, profondo, coraggioso che nasce da una speciale esperienza di vita vissuta come educatore ed ispiratore di comunità giovanili.
Mette in risalto l'aspetto "avventuroso" del percorso educativo, inteso come esercizio della propria libertà, riscoperta del valore delle tradizioni e "sfida" al conformismo.

Giorgio Israel ha detto...

Anche io sono favorevolmente impressionato dal libro di don Giussani e anche dal suo più recente "Si può vivere così". Sono stato coinvolto in numerose manifestazioni di circoli di Comunione e Liberazione in diverse delle quali mi è stato chiesto di parlarne e ho spiegato come questo libro contenga una demolizione totale della teoria dell'autoformazione... Manifestazioni con centinaia di persone, lezioni al convegno dell'associazione "Il rischio educativo", ecc. in cui ho trovato il più ampio consenso. Tanto più - e tenendo anche conto dei miei interventi sull'istruzione al Meeting, davanti a migliaia di persone - sono rimasto stupefatto nell'assistere a tre mesi di attacchi, talora forsennati, sul Sussidiario, e al rifiuto - un autentico muro - di intavolare una discussione, un dialogo, sulla riforma della formazione iniziale degli insegnanti. È stato persino cassato un incontro alla Cattolica di Milano in cui la nostra commissione doveva presentare il progetto.
Ritengo che il post di Barbara spieghi le ragioni di tutto ciò. Non toglie che si tratti di sviluppi a dir poco deludenti, e non so cosa si possa fare perché se ne rendano conto, visto che ogni tentativo di parlare si scontra contro un muro impermeabile di settarismo.

vanni ha detto...

Egregio Massi, egregio Marco, altroché se si è cominciato – e con quale penetrante accortezza e consapevole padronanza del problema – a far qualcosa per risolvere il guaio delle "morti del sabato sera" e dei tristi effetti da discoteca. Infatti si è già iniziato con successo ad organizzare convogli dedicati, che ti scaricano davanti alla disco e ti recuperano all'alba, sgravandoti da incombenze e rischi per il ritorno a casa. Pacchetto tutto incluso. Riguardo ai loro figlioli, i genitori possono dormire tranquilli fino a domenica mattina inoltrata.

coccinella ha detto...

Che tristezza vedere tanti giovani che si perdono nel non-senso della vita. E sì che la vita, pur nei suoi dolori e nelle prove che sanno lacerare talvolta carne e spirito, è un dono così speciale da far stupire chi sa guardare le opere dell’uomo in tutta la loro grandezza e i miracoli della natura con il vento e il sole, le intemperie e le albe più serene. Certo la vita è fatica, impegno di alzarsi ogni giorno per affrontarla, sforzo di rialzarsi ad ogni caduta; difficoltà nell’accettare gli altri, disagio nell’accettare se stessi. I nostri giovani a questo devono essere preparati; devono allenarsi a farcela. E per questo devono imparare a sforzarsi, ad abituarsi all’impegno, a dare un senso alla propria vita. È difficile trovare i responsabili della mancanza di interessi, o meglio della caduta di interesse per la vita, ma si possono fare curate analisi ed allora… quante colpe la società ed ognuno di noi! Forza, dunque per tutti noi educatori, soprattutto genitori e insegnanti, a trovare per primi il gusto di vivere e di amare: i nostri ragazzi lo percepiranno e, insieme, se la buona volontà ci guiderà e saremo capaci di ricostruire sul piano dell’educazione, cogliendo quanto c’è stato di buono fin qui e quanto c’è da rinnovare, con impegno e con umiltà, aiutandoci, riusciremo finalmente a vincere e sarà la vittoria del nostro futuro. Se una sconfitta c’è stata, il filosofo insegna che si può vincere a Waterloo.

Nautilus ha detto...

“Il problema è evidentemente l’emergenza educativa di cui si parla tanto e per la quale non si fa niente.”- “Famiglia e scuola sono le chiavi della soluzione.”
Non darei tanto per scontate queste affermazioni. L’assenza di interessi e speranze nei giovani forse ha ancora altre cause: le tentazioni della società “opulenta”, l’impossibilità di emulare i modelli proposti massivamente dalla TV, l’accorgersi presto che il “gioco” è truccato e i sacrifici per migliorare il proprio stato saranno inutili e altre cose così. Non posso fare a meno di ricordare quanto è stata ricca di speranze la mia gioventù e di voglia di realizzarne qualcuna tramite l’impegno personale. Non era la scuola a darmi queste aspettative, semmai era il mezzo per renderle possibili. Speranze e aspettive venivano da una società in movimento, in cui ognuno aveva fiducia nel futuro, che sarebbe stato, economicamente e socialmente, migliore di quello dei genitori. Ma ora tutto si è fermato, la maggioranza dei giovani pensa che se va bene riuscirà a mentenere quello che ha grazie al sacrificio dei genitori e se va male starà peggio. In ogni caso sa che ogni altro sacrificio sarà inutile. In queste condizioni facile che una buona parte si abbandoni a vivere “il momento”.
Insomma, penso che l’”emergenza educativa” derivi dallo stato attuale della società, e non viceversa. Certo, l’istituzione scolastica, abbandondo ogni rigore, sia di metodo che di sanzione, ci ha poi messo del suo.

Lucio ha detto...

Insomma, penso che l’”emergenza educativa” derivi dallo stato attuale della società, e non viceversa. Certo, l’istituzione scolastica, abbandondo ogni rigore, sia di metodo che di sanzione, ci ha poi messo del suo.Sono assolutamente d'accordo! Come con tutto quello che precede questa frase nel commento di Nautilus. Proprio per esperienza personale!

Cordialmente,
Lucio Demeio.

Giorgio Israel ha detto...

Sono perfettamente d'accordo anch'io. E allora, appurato questo, che facciamo? Cerchiamo, ognuno dove e come può di intervenire di migliorare le cose? Battendosi per migliorare la scuola, chi ha modo di intervenire in questo ambito o deve comunque farlo in quanto genitore. Facendo bene il medico o esigendo un servizio sanitario migliore. Ecc. Ecc. Ecc. Insomma operando nel concreto. Oppure rinviamo alla "grande questione che sta alla radice"? Cioè, facciamo la rivoluzione? È un esito ben noto. Sono sicuro che nessuno qui lo vuole (qualcuno ancora sì, figuriamoci). Basta ricordarsi che di benaltrismo in benaltrismo si finisce a rinviare tutto all'ora zero in cui finalmente si cambierà il mondo. Di solito si finisce di male in peggio. Anzi a catastrofe.

Lucio ha detto...

Sono perfettamente d'accordo anch'io. E allora, appurato questo, che facciamo? Cerchiamo, ognuno dove e come può di intervenire di migliorare le cose? Battendosi per migliorare la scuola, chi ha modo di intervenire in questo ambito o deve comunque farlo in quanto genitore. Facendo bene il medico o esigendo un servizio sanitario migliore. Ecc. Ecc. Ecc. Insomma operando nel concreto.Assolutamente si, per chi, come me, lei e tanti altri, ha un ruolo "locale", come genitore o come docente. Ma, direi, non e' piu' cosi' per chi ha responsabilita' di governo e di gestione della cosa pubblica (non mi sto riferendo a lei ed alla sua commissione ... mi raccomando!). Appurato che ci sono dei problemi, anche gravi, deve studiare le mosse migliori e piu' efficaci per rimediare. Meglio ancora se lo fa con lungimiranza e guardando lontano. Fin qui, immagino, sara' d'accordo anche lei. Forse non siamo d'accordo se questo stia accadendo oppure no.

Cordialmente,
Lucio Demeio.

Giorgio Israel ha detto...

D'accordo anche sul resto, a condizione di essere d'accordo sulla postilla concernente la rivoluzione. Non vedo in che senso l'azione di governo non debba improntarsi allo stesso realismo cui si deve improntare la nostra, quantomeno dal punto di vista metodologico, fatte ovviamente le dovute differenze in merito alle responsabilità. Quanto al fatto se sta accadendo oppure no, non credo che sia un periodo in cui stia molto accadendo, a nessun livello e in nessun paese. Né in Italia ma neppure all'estero. Guardi in che stato pietoso è ridotta l'Inghilterra, e la Spagna, che ha un sistema d'istruzione ancor più disastrato del nostro, e gli USA pure non brillano. Consiglio la lettura del libro di Bloom. A maggior ragione ognuno dovrebbe sentirsi stimolato a fare la sua parte pensando a cosa diamine lasciamo ai nostri figli. E quanto alla commissione - non mi sento affatto chiamato in causa, per carità! capirà che gran ruolo di gestione della cosa pubblica, magari fosse, vedremo cosa resterà del lavoro fatto... - è stata una esperienza istruttiva. Un giorno la racconterò in dettaglio. Non una volta, non una, che sia pervenuta una richiesta che non fosse volta a difendere un interesse particolare. Migliaia di richieste tutte - assolutamente tutte - prive di alcuna considerazione per l'interesse generale. I governati non sono affatto migliori dei governanti.

Marco ha detto...

Il problema Giorgio va visto anche in questi termini: noi, alla stessa età dei nostri figli, avevamo a che fare con un certo numero di impressioni, diciamo 10 diverse. I nostri figli, invece, ne hanno da elaborare parecchie di più, forse tre o quattro volte tante (pensiamo alle nuove materie da studiare, internet, maggiori svaghi e tentazioni eccetera). Ma il tempo che hanno a disposizione è il medesimo di quello che avevamo noi: 24 ore. Tolto il fabbisogno primario (dormire, mangiare eccetera), che da allora non è mai cambiato, quanto resta loro per elaborare il resto? Come fanno a padroneggiare anche ciò che noi non avevamo da trattare siccome del tutto inesistente? Dove diavolo vanno a prendere il tempo che non hanno e anche le energie che non possono avere in quanto non mi sembra che l'essere umano da una generazione all'altra sia diventato di colpo superman?

Di conseguenza una mente che riesce ad eludere con facilità tal evidenza, e qui mi ci metto anch'io, in pratica dichiara uguali delle dimensioni in netto contrasto fra loro, il che equivale a sostenere che siano precisamente la stessa cosa: il che, per fare un esempio banale, permette di sostenere che se un uomo muscoloso è in grado di alzare un certo peso, ciò ha valenza anche per un bambino e di conseguenza non appare anomalo pretendere che egli debba sostenere lo stesso sforzo. Pertanto, se il minore dovesse poi lamentarsi, non verrebbe preso in considerazione in quanto ritenuto un simulatore o scansafatiche. E proprio per evitare un simile errore non possono venire eluse le esperienze che lo evidenziano. Ma noi adulti, Giorgio, per non cambiare certe nostre fallacie, non abbiamo già eluso l'esperienza che evidenzia l'annientamento dei nostri figli per mano nostra?

Lucio ha detto...

Alla rivoluzione non crede piu' nessuno. E molti di quelli che dicevano di crederci, forse in realta' hanno in cuor loro sperato che non arrivasse mai.

Lucio Demeio.

Giorgio Israel ha detto...

Non ha alcuna importanza crederci concretamente. Quel che conta è agire in spirito rivoluzionario, predicando la palingenesi e divertendosi a fare i comizi stile Lenin con la coppola in mano. Perché intanto così sfasci tutto - tanto a te che ti frega, soprattutto se hai l'attico e la villa in campagna. E di gente così ancora siamo pieni. Per esempio, predicano l'accoglienza a tutti i diseredati del mondo, che siamo tutti fratelli, si proclamano bastardi, tanto loro a TorBellaMonaca o a SanSalvario non ci vivono mica. Mi sa tanto che lei ha conosciuto assai poco il partito comunista... Per non parlare poi di quelli che ne sono usciti "a sinistra".

Lucio ha detto...

Assolutamente vero: il partito comunista non l'ho mai conosciuto "dal di dentro", tanto piu' che a casa mia si respirava democristiano.
Ma, sbaglio o di rivoluzioni quella russa non e' stata l'unica nella storia?

Lucio Demeio.

Giorgio Israel ha detto...

A parte quella francese non mi pare che si possano citare molte altre rivoluzioni in senso moderno oltre a quelle comuniste (Cina, Cuba, ecc.) e a quelle fasciste che - guarda caso - si sono richiamate esplicitamente al modello organizzativo sovietico. Hitler è stato esplicito su questo punto dichiarando di aver copiato tutto. Furet ha spiegato molto bene come il fascismo sia stato un piantare le tende della destra nel campo della rivoluzione. E comunque, quel che volevo dire è che lo spirito rivoluzionario-palingenetico è la disgrazia suprema - non accettare l'uomo per quel che è ma voler rifare il mondo dalle basi, azzerando tutto. E il comunismo in questo è stato maestro supremo. E lo è ancora, a differenza del fascismo. Avete idea di quanti pedagogisti si ispirano ancora oggi al modello di Makarenko, quel pedagogista sovietico che creava i campi di bambini orfani dei genitori finiti nel lager?

Lucio ha detto...

A parte quella francese
Le pare poco?
non mi pare che si possano citare molte altre rivoluzioni in senso moderno oltre a quelle comuniste (Cina, Cuba, ecc.) e a quelle fasciste
Non e' vero, c'e' anche la rivoluzione americana. Ed e' proprio a quella francese ed a quella americana che pensavo.
Ma mi pare che siamo finiti un po' troppo al largo ... non stiamo parlando di rivoluzioni, solo di riforme.

Cordialmente
Lucio Demeio
PS. Ah, c'e' anche la rivoluzione scientifica, quella copernicana, etc.

Nautilus ha detto...

Non mi è chiaro come si è arrivati a parlare di rivoluzione e palingenesi. Individuando (e mi pare su questo siamo d’accordo) che il problema dell’educazione è conseguente a una fase di decadenza della società, non solo italiana ma europea, decadenza che si traduce in mancanza di speranze e ideali in tanta parte della gioventù, credo che nessuno pensi di risolvere quest’impasse con una rivoluzione, di destra o di sinistra che sia. Fra l’altro, mi pare la storia insegni che il declino di un popolo è difficilmente arrestabile. Fermo restando che il “benaltrismo” è una solenne stupidaggine dialettica volta a deresponsabilizzarsi, fermo restando che ognuno deve fare del suo meglio nel posto che occupa senza sentirsi assolto se non lo fa da quel che succede al di fuori di esso, ivi compresa l’eventuale insostenibile leggerezza del proprio stipendio, c’è una qualche soluzione al problema scuola-società? Destra e sinistra a chiacchiere ne hanno individuata almeno una: la meritocrazia. Potrebbe pure essere che rimettendo in moto un meccanismo meritocratico non truccato, una parte delle giovani generazioni riacquisti speranze e aspirazioni sopite, ma, trattandosi dell’Italia, mi pare un “vasto programma”...vedasi l’accenno del Prof. Israel alla “difesa dell’interesse particolare”.
Come esempio di quel che succede, proprio qui ha scritto enricomaria, un giovane evidentemente serio, bravo e studioso, che comincia a sospettare che tutto il suo impegno sia stato inutile. Molti lo sospettano già sui banchi del liceo. Come li convinci altrimenti?

Alessandro ha detto...

Piccolo OT:
per la serie gene-for-a-syndrome...
il gene dell'happy hour....

Prof. Israel... sto leggendo "Liberarsi dai demoni" e volevo farle i più sinceri complimenti!

Caroli ha detto...

Barbara, chi è la signora Cicardi? Ah beh, l'autrice di quel guazzabuglio. Io non la conosco, mia moglie, insegnante di ruolo nella scuola statale, non l'ha mai sentita nominare. Forse perché scrive su "Il Sussidiario"? Mah. Su "Tracce" non ho mai letto niente di lei. Forse disattenzione mia. Il sistema scolastico va visto "nel complesso", e non con gli occhi strabici.

Comunque il ruolo di "bastian contrario" oramai in CL di Cesena l'ho addosso, e l'ultima mia scelta, quella di impegnarmi in politica in maniera difforme dall'uso del "ciellino medio che fa politica" (ed anche dal clima sinistrorso che si respira in diocesi) ha provocato un bel vespaio.

Caro Nautilus, i casi sono due: o si vive qualcosa di affascinante, o non c'è pezza. I bei discorsi convincenti della nostra generazione (che ha perso, non dimentichiamolo - Gaber dixit) stanno alla realtà come il giradischi a 78 giri di mio nonno sta al computer su cui sto scrivendo.

Infine, caro Professore, gli amici restano. Sussidiario o non sussidiario. Renato Farina o non Renato Farina.

Caroli ha detto...

Caro Alessandro, (da Alessandro ad Alessandro, visto che il suo nome è anche il mio), mio padre fumava 80 sigarette al giorno, io non ho mai fumato in vita mia. I miei genitori si bevevano una bottiglia di vino a pasto, io sono totalmente astemio. Allora? Di quale gene vogliamo parlare? Qualcuno sosterrà magari un'avventura extraconiugale di mia madre (ma siamo matti? Oltre a tutto, sono la fotocopia di mio nonno paterno...). La verità è che è ora di smetterla con queste pagliacciate, che tenderebbero a spostare a qualcosa di esterno una incapacità educativa che è ben dentro il nostro modo di essere mondo. Purtroppo.