domenica 13 giugno 2010

La Spagna di Zapatero razzista e antisemita


Mio padre era un ebreo di Salonicco, detta la Gerusalemme balcanica, perché due terzi della popolazione era ebraica: discendenti di ebrei provenienti dalla Spagna dopo la drammatica espulsione del 1492. Dopo secoli parlavano ancora lo spagnolo medioevale e le più di cinquanta sinagoghe della città portavano i nomi delle regioni o città di provenienza dell’antica Sefarad (la Spagna). All’avvento del potere greco, dopo la caduta dell’Impero ottomano, un incendio distrusse il quartiere ebraico e buona parte della popolazione emigrò. Quelli che restarono furono poi deportati e sterminati dai nazisti. Mio padre, ormai italiano, ripeteva di non avere alcun interesse a rivedere Salonicco, dove non c’era più traccia ebraica, mentre desiderava con tutto il cuore visitare la Spagna, la terra d’origine. Morì prima di poterlo fare. Quando lo feci io mi sembrava di andare in sua vece. Visitando le case medioevali di Toledo mi stupiva la similitudine architettonica con le case della famiglia a Salonicco, come erano riprodotte negli schizzi di mio padre o nelle foto d’epoca. Nelle sinagoghe rimaste vedevo le tracce di un grande evento storico brutalmente sradicato da un tragico atto di intolleranza.
Quando comunicai le mie impressioni ad amici spagnoli la delusione fu enorme. Pensavo che la testimonianza di una persona il cui padre parlava uno spagnolo antico e cui era stato trasmesso dopo quasi cinque secoli un intatto attaccamento a un paese e a una civiltà, avrebbe destato curiosità e interesse. Disinteresse assoluto. Incontravo piuttosto sguardi increduli: come se avessi detto a un romano che ero pronipote di Giulio Cesare.
Eppure la Spagna e l’Europa debbono tanto al lascito di una presenza ebraica che ha avuto un ruolo centrale nella trasmissione della cultura e della scienza greche. Al contrario, mentre il disinteresse per questo passato è totale, è assai diffuso l’interesse per le radici musulmane. Ma non ci si inganni: senza la minima sensibilità culturale e per mere ragioni politiche.
Da allora mi sono sempre più convinto che la Spagna sia un nobilissimo paese tristemente allo sbando, che ha spezzato l’una dopo l’altra le sue radici culturali, ormai persino incapace di comprenderle storicamente. Le ha spezzate in un processo storico che è culminato in una terribile guerra civile, contrassegnata da una spietata divisione ideologica e che è stato il laboratorio non soltanto dell’offensiva nazifascista, ma anche dello stalinismo, il quale ha ivi consumato (va riletto Furet in merito) uno dei suoi più feroci bagni di sangue di trotzkisti e anarchici, che per parte loro non erano stinchi di santo. È stata una guerra civile seppellita da quarant’anni di dittatura che ha prodotto un deserto culturale e morale da cui si è creduto di uscire azzerando le divisioni e consegnandole al passato. Di certo era l’unica via possibile, a condizione di fare dell’oblio delle divisioni un fatto politico e non un fatto storico e culturale. Perché senza coscienza storica non esistono i parametri per comprendere e affrontare le sfide del presente. Così la Spagna è passata con incosciente velocità dal cattolicesimo tradizionale all’abolizione della famiglia, all’aborto libero delle minorenni, fino a un grottesco politicamente corretto che riscrive a scuola la favola di Biancaneve in versione femminista. Questo è il modello culturale e socio-economico che, secondo il ridicolo provincialismo di certi intellettuali progressisti nostrani, doveva essere assunto come riferimento.


Uno dei cadaveri che ingombrano in modo sempre più asfissiante il presente della Spagna è l’antisemitismo. La Spagna è forse il paese più anti-israeliano d’Europa e non c’è giorno in cui il diritto di opporsi alle politiche dello stato d’Israele o anche di contestare l’“errore” di averlo fondato non venga riaffermato asserendo che esso non può e non deve essere confuso con l’antisemitismo. È una solfa che ben conosciamo: l’antisionismo non è antisemitismo. Ma anche se ciò fosse vero – contrariamente a quanto dice saggiamente il nostro Presidente della Repubblica – per avere il diritto di fare questa distinzione bisognerebbe essere cristallini. Invece la storia dell’ultimo decennio (a dir poco) ci consegna l’immagine di un antisionismo spagnolo smaccatamente antisemita e razzista. Ci vorrebbero pagine per fornire una documentazione. Ma non dimentichiamo gli articoli del Pais (2002) in cui si definiva Sharon «assassino selettivo che non si sa perché lasci in vita Arafat»: «non per la sua religione: quello che noi chiamiamo Antico Testamento è implacabile». Non è antisemitismo questo? E come definire la vignetta del Mundo (2006) che riproponeva la solita tematica antigiudaica, rappresentando un soldato israeliano con un dente e un occhio in meno che portava sulle spalle due sacchi stracolmi di occhi e di denti? Potremmo continuare con le foto di manifestazioni in cui pullulano cartelli con la scritta «Judíos asesinos». Ma è assai più significativo il fatto che giornali di primissimo piano inquinino da anni le menti con editoriali e vignette intrisi di osceno antisemitismo.

Ora a seguito della vicenda al largo di Gaza, una feroce ondata di intolleranza si è diffusa in Spagna. Antisionismo? Chiamereste così la decisione di interdire alla delegazione israeliana di partecipare alla Marcia Gay che si svolgerà a Madrid dal 1° al 5 Luglio? Non è piuttosto smaccato razzismo? E che dire di quel che è successo alla Università Autonoma di Madrid, dove due conferenzieri israeliani hanno rischiato il linciaggio, non fischi e contestazioni ma il linciaggio fisico? Un editorialista del quotidiano ABC – un giornale che rappresenta una delle poche voci razionali del paese – si è chiesto: «perché un centinaio di pacifisti tentò di linciare il professor Eytan Levy, se non è militare né membro del governo né noto sionista? Per settarismo e per ignoranza». Ebbene, persino un editorialista che, con le migliori intenzioni condanna la «divisione feroce e irrazionale» dell’opinione pubblica, da mostra di una simile confusione morale. Come se, nel caso in cui il professore fosse stato militare, membro del governo o semplicemente sionista il linciaggio sarebbe stato comprensibile…
In un editoriale comparso il 9 giugno sul quotidiano catalano Vanguardia il professor Francesc de Carreras dell’Università di Barcellona reitera il tentativo di contestare che attaccare Israele e «mettere in dubbio l’opportunità dell’ONU di creare lo Stato di Israele» sia antisemitismo. Lo fa confezionando una storia dell’antisemitismo in pillole che dovrebbe fare vergogna a un ordinario di diritto costituzionale: a suo dire, gli ebrei furono perseguitati nell’antichità perché erano un gruppo «strano» (“raro”)… Inutile dire che tra le persecuzioni sofferte dagli ebrei neppure cita l’espulsione del 1492 che pure dovrebbe rappresentare per uno spagnolo qualcosa di analogo a quel che è Auschwitz per i tedeschi.
Tanto di cappello ai pochissimi, come Hermann Tertsch e Gabriel Albiac che su ABC resistono a questa folle tempesta e chiedono perché il rettore dell’Università Autonoma di Madrid non si sia dimesso. Ma parlare così costa loro l’epiteto di nazisti. E allora vorrei chiudere con una domanda personale, ammesso che vi sia qualcuno interessato a rispondere: è ancora possibile per una persona col mio cognome e che non si sogna di fare professioni di antisionismo recarsi in Spagna assieme ai propri figli, che hanno la doppia nazionalità italiana e spagnola, senza rischiare di essere linciato?

Giorgio Israel                                             (Il Giornale, 12 giugno 2010)

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A ulteriore documentazione riporto questa lettera inviata a El País relativamente alla seguente vignetta:


Subject: Un problema global!

Estimada defensora:
                                     Le pido que intervenga en defensa de muchos lectores de este diario. La cosa está así: Mientras entregar el humor de los españoles a las viñetas (30/6/09) de un antisemita en la Edición Nacional es una problema interno de "El PAIS", ya que no hay judíos en España porque fueron expulsados en el año 1492, la cuestión cambia con la Edición Global. Así como yo leo vuestro diario desde Italia, me pregunto: Cuántos sefardíes desperdigados per el mundo lo estarán leyendo en Jerusalén, París, Buenos Aires, Ciudad de México, Tel Aviv, Nueva York y quién sabe dónde?  Sabe usted que a pesar de que hayan pasado más de 500 años muchos de ellos han conservado el dominio del castellano transmitido, algo deformado quizás, de generación en generación?  Escuchó usted alguna vez las canciones sefardíes? 

Bien, pienso que como yo, mucha de esta gente va a tener que renunciar a vuestra Edición Global. Y no se trata de veleidades del "politically correct" ni de particular susceptibilidad. Es que para mi gente es profundamente doloroso ver reaparecer la jeta de este inmundo monstruo que, según varias encuestas, muchos españoles llevan adentro. Vea usted, en ausencia de judíos en el país, esta tradición les fue y sigue siendo transmitida de generación en generación, exactamente como sucedió con  las canciones sefardíes, por una cultura de la infamia de la cual vuestro humorista es un digno representante. Revolviendo entre "las páginas" de su diario me encontré con una breve nota de protesta del Señor Embajador de Israel por las mismas razones. Esto me lleva a una última consideración: si no logra usted defendernos expulsando a vuestro delirante humorista de la Edición Global y mandándolo en exilio a la Edición Nacional, al menos trate de hacer entender al editor responsable de su diario que cuando Theodor Herzl ha comenzado a pensar en una patria para el pueblo judío, allá  por el 1890, no fue con la intención de "violar todas las leyes humanas e internacionales" (cito el  vuestro!) y ni siquiera para cumplir con alguna ley divina. Fue para defender a su pueblo de dos mil años de persecuciones, del pogrom y de la infamia. Así como también de las miles humillaciones cotidianas que cualquier hijo de buena madre, come ese vuestro colaborador, podía tranquilamente permitirse con un judío, bajo la mirada complacida y sonriente del potente de turno.

                               Sin más, la saludo cordialmente,
                                                                                              Jacobo Pejsachowicz

Inutile dire che questa lettera è stata totalmente ignorata


24 commenti:

Alessandro ha detto...

Gentile. Prof. Israel,
potrebbe cortesemente (nel tempo libero, sia ben chiaro!) fornire la traduzione della lettera?
Grazie mille!

martino ha detto...

Ecco qui una traduzione della lettera (ho fatto tutto un po' di fretta mi scuso per eventuali errori o imprecisioni ma il concetto è quello).

---- Inizio traduzione ----

Stimato difensore [è la "defensora" dei diritti del lettore a cui si scrive quando si pensa che il giornale si stia comportando in maniera non delontogicamente corretta]

Le chiedo che intervenga in difesa di molti lettori di questo giornale. Le cose stanno così: mentre consegnare l'umore degli spagnoli alla vignetta (30/06/09) di un antisemita è un problema interno di "El Pais" poiché non ci sono ebrei in Spagna, espulsi nell'anno 1492, la questione cambia con la edizione internazione [è da tenere presente che molti giornali spagnoli hanno una edizione internazionale molto letta al di fuori dei confini della Spagna negli altri paesi di lingua spagnola n.d.r.]. Così come me che leggo il vostro il vostro giornale dall'Italia, mi domando: quanti sefarditi dispersi per il mondo lo staranno leggendo a Gerusalemme, Parigi, Buenos Aires, Città del Messico, Tel Aviv, New York e chissà in quali altri luoghi? Lo sa lei che nonostante siano passati più di 500 anni molti di loro hanno conservato la conoscenza dello spagnolo trasmessa, chissà forse con qualche deformazione, di generazione in generazione? Ha mai ascoltato qualche volta le canzoni sefardite?
Bene, penso che come me, molte di queste persone dovrà rinunciare alla vostra edizione internazionale. E non si tratta di velleità di "politically correct" né di una suscettibilità particolare. E' che per la mia gente è profondamente doloroso vedere riapparire la faccia di questo orrendo mostro che, secondo varie inchieste, molti spagnoli, portano dentro. Vede, in assenza di ebrei nel paese, questa tradizione continua ad essere trasmessa di generazione in generazione esattamente come è successo con le canzoni sefardite, per una cultura della infamia della quale il vostro umorista è un degno rappresentante.
Sfogliando "le pagine" del vostro giornale ho trovato una breve nota di protesta del signor ambasciator di Israele per le stesse ragioni.
Questo mi porta ad una ultima considerazione: se non riesce a difenderci espellendo il vostro delirante umorista dalla edizione globale e mandandolo in esilio alla edizione nazionale almeno cerchi si far capire all'editore responsabile del suo giornale che quando Theodor Herzl ha cominciato a pensare a una patria per il popolo ebraico verso il 1890, non fu con la intenzione di "violare tutte le leggi umane e internazionai" (cito dal vostro giornale!) e neanche per rispettare una legge divina. Fu per difendere il suo popolo da duemila anni di persecuzioni, dal pogrom e dalla infamia. Così come anche dalle mille umiliazioni quotidiane che qualche figlio di buona donna, come questo vostro collaboratore, poteva tranquillamente permettersi con un ebreo, sotto lo sguardo compiaciuto del potente di turno.

La saluto cordialmente,


Jacobo Pejsachowicz


---- Fine traduzione ----

martino ha detto...

Per esperienza so che purtroppo la situazione in Spagna è quella delineata dal Professor Israel.

Ciononostante in occasione dei fatti della "flottiglia" El Paìs ha pubblicato in ben due occasioni articoli pro-Israele. Leggo El Paìs ma non sono lettore abituale, ma è stata la prima volta che ho trovato degli articoli che riportavano una visione non anti israeliana, per me un piccolo evento.


Intendiamoci: erano nella sezione "Tribuna" (dove si fanno parlare persone esterne al giornale) e entrambi gli articoli sono stati fortemente contestati dai lettori (ho appreso del secondo da una lettera alle "defensora" che protestava per le falsità riportate nell'articolo), tuttavia "es algo"...

Il link qui sotto è all'articolo di Levy, non riesco a trovare l'altro (precedente) che era di uno storico israeliano sempre nella sezione "TRIBUNA".

http://www.elpais.com/articulo/opinion/Israel-Gaza/alto/desinformacion/elpepiopi/20100608elpepiopi_11/Tes

Nautilus ha detto...

Per chi interessa,l'articolo di Levy segnalato da Martino è stato pubblicato ieri dal "Corriere"

http://archiviostorico.corriere.it/2010/giugno/14/Che_pena_mia_azione_umanitaria_co_9_100614032.shtml

Finrod ha detto...

riguardo le canzoni sefardite, di cui non mi sento certo un esperto, posso però consigliare il bellissimo cd "Como la luna y el sol" di Ana Alcaide:
www.anaalcaide.com

jacobo ha detto...

Forse sarà troppo lungo per un commento, ma vorrei illustrare la poliedrica realtà della Spagna con questo appassionato "J'accuse" della giornalista catalana Pilar Rahola tradotto in italiano ritoccando il risultato di una traduzione automatica. Amo la Spagna per molte ragioni, la prima di delle quali è Don Chisciotte. Questa donna lo ricorda molto:

PARTE I
Perché non vediamo a Parigi, a Londra, o Barcellona le manifestazioni contro le dittature islamiche?

Perché non farlo contro la dittatura birmana?
Perché non ci sono manifestazioni contro la riduzione in schiavitù di milioni di donne che vivono senza alcuna protezione giuridica?
Perché non si manifesta contro l'uso di bombe bambino, nei conflitti in cui è coinvolto l'Islam?
Perché non si ha mai guidato la lotta per le vittime del terribile dittatura islamica del Sudan?
Perché non commuovono le vittime di atti di terrorismo in Israele?
Perché non considerare la lotta contro il fanatismo islamico, uno dei obiettivi principali ?
Perché non difendere il diritto di Israele di difendersi e di esistere?
Perché confondere la difesa della causa palestinese, con la giustificazione del terrorismo palestinese?

E la domanda da un milione:
Perché la sinistra europea, e anche mondiale è solo ossessionata dalla lotta contro due delle più solide democrazie del pianeta, gli Stati Uniti e Israele, non le peggiore dittature?
Le due democrazie più solide e anche quelle che hanno subito i più sanguinosi attentati di terrorismo in tutto il mondo.
E a la sinistra questo non è preoccupa.
E, infine, il concetto di impegno per la libertà.
Ho sentito questa espressione in tutti i fori pro-palestinesi del Europa. "Noi sosteniamo la libertà dei popoli! " affermano ardentemente. Non è vero. Non sono mai stato preoccupati per la libertà dei cittadini di Siria, Iran, Yemen, Sudan, ecc ....
E non si sono mai preoccupati della distrutta libertà dei palestinesi che vivono sotto l'estremismo islamico Hamas. Solo usano il concetto di libertà palestinese, come un missile contro la libertà d'Israele.Una conseguenza terribile deriva da queste due patologie ideologiche: la manipolazione giornalistica .
Infine, non è minore il danno fatto dalla maggior parte della stampa internazionale.

jacobo ha detto...

PARTE II

Sul conflitto arabo-israeliano NON S'INFORMA, SI FA PROPAGANDA.
La maggior parte della stampa quando informa su Israele, viola tutti i principi del codice etico del giornalismo. Così, ogni atto di difesa di Israele diventa un massacro e qualsiasi confronto, un genocidio. Hanno detto così tante atrocità che ormai Israele non può essere accusata di qualcosa di peggio.
In parallelo, lo stessa stampa non parla mai l'ingerenza dell'Iran o della Siria in favore della violenza contro Israele, del fanatismo inculcato ai bambini, la corruzione diffusa in Palestina, e quando parla di vittime, eleva al rango di tragedia ogni victima palestinese e mimetizza, nasconde o trascura le vittime ebraiche.
Concludo con una nota sulla sinistra spagnola.
Molti sono gli esempi che illustrano l'anti-sionismo e anti-americanismo che definiscono il DNA della sinistra globale spagnola.
Ad esempio, un partito di sinistra appena espulso un militante, perché ha creato un sito web per difendere Israele. Cito alcune frasi della nota d'espulsione: "I nostri amici sono i popoli d'Iran, Libia e Venezuela, oppressi dall'imperialismo. E non uno stato nazista come Israele''.
Un altro esempio, il sindaco socialista di Ciempozuelos ha cambiato il giorno della Shoah, nel giorno della Nakba palestinese, mostrando quindi disprezzo verso più di 6 milioni di ebrei d'Europa assassinati.
Oppure, nella mia città, Barcellona, il consiglio comunale socialista ha deciso di tenere durante il 60 ° anniversario dello Stato di Israele, una settimana di 'solidarietà con il popolo palestinese ". Per illustrare, ha invitato Leila Khaled, un terrorista famosa degli anni '70, l'attuale leader del Fronte di Liberazione della Palestina, che è considerato un'organizzazione terroristica da parte dell'Unione europea, che sostiene l'uso di bombe contro Israele. E così via.

Questo pensiero globale, che forma parte del politicamente corretto, permea anche il discorso del presidente Zapatero. La sua politica estera ricalca tutti gli argomenti della sinistra lunatica e sul Medio Oriente, il suo atteggiamento è inequivocabilmente pro-arabo. Sono in grado di garantire che, in privato, Zapatero considera Israele colpevole del conflitto, e la politica del Ministro Moratinos va in quella direzione.

Il fatto che il Presidente metta una Kefia palestinese durante la guerra in Libano, non è un caso. Si tratta di un simbolo. La Spagna ha subito il più grave attentato islamista in Europa, e 'Al Andalus' è sotto i riflettori tutti terrorismo islamico. Come ho scritto qualche tempo fa, 'ci hanno ucciso con telefoni satellitari, collegati al Medioevo ". Eppure, la sinistra spagnola è tra le più anti-israeliano nel mondo.
E poi dicono che sono anti-israeliani per la solidarietà! Questa è la follia che voglio denunciare con questa conferenza.

CONCLUSIONE
Io non sono ebrea, sono anche legata ideologicamente a la sinistra, e sono una giornalista.
Perché io non sono anti-israeliana, come la maggior parte dei miei colleghi? Perché, come un non-ebrea, ho la responsabilità storica per combattere l'odio verso gli ebrei e attualmente l'odio alla loro patria, Israele.
La lotta contro l'antisemitismo non è cosa degli ebrei, è un obbligo per i non-ebrei.
Come giornalista, mi vedo costretta a cercare la verità al di là di pregiudizi, menzogne e manipolazioni. E su Israele non si dice la verità.
Come persona di sinistra, che ama il progresso, sono costretta a difendere la libertà, la cultura, la tolleranza, l'educazione civica dei bambini, tutti i principi che le Tavole della Legge hanno fatto diventare principi universali.
Principi che Islam fondamentalista distrugge sistematicamente. Cioè, come non-ebrea, giornalista e di sinistra ho un triplice impegno morale con Israele.
Perché, se Israele fosse sconfitta, sarebbe sconfitta la modernità, la cultura e la libertà.

Myosotis ha detto...

Se mi permette, vorrei rispondere al lettore jacobo (e implicitamente alla giornalista catalana citata) riguardo al liberalismo della sinistra europea. Per me la risposta è di una estrema semplicità: chi ha sostenuto per più di mezzo secolo che il regime sovietico era democratico (anzi spesso presentato come un modello di democrazia), se ci credeva era un idiota, se non ci credeva era un impostore.

Nautilus ha detto...

Sì, quella della Rahola è la domanda da un milione, anche nel senso che è stata ripetuta per un milione di volte nell’ultimo mezzo secolo. E’ infatti una tipica domanda retorica, la cui risposta è già scontatissima.
Però non rinuncerei a pensarci un po’ su. Dunque sì, perché? Perché si dimostra contro le democrazie e non lo si fa contro le dittature?
Intanto, visto che non lo fa la sinistra, perché non ci pensa la destra? Non mi ricordo nessuna grande manifestazione organizzata dalla destra contro la Cina o la Birmania o l‘Islam. La destra non scende in piazza? Ma quando mai, se le interessa ci scende eccome. Insomma è un po’ strano no? Eppure, se si individua quella che io ritengo la VERA ragione per cui non si dimostra contro le dittature, si vede che la stranezza passa.
Per farla più breve mi spiego con un esempio: il Darfur. A suo tempo fui orripilato da quel che succedeva laggiù, però mi avessero proposto di manifestare difficile che ci sarei andato. Manifestare contro chi, i janjaweed? Il governo del Sudan? E per ottenere cosa?
Quel che voglio dire è che scendere in piazza contro dittature che se ne strafottono dell’opinione pubblica, la loro perché non esiste, quella mondiale perché è ininfluente, è insensato. E infatti non lo fa nessuno.
In ultimo, ci se la prende con USA e Israele prima perché, essendo democrazie avanzate, loro comportamenti anche solo lontanamente simili a quelli delle dittature (es. Abu Ghraib) sono inammissibili e in secondo luogo perchè le loro opinioni pubbliche sono influenti eccome, gli USA ci hanno perso una guerra per l’opinione pubblica.
Tutto ciò non significa che a sinistra non ci sia antipatia e prevenzione verso USA e Israele e che spesso le loro manifestazioni non siano strumentali, cerca solo di spiegare perché tutte le giuste cause elencate dalla Rahola non trovino nessuno disposto a scendere in piazza, nè di qua né di là.

Myosotis ha detto...

Per la sinistra italiana, ed europea in generale (specialmente francese e greca), organizzare una manifestazione "contro" è sempre stato facile, non altrettanto per il centro e per la destra. Per ogni manifestazione del centro-destra ce ne saranno almeno dieci della sinistra. Non per nulla si parla da decenni di "maggioranza silenziosa". Perché? Mezza risposta la dà Nautilus: chi non è di sinistra prima di scendere in piazza si chiede a che cosa serve. Io aggiungo che il "trinariciuto" di guareschiana memoria (e ce ne sono ancora tanti di trinariciuti in giro, né la scuola cerca di diffondere lo spirito critico, anzi), questa domanda non se la pone.

Giovanni ha detto...

E se sotto sotto nel fatto di non manifestare contro paesi musulmani e dittatoriali si nascondesse la paura di reazioni violente di questi ultimi? Io propendo a credere che la motivazione di fondo sia questa. D'altro canto sono le stesse caute prese di posizione degli stati occidentali a non invogliare i loro cittadini a fare simili manifestazioni.
Purtroppo succede ancora che intellettuali come Odifreddi, da me
peraltro molto stimato come divulgatore scientifico, continuano a diffondere notizie poco obiettive su comunismo, islamismo, ed ebraismo, facendo passare quasi sempre l'idea che il male sia tutto dalla parte degli USA e di Israele.
Comunque i nostri uomini di Stato, spesso per grossolana ignoranza, non mettono mai il dito nella piaga: nessuno di loro ha mai avuto il coraggio di dire che la radice della malapianta dell'antisemitismo è stata trapiantata in Europa prima e nel mondo poi dalla Chiesa Cattolica.

http://ildisfattista.blogspot.com/

Caroli ha detto...

Infatti la difesa di Israele è un preciso dovere di ogni occidentale. Se c'è una realtà violenta, vile e ignobile è l'islamismo di oggi. Ed i suoi ottusi servitori occidentali.

Caroli ha detto...

Più che manifestare contro i governi arabi, è ora di lavorare sul serio per affrancarsi una volta per tutte dal petrolio medio-orientale. Una volta eliminata (o drasticamente ridotta quanto ad importanza) questa fonte di ricatto islamico all'occidente, si avrebbero le mani perfettamente libere per rispondere a quell'orda di maschilisti, di assassini e di fanatici come si meritano. Dal satrapo saudita in giù.

Myosotis ha detto...

L'antisemitismo, ma particolarmente l'antigiudaismo, è esistito fin dall'antichità, come sa molto meglio di me il prof. Israel, che è un esperto in materia. En passant ricordo che Magdi C. Allam ci ha informato che Maometto partecipò all'eliminazione fisica di circa 700 ebrei. Martin Lutero scrisse un pamphlet antigiudaico dal titolo „Von den Juden und ihren Lügen“ (Degli Ebrei e delle loro Menzogne). Non mi risulta che né Maometto né Lutero appartenessero alla Chiesa cattolica. Quindi la "grossolana ignoranza" di cui parla Giovanni è molto diffusa.

Giovanni ha detto...

Per quanto io sia ateo, mi sono interessato allo studio delle religioni, e devo dirti, caro Myosotis, che i guai del popolo ebraico sono nati soprattutto a causa dell'accusa di deicidio che gli mossero i primi cristiani e i padri della chiesa cattolica. Comunque, per me tutte le religioni sono perniciose, anche se nutro grande stima per gli ebrei credenti, in quanto la loro religione non sfocia mai nel fanatismo, e men che meno si propongono di fare opera di proselitismo. Io tollero la religione solo quando essa non diventa sopraffazione. Per quanto riguarda poi Magdi C. Allam, io avrei i miei dubbi a prenderlo come fonte, anche perchè a certe informazioni possiamo attingere direttamente noi. Certamente Maometto all'inizio della sua missione non trattò per niente bene gli ebrei, poi però, gli consentirà, in cambio di una forte tassa annuale, di professare liberamente la loro
religione, e di ottenere l’esenzione dal servizio militare.

Myosotis ha detto...

I più grandi crimini del Novecento, cioè le più grandi stragi della storia dell'umanità (centinaia di milioni di morti, basta fare 5 nomi: Mao, Stalin, Hitler, Pol Pot), si sono ispirati a ideologie atee.

Attento ha detto...

Un altro simpatico paradosso di Nautilus di cui, purtroppo mi accorgo solo adesso. In sostanza, noi occidentali, di destra e di sinistra, non critichiamo i regimi totalitari che sottomettono miliardi di persone perchè "se ne strafottono dell’opinione pubblica". Quindi meglio dirigere i nostri strali verso i regimi pluralisti e democratici che nella loro Costituzione prevedono il dissenso. Come a dire che nel '39 dopo l'invasione di Danzica le democrazie occidentali avrebbero fatto meglio a non reagire e magari, in alternativa, organizzare un sit in davanti le ambasciate americane per denunciare le condizioni dei pellerossa. Caro Nautilus, come fai a dire certe cose? Ci troviamo di fronte a regimi che cercano di cancellare le conquiste di millenni di civiltà: la dignità della persona, l'uguaglianza, la libertà religiosa di stampa e di opinione, il pluralismo politico. Ne abbiamo di motivi per manifestare, chiedere azione politica e in casi estremi intervenire militarmente. L'unico motivo che ci può spingere, come tu ritieni ineluttabile, a voltarci dall'altra parte è il bisogno del "quieto vivere" tipico di chi non è più in grado di percepire l'inestimabile valore di quelle conquiste. Accade quando si perde la capacità di amare nio stessi e la nostra storia e si precipita in un mesto scetticismo in cui la rinuncia viene scambiata per tolleranza. E sai cosa può succedere in questi casi? quando ci si è spogliati di tutti i nostri valori e si passa davanti ad uno specchio, vediamo una figura così meschina che alla fine non si può fare a meno di odiarla. Ed è questa la motivazione di tanti che bruciano le bandiere USA e di Israele.

Myosotis ha detto...

"...quando ci si è spogliati di tutti i nostri valori...". Sottoscrivo. E mi dispiace che la Scuola abbia avuto un ruolo non secondario in questa spogliazione. Ricordo un libro di testo per la scuola media degli anni Sessanta, che per ogni stato preso in considerazione cercava di esaminare "I problemi di...", es. I problemi dell'India, i problemi del Giappone e così via. Uno dei pochi stati che non avevano problemi era la Cina di Mao (in un periodo in cui la cosiddetta Rivoluzione culturale faceva milioni di morti, trenta secondo stime grossolane occidentali). Forse l'autore condivideva l'opinione di Stalin: "Se il problema è l'uomo, eliminiamo l'uomo!"

Nautilus ha detto...

Caro Attento, ma quale paradosso! Questi son fatti inoppugnabili e te lo dimostrerò!:) Va bene, è solo un opinione ma posso giustificarla.
Iersera (dopo la sciagurata partita dell’Italia) si guardava un filmetto sul terrorismo islamico dove c’è un gregario che si lamenta per gli scarsi danni che farà l’attentato progettato alla potenza americana. Il capo gli risponde:”Non hai capito niente, i danni non contano, il terrorismo è prima di tutto TEATRO, e il nostro pubblico è il popolo americano...”
Lo sceneggiatore mi pare rappresenti efficacemente l’obiettivo di questi atti.
Ora, a maggior ragione una manifestazione è teatro, ma se il teatro è vuoto? La rappresentazione cioè deve essere diretta a un pubblico influenzabile e capace a sua volta d’influire sulla politica, sennò è priva di senso.
Contro le democrazie le manifestazioni hanno senso, perché il pubblico vota e i governi non possono permettersi di perderne il consenso.
Prendiamo il Vietnam: in campo c’erano la più grande e libera democrazia del mondo e uno staterello totalitario in mano a un paio di persone, Ho Chi Min e forse Giap. In più era lo staterello l’aggressore, pur sotto la finzione di volere libere elezioni per il sud e aveva dietro URSS e Cina. Eppure non solo l’opinione pubblica mondiale si schierò per i comunisti, che si potrebbe sempre spiegare con l’antiamericanismo, ma anche buona parte di quella americana, per cui certo questa spiegazione non valeva. Come mai? Ma perché sembrava la lotta fra Davide e dieci Golia! Da una parte un vecchietto bonario e apparentemente innocuo, dall’altra i B52! Mediaticamente non c’era gara, con buona pace di John Wayne e dei berretti verdi. E l'opposizione pubblica costò la guerra agli USA.
E l’altra questione: una democrazia non può permettersi di schiacciare sotto il tallone un piccolo intrepido popolo. Se ci prova, non le viene perdonato nulla! Esattamente come non si perdona nulla a Israele.
Poi, l’antiamericanismo come l’antisemitismo in queste situazioni ci vanno a nozze, ma l’origine del problema è a monte: l’antipatia per il forte, ricco e prepotente che se la prende col debole, povero ed eroico. E il mondo si schiera secondo questa logica.
In ultimo, per reagire a Hitler ci volle la forza, l’unica cosa che le dittature capiscono, non certo le manifestazioni

Attento ha detto...

Caro Nautilus, la tua ultima riflessione è forse quella più condivisibile "Per reagire a Hitler ci volle la forza, l’unica cosa che le dittature capiscono" e dovrebbe chiudere il discorso relativo al confronto fra la democrazia israeliana e i totalitarismi iraniani, di Hamas ed Hezbollah. Ma quando arriveremo a questo punto tu sicuramente farai retromarcia (continui a riferirti ai nemici di Israele come ad un "piccolo popolo" vediamo cosa dirai quando avranno l'atomica, bah...).
Quando invece paragoni le manifestazioni politiche a "teatro" dimentichi che gli spettatori non sono solo i "nemici". Pensa a quelle moltitudini oppresse, e quanto li aiuterebbe una alleanza compatta, convinta ed intrasigente fra le nazioni che condividono quei valori che sono negati a casa loro. Li aiuteremmo a trovare la forza di reagire. Pensa ai nostri figli, chi gli insegnerà a scrollarsi da dosso il consumismo che impregna la loro vita se siamo noi i primi che preferiscono godere del nostro benessere senza andarsi a cercare delle rogne. Pensa agli immigrati, non tanto a quelli "buoni" che hanno capito dove possono trovare i diritti (da noi). Ma a quella piccola ma pericolosa feccia che pretende di "regalarci" la loro intolleranza, discriminmazione e violenza. Non sono motivazioni sufficienti per ricordarci chi siamo e scuoterci dal torpore?

Caroli ha detto...

Infatti, Vladimir Putin usa la forza. Il prezzo di Beslan? Grozny rasa al suolo. Prima o dopo accadrà che, allorché il massimo negazionista vivente avrà l'atomica e la vorrà usare contro Israele, beh, non auguro a nessuno di vivere a Tehran o a Qom...

Myosotis ha detto...

Vivere a Tehran è un rischio grave: gli Iraniani colti (e sono molti, forse merito del vituperato Scià) lo sanno e credo vivano nella paura quotidiana. Liberarsi di questo incubo, cioè della dittatura totalitaria Khomeinista, è per loro molto difficile. Viene in mente il titolo di un quotidiano italiano di 31 anni fa, quello che aveva chiamato Stalin "padre dei popoli": "Ha vinto il popolo".

Myosotis ha detto...

Prof. Israel, quando ho letto nel programma del Meeting di Rimini "Cinquanta Italiani, di Flaminia Lubin. Cinquanta tra ufficiali e diplomatici dell’Italia fascista hanno salvato più di 50.000 Ebrei. Perché? E come?", mi aspettavo di vedere il suo nome come invitato perché "esperto". Sono rimasto deluso. C'è qualche ragione oscura per cui Lei non è stato chiamato, visto che ha partecipato più volte alle passate edizioni del Meeting?

Giorgio Israel ha detto...

Caro Myosotis, non le sembra più opportuno rivolgere questa domanda agli organizzatori del Meeting?