martedì 15 novembre 2011

UN DIBATTITO SULLE COMPETENZE

Nel Giugno 2011, su richiesta della rivista Scuola Democratica ho pubblicato un intervento sul tema delle competenze a scuola, che si accompagnava a un analogo intervento della prof. Anna Maria Ajello, di diverso tenore dal mio. Si trattava quindi di un confronto tra due opinioni diverse su un tema molto caldo e controverso come quello delle competenze a scuola.
Tuttavia, il direttore Luciano Benadusi ha ritenuto di far seguire al confronto un intervento intitolato "Osservazioni conclusive" che era in buona sostanza un duro attacco al mio contributo.
Ho fatto rilevare che tale modo di procedere era improprio, in quanto i dibattiti si lasciano aperti e nessuno ha il potere di "chiuderli" o "concluderli", dando, per così dire "la linea".
Il direttore ha convenuto che tale decisione era stata inopportuna e quindi mi ha concesso lo spazio per una controreplica di pari lunghezza.
Questa controreplica è stata pubblicata nel numero di Novembre 2011.
Metto a disposizione l'intero dossier che, essendo alquanto lungo, è raccolto in un documento pdf scaricabile  dal sito dei miei articoli, cliccando sul titolo di questo post o all'indirizzo
https://sites.google.com/site/gisrarticles/altro 
(documento dal titolo "Un dibattito sulle competenze").

3 commenti:

docente precaria ha detto...

Professore, grazie per la condivisione dei documenti realmente interessanti. Mi trovo a condividere gran parte di quello che scrive sulla misurabilità e la definibilità delle competenze. Da persona che viene da una tradizione "di sinistra" trovo sconcertante la perdita totale dei punti di riferimento della cultura di sinistra da parte di chi vi farebbe riferimento. Nella pratica quotidiana della docenza, invece, credo che il problema dell'oggettività non sia mai completamente risolvibile, se non con un'esplicita tematizzazione della cosa con la classe e gli studenti.
Mi sembra peròc he ci siano due ordini di problemi: il primo è pratico e prettamente italiano; in Italia tutto diventa barzelletta, per cui anche questa storia delle competenze nel corpo docente, lungi dallo scatenare come dovrebbe, un dibattito anche feroce tra posizioni diverse, ha prodotto solo una corsa a suddividere i vecchi obiettivi in competenze, abilità e conoscenze... un lavoro inutile e burocratico con cui ho dovuto più volte combattere quando mi trovo a formare altri colleghi a che cosa sia la famigerata "didattica per competenze". Nessuno o quasi è interessato o capisce la questione, tutti si chiedono quale sia il modo più veloce per togliersi l'ennesimo impiccio burocratico. Le competenze come il sapere, saper essere e saper fare passeranno lasciando sostanzialmente inalterata la didattica dei docenti, nel bene e nel male. Questa è la mia impressione. La seconda questione, ben più grave è quella del problem solving. La capacità di risolvere problemi, di trasferire in situazioni non note, procedure applicate altrove o, ancor più importante, la capacità di ristrutturare il campo, ovvero di osservare un problema da un nuovo e innovativo punto di vista, non è cosa che discende direttamente dalle conoscenze, di cui però non può fare assolutamente a meno... e nessuno si interroga su come si possa insegnare, o accompagnare a sviluppare questa capacità così importante per la vita di un adulto, non solo negli studi, ma anche nella quotidianità. Questo è ciò che manca mi sembra anche alla migliore delle nostre scuole ed è la sola cosa che può mettere i nostri giovani al riparo dalla convinzione che il semplice possesso di informazioni, o l'uso delle tecnologie siano porte che gli aprono conoscenze e capacità nuove, senza bisogno di operare una riflessione su ciò che stanno facendo. Questo sarebbe forse un tema importante su cui in primo luogo gli insegnanti dovrebbero interrogarsi

Myosotis ha detto...

La democrazia senza il liberalismo non è democrazia. Per questo è stato creato il termine liberaldemocrazia.

junco ha detto...

Prof. Israel,
mi sembra di capire che Docente precaria sia un'”esperta”, poiché scrive di trovarsi “a formare altri colleghi”. Ma non è, evidentemente, una dei soliti esperti, verso i quali Lei, prof. Israel, ha spesso avanzato molteplici riserve. Anzi, condivide, con Lei, “gran parte di quello che scrive sulla misurabilità e la definibilità delle competenze”.
Tuttavia, c'è qualcosa che in questa condivisione non mi quadra, a cominciare dalla questione della “oggettività” (suppongo, quella della valutazione, non quella del sapere). Sostiene la Docente precaria “che il problema dell'oggettività non sia mai completamente risolvibile, se non con un'esplicita tematizzazione della cosa con la classe e gli studenti”. E' un modo strano di risolvere il problema dell'oggettività, giacché, nel momento in cui la valutazione si tematizza con gli studenti, e viene ridimensionata in una specifica situazione, ecco che l'oggettività, com'è ovvio che sia, scompare e prende il nome di soggettività, proprio quella che, appunto, i test “mettono sotto il tappeto”. All'oggettività nessuno vuol rinunziare, anche a costo di farle fare salti mortali, nel pregiudizio ormai assimilato, digerito, che sia indispensabile all'equità. Come se non si potesse anche essere oggettivamente iniqui e soggettivamene giusti.
Mi sembra strana pure la condivisione circa la Sua posizione sulla definizione delle competenze. Lei ha sempre scritto che non sono definibili se non facendo appello alle conoscenze, alle abilità, etc., e che quindi, di per sé, non significano niente, ma sono soltanto una infondata costruzione ideologica. La Docente precaria, invece, contro la corsa dei colleghi “a suddividere i vecchi obiettivi in competenze, abilità e conoscenze” combatte per “formare altri colleghi a che cosa sia la famigerata "didattica per competenze"”. Ma nessuno, si lamenta, è interessato, a nessuno importa del problema: “Le competenze come il sapere, saper essere e saper fare passeranno lasciando sostanzialmente inalterata la didattica dei docenti, nel bene e nel male”.
Ma se le competenze sono infondate di che ci dovremmo occupare? Di una didattica infondata?
Perché mai bisognerebbe prendere sul serio una didattica del saper essere?
Poi c'è il “grave” problema del “prolem solving”, cioè il problema della risoluzione di un problema, per il quale non bastano le conoscenze anche se sono indispensabili. E anche qui, nessuno si vuole occupare di come risolvere questo tautologico problema. Invece, secondo la Docente precaria il problem solving sarebbe “la sola cosa che può mettere i nostri giovani al riparo dalla convinzione che il semplice possesso di informazioni, o l'uso delle tecnologie siano porte che gli aprono conoscenze e capacità nuove, senza bisogno di operare una riflessione su ciò che stanno facendo”.
Dovrebbero operare una riflessione o no? E' un po' contorto il periodo.
Ma che sia esattamente questo altro che prescinde dalle conoscenze, pur implicandole, in un processo di formazione, proprio non si capisce. Se le conoscenze, in un processo culturale di trasmissione del sapere, sono indispensabili, ma non essenziali, cosa c'è di essenziale dovrebbe esser chiaro in partenza. Ecco, questo a me non è chiaro.