lunedì 17 novembre 2008

Save the date: Ginevra, aprile 2009. Ecco da dove ripartirà l’onda antisemita





Uno tsunami di vignette contro i candidati alla presidenza degli USA si abbatte da mesi sulla stampa araba e in esso domina la componente antisemita. Presentiamo due vignette ai lettori di Tempi. Una è stata pubblicata sull’autorevole settimanale egiziano Al-Ahram Weekly nella seconda settimana di agosto e raffigura il futuro presidente degli Stati Uniti Obama con una testa deforme su cui figura il simbolo di amore per la stella di David. L’altra è stata pubblicata l’11 ottobre sul giornale saudita Al-Watan e raffigura il classico ebreo delle caricature antisemite che manovra come pupazzi i due candidati. Il messaggio è chiaro: chiunque sia eletto è una marionetta dei “giudei”. A ciò va aggiunto un disprezzo assai poco “politicamente corretto”: in una caricatura pubblicata prima che Obama prevalesse su Hillary Clinton un religioso musulmano osservava le foto dei candidati sotto la scritta “un nero e una donna in corsa per la Casa Bianca” e commentava: «Un altro segno del collasso della civiltà occidentale». Può essere istruttivo dare un’occhiata alla raccolta delle vignette sul sito http://www.memri.org/ per rendersi conto di come gran parte del mondo arabo e islamico guardi all’Occidente e della feroce ostilità contro Israele intrisa di un pesante antisemitismo che fa ricorso ai soliti stereotipi degli ebrei dominatori del mondo, agenti di ogni congiura e burattinai degli USA.
Secondo il Presidente della Commissione affari esteri del parlamento egiziano la crisi finanziaria fa parte di un “complotto mondiale” volto a impossessarsi delle ricchezze arabe e che, manco a dirlo, è stato organizzato dagli ebrei americani. È una tesi ripresa da giornali libanesi e che la dott. Umayma Ahmad al-Jalahma, dell’università del Re Feysal dell’Arabia Saudita ha riproposto sul giornale Al-Watan, sostenendo che dietro la crisi c’è… la famiglia Rothschild. La docente ha ripercorso la storia dei complotti di questa famiglia, dalla sconfitta di Napoleone a Waterloo – i Rothschild avrebbero finanziato entrambi i contendenti, ma gli inglesi un po’ di più – ad oggi. In realtà, oltre a Waterloo e alla crisi attuale non fornisce altri esempi. Ma tant’è, non c’è bisogno di sargomenti per convincere che lo scopo degli ebrei era ed è sempre il solito: controllare il mondo.
Nel frattempo, il solito Tariq Ramadan getta la maschera chiamando apertamente alla lotta contro Israele: «Non è questione d’inginocchiarsi per confortare il mendicante dai suoi bisogni e dalle sue lacrime, ma di alzarsi e affrontare politicamente l’oppressore, le sue bugie e le sue armi».
Ancora è viva la memoria della tragica conferenza ONU sul razzismo che si tenne a Durban pochi giorni prima dell’attacco alle Torri Gemelle e che fu un’orrida sagra di razzismo antiebraico. Nell’aprile del 2009 si terrà a Ginevra una nuova conferenza sul razzismo, già denominata Durban 2. Essa promette di essere una replica del disastroso evento di otto anni fa, soprattutto perché tra i suoi principali organizzatori vi sono paesi come l’Iran, la Libia e Cuba. La bozza del documento preparatorio mostra con evidenza quel che si prepara: l’unico paese menzionato come colpevole di razzismo è Israele. Se i paesi democratici e le loro opinioni pubbliche non riusciranno a farsi sentire andremo incontro all’accendersi di un nuovo pericolosissimo focolaio di antisemitismo.
(Tempi, 13 novembre 2008)

7 commenti:

Unknown ha detto...

Scometto che sentiremo qualcosa contro il Durban 2 solo dagli Stati Uniti.

vanni ha detto...

Su ciò che il mondo musulmano (se si può generalizzare) pensa dell'Occidente, e quindi su quanto scrivono e dicono i mezzi di informazione islamici (e perchè no anche su quanto si scrive sui libri pubblicati nei paesi islamici) c'è - almeno in Italia – un grande silenzio, rotto frammentariamente da qualche rumore, e una penombra opaca forse fuorviante.
Con relativa facilità sappiamo per esempio che cosa si racconta in Occidente dell'Italia, quando se ne parla: l'Economist, il WSJ, il Figaro, il Frankfurter Allgemeine, la CNN oppure TVE o Telecinco... Ma a Rijad a Teheran a Damasco al Cairo a Karachi, che cosa si racconta dell'Occidente? Con la barriera della lingua e della grafìa poi, vai a sapere. Per me sarebbe davvero molto istruttivo e proficuo conoscerlo.
Perennemente alla ricerca dell'araba fenice e dell'islam moderato, vogliamo abbandonarci all'ascolto di Tarik Ramadan? Nessuna maschera da gettare da parte di Ramadan, più chiaro di così! E' un po' come stare ad ascoltare Giulietto Chiesa che ci racconta la rava e la fava sullo sbarco sulla luna e sull'11 settembre. Non basta, ci vuol altro; sentiamo altre campane, poi uno si farà a ragione l'idea che crede.
Allo scopo di evitare disinformazione si sente proprio la mancanza di uno straccio di rubrica informativa più o meno regolare, che tenga al corrente dell'opinione pubblica musulmana e dei suoi diversi punti di vista, di ciò che pensano e di quanto si dicono fra loro i cittadini dei paesi islamici. Ho domandato ad una testata giornalistica che lavora in rete se potesse procedere in questo senso. Per una conoscenza meno convenzionale, meno passiva, meno superficiale, che il mondo musulmano – con Tarik Ramadan - certamente merita.

RICCARDO SEGRE ha detto...

In una dittatura cosa vuole che si racconti?
Non penso che in Iran o in Siria ci sia un''informazione molto libera. Non riconoscono neanche l'esistenza di Israele!
Ogni tanto si parlerà di vignette europee contro Maometto o dell'ultimo film olandese contro gli arabi. Tanto per aumentare l'odio verso l'occidente.
Durante il mio ultimo viaggio in Turchia ho riscontrato molto odio verso gli Americani, senza un motivo preciso.
E La Turchia è un paese mussulmano moderato.

vanni ha detto...

Egregio Segre, ma io lo so benissimo. Intendo dire che le oscene atrocità che vengono quotidianamente ammannite all'interno del mondo musulmano (sermoni, scuole, libri, giornali, tv, rete, e quant'altro mi sto dimenticando), e di cui magari viene nutrita la gente islamica, devono essere sbattute sotto gli occhi di tutti. Nessuno deve poter dire che non sapeva e non si può solo patire la propaganda violenta e sfacciata o subdola e insinuante. La Turchia è un paese musulmano moderato? Bene, vediamo in concreto che cosa significa "musulmano moderato". Vediamola questa moderazione, quanta ce n'è e com'è.
E guardi che un fondo di speranza nel pronunciare queste parole lo voglio conservare - anche se i sedimenti di secoli non si rimuovono in poco tempo - perchè so pure che ci sono galere infernali che sono piene di persone; persone e galere infernali delle quali nessuno parla.

Fabio ha detto...

Professore, volevo segnalarle che sul blog dell'on. Guzzanti la citiamo sovente a proposito degli argomenti relativi all'istruzione e alle questioni mediorentali (entrambi molto sentiti).
Immagino che lei sia impegnatissimo, scrivendo già qui oltre che sui quotidiani, ma se qualche volta volesse intervenire nei nostri dibattiti sono certo che in tanti ne avrebbero piacere.

Un cordiale saluto.

Caroli ha detto...

La prima cosa che mi viene da dire è: facciamoci aiutare da un amico esperto di queste cose. E chi è l'"amico esperto"? Risposta: Magdi Cristiano Allam. Lui queste cose le sa, sa anche chi è Tarik Ramadan, una specie di Goebbels del nuovo nazismo arabo. C'è anche l'amica esperta, Souad Sbaj. Loro queste cose le hanno vissute sulla loro pelle. Noi le abbiamo solo viste, anche se basta chiedere al ragazzo che era seriamente innamorato di Hina Saleem per capire con chi abbiamo a che fare. E poi cosa fare.
Basta con figuri alla Adel Smith!

Caroli ha detto...

Ho la sensazione che l'islam, un certo islam almeno, ha preso il posto lasciato libero, nel fronte antisemita prima, anticristiano poi, dal nazismo.