domenica 14 dicembre 2008

Nessun ripensamento. Atto di responsabilità rinviare la riforma delle Superiori

Quando non si sa più a quale santo votarsi s’inventa di tutto, anche che il ministro Gelmini ha ritirato i provvedimenti sulla scuola. È una balla a scopo autoconsolatorio. La riforma è legge: il modulo è abolito, la scuola primaria è basata sulla figura del maestro prevalente (che ovviamente da solo non può coprire tutte le ore del tempo pieno) e chi vuole può scegliersi anche il maestro unico a orario ridotto. Un’altra balla propagandistica è lo sbandieramento del rinvio della riforma delle superiori come una «gigantesca marcia indietro». Al contrario, si è trattato di una scelta responsabile dettata dall’analisi dei problemi che avrebbe provocato un’introduzione immediata di regolamenti attuativi della legge Moratti.
Al riguardo vorrei fare alcune considerazioni per spiegare perché, a mio avviso, la scelta di affrontare in modo approfondito e meditato la riorganizzazione delle superiori è l’unico modo corretto per proseguire l’opera di riforma della scuola.
La legge Moratti è un apparato vasto, complesso e composito, la cui applicazione pone problemi delicati. Essa comporta una molteplicità di materie e un’articolazione alquanto pesante. È anche da chiedersi se colei che ha dato il suo nome alla legge sia rimasta davvero soddisfatta dell’opera di chi l’ha compilata. Ed è da chiedersi come sia possibile che chi giustamente depreca l’etica laicista di stato cui si ispira la “educación para la ciudadanía” del governo Zapatero e difende la centralità della famiglia nella trasmissione dei valori morali, digerisca l’“educazione all’affettività” proposta dalla legge Moratti. È una materia che comporta tematiche strampalate come «l’aspetto culturale e valoriale della connessione tra affettività-sessualità-moralità» e lo sviluppo di competenze come il «riconoscere attività e atteggiamenti che sottolineano nelle relazioni interpersonali gli aspetti affettivi e ne facilitano la corretta comunicazione». Inoltre, applicare la legge Moratti significa introdurre l’educazione alla salute, l’educazione alimentare, ambientale, stradale, alla cittadinanza: tutte cose che non hanno niente a che fare con l’insegnamento del diritto costituzionale ma che assomigliano piuttosto a un’educazione di stato di stampo sovietico. Del resto è noto quale cultura abbia ispirato queste tematiche. Riteniamo davvero opportuno introdurle nella scuola senza pensarci bene?
Un altro tema di riflessione riguarda i programmi. L’ossessione di introdurre lo studente alla pratica attiva dei concetti abolendo l’acquisizione preliminare di conoscenze di base ha suggerito obbiettivi grotteschi: un ragazzo di terza liceo dovrebbe essere capace di «utilizzare e proporre modelli e analogie», di «formulare ipotesi, sperimentare e interpretare» e addirittura di «descrivere effetti relativistici nello studio della fisica delle particelle». Invece di acquisire le conoscenze in modo progressivo e metodico si affastella tutto: nozioni scientifiche classiche accanto a temi che sono oggetto della ricerca attuale e quindi ancora mal sistematizzati. Non voglio annoiare il lettore (si potrebbero riempire pagine di osservazioni): la legge Moratti propone un approccio didattico e di contenuto a dir poco audace ed è bene andarci con i piedi di piombo prima di rovesciare questo tsunami sulla già stressata scuola italiana.
Un altro aspetto critico riguarda i licei tecnici ed è rappresentato dal progetto di unificare quasi tutte le materie scientifiche in un’unica materia detta “scienze integrate”. Questa ipotesi ha suscitato un’ondata di preoccupazioni tra gli insegnanti: chi è laureato in chimica non se la sente giustamente di insegnare biologia e viceversa. Una delle cause principali della crisi delle scuole medie inferiori è che un buon numero di insegnanti di matematica non possiede una solida formazione in questa materia. Mentre si tenta di turare questa falla è proprio il caso di aprire un problema analogo nei licei tecnici? Oltretutto, è discutibile l’idea che un diplomato di questi licei non abbia bisogno di formazione teorica di base bensì di una generica infarinatura a scopo essenzialmente applicativo. Taluni ambienti dell’imprenditoria italiana che patrocinano questa materia dovrebbero assumere un atteggiamento più evoluto e rendersi conto che l’addestramento specifico si può fare in azienda in pochi mesi: quel che conta è preparare soggetti dotati della capacità di pensare e operare in modo autonomo e originale e questa capacità si matura attraverso l’acquisizione di una seria preparazione culturale generale.
Molti altri aspetti critici andrebbero menzionati tra cui l’istituzione di un Liceo delle Scienze Umane i cui programmi sono sconcertanti. Questo liceo non è funzionale – come qualcuno potrebbe ingenuamente pensare – all’apprendimento delle scienze umane comunemente intese: storia, antropologia, sociologia, psicologia, ecc. Si tratta invece di un liceo di scienze pedagogiche in cui ogni accenno ad altri saperi umanistici è inquadrato nella tematica educativa. Insomma, è un regalo fatto alla corporazione già ipertrofica dei pedagogisti affinché alimenti ulteriormente la sua autoriproduzione.
L’introduzione nella scuola di questa farraginosa e discutibile (e forse inapplicabile) macchina in congiunzione con l’esigenza di un contenimento delle spese e di una riduzione del numero esorbitante di curricula creati nei processi di sperimentazione, comporta un’operazione di una complessità enorme che rischia di produrre sconvolgimenti difficili persino a prevedersi. Pertanto la scelta del ministro Gelmini di aprire una fase di riflessione che permetta di ripensare in modo approfondito le iniziative da prendere nei confronti delle scuole superiori lungi dall’essere un passo indietro è un atto responsabile che costituisce la premessa indispensabile per progettare una ristrutturazione seria e meditata dell’offerta formativa.
(Libero, 14 dicembre 2008)

56 commenti:

Caroli ha detto...

Chissà se lo capiranno... ma i paraocchi dell'ideologia fanno male.

MELCHISEDEC ha detto...

Le voglio chiedere quale sia la sua posizione circa la paventata abolizione del latino allo scientifico. Sarò preciso. Su un allegato ministeriale si prevede che allo scientifico il latino entri in concorrenza con una seconda lingua straniera. Al discente spetta la decisione se studiare latino o francese, tedesco etc...
Magari può dedicare all'argomento un post, dal momento che qui Lei parla in generale.

Luigi Sammartino ha detto...

Io vorrei sottoscrivere all'appello che la prof.ssa Marina Gallo aveva pubblicato in questo blog, circa la possibile chiusura del Liceo Scientifico-Tecnologico (Brocca).

Anch'io preferirei che non venisse soppresso, ma che anzi venisse istituzionalizzato come un Liceo a tutti gli effetti.

Giorgio Israel ha detto...

Pubblico, ma vorrei cortesemente precisare che in questo blog si possono esprimere opinioni ma non si pubblicano appelli e non si raccolgono firme, altrimenti diventa una cosa diversa da un blog.

Gianfranco Massi ha detto...

Vorrei che qualcuno mi spiegasse come può funzionare un sistema di comunicazione operato da professionisti militanti.
Gian

francesco ha detto...

Nei nuovi quadri orari che girano in rete (peraltro sconfessati sul sito CGIL) la fisica ha al massimo due ore settimanali, distribuite in cinque anni. Come l'educazione fisica. A parte il fatto che, tolto il tempo necessario alle interrogazioni, delle 66 ore annuali ne restano un trentina, io troverei molto più razionale concentrare lo studio nel triennio finale, quando si sono acquisiti alcuni elemenenti basilari della matematica. Non riesco a capacitermi di come si possa inseganare la meccanica in prima e seconda superiore quando non si conoscono nemmeno l'equazione della retta e non si sa risolvere un'equazione di secondo grado. Cosa ne pensa?

Giorgio Israel ha detto...

Penso che bisogna smetterla di ragionare su questi quadri orari piratati e messi in rete da chissà chi e a perdere tempo ragionando di cose inattendibili. La riforma delle superiori è stata rinviata di un anno. Ve ne siete accorti? Capisco che in Italia siamo pazzi di intercettazioni, indiscrezioni, spiate, soffiate e quant'altro, ma forse bisognerebbe cominciare a comportarci tutti un po' più seriamente.

Fabio ha detto...

Sottoscrivo quello che ha detto il sig. Massi: sinceramente sono stufo di dovermi aggirare in una giungla ogni qual volta voglio trovare informazione su qualsiasi argomento.
Questi signori si diano al teatro.

Il governo aveva detto che avrebbe abolito il modulo, e l'ha fatto. Il governo aveva detto che avrebbe salvaguardato il tempo pieno (mentre sono mesi che dagli organi di informazione dell'opposizione si dice che questo veniva abolito).

Ora le due bugie cadono e che cosa si fa? Si dice che siccome 40 ore di lezione (40!) sono coperte da due maestri (senza compresenze) allora il governo ha fatto marcia indietro.
E' l'apoteosi della sfacciataggine. E' proprio come dice il professore: persa la battaglia si tenta di non farlo sapere alla truppa indorando la pillola.

Teresa ha detto...

"quel che conta è preparare soggetti dotati della capacità di pensare e operare in modo autonomo e originale e questa capacità si matura attraverso l’acquisizione di una seria preparazione culturale generale".
Prof. Israel, è sicuro che Confindustria (e i politici che appoggiano le sue scelte in fatto di scuola) vogliano questo? Quante delle scelte strampalate in fatto di istruzione (passando per i vari governi)sono dovute all'ignoranza dei nostri politici specialmente in ambito scientifico e quanto ad un piano di rimbecillimento generale che renda le menti dei nostri ragazzi molli e incapaci di pensare?

Democrito ha detto...

un commento al commento del Prof. Israel (se mi permette):
Lei scrive "Un altro aspetto critico riguarda i licei tecnici ed è rappresentato dal progetto di unificare quasi tutte le materie scientifiche in un’unica materia detta “scienze integrate”. Questa ipotesi ha suscitato un’ondata di preoccupazioni tra gli insegnanti: chi è laureato in chimica non se la sente giustamente di insegnare biologia e viceversa."
un docente di scienze della classe di concorso A060, visto che ha nel suo piano di studi ben uno o una manciata di esami di chimica penserebbe invece di poterla insegnare, e "se la sentirebbe". Il problema è: è preparato quanto un docente laureato in chimica o ctf della classe A013, che ha oltre 20 esami chimici nel suo piano di studi? Personalmente mi potrei sentire, da laureato in chimica che ha ben 4 esami di matematica (mi pare ben 3 in più del docente di matematica applicata di un istituto tecnico commerciale) di insegnare matematica... il problema non è quello di rispettare i timori, ma di rispettare le competenze degli attuali docenti e il diritto degli alunni ad avere i docenti più preparati possibile...
Inoltre il problema non sono solo le assurde "scienze integrate" (chimica+fisica+scienze) proposte dalle bozze non ufficiali negli istituti tecnici, ma anche le parimenti assurde "scienze naturali" (chimica+scienze) dei Licei.

anna ha detto...

Mi piacerebbe che nel dibattito sulla scuola fosse data voce anche a tutti coloro che lavorano a fianco degli studenti in attività di recupero e sostegno. Da anni lavoro come insegnante free-lance e ho contatti con decine di ragazzi e le loro famiglie. Dalla mia esperienza rilevo che i gli allievi delle scuole medie inferiori si presentino con lacune tali (in particolare per quanto riguarda la matematica e la grammatica italiana) da richiedere molto spesso l'affiancamento di tutor e insegnanti a pagamento nelle ore pomeridiane. Dirigo una cooperativa sociale che si occupa di fornire questi servizi e trovo scarsa possibilità di confronto con chi lavora nella scuola in quanto gli insegnanti ci vedono come degli usurpatori, salvo poi fare lo stesso nostro mestiere in nero e a prezzi esorbitanti...ne vogliamo parlare?

chiaguglie ha detto...

Anch'io trovo che sia stato un atto di saggezza rinviare la riforma, con la fiducia che si approfondiscano gli argomenti da lei citati. Abolizione della assurdità "scienze integrate", giusta collocazione degli insegnamenti riguardanti costituzione e diritto, e una approfondita analisi dei programmi. Discipline scientifiche, studiate in modo metodico e progressivo, perché la vera scienza non è Quark, ma è serio e a volte anche noioso studio sui libri. Cosa che i ragazzi sembrano non saper più fare, così abituati ad essere intrattenuti con effetti speciali. Matematica, chimica, fisica, italiano, storia e lingue come basi. Biologia, diritto e le materie di indirizzo. Spero che confindustria impari a farsi i suoi conti meglio. Se davvero vuole persone senza basi né scientifiche né umanistiche, basterebbe che proponesse un mini corso di qualche mese, senza porsi il problema di proporre materie come scienze integrate che hanno già dato risultati negativi nei sistemi scolastici di altri paesi. Tra l'altro, c'è un motivo per cui al momento i periti in uscita dagli istituti tecnici sono tanto richiesti. Quindi, per assurdo, direi che sono l'indirizzo di studio con meno necessità di riforma. Qualche aggiustamento si, ma abbassarne il livello in modo drastico come avverrebbe se si seguisse la proposta di confindustria e di certi pedagogisti (che sarebbe bene si informassero di cosa sono le materie scientifiche prima di proporre cambiamenti), no. Riguardo il liceo delle scienze umane, non ne trovo davvero l'utilità. La pedagogia non mi pare disciplina così fondamentale, da fondarci sopra un intero indirizzo di studio. Se poi gli effetti della pedagogia ultima maniera sono i disastri dell'ultima decade scolastica...

Barbara ha detto...

A questo punto devo ammettere di essere stupita e perplessa. Non riesco proprio a capire come, nella scuola primaria, sarà mai possibile subordinare il monte ore settimanale e l'opzione del maestro unico alla scelta dei genitori. Non si potrà mica far convivere dentro ad uno stesso istituto scolastico una classe che funziona su 24ore, una su 27, una su 30 e una su 40! Nel caso, poi, della formazione di una sola classe di prima all'interno di un piccolo plesso, se tre genitori chiedessero il maestro unico, cinque preferissero il team docente, altri quindici optassero per il tempo pieno, come si risolverebbe la questione? A maggioranza?
Inoltre, professore, le chiedo se è vero che, secondo le ultime dichiarazione della Gelmini, per maestro unico non si intendeva veramente il maestro unico, ma la soppressione delle ore di comprensenza. Tutto questo suona come una beffa! La ringrazio sentitamente.

Stefano ha detto...

Rinviare la riforma è comprensibile, ma alcuni provvedimenti dovrebbero essere presi con assoluta urgenza! A proposito del problema decisivo del reclutamento docenti, si sa che la graduatoria è determinata da un punteggio assegnato per incarichi e supplenze nelle scuole statali (che "pescano" dalle graduatorie ad esaurimento e da quelle di istituto). Ma punti preziosissimi sono dati dalle scuole paritarie ... che però non incaricano docenti da una graduatoria.... ma dall'arbitrio (legga raccomandazione) del Direttore Didattico, che molte volte specula sulla necessità di far punti non pagando i docenti, almeno al Sud. Spesso si verifica la incresciosa e illegale circostanza di stipendi "firmati" ma non erogati. Questa incresciosa situazione è cosa assai nota, tranne che nei Ministeri che si sono succeduti. Perchè dare questo potere "statale" ai Presidi delle paritarie? perchè mai non si separano completamente gli ambiti pubblico e privato? perchè non si rende noto come (e dove) si sono maturati questi punteggi spesso decisivi?

Luigi Sammartino ha detto...

Chiedo scusa al prof. Israel per aver fatto un uso improprio del suo blog. Non era quella l'intenzione. Ho capito l'errore solo dopo aver pubblicato, cioè troppo tardi.

Sono d'accordo con ciò che sostiene Chiabuglie. Dal suo commento però non ho capito bene la sua posizione riguardo agli ITIS. E' vero che la richiesta di diplomati ITIS è ancora alta. Tuttavia le iscrizioni sono molto calate, mentre al contrario c'è molta più richiesta verso i Licei.

Io ho letto alcune interviste di presidi ITIS che vorrebbero riconvertire i loro istituti in Liceo Scientifico Tecnologico, conformemente alla legge Moratti, proprio per far fronte a questa riduzione di iscrizioni.

Oggi molte famiglie non hanno più voglia di iscrivere i propri figli all'ITIS. E questo lo capisco bene.

Quando avevo 14 anni io, l'ITIS aveva forse ancora un senso. Vi era una specie di selezione legata al censo, ma vi erano anche molti ragazzi che avevano scelto quel percorso perché avevano già a quell'età maturato una vocazione tecnica. Qualche mio compagno si è laureato in Ingegneria, in Fisica o in Matematica. Non molti per la verità, ma purtroppo per chi viene dalle fasce basse della popolazione la laurea è ancora un miraggio.

Oggi invece, purtroppo, spesso si va all'ITIS perché nelle scuole medie si va maluccio e gli insegnanti lo consigliano ai genitori dei ragazzi che non hanno un buon rendimento. Questo nuoce soprattutto al ragazzo, che magari ha solo poca fiducia in se stesso, ma col tempo può recuperare. Io temo che mantenere in piedi l'ITIS rischi di diventare discriminatorio, se non addirittura "ghettizzante".

Inoltre ai miei tempi non vi erano molte possibilità per chi voleva, dopo la scuola, avere la sicurezza di trovare un lavoro. Oggi invece c'è molta offerta formativa e professionalizzante (anche gratuita o quasi) che, dopo il liceo, non ti costringe a impegnarti necessariamente verso un corso di laurea.

Se Odifreddi trova anacronistico il latino, io trovo invece anacronistico proprio l'ITIS. E sono dell'opinione che una sua conversione in Liceo sarebbe più congeniale ai tempi moderni. Un Liceo Tecnologico non spaventa il ragazzo che del latino non ne vuole proprio sapere niente, lo attira per il suo contenuto tecnico, ma al tempo stesso non lo lascia troppo ignorante dopo il diploma.

Infine, mi piacerebbe sottolineare che "Perito" è un termine che non esiste nelle altre lingue europee. In inglese viene tradotto con "technical expert" o addirittura "engineer". In francese con "diplômé d'une école technique" che non è proprio la stessa cosa.

chiaguglie ha detto...

Io credo che l'ITIS sia un'ottima scuola e attualmente viene anche molto considerata. Nella mia zona all'istituto tecnico vi si conducono olimpiadi di chimica e matematica con ottimi risultati e ci vanno ragazzi portati per le scienze ma che non vogliono l'impegno di dover per forza proseguire dopo la laurea (anche se alcuni poi proseguono con gli studi). Vi si conduce uno studio scientifico molto più corretto che nei licei. Anzi, direi che non vi è nemmeno paragone. I licei hanno un po' aumentato il numero degli studenti perché i genitori spingono verso queste scuole, con la speranza che il figlio poi vada all'università. Ma ancora una ampissima maggioranza della popolazione studentesca frequenta i tecnici. Quello che ha bisogno di ristrutturazione e dovrebbe tecnicizzarsi è invece il liceo, fermo ancora a una struttura valida 80 anni fa, ma certo non ora. Il liceo scientifico ha una struttura di insegnamento delle materie scientifiche totalmente inadeguato e qui si che si dovrebbe cambiare, rendendolo simile all'istituto tecnico di oggi. Chimica e fisica insegnate da laureati nella materia stessa (cosa che non avviene nei licei) e molto laboratorio. Questo cambiamento, accoppiato con la cultura umanistica del liceo darebbe un'istruzione di prim'ordine. Purtroppo la legge Moratti per le superiori tende invece a fare il contrario con la conseguenza che avremo un tecnico liceizzato da cui escono periti (o come vogliamo chiamarli) di bassa qualità. Accadrà come con le lauree triennali, che hanno svalutato il concetto di laurea stesso, e ora tutti gli studenti si trovano costretti a prendere la specialistica comunque, perché questa è richiesta dal mercato del lavoro. Ed allo stesso tempo , il laureato non vale più nulla perché tutti arrivano a ottenere la laurea triennale, perché azzoppata di contenuti e di qualità.
Dovremmo capire, secondo me, che non è detto che tutti gli studenti vogliano andare al liceo o simili, e poi proseguire ed andare a prendere la qualifica breve post diploma. Per alcuni, fare 5 anni dopo le medie è già tanto e non ci vedo niente di male personalmente. Si tratta di inclinazione personale e molti lavori, che si fanno col diploma o anche meno, rendono alla resa dei conti molto più che una laurea.
Dovremmo anche tenere in considerazione il fatto che attualmente gli istituti tecnici sono le scuole che ospitano una ampia maggioranza della popolazione studentesca che quindi apprezza molto la struttura della scuola. Inoltre i diplomati in uscita da questi istituti, non liceizzati, sono richiestissimi. Mi pare assurdo cambiare una cosa che funziona, per farla assomigliare ad un liceo che vale meno di zero sul mercato del lavoro. Questa ansia di riformare l'istituto tecnico davvero non la vedo. Diplomano ragazzi che hanno una ottima preparazione e sono molto richiesti...ce ne fossero di istituti con queste caratteristiche.

Tra l'altro se così avvenisse, in Italia non esisterebbe più un indirizzo di scuola in cui le scienze vengono studiate adeguatamente. Tutto si liceizzerebbe e il grande difetto dei licei, con le loro "scienze naturali" calderone, insegnate da tuttologi non adeguatamente preparati, si diffonderebbe ovunque. La vera riforma, innovativa, sarebbe invece scardinare l'impianto delle scienze nei licei e renderlo simile a quello che si utilizza in un ITIS. Cosa che neanche il liceo tecnologico ha fatto, per cui non ne piango la scomparsa.

Infine vorrei dire che il fatto che "perito" non esista nelle altre lingue non mi pare un difetto. Ci sono cose in Italia, che funzionano anche meglio che negli altri paesi e il classico "perito" è una di queste.

Luigi Sammartino ha detto...

Rispondo a Chiaguglie.

Io non sono in disaccordo con quanto lei dice. Molti dei punti che lei sostiene io li ho già sostenuti sempre in questo blog, soprattutto nel post che parla dell'insegnamento del latino.

Tuttavia la scuola ha, secondo il mio punto di vista, molti scopi. Lo scopo di fornire conoscenze che permettano un adeguato sviluppo professionale è importantissimo, perché il lavoro è alla base della dignità umana. Una scuola che non assolva a questo compito è una scuola sbagliata.

Ma la scuola ha uno scopo ancora più importante: quello della rimozione dell'ignoranza. Una scuola che non si sforzi di rimuovere le carenze culturali di base è una scuola non solo sbagliata, ma addirittura fallita.

Purtroppo gli Istituti Tecnici falliscono questo scopo. E quindi sono scuole fallite.

Nel breve periodo un diplomato d'Istituto Tecnico è più avvantaggiato rispetto a uno che ha fatto il Liceo. In una fase più lunga il gap non viene solamente recuperato, ma addirittura sorpassato. Ed è per questo che di solito il Liceo è scuola per i più agiati, perché una formazione di migliore qualità richiede più tempo e più denaro.

Ma anche se il sorpasso non avviene, chi ha fatto un liceo gode di una qualità della vita migliore, perché ha ricevuto un'educazione più ricca.

Consideri che chi le scrive non è uno che ha fatto il Liceo, ma proprio un Perito Industriale.

Io avevo un collega Perito che si prese la laurea in Matematica. Tuttavia soffriva notevolmente la sue carenze umanistiche e fece di tutto per colmarle. Studiò greco e latino, filosofia e letteratura greca e latina, ecc. Chiaramente non potè andare oltre un certo limite perché lavorare, mantenere una famiglia e studiare è qualcosa di veramente faticoso. Questo signore aveva due figli. Il primo si è laureato in Filosofia e nonostante la sua laurea ha fatto una decente carriera in una società di informatica. L'altra sua figlia sta invece completando un dottorato un Neurologia in Norvegia. Sua moglie insegna letteratura al liceo.

Ebbene, solo questo mio collega ha visto i figli raggiungere questi traguardi. Gli altri miei colleghi, tutti periti, non hanno mai amato la cultura umanistica e anzi l'hanno sempre irrisa. on hanno mai nemmeno letto un libro. Ed ecco che nessuno dei loro figli ha fatto l'università e molti non sono arrivati nemmeno a un diploma di scuola superiore. Lavorano tutti presso fabbriche e supermercati e passano le serate e le domeniche al bar o in motocicletta.

Anche io credo come lei che i saperi concreti non sono assolutamente saperi di serie b. E proprio per questo avevo espresso la mia opinione contraria al prof. Israel riguardo a ciò che lui pensa del Liceo Classico.

Giovanni Gentile aveva concepito il Liceo Classico come la scuola di elite che doveva formare le classi dirigenti. Nel pensiero del filosofo idealista, i saperi concreti erano roba da plebei. Ed infatti come i plebei di Roma rivendicavano pari diritti con i patrizi, anch'io nel mio piccolo rivendico pari dignità alle scuole italiane, una specie di Legge delle XII tavole per la scuola italiana.

Chi va a scuola deve innanzitutto ricevere una formazione che rimuova la sua ignoranza di base. E gli ITIS non adempiono a questo scopo perché le materie umanistiche sono troppo isolate e ridotte, con conseguente rifiuto del loro studio da parte degli studenti.

In quella fascia di età che va dai 14 ai 19 anni è più importante approfondire i temi dell'Illuminismo inglese e francese che non imparare come funziona un amplificatore operazionale. E' meglio sapere qualcosa in più sull'Etica di Aristotele che di Chimica e Organizzazione Industriale.

Per questo io sono a favore della conversione in Liceo degli ITIS e ITC. Se una ragazzo esprime il bisogno di ricevere degli insegnamenti più concreti è giusto che la scuola glieli fornisca. Ma sempre di Liceo si deve trattare, perché lo scopo della scuola è - lo ripeto - la rimozione dell'ignoranza.

Riguardo all'uso di temini quali "Perito", "Ragioniere", "Geometra" io sono contrario. Fosse per me li abolirei tutti. Penso che solo in Italia esista qualcosa come il "Collegio dei Periti Industriali". Ma se è per questo c'abbiamo pure l'Ordine dei Giornalisti. E vista la professionalità dei nostri giornalisti, sarebbe proprio il caso di abolirlo.

Democrito ha detto...

dal profilo di Luigi Sanmartino noto la sua Laurea in Filosofia, e penso che il suo modo di vedere le cose possa essere condizionato da ciò.
Mi pare evidente, con tutto il rispetto per chi ha acquisito una laurea così prestigiosa, che un pregiudizio duro a morire infatti sia quello che la cultura scientifica non sarebbe cultura o se lo fosse, sarebbe una cultura di serie B, della quale si può fare tranquillamente a meno, o per la quale bastano pochissime ore di lezione settimanali, magari impartite da un docente "tuttologo", ad esempio il laureato in scienze naturali che insegna anche la Chimica per il fatto di aver sostenuto 1 esame o una manciata di esami di discipline Chimiche (mentre un laureato in chimica ne ha sostenuto oltre 20), discipline magari limitate al biennio iniziale.
In questo modo i nostri corsi di Laurea in materie scientifiche saranno sempre più spopolati ed il nostro Paese nell'immediato futuro, oltre a trovarsi in una condizione di grave arretratezza culturale scientifica e tecnologica, potrebbe importare dall'estero, oltre alle merci ad alto valore aggiunto (ad esempio i prodotti farmaceutici, nella quasi totalità dei casi non farmaci brevettati in Italia, mi si smentisca se sbaglio), anche i chimici, i fisici, gli ingegneri: nel sito del Ministero dell'Istruzione in http://www.pubblica.istruzione.it/newsletter/allegati/num_speciale_ottobre.pdf si legge infatti:
“In Cina, negli ultimi dieci anni, le immatricolazioni degli studenti delle facoltà scientifiche sono cresciute da due a sei milioni. In Italia le immatricolazioni universitarie nell’ambito scientifico sono scese mediamente del 55% e solo in questi ultimi due anni si sta registrando una sensibile ripresa. Si stima che, tra dieci anni, più del 90% dei chimici, dei fisici e degli ingegneri, sarà di origine asiatica.” (…)In Italia, infatti, la situazione è grave. Molto grave. E non è percepita come tale dal paese nel suo complesso. I giovani non si orientano più in numero sufficiente verso le professioni ed i saperi scientifici. Le indagini internazionali (Ocse, Iea), inoltre, rivelano lacune assai preoccupanti nei nostri ragazzi..”

agapetos ha detto...

In teoria sono d'accordo con Sammartino per l'importanza culturale della Scuola.
In pratica, però, non tutti i ragazzi hanno capacità/voglia/stimolo per affrontare un percorso liceale, e a malapena riescono a concludere, con tanti "aiutini", un istituto professionale.
Penso che ci siano tanti ragazzi, spinti dalle famiglie con certe "pretese", che vengono rovinati e frustrati a fare un liceo per cui non sono adatti e nel quale faticosamente sopravvivono, quando potrebbero essere molto più appagati e realizzati all'apprendere un mestiere.
Kant e Hegel non sono per tutti, e anche se questa può apparire un'affermazione "classista" e "razzista", sostenere il contrario è come sostenere che tutti possiamo correre i 100 metri piani in 10 secondi.

chiaguglie ha detto...

Sig. Sammartino io
ho fatto il liceo scientifico e ne sono contenta. Però ho anche parenti e amici che sono diplomati al tecnico e non mi pare che siano ignoranti quanto lei dice. Addirittura una di questi parenti, perito chimico, sta prendendo la seconda laurea. Mio padre e mia madre non hanno fatto il liceo e non sono laureati. Io sto prendendo la seconda laurea. Forse lei mitizza un po'troppo il liceo e giudica troppo severamente l'ITIS. Chi va all'ITIS non è ignorante e chi va al liceo non è l'intellettuale della situazione. All'università molti miei compagni erano diplomati all'ITIS. Io non mi sono mai sentita avvantaggiata o migliore dei miei parenti per aver fatto il liceo.
Credo che le persone debbano avere opportunità di scelta e che non ci debbano essere obblighi. Se il ragazzo vuole avere una buona formazione umanistica può fare il liceo. Se vuole fermarsi al diploma e avere una buona formazione tecnica bisogna dargli quello che vuole e una formazione adeguata. Non capisco questa necessità di obbligare tutti a seguire quello che vorremmo per noi. Le dicevo che sto prendendo la seconda laurea, in disciplina opposta alla mia prima, addirittura in lingue orientali, quindi capirà che non sono una integralista della scienza e non sminuisco l'educazione umanistica. Ma dire che il tecnico è una scuola fallita perché l'Italiano o la storia sono più importanti per un ragazzo, questo si che è un po' integralista. Le faccio anche notare che l'Italiano e la storia sono presenti in ogni ordine di scuola, quindi la cultura generale viene più che salvaguardata. Alle superiori si dovrebbe insegnare anche altro. Nella fattispecie, la chimica e la fisica si cominciano a studiare alle superiori e se si tolgono anche da lì, il ragazzo sarà analfabeta in queste materie.
Tra l'altro, un paese non si può fondare solo su umanisti. Nel nostro caso, siamo già abbastanza indietro nelle tecnologie per diminuire ulteriormente le ore di questi insegnamenti. Inoltre, gli interventi su questo forum ed il mio in particolare non riguardavano una diminuzione della chimica industriale, materia specialistica e di indirizzo. Riguardavano invece la chimica generale (cosa è un atomo) e la fisica di base (cosa è un peso). Capirà che si tratta di cultura generale che tutti dovrebbero possedere. Ho sostenuto insomma, che sarebbe adeguato che un ragazzo facesse 2 ore la settimana (come fa ora, le stesse di educazione fisica) di chimica e due ore di fisica. Non mi dirà che sono troppe.

Caroli ha detto...

Mio figlio ha scelto l'ITIS. Gli avevano suggerito il Liceo Scientifico, io a suo tempo feci il Liceo Scientifico (ma questo l'ho già detto altrove), mia moglie il Liceo Classico (ed è docente di matematica), mia figlia il Liceo Scientifico (ma fu una scelta sbagliata). Lui scelse l'ITIS, e non mi risulta che ci sia alcuna fuga da tale scuola, anche perché fino all'anno scorso ci insegnava mia moglie. Anche amici di un ITIS di una città vicina, dova in passato ho insegnato io, non parlano assolutamente di calo. Allora?

Caroli ha detto...

A me pare che il dibattito si sia spostato dalla impostazione iniziale. C'è anche un intervento che a me pare "stonato", andando a tirare fuori la solita solfa dell'informazione guidata per attaccare l'esecutivo (come se non esistessero fonti "di tutti i colori"...). Aria fritta. Comunque ben pochi parlano di questo opportuno rinvio.

Luigi Sammartino ha detto...

Vi prego non fraintendetemi, non ho mai detto che la formazione tecnica e scientifica sia di livello inferiore rispetto a quella umanistica. Ho solo detto che gli ITIS e ITC sono troppo carenti sul piano umanistico. E questo fa di loro delle scuole che tradiscono lo scopo primario della scuola che è quello di eliminare l'ignoranza.

Se un ragazzo si sente più portato per matematica e fisica sceglierà il liceo scientifico. Se si sente più attratto verso la poesia sceglierà il classico.

E se invece si sente più stimolato verso l'economia e l'impresa? Farà il Ragioniere o il Perito Aziendale!!! E se invece è appassionato di elettronica? Farà il Perito Elettronico!! Sicché se uno ama le materie scientifiche, avrà comunque garantita una discreta preparazione umanistica. Se uno ama invece l'elettronica lo si lascia ignorante. Non mi sembra molto democratico questo.

Io non ho mai detto che un paese si deve fondare sulla cultura umanistica né che la cultura umanistica sia superiore a quella scientifica. Anzi, se c'è uno che non ama la scuola alla Gentile, quello sono proprio io. Era infatti Gentile che considerava matematici, fisici e chimici gente da officina. Fu Gentile a escludere i matematici dalla cultura filosofica, dimostrando così una grandissima miopia.

Io non ho mai nemmeno detto che bisogna limitare gli insegnamenti scientifici nella scuola e anzi sono contrario assolutamente a ogni tentativo di riforma teso in quella direzione. Forse in un Liceo Economico si può ridurre il carico di discipline scientifiche al livello di un Liceo Classico, ma sicuramente non sotto quella soglia.

Io sono contrario agli ITIS e agli ITC proprio perché sono profondamente contrario alla impostazione di Gentile che considera la cultura umanistica una cultura di elite. Al contrario, sono dell'idea che la cultura umanistica dovrebbe essere data proprio a tutti, indipendentemente dalle vocazioni personali.

Negli ITIS e ITC la cultura umanistica è troppo limitata. Gli Istituti Tecnici non sono luoghi (per fortuna non lo sono più) dove si impara solo il mestiere, e lo so anch'io che negli ITIS ci sono ottime eccellenze scientifiche. E anche questo l'ho scritto a più riprese in questo blog. Però non è nemmeno possibile né accettabile per un diplomato di istituto tecnico che la sua formazione umanistica sia limitata all'osso.

In generale, chi viene dagli istituti tecnici paga uno scotto formativo che è molto difficile recuperare successivamente. La maggior parte di coloro che vengono da un ITIS o da un ITC sono ignoranti. Ma anche uno che viene da un cattivo Liceo lo è. Il problema è che anche se tu frequenti un ottimo ITIS o ITC la probabilità che tu esca da lì molto ignorante è piuttosto alta.

Quando hai finito le scuole superiori puoi anche smettere di pensare a Dante o ai fatti della Prima Guerra mondiale. Ma quando hai meno di 19 anni non ti puoi giustificare dicendo che in fondo a te interessa solo l'elettronica o l'informatica. Si può rispondere che in fondo queste cose sono studiate anche negli ITIS o negli ITC. Purtroppo io non lo credo, o per lo meno, non nella misura giusta. Il ragazzo le rifiuta. E la ragione è semplice. Egli dice: cosa vuoi che me ne importa si queste sciocchezze? questo è un ITIS e a me interessa solo l'elettronica.

Democrito ha detto...

Le bozze non ufficiali prevederebbero per gli ITIS ad indirizzo chimico che le ore di Italiano vengano aumentate, a scapito delle ore delle discipline Chimiche caratterizzanti; da notare che tali discipline sarebbero le uniche a subire una diminuzione. Se tali bozze fossero confermate, le industrie chimiche italiane, dei periti chimici all'altezza di quelli attuali, dovrebbero cercarli all'estero. Sono laureato in Chimica ed ho potuto notare l'elevato grado di formazione iniziale dei miei colleghi periti chimici, che sono diventati peraltro ottimi chimici. Nonostante non avessero studiato la filosofia, nessuno di loro è disoccupato: c'è chi lavora nell'industria, chi nell'Università o enti di ricerca, chi nella scuola, chi nella ASL, chi fa il libero professionista. Forse qualcuno vuole che aumentino i laureati in scienze della comunicazione, ma, al Paese, cosa serve? Le vocazioni scientifiche e tecnologiche come possono essere riconosciute dagli stessi studenti, dalle famiglie, se le ore di discipline scientifiche vengono tagliate, se le singole discipline scientifiche non vengono insegnate dal Laureato in tale disciplina?

Luigi Sammartino ha detto...

Esistono molti corsi formativi che non obbligano un ragazzo ad iscriversi all'università se non se la sente.
Se poi uno ha davvero bisogno di fare il Perito Chimico può fare un corso annuale dopo il Liceo dove si concentrerà solo sulle discipline tipiche dell'ITIS a indirizzo chimico. Ovviamente dovrà avere la preparazione di base giusta che la scuola potrà verificare attraverso un prova. Alla fine di questo corso la scuola potebbe rilasciare un attestato di Perito Industriale, valido a tutti gli effetti di legge come l'attuale diploma.
Ma del resto in molti casi questo già avviene. Molti ragazzi dopo la scuola superiore si fanno un corso di Java o di Elettronica, o di quant'altro (l'offerta formativa è molto vasta). E dopo circa un anno di formazione hanno le competenze sufficienti per entrare in azienda. E difatti in azienda ci entrano davvero.

Quello che invece ti è stato tolto perché non hai fatto il Liceo difficilmente lo recupererai. E ne pagherai lo scotto dopo. Te ne accorgerai a 40 anni e sarà troppo tardi.

Non è necessario che un ragazzo che fa, ad esempio, un Liceo Economico, debba studiare la metafisica di Aristotele. E non è vero che tutti gli scritti di filosofia sono astrusi e difficile da capire. La teoria dei sentimenti morali di Adam Smith, gli scritti di Stuar Mill sulla libertà e l'asservimento delle donne. Si tratta di testi di facile lettura ma importantissimi per un ragazzo che ha meno di 18 anni. Molto meglio dell'educazione civica perché aiutano il ragazzo ad accrescere i suoi pensieri e i suoi sentimenti nei confronti degli altri. Sono letture che rimarrano nella sua memoria e nel suo cuore e lo aiuteranno ad essere una persona migliore, più altruista e meno consumista.

Qui non è una questione di competenze,se sia meglio averne alcune o altre. Qui si tratta della nostra vita. Della nostra capacità di essere persone e non macchine da produzione a uso degli industriali.

Le discipline umanistiche devono avere un peso maggiore in quella fascia di età che va dai 14 ai 18-19 anni. Poi dopo ognuno deciderà cosa fare della sua vita e della sua carriera.

Saluti.
Luigi Sammartino.

Luigi Sammartino ha detto...

Comunque il consiglio dei ministri ha approvato proprio oggi i decreti attuativi, e il nuovo sistema è già on line sul sito del ministero.

Il Liceo delle Scienze Umane è stato istituzionalizzato.

Spero di non aver capito male io un'altra volta....

Caroli ha detto...

Sammartino mi sorprende. E mi sorprende perché trascura la libertà umana. A nessuno, credo, può essere imposta una cultura umanistica che non vuole. Mio figlio non voleva nemmeno sentire parlare di latino. Io, ingegnere, il latino lo leggo: non un brano di Seneca, forse la mia preparazione da ex liceale non sarebbe sufficiente; ma leggere un'iscrizione dentro una chiesa, fin lì ci arrivo, anche se non semplicissima, diciamo una decina di righe.
Si tratta di non imporre alcunché a nessuno.
In una scenetta comica di circa trenta anni fa, un autore (credo fosse Guido Clericetti, ma non sono sicuro), parodiava un ministro della Pubblica Istruzione che voleva imporre "il sanscrito negli istituti tecnici". Ma questo può al massimo essere un argomento da barzelletta.
E per non imporre niente a nessuno ci debbono essere gli ITIS e gli ITC, ma anche gli IPSS, gli IPSIA, per finire con i (pochi) ITAer, fatti come sono.

Luigi Sammartino ha detto...

Sign. Caroli.

Ecco cosa leggo su Wikipedia.


Si trattava di un sistema che riprendeva molti aspetti della vecchia legge Casati, anche per quanto riguarda l'accesso alla università: solo i diplomati del liceo classico avrebbero potuto frequentare tutte le facoltà universitarie, mentre ai diplomati del liceo scientifico sarebbe stato possibile accedere alle sole facoltà tecnico-scientifiche (erano quindi precluse le facoltà di giurisprudenza e di lettere e filosofia). Agli altri diplomati era invece impedita l'iscrizione all'università.

Alla base di questa impostazione c'era una concezione aristocratica della cultura e dell'educazione: la scuola superiore riservata a pochi, ai migliori, la scuola come strumento di selezione della classe dirigente. Di fatto ad accedere a questa classe erano soprattutto studenti provenienti dai ceti sociali più agiati. In questo modo veniva di fatto mantenuta una profonda divisione tra i ceti stessi, una situazione che si tentò di modificare con le riforme del 1969.


Io non ho mai parlato di imporre il Latino a tutti. Ho solo detto che bisogna potenziare le discipline umanistiche nella scuola superiore per tutti gli indirizzi.
Ho aperto il libro di Adam Smith sulla Teoria dei Sentimenti Morali e ho preso una pagina a caso. Ecco cosa vi ho trovato:


Alle corti dei sovrani, nei salotti dei potenti, dove il successo e le promozioni non dipendono dalla stima di uomini preparati e nostri pari, ma dal capriccioso e sciocco favore di superiori ignoranti, presuntuosi e superbi, spesso l'adulazione e la falsità prealgono sul merito e sull'abilità, e l'arte di piacere vale più dell'arte di servire. In tempi di quiete e pace, quando la burrasca è lontana, il principe o il potente non pensano che a divertirsi, e arrivano persino a credere di non aver bisogno di nessuno, o di poter contare su quelli che li divertono al momento del bisogno.


Non mi sembra un testo di difficile lettura per nessuno, e non si parla di metafisica o di ontologia e nemmeno di fenomenologia, cose che un ragazzo potrebbe trovare anche noiose e inutili. Eppure il valore educativo di questo brano è enorme. E' molto più importante che alle superiori si trovi il tempo di far leggere queste cose piuttosto che arrovellarsi sull'architettura di un microprocessore. Le ricordo che stiamo parlando di adolescenti e non di persone già formate e adulte.

Io sono contrario all'estensione del latino oltre i Licei Classico e Scientifico, proprio perché so benissimo che non tutti i ragazzi possono o vogliono impegnarsi nello studio di questa lingua. Questo non giustifica però il fatto di condannarli a fare una scuola che non è una scuola ma solo un avviamento professionale.

Saluti.
Luigi Sammartino.

Luigi Sammartino ha detto...

Sign. Caroli.

Ecco cosa leggo su Wikipedia.


Si trattava di un sistema che riprendeva molti aspetti della vecchia legge Casati, anche per quanto riguarda l'accesso alla università: solo i diplomati del liceo classico avrebbero potuto frequentare tutte le facoltà universitarie, mentre ai diplomati del liceo scientifico sarebbe stato possibile accedere alle sole facoltà tecnico-scientifiche (erano quindi precluse le facoltà di giurisprudenza e di lettere e filosofia). Agli altri diplomati era invece impedita l'iscrizione all'università.

Alla base di questa impostazione c'era una concezione aristocratica della cultura e dell'educazione: la scuola superiore riservata a pochi, ai migliori, la scuola come strumento di selezione della classe dirigente. Di fatto ad accedere a questa classe erano soprattutto studenti provenienti dai ceti sociali più agiati. In questo modo veniva di fatto mantenuta una profonda divisione tra i ceti stessi, una situazione che si tentò di modificare con le riforme del 1969.


Io non ho mai parlato di imporre il Latino a tutti. Ho solo detto che bisogna potenziare le discipline umanistiche nella scuola superiore per tutti gli indirizzi.
Ho aperto il libro di Adam Smith sulla Teoria dei Sentimenti Morali e ho preso una pagina a caso. Ecco cosa vi ho trovato:


Alle corti dei sovrani, nei salotti dei potenti, dove il successo e le promozioni non dipendono dalla stima di uomini preparati e nostri pari, ma dal capriccioso e sciocco favore di superiori ignoranti, presuntuosi e superbi, spesso l'adulazione e la falsità prealgono sul merito e sull'abilità, e l'arte di piacere vale più dell'arte di servire. In tempi di quiete e pace, quando la burrasca è lontana, il principe o il potente non pensano che a divertirsi, e arrivano persino a credere di non aver bisogno di nessuno, o di poter contare su quelli che li divertono al momento del bisogno.


Non mi sembra un testo di difficile lettura per nessuno, e non si parla di metafisica o di ontologia e nemmeno di fenomenologia, cose che un ragazzo potrebbe trovare anche noiose e inutili. Eppure il valore educativo di questo brano è enorme. E' molto più importante che alle superiori si trovi il tempo di far leggere queste cose piuttosto che arrovellarsi sull'architettura di un microprocessore. Le ricordo che stiamo parlando di adolescenti e non di persone già formate e adulte.

Io sono contrario all'estensione del latino oltre i Licei Classico e Scientifico, proprio perché so benissimo che non tutti i ragazzi possono o vogliono impegnarsi nello studio di questa lingua. Questo non giustifica però il fatto di condannarli a fare una scuola che non è una scuola ma solo un avviamento professionale.

Saluti.
Luigi Sammartino.

Teresa ha detto...

Il Sig. Sammartino ha scritto cose sconcertanti. In pratica secondo lui un liceale diventa un tecnico chimico dopo un anno di corso. Ma lo sa che la forma mentis di un chimico si forma dopo ALMENO tre anni di studio serio della specifica materia, e che lo studio fatto dai 15 ai 18 anni non è lo stesso di quello che fai dopo per una questione prettamente cognitiva? La vera mentalità tecnica si deve acquisire in anni precoci.Nonostante abbia frequentato chimica all'università io e altri miei compagni di corso liceali non abbiamo mai sviluppato l'abilità pratica di laboratorio dei nostri amici periti. Ma non è solo una questione di abilità pratica; ripeto, c'è un discorso molto serio di forma mentis.Certe materie e i laboratori vanno fatti presto, perchè nella piena adolescenza il cervello è più plastico, e le abilità acquisite resteranno per la vita.

Ultima nota: io ho fatto il liceo, il mio compagno l'ITIS (informatica). Lui ne sa più di me in letteratura. Il motivo? La sua bravissima insegnante. La questione centrale è quella degli insegnanti. Se soprattutto oggi lo studente dell'ITIS non vuole saperne di letteratura, è l'insegnante che deve essere particolarmente bravo per farli appassionare. Non è un problema di ore: tagliare ore alle materie come elettronica o chimica per darle alle lettere in un ITIS significherebbe snaturare questo tipo di scuola e affermare ancora una volta il primato della cultura umanistica.
Per finire: si informi sul Malignani di Udine (ma vi sono tanti altri ottimi ITIS di cui le potrei portare l'esempio). Il 50% dei diplomati di quella scuola prosegue gli studi tecnico-scientifici all'università con ottimi risultati, l'altra metà lavora; e lavora non percè ha fatto un corso post-diploma di 1-2 anni, ma perchè ha una preparazione SERIA acquisita nell'arco di 5 anni di studio e di laboratori scientifici. Il liceo sfigura davvero al confronto.
Aggiungo che è più facile trovare ignorantoni tra i figli dei professionisti (raccomandati) iscritti al liceo che non tra i ragazzi dell'ITIS. Non mi pare che i mei compagni corso periti all'università fossero così ignoranti nelle materie letterarie. la scuola la fanno i professori e la loro preparazione, ed in molti casi negli ITIS ci sono ottimi insegnanti di lettere.
TC

Luigi Sammartino ha detto...

Signora Teresa.

Se uno si prende un diploma aggirando la scuola e attraverso spinte di diverso tipo lei affronta un altro argomento ahimé ancora più spinoso.

Anche io ho avuto un eccellente professore di lettere a cui devo tutto. Se sono arrivato alla laurea in Filosofia lo devo in gran parte a lui (ma non solo a lui).

Le dirò di più: noi abbiamo avuto due premi nobel per la letteratura che venivano da un ITIS.

Ciò non toglie il fatto che gli ITIS, secondo il mio parere, non sono scuole a tutti gli effetti.

Liceizzare un ITIS non significa fare di esso una scuola difficile. Certo, se ragioniamo ancora secondo le coordinate aristocratiche dettate da Gentile, sicuramente il Liceo rimane una cosa da cui i ragazzi si sentono lontani. Ma se si implementano dei programmi ad alto valore formativo, senza appesantirli con cose troppo lontane dalla vita concreta, anche un ragazzo svantaggiato ne può giovare. Questo però richiede degli insegnanti bravi e dei programmi ben progettati, lo riconosco.

Si ricordi signora che questo è il paese con il minor numero di laureati d'Europa. E io credo che questo primato negativo sia dovuto ancora al nostro retaggio gentiliano e classista (e io aggiungerei snob).

Riguardo al corso post liceo per diventare un Perito Chimico o Elettronico o quant'altro, ho detto pure che la scuola può verificare l'attitudine del ragazzo e il suo background. Se un ragazzo ha fatto un Liceo Tecnologico ha sicuramente già frequentato i laboratori dell'ITIS. Durante il corso annuale studierebbe solo le materie di indirizzo e dunque non avrebbe più l'onere della matematica e delle altre materie che avrebbe sviluppato al liceo. E in un anno ce la farebbe senz'altro. Non mitizziamo troppo l'ITIS a indirizzo chimico. Non è mica l'università! Io ho fatto l'ITIS a indirizzo informatico e ho studiato le equazioni differenziali, le serie di Fourier e le trasformate di Laplace. Non le abbiamo mica studiate come le si studierebbe all'università. Quanto bastava per gli scopi pratici di alcune materie tecniche come elettronica e teoria dei sistemi. E tutti i miei compagni di intelligenza media come la mia ci riuscivano benissimo. In classe mia non c'era nessun secchione. L'unico secchione non veniva a scuola perché doveva andare a lavorare. La sua famiglia era ancora più povera della mia.

Ad ogni modo ho visto le slide sulla riforma Gelmini, quelle pubblicate dal ministero.

A quanto pare gli ITIS e ITC rimarrano quelli che sono. Alla fine si è fatto come voleva Confindustria. Poi c'è la materia da insegnare in Inglese al quinto anno, cosa che mi sembra di difficilissima attuazione.

agapetos ha detto...

Sono pienamente d'accordo con Teresa. E proprio riguardo a quanto scrive, mi auguro che il ministro pensi anche a riformare il reclutamento degli insegnanti e che esso in futuro sia effettuato seriamente e senza più sanatorie o - talvolta vergognosi - corsi abilitanti.

Giorgio Israel ha detto...

Quanto alle modalità di formazione e reclutamento degli insegnanti il progetto l'ha fatto il gruppo di lavoro da me presieduto, e francamente è un bel progetto, completo e rigoroso. Speriamo che venga tradotto presto in norme. Ma non si può proprio dire che non ci si sia pensato.

chiaguglie ha detto...

Sono d'accordo che il nuovo reclutamento degli insegnanti sarà uno dei punti più importanti della riforma. Però sono totalmente contraria alle guerre e alle accuse nei confronti degli abilitati con corsi abilitanti. Ai corsi hanno partecipato docenti con 360 giorni lavoro e che avevano i requisiti di laurea ma non l'abilitazione. Visto la qualità delle SSIS, non vedo proprio il perché della polemica verso gli insegnanti che si sono abilitati con i corsi. I requisiti di laurea li avevano e avevano anche lavorato, con classi vere, per quasi due anni completi. tra l'altro, questo è accaduto soprattutto al Nord, perché al Sud non si lavora neanche con l'abilitazione molto spesso. Le scuole del Nord Italia, Veneto ad esempio, sono quelle di livello più alto secondo tutte le statistiche, quindi non mi pare che questi corsi abilitanti abbiano dato così cattivi risultati, anzi. Sempre al Nord, anche se ora molto meno, tanti docenti hanno lavorato per anni senza abilitazione e comunque la preparazione degli studenti è ottima. Conosco poi personalmente docenti che si sono abilitati in tale modo e sono ottimi. Questa non è una polemica Nord/Sud ,a basandomi sui risultati penso che l'abilitazione e il modo in cui è stata conseguita non abbia influito sulla qualità né in bene né in male. E'solo un opinione personale ovviamente. Io penso inoltre, che anche nel nuovo reclutamento dovrebbero essere valutati il servizio pregresso, che significa aver gestito una classe da soli per anni, cosa che vale molto di più di un tirocinio assistito di qualche ora. Questo nulla toglie al fatto che aspetto con molto interesse il nuovo sistema di reclutamento.

Caroli ha detto...

Sammartino,

Non capisco le sue citazioni.

Ribadisco che ognuno deve avere il diritto di scegliere quello che gli pare, e di averne la possibilità. Colette Rosselli, conosciuta, oltre che come moglie di Indro Montanelli, anche come "donna Letizia" in una rubrica in non ricordo quale periodico, una volta riferiva dell'esistenza di un diplomatico italiano il cui figlio si era dimostrato un bravissimo camionista.

Conosco personalmente un eccellente coreuta di una località rivierasca, che ha cantato davanti a Papa Benedetto XVI, che svolge la mansione di operatore ecologico.

Infine ricordo un personaggio che, avendo fatto l'ITIS/chimica a Forlì (diplomato con 60/60), era un profondissimo cultore delle tradizioni cittadine. Scelse la facoltà di lingua e letteratura straniera all'Università, impegnandosi nello studio, in particolare, del Russo.

Tutto questo per ribadire una sorta di elogio della libertà di scelta. Jules Verne diceva dell'esistenza di qualcuno che percorrerebbe centinaia di chilometri con la propria automobile, ma che, se fosse pagato per percorrerli, non lo farebbe.

agapetos ha detto...

a chiaguglie:
non vorrei essere frainteso: non ce l'ho con chi si è abilitato con corsi abilitanti, che può essere un docente bravissimo e competente, ma con il metodo per cui prima ti metto all'opera e poi ti insegno qualcosa e vedo se sei capace. È un metodo che giudico poco serio, indipendentemente dal fatto che chi è entrato attraverso questa porta può essere benissimo un ottimo insegnante.
Nessun metodo poi è infallibile, ma modalità migliori di quella dei corsi abilitanti penso che sicuramente se ne possano trovare. Sicuramente ci saranno molte resistenze da parte dei sindacati, ma questa non sarà una novità.
Conoscendo la serietà del prof. Israel sono molto fiducioso nelle proposte formulate dalla commissione da lui presieduta.

Cordialmente

chiaguglie ha detto...

Vorrei puntualizzare che Confidustria vorrebbe cambiare (in peggio) l'ITIS e non certo farlo rimanere come è. Diventerebbe a quel punto proprio poco più che una scuola di avviamento professionale con elevata caduta di qualità. Il problema è proprio questo. Poi, per ora i decreti attuativi non ci sono ancora, hanno reso pubblici solo gli indirizzi, e quindi non si vede se c'è e dove è il cambiamento. Inoltre, ci saranno comunque mesi a disposizione per cambiare le cose, prima di avere gli orari completi.

Riguardo la materia non letteraria da insegnare in lingua straniera al quinto anno, per una questione personale sono proprio interessata a vedere chi la insegnerà. Laureati in materia scientifica presumo, visto che non so proprio come un laureato in lingue possa insegnare materie così complicate come chimica, fisica e matematica...però anche qui c'è da stare attenti, insegnare una materia in inglese non è uno scherzo. Attualmente sto preparando il progetto CLIL per le mie classi e certo una cosa del genere può farla solo un docente che abbia una ottima preparazione linguistica (se vuol farla decentemente)... si tratta di fare lezione in inglese. In questo caso, dovrebbe essere richiesta almeno una annualità (o due esami semestrali) di inglese superati da parte del docente di scienze, meglio un 15 crediti, corrispondenti a una annualità e mezza come seconda lingua in molte università. In questo modo, sicuramente non si avrebbe la qualità linguistica di un laureato in lingue ma potrebbe essere mantenuto un buon livello, considerato anche la materia specialistica.
Credo che la modalità di assegnazione delle ore (a chi e con quali requisiti), dovrebbe essere specificata il prima possibile, per non creare confusioni.

Luigi Sammartino ha detto...

Signor Caroli.

La citazione l'ho presa da Wikipedia e riguarda la riforma Gentile. Mi scuso per non averlo menzionato esplicitamente.

Riguardo alla libertà di scelta, la inviterei a riflettere che stiamo parlado di ragazzi di 13/14 anni che, finite le scuole medie, si ritrovano a dover scegliere un indirizzo di scuola superiore.

A 14 anni la scelta a volte la fa il ragazzino sulla base di una vocazione che spesso è molto sfumata e suscettibile di cambiamenti o ripensamenti nel corso degli anni successivi. Ed è per questo che tanti ragazzi cambiano scuola durante gli anni dell'adolescenza: prendono un indirizzo e poi si accorgono che che si sentivano portati per altro.

Ma moltissime volte, direi la maggioranza delle volte, la scelta è fortemente influenzata dai genitori o dal corpo docente delle scuole medie. Quindi questa libertà di scelta di cui parla è spesso una chimera. Ribadisco che stiamo parlando di ragazzini di 13/14 anni e non di persone adulte.

Questi ragazzi sono costretti a fare scelte scolastiche troppo drastiche in età troppo prematura, e nessun docente di scuola media è in grado di individuare così presto quale sia il percorso giusto. In molti casi il docente non è nemmeno interessato a capire cosa un ragazzo possa o voglia fare, ma questo è un altro problema.

Ad ogni modo e a scanso di equivoci, io non ho mai detto che bisogna far fare il liceo classico a tutti, e nemmeno l'ho mai pensato.

La mia idea di scuola superiore è basato su un modello liceale con diversi indirizzi (Classico, Scientifico, Tecnologico, Economico, Artistico, ecc.) ma con dei percorsi di studi uguali per tutti, e cioè:

1 - Programma di Storia rinforzato.
2- Programma di Filosofia per tutti!!!! (opportunamente modulato per ciascun indirizzo)
3- Programma di scienze modulato anch'esso in base agli indirizzi, ma comunque non inferiore al liceo classico.
4- Il tempo che resta lo si dedica alle materie di indirizzo.

Infine, un anno di formazione post-diploma per chi desidera acquisire una professionalità specifica in un settore particolare nel campo dell'industria e dei servizi. La scuola rilascerà un attestato con votazione. In questo modo facciamo pure contenti gli amici di Confindustria.

Le ricordo che una volta c'era il servizio militare, e i maschietti (compreso il sottoscritto) perdevano tempo prezioso per assolvere a quest'obbligo. Oggi il servizio di leva non c'è più e un ragazzo può dedicare quest'anno per imparare una professione.

C'è però una differenza. Una cosa è scegliere un percorso professionale quando si ha 18 anni, altra cosa quando se ne ha 14! A 14 anni puoi giusto individuare delle inclinazioni generiche. Non sai capire se il ragazzo ha la stoffa o il desiderio di fare questa o quella professione. E dato che non lo possiamo sapere la scuola deve garantire una cultura di base a tutti i suoi cittadini.

Infine mi permetta un'ultima battuta. Se la legge è uguale per tutti, anche la scuola deve essere uguale per tutti, senza distinzione di età, sesso, ceto sociale, ecc.

La saluto cordialmente.
Luigi Sammartino.

Giorgio Israel ha detto...

Io pubblico tutto ma questa discussione sta diventando alquanto autoreferenziale. Non ce la faccio neppure a leggerla...

Democrito ha detto...

don Milani diceva che fare perti uguali tra disuguali è una grande ingiustizia.
Bisogna infatti considerare che esistono le attitudini e le vocazioni personali delle persone, che si devono individuare già nella scuola media per la scelta della Scuola superiore più adatta al ragazzo. Nel biennio iniziale della scuola secondaria, peraltro, capita spesso che alcuni alunni cambino il tipo di scuola, la normativa lo prevede da moltissimi anni, se del caso con un esame integrativo, o, nel caso delle prime classi, anche in corso d'anno scolastico.
Sarebbe quindi opportuno un futuro biennio iniziale con saperi di base non troppo divergenti, comprendenti sì l'area umanistica ma anche, e con un congruo numero di ore, l'area scientifica, nella quale le diverse discipline vengono trattate dai rispettivi docenti (la chimica insegnata dal chimico, la fisica dal fisico, etc) ed in ordine di propedeuticità (la chimica inorganica e la fisica prima delle scienze naturali, la chimica organica prima delle scienze biologiche, e così via.
Il triennio finale dovrebbe viceversa essere nettamente "vocazionale", e infatti a 16-17 anni in genere si hanno le idee abbastanza chiare, anche se la normativa prevede comunque già da ora la possibilità di trasferimento da scuola a scuola, con esami integrativi.
Fermo restando che tutti i diplomi devono permettere l'accesso a tutte le facoltà (ulteriore possibilità di cambiamento).

Caroli ha detto...

Infatti, Professore, io abbandono questa discussione.

Caroli ha detto...

Un ultimissima chiosa: è opportunissimo questo anno di riflessione, può correggere gli errori e migliorare quello che va bene. Questo blog mi pareva dovesse avere questo significato, non varie circumnavigazioni attorno ai vari filosofismi da cui parte una concezione di scuola od un'altra. Non ci abbiamo fatto una gran figura.

Luigi Sammartino ha detto...

Abbandono anche io la discussione.
Tuttavia il dibattito sulla cosiddetta "scuola comprensiva" io non lo considererei un filosofismo, visto che anche in Germania c'è una vivace discussione su questo stesso argomento e in molti stanno spingendo affiché il sistema scolastico tedesco (anch'esso fortemente discriminatorio) venga riformato.

Però mi rendo conto che questo è e rimane un blog.

enricomaria57a ha detto...

Gentile Prof. Israel,
sono un giovane sissino IX ciclo, molto interessato alle questioni relative alla formazione ed al reclutamento docenti.
Nonostante conosca da mesi il suo blog, soltanto ora ho deciso di intervenire esprimendo le mie opinioni.
Mi perdoni per la prolissità ma ritengo giusto esporre tutte le mie considerazioni sul delicatissimo problema della formazione e del reclutamento docenti, considerazioni che ho mandato direttamente (via Youtube), insieme ad alcuni suggerimenti, anche al ministro Gelmini.
Vorrei subito porle alcune domande: quando sarà presentato il nuovo sistema di formazione – reclutamento docenti? E questo nuovo sistema è destinato ad entrare in conflitto con le attuali graduatorie permanenti, ricolme di aspiranti docenti?
Sarebbe infatti opportuno che il nuovo sistema elaborato dalla commissione ministeriale da lei presieduta(e le indiscrezioni di cui sono in possesso, tutte tratte dalla carta stampata, ribadiscono l'idea della laurea magistrale abilitante seguita dall'anno di tirocinio formativo) non venga attivato in tutti gli atenei, ma in una sola sede universitaria per ciascuna regione (secondo la configurazione regionale prevista per le SSIS)pena la creazione di ulteriore disoccupazione intellettuale. Nelle attuali condizioni di crisi economica, superabile a mio avviso con la riduzione degli sprechi della politica e con una lotta estenuante e serrata all’evasione fiscale, ritengo indispensabile non illudere altri giovani, alimentando la sicurezza del posto fisso nella scuola: penso che sia necessario reclutare un numero di docenti effettivamente corrispondente al fabbisogno reale della scuola italiana, sia statale che paritaria. A questo proposito Le ricordo che nella riforma del reclutamento docenti occorre considerare anche la legge 62/2000, quella sulla parità scolastica, che all’articolo 1, comma 4, lettera g, prevede, tra i requisiti indispensabili per la concessione della parità scolastica, l’impiego di personale docente abilitato.
Vorrei tornare alla seconda domanda: se veramente il tirocinio annuale dovesse rispecchiare la proposta di legge 953 presentata dall’onorevole Aprea, questo periodo di praticantato non diventerebbe una supplenza a tutti gli effetti, da assegnare ai nuovi abilitati e non più ai docenti iscritti nelle graduatorie permanenti? E quale sarà il destino dei precari abilitati ed iscritti nelle graduatorie permanenti? Saranno costretti, ed io con loro, a cambiare mestiere, ovviamente sborsando soldi per l’ennesimo processo di formazione lavorativa?
Non sarebbe preferibile adottare una soluzione che, preservando l’attribuzione delle supplenze ai docenti già abilitati, renda il periodo di tirocinio diretto nelle scuole come momento sì indispensabile, ma non retribuito? Se veramente dovesse andare in porto la proposta Aprea il malessere dei docenti precari aumenterebbe notevolmente. La mia posizione non esclude elementi di apertura: non sarei assolutamente contrario alla costituzione di graduatorie regionali, riservate al solo personale abilitato, da cui attingere i docenti, ad opera sempre dell’amministrazione piuttosto che delle istituzioni scolastiche.
La chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici andrebbe ad alimentare pratiche clientelari, contrarie al MERITO, parola dura da digerire nel nostro paese: conosciamo le lamentele dei giovani studenti contro il baronato universitario, figuriamoci cosa succederebbe se fossero i dirigenti scolastici a scegliere direttamente i docenti!!
Spero che le mie modeste riflessioni possano essere di qualche utilità.
Grazie e distinti saluti da
Enrico Maria Polizzano

Teresa ha detto...

Anche io rinuncio alla discussione, riferendomi alle idee balzane del Sig. Sammartino. Davvero non riesco a capire come può pensare che un biennio di chimica generale seguito da un triennio di materie d'indirizzo chimico di un ITIS (analisi chimica, tecnologie chimiche, chimica organica e chimica fisica) con centinaia di ore di laboratorio possano essere sostituite da un anno di corso post-diploma. Questo significa ammettere che non serve tempo per digerire concetti complessi, basta comprimere tutto in un anno per ottenere gli stessi risultati; beh, nelle persone con intelligenza normale non funziona esattamente così. O il Sig. Sammartino intende dire che in realtà tutte quelle materie specialistiche sono aria fritta e si possono recuperare in un tempo molto più breve? Non credo sia così, perchè le assicuro che anche ragazzi molto studiosi fanno fatica a stare al passo con materie così difficili nell'arco del triennio. E non è una fatica inutile, visto che poi sono tra i più richiesti dalle aziende.

Luigi Sammartino ha detto...

Signora Teresa.

La prego di perdonarmi se le posso apparire arrogante. Tuttavia la inviterei a recarsi in Germania. Osservi il loro sistema scolastico e verifichi il loro livello di avanzamento nel campo delle tecnologie chimiche. Lo compari infine con il nostro.

Luigi Sammartino ha detto...

Sempre per la Sig.ra Teresa.

La prego però anche di fare l'operazione inversa. Verifichi anche il livello di diffusione dell'educazione umanistica (non solo in Germania, ma in quasi tutto il resto d'Europa).

Quindi osservi la vita privata che fanno tedeschi, olandesi, ecc.

Il prof. Israel è convinto che ci siano dei pedagoghi cialtroni a gestire il sistema scolastico. A me pare invece che le regole dell'educazione, a partire dagli anni '70 le abbiano stabilite solo gli industriali.

Il prezzo sociale di questo sistema "scuola" è stato enorme. E forse è anche per questo che negli USA le discipline umanistiche hanno ripreso popolarità.


Saluti.
Luigi Sammartino.

Giorgio Israel ha detto...

Prima di parlare bisogna informarsi. Chi ha fatto tutte le riforme della scuola in Italia? Gli industriali? Ma per favore... E negli Stati uniti le discipline umanistiche hanno ripreso popolarità per questo? Ma di che parla?
Comunque, a proposito di pedagogisti si legga l'articolo del Pais che mi ha inviato un lettore e che metterò tra poco in rete.

Giorgio Israel ha detto...

A Enricomaria57a. Sono d'accordo con quasi tutto quello che dice. Sono contrario al praticantato come supplenza. Il praticantato e il tirocinio sono cose diversissime. Sono contrario a ripetere l'esperienza SSIS, salvo alcune cose giuste. Sono contrarissimo al concorso d'istituto con assunzione diretta. Daremmo la scuola in mano alla malavita organizzata.

enricomaria57a ha detto...

Gentile Prof. Israel,
La ringrazio per la rapida risposta. E'possibile sapere su quali punti Lei si trova in disaccordo con la mia posizione? Ovviamente non è mia intenzione alimentare sterili ed infruttuose polemiche, ma conoscere le sue proposte in merito alla formazione docenti, sempre se possibile (non è mia intenzione forzarLa). Tale esigenza nasce dalla volontà di mantenere un contatto proficuo con l'ambito della formazione docenti anche dopo il conseguimento dell'abilitazione SSIS.
La ringrazio per la cortesia e porgo distinti saluti
Enrico Maria Polizzano

Democrito ha detto...

Condivido la contrarietà all'assunzione diretta; riguardo alla formazione primaria, mi chiedo se all'interno di tali corsi gli studenti sostengano anche l'equivalente di un esame vecchio ordinamento per le distinte discipline chimica, fisica, matematica, scienze naturali e biologiche. Dico un esame disciplinare non ad esempio "didattica della matematica", magari tenuto da un non matematico... Dalla mia esperienza nella scuola superiore infatti noto voragini nella preparazione sia nella matematica che nelle discipline scietifiche degli alunni delle prime classi in occasione dei test di ingresso delle classi prime, con lacune che a mio parere sicuramente risalgono alla scuola elementare.

Giorgio Israel ha detto...

Vorrei che capiste che, per elementare senso istituzionale, io non concepisco il lavoro della commissione che presiedo come roba mia. È materiale ministeriale. Decide il ministro che uso farne. Perciò, anche se il lavoro, almeno di questa fase, è praticamente concluso, non spetta a me decidere come usarlo. Lo so che questa è una prassi impopolare in questo paese delle indiscrezioni e intercettazioni, ma per me è così. Ciò detto e quindi che ritengo che il progetto sarà pubblico quando sarà anche istituzionalmente definito, posso dire questo in merito al mio pensiero. Il "dissenso" con enricomaria verte soltanto sulla questione della struttura regionale. Meno strutture e centri di potere si hanno e meglio è. Per quanto riguarda l'importanza del settore disciplinare Democrito sfonda una porta aperta, anzi non c'è proprio porta... Sono convinto che il miglioramento ci sarà e forte. Ma si parte da una situazione disastrosa e purtroppo è difficile ottenere tutto quanto si vorrebbe (e sarebbe necessario).

Luigi Sammartino ha detto...

Io mi informo sulla base dei libri e dell'esperienza personale.

Riguardo alla struttura classista e dscriminatoria del sistema gentiliano può leggere

Saverio Santamaita
"Storia della scuola"

Ho trovato questo libro anche on line.

http://books.google.it/books?id=lBn4KtpnpUYC&dq=storia+della+scuola&printsec=frontcover&source=bl&ots=DC00Qs7WaV&sig=LZJPglEOd4xGlZkf9kHFgQKjy-M&hl=it&sa=X&oi=book_result&resnum=10&ct=result#PPP1,M1

Riguardo alle influenze degli industriali sul sistema scuola non so cosa risponderle. Io lo deduco dai fatti storici. Osservi il sistema scolastico di tutta Europa e converrà con quanto dico.

Riguardo all'Italia, e solo per limitarmi ai fatti più recenti, Fioroni bloccò la riforma Moratti proprio sotto la pressione di Confindustria. Questo fu pubblicato anche sul sito del Partito Democratico. Non è un segreto.


La saluto.
Luigi Sammartino

Teresa ha detto...

Per il Sig. Sammartino: mi risulta che in Germania ci siano scuole tecniche molto serie. Ma quand'anche fosse come lei pensa (e cioè che con una forte preparazione di base liceale la Germania forma i suoi periti con dei corsi post-diploma) la invito a vedere il tutto in un'ottica più ampia. Non si devono tirare in ballo gli altri sistemi europei per vedere solo quello che interessa; ogni sistema scolastico è stato organizzato per un certo tipo di Paese, con il suo sistema industriale, la sua storia, le sue tradizioni. Questo per dire che magari un sistema ottimo in Germania sarebbe pessimo in Italia e viceversa. Tornando al discorso della chimica (è il settore che conosco meglio), l'ottica da cui si deve partire è questa: i curricoli di chimica tedeschi sono molto ricchi e particolareggiati già a partire dal livello che corrisponde alla nostra scuola media (se vuole le trovo uno studio su quest'argomento). Ho in Germania dei parenti pochissimo istruiti, ma che appena hanno saputo che studiavo chimica si sono dimostrati molto più informati dell'italiano medio che strabuzza gli occhi al solo pensiero che qualcuno sano di mente possa dedicare gli studi universitari a questo campo. Quindi il discorso è:in Germania l'istruzione scientifica, chimica compresa, è molto più forte che in Italia a partire dalla scuola di base. E' molto arduo fare in Italia una riforma dei curricoli seria in tal senso, proprio per l'impostazione gentiliana da sempre predominante. Però, a dispetto di tutto, istituti come il Malignani di Udine o il Galilei di Latina o il Fermi di Brindisi (ogni provincia italiana ha/aveva un ITIS di eccellenza) si collocavano ai primi posti in Europa per la qualità dei curricoli e per gli ottimi risultati in uscita degli studenti, sia nelle competizioni internazionali (si pensi alle olimpiadi della chimica) sia nei risultati universitari. Quel pò di buono lo stiamo distruggendo. Il nostro liceo tecnologico non può, per come è impostato, consentire con un anno post-diploma la preparazione che i nostri periti degli ITIS avevano fino a una quindicina di anni fa. Quindi o si dovrebbero mantenere gli ITIS o si dovrebbero rivoluzionare i curricoli scientifici sin dalla scuola media, per non precipitare ancor di più nell'analfabetismo scientifico nel quale l'Italia sta sprofondando.

Luigi Sammartino ha detto...

Metto alla conoscenza di tutti i partecipanti del blog questo articolo del Corriere della Sera. L'articolo si presta a molte letture. La mia lettura è che c'è un rischio per il futuro di discriminazione e ghettizzazione scolastica.


http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_10/istituti_tecnici_cb930808-c695-11dd-a4cf-00144f02aabc.shtml

Chiedo infine scusa al prof. Israel se ho un po' abusato del suo blog, e chiedo scusa a tutti i partecipanti di questa discussione se posso aver un po' infuocato gli animi. Purtroppo, per le persone che hanno impegni di lavoro (e di studio) molto intensi, il blog è uno dei pochi strumenti di partecipazione.

Cordiali Saluti.
Luigi Sammartino.

Democrito ha detto...

tornando al tema originario di questo post "Nessun ripensamento. Atto di responsabilità rinviare la riforma delle Superiori", sottoporrei alla Vostra attenzione il seguente comunicato congiunto di SIF – Società Italiana di Fisica, SCI – Società Chimica Italiana, CNC – Consiglio Nazionale dei Chimici, AIF – Associazione per l'Insegnamento della Fisica, ed AIC – Associazione Insegnanti Chimici, inviato al Ministro il 19/12/08 (oltre che nel sito dell'AIC, pagina web http://www.web75.net/aic-eu/index.php?option=com_content&task=view&id=160&Itemid=183 è riportato anche nel sito della SIF, pagina web http://www.sif.it/SIF/it/portal/news e nel sito del CNC, pagina web http://www.chimici.it/cnc/fileadmin/novita/COMUNICATO_CONGIUNTO_al_MIUR.pdf)

COMUNICATO CONGIUNTO DI SIF, SCI, CNC, AIF ED AIC SULL'INSEGNAMENTO DELLE DISCIPLINE SCIENTIFICHE NEI FUTURI LICEI ED ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI

La SIF – Società Italiana di Fisica, la SCI – Società Chimica Italiana, il CNC – Consiglio Nazionale dei Chimici, la AIF – Associazione per l'Insegnamento della Fisica, la AIC – Associazione Insegnanti Chimici

RITENGONO
inadeguato il ruolo assegnato alle discipline scientifiche sperimentali dai regolamenti in approvazione da parte del dal Consiglio dei Ministri, valutando che questa scelta neghi di fatto all’insegnamento scientifico la possibilità di svolgere un compito significativo nella formazione culturale degli studenti e impedisca alla scuola di dare ai cittadini gli strumenti idonei per assumere decisioni consapevoli in una società fortemente tecnologica quale la nostra;

CHIEDONO
che nei nuovi quadri orario di Licei ed Istituti Tecnici e Professionali le diverse discipline scientifiche Fisica, Chimica, Scienze della Terra siano presenti come discipline a sé stanti e siano affidate a docenti specificamente preparati sul piano disciplinare (oltre che didattico/pedagogico) per il loro insegnamento; che esse siano inserite nel curricolo tenendo conto delle propedeuticità e attribuendo ad ogni materia un congruo numero di ore settimanali, anche in laboratorio – non facendone oggetto di taglio, ma di incremento e senza limitare lo studio di questo settore del sapere al solo biennio iniziale;

DICHIARANO
la propria disponibilità a collaborare, anche nell’ambito degli esistenti protocolli d’intesa con il MIUR, per la stesura di proposte mirate e articolate, rivolte a caratterizzare l’insegnamento scientifico nella scuola come contributo significativo alla cultura dei cittadini.

La Presidente della Società Italiana di Fisica – Prof. Luisa Cifarelli
Il Presidente della Società Chimica Italiana – Prof. Luigi Campanella
Il Presidente del Consiglio Nazionale dei Chimici – Prof. Armando Zingales
Il Presidente dell’Associazione per l’Insegnamento della Fisica – Prof. Silvano Sgrignoli
Il Presidente dell’Associazione Insegnanti Chimici – Prof. Giorgio Cucciardi