mercoledì 24 dicembre 2008

Statolatria pure in Italia. Basta leggere i programmi scolastici

È di pochi giorni fa la denuncia della Chiesa cattolica del rischio di “statolatria” che fa correre alla Spagna la materia di “educazione alla cittadinanza”: Educación para la ciudadania y los derechos umanos (ecP). È un’accusa non nuova ma ora riproposta con forza. L’episcopato spagnolo si batte da tempo contro questa materia obbligatoria introdotta da un anno. La EcP non è “educazione civica” o “diritto costituzionale” nel senso delle recenti riforme italiane. Essa comprende, oltre a questi aspetti, una marea di temi: la lotta contro le discriminazioni delle diversità, l’educazione della sfera emotiva e sessuale, la costruzione di una coscienza morale e civica “concorde con le società democratiche, plurali e complesse e mutevoli in cui viviamo”, ecc. Pur prescindendo dal fatto che l’orientamento del governo Zapatero va nella direzione di educare mettere sullo stesso piano tutte le forme “familiari”, e contro ogni idea di legge naturale, l’introduzione di questa materia svuota la famiglia del suo ruolo educativo nella dimensione morale, etica e civile e lo trasferisce allo Stato. Chi determinerà quali sono i valori etici e morali “accettabili” da insegnare a scuola? Lo Stato, appunto, e in definitiva la maggioranza di governo. Roba sovietica in salsa relativista.
Tuttavia, sorge una domanda. Si guarda alla Spagna con sdegno e preoccupazione, ma ci si è dati la pena di guardare in casa nostra? So bene che quando si parla di scuola nessuno si sogna di leggere i programmi. Sarebbe invece il caso di farlo per constatare che anche noi (con la legge Moratti) possediamo due materie di educazione alla cittadinanza ed educazione all’affettività che dovrebbero seguire lo studente in tutto il percorso scolastico. La lettura delle conoscenze e competenze da acquisire lascia di stucco. Cito a caso alcune perle. La scuola dovrebbe educare lo studente a costruire «forme di espressione personale, ma anche socialmente accettata e moralmente giustificata, di stati d’animo, di sentimenti, di emozioni diversi, per situazioni differenti»; a «esercitare modalità socialmente efficaci e moralmente legittime di espressione delle proprie emozioni e della propria affettività»; a «essere consapevole delle modalità relazionali da attivare con coetanei e adulti di sesso diverso, sforzandosi di correggere le eventuali inadeguatezze». Inoltre il giovane deve saper «riconoscere il rapporto affettività-sessualità-moralità» e «riconoscere attività e atteggiamenti che sottolineano nelle relazioni interpersonali gli aspetti affettivi e ne facilitano la corretta comunicazione». Non basta. Gli si insegna a saper «cogliere la dimensione morale di ogni scelta e interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni» e a «cogliere la complessità dei problemi esistenziali, morali, politici, sociali, economici e scientifici e formulare risposte personali argomentate».
Potremmo continuare con altre amenità, come il «prendere coscienza delle situazioni e delle forme del disagio giovanile ed adulto nella società contemporanea e comportarsi in modo da promuovere il benessere fisico, psicologico, morale e sociale» e l’addestramento alla democrazia attraverso l’organizzazione di «un Consiglio Comunale dei Ragazzi». Ovviamente bisogna praticare «il dialogo tra culture e sensibilità diverse» ma anche «partecipare al dibattito culturale», come se non ci fossero abbastanza commentatori “culturali” in giro.
Fermiamoci e poniamo una domanda. A chi spetta definire cosa sia “socialmente accettato” e “moralmente giustificato”, cosa sia “inadeguato” nelle “modalità relazionali”, quale sia la “dimensione morale” delle scelte, che cosa sia il “rapporto affettività-sessualità-moralità” e (colmo dei colmi) cosa sia il “benessere psicologico e morale”? Allo Stato, evidentemente, per il tramite dei suoi agenti, i docenti di educazione alla cittadinanza e all’affettività, cui sarà demandato addirittura di mettere il naso in una funzione tipica della famiglia: l’educazione emotiva e affettiva. Infatti, saranno loro i delegati a spiegare quali ne sono le modalità socialmente efficaci e moralmente legittime. Allucinante.
La fortuna di questo paese è che spesso le leggi si promulgano e non si applicano. Finora questo ciarpame è rimasto sulla carta. Attenzione però che non rispunti fuori nella definizione dei regolamenti attuativi della legge. Si rischia che, mentre lo sguardo si allunga verso la penisola iberica, dietro le spalle ci venga servito uno scherzetto da far invidia al buon Zapatero.
(Libero, 23 dicembre 2008)

18 commenti:

vanni ha detto...

La politica con la vocazione del grande fratello. Mi occupo io di tutto - per il tuo bene - ti dico io che braghe devi metterti la mattina e che cosa devi pensare.
Vecchi fantasmi che vogliono ricomparire. O forse non sono mai scomparsi.

Caroli ha detto...

Stalin è sempre dietro l'angolo. Quale gulag, quale KGB, quale gestapo vogliono costruire dietro a tutto questo? Dovremo arrivare all'affermazione secondo la quale "quel p... dello stato (con la minuscola), se c'è, non c'entra, e, se non c'è, è meglio"? Il risultato di questo stato (ancora con la minuscola) onnivoro lo abbiamo già visto più volte. Devo fare citazioni di ciò? No, vero? Le conosciamo tutte... Perché l'Uomo, ossia Lei, Professore, Vanni che mi ha preceduto, io e tutti noi, siamo più grandi di qualsiasi stato. Alla faccia di tutti i zapateri dell'universo.

NOI CHE AMIAMO LA RES PUBLICA NON ANDREMO A CACCIA DI FARFALLE, E NON CE LA FARANNO, A MOZZARCI LA MANO!

agapetos ha detto...

C'è già una forma di statolatria in Italia, ed è quella che guarda alla Costituzione come ad un deposito di verità eterne e non modificabili.
È proprio vero, come ci insegna la vicenda del vitello d'oro, che quando si abbandona Dio inevitabilmente si finisce a costruire degli idoli... "laici".

anna bonalumi ha detto...

Ritengo che sia fondamentale che l'educazione spetti in primo luogo alla famiglia: i genitorisono coloro che trasmettono i loro valori ai propri figli e non tanto con le parole quanto con i comportamenti.Ritengo che ci sia una grande confusione tra i ruoli, chi debba educare, chi insegnare, ecc. Ricordo che "educare" significa "tirar fuori" ciò che c'è in ogni persona e cioè accompagnare in un percorso di crescita, aiutando a valorizzare le doti di ognuno, a scoprire le proprie potenzialità..Mi pare che oggi si confonda l'educazione con altro e cioè con il "mettere dentro"..

vbinaghi ha detto...

Gentile professore, ho letto con interesse alcuni suoi articoli comparsi su "La poesia e lo spirito" ed ora sto finendo di leggere "Chi sono i nemici della scienza?", libro direi essenziale, che spero di recensire presto su LPELS.
Tra i molti argomenti polemici su cui non posso che concordare, ce n'è uno di tipo squisitamente teorico, su cui mi piacerebbe scambiare due ideee con lei.
E' l'ipotesi di una filosofia che integri il metodo scientifico come elemento chiave della fenomenologia dello spirito (non è questa la formulazione che lei ne dà, ma mi consenta di tradurre in questo modo i riferimenti al pensiero di Enriques, che purtroppo non conosco). E' il punto chiave, che permetterebbe di far giustizia sia di un irrazionalismo post crociano che dello scientismo A o B. Mi chiedo se lei conosca il pensiero di Bernard Lonergan, in particolare la sua summa, Insight, interamente dedicata a questo scopo.

Valter Binaghi

Caroli ha detto...

Sono d'accordo con agapetos. Anzi, sarebbe auspicabile un consenso da darsi, o da negarsi, alla Costituzione al compimento del diciottesimo anno di età... Scommettiamo che, rispetto al vitello d'oro, farebbe la medesima fine, almeno a livello di idolatria? Chi abbandona l'unico Signore, ossia l'ateo, non è vero che non crede in nulla: le beve tutte.

vanni ha detto...

Egregio Professore, altro che straparlare di stato laico. Il grande dibattito, il confronto costruttivo, la grande palestra della dialettica - nella quale tuttologi di incerta e caliginosa preparazione possono esibire a buon mercato i loro muscoli cascanti - è in realtà sull'edificazione di uno stato moralistico e ideologico, coinvolto in tutto, deputato a tutto.
Un grande dibattito, seguito dall'occhio benevolo e dall'incoraggiamento di mille politici. Del resto come si può immaginare che i pensieri di Von Mises o di Rothbard o di quanti vogliono alleggerire il peso dello stato sulla società siano popolari e oggetto di riflessione fra i politici, così esposti come sono alla tentazione di considerare lo stato come una cosa propria, che consente l'esercizio supremo e appagante del potere?
Purtroppo non ci vanno, ma molti dei maitres à penser impegnati nell'apertura (!) di tavoli sull'argomento potrebbero più proficuamente andare alla Domenica sportiva a concionare e questionare di calcio; almeno si capirebbe tutti di che si parla, ci si divertirebbe tutti, si incrementerebbe tutti il proprio "benessere psicologico e morale".
Professore, Lei dice che "la fortuna di questo paese è che spesso le leggi si promulgano e non si applicano". Anche a me càpita di essere ridotto a confidare nell'inefficienza dello stato: a volte la trovo una cosa così emozionante!

Ettore ha detto...

Sentendo parlare i laicisti oltranzisti ho sempre avuto l'impressione che il loro vero obiettivo fosse uno stato etico, che imponesse a tutti la loro etica. Questa falsa laicità comincia ad essere evidente in Spagna dove Zapatero ha un vero e proprio progetto etico\religioso sulla società. In Italia i tempi ancora non sono maturi (o meglio, marci) per questo, ma temo che questo non durerà ancora a lungo...

Luigi Sammartino ha detto...

Magari la famiglia fosse capace di fornire una educazione alla tolleranza e al rispetto della diversità e dei differenti punti di vista. La famiglia, quasi sempre, non vuole o non può. Poi ci sono quelli che purtroppo una famiglia nemmeno ce l'hanno.

Dare alla famiglia una responsabilità educativa significa alla fine lasciare i figli in mano alla televisione. E se l'educazione alla cittadinanza è "ciarpame" di tipo sovietico, l'educazione impartita dalla televisione allora che cos'è?

In altri termini, responsabilizzare la famiglia rispetto ai compiti educativi dei figli è un proposito legittimo e sacrosanto in teoria ma fortemente ingenuo nella pratica, perché le famiglie riprodurrebbero nelle teste dei figli quegli stereotipi e pregiudizi che uno stato democratico ha invece giustamente il compito e il dovere di combattere.

Che l'educazione alla cittadinanza possa essere intesa anche come educazione all'affettività è una esagerazione, sono d'acordo. L'educazione all'affettività sarebbe un qualcosa di troppo invasivo perché l'affettività riguarda la sfera della intimità e non quella della vita pubblica.

Tuttavia parlare di uno svuotamento del ruolo della famiglia, partendo da un principio di diritto naturale è anch'esso eccessivo, anche perché non si capisce dall'articolo che cosa lei intenda per diritto naturale.

Io non conosco le associazioni e i gruppi che si occupano di educazione alla cittadinanza. Ho potuto solo dare un'occhiata ai siti web. E non ho trovato traccia di riferimenti ad un modello educativo anche lontanamente collegabile alla scuola di tipo sovietico.

Voglia scusare il tono polemico di questo commento, ma trovo l'articolo davvero esagerato.

Giorgio Israel ha detto...

Se lei fosse un pochino più modesto e provasse a riflettere e a leggere invece di credere di risolvere i problemi con un'occhiata in rete e di sentirsi autorizzato a sentenziare su questa base, ne trarrebbe gran vantaggio. Del resto, non c'era neanche bisogno di andare lontano, ma soltanto di leggere l'articolo qui riportato che polemizza contro coloro che si rifanno alla scuola pedagogica di Makarenko, per evitare affermazioni tanto avventate.
Inoltre per trovare traccia di un modello educativo statalista di tipo socialcomunista bastava che si mettesse allo specchio. Lei sostiene addirittura che la famiglia non deve avere responsabilità educative perché altrimenti riprodurrebbe nella testa dei figli stereotipi e pregiudizi che invece combatterebbe uno stato democratico... Si legga di quali stereotipi e pregiudizi è intessuta l'educazione alla cittadinanza in Spagna prima di parlare. Davvero lei crede che lo stato abbia questa virtù salvifica? Ma lei è un adepto dello stato etico di Hegel. E poi: ma davvero lei ha questa immagine assolutamente negativa della famiglia? Al punto di dire che famiglia = televisione? Lei deve avere davvero avuto esperienze tragiche in vita sua... Mi creda, esistono tante famiglie che educano in modo consapevole i figli non abbandonandoli alla televisione e ai pregiudizi. Forse lei non lo sa, ma il mondo familiare non è così brutto come pensa.
Senza rendersene conto lei ha presentato sé stesso come prova diretta della giustezza del mio articolo.

Luigi Sammartino ha detto...

Mi fa piacere che lei conosca così tante famiglie che sanno educare bene i figli alla tolleranza, al rispetto delle opinioni altrui, all'apertura verso le differenze, al disprezzo verso ogni forma di razzismo, ecc. ecc. Ma credo proprio che non sono io quello sfortunato. Semmai è lei che ha avuto la fortuna di conoscere così tante belle famiglie. Una gran bella minoranza, ma pur sempre una minoranza. Una gran bella ingenuità la sua.

Io non credo allo Stato ideale di Hegel, ci mancherebbe pure. Credo però nei valori della tolleranza e del rispetto, e credo che sia giusto che anche lo stato laico e in generale le associazioni laiche si adoperino per questo, attraverso le istituzioni educative.

Se poi tali istituzioni hanno dei difetti è giustissimo che vengano denunciati e corretti. Ma da qui a squalificare l'educazione alla cittadinanza in quanto tale ce ne corre.

Giorgio Israel ha detto...

Bene. Allora sequestriamo i bambini dalle famiglie assegnandoli a comunità di stato dove verranno educati alla tolleranza, al rispetto, all'antirazzismo, naturalmente senza televisione e senza videogiochi. Infatti, il modello di scuola che abbiamo di fronte rappresenta un esempio preclaro in questa direzione.
Ma lei ha mai letto i programmi dell'educazione alla cittadinanza spagnoli e italiani? Prima li legga, ci pensi e poi parli, dando un esempio di quella riflessività e mancanza di pregiudizi di cui straparla.

Luigi Sammartino ha detto...

Se si parla di sequestro dei bambini dalle famiglie o di qualunque forma di educazione che restringe il diritto alla libertà dei ragazzi, sono totalmente d'accordo con lei, e alla sua denuncia unisco anche la mia. Ma anche l'alternativa di lasciare i figli da soli e abbandonati a tv e videogame è sbagliata.

Esiste la scuola dell'obbligo, ed è giusto che la scuola dell'obbligo debba essere anche un luogo dove il bambino o il ragazzo possa ricevere questo tipo di educazione (ripeto: educazione al rispetto, alla diversità, al disprezzo verso ogni forma di razzismo, ecc.).

Del resto questo lo diceva anche Umberto Eco: se vogliamo combattere queste ingiustizie ed evitare di ripetere gli stessi errori storici, dobbiamo cominciare dalla scuola.

Ma in fondo è per questo che io ero a favore del Liceo per tutti. Perché solo potenziando i programmi di storia e aggiungendo la lettura di quei classici del pensiero che tanto hanno contribuito a rompere e falsificare i nostri pregiudizi più atroci, si può tentare di costruire una società più giusta, una società dove le persone imparino a ragionare e a dubitare di quelle certezze che tanto male fanno ancora ai più svantaggiati.

Se però, ripeto, il governo Zapatero intende effettuare delle forzature che ledono al diritto alla libertà, è necessario e sacrosanto protestare. A me piace citare Pertini: qualunque riforma di tipo sociale che ci toglie la libertà deve essere combattuta; ma al tempo stesso la libertà è vana senza giustizia sociale. Io non sono un uomo libero se vengo discriminato, se non mi si dà la possibilità di integrarmi nella società come gli altri, se i miei figli vengono per qualsiasi motivo emarginati a scuola.

Mi auguro che Zapatero adotti le giuste correzioni al suo programma.

Cordialmente.

Caroli ha detto...

Abbiamo trovato un adoratore del zapatero, pardon, del vitello d'oro. Una volta (anzi, più di una volta) mi è capitato di pensare che lo stato (con la minuscola), se c'è, non c'entra. E non è stata la famiglia, ma è stato lo stato (sempre con la minuscola, perdoni il bisticcio) a farmi giungere a queste conclusioni. Ora si tratta di rimettere lo stato al posto che si merita: uno slogan elettorale di quella che è sempre stata la posizione politica in cui mi sono riconosciuto, era "Più società, meno stato". Appunto. Lo Stato (questa volta con la maiuscola) come molla per iniziative che, partendo dalla società civile, arricchiscano tutti con la loro creatività. E qui si situa anche l'educazione, essendo prima comunità educante la famiglia, in una scuola complementare alla famiglia stessa.

Sparta, l'unione sovietica, il terzo reich, speriamo domani la Spagna di zapatero (con la minuscola) lasciamole sepolte, come si meritano, tra i ciarpami della storia. E con esse i loro (nostalgici od utopici) adoratori.

Due parole sull'integrazione. Andate, per cortesia, a parlarne con il ragazzo che si era innamorato di Hina Saleem, e chiedetegli cosa ne pensa.

Luigi Sammartino ha detto...

Sign. Caroli.

Devo dedurre dal suo post che lei è contrario all'integrazione, perché in fondo tra gli immigrati ci sono una sacco di assassini.

Mi corregga se sbaglio.

Caroli ha detto...

Sammartino,

Non le sto nemmeno a rispondere, se non per dirle che uno tra i miei migliori amici si chiama Ngo hon Tai. Nome italianissimo, vero?
Per il resto, le ha già risposto il Professor Israel, per cui non mi dilungo.

Caroli ha detto...

Questa è l'ultima volta che rispondo alle tesi del sig. Sammartino. D'ora in avanti, le salto pari.

Luigi Sammartino ha detto...

Sign. Caroli.

La ringrazio per avermi corretto e mi scusi se posso averla irritata.

Anche io ho molti amici e conoscenti provenienti da paesi quali l'Iran, l'India, l'Egitto e la Russia. Sono amicizie da cui ho imparato molto.

La saluto cordialmente.
Luigi Sammartino.