lunedì 9 febbraio 2009

Una guerra ideologica che dura da anni ha vinto una battaglia campale. Da oggi la vita vale di meno.

18 commenti:

Attento ha detto...

Non so se si deve parlare di battaglia persa.

Io ho percepito tra la gente, nei dibattiti televisivi, sulla carta stampata tanta emozione e sofferenza.

Non è vero che la maggioranza della popolazione era per la morte di quella povera donna.

E' emerso che milioni di persone non riescono a mandar giù l'idea di far morire di fame e di sete una invalida incapace di intendere e volere, per di più sulla base di una volontà presunta.

Di sicuro, grazie anche alla presa di posizione del governo (che non ho mai sostenuto ma da ora in poi la mia posizione sarà diversa), la fine di Eluana non è avvenuta come lugubre adempimento di una procedura burocratica disposta da una sentenza.

Sono scorsi invece fiumi di lacrime e in entrambi gli schieramenti si è sentita pulsare il cuore di esseri umani.

E' una ulteriore dimostrazione che una persona in stato vegetativo permanente è capace, con la sua sola presenza di renderci migliori.

Lo sanno le migliaia di famiglie e di operatori (grazie suore di Lecco! vi voglio bene) che hanno deciso diversamente.

L'amore che loro riescono ad esprimere non è un fatto racchiuso nele mura delle loro case, bensì è un patrimonio che arricchisce tutta la società.

vanni ha detto...

Non mi sento in condizioni di spirito serene per esprimere i miei pensieri senza esondare dalle righe.
Mi limiterò a palesare la mia ammirazione senza limiti per quegli uomini tutti di un pezzo e di salda dirittura, ben consci e rispettosi del loro alto ruolo istituzionale e della responsabilità che ne consegue; quegli uomini che non possono permettersi cedimenti o perdite di tempo, nell'impegno assiduo, testimoniato lungo tutta la loro vita, a perseguire un più importante bene comune, armoniosamente accordato con l'inelubile ritmo della storia. E' di queste esemplari e rigorose figure che l'Italia – ma che dico – tutto il mondo ha bisogno. Quindi guardiamo avanti e mettiamoci una bella pietra di rispettoso silenzio sopra, come viene pietosamente suggerito.
Se ce ne sarà la possibilità, leggerò pensoso le memorie di questi uomini, nelle quali essi potranno narrare del prezzo lacerante pagato in strazio e dolore personale, per aver dovuto inchinarsi a fini superiori dinanzi ai quali la coscienza individuale non può aver voce.

Alessandro ha detto...

probabilmente ha sbagliato a pubblicare il link...

Giorgio Israel ha detto...

Non c'è alcun link

paolo ha detto...

Gent.mo prof. Israel... Che dire?
Una preghiera.
Di fame e di sete. Nel nostro paese ormai incapace di sostenere anche solo un flebile respiro. Nel nostro paese incapace. Cosa diremo ai nostri figli? che la carità cristiana è stata eliminata dall'ordine della ns società? Che la città che i nostri padri ci han lasciato non abbiamo saputo custodirla?

Caroli ha detto...

Non ho capito Vanni. Di chi parla? A me paiono stereotipi: vuole, cortesemente, fare nomi e cognomi, o precisare meglio?

Mi associo alla preghiera di Paolo, con la speranza che casi come Eluana, come Terry Schiavo possono smuovere le coscienze dal torpore che questo demoniaco politically correct ha causato.

Ne approfitto per segnalare che negli USA (Georgia) esiste una persona, Troy Davis, condannata nel 1991(!) a morte per avere ucciso un poliziotto: 7 testimoni a carico su 9 hanno ritrattato, ed esiste più di un dubbio sulla sua colpevolezza. Anche questo caso pone a tema il fatto di una non disponibilità della vita umana.

Link:

http://takeaction.amnestyusa.org/siteapps/advocacy/index.aspx?c=jhKPIXPCIoE&b=2590179&template=x.ascx&action=11448&tr=y&auid=4470779

vanni ha detto...

Caroli, Lei ha ragione - però ne ho un po' anche io - e mi costringe all'angolo: non mi riferisco a Berlusconi.
Dico che lasciare prevalere ragioni di correttezza costituzionale, di rispetto della legalità (ma c'è senso della misura e delle proporzioni a prospettare eventuali vulnera istituzionali?), di osservanza delle procedure, o - peggio ancora - di opportunità politica sia, in occasioni come questa, fuori luogo. E che resipiscenze affidate alla letteratura possono suonare come una campana fessa.

Nautilus ha detto...

Vorrei proporre una piccola provocazione ai difensori a oltranza della sacralità della vita: poniamo (cosa non impossibile) che la scienza medica inventi delle procedure che consentano di prolungare artificialmente l'esistenza di chi vive in stato vegetativo fino a oltre i 100 anni, età a cui sappiamo il corpo umano può arrivare.
Bisognerebbe applicarle? E se sì, quale sarebbe lo scopo?

Caroli ha detto...

Vanni, carissimo, non Le chiedo altro. Siamo totalmente d'accordo.

Caroli ha detto...

Nautilus, se si prolunga l'esistenza, non si vede perché si debba riferirle allo stato vegetativo: saremmo a livello degli "esperimenti" del mostro mengele.
Se un organismo umano in condizioni di handicap funziona autonomamente fino alla naturale conclusione della sua traiettoria biologica, non esiste alcuna ragione per interromperne l'alimentazione quando per essa è necessario l'intervento di terzi. Punto e basta.
Lei parla di "prolungare artificialmente", e si è già risposto: ogni "prolungamento artificiale" non è naturale, e quindi ricade nel novero degli accanimenti terapeutici, che ovviamente nessuno di noi vuole. Quindi discende che non si sposta di una virgola il concetto di sacralità della vita.

Caroli ha detto...

Ma Lei, Nautilus, ha il gusto del grottesco? A quale scopo si farebbe questo? Con quale utilità? Non capisco.

agapetòs ha detto...

Segnalo questo stupendo - e laico - intervento di Marcello Pera al Senato del 10 febbraio.

Ettore ha detto...

Caro Nautilus, se vogliamo parlare di fantascienza allora dovremmo anche supporre che questa super-scienza possa prima o poi risvegliare queste persone dal coma. La situazione è già complessa di suo, lasciamo perdere le prospettive futuristiche.

Nautilus ha detto...

Caro Ettore, non si coglie il punto. Voglio dire: se la scienza permettesse di prolungare per 50, 70 anni lo stato vegetativo PERMANENTE, in assenza quindi di speranze di risveglio, sarebbe il caso di attuarlo, solo perchè c'è un cuore che batte?
Non mi pare fantascienza, che io sappia ci sono già casi che superano i 20 anni.
Mi vengono subito in mente delle obiezioni: quante persone, bambini, giovani si potrebbero salvare utilizzando le risorse per tenere artificialmente in vita chi non si sveglierà più, per curare tanta gente del terzo mondo che muore per mancanza di medicine o semplicemente cibo?
E poi, ho sentito iersera Formigoni dire che Eluana manifestava qualche segno di coscienza. Non so immaginare niente di più terribile che essere immobilizzato, cieco, sordo e muto ma con ancora una coscienza di sè. Sarebbe come essere sepolti in una bara di carne. Non ho dubbi che NESSUNO vorrebbe trovarsi in quella situazione, in un tal caso la morte è una benedizione.
Saluti.

Attento ha detto...

Non credo ci sia qualcuno che proponga di sottoporre a trattamento medico una persona in stato vegdetativo permanente con il solo scopo di prolungarne la vita.

Il trattamento deve essere finalizzato al miglioramento delle condizioni o ad alleviare il dolore.

Lo dicono tutti i disegni di lege in discussione. Lo dice anche il Catechismo.

Esistono divergenze su come considerare l'alimentazione forzata: un dovere umano o un trattamento medico.

La questione e mal posta e rivela una interpretazione molto superficiale e deformante delle posizioni "pro life".

Giovanni ha detto...

Gent.mo sig. Nautilus, ci sono pareri di medici autorevoli, come il dott. Joseph Giacino dell'Istituto di Neuroscienze del New Jersey (USA), che sostengono di aver riscontrato casi in cui un cervello danneggiato, dopo molti anni abbia presentato casi di miglioramento. Caso emblematico, studiato dal dott. Giacino, è il caso di Terry Wallis, risvegliatosi da uno stato di coma vegetativo durato dall'84 al 2003 (19 anni). Addirittura il neurologo Randall Bjork (vicepresidente del Colorado Springs Neurological Associates) su la "Gazette" di Colorado Springs dell’8 marzo 2007 parla di una donna di 50 anni, Christa Lily Smith, la cui diagnosi è «stato vege­tativo» che periodicamente si risveglia. Piombata in coma nel 2000 per un attacco cardiaco, è migliorata fino a venire alimentata artificialmente. Si è svegliata finora cinque volte, al­trettante è tornata in stato vegetati­vo.
Solo una visione nichilista della materia può ipotizzare una crescita nei livelli di mantenimento in vita a discapito della possibilità di risveglio dagli stati comatosi.
Saluti,
Giovanni

Caroli ha detto...

Grazie, Giovanni. Grazie, Attento. Sicché si trattava di altro che grottesco: si trattava di vera e propria mentalità antiscientifica. Che in fondo è la più diffusa oggi, a prescindere dalle chiacchiere su Galileo, mentalità e chiacchiere di cui anche Lei, Professore, tratta nei "Nemici della Scienza"...

Caroli ha detto...

Ringrazio Agapetòs per la segnalazione dell'intervento del Sen. Prof. Marcello Pera. Veramente ci si rende conto che, quando la ragione viene utilizzata secondo tutti i suoi fattori non mancano certo gli argomenti. E l'intervento citato ne è un luminoso esempio. Ma - e questa è una sottolineatura da fare - nessuno ha il monopolio di un tale utilizzo della ragione, ed è questo che pone fianco a fianco il Professor Israel, il Senatore Pera, il Papa Benedetto XVI, ed il dott. Magdi Cristiano Allam. Grazie ancora.