giovedì 2 aprile 2009

C'è gente per cui "la fisica è materialista"

Giorni fa mi sono imbattuto nelle liste dei giurati e dei finalisti di alcuni premi di letteratura scientifica e, per quanto abituato a queste cose, mi sono stupito: sempre i soliti nomi, la solita compagnia di giro, da una parte e dall’altra, da quella dei premiati e dei premianti, che si scambiano ruoli e onorificenze con sconcertante disinvoltura. Insomma, è quella che gli anglosassoni chiamano una «society for mutual admiration». Inutile dire che tutti appartengono alla stessa parrocchia scientista, la medesima che ci propina la consueta minestra su quasi tutta la stampa italiana. Eppure, secondo il recensore su L’Indice del mio libro “Chi sono i nemici della scienza”, tal Vincenzo Barone, in Italia «gli intellettuali che predicano il culto della scienza come unica forma conoscitiva assolutamente valida» si contano sulle dita di una sola mano. Delle tre l’una: o non legge, o confida che nessuno legga, oppure non sa contare.
Del resto, la sua recensione è un modello di come le critiche che pungono sul vivo possano far perdere la testa. Secondo questo signore apparterrei alla schiera di «intellettuali transitati dal catechismo marxista (come lo chiama lui) al catechismo teocon e alla difesa armata delle radici giudaico-cristiane d’Europa». Piacerebbe sapere come lo chiama lui il marxismo: teoria “scientifica”, immagino. Per parte mia non sono di quelli che si rifiutano di vergognarsi di essere stato comunista, malgrado le scusanti della giovane età e di aver sempre avuto posizioni moderate. Ebbene sì, considero con disagio l’aver aderito a un’ideologia dagli esiti criminali. Catechismo è dir poco. Ma a quel signore disturba persino applicare al marxismo la parola “catechismo”. Quanto ai miei approdi, che difendo a parole (non ho il porto d’armi), sono le conquiste della liberaldemocrazia e i principi dei diritti dell’uomo: se li vuol chiamare teocon, teofrasto o teopompo si accomodi.
Non mi soffermo sulle insinuazioni e falsificazioni di cui è intessuto quel testo: per esempio quella secondo cui le mie considerazioni sul disastro dell’istruzione italiana sarebbero politicamente a senso unico. Preferisco menzionare un piccolo capolavoro: il «documento di genuina malascienza» che il nostro crede di aver trovato nel mio libro. È quando critico Massimo Piattelli Palmarini per aver detto che la fisica e le sue leggi sono “materialiste”. Barone si mostra scandalizzato perché io ho affermato che non ha senso dire che «le leggi della fisica sono materialiste» e ironizza: «presumibilmente la fisica è spiritualista, animista o qualcosa del genere».
Lasciamo da parte che per un tal Newton la gravitazione universale poteva spiegarsi soltanto come una proprietà occulta della materia o per l’intervento di un fattore “soprannaturale”. Qualcuno dovrebbe spiegare a questo signore la distinzione tra materia e materialismo, tra natura e naturalismo, tra spirito e spiritualismo, ecc. Il fatto che la fisica e le sue leggi si occupino soltanto di fatti materiali non implica affatto che esse siano materialiste, ovvero che dimostrino la dottrina secondo cui tutto si riduce a fatti materiali (o che si basino su di essa). Insomma, da una legge della fisica non si deduce l’asserto metafisico che tutto, anche l’anima, si riduce ad atomi, né essa ne ha bisogno come fondamento.
A dirla tutta, le frasi «le leggi della fisica sono materialiste» o «la fisica è materialista» (o spiritualista, s’intende) sono perdonabili soltanto sulla bocca di un analfabeta. Sarebbe da ridere se si trattasse solo dell’inverarsi del detto sui pifferi di montagna. È da piangere pensando in che mani è l’educazione scientifica in questo paese.
(Tempi, 2 aprile 2009)

18 commenti:

agapetòs ha detto...

Mi riesce invero difficile pensare che un fisico teorico possa essere pienamente "materialista" e che in lui (o lei) non dimori la stessa ricerca di qualcosa di meta-fisico che Einstein sintetizzò con la frase «voglio conoscere i pensieri di Dio, il resto sono dettagli». Così come mi risulterebbe difficile pensare ad un musicista che concepisca la musica come una serie di perturbazioni dell'aria che, attraverso il timpano ed il nervo acustico, arrivano al cervello.
Lei che ne pensa?

Caroli ha detto...

Una piccola chiosa, Professore. Ho conosciuto, per amicizia di famiglia, un dentista che Teopompo si chiamava di nome. Per dire della fantasiosità dei genitori di questo personaggio, il di lui fratello, primario oculista, si chiamava Sallustio. Del resto in Romagna questi exploits sono abbastanza normali.

Caroli ha detto...

Venendo al tema, non si confondano alcune applicazioni della fisica alla realtà (in questo caso è ingegneria, non più fisica) con la fisica tout court. Addirittura può capitare che fior di scienziati fossero chierici: nel qual caso, cosa diremo? Materialisti o spiritualisti o cosa altro? Penso a Spallanzani, a Keplero, a Mendel. Ma potrei anche riferire di Pavel Florenskij, ingegnere ed idraulico insigne, ucciso dal bolscevismo perché sacerdote ortodosso. Ed il credente Pascal? Era materialista, Pascal? Povera scienza italiana!

Luigi Sammartino ha detto...

Degli -ismi bisogna sempre diffidare.

Gli -ismi politici poi sono i peggiori. E il marxismo ne è un esempio fin troppo tragicamente eloquente. L'idea della storia intesa come lotta di classe, e peggio ancora l'idea di "dittatura del proletariato", sono i punti più infelici del pensiero di Marx perché hanno generato il totalitarismo.

Al termpo stesso però Marx ha ragione quando dice che il capitalismo è di per sé instabile e quando sostiene che la borghesia, da sola, non è in grado di fare le riforme democratiche.

Tuttavia, professore, mi permetta pure di dire che anche il liberismo è un -ismo, appunto. E che, al di là dell'attuale crisi economica, ha prodotto un individualismo e un egoismo insopportabile.

Il sentimento della compassione si è ormai ridotto a quattro lacrimucce buttate in televisione.

vanni ha detto...

Per manifesta incompetenza non mi metterò di sicuro a parlar di scienza ed epistemologia (sul blog del professor Giorgio Israel poi: non sono così incauto) ; vorrei solo osservare come in tante discussioni, in tante critiche si percepisca già dai toni del discorso come esse saranno fortemente improntate ad un approccio ideologico e personale, nel senso deteriore dei termini. Non è della vis polemica che parlo, ma del fatto che non si dibatta abbastanza restando in argomento, nel merito, e le dispute ruotino troppo intorno alla figura della persona, alle sue vicende, alla sua collocazione politica soprattutto. Questo vezzo di far degenerare la disputa è una tentazione alla quale pare si ceda in ambito familiare, soprattutto fra le pareti della cucina, ma alla quale, almeno nelle questioni in pubblico, forse sarebbe più fecondo resistere. Altrimenti anche uno qualunque come il sottoscritto avrebbe potuto tappar la bocca al corrotto Bacone o allo schiavista Voltaire (è chiaro che non si fanno riferimenti ad alcuno!).
Peraltro – professor Israel mi corregga se dico fesserìe, perché mi appoggio su memorie remote – mi pare che pure in passato tipetti come Newton e Leibniz (Spinoza deve aver sperimentato la tenerezza di quest'ultimo) non confinassero esclusivamente entro il seminato le loro discussioni e non andassero giù leggeri. Sempre se ben ricordo, più recentemente Gödel e Wittgenstein sono addirittura passati a vie di fatto, non per ragioni di donne, ma nel corso di una fiera discussione di logica.
Si può dunque concludere che Vincenzo Barone possieda caratteristiche che furono di Leibniz, Gödel, Wittgenstein? Egregio professor Israel, dicono a Roma che sono tempi cupi: sono contento che Lei non segua troppo il suggerimento di Dante: "Non ti curar... ".

francesco ha detto...

Ma come mai chi parla di materialismo della fisica, non si confronta con la schiacciante evidenza che la stragrande maggioranza dei padri della scienza era credente e praticante? Al solito ci si limita a nominare timidamente Pascal. Perché però, nessuno si ricorda del ruolo centrale che il cristianesimo sandemanista svolse nella vita di Faraday, o del cattolicesimo appassionato di Ampere, del cristianesimo di Maxwell, che sapeva a memoria decine di salmi, del fatto che Volta facesse il catechista nella chiesa di San Donnino a Como, della genuine fedi cristiane di Young, di Kelvin, di Joule, di Henry? La lista è davvero impressionante. Tempo fa pensavo di lanciare una sfida: si trovi se fra gli scienziati che hanno dato il nome alle unità di misura, quindi fra le vette del sapere scientifico, ve ne sia stato uno solo che non era un credente.

"O Dio onnipotente,che hai creato l'uomo a tua propria immagine, e ne hai fatto un'anima vivente perché egli potesse cercarti e avere potere sulle tue creature, insegnaci a studiare l'opera delle tue mani, in modo che possiamo sottomettere la terra a nostro uso, e rafforzare la nostra ragione al tuo servizio, e ricevere la tua parola benedetta, così da aver fede in Colui che hai mandato a darci conoscenza della salvezza e della remissione dei nostri peccati." (James Clerk Maxwell, manoscritto citato da M. Bersanelli in "Solo lo stupore conosce".)

"Perciò fratelli, dobbiamo apprezzare il privilegio di conoscere la verità di Dio più che ogni altra cosa in questo mondo. Più vediamo la pienezza della sua volontà compiersi in Cristo, più dobbiamo ringraziare Dio per il suo dono indicibile." (M. Faraday, sermone letto in chiesa, 1861)

Caroli ha detto...

Mi scuso con tutti perché sono geograficamente "spostato ad est" nelle mie citazioni (ognuno parla di ciò che gli corrisponde di più). Dimenticavo Galileo, il cristiano Galileo. Per questa omissione mi scuso.
Recentemente ci ha lasciato il credente Solzenicyn (ci risiamo): forse non tutti sanno che, prima di essere uno scrittore, era un matematico.

chiaguglie ha detto...

Questa discussione, Professore, mi ha dato davvero un brivido piacevole. Finalmente si ritorna a dire ad alta voce che la natura non è materialista ma che obbedisce a leggi precise, che è cosa bene diversa. Ma il mondo e noi stessi, non siamo solo cellule impazzite e una sintesi è però possibile tra il mondo naturale e lo spirito. Purtroppo l'argomento in Italia è molto raro e anche fra i professori universitari è molto difficile trovare persone che vi lavorino, perché negli anni passati si sono seguite linee di ricerca diverse e pochi si sono addentrati in questi ambiti.

Borealis ha detto...

Scusate se esprimo un sospetto...
Ci sono molti modi di essere "credenti", e non è semplice verificare quanto e se fossero ortodossi nella loro religiosità i vari scienziati. E poi, mi chiedo quante persone avrebbero avuto il coraggio di dichiararsi scettiche in fatto di religione, in secoli precedenti il ventesimo.
Uno scienziato che avesse preso pubblicamente posizioni "impopolari" in argomenti così delicati, avrebbe rischiato come minimo di creare un malevolo pregiudizio sui risultati delle sue ricerche...

Poi, certamente un uomo del 1600 o del 1700 è più probabile che sia credente piuttosto che il contrario, ma bisogna anche tenere conto dell' epoca in cui viveva: nessuno può essere del tutto alieno alla cultura che va per la maggiore nei suoi tempi.

Mi sto facendo l'impressione che dispute su come e cosa sia la scienza rispetto alla religione o alla metafisica, non possano che giungere a risultati diversi a seconda dell' epoca presa in esame.

paolo ha detto...

Scusate premetto che sono fuori disciplina e che vado a buon senso. Ma non capisco i commenti specie gli ultimi. Come se si dovesse dimostrare che i fisici sono credenti.
I fisici come i matematici, gli storici e gli architetti come me sono pover'uomini che hanfede, magari bestemmiano e soffrono il male di una modernità che ha tolto il sacro come fattore delle cose. Dire che la fisica è materialistica è una fesseria da rigo rosso per la correzione di una maestra elementare. Probabilmente caro professore il nostro si è confuso e voleva dire che essa studia ed elabora le leggi che regolano la materia (spero così di far onore alla mia maestra che adorava come disegnavo...).
Ormai la confusione regna sovrana nei libri e nelle teste dei dotti e l'esempio che lei ha riportato mi ha fatto tornare in mente quando un mediatore immobiliare usò "circoncisi" invece che "circoscritti" provocandomi istantaneamente una fragorosa risata accompagnato dalla risata di tutte le maestre elementari che invano avevano tentato di insegnare l'italiano in quella materia che di grigio aveva poco. Ma almeno non ardiva a scrivere libri. Un saluto.

Giorgio Israel ha detto...

Infatti, questo è il commento giusto. Se ricominciamo a discutere se gli scienziati sono materialisti o spiritualisti vuol dire che non abbiamo capito niente, esattamente come quel signore. La fisica si occupa di processi materiali, ma non è né materialista né spiritualista. Dirlo è una fesseria da matita blu, neppure rossa.

Caroli ha detto...

Carissimo Paolo, ha ragione il Professore: il suo commento è giusto. Ma non si tratta di dimostrare qualcosa: si tratta di dire a quali maestri uno fa riferimento come autorevoli per la sua vita. Se ho dato quell'impressione, mi sono espresso male. Non c'è nulla da dimostrare: c'è solo da seguire laddove l'umanità si esprime nella sua interezza. Si tratti poi della fede religiosa, della curiosità scientifica che dà scaturigine ad un atteggiamento di ricerca, del talento pittorico o di quello musicale (magari tutti sintetizzati nella medesima persona, ripenso ad un amico e coetaneo recentemente e tragicamente scomparso negli Stati Uniti), ebbene questo non fa altro che confermare la bellezza della vastità dell'orizzonte cui siamo chiamati.

Gianfranco Massi ha detto...

L' esistenza, o meno, di fenomeni trascendenti esula dalla Fisica, direi per "definizione".
Il fisico che nega la realtà metafisica deve compiere un atto di fede, perché accetta come dogma che non è possibile conoscere alcunché al di fuori di ciò che può essere osservato, e possibilmente misurato, con i metodi strumentali della Fisica. Altri fisici ammettono l' esistenza di fenomeni metafisici, e che la loro conoscenza possa avvenire al di fuori delle metodologie e dai canoni della Scienza. E non necessariamente con la filosofia, ma anche con l' arte, la poesia, la musica, o semplicemente contemplando la natura.
Credo che in questo senso sia possibile affermare che "la Fisica deve essere materialista", e accettare questa limitazione.

Lucio ha detto...

Gentile Professore,

ho reperito facilmente in rete la recensione di Vincenzo Barone. Non trovo pero' l'articolo di Piattelli Palmarini cui si fa riferimento. O meglio, ne trovo tanti, ma nessuno sembra corrispondere ai connotati indicati da lei a da Barone. Il piu' "famoso" e' quello sul Corriere del 4 novembre 2007, ma non mi sembra corrispondere. Potrebbe cortesemente fornire la referenza esatta?

Cordialmente,
Lucio Demeio.

Giorgio Israel ha detto...

9 novembre 2007

Gianfranco Massi ha detto...

Sono andato a rileggere il suo articolo del 9/11/2oo7, "Povertà intellettuale e declino scientifico". E' raro trovare una analisi dello stato della Scienza, oggi, più convincente. Perché sofferto, vi si sente l'accoramento del professore di Storia della Scienza che vede la Ricerca prostituirsi dinanzi al vitello d' oro della ricerca applicata. La Scienza ha sempre avuto nemici, ma mai letali come lo sono oggi. Perché ormai - salvo rare eccezioni come la Princeton University - hanno soffocato la ricerca scientifica, quella libera di librarsi in alto, come lo Spirito.

Caroli ha detto...

Egregio Massi, la fisica si occupa di problemi di carattere materiale. Non materialista, né spiritualista, né alcun altra -ista che possa venire in mente.

mauro ha detto...

E’ chiaro che il recensore cade nel solito luogo comune secondo cui l’autentica scienza non può che condurre al materialismo, dunque tutto ciò che si oppone al materialismo non può che essere antiscientifico. La conclusione è arcinota: la religione è nemica della scienza.
Il bello (si fa per dire) è che storicamente è vero l’esatto contrario.
Emblematico il caso di Carlo Linneo, grande naturalista del 700.

Nel mondo attuale sono state distinte più di un milione di specie animali e almeno mezzo milione di specii vegetali e si ritiene che esista un numero enorme di specie non ancora descritte (le stime più accreditate oscillano tra i 10 e 100 milioni di specie). La studio di questa strabiliante diversità non può che essere affrontato tramite un rigoroso sistema di classificazione. Curiosamente, il sistema di classificazione ancor oggi universalmente accettato si deve a un naturalista, credente convinto. Nel Systema Naturae (1758), capolavoro di Linneo, la classificazione del mondo vivente rappresentava un tentativo dichiarato di ricostruire l’ordine naturale della creazione e quindi il pensiero di Dio.
Da Linneo in poi i differenti livelli di affinità tra animali e piante sono stati espressi attraverso un sistema gerarchico di categorie che riconosce la sua base nella specie, indicata con due nomi, di cui il primo indica il genere e il secondo è peculiare della specie e viene definito nome specifico. A loro volta tutti i generi affini sono raggruppati in una unica famiglia, le famiglie si raggruppano negli ordini, gli ordini in classi, e così via.

E’ davvero ironico che il Systema Naturae, indiscussa pietra miliare negli studi naturalistici, sia opera di quello che oggi verrebbe disprezzato come un creazionista fanatico.

Mauro Morassi