domenica 24 gennaio 2010

Dan Brown, ovvero come vendere bufale preparate con competenza scolastica

Ho sempre istintivamente evitato di leggere i romanzi di Dan Brown. Dovendo intraprendere un lungo viaggio aereo e vagabondando tra gli scaffali della libreria dell’aeroporto mi sono detto che forse potevo cogliere l’occasione per leggerne uno e farmi un’idea non per sentito dire. In fondo, ho pensato, sarà un modo di passare il tempo: quantomeno la trama sarà accattivante. Così ho comprato il primo romanzo a portata di mano, Angeli e demoni, in inglese.
Trama animata e divertente? Non soltanto una mortale bufala, una broda allungata a forza pur di riempire un numero accettabile di pagine. Ma un’accozzaglia di assurdità da lasciare a bocca aperta. Non si tratta soltanto dell’inverosimiglianza della trama, del fatto che le costruzioni fantascientifiche sono assolutamente improbabili: per esempio, è difficile che un aereo sperimentale che viaggia a una velocità di una quindicina di volte quella del suono possa atterrare su un aeroporto normale senza essere notato. Non si tratta neppure soltanto del carattere malamente abbozzato dei personaggi, talvolta caricaturali fino al limite del ridicolo. Si pone una domanda più elementare: è mai possibile che uno scrittore di best seller che guadagna quattrini a palate non abbia la possibilità di ingaggiare qualcuno che gli riveda il testo in modo da non propinare parole in italiano malamente storpiate? Non è un’usanza tipicamente americana quella di avvalersi dei “revisori stilistici”? Evidentemente Dan Brown è un pasticcione, un avaro o gli piace prendersi in giro da solo, visto che ci propina “Capella Sistina” con una “p” sola, fa dire che «non si può entrare perché… è chiusa temprano», fa intimare che «basta di parlare» e così di seguito. Sembra di sentire uno di quei turisti americani che parlano a mozziconi di un italiano improbabile: il guaio è che quei mozziconi vengono messi in bocca a personaggi italiani. Ma dove Brown raggiunge un vertice è nella descrizione di Roma dall’alto dell’aereo: un dedalo caotico di viuzze che si avvolgono senza regola alcuna attorno a chiese e ruderi “in rovina” (sic) e nelle quali impazzano miriadi di auto Fiat. Un’immagine, osserva Brown, che è il simbolo dell’assenza di ordine. Insomma Roma è il caos allo stato puro. Che sensibilità artistica e culturale! Con spettacolare incoscienza Brown si presenta nella parte caricaturale del cow boy giunto dal profondo Midwest che si chiede perché non si butti giù quel rudere in rovina del Colosseo per rifarne uno nuovo in vetrocemento e non si spiani tutto il centro di Roma per sostituirlo con un sistema di strade ortogonali comprensibili.
È comunque indubbio che Brown è totalmente inconsapevole della propria ignoranza. Ad esempio, sapete quale religione si praticava nel Pantheon di Roma? Il culto di tutti gli dei pagani, ovvero… il panteismo… C’è poco da ridere. Milioni di persone si bevono queste boiate pazzesche e finiscono pure col credere che il panteismo sia il politeismo.
Alla fine di questa lettura mi sono chiesto quale giudizio potrebbe ottenere Dan Brown nei termini della fatidica triade conoscenze/competenze/abilità tanto cara ai patiti di valutazione scolastica. La risposta è semplice. A competenze se la cava benissimo: per esempio, «sa usare strumenti e materiali finalizzandoli al raggiungimento di uno scopo, in seguito a un proprio progetto». Difatti, è riuscito a finalizzare una massa di bufale e di castronerie al conseguimento di una montagna di quattrini. Ad abilità poi non ne parliamo: sta alle stelle. Più “abile” di lui difficile trovarne. Quanto a conoscenze sta a zero. Ma che importa? Quello che conta è che nella certificazione delle competenze se la caverebbe alla grande.  

(Tempi, 27 gennaio 2010)

14 commenti:

Marco ha detto...

Gentile professore, anche io mi sono rifiutato per molto tempo di dare "audience" a Brown ma poi, memore del detto "conosci il tuo nemico" mi sono deciso a leggere entrambi i libri con l'improbabile professore di "simbologia". Molto e' gia' stato scritto e non e' mia intenzione ripetere ma se vuole farsi una (lunga) lettura le consiglio questo sito:

http://www.dannyscl.net/2005/01/dan-brown-is-fraud-list-of-errors-in.html

Come bene anche lei dice il problema e' milioni di persone si bevono la pseudo scienza/storia/geografia/antropologia del libro a a chi fa notare questo punto la risposta in genere e': "e' solo un romanzo!".

La frase che meglio vi risponde l'ho proprio trovata a questa pagina:
"...as for the errors, some are just made to fit the plot (eg containing antimatter that way etc...), others are just pedantism (who would think about correcting Mach number because sound is slower in high atmosphere? or about wheter La Tazza D'Oro serves outdoors?) but other ones... Islamic language? Cell phone dial tone? Artificial insemination to avoid breaking the chastity? One mile in one minute -- do you have any idea of what is the traffic like in Rome? You may be almost more likely to take an HOUR to drive one mile... I wonder what he means by "research intensive". If you want to write a book in which chickens piss and have teeth, you're not expected to set it on the Earth."

Come sempre ottimo lavoro!

andrea ha detto...

Non ho ancora mai letto Dan Brown e questo post mi conferma nell'intenzione di catalogarlo nella stessa sezione di Odifreddi.

Mi è però tornato alla memoria una assurdità che avevo notato in uno dei romanzi di Harry Potter, il quarto, che m'è pur toccato di leggere per verificare le letture dei figli (non si sa mai!)

Elemento essenziale della trama è una specie di teletrasporto magico, attivato dal tocco di un certo oggetto (un calice) e utilizzato dal mago cattivo per catturare Harry Potter.

Ora buona parte del romanzo consiste in una gara cui Harry Potter partecipa insieme con altri aspiranti maghetti, vinta la quale il famoso calice, quale trofeo, giunge nelle sue mani e subito lo teletrasporta nelle grinfie del cattivo.

Peccato che ciò non abbia alcun senso: il tirapiedi del supercattivo, che nel romanzo ha stregato il calice, aveva accesso ogni giorno ad Harry Potter e avrebbe potuto stregargli lo spazzolino da denti o la cravatta, qualunque cosa insomma che probabilmente solo Harry avrebbe toccato.
Tutto un libro di 500 pagine si regge quindi su un espediente senza motivazione!

Non pretendo che un romanzo sia coerente come un teorema, anche fra i grandi romanzieri errori del genere abbondano, ma insomma anche qui possibile che nessun revisore se ne sia accorto? E poi ai grandi romanzieri si perdonano ... ai mediocri no!

Colgo l'occasione invece per raccomandare a chi avesse figli in età i romanzi di Michael Morpurgo, uno scrittore inglese di origine triestina che scrive brevi romanzi molto belli, molto plausibili, con una ambientazione storica realistica; quest'ultima dà modo al giovane lettore di incuriosirsi per la storia, quella vera, senza cadere nel didascalico.

Cordialità

Andrea Viceré

Giuseppe ha detto...

finalmete uno che dice le cose come stanno Dan Brown non è uno scrittore geniale
Brown è come un batterio debole in un buon terreno di cultura
L'ignoranza è una brutta bestia
e certa gente sull' inoranza fa milioni di euro

Giovanna ha detto...

Purtroppo il clima new age continua a dilagare nelle più svariate forme e miete numerose vittime di ogni estrazione.

DarwinCarlo ha detto...

Io ho letto il "Codice da Vinci" in spiaggia. E mi sono annoiato. No dico, se mi annoio in spiaggia è finita. Dan Brown, diciamolo a voce alta, SCRIVE MALE. E le sue storie sono sviluppate in maniera banale. Magari gli viene anche una bella idea, ma soffre della sindrome da best-seller. Ovvero: finisco il capitolo con un interrogativo, lascio in sospeso un paio di sottotrame, ci metto una spruzzata di romanticismo+azione. Libro fatto. Ce ne sono a centinaia in libreria.
Uno che li sapeva scrivere, ad esempio, era Crichton. Perchè poi alcuni sono bravi, credo.

Per quanto riguarda le bufale, mi faccio pubblicità da solo. Sono un biologo, e non ne posso più di sentir parlare di H1N1 e complotti. Ho iniziato sul mio blog un percorso che ha come scopo quello di fare un "pochino" di luce. Se vi va: http://thedoublestrand.blogspot.com/

Jean Lafitte ha detto...

non capisco cosa c'entri il grande professor Odifreddi con Dan Brown. comunque di Brown ho letto il codice da vinci in italiano e tutto sommato l'ho trovato carino e molto leggibile come romanzo e pure con qualche spunto, preso da altri libri, abbastanza interessante. certamente il fatto che parli di complotti, templari ect... eccita l'attenzione del pubblico. non c'è niente da fare.
poi può scrivere anche boiate. ma è pur sempre un romanzo.
JL

giovanni ha detto...

Egregio Professore ,la voglio tranquilizzare su queste competenze che diventano tanto " demenziali " quando più si prescinde dalle abilità e ,soprattutto, dalle conoscenze . Lei ha riportato un esempio lampante di giudizio sulle competenze (ottime )in un contesto di conoscenze ( scarsissime ) .
Ciò che noi docenti dovremmo accuratamente di evitare .
Le può essere di conforto , egregio Professore sapere che , nella nostra scuola , ci siamo serviti , allo scopo di evitare questo obrobrio , del suo libro e delle sue citazioni .
L'acquisizione delle competenze doverebbe avvenire in una situazione di compito che diventa il criterio ordinatore delle conoscenze e delle abilità che sono ( o dovrebbero )essere già in possesso dello studente .
Le scrivo proprio per informarla che ,nel progettare situazioni di compito , teniamo conto di tutto ciò che Lei ha citato a proposito di Lucio Lombardo Radice ,ovvero evitando di " confondere l'esercizio con lo studio ,l'applicazione con la teoria ,il " di più " con il necessario ,la integrazione e la "verifica " didattica con la programmazione e la realizzazione di un organico "piano culturale " .
In effetti ,già nel documento tecnico sull'obbligo targato Fioroni e ripreso dalla riforma dei licei e dei tecnici targata Gelmini si può trovare scritto " sfruttando l'integrazione dei saperi nel 20% del monte ore annuale " .
Infine ,mi consenta una domanda :
Acquisire ,nell'ambito scientifico , oltre alle conoscenze ,un metodo o più metodi di indagine scientifica , così come si è delineato nell'impianto di riforma delle superiori , quanto la trova d'accordo ?
Se la risposta è affermativa , quanto ritiene utile la tecnica della narrazione che ricorre alla ricostruzione storica e alla evoluzione di una teoria ? Partendo dalle ipotesi degli allievi ? Evitando,in tal modo , situazioni di apprendimento che sono un misto di empirismo ed autoapprendimento ?
Con stima rinnovata
Prof. Giovanni Brancaccio

Caroli ha detto...

Mi è capitato di dovere lavorare con un omonimo del sullodato personaggio. Sarà il nome, sarà non so che cosa... Sta di fatto che era - è - un autentico incompetente. A due mie obiezioni ha impiastrocchiato qualche banale scusa che gli ho immediatamente smontato. Lui è rimasto in Caterpillar, io no. Ma forse sto meglio io.
Tornando al "nostro", ho letto qualche recensione, e mi è bastato per destinarlo idealmente al cestino dei rifiuti. Quando penso a certi autori, compiango gli alberi da cui è venuta la carta con cui ne hanno stampato. Non meritavano, poveri alberi, una fine simile...
Preferisco altro. Ad esempio, "I fratelli Karamazov", "Delitto e Castigo", "Arcipelago GuLag", "Pensieri Improvvisi", "Apologia della ragione". Ma, insomma, tutti autori russi? Sissignore...

Caroli ha detto...

Professor Brancaccio, scusi se mi intrometto, ma non ho capito niente, forse perché l'impegno di insegnante di materie "elettriche" all'ITIS è stato per me molto saltuario. Professor Israel, mi può aiutare a capire? Grazie.

giovanni ha detto...

Il suo impegno saltuario , egregio prof. Caroli , non le sarà bastato a vedere lo tsunami che da qui a poco travolgerà la scuola .
A questo punto ,si possono solo limitare i danni , considerato che : 1 ) l’obbligo scolastico esteso alle superiori ,con le sue competenze da certificare , superata la fase sperimentale , è legge dall’anno scolastico in corso ; 2) il ministero Gelmini sta per varare una riforma in cui ,pur avendo specificato i cosiddetti contenuti ( provocando critiche da parte dei pedagogisti ) indicati invece in modo generico nell’era Fioroni , non cancella le competenze ; 3 ) in rete è già stato indicato dal Ministero un modello di certificazione relativamente all’anno scolastico in corso .
Cosa cambia ,in sintesi, con l’introduzione delle competenze ? Si passa dall’acquisizione delle conoscenze alla acquisizione di un metodo .
Con toni trionfalistici ( che inizialmente hanno contagiato anche chi scrive ) si celebra il passaggio dalla scuola dell’insegnamento a quella dell’apprendimento ( che si vuole oggettivizzare allo scopo di valutare gli insegnanti ) . dalla scuola delle conoscenze a quelle competenze . dalla didattica trasmissiva a quella in laboratorio . Dal ricorso sistematico di quest’ultima nell’obbligo di Fioroni , si è passati all’ assolutismo nella riforma della Gelmini ( almeno per quanto riguarda i tecnici ) .
Il Professore Israel , a mio avviso , critica Brown , meritevole di critiche , ma rivolge ,ancora una volta ,la sua attenzione ai guasti che si stanno preparando nelle scuole italiane .
E’ giusto esserne consapevoli in quanto solo noi docenti possiamo , pur obbedendo alle direttive ,almeno limitarne l’impatto .
Per rendere esplicito il problema , ricorro ad un esempio .
Per l’asse scientifico – tecnologico , una delle competenze da acquisire e da certificare al termine del biennio delle superiori di una qualsiasi indirizzo ,dallo scientifico ai tecnici , è la seguente :
“ Osservare ,descrivere ed analizzare fenomeni appartenenti alla realtà naturale e artificiale e riconoscere nelle sue varie forme i concetti di sistema e di complessità “ .
Relativamente alla scienza , Lucio Lombardo Radice , visto ingiustamente come padre delle tendenze attuali ,si esprime così :
“ Morte alla scienza classificatoria : tre mesi di osservazione ed esperimenti sulle lumache formerebbero lo spirito scientifico assai più di una organica visione ( in buona parte libresca ,o frutto di lezioni ex cathedra ) delle grandi linee della evoluzione delle specie . “
Tre mesi ( ma se si prendono come riferimento ,tra i “ saperi operativi “ l’esperimento di Van Helmont sul nutrimento delle piante , si arriva a cinque anni ) , per l’acquisizione dello spirito scientifico ( la competenza in questione ) equivalgono a 36 ore su un monte orari annuale pari a 66.
E ciò corrisponderebbe ad un piano culturale a cui i docenti debbono mettere un freno se non si vuole la disfatta della scuola . Cittadini che hanno metodo ( ma quale ? non esiste un solo metodo scientifico e non è detto che si parta dall’osservazione ) ) ma che sono scarsi a conoscenza e pur essendo abili nel manipolare provette alla stregua dei piccoli chimici . Dei Dan Brown per essere più precisi.
La soluzione ,considerata la volontà ( necessità ? )di allinearsi all’Europa del governo italiano in materia di istruzione e non potendo fare a meno delle competenze , potrebbe essere quella di usare il 20 % del monte ore annuale ( 12 ore ) seguendo le indicazioni di Lombardo radice : applicazione , esercizio , verifica didattica integrati con la ricostruzione storica delle teorie ( con tecniche di narrazione frontale ) da cui far emergere il modo di operare degli scienziati ( si capirebbe l’importanza degli studi a monte , compresi quelli filosofici ) in parallelo all’acquisizione di conoscenze .

Giorgio Israel ha detto...

Sono completamente d'accordo, mi sembra tutto molto ragionevole (anche il ricorrere all'approccio storico) e trovo quel che sta accadendo deplorevole. Tra l'altro i programmi in realtà non ci sono e temo il peggio.
Si conferma quel che ho sempre pensato e detto e cioé che l'unico argine contro lo tsunami sono rimasti gli insegnanti.

Caroli ha detto...

Sicché, se ho inteso correttamente, mentre i "nostri" descrivono ed analizzano, gli altri, quelli che fanno, li lasciano con il proverbiale cerino in mano. Ho capito, grazie.
Concordo in pieno sugli insegnanti come argine allo tsunami. Mi chiedo: possibile che sia sempre la scuola a doversi sorbire gli "apprendisti stregoni"?

Caroli ha detto...

Legandomi con il post successivo, forse Dan Brown ha chiesto di revisionare il suo italiano a Michel Schumacher...

Myosotis ha detto...

Io penso, più semplicemente, che Dan Brown sia un avaraccio e il suo italiano improbabile sia il frutto delle traduzioni linguistiche online. Provare per credere.