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Blog di Giorgio Israel

≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈ «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» (Dante Alighieri) ≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈≈ «Le uniche battaglie che vale la pena di combattere sono le battaglie perse» (Bilmemné il Saggio)

martedì 20 dicembre 2011

Il Flop della didattica digitale (memento per i dirigenti del Miur)

Pubblicato da Giorgio Israel a 8:50 AM

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LA NATURA DEGLI OGGETTI MATEMATICI alla luce del pensiero di Husserl - Ed. Marietti

BESTIARIO MATEMATICO

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Non se ne può più delle bestialità matematiche insegnate a scuola.

Collezione di bestialità propinate da libri di testo, didatti della matematica che guastano la mente degli insegnanti con corsi di aggiornamento propinati da case editrici a suon di quattrini, insegnanti asini e asini di varia natura ed estrazione.
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G. ISRAEL, "IL FASCISMO E LA RAZZA. La scienza italiana e le politiche razziali del regime", Mulino

G. ISRAEL, "IL FASCISMO E LA RAZZA. La scienza italiana e le politiche razziali del regime", Mulino
Recensione di Paolo Mieli (cliccando sulla foto) e Intervento a Radio 24: http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=leggi-razziali-matematica-israel

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PER UNA MEDICINA UMANISTICA - Apologia di una medicina che curi i malati come persone - Lindau

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«Studia prima la scienza, e poi seguita la pratica, nata da essa scienza.
Quelli che s'innamoran di pratica senza scienza son come 'l nocchier ch'entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada»

Disponibile da Marzo 2009

Disponibile da Marzo 2009
G. Israel, A. Millán Gasca, "The World as a Mathematical Game. John von Neumann and Twentieth Century Science", Basel-Boston-Berlin, Birkhäuser

PREMIO CAPALBIO 2008

PREMIO CAPALBIO 2008
I temi di questo libro sono connessi a quelli trattati ne "La macchina vivente", Bollati Boringhieri

PREMIO PEANO 2008

PREMIO PEANO 2008
G. Israel, A. Millán Gasca, IL MONDO COME GIOCO MATEMATICO; La vita e le idee di John von Neumann, Bollati Boringhieri - IL PREMIO PEANO 2008 È STATO CONSEGNATO IL 3 DICEMBRE 2009 (link per la registrazione della manifestazione cliccando sull'immagine)

VERBA VOLANT

«... penso che sia meglio che una persona che non sente il desiderio spontaneo di scrivere su un argomento non venga indotto da circostanze esterne a farlo. Ho partecipato nel passato a discussioni di gruppo e a simposi e ne ho ricavato molti benefici e molta soddisfazione, e sarei più che felice di partecipare all'incontro che lei sta organizzando, se la mia parte in esso si limiterà al livello orale. Se occorre essere coinvolti in una pubblicazione, allora temo di dovermi scusare. Sono certo di non poter produrre nulla di soddisfacente in questa occasione a meno che non senta un forte desiderio soggettivo di scrivere sull'argomento, cioé a meno che non senta di avere idee sul tema idee abbastanza rilevanti e non espresse finora - e questo non è il caso. Penso che la massima, "verba volant, scripta manent" non sia necessariamente un argomento contro i "verba"».


John von Neumann a Ernest Nagel

9 Dicembre 1953

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Lectio "ex-cathedra"

«Devo ringraziare le persone compiacenti che raccolgono le mie lezioni, ma nel contempo devo pregarle di non dare a questo alcuna pubblicità. Parlo con fiducia a voi, a voi soli, e non alla gente di fuori. Non vi confido solamente la mia scienza, ma il mio pensiero intimo sul tema più vitale. Appunto perché è molto numeroso, molto completo (per età, sesso, province, nazioni,..), in questo uditorio sento l’umanità, l’uomo, cioè me stesso. Da me a voi, da uomo a uomo, tutto può dirsi. Sembra che uno solo parli, qui: errore, anche voi parlate. Io agisco e voi reagite, io insegno e voi m’insegnate. Le vostre obiezioni, le vostre approvazioni sono per me molto sensibili […] L’insegnamento non è, come si crede, un discorso accademico o un’esibizione; è la comunicazione vicendevole, doppiamente feconda tra un uomo e un’assemblea che cercano insieme. La stenografia più completa, più esatta, riprodurrà il dialogo? No, riprodurrà solamente ciò che ho detto e non anche ciò che non ho detto: io parlo anche con lo sguardo e il gesto. La mia presenza e la mia persona sono una parte considerevole del mio insegnamento. La migliore stenografia parrà ridicola perché riprodurrà le lungaggini, le ripetizioni utilissime qui, le risposte che di sovente alle obiezioni che vedo nei vostri occhi, gli ampliamenti che do su un punto, in cui l’approvazione di tale o talaltra persona mi indica che vorrebbe fermarmi. Occorre lasciare volare queste parole alate. Che si perdano, alla buon’ora! che si cancellino dalla vostra memoria, se ne resta lo spirito, va bene. Sta qui ciò che di toccante e di sacro c’è nell’insegnamento. Che sia un sacrificio, che non ne resti niente di materiale, ma che tutti ne escano forti, abbastanza forti per dimenticare questo debole punto di partenza. Quanto a me, se temessi che le mie parole rischiassero di gelare nell’aria e di essere riprodotte così, isolate da colui per il quale avete una qualche benevolenza, non oserei più parlare. Vi insegnerei qualche tavola cronologica, qualche secca e triviale formula, ma mi guarderei dall’apportare qui, come faccio, me stesso, la mia vita, il mio pensiero più intimo».
Jules Michelet, parole di esordio del Corso presso il Collège de France, 29 dicembre 1842