mercoledì 7 dicembre 2011

PROPOSTA PER LE NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI PER LA MATEMATICA NELLE SCUOLE PRIMARIE

L'anno scorso facevo parte di una Commissione del Ministero per l'Istruzione incaricata di riscrivere le Indicazioni Nazionali per l'intero ciclo scolastico. Il lavoro fu fatto per quanto riguarda i Licei e, in effetti, ormai le nuove Indicazioni Nazionali per il Secondo Ciclo sono operative.
La Commissione passò quindi al lavoro relativo al Primo Ciclo e qui le cose iniziarono a impantanarsi. Era evidente che non esisteva la volontà di toccare né la legge Moratti né le Indicazioni di Fioroni. Quantomeno le resistenze erano evidenti e, di fatto, il lavoro della Commissione iniziò a impantanarsi nella richiesta di una consultazione di massa che praticamente avrebbe richiesto qualche anno. Alla nostra commissione si chiese di fare dell'ultimo anno delle Elementari il primo delle medie, del primo delle Medie l'ultimo delle Elementari e dell'ultimo delle Medie il primo dei Licei. Il suggerimento fu rigettato ed è probabile che questo abbia segnato definitivamente la sorte della commissione.
Per parte mia, completai la redazione della parte riguardante la Matematica per le Scuole Primarie, ma fu un lavoro inutile. La Commissione iniziò a essere convocata sempre più di rado, poi subentrò il processo di sgretolamento politico e non se ne fece più nulla.
Ho sempre tenuto per me la bozza - peraltro più che una bozza, un lavoro finito - senza farla conoscere all'esterno.
Vengo a sapere che proprio poco prima della caduta del governo precedente è stato costituito un Gruppo di lavoro "tecnico" - la tecnica è di moda, ormai... - incaricato di rivedere le Indicazioni Fioroni. Non ne sapevo nulla, nessuno mi ha mai detto nulla. Sospetto che tale revisione rispetterà il desiderio di non toccare l'impostazione di quelle Indicazioni o addirittura di rafforzarle in senso più marcatamente pedagogistico. Forse anche si mira - in conformità alle indicazioni della Fondazione Agnelli - a muovere verso una fusione della Scuola Media e della Scuola Elementare. 
Non ho quindi più alcuna remora a far conoscere il lavoro che avevo fatto.
Forse può essere di qualche utilità, in particolare a chi insegna nella Scuola Primaria.


Cliccare sul titolo per leggere o scaricare (oppure cliccare sul link a fianco)

35 commenti:

Daniela ha detto...

Ringrazio il professor Israel, un caro saluto in questi tempi sempre piu' cupi.

PS cliccare il titolo per leggerle e scaricarle.

Giorgio Israel ha detto...

Grazie, anche per la precisazione tecnica...

Gianfranco Massi ha detto...

Secondo me è un testo perfetto, in queste pagine è condensato il meglio di ciò che è stato detto fino all'inizio di questo terzo millennio sulla matematica e i suoi "oggetti" elementari.
L' attuale Ministro dell'Istruzione Francesco Profumo dovrebbe, secondo me, con esimio motuproprio consigliarne la pubblicazione come prefazione agli editori dei testi di matematica delle scuole primarie!

Giorgio Israel ha detto...

Grazie per l'apprezzamento, anche troppo generoso. Per il resto, sa come si dice in Spagna in questi casi? «E dopo si svegliò»....

feynman ha detto...

ma sono per la scuola primaria? io mi accontenterei che questi obiettivi li raggiungessero quelli della secondaria inferiore. Negli ultimi due-tre anni infatti la metà buona dei miei studenti di inizio prima superiore non possiede queste conoscenze-competenze (Liceo delle Scienze Umane). In compenso la Riforma Gelmini mi ha tolto un'ora di Matematica ogni anno. Da 4-4-3-3-3 siamo passati a 3-3-2-2-2. E nessuno mi ha ancora saputo dire, a parte il voler tagliare cattedre e stipendi, la motivazione didattica di questa imponente diminuzione oraria.

Giorgio Israel ha detto...

Lei ha ragione. Ma mia moglie è riuscita a far raggiungere questi obbiettivi senza difficoltà a un gruppo di bambini. È la scuola primaria - vero buco nero della scuola italiana - a deprimere le "competenze" dei bambini a livelli inenarrabili.

Grazia Dei ha detto...

La ringrazio tanto di questa affermazione, che condivido (pur senza voler puntare il dito contro la scuola primaria). La scuola secondaria di primo grado è costantemente sotto attacco e va per la maggiore il parere, diffuso dalla Fondazione Agnelli, ma in voga già prima del suo recente rapporto, che sia "il buco nero dell'istruzione". Mi permetto di dissentire: avendo due figli che frequentano la primaria, vedo molte cose quantomeno discutibili e mi spiego in parte il perché dei problemi di numerosi alunni delle medie.
Leggo che la forbice fra scolari bravi e scadenti inizia alle medie. Non è vero: inizia molto prima, tant'è vero che alle medie arrivano non di rado alunni con un giudizio pari a 6, (che è come dire insufficiente), i quali evidenziano da subito lacune, per non dire voragini, che praticamente non riescono più a colmare. I ragazzi con 7 di giudizio globale, peraltro, sono di solito appena sufficienti. Per paradosso alcuni di essi migliorano, perché, liberati da alcune manie maestresche un po' ottuse, finalmente "respirano" e raggiungono valutazioni superiori.
Alle medie i ragazzi affrontano il momento più delicato della loro crescita e questo ha drammatiche ripercussioni sulla vita scolastica e sulla disciplina in particolare, finendo per assorbire la maggior parte delle energie di alunni e insegnanti. Aggiungiamo da un lato la tragedia del successo formativo garantito (se le bocciature superano il 10%, ovvero in una classe di venti alunni 2 respinti, si rischia l'ispezione e si deve dimostrare di avere adottato tutti gli accorgimenti possibili, predisposto la programmazione individualizzata, effettuato le necessarie attività di recupero, ecc. ecc. atti a evitare l'insuccesso formativo); valutiamo dall'altro la circostanza reale che di solito il ripetente non recupera e la sua presenza danneggia la classe che lo riceve (già di suo in equilibrio precario); consideriamo che i ragazzi quando entrano alle medie sono bambini di undici anni e che i ripetenti invece sono marcantoni talvolta anche di 15, 16 anni (ve li raccomando insieme in bagno); teniamo anche conto del fatto che il rischio dispersione è alto e noi docenti abbiamo a che fare con essere umani da "promuovere" latu sensu, che non si possono gettare e dopo tirare l'acqua e forse capiremo perché le medie dei "tagli" non possono fare più di quello che fanno. Perciò dire che siano esse a produrre il disastro nell'istruzione italiana, questo poi no!

Giorgio Israel ha detto...

Sono d'accordo al 100 %. La relazione della Fondazione Agnelli è la solita menata basata su dati formali e senza alcuna analisi di contenuto, per il semplice motivo che non ne sanno nulla. Gli inconvenienti della scuola media sarebbero in gran parte sanati dal decreto per la formazione degli insegnanti, con le nuove lauree magistrali, elaborato dalla commissione che presiedetti. Purtroppo questo regolamento è boicottato da tre anni e ora ministero e sindacati stanno definitivamente affossandolo. Guarda caso... Perché c'è chi pensa al ministero di fondere tutto il primo ciclo riducendolo di un anno. Dio ne scampi e liberi... Ma il governo dei "tecnici" non pare affatto comportarsi in modo discreto in materia, e sta ridando spazio a quel pedagogismo che ha massacrato la scuola: vedi il servizio sulle proposte di Rossi Doria oggi sul Corsera. Domani gli risponderò con un articolo, ma tanto non servirà a niente.

scuolainsieme ha detto...

"si deve dimostrare di avere adottato tutti gli accorgimenti possibili, predisposto la programmazione individualizzata, effettuato le necessarie attività di recupero, ecc. ecc."

sempre perché non si dà più fiducia agli insegnanti, che devono solo "dimostrare" ed evitare grane ai Dirigenti.

Giorgio Israel ha detto...

Infatti, è proprio così, si parla di rivalutare la funzione degli insegnanti e poi viene sempre più svilita. E fosse per evitare "grane" ai Dirigenti... È per affermare il potere di certi gruppi di pedagogisti, di "specialisti" scolastici, e di alti dirigenti ministeriali.

vanni ha detto...

C'è una bella fila lunga per entrare nel “Grande Fratello” della televisione. Ma c'è una fila ancora più lunga per entrare nel “Grande Fratello”.

Grazia Dei ha detto...

Ho letto il suo intervento sul Giornale e ovviamente sono d'accordo su tutto: è davvero scorretto che l'attuale governo vada oltre l'ordinaria amministrazione.
Sono reduce da un corso di aggiornamento intitolato "Progetto adolescenza" del Lions Quest-Italia, nel quale, fra un giochino con la palla e una meditazione, ci è stato detto con insistenza che i ragazzi sono "cenestesici" e che apprendono solo il 5% di ciò che sentono e poco di più di quel che vedono, mentre apprendono pienamente ciò che fanno. Perciò li dobbiamo far muovere tanto, dobbiamo parlare loro il meno possibile (almeno dalla cattedra) e sorprenderli sempre: tutto ciò che facciamo fuori da questo schema, lo facciamo per il nostro EGO. Ipsi dixerunt. Ho riassunto malamente, ma credo che lei sappia di cosa parlo.
Per quanto riguarda la sospensione, essa, in effetti, come tutte le altre sanzioni, serve a poco. Non possiamo fare l'unica cosa cosa che forse inciderebbe di questi tempi (TAR permettendo): espellere. L'ho detta grossa e certo non vorrei che i ragazzi venissero espulsi dalla scuola, ma uno dei motivi, per cui scuole e università hanno difficoltà a far rispettare un minimo di disciplina e a pretendere il raggiungimento di un livello accettabile di conoscenze disciplinari, è la campagna acquisti che sono costrette a fare per sopravvivere in tempi di "autonomia" e libera concorrenza.
Ciò che mi preoccupa, tra l'altro, è che le cose in Cina e in India, per esempio, dove ci sono più di 2 miliardi di persone, le cose funzionano ben diversamente e quei paesi sfornano migliaia di giovani ben preparati e agguerriti che non hanno paura di lavorare. Abbiamo poco da cullarci sugli allori rinsecchiti della nostra presunta genialità: ci faranno a pezzetti.

P.S. Le voglio offrire, come si usa dire, una chicca: il rappresentante di un'agenzia libraria, giorni fa, mi ha rassicurato dicendomi che i loro testi scolastici sono già... invalsati!

Giorgio Israel ha detto...

Sono una massa di imbecilli, asini, narcisisti, che non hanno mai messo piede in una classe. Ieri sono stato al Liceo Tasso per una lezione di "autogestione" sulla matematica nell'economia (un tema noioso, direi...). Ho parlato, stimolando domande e dialogo, ma ho parlato soprattutto io, per due ore, ben due ore. Quasi tutti sono rimasti fino alla fine, molti hanno fatto domande, alcuni si sono trattenuti oltre a parlare con me, ed era evidente dalle domande che avevano seguito. Cenestesici saranno loro. Comunque la tendenza è a fare della scuola una clinica psichiatrica.
Leggere quest'ultima:
il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e la Conferenza nazionale permanente dei Presidi delle Facoltà di Scienze della Formazione (CNPSF) hanno sottoscritto in data 5 luglio 2011 un Accordo Quadro per l'attivazione di Master universitari e Corsi di Perfezionamento e aggiornamento professionale sulla “Didattica e psicopedagogia per i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)”, rivolti a dirigenti scolastici e docenti delle scuole di ogni ordine e grado, per un numero complessivo pari a 100 partecipanti per ciascun Master/Corso che potrà essere attivato sulla base dei fondi erogati dal MIUR a tale scopo. L’Accordo prescrive a livello nazionale sia l’articolazione dei percorsi formativi in tre moduli, comprensivi di esperienze dirette presso istituzioni scolastiche, sia i contenuti culturali individuati nei settori scientifico-disciplinari M-PSI/01, M-PSI/04, IUS/09, MED 09, M-PED/03 M-PED/03, nonchè le modalità di realizzazione mediante l’organizzazione blended della didattica, in parte in presenza in aula e in parte a distanza mediante piattaforma e-learning.

docente precaria ha detto...

Professore, certo il corso di cui parla il collega è allucinante, ma non mi stupisco, una collega ha proposto per i ragazzi un incontro dal titolo "Io sono il mio eroe", sull'automotivazione. Io insegno psicologia, tra le altre cose, e quando mi hanno chiesto che ne pensavo, ho tralasciato il bassissimo livello dell'impostazione e ho detto solo che se facessimo di più gli insegnanti e meno gli psicologi, che peraltro non siamo, faremmo molto meglio.
Sorvolo sul fatto che da docente che in precedenza ha fatto l'educatrice in contesti difficili e ha utilizzato metodologie formative non direttive e che ama e rispetta un certo modo di cercare ogni metodologia per formare ed educare chi sta ai margini, perché è il compito più alto che un educatore possa avere, compito decisamente più alto di formare l'odiosa, stantia e noiosa classe dirigente, sono davvero stanca di veder storpiare, utilizzare male, americanizzare e tecnicizzare metodologie e strumenti che sono nati sul campo e solo nei risultati sul campo hanno avuto il loro senso. E parlo, non certo da cinestesica, ma da auditiva per dirla con l'odiosa PNL.
Il Master che lei cita sembra l'ennesima proposta succhia soldi, ciò non toglie che il problema DSA è un problema. Ci sono ancora colleghi che si rifiutano di riconoscere la "diversità" di modalità di apprendimento di un dislessico, di un disgrafico, di un disortografico o di un discalculico. Queste sono modalità intellettive diverse dalla cosidetta norma (esiste?) che esistono e che i docenti avrebbero il dovere quanto meno di contemplare nella propria visione. Perché non si può chiedere a un discalculico di fare i calcoli senza calcolatrice o a un dislessico/disgrafico di fare composizioni in inglese e questo accade ogni giorno in ossequio all'odioso e ormai assurdo "programma". Ragazzi capaci, solo con caratteristiche immodificabili nella modalità di ragionare diverse dagli altri, vengono umiliati e persi per strada. Tutti i docenti dovrebbero sapere come insegnare la propria disciplina ad un ragazzo di questo tipo. Così come tutti i docenti dovrebbero saper calibrare la propria programmazione su un ragazzo diversamente abile. E così, va detto con chiarezza, non è. Si passa dal far finta di nulla e bocciare, al far finta di nulla e promuovere, posticipando il problema. Il punto vero è che invece un insegnante ha il dovere di guardare in faccia un problema e affrontarlo mirando alla miglior qualità possibile di istruzione e formazione per quell'alunno. Questo è il nostro mestiere, questo e null'altro.

Giorgio Israel ha detto...

Gentile docente precaria, la discalculia non esiste (quando esiste è soltanto dislessia). Ho scritto molto in materia e rinvio a questo. Quando si leggono gli scritti di "specialisti" che dicono che è discalculico chi ha problemi di incolonnamento delle cifre, viene voglia di mandare questi cialtroni, ignoranti e truffatori, di nuovo a scuola. C'è un colossale giro d'affari attorno a questa faccenda, con cui un gruppo di psicologi disonesti sta arricchendosi diagnosticando a tappeto DSA ovunque. Mi ha raccontato un ispettore che in una provincia italiana hanno concesso a un gruppo di questi signori di fare una indagine sui DSA. Dopo poco avevano diagnosticato un 30% (sic) di DSA. Hanno dovuto sospendere di corsa il test. Non so quale sia la sua preparazione specifica ma farebbe bene a pensarci tre volte prima di sentenziare sulla discalculia (parlo di questa soltanto perché sono un matematico e so che chi crede che la matematica sia una materia "procedurale" è un ignorante cialtrone che dovrebbe soltanto tacere). Lei insegna psicologia e io la rispetto. Imparino gli psicologi a rispettare le altre competenze. La psicologia non da diritto di parlare di tutto senza pudore (non mi riferisco a lei, sia chiaro, ma a quei gruppi di cialtroni di cui parlavo prima). Sono consapevole della asprezza del mio linguaggio, ma la violenza che stanno esercitando con la medicalizzazione della scuola è roba da eugenismo di stato, cui resistere come di fronte al fascismo.

Gianfranco Massi ha detto...

Secondo me la OMS funziona da amplificatore di un disturbo molto comune:lo chiamerei DSV, disturbo specifico della volontà (F81.000).
A parte gli scherzi, sta succedendo nel campo della psicologia un sommovimento della logica paragonabile a quello che sta accadendo nel campo della meteorologia col cosiddetto "riscaldamento globale".

Vincenzo Manganaro ha detto...

Ho avuto modo di esprimere la mia opinione su DSA e certificazioni più volte: continuo a pensare che la diagnosi sia attualmente la risposta che la scuola dà a quei casi di bambini che invece avrebbero bisogno solo di buone didattiche, per cui occorre una preparazione professionale che manca a molti insegnanti.
E a proposito dell'apporto degli psicologi, per fortuna non tutti sono allineati alla medicalizzazione dell'infanzia in corso.
Posto in calce un link che può interessare gli interlocutori.
Cordialità, Vincenzo Manganaro

http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=27223

Giorgio Israel ha detto...

Buona notizia, e, se è vero che non tutti gli psicologi sono allineati, qui si tratta di un medico. Speriamo che ci salvino loro. Comunque, il fatto stesso che sia ridotto a contestare che si tratta del 15 % (SIC!!) di bambini di DSA e "soltanto" del 3% (cifra comunque gonfiatissima), la dice lunga sul declivio folle lungo il quale stiamo precipitando. Aggiungo che i pedagogisti speciali sono arrabbiati perché l'accordo col Ministero esclude che i DSA siano materia dei docenti di sostegno... A loro questa medicalizzazione non basta, vogliono far passare direttamente il bambino DSA come uno da trattare col sostegno. Bisognerebbe fare pulizia di questa gente come i mercanti dal tempio.

vanni ha detto...

Dopo l'elicitazione, si impara da questo blog anche la cenestesi.
Che sia un velato suggerimento al recupero di una Scuola Peripatetica di vigoroso dinamismo fisico, oppure a quattro lesti passi sotto la stoà? Certo nessuno - per ora e per fortuna - vuol tornare alla asciutta e truce didattica (dell'antico Egitto, credo) che sosteneva che l'orecchio del fanciullo fosse sulla schiena.
Alla luce delle più aggiornate concezioni cenestesiche e nosocomiali (o noso...comiche?) della psicopedagogia, che cosa pensare però di certi marginali e arroganti settori della Scuola, che tuttora vogliono insistere a considerare alla stregua di persone, nella loro armonia e completezza, il materiale umano sul quale operano?
Si tratta di settori presuntuosi, dalle cui pretese le famiglie difendano i figlioli (ma se tutto va liscio, una volta finita la Scuola, le occasioni nelle quali si sarà scambiati per persone dovrebbero diminuire). Ci si curi piuttosto che l'istruzione vada all'essenziale, al sodo, al concreto di evidente utilizzo - senza fronzoli - per formare future appropriate unità produttive, appropriate cellule funzionali ad una linda e appagante Organizzazione, basata su saggi e ordinati criteri di economicità in senso lato e di sobrietà sociale. Non ci si dovrà più chiedere a che cosa mi serve questo? a che cosa mi serve quello?
O no?
Lasciando lo scherzo: altro che 5%, vorrei aver io ancora gli handicap cenestesici di gioventù e di questa gioventù. Già: sentire e ascoltare, vedere e guardare.
L'osservazione della capacità esplosiva - per me umiliante se mi paragono ora - di apprendimento, di elaborazione e di fantasia dei ragazzini mi lascia sempre sbalordito. Senza incertezza e da estraneo saputo, sono per la Scuola Elementare fin dai cinque anni. Penso proprio che queste giovani menti possano sostenere qualcosa di più che colori plastiline e canzoncine, anzi, che 4richiedano proprio esse stesse di più (che poi forse è la stessa cosa). Glie lo si può dare senza bisogno di comportarsi da accaniti come il papà di Mozart o come qualche papà di campioncini sportivi troppo in erba.
In contesti diversi da quello scolastico alcuni ritengono che per attingere davvero bei risultati sia d'aiuto credere in ciò che si fa, non accontentarsi del meno, non tirare al ribasso sempre e già dagli obiettivi iniziali, certo perseverare. Dura eh?
In Italia e in Occidente siamo arrivati al 2000 per questa dura strada, e ora?

docente precaria ha detto...

Professore, sulla discalculia non so più di quello che la mia pratica quotidiana con i ragazzi mi permette di sapere: ci sono ragazzi che faticano a distinguere i numeri, che faticano a leggere le cifre, che non riescono a "manipolarle", ma non vado più in là, visto che non è il mio campo. E' intendere la matematica come qualcosa di procedurale? Non mi sembra. E neppure sono questi i miei ricordi di studentessa del Liceo Scientifico. Anche se per capire che non era procedura ho dovuto lavorarci da me e arrivare al quinto anno dove l'analisi ha dato un senso al tutto. Sulla dislessia invece qualcosa di più so, anche qui per gli anni di esperienza e perché ne ho fatto esperienza familiare. La dislessia impedisce a ragazzini intelligenti e interessati di leggere e scrivere in modo fluente rallentandone il ritmo di apprendimento. Poi spesso il ragazzino non è più manco interessato, perché per anni qualcuno gli ha detto che era stupido e svogliato. Altro discorso il fatto che dietro il DSA si nascondano altre problematiche. O peggio, una famiglia che non vuole dichiarare a se stessa e agli altri una disabilità. Vorrei però far presente che ancora oggi si insite nel non riconoscere le difficoltà degli allievi e in un rifiuto totale di lavorare con i ragazzi e per i ragazzi e per le loro difficoltà. Questo è grave. E l'insegnante di sostegno è una foglia di fico dietro cui nascondere la propria impreparazione. Sulla medicalizzazione dell'infanzia, non può che trovarmi d'accordo. Il disturbo da deficit d'attenzione è il più delle volte causato da condizioni di vita e di crescita inadeguate. la mia domanda è però: quando un docente si trova con ragazzo o un bambino con questo tipo di difficoltà, che cosa fa? Ha bisogno di strumenti. Mi fa un po' ridere il discorso sugli strumenti compensativi. In undici anni non ho mai visto acquistare un bel niente per nessuno di questi ragazzi. Al massimo gli hanno assegnato il computer più vecchio e scassato della scuola. Per alcuni ha fatto la differenza, perché con il complessificarsi dei contenuti, l loro espressione scritta era divenuta davvero incomprensibile. Con un PC è stato possibile comprendere e correggere quanto producevano. Non è poco.Non condivido il suo giudizio sulla psicologia, senza il lavoro fatto nell'ultimo secolo saremmo ancora alle scuole speciali e ai cottolenghi. Certo non credo neppure nella cosiddetta "psicologia scientifica" che con le sue etichette risolve tutto e il contrario di tutto. Credo che delle definizioni però possano permettere agli operatori di orientarsi e lavorare meglio... certo se i docenti fossero preparati ad affrontare le diversità. Cosa che mi spiace ancora non è. E comunque mi terrorizza e un po' mi disgusta che le difficoltà dei ragazzi vengano associate ai tagli e ai tempi di crisi. Io credo ancora nella scuola di tutti e di ciascuno. Se no cambierei mestiere.

Nautilus ha detto...

Via, vorrei spezzare una lancia in favore della teoria della "cenestesia" (avrò detto bene?) laddove sostiene che i "i ragazzi apprendono solo il 5% di quel che sentono"...
Anche meno, se è per questo. Conosco situazioni in cui appena il docente apre bocca gli allievi chiudono le orecchie, siamo quindi allo 0%, visto che non sentono nulla.
Il professor Israel d'altro canto ci vuol far credere che l'hanno ascoltato per due ore di seguito...e io gli credo.
In effetti la cosa va trattata come una barzelletta: ma chi e come l'ha misurato quel 5%? Visto che può variare da zero a 100?
Insomma, ma che 5 e 5! Tutto, ma proprio tutto dipende da cosa e da come lo si dice. A volte perfino lo stesso insegnante capace di farsi ascoltare è stanco, ci mette poca convinzione, usa le parole sbagliate e la classe è persa, se ne va per conto suo.
Figuriamoci uno che annoia sè e gli altri. Quella percentuale è del tutto aleatoria, dipendendo l'attenzione dei ragazzi da tanti fattori.
Dove il consiglio del Lions Quest mi sembra saggio (di semplice buon senso) è quando dice che dobbiamo parlare il meno possibile e sorprenderli sempre: poche frasi brevi e che vadano al cuore del problema son meglio di lunghe monologhi che ci girano intorno ed è certamente meglio stimolare la curiosità che farli addormentare alle nostre ponderose spiegazioni, ma questo è l'abc delle didattica, anche se magari qualche insegnante pare ignorarlo.
Quanto al fatto che "apprendono pienamente ciò che fanno", assolutamente d'accordo alla condizione che "capiscano pienamente ciò che fanno", se è un fare per fare è subito dimenticato, lavorando in un laboratorio so quel che dico, almeno credo.

Giorgio Israel ha detto...

Gentile Nautilus, meno male che lei mi crede, altrimenti quel «ci vuol far credere»... Era meglio dire: «ci dice»... e basta rivolgersi agli studenti organizzatori dell'incontro. Peraltro non c'è proprio bisogno di frasi corte, basta che siano chiare. Una sentenza breve e oscura è molto peggio di una frase lunga e chiara (avrebbe detto Catalano).
A Docente precaria dico soltanto che gli unici tagli che non sono stati fatti in Italia riguardano il sostegno e le "difficoltà". Abbiamo il numero più alto in termini assoluti e relativi di docenti di sostegno del mondo (dove c'è il sostegno... in molti paesi civilissimi non c'è). E, come se non bastasse, ecco la legge per i DSA che qualcuno dice essere il 15% dei bambini... Quando passò la legge parlai con alcuni parlamentari che avevano proclamato in modo stentoreo quanto fosse una straordinaria conquista civile: in privato dissero che era una porcheria vergognosa, uno sfondamento pazzesco delle casse dello stato... In privato, perché tutti i politici sono terrorizzati dal politicamente corretto e dai gruppi di pressione. Guarda caso, taglia e taglia, per i DSA sono stati banditi master con 100 partecipanti, mentre il ministero considera troppi i partecipanti ai laboratori previsti dalle università per i TFA... No comment. Forse tra un po' il vero problema sarà difendere gli spazi per i pochi bambini non disabili, DSA o AHDH.

docente precaria ha detto...

Guardi professore, che io le posso pure dare ragione e sto affrontando sulla mia pelle una triste vicenda legata ad una diagnosi di DSA che vuol nascondere ben altro e ai deliri della madre del ragazzo.
Sul sostegno non sono d'accordo. O meglio, anche qui, da sorella di un bambino che ha sofferto di sindrome di West, posso dirLe che il problema è come sempre il modo in cui in Italia vengono fatte le cose.
Io, proprio per la mia esperienza di vita, dico che i bambini diversamente abili debbono stare con gli altri. Così disse peraltro il dott. Bernardi a mia madre ed ha avuto maledettamente ragione. E' una conquista che i bambini stiano insieme, bambini di ogni tipo e che i cosiddetti "normodotati", che non ho mai ben capito che siano, debbano anche avere a che fare con chi ha ritmi di vita e di apprendimento diverso, perché li rende persone migliori e più capaci. Le scuole speciali sono una cosa vergognosa, fatte in qualsiasi paese civile o meno, che poi sul civile magari dovremmo discuterne.... ma tant'è. Il sostegno per come è fatto in Italia, fa schifo. Perché i professori universitari ai cosiddetti SOS fornivano lezioni di filologia a docenti che dovevano lavorare con bimbi con deficit, perché alle superiori il docente di sostegno si riduce ad un inquietante personaggio che prende appunti per il ragazzo, perché hanno permesso a persone inadeguate di abilitarsi in un lavoro così delicato (d'altronde se il punto è: se paghi non posso bocciarti, evidentemente passano tutti), perché forse va ripensata tutta la formazione del corpo docente da questo punto di vista (e non solo). Non è vero però professore che il sostegno non abbia subito tagli. la invito qua da noi a Milano, dove ragazzi gravissimi che avrebbero bisogno di una copertura di quasi tutte le ore, hanno 4 o 6 ore alla settimana. Dove alcune colleghe stanno vedendo ragazzi demotivarsi ed abbandonare la scuola, e per questi ragazzi significa spessissimo rinchiudersi in casa, senza alcuna possibilità di lavorare sui loro obbiettivi di autonomia e crescita, dove il provveditore ha detto che il punto è dare meno ore in corrispondenza alle diagnosi e non chiedersi se l'aumento dei casi sia di stampo truffaldino o invece sia finalmente un uscire dall'ombra e dalla vergogna. visto che questo è ancora un paese in cui spesso ci si vergogna di un figlio disabile. E, guardi parlo da persona che proprio per la sua storia personale non ha voluto frequentare il corso sos, nonostante questo mi avrebbe immesso in ruolo 4 anni or sono.... perché appunto non credo che si possano seguire scorciatoie sulla pelle dei ragazzi e che il lavoro del docente di sostegno sia una cosa seria, molto seria.
Sui paesi civili poi, un amico francese (di professione educatore) mi raccontava di quanto in Francia siano scontenti del loro modo di gestire la questione e stiano pensando a soluzioni alternative, anche "all'italiana"... forse il punto è che la soluzione perfetta non esiste, ma una soluzione seria sarebbe l'ora di trovarla.

Giorgio Israel ha detto...

La questione è complessa e non si risolve con le scomuniche. In Spagna non c'è il sostegno e ci sono scuole speciali. Una mia amica ha un bimbo down e fa parte di un gruppo di genitori con lo stesso problema che mandano i loro figli tutti a una scuola speciale, la quale funziona benissimo, ne sono contenti e i bambini fanno notevoli progressi. Quantomeno, trattandosi di una persona che conosco, e per giunta di una dirigente scolastica, la sua testimonianza è una cosa seria. Non mi sento di liquidarla con l'aggettivo "vergognosa". Vi sono casi in cui l'integrazione scolastica è sacrosanta, altri in cui è discutibile. Come al solito, in Italia siamo molto ideologici, abbiamo avuto una overdose di comunismo.

docente precaria ha detto...

professore mi perdoni, ma quando abbiamo avuto quest'overdose? Prima dei 50 anni democristiani, o dei 20 belusconiani? E io che me la sono persa, caspita.
Non se la prenda la prego... ma davvero quest'overdose c'è stata forse solo nella mente di chi ne era terrorizzato.... nel bene e nel male.
La testimonianza della sua amica è valida certo, la mia che è di totale integrazione e ha portato alla laurea di mio fratello, lo è altrettanto, suppongo. Certo non è l'ideologia a risolvere queste cose, su questo ha ragione.

Giorgio Israel ha detto...

Sono stato (per fortuna in tempi lontani) comunista per venti anni e non credo che fossi terrorizzato da me stesso e dai miei compagni... Ma di certo ho visto quanto contavamo. E oggi riconosco a volo coloro che ancora occupano tutte le posizioni strategiche nella cultura e in molti altri settori, peraltro senza merito se non quello della trasmissione per appartenenza. Se l'è persa? Non si ricorda di un certo compromesso storico? Mi disse allora un dirigente di altissimo livello: "Abbiamo fatto a pezzi tutto, ora forse ci incombe il dovere di ricostruire lo Stato". Questa ricostruzione attende ancora. I venti anni berlusconiani? Nel settore della cultura o governi berlusconiani hanno mai fatto una nomina che non fosse di intellos di sinistra? Vada a vedere chi sono i consulenti del ministero dell'istruzione dagli anni settanta a oggi: sempre gli stessi nomi da quasi quaranta anni..... (non credo proprio di aver bisogno di farli).

Vincenzo Manganaro ha detto...

Farei io qualche nome, ogni tanto mi scappa ma non è il caso, non ho l'autorevolezza del professore e non vorrei nemmeno entrare in un campo nel quale posso dire solo da osservatore: tuttavia, almeno nella mia generazione dovremmo ricordare che il partito comunista con il suo 30% vantava, e non lo nascondeva, un forte "potere di interdizione" parlamentare e soprattutto nella società. Nel bene e nel male. Senza contare che a livello locale il PCI era spesso al governo con la maggioranza assoluta e ciò ne rendeva più solida la "rendita di posizione".
Quanto al sostegno, invito la collega, certo più giovane di me, ad andare a verificare i numeri dell'organico di sostegno: nonostante i tagli, è l'unico ruolo sempre in aumento nel Paese. Il taglio apparente (mancano cioè le ore ai ragazzi) è determinato da due fattori: 1, sono aumentate esponenzialmente le certificazioni; 2, non si è distinto tra certificazioni gravi e lievi e nel sostegno si è fatto rientrare di tutto.
Aggiungo, da maestro, che i ragazzi davvero gravi a scuola vengono a mancare dell'assistenza specializzata che sarebbe necessaria, innanzitutto medica. Questo spiega la scelta di altri paesi (la Spagna ma anche la Germania) di mantenere "scuole speciali". La questione è controversa ma anche io ho la sensazione che intorno alla legge 104 si sia fatta molta demagogia di carattere ideologico: concordo sul principio ma l'inserimento dei ragazzi andrebbe fatto a ragion veduta piuttosto che indiscriminatamente.
Cordialità, Vincenzo Manganaro

Giorgio Israel ha detto...

Concordo parola per parola.

docente precaria ha detto...

La cosa che mi fa più sorridere è proprio dovermi trovare a difendere posizioni che non ho mai difeso. Quintali di giovani (più o meno preparati) stanno entrando in ruolo con il sostegno con il solo scopo di passare sulla materia tra cinque anni e io non ho fatto questa scelta, perché ho troppo rispetto per quel che significa la disabilità e il sostegno ad essa per usarla come scorciatoia per il ruolo. Cornuta e mazziata direi.
Comunque non ho l'età per il compromesso storico (sono del 73), ma il comunismo in questo paese non è mai stato al potere, nel bene e nel male. Sono arrivati al potere personaggi che si dicevano tali, ma all'epoca dirsi comunisti faceva chic, credo... oggi fa solo un po' sifgato e quindi sono diminuiti in modo esponenziale.... Lo sapevo professore, che lei era un pentito (e non si offenda), ne ero certa, riconosco lo stile...
resto sempre sconvolta di come chi sta a destra viva questa sorta di odio viscerale verso una cosiddetta intellighenzia di sinistra, che non si capisce bene cosa abbia fatto, visto dove siamo finiti. Ma va bene ora mi taccio, che non dico cose così interessanti. Vi dico solo, da familiare di disabile, che è un tema molto delicato, al di là delle ideologie e a me viene da tirar fuori gli artigli ogni volta, quindi bisognerebbe che chi se ne occupa fosse molto "specchiato" e "neutro" e che non entrassero tagli o valutazioni di altro tipo nel come affrontare la disabilità a scuola. Non posso che concordare: la 104 è una legge vergognosa, per adulti e bambini ma questo ci è dato.

Giorgio Israel ha detto...

Non sono pentito di un bel nulla. Ho vissuto tutta la mia vita in coscienza e non ho nulla di cui pentirmi. Né odio nessuno, tantomeno la "intellighenzia di sinistra" che lei non sa neppure bene cosa sia e dice di non saperlo, crede che non essere stati esplicitamente al potere significhi non aver avuto potere, presume che dirsi comunisti allora fosse chic e che oggi sia sfigato... Lo vada a dire in certi salotti che contano. E tutto questo non lo sa, ma crede... Ma se non sa, e visibilmente è una storia che non conosce e cui non ha mai riflettuto, perché giudica e spara sentenze usando le categorie di odio e di pentimento? Ma quale stile crede di riconoscere se non lo conosce neppure? Non mi offendo proprio, mi fa soltanto pena che uno (un insegnante poi...) giudichi con categorie così misere e con tanta sicumera.

alfio ha detto...

... e oggi è pure morto Kim Sung Il...

Vincenzo Manganaro ha detto...

Per docente precaria in particolare.
Gentile collega, credo nessuno abbia sostenuto che la legge 104 è "vergognosa". Piuttosto, da posizioni diverse, in tanti sosteniamo che una conquista di civiltà pedagogica sia stata trasformata in un ricettacolo delle incapacità della scuola.
Ritengo con qualche ragione credo, che avere "creato" nuove disabilità (penso ai disturbi da "iperattività" per fare un esempio) abbia in realtà svantaggiato i bambini e i ragazzi con disabilità e disturbi concreti (senz'altro le dislessie) che avrebbero bisogno di maggiori tutele e invece adesso si trovano a condividere le magre risorse con un esercito di bambini dichiarati disabili o DSA in modo discutibile in molti casi.
Se si guarda intorno e va oltre il suo osservatorio, di cui non dubito assolutamente, potrà notare quanti bambini sarebbero bisognosi soprattutto di buone didattiche inclusive, di attenzione educativa, di guide formative piuttosto che di attenzioni mediche e/o psicologiche. Il nodo è tutto qui, nella trasformazione di "bisogni educativi speciali" in veri e propri handicap psicofisici. Ho studiato con Andrea Canevaro e non si è mai sognato di dire che è necessario trasformare qualunque bambino in difficoltà in un disabile soltanto perché gli insegnanti non sanno che pesci prendere; ma nelle nostre scuole sta accadendo questo con sempre maggiore frequenza.
Se la conforta, chi scrive ha una lunga e antica militanza di sinistra, dubbiosa a volte; ma questa "appartenenza" non vuol dire rinunciare all'esercizio della ragione, né far prevalere una qualunque tesi "per spirito di corpo", in particolare nello svolgere una delicata attività professionale come quella dell'insegnamento.
Cordialità, Vincenzo Manganaro

Grazia Dei ha detto...

Concordo con l'ultimo intervento: nella mia scuola numerosi alunni con disabilità certificata hanno difficoltà di apprendimento più che altro legate alla loro condizione socioambientale e familiare. La funzione del sostegno in questi casi è essenzialmente rivolta al recupero. I veri disabili, fortunatamente non così numerosi, raramente incontrano, nel loro percorso scolastico, insegnanti di sostegno davvero competenti e motivati. Apprezzo molto che Docente precaria non si sia rivolta al sostegno a scopo di carriera, perché l'insegnamento di sostegno è delicato, prezioso e gratificante per chi lo pratica con passione e competenza, ma può diventare inutile per l'allievo e frustrante per il docente quando quest'ultimo non possiede i giusti requisiti. Invece la maggioranza degli insegnanti di sostegno sono diventati tali "di risulta" e si vede.
Quanto al comunismo secondo me Docente precaria si sbaglia. Dovrebbe aprire gli occhi. Basta conoscere il mondo universitario: specialmente nelle facoltà umanistiche, chi non era allineato a sinistra, almeno fino a qualche anno fa, veniva considerato un paria. Gli intellettuali erano per forza di sinistra e dovevano rendere conto di ogni affermazione non "conforme" anche se parlavano della Divina Commedia. Personalmente non ho alle spalle trascorsi di sinistra. Sono di tradizione familiare cattolica e liberale - mai democristiana - tuttavia solo con il tempo, le letture e una più attenta riflessione soprattutto alle ragioni della fede, ho capito quanto il martellamento del politicamente corretto, l'univocità di pensiero, quando non la propaganda, che cominciavano dai libri di testo e finivano con i sorrisetti di sufficienza dei proff. e le derisioni dei compagni, avessero veicolato nella mia testa, mio malgrado, idee e concetti, interpretazioni storiografiche e illusioni che mi erano sostanzialmente estranee.
L'approccio all'handicap nella scuola in Italia è (come fa giustamente notare il prof. Israel, che, come è nel suo stile, va diritto al sodo a costo di irritare qualcuno) condizionato dalle stesse scorie ideologiche di matrice comunista che inquinano tutto il mondo dell'istruzione e dalla pretesa egemonica dell'establishment intellettule. Basta vedere solo la terminologia usata nei documenti dagli addetti ai lavori per capirlo. E' vero che i neofiti o gli ex-qualcosa sono di solito particolarmente intransigenti, ma la collega precaria, prima di attaccare il prof. Israel per le sue affermazioni sul ruolo del comunismo in Italia, consideri l'ostracismo a cui è andato incontro, per citarne solo uno, Giampaolo Pansa per l'onestà intellettuale con cui ha trattato degli argomenti scomodi per la sinistra e gli ex-pci.
Una mia, peraltro cara e intelligente collega, giorni fa si è dichiarata certa che tutto il "bene" stia a sinistra e la destra incarni solo arretratezza e conservatorismo, per non dir peggio. Del resto, a suo dire, ciò è dimostrato dal fatto le case editrici migliori pubblicano solo autori di sinistra! Mi sono cadute le braccia e non ho ancora avuto voglia di risponderle, del resto è chiaro che non mi ascolterebbe.
Quanto ai DSA: finora nella mia esperienza non ho incontrato mai un dislessico (non dico che non ne esistano), al contrario ho incontrato molti alunni "rompiballe" che forse risulterebbero ipercinetici e affetti da disturbo dell'attenzione, ma che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono ragazzi abbandonati a se stessi, con un grado di consapevolezza di sè molto basso, privi di regole (perché figli di genitori altrettanto sregolati o assenti) e talvolta anche viziati, ma NORMODOTATI (parola che non piace alla collega, ma che a lume di buon senso si comprende benissimo) e che quindi più che da eventuali diagnosi mediche (oltrettutto stigmatizzanti), ricavano vantaggio dalle buone pratiche e da una didattica inclusiva, come già detto da alcuni.

docente precaria ha detto...

Professore, diciamo che fa comodo far passar per cretini chi non la pensa come noi. E ora mi dirà che non c'è bisogno che mi ci faccia passare, perché lo sono, ma non c' problema, perché non essendolo non mi offendo. Gli interventi successivi dicono cose che in parte condivido, in parte decisamente no. Mi fa piacere sapere che la sinistra gestisce tutto questo potere. giusto per informazione non vivo sulla Luna, non mi sono laureata su Marte, Lei professore non sa da quali salotti io provenga e quali abbia scelto di non frequentare. Diciamo che io per mia sfortuna la DC c'è l'ho nel sangue e questo non è affatto un bene. Tendenzialmente ai salotti preferisco i luoghi dove posso incontrare persone vere, studenti veri, ragazzi veri. Non sto a dire quel che penso su quella che voi chiamate sinistra e che di comunista ha davvero poco, né mi dilungo sul complesso della destra italiana che si sente sempre messa al bando e che mai si interroga sulla "qualità" di quel che produce (Professore non è un'allusione velata o meno al suo lavoro, non posso permettermi, avendo letto pochissimo, ma una constatazione sulle lamentele che si ripetono identiche da decenni). Ribadisco che tutti i discorsi su 104, disabilità, ecc. ecc. letti sopra siano di buon senso, ma mi sembra non vadano molto oltre, quindi magari si può presentarli senza farli passare per grandi scoperte culturali (mi riferisco ai commenti, anche qui non ad altro). La 104 è una porcata perché è usata e tagliata male, per docenti e studenti. Mi fa piacere anche che per i ragazzi diversamente abili, il cui problema sta nell'ambiente familiare e sociale- anche qui, ma va? Ho fatto l'educatrice ADM per anni durante gli studi ed è evidente a qualsiasi educatore e pedagogista (so che li ama molto professore, ma ne è ricambiato con altrettanto affetto, a giudicare dall'ultimo libro di Frabboni) che il problema sta spesso in primo luogo lì - basti la didattica inclusiva, peccato che io nella mia carriera di docente (piuttosto stimata, strano per un'imbecille...) non ne abbia incontrata quasi per nulla. ma probabilmente è perché non capisco bene. E ora levo il disturbo perché mi sembra di non riuscire a farmi capire e non mi pare il caso di continuare a disturbare un dibattito a livelli evidentemente troppo elevati per le mie povere capacità.

Nautilus ha detto...

Anche a me parlare di "ideologia comunista" riguardo la scuola italiana sembra non appropriato. Il fatto che intellettuali comunisti abbiano avuto (e magari ex-comunisti tuttora abbiano) una notevole influenza sull'evoluzione del nostro sistema scolastico non significa che le riforme di cui è stato oggetto siano di stampo "comunista". Non mi pare abbiamo imitato l'Unione Sovietica o i paesi dell'est, anzi, come è stato spesso scritto anche qui, il nostro riferimento sono in genere state le sperimentazioni americane o inglesi. L'immissione di allievi con handicap nelle classi di "normodotati" è forse una riforma comunista? Per me sarebbe un punto a favore del comunismo...ma non lo è.
Questa secondo me , come altre più o meno discutibili riforme, è figlia del "progressismo", l'ideologia cioè che sia sempre possibile migliorare l'esistente con riforme altruiste e ben intenzionate, ma purtroppo studiate a tavolino.
Naturalmente, essendo la destra conservatrice quasi per definizione, questa generosa fiducia nel nuovismo e nelle riforme è un tipico atteggiamento "di sinistra" (esemplificato dalla collega di Grazia Dei), per questo il progressista non si arrende nemmeno di fronte all'innegabile fallimento del comunismo o dell'insiemistica alle elementari, in sintesi mi verrebbe da dire che il progressista a oltranza spera sempre...e non impara mai, l'eventuale dura realtà non fa per lui.
Insomma, che la scuola italiana sia magari vittima di ideologie sballate (oltre che principalmente di una società in piena decadenza) posso esser d'accordo, il comunismo però non mi pare c'entri, a meno che non sia solo identificativo dei progressisti.
PS Molto belli gli ultimi interventi: Manganaro, Grazia Dei e Docente precaria.