martedì 25 febbraio 2014

La "nuova" scuola come centro di assistenza sociale

Relazione di G. Israel al Convegno nazionale della Gilda degli insegnanti di Padova sul tema «BES, DSA, PDP… la scuola alla sagra degli acronimi» (25.2.2014)
VIDEO
Anche nella versione "convegno" pubblicata dalla Gilda

5 commenti:

Unknown ha detto...

Vedremo ora con il nuovo ministro. Siccome la conosco, pensavo di scriverle. Le prime dichiarazioni sono, al solito, scoraggianti, eppure dal punto di vista culturale è decisamente robusta e seria. Non so cosa succeda ai nostri "capi": tutti, appena giunti al potere, farneticano di tagli, azienda e internazionalizzazione. Sembra il tributo obbligato al dio Moloch dei nostri tempi.

d. ha detto...

Molto interessante, come al solito.
Quest'anno mi sono trovata di fronte a una strana situazione: la maestra della mia figlia minore pare avere un vero "slancio" nei confronti dei bes e dei dsa. Forse presa da vero scrupolo nei confronti dei bambini, ma comunque con un atteggiamento che tende a "problematizzare" le situazioni, ha istituito, in una classe di 18 bambini, un certo numero di percorsi per BES. Alla mia esplicita domanda, in sede di riunione di classe, sul numero di percorsi per BES individuati (ovviamente, non sul nome dei bambini) ha risposto in modo quasi aggressivo, dicendo che non è affar mio. Sbaglierò, ma ho l'impressione che se la percentuale dei percorsi individualizzati sale eccessivamente il rischio è che non ci sia più spazio per la didattica ordinaria. Sbaglio?

Fabio Runello ha detto...

Non sbaglia..

Maria Cristina Ferrara ha detto...

Nel passato ho lavorato con un giovane studente più fragile. C' era stata una diagnosi di discalculia... un ragazzo molto riservato, ma dal comportamento maturo e responsabile.

Era inserito in un tecnico meccanico, una classe non facile, ma nonostante tutto lui ha ha saputo dare il meglio di sé.
Non ho adottato sinceramente un metodo di insegnamento diverso. Le attività che proponevo a lui, ma anche ai suoi compagni, erano in progressione, dalle più facile alle più complicate ed egli riusciva a raggiungere traguardi sempre più lontani.

Certo gli dedicavo molto più tempo. Il dialogo con lui sugli argomenti della lezione è sempre stato incoraggiato e sostenuto, come qualsiasi insegnante avrebbe fatto. La sua classe me lo permetteva: si trattava di circa 20 allievi
Non so se ora con classi di 30 e più allievi sarei in grado di fare altrettanto.

Ora lavora, e per quanto non gli siano affidati grande sfide, è apprezzato perché si impegna ed è persona matura ed affidabile.

Ricordo che la madre era letteralmente perseguitata da un centro specialistico di che voleva fare interventi didattici straordinari a scuola.

Dei pochi contatti avuti con quel centro, ricordo… i grandi specialisti, gli psicologi delle domande fatte secondo schemi rigidi e immutabili, i loro test, istruzioni per l'uso applicate all'essere umano...
Non percepivano la persona, volevano incasellarla, definirla secondo una malattia, una sigla... volevano fissare e misurare in modo esasperato la sua personalità.
Come se la definizione e misurazione dell' infinita ricchezza dell'essere umano, sia esso più fragile, fosse possibile...


Realizzare le attività più o meno “computerizzate o meccanizzate”, come amo chiamarle, che loro proponevano come programma “ specialistico”, lo rendevano ancor più diverso.
Significava esasperare ancor di più la differenza del ragazzo svantaggiato dagli altri, non favorendo lo stesso processo di apprendimento.
Non garantivano inoltre la crescita, perché erano estremamente ripetitive e rigide.

Differenza e diversità non dovrebbe essere percepita come motivo di separazione, ma occasione di arricchimento per l'intera classe, che sostenendo lo studente più debole rivela la sua maturità e senso di responsabilità.

E non sta a noi misurare l' infinita ricchezza di ogni personalità... nostro compito, compito di ogni insegnante, è insegnare a scoprire, a coltivare e a donare gli infiniti e diversi talenti che ognuno possiede.


Maria Cristina Ferrara, insegnante scuole superiori, Padova.

Maria Cristina Ferrara ha detto...

Nel passato ho lavorato con un giovane studente più fragile. C' era stata una diagnosi di discalculia... un ragazzo molto riservato, ma dal comportamento maturo e responsabile.

Era inserito in un tecnico meccanico, una classe non facile, ma nonostante tutto lui ha ha saputo dare il meglio di sé.
Non ho adottato sinceramente un metodo di insegnamento diverso. Le attività che proponevo a lui, ma anche ai suoi compagni, erano in progressione, dalle più facile alle più complicate ed egli riusciva a raggiungere traguardi sempre più lontani.

Certo gli dedicavo molto più tempo. Il dialogo con lui sugli argomenti della lezione è sempre stato incoraggiato e sostenuto, come qualsiasi insegnante avrebbe fatto. La sua classe me lo permetteva: si trattava di circa 20 allievi
Non so se ora con classi di 30 e più allievi sarei in grado di fare altrettanto.

Ora lavora, e per quanto non gli siano affidati grande sfide, è apprezzato perché si impegna ed è persona matura ed affidabile.

Ricordo che la madre era letteralmente perseguitata da un centro specialistico di che voleva fare interventi didattici straordinari a scuola.

Dei pochi contatti avuti con quel centro, ricordo… i grandi specialisti, gli psicologi delle domande fatte secondo schemi rigidi e immutabili, i loro test, istruzioni per l'uso applicate all'essere umano...
Non percepivano la persona, volevano incasellarla, definirla secondo una malattia, una sigla... volevano fissare e misurare in modo esasperato la sua personalità.
Come se la definizione e misurazione dell' infinita ricchezza dell'essere umano, sia esso più fragile, fosse possibile...


Realizzare le attività più o meno “computerizzate o meccanizzate”, come amo chiamarle, che loro proponevano come programma “ specialistico”, lo rendevano ancor più diverso.
Significava esasperare ancor di più la differenza del ragazzo svantaggiato dagli altri, non favorendo lo stesso processo di apprendimento.
Non garantivano inoltre la crescita, perché erano estremamente ripetitive e rigide.

Differenza e diversità non dovrebbe essere percepita come motivo di separazione, ma occasione di arricchimento per l'intera classe, che sostenendo lo studente più debole rivela la sua maturità e senso di responsabilità.

E non sta a noi misurare l' infinita ricchezza di ogni personalità... nostro compito, compito di ogni insegnante, è insegnare a scoprire, a coltivare e a donare gli infiniti e diversi talenti che ognuno possiede.


Maria Cristina Ferrara, insegnante scuole superiori, Padova.