domenica 16 febbraio 2014

PROMEMORIA PER IL FUTURO MINISTRO DELL'ISTRUZIONE

L’idea circolante di un grande piano per l’edilizia scolastica e universitaria è ottima. Perché non fallisca miseramente deve accompagnarsi a una lotta senza quartiere alla burocrazia: un preside racconta di “disporre” di un’ingente somma per ristrutturare il suo fatiscente plesso, ma di essere bloccato dal comune che non la molla. Lotta alla burocrazia a tutti i livelli, anche per dare senso alla valorizzazione del merito con la valutazione; che deve essere valutazione ex-post (con premi e sanzioni) di ciò che si è fatto, e non l’imposizione a priori di miriadi di regole e il soffocante controllo passo dopo passo. In Italia esiste l’incontenibile tendenza a creare strutture burocratiche di stile sovietico. La valutazione dirigista praticata dall’Anvur ha prodotto guasti all’università, investendola di una valanga di prescrizioni formali che soffocano lo spazio della ricerca e della didattica. Valutare il sistema scolastico e gli insegnanti non può significare comprimere lo spazio della didattica con il dilagare del “teaching to the test” indotto dal ricorso eccessivo ai test. L’intero sistema di valutazione va ripensato in modo equilibrato.
In assenza di comportamenti coerenti, “largo ai giovani” è diventato uno slogan stucchevole: la scuola ha l’enorme problema dei precari ma è inammissibile che ogni tentativo di aprire un canale stabile di formazione e reclutamento dei giovani insegnanti sia ostacolato in modo perverso. Il governo dovrà essere capace di riattivare questo canale e di porre fine allo scandalo dell’affossamento delle lauree per la formazione degli insegnanti.
Si straparla di riformare i cicli e di abbreviare il percorso scolastico. Si operi per rivitalizzare il sistema invece di stressarlo con l’ennesima affrettata sperimentazione. Ben venga garantire a tutti la scuola dell'infanzia, e forse tagliare di un anno la primaria, ma ci si pensi dieci volte prima di toccare il secondo ciclo. Abbandoniamo il vizio provinciale di copiare quel che altrove è stato sperimentato e non ha dato buona prova: in Germania si sta tornando indietro rispetto all’accorciamento dei licei. Abbiamo martoriato istruzioni tecniche e professionali tra le migliori del mondo. È indispensabile riqualificarle, ma alla larga dall’idea sconsiderata di farne pagare il prezzo ai licei: un paese avanzato ha bisogno di valorizzare l’intera filiera dell’istruzione, in cui tutto è strategico, inclusa la formazione scientifica e classica.
Non dimentichiamo infine che istruzione e cultura non sono compartimenti separati: l’istruzione non addestra soltanto ma forma persone qualificate e autonome, dalla mente aperta e capaci di muoversi in ogni contesto. Perciò, nell’istruzione il farmaco più tossico è un approccio meramente tecnocratico.


(Il Messaggero e Il Mattino, 16 febbraio 2014)

8 commenti:

Papik.f ha detto...

Eccellente articolo, lo condivido subito su FB.

Unknown ha detto...

Desiderata:
Caro Renzi, lasci perdere le grandi riforme, faccia quelle piccole:
ottima l'edilizia scolastica;
classi poco numerose;
laureati al conservatorio per insegnare musica alle elementari, in lingua per insegnare lingue, all'Accademia per insegnare disegno: si immagina quanti posti di lavoro? Quanti bambini esposti al bello e all'armonia negli anni in cui il cervello è più fertile?
Limitazione della tecnologia negli anni precoci;
centralità di italiano e matematica, sviluppo della memoria e del pensiero complesso;
offerta di un curriculum con il latino alle medie;
disciplina: basta con i presidi mediatori di conflitti, che nascondono le magagne sotto il tappeto e giustificano persino gli alunni che rivolgono oscenità agli insegnanti o li minacciano fisicamente.
Si ricordi, la democrazia è offrire istruzione di qualità a tutti.

Unknown ha detto...

P.S.
Non si faccia piccionare dai modelli scolastici come quello americano o francese, che prolungano la terza media fino a diciassette anni.

V.P. ha detto...

Apprezzo il promemoria di G.I. datato 16.2.2014. Aggiungo alcuni spunti.

1) Se va bene, di scuola se ne parlerà a giugno; infatti:

(AGI - 14:03 17 FEB 2014) Matteo Renzi ha anche gia' dettato la sua 'road map' per l'azione di governo. "Entro il mese di febbraio compiremo un lavoro a bene,urgente sulle riforme costituzionali ed elettorale da portare all'attenzione del parlamento". E poi, "subito dopo, immediatamente, nel mese di marzo la riforma del lavoro, in aprile la riforma della pubblica amministrazione e in maggio quella del fisco".

2) I "soldi"

Conviene premettere - e sottolineare - a qualsiasi rivendicazione, lamentela, proposta di programma sulla scuola, l'aspetto economico delle risorse da destinarvi. Bisogna perseguire l'obiettivo di allinearsi, ma davvero, alle medie europee, cioè puntare ed esplicitare - ad esempio - la cifra del 6% del pil da raggiungere in un tempo stabilito. Senza queste premesse, richiedere, promettere, propagandare: facciamo questo, facciamo quello e quell'altro ancora sono solo parole al vento!

3) La burocrazia

Il riferimento è alla burocrazia interna al Miur. La mia idea è quella di cercare di individuare alcuni indici, semplici e significativi, che consentano di valutare la consistenza della burocrazia stessa. Ad esempio, nel nostro sistema scolastico, quanti sono coloro che non svolgono attività di insegnamento? Quante risorse economiche sono destinate ad essi? Quante sono le circolari, note, ordinanze, disposizioni emanate dai vari soggetti che ne hanno titolo?

4) Miur e cause legali

Quanti sono i ricorsi al giudice contro il Miur? Con quali esiti e tempi?

Filippo Franciosi ha detto...

Importante l'edilizia scolastica, ma io sono un insegante, non un geometra o un assessore comunale o provinciale. Io mi devo occupare di quello che si impara a scuola (oltretutto conosco scuole bellissime e costate un sacco di soldi, nelle quali si impara ben poco). Oggi non si impara più l'Italiano, la Storia è stata massacrata, l'Inglese viene insegnato dalle elementari alla ex-maturità con risultati incredibili. In più i governi da tempo offrono indirizzi di "studi" che vengono incontro alle mode o alle velleità più che al buon senso (liceo artistico, musicale, coreutico addirittura, dove uno su cento alunni ha vero talento per queste arti): e poi ci si lamenta della disoccupoazione giovanile.
Filippo franciosi

Unknown ha detto...

Ho fatto oggi l'assistente ad esami di livello talmente basso che si sarebbe stentato a credere di essere non dico all'università, ma in seconda media. Stiamo veramente gettando alle ortiche una generazione di giovani: ma interessa a qualcuno?

Romana Passante ha detto...

Unknown sottoscrivo tutte le sue proposte, ma temo siano eccessivamente progressiste per qualunque governo!

Unknown ha detto...

Ci vorrebbero tre condizioni:
- più soldi,
- uomini di cultura al governo,
- far arrabbiare i sindacati.