giovedì 19 giugno 2014

COMMENTI SULL'ESAME DI MATURITA'

Domani avranno inizio gli esami di maturità e già sta per partire il rito consueto: la pubblicazione delle “tracce” dei temi di italiano, con i commenti di noti letterati, intellettuali ed editorialisti; poi sarà la volta delle versioni di latino e di greco, del problema di matematica, anche qui con i consueti commenti degli specialisti. È un rito che ha un senso, perché corrisponde a un’idea dell’esame di maturità consolidata negli anni, e che appartiene alla memoria non solo degli anziani, ma anche di tanti giovani: un passaggio cruciale nella vita, una sorta di rendiconto, di bilancio finale di tanti anni di scuola, che è preceduto da un impegno finale che è l’acme del periodo della prima giovinezza. Questo è stato l’esame di maturità per quasi tutti, anche per i più giovani, anche se negli ultimi anni si è attenuata la durezza di questo passaggio che faceva sì che i meno giovani se lo ricordassero (e persino lo sognassero) per anni, ma anche in termini positivi, come una tappa e una conquista memorabile nella propria vita.
In realtà, continuiamo a ripetere il rito, ma del passaggio memorabile è rimasto poco o niente. Difatti, la portata dell’esame di maturità è stata depotenziata, svuotata: conta poco o niente ai fini dell’accesso alle università e, nel caso specifico della facoltà di medicina, il sistema della selezione test d’ingresso ne ha definitivamente annullato il valore. Pertanto, possiamo continuare a sviluppare le nostre elucubrazioni sui testi di esame, ma i giovani esaminandi hanno tutte le ragioni di assegnare un’importanza assai modesta a questo passaggio. Quel che è davvero triste è che il cambiamento è avvenuto in modo surrettizio, diciamo pure ipocrita; e verrebbe voglia di aggiungere, “all’italiana”. Noi ce ne asteniamo perché siamo contrari alla cattiva abitudine dell’autofustigazione nazionale. Ma certo, come ignorare il fatto che da noi le “riforme” si fanno sempre così, mai a viso aperto, mai in una volta sola, sempre a pezzi e a bocconi per non attirare l’attenzione e mettere di fronte al fatto compiuto? La tecnica è collaudata. Si cominciano a lanciare “ballon d’essai” quanto più possibile radicali: nella fattispecie, si parla di abolire seccamente l’esame di maturità, o di sostituirlo con un “portfolio” che attesti il percorso scolastico seguito, o addirittura con una prova Invalsi. I “lanci” vengono amplificati, tanto per abituare alla prospettiva di un cambiamento radicale, all’abbandono del vecchio arnese dell’esame di stato. E poi, senza discussione e senza motivazioni esplicite, si comincia a sbocconcellare il vecchio arnese, riducendolo a una vuota formalità. È una prassi che è in atto sul tema della riduzione del liceo a quattro anni. Prima si “sperimenta” la novità in alcuni licei, poi se ne aggiungono alcuni altri, poi si continua a martellare sulla opportunità della “riforma”, che intanto va in porto dietro le quinte. Allo stesso modo è passata la sperimentazione dell’alternanza scuola-lavoro nei due ultimi anni delle scuole secondarie di secondo grado, con un decreto di pochi giorni fa che è un trionfo dello stile dei burosauri, e che lascia aperta ai limiti del comico la questione di cosa mai potrà dare in termini di formazione a uno studente dei licei scientifici o classici una delle (quasi tutte) piccole o medie aziende italiane.
 La “sperimentazione” è la parola magica con cui da noi si fanno le riforme, a pezzi e a bocconi, per accontentare questa o quella corporazione, nell’assoluta assenza di un disegno organico e con l’esito (collaudato da un trentennio) di scassare il sistema senza costruire nulla di sensato.
Sia ben chiaro. Non siamo nostalgici dei tempi che furono. Ci è perfettamente chiaro che è improponibile un esame di stato in cui in un colpo solo ci si gioca tutta la carriera scolastica. Si rifletta – esplicitamente e meditatamente – sui cambiamenti opportuni, tra cui un maggiore peso per la carriera scolastica. Ma è inammissibile che, in un sistema d’istruzione in stragrande prevalenza pubblico, non esista una prova finale, un giudizio di valore riconosciuto, senza cui la carriera scolastica si riduce a una inutile sceneggiata: perché impegnarsi a studiare seriamente per un titolo che non vale niente? E in cambio di cosa? Della riduzione dell’accesso alle facoltà universitarie mediante quiz sulla cui qualità ormai è maramaldesco insistere? Eppure il modo in cui si evita di discutere i problemi autentici dell’accesso alla facoltà di medicina sembra indicare che dai quiz non ci sarà verso di liberarsi.
Sarà inutile, ma tanto vale chiederlo: ci si fermi. Si restituisca alla scuola un serio esame di maturità in cui il tema d’italiano sia l’occasione per gli studenti di esibire la capacità di scrivere in una bella lingua su un argomento mentalmente aperto e non dettato dalle coercizioni del burocratese e del politicamente corretto e che, assieme alle altre prove, costituisca il traguardo finale del lungo percorso scolastico che, come tutti i traguardi, dia luogo a una valutazione avente un valore per il futuro. Altrimenti, meglio smettere il rito ipocrita di parlare di merito e di rigore.

(Il Mattino, 17 giugno 2014)
____________________

Dopo tanti anni di ripetute delusioni i temi di italiano per la prova di maturità del 2014 costituiscono una piacevole e positiva sorpresa, un ritorno alla qualità e al buon senso. Ciò fa sperare che, commentandoli, non stiamo ripetendo uno stanco rito attorno a una realtà agonizzante ma stiamo salutando l’inizio della riqualificazione di un esame che, per dirla col ministro Giannini, è tutt’altro che invecchiato e rappresenta lo spartiacque tra la fine della scuola e l’inizio di una nuova vita proiettata verso il lavoro.
Poco vi è da dire sul brano proposto per l’analisi del testo, che non è il temuto brano pseudo-letterario ma una bellissima poesia di Salvatore Quasimodo,  uno dei nostri migliori poeti contemporanei; così come sono quasi tutti indovinati i brani che offrono materia per il saggio breve sul tema “il dono”. Non siamo d’accordo con chi ha trovato generici i temi di ordine generale ispirati rispettivamente alla frase di Renzo Piano sul “rammendo delle periferie” di un paese “straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile”, e alle differenze tra l’Europa del 1914 e l’Europa del 2014. Si è temuto che la loro indubbia difficoltà potesse aver aperto la strada alla chiacchiera generica. Ma il tema “libero” – non dispiaccia a chi lo proscrive a priori – ha proprio questa virtù quando è ben formulato, e cioè di mostrare se il candidato possiede un retroterra di conoscenze e una capacità riflessiva atte a riempire pagine piene di contenuti e non di logorrea evasiva. Va apprezzato il fatto che è stata evitata la caduta banale sull’attualità per trasferire la riflessione sullo stato attuale della costruzione europea entro un rigoroso confronto storiografico basato su temi precisi: forme istituzionali, stratificazione sociale, rapporti tra cittadini e istituzioni e tra stati, ecc. È altresì chiaro che sviluppare una riflessione su cosa può concretamente significare un “rammendo delle periferie” è tutt’altro che facile ma chiama allo sforzo di dire qualcosa di concreto e soprattutto di costruttivo e positivo: è facile immaginare quale diluvio di chiacchiere puramente negative avrebbe prodotto un tema sul “degrado delle periferie” (ecco l’esempio di un cattivo tema libero). Troviamo apprezzabile anche la scelta degli argomenti dei saggi brevi in ambito tecnico scientifico (“Tecnologia pervasiva”), socio economico (“Le nuove responsabilità”), storico-politico (“Violenza e non violenza: due volti del Novecento”); e tuttavia con due riserve. Soprattutto gli ultimi due erano effettivamente un po’ troppo generici e si prestavano alla divagazione inconcludente. Tuttavia, mentre la buona scelta dei testi relativi al tema sulla violenza e non violenza (Mosse, Benjamin, Arendt, Ghandi, King) era tale da contenere tale possibile deriva, i testi scelti per gli altri due temi erano francamente molto al di sotto di quel che può offrire la saggistica in materia. Su un argomento complesso e controverso come la portata sociale e culturale delle nuove tecnologie sono disponibili riflessioni ben più profonde e atte a sviluppare lo spirito critico dei brani modesti che sono stati proposti ai candidati.
 (Il Messaggero, 19 giugno 2014)

5 commenti:

Fabio Barbieri ha detto...

Professor Israel, il metodo vigliacco e manipolativo di forzare le "riforme" che lei descrive nel primo dei suoi pezzi qui riprodotti, sara' contemporaneo, ma non e' certamente ne' particolarmente italiano ne propriamente "all'italiana". E' internazionale e particolarmente britannico, ed e' il modo in cui la classe dirigente britannica ha fatto ingoiare al paese tutte le piu' rovinose porcherie. Evidentemente gli italiani imparano bene.

Fabio Barbieri ha detto...

Professor Israel, il metodo vigliacco e manipolativo di forzare le "riforme" che lei descrive nel primo dei suoi pezzi qui riprodotti, sara' contemporaneo, ma non e' certamente ne' particolarmente italiano ne propriamente "all'italiana". E' internazionale e particolarmente britannico, ed e' il modo in cui la classe dirigente britannica ha fatto ingoiare al paese tutte le piu' rovinose porcherie. Evidentemente gli italiani imparano bene.

Giorgio Israel ha detto...

Infatti avevo detto che lo dicevo e lo ritiravo per non indulgere all'autofustigazione nazionale. È desolante sapere che in Gran Bretagna si è proceduto così: si attribuivano altre virtù al paese, che evidentemente ha perso. In Francia pure hanno fatto degli orrori indicibili, ma a viso aperto, diciamo pure con eccessiva ed esplicita brutalità, ma almeno si ha di fronte qualcosa di definito.

pupipupi ha detto...

A tutti questi ragazzi che si affacciano alla vita un augurio di impegno nello studio universitario o nelle professioni. Gli esempi sono pessimi e le classi dirigenti mentono,ma per fortuna il cervello dell'uomo non sono ancora riusciti ad appiattirlo del tutto ...

melchisedec mel ha detto...

Mi fa piacere che anche Lei abbia apprezzato i titoli delle tracce. Ne ho parlato nel mio blog, ma ho ricevuto molte critiche. Tra le più interessanti "http://ilfromboliereentusiasta.wordpress.com/2014/06/19/il-dono/".