mercoledì 7 gennaio 2015

I “FANTASMI" DI HOUELLEBECQ

OGGI VIENE A PROPOSITO L'ARTICOLO CHE HO PUBBLICATO IERI. PURTROPPO... MENTRE ESCE IL LIBRO DI MICHEL HOUELLEBECQ, IL SETTIMANALE SATIRICO FRANCESE CHARLIE HEBDO E' STATO COLPITO DA UN ATROCE ATTACCO TERRORISTICO, E CON ESSO LA LIBERTA' DELLE NOSTRE SOCIETA' OCCIDENTALI


Quel che descrive il romanzo Sottomissione di Michel Houellebecq (attraverso il caso francese) è la storia recente, presente e futura dell’Europa come una gigantesca eterogenesi dei fini. Come altrimenti definire una lotta per i diritti della donna, contro il pregiudizio a favore del matrimonio “tradizionale” che sfocia nella tolleranza nei confronti di una famiglia centrata sul maschio, poligamica e omofobica? Come altrimenti definire una difesa dei diritti delle “diversità” che finisce col legittimare una società comunitarista divisa in frammenti separati entro cui la “tolleranza” accetta il predominio dell’integralismo a costo di subire il suo predominio globale? Già, perché l’unica cosa che la tolleranza politicamente corretta dell’Europa di oggi non tollera sono i principi di cultura politica su cui ha costruito la propria civiltà.
Il libro di Houellebecq si inserisce in Francia nel contesto di una pubblicistica non soltanto di narrativa fantastica (nel solco di Orwell o Huxley) ma saggistica, con autori come Alain Finkielkraut, Éric Zemmour e Michel Onfray. Quest’ultimo, alla domanda di un intervistatore che parla di agitazione di un “fantasma” dell’islam radicale risponde che già ricorrere alla parola “fantasma” è assumere una posizione ideologica, derubricare a “fantasmi” realtà attestate dalle statistiche, oppure a derubricare a disturbi mentali isolati fatti come quegli individui che lanciano l’auto sulla folla al grido di “Allah Akbar” o i convertiti che vanno a combattere nelle file dell’Isis. Il politicamente corretto indica questi “fantasmi” come espressione di fascismo e razzismo, figli dell’odiato “essenzialismo” della cultura occidentale, e consegna chi li considera come fatti reali all’area della reazione e del “populismo” (parola che non significa nulla salvo che un marchio dispregiativo).
Questo libro è l’ennesima denuncia di un’Europa esausta, un basso impero ridotto a credere solo nella mercificazione totale, nel feticismo delle tecnologie, nel governo delle tecnocrazie, dominato da un relativismo nichilista e da un “odio di sé” che, dei principi etici, conserva soltanto la tolleranza dei modi di vita e dei principi altrui. Si può dissentire da questa analisi e dalle prospettive catastrofiche cui conduce, ma sarebbe intellettualmente disonesto non misurarsi con i fatti, anziché agitare slogan politicamente corretti, a mo’ di esorcismi. L’immagine evidente dello sfascio è lo stato in cui è ridotta la cultura politica del continente: mera tecnocrazia, conteggi di parametri, feticismi tecno-burocratici, fino a ridurre anche l’istruzione e la cultura a una faccenda di parametri. Intanto, intorno c’è un modo che preme, mosso da moventi di tutt’altra natura. Per anni ci si è addormentati sulla credenza che il consumismo, con il suo potere di seduzione, avrebbe sgretolato l’integralismo. Ora si assiste al fallimento di tale credenza, ma non si ha il coraggio di ammetterlo.
Il dibattito che, soprattutto in Francia, sta prendendo forza su questi temi, tocca la questione nodale di come e perché l’Europa si sia ridotta in questo stato. La tesi di Houellebecq (e Onfray) è che il declino della civiltà giudaico-cristiana sia iniziato con il Rinascimento, con l’attacco antireligioso dell’illuminismo e della rivoluzione francese, fino al ’68 che ha semplicemente registrato lo sfascio finale. Ma vi sono altri punti di vista in campo, meno semplicisti, e assai più convincenti. In qualche modo, si tratta del contrario, e cioè del fallimento del tentativo di conciliare la tradizione della religiosità occidentale con la modernità, che pure era uno dei progetti più brillanti della cultura europea. Si pensi al modernismo religioso e ai movimenti illuministici ebraici: entrambi duramente emarginati. È un fallimento in cui vi sono responsabilità da entrambe le parti. Chi può rimpiangere le chiusure bigotte di certo integralismo religioso di marca europea e i veleni violenti e intolleranti che ha messo in circolazione? La reazione contro questi veleni e queste chiusure ha avuto il torto di gettare il bambino con l’acqua sporca, di credere che una società possa basarsi solo su principi tecnoscientifici, ignorando la dignità e l’autonomia della sfera morale. Ma la tecnoscienza non può avere le spalle abbastanza larghe da accollarsi questa sfera, se non distruggendola, e cioè usando la scienza come un martello ateistico, un mezzo di distruzione delle religioni – beninteso solo di quelle della propria tradizione, come impone il principio di tolleranza degli “altri”. Il guaio è che questi “altri” non hanno difficoltà a rifarsi a un modello che viene direttamente da concezioni medioevali apertamente irrazionaliste: la scienza e tecnologia vanno bene, è sacrosanto approfittarne purché non interferiscano col dominio della verità che è di esclusiva competenza della fede, la quale sola detta autoritativamente i principi della convivenza sociale. Il futuro previsto da Houellebecq è che l’Europa, squagliandosi tra cinismo, “tradimento dei chierici” e feticismo dei parametri, finirà in una “sottomissione” opposta al suo migliore progetto di civiltà, quello della democrazia basata su una sintesi di conoscenza razionale e di principi morali.


(Il Messaggero, 6 gennaio 2015)

24 commenti:

Flo ha detto...

Fa paura

pupipupi ha detto...

Sì. La lotta contro l'istruzione classica fa del resto parte di questo processo (la Francia ne è un campione formidabile). L'Europa fa fuori se stessa e qualcuno ne approfitta per far fuori l'Europa.
Da rileggere assolutamente gli ultimi capitoli di Oswald Spengler, Il Tramonto dell'Occidente.

bhrihskwobhloukstroy ha detto...

Beh, avremo bambini con due madri che non prenderanno più in mano una penna. Le pare poco?

Agata Parsi ha detto...

"Per anni ci si è addormentati sulla credenza che il consumismo, con il suo potere di seduzione, avrebbe sgretolato l’integralismo. Ora si assiste al fallimento di tale credenza, ma non si ha il coraggio di ammetterlo. "
E' vero... in queste parole viene sintetizzata la colpa dell'Europa, della disistima che il pensiero occidentale ha di se', della superficialità con cui guardiamo al resto del mondo ma anche del pregiudizio del considerarci "arrivati", coloro che ormai possono fare a meno di tutto ciò che ormai vediamo come senso religioso: riti, formule, preghiere, prescrizioni ... perchè in Occidente ormai abbiamo solo il senso esteriore, quello del politically correct, non siamo neanche più in grado di cogliere il fatto che l'atteggiamento religioso, la religiosità, l'essere fedeli ad una religione è molto di più che l'attenersi a rituali e prescrizioni.
Personalmente ho sempre provato un forte disagio nei confronti dell'atteggiamento che Lei sintetizza nelle parole tra virgolette perchè mi sembrava e mi sembra un atteggiamento pericoloso, indirettamente provocatorio nei riguardi dei gruppi integralisti, ma ancor di più mi sembrava e mi sembra offensivo nei confronti di persone che ritrovavano nella fedeltà alla loro religione la loro identità, la loro storia, personale e collettiva, il senso del loro essersi spostati...
Per questi motivi non mi sono piaciute, neanche in passato, le vignette di Charlie, le trovo di un inutile cattivo gusto.
Non intendo in nessun modo fornire giustificazioni agli attentatori e ai gruppi integralisti che li governano, al contrario credo che sia necessario lavorare in ogni modo al debellamento di queste organizzazioni ma ritengo che molto si possa fare anche cambiando atteggiamento: finiamola con questo politically correct, cominciamo a difendere la nostra cultura, le nostre tradizioni, le nostre usanze, e a non sentirci sbagliati nel farlo...perchè l' Europa non vuole riconoscersi come portatrice di un pensiero aperto e accogliente ma anche forte, autorevole, in grado di armonizzare, di portare a sintesi le tensioni che la attraversano? Forse il mio sarà un pregiudizio ma non riesco a pensare il futuro del mondo senza un ruolo di primaria importanza per l ' Europa.

Alessandro Marinelli ha detto...

Mi permetto di segnalare il seguente articolo:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/suicidio-francia-buonista-1080886.html

Nautilus ha detto...

Gent. professore, intanto la saluto e le auguro buon anno. Non ho letto questo libro di Houellebecq (a mio modestissimo parere pessimo scrittore) ma è chiaro che appartiene al cospicuo filone letterario descrittivo di società future, quasi sempre totalitaristiche o apocalittiche. E praticamente mai realizzatesi se non in qualche aspetto secondario. Sulle prime mi vengono in mente Il tallone di ferro, Noi, Fahrenheit 451, 1984 e via così. Se non altro la statistica ci dice quindi che l'apocalisse eurabica, come previsione di letterati, è improbabile. Però non ho letto i saggi cui lei fa riferimento e che certo saranno più attendibili delle fantasie di romanzieri. Ma parliamo delle due "armi" che potrebbero salvarci dal destino di finire dominati dai mullah: il consumismo e la nostra tradizione religiosa. Se capisco bene il primo dovrebbe minare loro, la seconda rafforzare noi. Sulla debolezza di quest'ultima ovviamente concordo con lei: lo scetticismo verso il trascendente non mi pare sia più reversibile. Il materialismo, alimentato dalle conquiste scientifiche e tecnologiche ma soprattutto dalla disponibilità di beni e distrazioni che ci invitano a vivere qui e ora, sembra ormai saldamente predominante. Questo ci rende veramente più deboli di fronte alla sfida di una comunità dalla fede robusta e aggressiva? Fino a poco tempo fa tendevo a pensare di no, di fronte però allo smarrimento derivante dalla crisi economica che fa mancare tutte le sicurezze procurate dalla società del benessere, e la conseguente divisione fra chi bene o male è al sicuro e di chi rimane senza futuro immagino sia possibile che una comunità che offre certezze sia morali che di appoggio materiale possa apparire un punto di riferimento per tanti senza più futuro. Non a caso se ho capito bene Houellebecq parte proprio dalla crisi e dalla disoccupazione per ipotizzare il successo elettorale degli islamici.
Sul fallimento invece del consumismo nel sedurre i mussulmani e sgretolare l'integralismo non son sicuro come lei, non vedo prove certe di questo insuccesso. Il poliziotto Ahmed, mussulmano, pare fosse orgoglioso di appartenere alla Francia, l'eroico ragazzo che ha salvato gli ebrei nascondendoli era un semplice commesso..gente che faceva il suo lavoro per, presumibilmente, vivere il proprio modesto benessere occidentale. Chi ci dice che fra i 6 milioni di mussulmani francesi non ce ne siano tantissimi, magari la grande maggioranza, come loro? Ci sono, a quel che si sa, molti spostati in quelle loro banlieue, mantenuti dallo stato ma senza un lavoro che è la prima e più potente molla per l'integrazione. Ma davvero siamo sicuri che fra quei milioni di famiglie normali non si pensi altro che a prendere il potere per farsi poi comandare dai fondamentalisti? Dove sono le prove di questa unanimità? Io non ne sono convinto, le aspetto, se ci sono mi convincerò. Comunque, che ci sia da stare all'erta e non cullarsi nell'ottimismo non c'è dubbio, il pericolo è enorme e, come si dice dalle mie parti, è meglio aver paura che toccarne.

pupipupi ha detto...

Scrivere che il Corano è m... non è libertà di religione, ma libertà d'offesa. Mi dissocio da questo osanna collettivo e organizzato a un giornale così tristo.

Nautilus ha detto...

Ciao Marinelli, letto l'articolo. Se ho capito bene è l'ennesima un po'lugubre previsione (questa volta ispirata da Houellebecq) che la perdita della fede cristiana aprirà le porte all'islamizzazione della società. Essendo "l'ateismo perdente perché troppo triste" unito al "rifiuto di ciò che si è stati", rimarrà solo abbracciare la vigorosa novità, l'Islam.
Ma i credenti non vengono mai sfiorati dal dubbio che non di rifiuto di credere si tratti quanto di impossibilità? Certo che l'ateo è più triste del cristiano..e allora? Per passarsela meglio può forse decidere di riacquistare la fede? Anche chi è stato comunista era più felice di adesso che non ci crede più. Che può fare, dimenticarsi 80 anni di storia fallimentare e ristudiarsi Lenin? E quale potrebbe essere allora una soluzione, istituire delle madrasse cristiane visto che quelle mussulmane funzionano così bene?
Per parte mia credo che ben difficilmente gli atei cadranno preda della predicazione islamica, semmai qualche raro cristiano già abituato ad aver fede, che non farà che cambiare parrocchia, diciamo così.

terminus ha detto...

Dopo i recenti fatti fatti ho pensato di rileggere la Lectio Magistralis di Papa Benedetto XVI a Ratisbona del 2006. Devo dire che l'ho ritrovata tremendamente attuale: "Solo così diventiamo anche capaci di un vero dialogo delle culture e delle religioni – un dialogo di cui abbiamo un così urgente bisogno. Nel mondo occidentale domina largamente l'opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall'universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell'ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture".
Dalla Lectio Magistralis di Papa Benedetto XVI a Ratisbona 12 Settembre 2006

Alessandro Marinelli ha detto...

Nautilus, mi scusi se sono diretto, ma credo che non abbia capito niente. Prima di tutto, ormai non si può più parlare di «previsione»: la società francese si sta sempre più islamizzando, sono i fatti che lo dicono. La Francia è un paese ormai quasi completamente scristianizzato ed uno dei più secolarizzati d' Europa e tantissime chiese cattoliche sono state demolite negli ultimi anni per mancanza di fedeli e clero. Tuttavia, altre chiese sono state riconvertite a moschee, altre moschee verranno costruite e si assiste anche ad un impressionante movimento di conversioni (anche di molti atei e agnostici, lo sa?) all' Islam. Fenomeno ancora marginale per quanto riguarda i numeri, ma colpisce il ritmo (il Foglio ha pubblicato un' interessante serie di articoli al riguardo). Ma credo che il segnale più chiaro e inequivocabile di tutto ciò sia il numero di ebrei che hanno deciso di abbandonare il paese, o stiano seriamente prendendo in considerazione l' ipotesi...

Secondo: in Francia non esiste alcuna società che ha rifiutato la fede perché maturata o rinsavita e, quindi, «impossibilitata» a credere. Esiste invece (e non solo in Francia) una società che ha rifiutato TUTTO, in blocco. E, non a caso, non si assiste solo al declino del cristianesimo, ma al declino delle "fondamenta di tutte le strutture tradizionali: famiglia, nazione, lavoro, stato, scuola". Come ha scritto Eric Zemmour, la Francia è “il malato d’Europa, alle prese con il declino, con la perdita di competitività e di prestigio delle sue istituzioni militari e diplomatiche, afflitta dal degrado della scuola, della cultura, della lingua, del paesaggio, della sua stessa cucina”. Una volta aveva un scuola e un' università che hanno fatto storia, oggi è il paese della 'Carta della Laicità' e delle fiere pedopornografiche con il patrocinio dello stato. E' inutile che ci giriamo attorno, secondo me Houellebecq ha detto tutto quello che c' era da dire: "È un suicidio economico, demografico e soprattutto spirituale".

Terzo: «quale potrebbe una soluzione»? Non ne ho idea, ma forse dovremmo seriamente prendere in considerazione l' ipotesi che ormai non ci siano più soluzioni. Secondo me è una situazione che deve peggiorare prima di poter (eventualmente) migliorare e ancora non abbiamo visto nulla...

pupipupi ha detto...

Infatti lascia infatti perplessi il modo in cui i francesi si sono lasciati scippare un anno di scuola superiore. Ho una collega che insegna là e vari conoscenti: parlano di un'università in degrado estremo, poiché al governo interessano solo le grandi scuole, a base parigina e a ingresso superristretto in modo da perpetuare una élite, sempre la stessa, che gestisce affari, potere e politica. Destra e sinistra, ormai, c'entrano poco (il connubio fra la sinistrorsa sessantottina Carlà e Sarkozy è emblematico). Nel contempo, giornali violentissimi esprimono un anticlericalismo da XVIII secolo e un odio verso la religione che fa il gioco di radicalizzare i conflitti. Non è ciò di cui l'Europa ha bisogno.










Nautilus ha detto...

Caro Marinelli, non metto minimamente in dubbio che la Francia si stia islamizzando, basta la demografia a giustificarlo unita magari all'emarginazione che spinge tanti giovani franco-algerini a riavvicinarsi alla fede dei nonni per ribellione allo stato delle cose. Quel che contestavo (ma mi sarò spiegato male) è che ciò dipenda dalla scristianizzazione. A meno che non ci sia un movimento di conversione dei francesi che però, come sembra, è fenomeno ancora marginale.
Non credo poi affatto che chi trova impossibile credere sia rinsavito, volevo dire che non è una SCELTA, è così e basta e indietro non si torna: la ggente crede sempre meno. Lei lo chiama "rifiuto" come fosse un atto di volontà: è semplice disincanto e delusione. Il declino della religione coincide col declino della strutture sociali? Certo, ma non è detto ne sia la causa. In altri tempi mi pare sia stato l'opposto, all'arretramento del cristianesimo o almeno della chiesa ha corrisposto un progresso della società in ogni campo. Il declino, che sperimentiamo anche in Italia, mi pare un semplice fenomeno di decadenza: società ricche e sazie che hanno perduto lo spirito vitale, e la perdita accelerata della fede ne è un effetto, non la causa.
PS Un fatto che non prova nulla però è indicativo: la nostra unica (per ora) guerrigliera islamica, certa Fatima Sergio, proviene da una famiglia cattolica praticante passata in blocco (4 componenti) all'Islam: persone evidentemente alla ricerca di qualche santo graal, se non lo trovano nel cristianesimo lo cercano altrove, Islam, mormoni o testimoni di geova, spostati così ce ne sono in ogni società e paese, non fanno testo.
Saluti cordiali.

Nautilus ha detto...

Pupipupi, l'idea che in fin dei conti basti dare un'eccellente educazione a una ristretta élite di cervelli superiori (e figli della nuova aristocrazia) che costituirà la futura classe dirigente e abbandonare tutto il resto a un'istruzione pratica che renda bravi cittadini ed esecutori i già appartenenti alle classi subalterne sarà ingiusta ma non priva di logica. Di quanti amministratori, medici, ingegneri, fisici, avvocati ecc. necessita una società moderna e matura? Mica poi tanti. Guardiamo da noi, quanti ragazzi si laureano inutilmente per rimanere al palo? Sempre di più no? Può darsi che i pragmatici dirigenti (che sono già sistemati, loro e i pargoli) francesi abbiano deciso che è uno spreco di tempo e soldi.
L'anticlericalismo con le chiese vuote è come sparare sulla croce rossa. Se però il clero è quello islamico ti sparano loro, povera Francia, come fanno sbagliano. Oggi CH è uscito con una vignetta surreale e commovente con un Maometto in lutto anche lui..ululati dei crociati de noantri:"Hanno calate le braghe di fronte ai terroristi". Rispondono dall'Islam:"Blasfemi e provocatori!"
Bella cosa "le culture profondamente religiose del mondo"...sai che dialoghi.

Alessandro Marinelli ha detto...

Egr. Nautilus,
A quanto mi risulta l' asserzione secondo cui la gente crede sempre meno è assai poco fondata. E' sicuramente vera se restringiamo l' attenzione all' Europa (e, in parte, al Sud America), ma nel resto del mondo le cose vanno assai diversamente. E quello che avviene in Europa, secondo me, è tutt' altro che «inganno e disillusione» (e tantomeno «semplice»). Ho l' impressione che lei stia sottovalutando enormemente l' eredità delle ideologie del secolo scorso e l' influsso che hanno avuto, ed hanno ancora, sul Vecchio Continente (ed essendo lei un ex-comunista, mi sorprende oltremodo). No, io non credo affatto che ci troviamo di fronte soltanto ad un semplice «fenomeno di decadenza». Qualcosa di più complesso e, mi si passi il termine quasi Tolkieniano, oscuro è accaduto in questi ultimi 50 anni (e sta ancora accadendo).

Anche nell' ipotesi che non ne sia la causa, la scristianizzazione è sicuramente qualcosa che aiuta l' islamizzazione, ma è solo uno dei fattori in gioco. Ormai è venuto giù tutto, non solo il cristianesimo, ed è stata fatta terra bruciata: è poi così sorprendente che il terreno sia ora più adatto a nuove sementi? Il senso del mio discorso (così come quello dell' articolo che avevo segnalato) non è affatto che dobbiamo tornare ad una società religiosa; e questo a prescindere dall' opinione che ho in materia. Dopo tutto chi l' ha detto che una società sana e prospera debba essere necessariamente profondamente religiosa? Si può essere ottimi cittadini, genitori ed educatori anche senza essere credenti, ma a condizione che siano soddisfatti alcuni standard, diciamo così. E oggi, secondo me, queste condizioni minime non sono soddisatte.

Infine, mi permetto di invitarla a non ironizzare sul dialogo tra le «culture profondamente religiose del mondo». Il dialogo autentico esiste ed è una cosa bella e importante. Può trovarlo nei luoghi più inaspettati. Merita rispetto, ma merita ancora di più di essere capito...

Sarà forse per meri motivi anagrafici, ma non mi sento affatto di condividere quella prospettiva eurocentrica di vedere le cose che mi pare assai comune nelle generazioni precedenti alla mia.

pupipupi ha detto...

Non sono proprio d'accordo: una buona educazione deve essere alla portata di chiunque e fa crescere la società nel suo complesso. Che una gruppo ristretto debba manovrare gli altri mi fa addirittura orrore. Le lauree inutili come scienze della comunicazione prosperano, mentre medicina chiude i suoi accessi. Eppure il mio medico di famiglia ha venti persone in sala d'attesa. Però lo stato ha deciso di non assumere più medici, che non significa aver bisogno di pochi medici.

Nautilus ha detto...

Caro Marinelli, ovviamente per la perdita di fede parlavo dell'Europa, anzi dell'Italia, anzi delle persone che incontro.
A parte questo mi pare di capire che per lei l'influsso delle ideologie antireligiose del secolo scorso sia una causa determinante di questa perdita...magari lo fosse! Almeno vorrebbe dire che la ggente riflette, pensa, trae conclusioni da teorie e argomentazioni, come accadeva quand'ero ragazzo io. La mia impressione è che si perda la fede perché si dà per scontato che siano favole per i bambini, e siamo ormai troppo accorti ed evoluti per cascarci. Il tutto senza essere né accorti né evoluti:).
Naturalmente è solo un'ipotesi basata sulla superficialità che mi sembra stia dilagando, quella sì.
Con tutto ciò, non credo proprio le religioni siano destinate a sparire, la morte eterna non piace a nessuno, meglio la vita.
Quanto al cedere all'islamismo...proprio ier l'altro due milioni di persone sono scese in piazza per difendere conquiste liberali e laiche, mi pare che è proprio fra questa gente più che fra i cristiani che l'Islam può trovare la resistenza maggiore.
Proprio Houellebecq che lei rammentava in un intervista di oggi ha detto che vede impossibile un accordo fra laici e mussulmani mentre un'"ibridizzazione" sarà più facile fra le due religioni. Saluti.

Pupipupi, neanch'io sono d'accordo, ma quelli vanno avanti lo stesso.

Alessandro Marinelli ha detto...

Egr. Nautilus,
allora avevo ragione a parlare di 'visione eurocentrica' ;). Secondo me l' influsso delle ideologie del secolo scorso è LA principale causa della scristianizzazione dell' Europa. E secondo me ha ragione a ritenere che dilaghino superficialità e ignoranza crassa, ma questo non vuol dire che il lavaggio del cervello ideologico che abbiamo subito nel secolo scorso non sia pesantemente responsabile. Mi permetta di farle un esempio. Quanti adolescenti dei nostri tempi pensa che abbiano anche solo un' idea di cosa siano stati la 'rivoluzione sessuale' o il sessantotto, o che abbiano letto Marcuse? Eppure anche su questo blog, qualche volta, si è parlato della sessualizzazione (sempre più precoce, per giunta) degli adolescenti. Crede sul serio che non ci sia nesso tra le due cose?

E non prendiamoci in giro sui «milioni di persone scese in piazza per difendere conquiste liberali e laiche». Sono scesi in piazza solo quando si trattava di commemorare gente che per mestiere faceva vignette sulla Santa Trinità (in stile ménage à trois, diciamo così) o sui testi sacri delle tre grandi religioni monoteistiche (trascritti su rotoli di carta igienica)... Però non si è mai visto nessuno scendere neanche nel cortile sotto casa per protestare contro la repressione di non si sa quante persone (letteralmente) in Cina o in certi ben noti paesi islamici. In Francia, poi, erano troppo occupati a contrastare la fronda degli omofobi pro-famiglia tradizionale. E dove erano i valori liberali e laici quando un grande intellettuale come Papa Benedetto XVI venne spernacchiato a destra e a manca da individui di livello culturale inqualificabile dopo Regensburg? Erano usciti? L' ultima è stata la "perla" della ministra francese della Giustizia, Christiane Taubira: «la Francia è il paese di Voltaire e dell’irriverenza». Tutto qui? Credevo che la Francia fosse il paese di molto altro...
Milioni di persone in piazza... Ormai, neanche quando ci si impegna l' Europa riesce a essere seria e credibile...

pupipupi ha detto...

Non parliamo poi di quelli che NON sono mai scesi in piazza per difendere la scuola. Dai sindacati solo beceri slogan, pressione ad assumere i precari senza concorso, difesa dello studentenonfainiente. Silenzio o complicità sullo svuotamento dei contenuti, sull'aggressività tecnologica, sulle ore di lezione perse in attività alternative eccetera eccetera.

Nautilus ha detto...

Caro Marinelli, sulla prima parte posso essere possibilista: io credo che la scristianizzazione sia principalmente una conseguenza dell' inevitabile indebolirsi del sentimento religioso nelle società del benessere, però l'influsso delle ideologie di sx e progressiste non è stato certamente trascurabile, la certezza su quale di queste cause abbia predominato mi pare irraggiungibile.
Invece sulla manifestazione di Parigi o pochi (o punti) dubbi: non si è trattato di una commemorazione o di una semplice protesta, lì si è andati fondamentalmente per difendere i valori laici...ma non genericamente come ha capito lei, ma quelli del popolo e della nazione francese. Cioè i fanatici religiosi e nemici di libertè, egalitè e fraternitè, in Francia no pasaran. Non bisogna infatti nemmeno dimenticare che i diritti dell'uomo (che l'Islam non riconosce)sono nati lì, figurarsi se i figli dell'Illuminismo son disposti a farseli sfilare da questi invasati.
Sul fatto che non si è mai protestato per il non-rispetto di questi diritti in paesi dove non sono mai esistiti...mi pare esagerato pretenderlo, soprattutto a che scopo? Si può protestare contro i governi elettivi e gli stati che hanno un opinione pubblica, contro le dittature è un non-senso. La farebbe una bella manifestazione contro la Corea del Nord?
Sulla questione del discorso di Ratisbona non vedo cosa c'entrino i valori liberali e laici: chi era in disaccordo (e secondo la mia modestissima opinione non era difficile..) ha fatto le sue critiche, che fossero rivolte a un papa non mi pare cambi nulla né vedo perché le si sarebbe dovute stigmatizzare.

Danilo Fossati ha detto...

Concordo: la causa dei nostri problemi e' proprio "il fallimento del tentativo di conciliare la tradizione della religiosità occidentale con la modernità". Ma la soluzione era ed e' quella di una progressiva desacralizzazione e liberazione dalla religione intesa come falso assoluto capace in quanto tale di condurci a Dio. E’ sulla loro vita e non sulla religione che si giudicano gli uomini. Questo non significa ovviamente rinunciare alla spiritualita’, ma anch’essa deve liberarsi dal sacro e laicizzarsi per abbandonare dualismi illusori e problematici e riscoprire la radice del nostro essere. Questa radice puo’ anche includere Dio ma, riconoscendo che non c’e’ alcuna necessita’ di crederci, lo esclude certamente come fonte di divisione e guerra tra uomini. I punti di partenza sono due:
1) di Dio non si sa assolutamente nulla (qualcuno ha info certe al riguardo?)
2) non e' necessario credere.
La spiritualita' non e' l'appannaggio di coloro che appartengono ad una religione. E' una mostruosita' e una distorsione definire e identificare persone, popoli, nazioni in base alla loro religione.
Per sapere cio’ che dobbiamo fare dobbiamo pensare a cio’ che siamo: siamo la nostra coscienza e per diventare persone consapevoli possiamo approfondire la nostra spiritualita' radicale. Questo secondo me e' la modernita'. Non certo l'asservimento al lavaggio del cervello di certe religioni ed ideologie politiche ed economiche che hanno condotto e conducono a mostruosi crimini contro l'umanita'.

Alessandro Marinelli ha detto...

Egr. Nautilus,
sulla scristianizzazione non ho certezze, naturalmente, ma ho solo espresso la mia opinione. Che ribadisco: una «società del benessere» non implica affatto un' «indebolirsi del sentimento religioso» (altro che «inevitabile»). La sua mi pare una tesi generale e molto forte. Troppo forte, infatti: si potrebbero dare diversi controesempi al riguardo.

«Cioè i fanatici religiosi e nemici di libertè, egalitè e fraternitè, in Francia no pasaran». Che dirle... speriamo che sia così. Il panorama mi sembra piuttosto desolante (e preoccupante). Speriamo che abbia ragione lei, ma intanto i «figli dell'Illuminismo» (che stanno sparendo, tra l' altro, demograficamente parlando, mentre gli altri aumentano) non solo si sono fatti sfilare diverse altre cose, ma se le sono sfilate da soli. Nella terra dell' illuminismo non è più possibile sostenere apertamente la propria preferenza per il matrimonio eterosessuale senza avere grane, non è possibile «rendere note le percentuali di musulmani in carcere» senza «farsi trattare da islamofobi» (Houellebecq), non è praticamente più possibile ricorrere alla scuola di stato per avere una buona istruzione. Mi spiega cosa c' è di illuministico in tutto ciò?

Non ho capito perché sarebbe «esagerato» pretendere di protestare contro le dittature. Io protesterei sì contro la Corea del Nord e quel pagliaccio di dittatore! A che scopo, mi chiede? E a che scopo si è andati a manifestare a place de la République?

Infine, Ragensburg c' entra perché quel discorso, in realtà, non solo non fu capito, né compreso nel profondo, né ponderato, ma probabilmente neanche letto per intero. Era troppo ghiotta l' occasione per scagliarsi contro la nuova crociata che si stava bandendo... Ma riflettere a mente lucida e senza pregiudizi o dogmatismi su una tesi, non importa da chi espressa, non è uno dei valori illuministi? Non a caso, Ratzinger è stimato anche da gente che con il cattolicesimo ha poco a che vedere (in Italia, per esempio, Claudio Magris).

Nautilus ha detto...

L'ho detto caro Marinelli: perché è assolutamente inutile manifestare contro paesi in cui non esiste la pubblica opinione nè un voto libero. Lei magari scenderebbe in piazza contro il pagliaccio ma credo la seguirebbero in pochi: chi dovrebbero essere i destinatari della manifestazione(poiché un destinatario ci vuole)? Chi dovrebbe convincere? Sempre come es.: la farebbe una manifestazione contro l'IS? A che scopo ripeto?
Infatti quella francese non era "contro" qualcuno ma "per" difendere i valori laici.
Sarò sincero, personalmente forse non avrei partecipato nemmeno a quella (un paio di invasati non rappresentano certo una minaccia alla libertà d'espressione) ma l'ho trovata utile come dimostrazione di attaccamento ai valori dell'Occidente, quando così tanti dubitano che questo attaccamento esista.
Su Ratzinger...lei dà per scontato che quello di Ratisbona sia stato un grande intervento (ricordo Ferrara:"Formidabile discorso del papa") cui esclusivamente dei prevenuti potevano dare contro. Che prevenzione vi sia stata sarà certamente vero ma vi sarà stata anche sincera critica...o siccome l'aveva detto il papa doveva essere accettato senza fiatare? Non sarebbe stato neanche questo molto illuminista.

pupipupi ha detto...

Non, per me scrivere il Corano è m... non è un valore dell'Occidente. L'ho già scritto e continuo a sostenerlo. I valori sono tolleranza, rispetto, critica intelligente, cultura.

Danilo Fossati ha detto...

Riguardo la tecnoscienza che distrugge le religioni, ritengo sia inevitabile e forse benefico. Il cristianesimo non e' mai stato e non sara' mai una religione. Nessun rito nei Vangeli e' creato come nuovo, anche battesimo e cena sono ben precedenti a Gesu'. La Chiesa stessa e' definita come una comunita' di persone, non struttura, gerarchia, dogmi, riti. L'essenza di questa fede e' forse "la lettera uccide, lo spirito vivifica" per essere pienamente uomini. L'unico comandamento "ama il tuo prossimo come te stesso" e' quanto di piu' laico esista. La crisi del cristianesimo come religione quindi esprime la giusta e salutare perdita di cio' che e' inautentico, le forme chiuse e inutili e i determinismi che lo legano. Questa "maschera" che si chiama religione cade e mostra il vuoto sprituale e di valori che lascia perche' come tale ne era umanamente priva. I valori di giustizia e liberta' che avrebbero dovuto essere incarnati dalle istituzioni democratiche non solo non sono garantiti ma sono traditi. Sotto le macerie dell'idolo "religione" il nulla umano e la falsa morale. Si e' vissuti finora nell'illusione che i valori non costino nulla e li si e' affidati alla falsa politica, economia, religione. Le tragiche vicende di questi anni aiutano a mostrare come siamo asserviti ad illusioni di vario tipo e come e' urgente che ci liberiamo per mezzo della nostra coscienza, umanita', cultura.