sabato 26 settembre 2009

Esterofilia

Una mania nazionale è ritenere che quel che si fa fuori del nostro paese sia sempre migliore. Una manifestazione della xenofilia italiana consiste nel credere che i sistemi d’istruzione europei, siano sempre preferibili nostro. Quanto più si approfondisce la situazione tanto più si constata che non è così. E questo non è un bene, bensì una disgrazia. Difatti, se il contesto europeo non tale da “tirarci su” offrendo modelli vincenti, sarà difficile venir fuori dalla crisi dell’istruzione.
Un paese che viene portato a modello ideale della scuola è l’Inghilterra. Abbiamo raccolto la testimonianza di un’insegnante elementare inglese che conosce anche il sistema italiano. Ci ha parlato di un insegnamento strutturato in modo ultra schematico per quell’esigenza di semplificazione che gli “esperti” chiamano (orrendamente) “essenzializzazione”. Per apprendere la lingua non si leggono libri, né si fanno composizioni scritte, bensì soltanto conversazioni ed esercitazioni lessicali. Gli alunni si avvalgono di lavagnette su cui verbalizzano concetti con frasi brevissime. Deve trattarsi di questioni impersonali con assoluto divieto di riferirsi alla sfera personale e familiare. L’insegnamento della matematica consiste solo di calcolo mentale, con gare di velocità, senza mai affrontare problemi di geometria o di aritmetica. Lo studio della storia, della geografia e delle scienze non ha carattere sistematico e si riduce a temi particolari scelti anno per anno. Per esempio, un anno si può studiare la seconda guerra mondiale, l’anno successivo la civiltà egizia. Lo studio delle scienze può ridursi al tema “animali domestici”.
Gli insegnanti preparano le lezioni in modo parimenti schematico: deciso l’argomento, scaricano da internet i materiali su cui impostare il lavoro degli alunni.
C’è chi difende le meraviglie della scuola inglese perché si muove sulla nuova frontiera: il “disallineamento” tra classe anagrafica e livelli di apprendimento. Niente più classi scolastiche per età, bensì gruppi di apprendimento definiti da livelli certificati individualmente. I gruppi di livello si aggregano e disaggregano in funzione dei vari settori (scienze, lingua) e non sono mai composti dalle stesse persone. Non è qui possibile mostrare l’assurdità teorica e pratica di un simile schema. Limitiamoci a riferire il racconto dell’insegnante circa quel che accade al livello elementare. Gli alunni vengono divisi per banchi colorati secondo i livelli e spostati di gruppo secondo i settori. Questa ripartizione crea sentimenti di competizione e di vero e proprio odio tra i gruppi di livello inferiore e superiore che, appena si allenta la sorveglianza dell’insegnante, si picchiano come branchi di animali. L’insegnante era colpita dall’innocenza dei bambini italiani a confronto con quelli inglesi, cresciuti troppo in fretta e capaci di prendere a pugni l’insegnante all’uscita da scuola. Un simile livello di aggressività richiede regole di condotta molto severe: durante l’intervallo spesso non ci si può neppure alzare.
L’altro giorno la maestra di mio figlio ha detto una frase stupenda: «È molto difficile entrare nel cuore di suo figlio, ma io credo di averne trovato la chiave». Ho pensato che se la scuola italiana regge ancora è per merito di insegnanti così. È lo stesso spirito che emerge nel bel libro Almanacco di un professore di Gennaro Lubrano Di Diego (Guida, 2009): un rapporto educativo in cui una persona guida un’altra a formare la propria conoscenza e la propria libertà – perché la conoscenza è libertà – e non un sistema di regolette per tenere a bada un formicaio, inevitabilmente un formicaio impazzito.
(Tempi, 24 settembre 2009)

6 commenti:

Giomo ha detto...

La "vecchia" comunità educante è la modalità pedagogica per eccellenza, da sempre, e non solo alle elementari. Ode al ritorno del maestro prevalente, guarda caso comune denominatore di tutte le scuole europee. Accantonato per troppi anni in Italia in nome della "precoce specializzazione disciplinare" e a scapito dell'unitarietà dell'insegnamento, sarà l'artefice di una vera controrivoluzione. Ne vedremo presto i benefici effetti. Saluti carissimi, prof Israel, e tutta la mia solidarietà per gli ultimi inqualificabili accadimenti.

Caroli ha detto...

Forse si dovrebbe limitare l'esterofilia alle vacanze. Io, per esempio, sono un convinto estimatore delle alpi austriache.

zanza ha detto...

Perché non si fanno paragoni col sistema scolastico svedese? Tutti sanno benissimo che in Inghilterra chi non frequenta scuole private riceve una pessima istruzione.

alelag ha detto...

Sono rimasto profondamente colpito da queste Sue riflessioni sul sistema scolastico italiano. Da un lato perchè rivelano un profondo attaccamento patriottico al nostro sistema d'istruzione che nei decenni passati è riuscito a formare la classe dirigente sulla quale si regge ancora attualmente la nostra società. Dall'altro lato, però, denotano, a mio modesto avviso, una certa miopia culturale. Di sicuro è un nostro vezzo particolare quello di esaltare tutto ciò che si fa oltreconfine. E spesso riguarda magari aspetti assolutamente superflui del vivere quotidiano, che assurgono a nostre mode nazionali. Quando, però, ci si trova a confrontarci con il panorama europeo su tematiche molto più penetranti, dalla giustizia alla scuola fino ad arrivare alla sanità, non si può dfendere ad oltranza le nostre strutture sociali. Si rischia in questa maniera di cadere soltanto in un localismo anacronistico. Il percorso scolastico che accompagna un bambino italiano dall'età di 5 anni fino poi alla conquista dell'ambito titolo accademico si è evoluto negli anni solo nella veste esterna. La mentalità che lo anima è legato a vecchie logiche, da "Libro Cuore", in totale disarmonia con il panorama economico che lo circonda. Se i sistemi d'istruzione anglosassoni sono affetti dalla c.d. "essenzializzazione", quello italiano invece dalla c.d. "universalizzazione" o "enciclopedizzazione" (se mi si fa passare questo neologismo). La pretesa di infondere agli alunni tutto lo scibile umano con dei programmi enciclopedici è sicuramente d'aiuto per formare soltanto degli intellettuali, ma assolutamente non per dei soggetti idonei ad inserirsi nel mondo del lavoro. E' proprio questo distaccio siderale tra il percorso scolastico nelle sue varie strutturazioni e il panorama economico-sociale la grande pecca della nostra amata Italia. I laureati italiani in giurisprudenza sono sicuramente molto più preparati dei loro colleghi d'oltralpe. Però paradossalmente non sono subito utilizzabili sul mercato. Hanno immagazzinato tomi di diritto civile, penale, amministrativo...Ma non sono in grado di scrivere nemmeno una lettera commerciale. Possiedono delle conoscenze linguistiche molto povere. Lo stesso dicasi per quelle informatiche. Noi però continuiamo a sostenere una marea di esami all'anno. E le Agenzie di Lavoro richiedono invece ben altro.
Da qui allora la trovata della formazione post-lauream "altamente specializzata" idonea a formare i lavoratori. Ecco che quella tendenza da Lei aspramente criticata è uscita dalla porta ma è rientrata in maniera più subdola dalla finestra.
Grazie
Alessandro Laghezza

Giorgio Israel ha detto...

Ma stiamo parlando di scuola o di università? Temo che lei conosca poco il sistema e la situazione attuale in entrambi i casi. Per quanto riguarda l'università l'enciclopedismo c'è certamente, ma come effetto recente del 3+2 e della frantumazione in materie che però non è effetto di un enciclopedismo culturale ma di un sistema delirante adottato per motivi alquanto sordidi. Il sistema universitario precedente - qualsiasi cosa se ne pensi - non era per niente enciclopedico.
Quanto alla scuola la pretesa di infondere agli alunni tutto lo scibile umano, se mai c'è stata, ora si è trasformata nel suo contrario. Gli studenti semplicemente non sanno un acca e non studiano nulla. Finiscono le elementari dopo 5 anni di giochi e sanno di matematica quel che avrebbero potuto apprendere in un anno o due al massimo. Questo è l'autentico scandalo: l'immensa perdita di tempo in una dispersione infinita in cui si sperpera un enorme patrimonio intellettuale. Quanto al libro Cuore, lasciamo perdere... Oggi domina il pedagogismo delle competenze, altro che De Amicis... Forse lei dovrebbe leggere le tante pagine che ho scritto in materia. Non ho il minimo attaccamento patriottico a un sistema d'istruzione che è completamente sfasciato. Qui ho soltanto detto che si rischia di andare a cercare rimedi peggiori del male.

Caroli ha detto...

Io esalto solo le montagne austriache, o svizzere. Nessuno mi tocchi i carissimi professori del mio liceo scientifico di trentacinque anni fa! Ripeto, di trentacinque anni fa. Oggi, beh...