mercoledì 26 gennaio 2011

Riflessioni alla vigilia della Giornata della Memoria


La vigilia della Giornata della Memoria 2011 ci mette di fronte alla constatazione paradossale che il modo migliore per spiegare il passato – lo sterminio degli ebrei europei di settant’anni fa – è prendere atto delle minacce del presente. Qualsiasi cosa si pensi delle politiche dello stato di Israele, non si può non constatare che nessun altro paese al mondo – nemmeno paesi in cui avvengono fatti ben più gravi – è soggetto alla minaccia di distruzione. E si tratta di una minaccia molto concreta: migliaia e migliaia di missili circondano ormai Israele e ogni parte del suo esiguo territorio può essere colpita. Il paese si attrezza a vivere sottoterra: si scavano rifugi ovunque, dove poter vivere per mesi, ed è in costruzione il più grande ospedale sotterraneo del mondo. Questo assedio è diretto da un paese, l’Iran, che sta per dotarsi dell’arma atomica, e il cui presidente Ahmadinejad non fa passare giorno senza minacciare di estirpare Israele dalla faccia della terra; e che oltretutto è il campione del negazionismo.
Questa è la realtà che bisognerebbe illustrare nel Giorno della Memoria: spiegare come si prepari una strage di massa, un genocidio, come quello del passato. Bisognerebbe spiegare come il silenzio e la viltà possano facilitarne la realizzazione; spiegare che l’ONU invece di decretare solennemente che nessuno stato da essa riconosciuto può essere minacciato di annientamento, che la comunità internazionale non lo consentirà, tace e si guarda dal condannare le folli dichiarazioni del dittatore iraniano. Bisognerebbe raccontare che un gruppo di personalità europee, tra cui due ex-presidenti del consiglio italiani, Romano Prodi e Giuliano Amato, hanno chiesto sanzioni contro Israele, senza dire una parola sulle concrete minacce di distruzione che pesano su di esso e tantomeno condannare Ahmadinejad e il suo negazionismo del passato e del presente.
Invece di parlare di questa realtà documentabile, nella Giornata della Memoria si fanno celebrazioni spesso ritualistiche e di scarsa efficacia, visto che tutti gli indicatori attestano la crescita dell’antisemitismo. Spesso vengono proposte lezioni di storia scarsamente comprensibili per le scolaresche chiamate ad ascoltarle. Molti degli oratori non hanno alcuna idea di quale sia la consapevolezza storica degli studenti della disastrata scuola di oggi. Magari se ne escono dicendo «Dopo l’8 settembre…», senza rendersi conto che, se quella non è la data di compleanno di un amico o di un parente, per la maggior parte dei ragazzi non vuol dire nulla. Troppi non si rendono conto che termini come “la Seconda Guerra Mondiale” non dicono quasi niente ai più. In alcuni casi, le scolaresche vengono validamente preparate dai loro professori. Ma in alcuni casi la preparazione serve a inculcare la menzogna che gli ebrei stanno infliggendo ai palestinesi quel hanno sofferto loro nel passato. C’è chi coglie l’occasione per tenere comizi politici. L’anno scorso partecipai a una manifestazione in cui alcuni oratori colsero l’occasione per condannare con veemenza l’Italia come un paese da sempre razzista, fascista, infame come nessun altro al mondo, il che serviva a “spiegare” perché oggi il paese sia berlusconiano… Uscendo di là non solo mi ripromisi di non partecipare più a simili manifestazioni, ma mi chiesi quali conseguenze potevano avere quelle parole irresponsabili. Cosa passerà per la mente di un quindicenne che si sente dire che il suo paese è la sentina della terra, che i suoi genitori, nonni, parenti e amici sono stati i peggiori criminali razzisti della terra, tutti, senza esclusione alcuna? E quali conseguenze psicologiche può avere l’associazione mentale dello sterminio degli ebrei con una simile autocondanna senza appello?
Per questo, per i cattivi usi che se ne fa, per le ipocrisie sul presente e sulle reali minacce che sovrastano gli ebrei vivi, per la cattiva abitudine di fare della Giornata della Memoria una kermesse cui ogni istituzione vuol partecipare, magari con buone intenzioni, ma senza essere consapevole della dinamite che sta manipolando, sarebbe necessaria fare una grandissima attenzione al modo con cui si promuovono le iniziative e selezionarle con gran cura.
Un tema connesso e di cui si discute molto in questi giorni è la proposta di rendere la negazione della Shoah (ovvero dello sterminio nazista degli ebrei) un reato punibile per legge. A mio avviso, questa proposta è animata dalle migliori intenzioni ma è sbagliata. Essa rischia di aprire la strada a una coda di richieste analoghe e, in fin dei conti, non prive di fondamento. Perché non dovremmo considerare un reato la negazione dell’esistenza del Gulag? Eppure quante volte (anche in rispettabili convegni universitari) si sente profferire la tesi oscena che il Gulag era, alla fin fine, nient’altro che un’istituzione lavorativa? O persino cavillare sul numero di morti nel Gulag, proprio come fanno i negazionisti della Shoah? E perché non dovrebbe essere sanzionabile la negazione dello sterminio degli armeni, o la negazione del genocidio del Rwanda? Non è parimenti vergognoso negare l’esistenza di campi di lavoro forzato in Cina e gli stermini di tante minoranze (in particolare dei cristiani) in tante parti del mondo? È vergognoso come girare la testa dall’altra parte di fronte alla minaccia genocida che pende su Israele. Inoltre, l’immensa gravità della Shoah non costituisce una ragione per considerare la negazione di altri delitti come un fatto irrilevante.
È peraltro evidente il rischio di introdurre precedenti capaci di ledere la libertà di opinione. La storia non può diventare materia da dirimere nei tribunali, senza contare l’effetto controproducente che può avere il continuo dibattimento pubblico che si avrebbe delle tesi negazioniste, offrendo loro tribune insperate. Piuttosto, il soggetto che dovrebbe assumere un ruolo fondamentale in questo contesto è il mondo culturale, universitario e, più in generale, dell’istruzione. Cosa si dovrebbe pensare di un docente che insegni che Napoleone non è mai esistito o che il teorema di Pitagora è falso? In questo periodo, in cui si fa un gran parlare di valutazione, un docente del genere dovrebbe essere sanzionato nella carriera. Qui, l’incompetenza si somma all’atto moralmente abietto di negare un crimine contro l’umanità. Come può un’istituzione educativa abdicare al suo compito, e girare la testa dall’altra parte di fronte a una violazione di criteri minimi di serietà scientifica commessa con finalità indegne? Le istituzioni educative dovrebbero essere richiamate – eventualmente con la formulazione di codici deontologici – a comportamenti consoni alla loro funzione. Il resto appartiene al dibattito pubblico, in cui la verità ha la forza di affermarsi da sola, a condizione che non ne venga intralciata la diffusione con comportamenti omissivi o addirittura complici della menzogna.
(Il Giornale, 25 gennaio 2011)

13 commenti:

Gianfranco Massi ha detto...

Sono d’accordo con lei, professore, che sarebbe un grave errore sanzionare per legge il negazionismo dell’ Olocausto. Se non bastano le documentazioni fotografiche e cinematografiche dei campi di sterminio, i racconti dei sopravvissuti e le risultanze del processo di Norimberga per crimini di guerra, cosa d’altro potrà ottenere una legge se non produrre una nuova specie di “martiri”? Della cui nascita non si può dubitare, e non se ne sente la necessità.

Attento ha detto...

Il professore, come consueto, ci aiuta a sollevare il velo di ipocrisia e ambiguitò che purtroppo caratterizza questa giornata. Vorrei segnalare però oggi sulla 7 il monologo di Marco Paolini sulla eugenetica nazista. E' stato efficace nel mostrare gli effetti prodotti dall'unione fra una ideologia che nega la sacralità della vita e la applicazione acritica delle conoscenze tecnico-scientifica. Ed è stato parimenti efficace nel suggerire gli inquietanti legami con le attuali derive eugenetiche ed eutanasiche. Ricordare per non dimenticare perchè il male ha la capacità di riaffacciarsi nella storia dissimulando la propria natura assumendo aspetti apparentemente rispettabili.

Fabio Milito Pagliara ha detto...

Sottoscrivo ogni rigo,

grazie

Alessandro ha detto...

D'accordo parola per parola. Io sono cattolico, mia moglie ebrea, di questo stavamo parlando, ma non così chiaramente, ieri con le nostre figlie.
Grazie
Alessandro Giuliani

Roberto ha detto...

Sottoscrivo in pieno quanto ha detto.
Purtroppo credo che la scuola non sia in grado di intervenire efficacemente, visto il basso livello che ogni giorno riscontro nell'insegnamento della storia.

junco ha detto...

Quando è entrata nella mia classe la bidella con circolare, per ricordarmi di celebrare la giornata, le ho detto: “Già fatto, ho ricordato i Giusti e il discorso di Wiesel al Senato dell'anno scorso. Passando per le classi, dica ai miei colleghi di fare altrettanto, perché, se non si è giusti adesso, questa giornata è inutile”. L'avrà fatto?

agapetòs ha detto...

Sottoscrivo interamente.
Caino è sempre tra noi e dentro di noi, e mi pare che si voglia far credere che è esistito un male assoluto sul quale noi ci ergiamo come vergini immacolate. Ma, se ci guardiamo attorno, anche solo in Italia, vediamo quanto antisemitismo si nasconda sotto la parvenza di antisionismo e di come l'eugenetica, sotto altri nomi inventati dalla neolingua, mieta ogni giorno vittime innocenti.
Grazie professore. Lei queste cose "le può dire". Se qualche "gentile" dicesse lo stesso, troverebbe certo qualcuno pronto ad accusarlo di antisemitismo. A lei questa accusa viene ovviamente risparmiata.

Furio Detti ha detto...

Gentile Prof. Israel

sulla sua analisi e "classifica" dei paesi in pericolo proprio non concordo.

Propongo invece la terna:

Iran
Afganistan
Iraq

ma temo di sbagliarmi per 2/3 perché gli ultimi due in effetti sono stati distrutti dai volenterosi crociati occidentali.

comunque cordialmente.

Giorgio Israel ha detto...

Certo, se per lei è irrilevante quanto hanno fatto i civilissimi talebani (prima dell'intervento dei crociati occidentali era un paese felice e le statue dei Budda le ha distrutte Bush) e il democratico Saddam Hussein, e se quel che ci deve commuovere è il pericolo che corre l'Iran, retto da un civile governo che impicca i dissidenti dopo adeguate torture, è evidente che non concordiamo neanche su una virgola. Grazie per la cordialità. Che magari non basterebbe come manifestazione di solidarietà di fronte a uno sgozzamento del tipo di quello subito da Daniel Pearl.

Furio Detti ha detto...

vede, per me è più rilevante il fatto che le porcherie commesse dai crociati in 30 anni di monopolarismo quasi incontrastato - posto che prima fossero giustificati dal combattere contro i vari soviet, cosa tutt'altra da dimostrare agilmente - sopravanzano e di svariate grandezze matematiche le nefandezze dei loro attuali nemici.

sui buddha di bamiyan vede, i difensori della bibbia nelle cui fila annoveriamo i crociati hanno per secoli distrutto gli idoli e demoni altrui, erigendoci sopra i loro, ma sui nostri libri di storia la cosa figura come civilizzazione, nel caso del nemico del momento è rubricata come barbarie. né, immagino, il muro del pianto giustamente caro all'ebraismo avrà a suo tempo distrutto qualche idolo caro magari al "cananeo" del momento... ma qui appunto si restava nell'ambito del locale. e delle regole che gli Ebrei hanno voluto dare a casa loro.

dove voglio arrivare? presto detto: la sola cosa che garantisce non il totale rispetto degli idoli di ciascuno ma una regola che minimizza i danni è premettere a ciascuno a casa sua di far quel che crede.

i Talebani erano, piaccia o no, a casa loro e hanno preso né più né meno le iniziative che credessero opportune ne avevano pieno legittimo e sacrosanto diritto.

ma trovo molto sciocco credere che abbiamo invaso l'afganistan per difendere statue di arenaria...

quanto a Saddam ricordo che gli stessi che gli hanno mosso guerra gli stringevano lietamente la mano quando rompeva le scatole al nemico di sempre e non ha caso Saddam è diventato, legga bene il predicato: diventare un mostro perché aveva osato sfuggire al morso del cocchiere U$A e osato far di testa sua.

la riprova? ora in Egitto si sta cercando di cacciar via a pedate un altro modello corretto di governo, carissimo a Mr Obama e a tutti, fino a qualche giorno fa. o Myanmar della quale si parla tanto male ma per la cui democrazia non è sceso in armi (chissà perché eh?) nessun templare occidentale.

egregio professore ecco perché vedo bene come sta messa la bilancia e da che parte penda davvero il piatto dell'ingiustizia.

ecco perché posso essere indifferente alle pulci che giustificano terremoti.

saluti.

Giorgio Israel ha detto...

Si potrebbero rispondere molte cose alle sue contraddittorie idee di tolleranza. Per esempio, che non esiste una "casa propria" dove si possano reprimere le minoranze. Altrimenti, Israele sarebbe giustificato a spazzare via ogni presenza palestinese "a casa propria", e i paesi europei potrebbero vietare la costruzione di qualsiasi moschea, abbattendo quelle che già ci sono. Ma mi basta l'affermazione iniziale. E cioè che è difficilmente dimostrabile che ci fosse (da parte di tante persone libere e moderate, lasci perdere i crociati) giustificazione a combattere un regime che ha messo in piedi il più grande sistema concentrazionario della storia massacrandovi ferocemente un numero enorme di persone.Io mi vergogno (come Pierluigi Battista) di essere stato comunista da ragazzino. Lei non si vergogna di dire queste cose da adulto e dopo tutto quello che si sa. Basta questa "carta da visita" per rendere tutto il resto del discorso assai poco credibile e assai poco degno di essere discusso.

Alessandro Marinelli ha detto...

Basta questa "carta da visita" per rendere tutto il resto del discorso assai poco credibile e assai poco degno di essere discusso.

Evidentemente basta per lei, prof. Israel. Io invece non penso affatto che il resto del discorso sia poco credibile (e tantomeno indegno di discussione). Oggi le vicende della Terra Santa, la guerra del golfo e le imprese dei "crociati" in medio oriente con tutti gli annessi e connessi sono spesso discusse con toni e argomenti analoghi a quelli usati dal signor Detti. Non conosco affatto bene questa storia purtroppo (ragion per cui prendo raramente posizione su qualcosa), ma devo dire che è opinione condivisa da molti che la bilancia penda decisamente da un certo lato. Direi, anzi, che queste tesi sono tutt' altro che non credibili; in certi ambienti sono invece molto popolari. Sarebbe bello che venissero discusse per tentare di far emergere ciò che è vero e ciò che non lo è.

Giorgio Israel ha detto...

Senta, la materia è degna di discussione con chi è disponibile a discutere nel senso pieno del termine e cioè ha la mente aperta. E francamente non faccio altro da anni. E so fin troppo bene che moltissime persone la pensano in un certo modo. Ma ci sono "ambienti" e "ambienti". Con chi, come Vattimo, dice che bisogna rivalutare i Protocolli dei Savi di Sion non ho interesse a discutere. E se uno mi viene a dire che è tutt'altro che dimostrabile che occorresse opporsi al comunismo, allora non ho alcun interesse a discutere. La documentazione di cosa è stato lo stalinismo e il Gulag è sotto gli occhi di chiunque non voglia chiuderli deliberatamente. Tanto varrebbe discutere con un negazionista.