mercoledì 2 marzo 2011

RECENSIONE dell'ultimo libro di Paola Mastrocola

A me, che negli ultimi anni ho dedicato non poco tempo a dare un modesto contributo a rimettere in sesto il disastrato baraccone della scuola, la lettura del libro di Paola Mastrocola, Togliamo il disturbo (Guanda), ha provocato un profondo disagio. Quando si constata l’immensa inerzia del sistema, l’ostinazione con cui le forze che ne hanno prodotto lo sfacelo contrastano ogni miglioramento, annidate come sono in ogni angolo e aggrappate come sono a ricette ispirate all’ideologia pedagogica più prescrittiva e burocratica che si possa immaginare – ebbene, di fronte a questo scenario viene da pensare che abbia ragione Paola Mastrocola nel suo radicale pessimismo che la conduce a dire che non c’è niente da fare e che è meglio pensare a una scuola riservata a chi ha voglia di studiare lasciando gli altri liberi di non farlo.
Sul tema delle prospettive e di cosa si possa fare tornerò, ma intanto va detto che questo è un libro importante, scritto benissimo – una lezione di letteratura, tanto per restare in tema – di grande efficacia descrittiva e intriso dell’emozione di chi vede dissolversi un mondo che è la ragione di vita di ogni buon insegnante. È un libro che tutti dovrebbero leggere, per meditare sull’immagine che propone di una scuola ridotta a luogo di socializzazione in cui l’ultima delle incombenze è studiare e acquisire cultura, e sull’analisi delle responsabilità dello disastro.
A proposito di queste responsabilità, onore alla chiarezza, senza peli sulla lingua, con cui Paola Mastrocola le denuncia. Inizia col “donmilanismo” e il suo populismo ipocrita che, disprezzando la cultura, propone una scuola che «lascia le persone come sono» e «penalizza i più deboli»: «bassezza comune, mezzo gaudio». Poi viene il “rodarismo” che, con il richiamo demagogico alla creatività ha decretato che è una noia lo studio della grammatica, della storia, della letteratura, cioè proprio degli strumenti della creatività e che Rodari, ovviamente, possedeva. Segue il pedagogismo “democratico” dei Berlinguer e dei De Mauro, con l’idea della scuola appiattita sulla “media minima”. Ma è soprattutto coraggioso aver affondato il coltello nella piaga della “didattica delle competenze” e della mediocre visione burocratico-mercatista dell’istruzione che domina nei corridoi comunitari e che è riassunta nelle otto competenze chiave del Trattato di Lisbona. Questa visione risponde solo alla preoccupazione di definire criteri di competenze valutabili in sede comunitaria: allo scopo le culture nazionali sono un intralcio. Quindi, via nel cestino letterature nazionali, storia, filosofia, e tutto ciò che fa della scienza non un mero tecnicismo ma un’impresa culturale. Tutto questo s’impone con la forza delle circolari amministrative – che hanno dettato anche da noi l’introduzione della grottesca “certificazione delle competenze” – e porta alla ribalta un ceto di persone che non hanno mai insegnato, che non hanno cultura né sono tenute a rendere conto delle loro conoscenze, ma che sono “specialisti” dell’istruzione, dediti per la vita a tale dubbia disciplina; oppure sono funzionari ministeriali che hanno il coraggio di invocare una «lotta militante» per distruggere le conoscenze a favore delle competenze. Ne è un prototipo l’ineffabile Monsieur Thélot, cui il libro dedica uno dei suoi più divertenti capitoli, che ha avuto un ruolo importante nel massacro della scuola francese denunciato da tanti insegnanti come l’eroico maestro Marc Le Bris.
Paola Mastrocola si chiede se l’invasamento collettivo sulle meraviglie informatiche che dovrebbero cambiare il volto di una scuola “vecchia” per rispondere alle esigenze dei “nativi digitali” non sia un inganno per handicappare i giovani ed estirpare definitivamente lo studio dalla scuola. È indubbio che, dopo aver letto le tante pagine dedicate all’ambiente scolastico, al modo con cui i ragazzi vivono, ci si chiede se questa faccenda dei nativi digitali non sia una colossale balla inventata da chi vuol informatizzare la scuola per un misto di ideologia e di interessi. Di questi nativi digitali Mastrocola descrive la vita, i colori e le fogge dell’abbigliamento, persino gli odori e la fisicità, con cui peraltro entra a contatto chiunque salga su una metropolitana all’uscita da scuola. Altro che asetticità digitale… La corporeità si prende sempre il ruolo di protagonista e assoggetta a sé qualsiasi ritrovato tecnico. È il vuoto di senso che contraddistingue oggi la scuola che causa il rifugiarsi nello smanettamento informatico e nell’ossessione chattante. Presentare queste ultime come caratteristiche intrinseche di una generazione è un rovesciamento truffaldino per perpetrare l’inganno di cui parla Mastrocola, e così svuotare ulteriormente di senso l’istruzione. Ma chiunque abbia provato a educare un bambino alla lettura, facendogli capire il senso della vita che trasmette questa attività, sa che questo è perfettamente possibile, ieri come oggi. Diciamo piuttosto che c’è chi non lo vuole.
Venendo alla proposta di Mastrocola, la capisco come un modo per sottolineare la gravità della situazione. Dopo anni di demagogia del “successo formativo garantito”, che ha posto alla scuola l’impossibile compito di rendere tutti uguali, si è ottenuto il contrario: quella che nel ’68 veniva chiamata “scuola di classe”… Chi ha una famiglia capace di sorreggerlo e trasmettergli cultura se la cava (anche sul piano del lavoro!), gli altri finiscono ignoranti e per giunta disoccupati. Vogliamo istituzionalizzare questo stato di cose? Non credo che Paola Mastrocola lo voglia. Oltretutto, sarebbe una battaglia contro i mulini a vento perché a questo si opporrebbero anche le forze che hanno condotto la scuola in questo stato e che la vogliono di massa, o per ideologia o perché vogliono ridurla a macchina di produzione di forza lavoro immediatamente impiegabile: non capiscono che in una società avanzata questo significa sicuro declino, ma poco importa. Non credo soprattutto che sia giusto perché non possiamo tornare indietro rispetto ai principi che hanno ispirato l’idea dell’istruzione pubblica due secoli fa. Nelle sue memorie sull’istruzione pubblica di fine Settecento il marchese di Condorcet spiegava perché «la società deve al popolo un’istruzione pubblica». «Avremmo dichiarato invano – osservava – che gli uomini hanno tutti gli stessi diritti. E dava una sonora lezione agli egualitaristi: «È impossibile che un’istruzione anche uguale non accresca la superiorità di coloro che la natura ha favorito di una migliore costituzione. Ma, per mantenere l’uguaglianza dei diritti, è sufficiente che questa superiorità non comporti una dipendenza reale e che ciascuno sia sufficientemente istruito per esercitare da solo i diritti che la legge gli garantisce senza sottoporsi ciecamente alla ragione altrui». I burocrati europei e i pedagogisti democratici credono di aver scoperto chissà cosa parlando delle “competenze del cittadino”. Ecco come Condorcet spiegava quella che oggi viene pomposamente chiamata la “matematica del cittadino”: «Ad esempio chi non sa scrivere e ignora l’aritmetica, dipende realmente dall’uomo più istruito, al quale deve costantemente ricorrere. Ma l’uomo che conosce le regole dell’aritmetica necessarie negli usi della vita non dipende dallo scienziato che possiede al massimo grado il genio delle scienze matematiche». Perciò i pedagogisti “democratici” hanno scoperto l’acqua calda, servendola però in una salsa indigesta fatta di egualitarismo e di costruttivismo che rende il composto quanto di meno democratico si possa immaginare.
Cosa fare concretamente è questione aperta, ma a me pare indubbio che alla scuola di massa non si possa rinunciare e altrettanto indubbio che non si può smettere di condurre una battaglia culturale per contrastare l’ideologia distruttiva del costruttivismo. Proprio a questa battaglia il libro di Paola Mastrocola ha dato un contributo importante.
(Il Giornale, 2 marzo 2011)

25 commenti:

Gianfranco Massi ha detto...

Difficilmente una recensione riesce a suscitare nel lettore il desiderio di procurarsi al più presto il libro, come questa sua sul libro esaminato con vera passione. A dire la verità lo stesso effetto puà essere ottenuto anche da chi critica il libro dichiarando sfacciatamente di non averlo letto, come fa un certo Marco Magni su “Orizzonte Scuola.it” :
” di Marco Magni - Non ho letto il libro di Paola Mastrocola. Ma, conoscendo il tenore delle argomentazioni dell’autrice, temo che il numero delle copie vendute sia direttamente proporzionale alla carenza di spessore scientifico e di aderenza alla realtà delle cose. In sostanza, quel che il discorso dominante sulla scuola ci propone oggi è che la scuola è in uno stato di profonda crisi dovuto a ragioni di natura morale: accidia, pigrizia, inettitudine, degli allievi per la Mastrocola, di noi insegnanti per i vari Brunetta di turno. Nulla di nuovo sotto il sole.”
Il quale, a giudicare da qul che dice del pensiero stoico, pare avere per abitudine di parlare di cose che non ha letto.
Leggerò questo libro,anche per il suo titolo vagamente allusivo all'ultimo film di Vittorio Gassman.

terminus ha detto...

Il libro della Mastrocola, caro professore rappresenta il completamento delle numerosissime riflessioni sullo stato della nostra scuola che da più parti stanno prendendo corpo. Personalmente quando discuto di questi temi ritengo sia importante inserire il tema della crisi della scuola italiana all'interno del contesto europeo se non "occidentale", a tal riguardo è altrettanto emblematico il libro tradotto in italiano "La disfatta della scuola" di Lafforgue e di Lurcat sullo stato della scuola francese (tanto decantata da una certa intellighenzia costruttivista); gli argomenti usati dalla Mastrocola si affiancano a quelli di Lafforgue integrando la situazione italiana nel contesto europeo, Quindi ben vengano le dure provocazioni e le prese di posizione di tanti, ad iniziare da Lei prof. Israel, perchè esse supportano il coraggio della denuncia e confortano il lavoro quotidiano di tanti di noi; infatti uno dei mali dell'istruzione in Italia è l'assenza all'interno della classe docente di persone, come la prof.ssa Mastrocola, che dopo aver preso coscienza dello stato delle cose hanno il coraggio provocatorio di dire basta; gli insegnanti sono stati proletarizzati, indotti a subire le sgangherate teorie pedagogiche, senza che potessimo alzare la testa per dire Basta, ma forse la colpa è anche la nostra...Chissà.
Saluti

Giorgio Israel ha detto...

So bene tutto questo. Sono a contatto con Lafforgue da tempo e come lei saprà ho scritto oltre a miriadi di articoli anche un libro in gran parte dedicato all'argomento. Ma quel che mi preoccupa, e molto, è un'ondata di ritorno ministeriale. Se non cresce un movimento di opinione, soprattutto nelle scuole, si rischia di affondare definitivamente.

Carlo Antonio ha detto...

Caro Professore, mi ha preceduto. Mi spiego: non ho letto il libro di Paola Mastrocola (e confesso che ora ne sono tentato), ma oggi leggendo il Corriere della Sera, ho trovato un articolo in cui veniva spiegato come l'Austria intenda "abolire" le bocciature nelle scuole secondarie (licei). Seguono due interventi, quello del pedagogista nella colonna di sinistra, onestamente astruso e di difficile comprensione (ma gratta gratta, si coglie l'idea a cui Lei accenna nel passo finale della recensione in cui cita Condorcet, mi pare), mentre quello della psicologa Vegetti-Finzi mi pare improntato a un sano realismo e, perche' no, buon senso. Lei che pensa di questa idea?
Ne approfitto per "delurkarmi": questo e' il mio indirizzo internet

crossi@mpim-bonn.mpg.de

Da li' puo' comodamente trovarmi: mi farebbe piacere invitarla a Bonn, credo si possa fare, ma devo riflettere sulla forma di un possibile invito sensato. Sempre che Lei sia disponibile.
Cari saluti a tutti

Alessandro Marinelli ha detto...

Infatti, solo chi non abbia letto il libro della Mastrocola potrebbe definirlo non aderente "alla realtà delle cose". La maggior parte del libro è dedicato a una realtà che l' autrice ha di fronte agli occhi ogni giorno, quella scolastica odierna, e che descrive (secondo me) nella sua più fedele e cristallina evidenza. Dopo si può anche non andar d' accordo con le conclusioni e le interpretazioni, ma ciò che dice questo Marco Magni è una gran corbelleria. E' curiosa, poi, l' espressione "carenza di spessore scientifico", neanche stessimo parlando di chissà quale trattato. E' incredibile quanto spesso oggi il termine "scientifico" venga usato nelle discussioni come vera e propria arma di intimidazione e suggestione nei confronti dei propri interlocutori. "il tuo discorso non è scientifico", "i miei dati sono scientifici, i tuoi no" e via blaterando. Comunque vorrei approfittare per dire che, nel mio piccolo, ho visto davvero poche recensioni negative al libro della Mastrocola, a fronte di quelle positive (molte e spesso entusiastiche). Già mia madre me lo ha preso per farlo leggere ad altre persone di sua conoscenza, molto interessate all' argomento. E volevo dire anche al prof. Israel: tutto ciò non è certo un male, cosa le fa pensare che "un'ondata di ritorno ministeriale" sia capace attualmente di compromettere la situazione (più di quanto non sia già compromessa, intendo)?

Giorgio Israel ha detto...

Ci manca solo che lo consideri un male... Paola Mastrocola è una cara amica, come posso considerare un male che il suo libro abbia successo e che le sue tesi si diffondano. Ma se per un po' di tempo si era sperato di fare qualcosa (con il regolamento sulla formazione degli insegnanti, la cui implementazione viene boicottata in tutti i modi) e le indicazioni nazionali per i licei (che un funzionario ministeriale davanti a qualche centinaio di insegnanti ha dichiarato "illegali"), ora il nuovo guru dell'istruzione è Abravanel. Aspettatevi valanghe di test, anzi preparatevi allo sbarco in forze del teaching to the test.. mi giungono voci di cose allucinanti. Senza contare i tentativi di affogare la scuola di materiali informatici.
Ecco come vengono reclamizzate le nuove tecnologie (qui con riferimento all'università):
Gentilissimo professore, da tempo si parla di qualità della formazione ed in generale della qualità delle Università in Europa ed in Italia. Ciò che viene chiesto in maniera insistente è la valutazione continua dell’apprendimento del discente. In un’aula colma di studenti capire nel giro di pochi secondi se la platea ha compreso l’argomento svolto per un docente non è cosa facile. Il tutto può essere realizzato solo con l’ausilio di sistemi automatici di verifica, dove al semplice click di un telecomando, di cui ogni studente è dotato, si può verificare la comprensione dell’argomento trattato. Su questa principio si basa il funzionamento dei risponditori eInstruction, che con la sicurezza del segnale di Radio Frequenza (non ad infrarossi, la cui portata è molto breve), riesce a testare il livello di apprendimento dell’aula.
Durante la fruizione del test il docente non è costretto a rimanere vicino al suo PC per gestire l’avanzamento delle domande visualizzate sul proiettore, perché, tramite la tavoletta wireless Mobi View, può rimanere in platea per assistere gli studenti e rendere più attivo il momento didattico della verifica. Se inoltre pensiamo che la base di dati delle domande, oltre ad essere riutilizzabile, può essere resa disponibile in rete sulla piattaforma Educlick accessibile ovunque da Internet, possiamo dire che la sede fisica non è più una limitazione. In questa maniera possiamo rendere standardizzata la metodologia di verifica su ogni sede, lasciando all’utente una sicura immagine di oggettività nella fruizione del test, anche dal punto di vista formale. I risponditori con la tavoletta eInstruction ed insieme alla piattaforma Educlick sono prodotti con il marchio Know K. Per avere notizie più dettagliate risponda a questa mail chiedendo qualsiasi informazione sui prodotti o non esiti a chiedere un appuntamento.

Giorgio Israel ha detto...

A Carlo Antonio.
Vertecchi è stato il consigliere di Berlinguer... cosa ci si può attendere? La Vegetti Finzi è una persona intelligente e ragionevole, ma non è interessante notare che, per parlare di scuola, intervistano un pedagogista e uno psicologo? Un insegnante non se ne parla proprio!... Io trovo questo pazzesco e indicativo.
Un invito è sempre bene accetto purché non sia a mie spese... e, come dice lei, dipende dal contesto.
Un cordiale saluto

Cirano ha detto...

Non capisco perchè la Mastrocola, che da anni si ostina a censurare tutte le scelte che la scuola italiana ha compiuto, non prenda la decisione di andare, finalmente, in pesnione e potersi dedicare alla sua letteratura.

Fabio ha detto...

A proposito di teaching to the test, ricordo un mio collega sfoggiare le conoscenze acquisite nel corso di Sistemi operativi: "Cosa è un File system? Nessuna delle risposte precedenti."

Giorgio Israel ha detto...

Per il banale motivo che ha la passione di insegnare. Non vedo perché, oltre a tutti i disastri fatti sulla scuola italiana (che non sono scelte "della" scuola italiana ma di governanti imbecilli), se ne devono anche andare gli insegnanti migliori. E perché mai censurare quei disastri deve essere "ostinazione"? Siamo forse in un regime di pensiero unico? Un modo di ragionare adatto a un regime fascista.

Alessandro Marinelli ha detto...

Prof. Israel, non sapevo che il regolamento sulla formazione degli insegnanti venisse boicottato in tutti i modi. Me ne rattristo davvero. Ma nello specifico, cosa sta accadendo, può scendere un pò più nel dettaglio?

junco ha detto...

Prof Israel,
l'avvertimento di quest'ondata in arrivo genera in me, insegnante, un sentimento di preoccupazione gravosa. Sta dicendo che Abravanel ha vinto? Che la scuola sarà una fucina di test, che occorrerà adeguarsi ad insegnare il “come” e non più il “cosa”? Che non c'è più niente da fare?
Finora la scuola pubblica ha garantito, nel bene e nel male, spazi di libertà, entro i quali è stato possibile, per chi l'ha voluto, lavorare seriamente, trasmettere, spiegare, formare. E' stato possibile insegnare a “leggere” un testo, dare attraverso la spiegazione un modello interpretativo, formare un linguaggio.
So che questo è stato possibile in condizioni ritenute privilegiate, che dovrebbero essere normali. La formazione sarebbe dovuta andare in questa direzione, verso la normalizzazione della scuola, sulla base di valori educativi fondati sulla trasmissione della cultura, dei contenuti e dei significati. In questo senso, l'insegnamento doveva essere ri-formato.
Già l'anno scorso, glielo avevo detto, arrivarono a scuola agenti librari che proponevano test di preparazione ai test. Il mercato (o, semplicemente, la dissennatezza) ha quindi vinto, saranno i test un metodo didattico? E' vergognoso. Se l'ondata sarà così invasiva e inquinante da trasformare l'istruzione pubblica in idiozia di Stato, a chi lavora insegnando non resterà altra difesa della propria dignità che una disobbedienza civile.
Io ho molti alunni che seguono il suo blog, lo seguono anche i loro genitori, e dal suo incarico attendono che avvenga nella scuola qualcosa di buono. Ce ne saranno tanti, in questo nostro Paese, che sperano davvero che lei non molli.
Dalla gola del leone, come dal ventre della balena, ci si può anche salvare. Hoelderlin: “Dove il pericolo cresce, la salvezza”. Almeno, lo speriamo.

Giorgio Israel ha detto...

Cari Junco e Marinelli,
non è questione che io molli. Il problema è per fare cosa e come.
Alla fine del 2008 il ministro mi ha affidato la presidenza del gruppo di lavoro per la formazione degli insegnanti. Abbiamo portato a termine la missione, che soltanto pochi giorni fa si è tradotta nell'approvazione di un decreto. Il risultato è soddisfacente, anche se due anni di traversata hanno lasciato tracce. Si è arrivati in porto come la diligenza di Ombre Rosse, un po' ammaccati ma salvando la sostanza.
Vedo i tentativi di snaturare il progetto nell'applicazione, clonandovi dentro le vecchie Ssis. Non entriamo nei dettagli. Confido che l'impianto alla fine regga, malgrado tutte le imboscate, su cui preferisco non diffondermi. È meglio non dare idee a chi non le ha ancora avute.
Poi sono stato coinvolto nella redazione delle nuove Indicazioni nazionali per i licei. Ho tentato di coinvolgervi Paola Mastrocola, che però non ha retto perché non poteva neanche sentire la parola "competenze" ed ha abbandonato. Per parte mia, sono stato un po' più "mediatore". Ho accettato certi compromessi linguistici. Non credo di aver sbagliato perché reputo il risultato molto buono.
Certo, va in collisione con l'impostazione olistica dei tecnici e professionali, collide con la certificazione delle competenze, con il taglio orario, ecc. ecc. Questo mostra che la situazione è variegata, difficile. Un ispettore ha persino detto pubblicamente che le nostre Indicazioni sono "illegali"… È una guerra di posizione…
./.

Giorgio Israel ha detto...

Poi sono stato coinvolto nel Comitato tecnico sulla valutazione. Qui la mia posizione è risultata totalmente isolata. Non mi è restato che ritirarmi e alla fine rendere pubblica la natura delle mie proposte che si trovano qui o sul sito della Gilda. Avevo anche avvertito che la linea scelta era sbagliata e perdente. E difatti la sperimentazione è stato un tonfo pauroso. Indovinare le profezie si paga caro. Inutile entrare in dettagli.
Allo stato io non ho incarichi, caro Junco. La commissione che doveva stendere le Indicazioni nazionali per il primo ciclo è bloccata, non si riunisce più. Ho redatto queste indicazioni per la matematica per elementari e medie. In futuro, magari le renderò pubbliche, ma non credo che la commissione riprenderà a funzionare.
Intanto al ministero è entrato il progetto Qualità e Merito dell'ing. Abravanel e stanno per piovere i libretti su cui bisognerà studiare per superare i test Invalsi. È il teaching to the test, né più né meno.
Quando avremo maggiori dettagli in merito faremo un appello pubblico contro questa distruzione finale della scuola, spero con firme autorevoli. Ma siamo all'opposizione, è chiaro. Questo non significa che "Abravanel ha vinto". Significa che sta prevalendo una certa connection politicamente trasversale (l'opposizione ha responsabilità non minori della maggioranza in merito) che è facile immaginare e che è ispirata stavolta più che a un'ideologia pedagogista tipo "olismo" o "complessità" (Bertagna, Ceruti), a un'ideologia aziendalista estrema (condita con l'invasione di tecnologie informatiche anche per la valutazione).
Come ho avuto modo di dire penso che sia cadere dalla padella nella brace.
Allo stato, per contrastarla, penso che si possa fare soltanto una battaglia culturale.
Come lei dice, alla fine resta la disobbedienza civile, che non è illegale, perché esiste pur sempre la libertà di insegnamento.
All'università quando mi è stato chiesto di specificare conoscenze e competenze per il mio corso di storia della matematica, alla voce "competenze" ho scritto: lo studente acquisirà la capacità di conseguire altre conoscenze di storia della matematica… Aspetto che qualcuno venga a farmi una contestazione per cantare quel che penso...
Certo, è giunto il momento che tutti coloro che, nel mondo della scuola - insegnanti, famiglie, dirigenti e studenti - la pensano come noi si facciano sentire in tutti i modi possibili e immaginabili.

Attento ha detto...

Non è per niente facile per un genitore. Esiste nell'opinione pubblica una ridicola contrapposizione per la quale tutto il bene o tutto il male dipendono dall'attuale governo e della supposta "cultura" di cui sarebbe il portatore. Conosco molti insegnati e genitori "di sinistra" che, per affezione verso la loro estrazione politica e culturale, non sono in grado di riflettere criticamente sulla storia di questi ultimi 50 anni. Per loro tutto nascerebbe negli anni 80 e la causa sarebbe la televisione privata. Magari fosse così semplice e consolatorio! Invece ci vorrebbe il coraggio di riconsiderare il pensiero di alcuni mostri sacri che sono stati il nostro faro. Per esperienza so che Don Milani e Rodari guai a chi li tocca! Ma non solo loro sono stati bravi a preparare il terreno....
Quindi, questi miei amici "di sinistra", non leggono quello che scrivono Israel o Mastrocola perché non vogliono abbandonare alcune certezze acquisite in gioventù. Eppure le loro alisi mettono a nudo le cause profonde del malessere della scuola (e, in generale, della società) colpendo a destra e a manca lasciando pochi superstiti. Peccato perché potrebbero essere un buon punto di partenza.

Nautilus ha detto...

"Dalla padella nella brace"? Mi sembra una metafora gentile. In fin dei conti adesso, quelli che non si fanno incantare dagli "ismi" (secondo me la grande maggioranza) in classe insegnano ancora come gli pare; una volta istituzionalizzati i test non ci sarebbero più scappatoie, quelli dovresti insegnare, pena la declassazione tua e della tua scuola.
Con grande giubilo dell'utenza: finalmente, come in Puglia, si otterranno risultati positivi perfino in matematica, la grande malata.
Ma non sarà la mossa della disperazione? Non c'è disperazione in questi provvedimenti?
Si aboliscono le bocciature, si inventano debiti, improbabili recuperi, sei rossi e neri, programmi sempre meno impegnativi...non sarà che al fondo ci sia la consapevolezza che i ragazzi europei e americani, i figli del benessere, non han più voglia nè motivi di sacrificarsi per lo studio serio?
Che in effetti, tranne per pochissimi, è un peso e un sacrificio da sempre.
E un sacrificio che, come i mestieri che si lasciano agli immigrati, i nostri ragazzi non vogliono più fare, persi nelle loro playstation, social network e quattrini in tasca.
E speranze poche o nulle.

Nautilus ha detto...

Rileggendo la recensione rimango colpito da questa frase:
"È il vuoto di senso che contraddistingue oggi la scuola che causa il rifugiarsi nello smanettamento informatico e nell’ossessione chattante. Presentare queste ultime come caratteristiche intrinseche di una generazione è un rovesciamento truffaldino per perpetrare l’inganno di cui parla Mastrocola, e così svuotare ulteriormente di senso l’istruzione."
Sembrerebbe un rovesciamento della mia tesi: i ragazzi s'immergono nella realtà virtuale e nel consumismo per colpa della scuola attuale.
A meno che non abbia capito male e lo "smanettamento informatico" si riferisca a quel che si cerca d'introdurre nella scuola.
Comunque sia, la Mastrocola in un intervista che ho trovato in rete dice questo:
" ... Credo che quarant’anni fa il libro di don Milani Lettera a un professoressa fosse necessario, e non voglio sminuirlo. La mia polemica è sull’oggi, e su come ancora oggi si segua quel modello, che, secondo me, nemmeno lo stesso Milani seguirebbe più. Le cose sono cambiate, e non ci sono più i figli dei contadini di cui parlava Milani. Noi a scuola abbiamo altri problemi: abbiamo i figli viziati dal nostro benessere, figli a cui abbiamo dato tutto, a cui non abbiamo insegnato nulla e che non studiano più. Figli che non aprono più un libro. Tanto di cappello a quello che ha detto e che ha fatto don Milani, ma adesso i problemi sono altri. "
Ho trovato questa intervista dopo aver scritto il post precedente, noto che anche lei usa l'espressione "figli del benessere", inutile dire che concordo con quest' analisi

Luigi Sammartino ha detto...

Mi piacerebbe esprimere un'opinione che può sembrare provocatoria, ma che è solo il frutto della mia esperienza di vita.

Non ho letto l'ultimo libro della Mastrocola, sebbene abbia letto un altro libro della stessa autrice e quindi posso immaginare dove essa voglia andare a parare. Di questo nuovo poi c'è sottotitolo "Saggio sulla libertà di non studiare" che a me piace molto.

Infatti, concesso il diritto/dovere di imparare a leggere e a scrivere, nonché a far di conto e di sapere che la Lombardia è a nord e la Sicilia è a sud, per tutto il resto per quale motivo si deve per forza far digerire ai ragazzi ciò che ai ragazzi non interessa? Non pensa che imporre la scuola di massa sia un assunto un po' troppo ideologico e poco liberale?

Io semmai sposterei le risorse sull'istruzione per gli adulti, che al momento mi sembrano i più emarginati dal sistema scolastico. Quei ragazzini che prima non ne volevano sapere proprio, una volta diventati grandicelli magari capiranno di aver bisogno di potenziare la propria preparazione e proveranno a recuperare.

Si tenga poi conto che il sistema economico italiano - ma non solo quello italiano - non ha poi bisogno di così tanta gente istruita. L'industria ha bisogno di formazione professionale e non di cultura. E poi lei è davvero sicuro che anche in questa società contemporanea l'ignorante dipenda ancora dal dal più colto? Pensa davvero che le tesi di Condorcet, sensatissime ai suoi tempi, abbiano senso anche oggi? Io ho conosciuto tanti "ignoranti" con una lucidità di pensiero che io, con i miei mille dubbi, mi sogno!

Quello di farsi una cultura deve essere, secondo me, un'aspirazione libera, un atto di libertà in una società liberale e democratica. Chi lo desidera chieda alla struttura pubblica di essere istruito quando è il suo momento, chi non lo desidera...va bene lo stesso. Si vive benissimo comunque.

Cordialmente.
Luigi Sammartino.

Giorgio Israel ha detto...

La formazione professionale è istruzione. Nessuno si sogna di sostenere che l'istruzione coincida con i licei, in particolare classici, sebbene ci siano degli imbecilli che sostengono che la Mastrocola ed io siamo gentiliani. Nessuna persona sensata può sostenere che un ignorante non possa essere infinitamente più intelligente di una persona "istruita". Il problema è che oggi - molto più che ai tempi di Condorcet - questa è una società basata sulla conoscenza, che non è solo alta cultura, ma know-how, competenze tecniche ecc. e chi non le possiede è un emarginato che ha come unica risorsa lavare i piatti in un ristorante o andare a raccogliere i pomodori. Casomai bisogna prendersela con coloro che hanno fatto una riforma fasulla degli istituti tecnici e professionali, basata sull'ideologia dell'olismo. Mi permetta, sostenere che la formazione professionale non è cultura è una sciocchezza grossa come una casa. Se l'avesse sentita Condorcet l'avrebbe bacchettata. Le dice nulla l'Enciclopedia delle arti e dei mestieri contenete migliaia di tavole di apparecchi e macchine? Contrapporre cultura e attività pratiche, questo sì che potrebbe dirsi un atteggiamento idealistico che neanche Gentile aveva. Ma fare un'attività tecnica non significa essere analfabeta e non istruito. Scherziamo?

terminus ha detto...

Ci mancava pure questa "provocazione", che sicuramente riflette un idea che circola nella scuola e nella società. La scuola che ci ritroviamo è veramente democratica, accontenta tutti anche coloro che vogliono non studiare per esempio matematica, fisica, latino, storia ... tanto alla fine verrai promosso ugualmente, perchè si può vivere benissimo anche senza conoscenze...
Saluti.

Gianfranco Massi ha detto...

penso a Pascal:"la vera filosofia è burlarsi della filosofia".Si può leggere anche sostituendo filosofia con cultura!

antonio ha detto...

La newsletter di Aula Digitale RCS che ricevo oggi, si apre con un articolo di critica retorica e superficiale al libro della Matrocola, redatto dal giornalista Carlo Ridolfi il quale conclude offrendo all'autrice questa perla didattica: "...Apra il giornale... Riprenda una qualsiasi notizia che in questi tempi tristi si leggono sulle signorine prezzolate a fini di compagnia non platonica con i potenti di turno. Accompagni la riflessione sulla professione delle stesse con l’ascolto della celeberrima “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”...A quel punto, si riporti all’immenso magistero dantesco. Da Ruby Rubacuori al Paradiso, via Faber. Ci si può arrivare. Provi. Si accorgerà, forse, di aver risvegliato attenzione e partecipazione...”.
Non ho parole!

Toni Spinola

GiorgioCaplano ha detto...

Non so, sono del tutto sbigottito.
Leggendo i libri della Mastrocola (questo, soprattutto, ma non solo: lei gira sempre lì intorno) mi viene da pensare a come sia assurdo che quanto lei mostra con tanta chiarezza (lei, che non è una stolida conservatrice di destra) non faccia breccia e resti regolarmente invischiato nella perversione di questa nostra società decadente e suicida. Ho molti amici insegnanti e tutti concordano col le osservazioni ed i giudizi della Mastrocola. Eppure, niente. Peggio: si accelera in quella maledetta direzione, verso il suicidio.
Ma vete visto Fazio a "Che tempo che fa" come è riuscito a contenere i danni, facendo rientrare l'autrice nei limiti del consentito dal pensiero dominante?
Davvero, non ho parole.

Giorgio Israel ha detto...

È il caso di dire: parole sante...

Alf ha detto...

Prof. Israel. Lei, Mastrocola ed io abbiamo la passione per l'insegnamento. Lei ed io riteniamo che le proposte di Mastrocola siano da prendere come una sottolineatura della grave situazione, poiché la scuola non può disconoscere ora la sua funzione bisecolare. Ma non siamo d'accordo su cos'è che non funziona nella scuola. Alla radice c'è un libro particolare che probabilmente né Lei ne la Mastrocola avrete letto, di cui parlo nel mio blog, qui Mi piace la scrittrice, il suo modo di scrivere e mi piacciono i due romanzi che ho letto, anche se c'è una certa tendenza a rendere i suoi personaggi-vittima schiavi di certe sue convinzioni moralistiche e a senso unico sulle distorsioni della vita "moderna". Ciò alla lunga rischierà di rendere omologhi i suoi personaggi. Non mi piacciono le sue idee sulla scuola, che derivano da una visione distaccata dai problemi dell'età evolutiva. Forse se avesse letto il libro che presento qui non avrebbe scritto "Togliamo il disturbo". http://tifialf.blogspot.it/2012/08/risposta-togliamo-il-disturbo-di-p.html