mercoledì 22 agosto 2012

DIRIGISMO MINISTERIALE E INTERESSI PRECOSTITUITI: ECCO IL DISASTRO DELLA SCUOLA


Questa non è una geremiade ma la denuncia del sabotaggio di successo del tentativo di fare, con le lauree magistrali per la formazione degli insegnanti e il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) qualcosa di innovativo, che aprisse ai giovani le porte dell’insegnamento; un sabotaggio culminato nella tragicommedia dei test d’accesso, ennesima messa in scena dell’incompetenza.
Cosa si voleva creare con quel tentativo? Un meccanismo agile, ridotto a un anno, con più spazio per il tirocinio attivo in classe, più enfasi sulle discipline e un (modesto) ridimensionamento del didattichese, una struttura non autoreferenziale come le SSIS bensì frutto di un rapporto e di un coinvolgimento diretto di università e scuole, sottratta alle solite conventicole inamovibili, un meccanismo che garantisse un numero realistico di abilitazioni, per aprire una via ai giovani insegnanti, senza fabbricare precari.
Si poteva fare? Certo che si poteva. Ne abbiamo la prova tangibile. È la nuova laurea abilitante per la formazione primaria, l’unica che già funziona (le altre sono state bloccate). Come mai? Perché i pedagogisti – e lo dice chi li ha criticati in più occasioni – hanno mostrato sensibilità per l’interesse pubblico. Ricordo la riunione con la conferenza dei presidi di scienze della formazione: non tutti erano contenti del dimagrimento delle materie pedagogiche e del maggiore spazio dato alle discipline, ma prevalse il senso di responsabilità. Con qualche ragionevole mediazione la nuova struttura fu accettata e l’impegno a implementarla è stato perseguito con determinazione. Per merito – va detto – anche dell’allora presidente della conferenza, il professor Francesco Susi.
Altra musica sugli altri fronti scolastici. Ricordo i sorrisini con cui fu accolta la pretesa di un gruppetto di professori coordinato da un personaggio estraneo all’apparato di ottenere un risultato vanamente inseguito da sette anni; sorrisini poi spenti dallo stupore di veder varato il progetto in tre mesi. Venne allora la fase dei ghigni, come quello di un boss d’apparato: «Troppa strada avete da fare. I tanti pareri … E poi i decreti attuativi… Eeehh…». E infatti, dal gennaio 2009 iniziò un triennio simile alla cavalcata della diligenza di Ombre Rosse. Però quella, sia pure con danni, era giunta alla meta. Qui alla meta è giunta una gran beffa. Furono in tanti a lanciare frecce sulla diligenza: coloro che vedevano con orrore un meccanismo capace di togliere spazio alle immissioni ope legis (il solito asse tra dirigenza ministeriale e sindacati); le consorterie che temevano nuovi ingressi nel loro orticello riservato, associazioni e personaggi altolocati che (vergognosamente) ora si stracciano le vesti per il futuro rubato ai giovani e che fecero e scrissero di tutto per bloccare il nuovo regolamento e rubare ai giovani tre anni. E va detto che, in questa vicenda, il ministro di certo non diede prova di decisionismo.
Si auspicava un rapporto agile e diretto tra università e scuole: è finita col mettere tutto in mano alle conferenze dei rettori e alle dirigenze scolastiche regionali. Si voleva che i TFA fossero parte del carico didattico universitario, e invece (almeno in certe università) sono diventati costosissimi. I test d’accesso dovevano essere un filtro minimale per scremare gli incompetenti e sono diventati l’ennesima esibizione di incompetenza, con domande sbagliate o impossibili, che hanno prodotto un’ecatombe probabilmente voluta. Del resto, il ministero era in trincea da mesi per abbassare il numero dei posti disponibili.
Di fronte a questo disastro la tentazione è di dire: lasciamo alle scuole la libertà totale di assumere gli insegnanti e poi ciascuno risponderà delle sue scelte. Si trascura il dettaglio che non siamo negli USA, che questo è un sistema prevalentemente statale e che esiste il valore legale del titolo di studio. Abolirlo? Facile a dirsi, difficilissimo a farsi. Il valore legale dei titoli non è un articolo di legge che si abolisce con un tratto di penna ma è profondamente intrecciato nella legislazione. Occorrerebbe un processo di delegificazione di anni, senza contare che il valore legale dei titoli di studio è richiesto dalla normativa europea (“l’Europa lo chiede”…).
Certo, liberalizzare si può, ma in un sistema pubblico e prevalentemente statale occorrerebbe introdurre un efficace sistema di valutazione. E qui si apre il vaso di Pandora. Il peso di ideologie consolidate per decenni dall’egemonia culturale comunista e da una cultura cattolica di sinistra – si chiamava “cattocomunismo”, ma è morto davvero? –, e l’assenza di un autentico pensiero liberale, trasformano automaticamente ogni processo di valutazione in un dirigismo di stato da far invidia alla tradizione sovietica. Un buon processo di valutazione è tale se stimola una crescita culturale all’interno del settore coinvolto. Quindi non può che essere basato su procedimenti ispettivi all’interno del mondo degli insegnanti. Simili procedimenti possono essere strutturati in dettaglio: qui non è possibile, ma chi scrive l’ha fatto. Ricordo una riunione ministeriale in cui se ne parlò. La sentenza fu: va bene, purché i membri delle commissioni ispettive abbiano un patentino. La domanda ovvia è: chi darà i patentini? La risposta è altrettanto ovvia. Sarà il ministero, che si avvarrà delle “competenze” del solito nugolo di “esperti” e professori “amici”, sempre i soliti che vengono mobilitati per preparare qualsiasi test, con quali risultati si è visto. Né va dimenticato che la coriacea consistenza di questo nugolo è cementata dai compensi tutt’altro che trascurabili che vengono conferiti per tanto valide prestazioni, una situazione incresciosa per non dire scandalosa, perché ormai siamo di fronte a una casta di intoccabili. Difatti, come si è visto, le critiche di contenuto dei test, lungi dall’essere prese in considerazione, come parte di un giudizio delle capacità dei valutatori, vengono ignorate con la tipica arroganza del potere.
In conclusione, se si chiede cosa servirebbe concretamente per smantellare questa miscela di dirigismo e di interessi precostituiti la risposta generale è: un ministro autorevole e deciso, capace di ricondurre il ministero entro i confini di un ruolo discreto di supporto. Basta con le continue direttive metodologiche; basta con gli interventi sul modo con cui si deve insegnare e addirittura sulla questione se dare o no i compiti a casa, basta con l’imposizione di tecniche didattiche (incluse quelle informatiche); basta con le pressioni per promuovere tutti; basta con l’alluvione di certificazioni e moduli da imbrattare. Occorrerebbe un ministro capace di spezzare l’asse consolidato dirigenza-sindacati, di far prevalere l’interesse pubblico sugli interessi particolari, di sgretolare il prepotere delle conventicole. Occorrerebbe un ministero capace di rivolgersi al mondo dell’istruzione nel suo complesso, affinché emergano da esso le competenze adatte a passaggi cruciali (come è stato quello dei TFA) ponendo termine all’indecente favola per cui il parere di un esperto di “economia della scuola” o di uno statistico varrebbe più di quello di un insegnante. Sarebbe qualcosa di infinitamente più concreto dei blateramenti demagogici da cui siamo alluvionati e realizzabile senza nuove leggi. Purtroppo, allo stato, è soltanto un sogno.

(Tempi, 22 agosto 2012)

13 commenti:

mac67 ha detto...

Di tutto l'intervento, mi colpisce una frase:

-Sarà il ministero, che si avvarrà delle “competenze” del solito nugolo di “esperti” e professori “amici”, sempre i soliti che vengono mobilitati per preparare qualsiasi test, con quali risultati si è visto.-

I risultati (non solo quelli dei test dei TFA) hanno spesso lasciato a desiderare (eufemismo), ma una tirata qualunquista contro gli "esperti" e i professori "amici" da parte di un professore che i corridoi del ministero li ha frequentati, e con più di un ministro, in qualità di "esperto" mi sembra fuori luogo e poco elegante.

Il problema è a monte: se si consegna a un numero ristretto di persone (talvolta uno solo) incarichi che richiederebbero una seria discussione e riflessione da parte di una platea ben più ampia, il risultato non può che essere deludente.

fare legna ha detto...

"lasciamo alle scuole la libertà totale di assumere gli insegnanti e poi ciascuno risponderà delle sue scelte."
scusi professore, ma da quando in qua in italia nel settore pubblico ciascuno risponde delle sue scelte?
me li vedo già, i membri degli organi direttivi delle scuole (quali che siano) che si mettono d'accordo per spartirsi i posti e assumere parenti, raccomandati e pagatori di tangenti varie.
almeno nel settore privato se uno assume un incapace/fannullone deve pagargli lo stipendio di tasca propria e ci rimette.
nel pubblico, invece, io dirigente assumo parenti e amanti così mi entrano in casa più stipendi e io ci guadagno soltanto, visto che paga lo stato. basta pensare alle parentopoli in certe università.
l'assunzione per chiamata diretta in tutto il settore pubblico sarebbe una tragedia. non siamo negli stati uniti, decisamente

Giorgio Israel ha detto...

A Mac 67. Poco elegante e' chi si piega a qualsiasi cosa e a qualsiasi servizio, non tenendo fermo alcun principio, pur di calcare quei corridoi e ottenere prebende. Poco elegante e' chi ricorre all'insulto. Qualunquista a me? Ma faccia il piacere, per dirla col Principe de Curtis.
A Fare Legna. Ma le pare che io sono a favore dell'assunzione diretta?

mac67 ha detto...

Caro Professore, qualunquista non a lei: come sempre, mi limito a commentare le affermazioni, non la persona. Qualunquista è la sua frase, che mette tutti nello stesso calderone (tranne lei, ovviamente).

Giorgio Israel ha detto...

Non cavilliamo: chi dice frasi qualunquiste e' un qualunquista. Mettere tutti nello stesso calderone? Ma quando mai? Quelli che critico sono una ristretta minoranza, una piccola cosca che alza barriere appena si affaccia qualcosa o qualcuno che potrebbe mettere in discussione il loro potere. Tutti eccetto me? Se vuol continuare su questa solfa la mia risposta definitiva e' quella di Totò

fare legna ha detto...

no, certo, lei non è uno dei (purtroppo) sempre più numerosi sostenitori della chiamata diretta.
ci tenevo però a sottolineare che, ancor prima del valore legale del titolo di studio o della mancanza di un buon sistema di valutazione, il primo problema è la corruzione. primo e insormontabile.

mac67 ha detto...

Cavillare? Chiunque di noi nella vita ha detto o fatto qualche volta una cosa stupida. Questo non ne fa automaticamente uno stupido. Distinguere tra la critica a una cosa detta o fatta e la critica a una persona per quella che è, è una differenza essenziale.

Lei dice di criticare una ristretta minoranza. Messa in questi termini, a me pare ben diverso dal "solito nugolo di esperti e professori amici". Quindi si riferisce a un gruppo isolato, ben preciso di persone. Francamente, dal suo post avevo ricavato ben altra sensazione.

Giorgio Israel ha detto...

Un nugolo di mosche non sono tutte le mosche del mondo meno una

Gianfranco Massi ha detto...

Gentile professore, pur essendo estraneo alla scuola trovo però questo Blog un segno che la Scuola è ancora capace di ritornare su strade radiose,non troppo lontane, ancora, per ottantenni come il sottoscritto.
Certamente mi aspettavo molto di più dal Ministro della scuola di questo governo! C'erano tutti i presupposti per marcare una svolta decisa del Ministero dell'Istruzione proprio a sostegno di quella impressa nell'Economia.
Ma l'opinione pubblica di questo paese smetterà mai di occuparsi di gossip invece di cose un po' più serie?

Pat Z ha detto...

Professore, ha visto l'annuncio di oggi sul prossimo concorso per reclutare 12.000 docenti? Copio e incollo dal Corriere della sera: «La procedura concorsuale avverrà secondo modalità innovative per favorire l'ingresso nella scuola di insegnanti giovani, capaci e meritevoli - spiega il Miur -. Visto l'elevato numero di potenziali candidati, vi sarà una prova selettiva da svolgersi alla fine di ottobre, su una batteria di test uguale per tutte le classi di concorso. A gennaio sarà svolta la prova scritta (consistente anche in una prova strutturata di verifica delle competenze disciplinari), in modo da avere i tempi per svolgere la prova orale (con l'inserimento di una simulazione di una lezione per verificare l'abilità didattica) e pubblicare le graduatorie in tempo utile per l'immissione in ruolo per l'anno scolastico 2013/2014. A questo primo bando seguirà un secondo entro maggio 2013, disciplinato dalle nuove regole di reclutamento, attualmente in fase di preparazione».
Ma che senso ha la batteria di test uguale per tutte le classi di concorso? Sono fuori di testa? E la "prova strutturata di verifica delle competenze disciplinari" cosa sarà, un doppione dei quiz demenziali per il Tfa? E poi questi tempi incredibilmente rapidi? Ottobre? Gennaio? Immissione in ruolo nel 2013? Ma come pensano di riuscirci? Forse falcidiando alla cieca migliaia di candidati per mezzo di test insensati? Che senso ha fare una preselezione con domande uguali per tutte le classi di concorso? Su cosa verteranno i quiz, sulle orrende procedure didattiche che vogliono imporci a viva forza? Sulla Costituzione italiana? O saranno domande di "cultura generale" come quelle per i concorsi dell'Enel? Ma sono impazziti, sono ignoranti o sono solo terribilmente in mala fede? Per fortuna che il concorso io l'ho fatto da quel dì, e a quei tempi lo scritto d'italiano consisteva in un tema di otto ore su un argomento scelto all'interno di tutta la la letteratura nazionale, quello di latino in una versione di 60 righe e quello di greco, altrettanto, in una versione dal greco in latino senza vocabolario. Sopravvivemmo in otto, ma, quanto meno, sulla validità di simili prove non c'era proprio nulla da eccepire.

Lucio ha detto...

Non finira' che chi si candida per Matematica dovra' conoscere Dante per benino mentre chi si candida per Italiano e latino sara' esentato dal conoscere il calcolo integrale?

Lucio Demeio.

Pat Z ha detto...

Un'altra cosa: ho letto in un forum che al concorso possono accedere solo i già abilitati. E' vero?

Pippo Pippa ha detto...

Porgo alla sua attenzione questo articolo, del quale credo, ne condividerà il contenuto.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/profumo-di-elite-e-di-mercificazione-perche-la-competizione-avvelena-listruzione-pubblica/

Buona giornata!