martedì 5 maggio 2015

DA OGGI I MIEI INTERVENTI SULLA STAMPA SONO FINITI

Questo articolo doveva essere pubblicato da giorni, sul quotidiano di cui "ero" editorialista, e di giorno in giorno è stato rinviato, fino a che oggi rappresenta l’estremo limite perché non diventi obsoleto. Lo propongo qui in una versione un po’ espansa.
In cambio, al suo posto, è stato pubblicato un articolo-appello a non scioperare che imputa allo sciopero il rigetto del tema del MERITO – insomma una predica sull’importanza del merito. Il “bello” è che l’autore della predica è persona che ha millantato due lauree e un master di economia mai conseguiti, e altre titoli di “merito” inesistenti. Se, per fare una predica sul merito, si ha bisogno di rivolgersi a una simile “autorità” vuol dire che il grado di insensibilità etica ha raggiunto livelli impensabili.

Da oggi  sono finiti i miei interventi sulla stampa. (Da intendersi come la “stampa" in generale, e non l'omonimo quotidiano su cui non ho mai scritto). Non me ne rammarico perché ho sempre detto quel che pensavo e ho pagato prezzi molto alti per questo. Non cambierò certo in tarda età. D’ora in poi scriverò soltanto sul blog o presso chi vorrà darmi spazio in modo libero e accettabile.


“La Buona Scuola” e il crollo del buonsenso

Giorgio Israel




La narrazione (o storytelling, come si usa dire oggi) dell’attuale conflitto sulla scuola da parte chi difende il progetto governativo è che in Italia non si può far niente perché ogni tentativo di riforma è bloccato da potenti forze conservatrici e la scuola ne è l’esempio supremo. Nell’istruzione, come altrove, sono presenti forze conservatrici e corporative, ma la rappresentazione che esse abbiano bloccato ogni tentativo di modifica è un falso colossale. Se alcune riforme globali (i cicli di Berlinguer, la legge Moratti) sono fallite, chi conosca appena la storia della scuola italiana degli ultimi decenni sa che su di essa si è rovesciato un caotico tsunami di decreti, di circolari, di sperimentazioni, di prescrizioni che ne hanno cambiato il volto in modo profondo e, soprattutto, disorganico. Gli insegnanti sono stati terremotati da cambiamenti introdotti per lo più in modo subdolo e veicolati come “sperimentazione”.
Ricordiamo alcuni eventi di questo tsunami, cominciando dalla “rivoluzione” che, pezzo a pezzo, è stata fatta della scuola primaria sotto la ferula di “indicazioni nazionali” l’una peggiore dell’altra. Poi è avanzata l’ideologia della sostituzione della scuola delle conoscenze con la scuola delle “competenze”, promossa da un network di pedagogisti e di dirigenti ministeriali che hanno imposto in modo ossessivo la redazione di ogni documento secondo la trimurti conoscenze–competenze–abilità e hanno inondato le scuole di griglie e documenti di certificazione delle competenze la cui compilazione divora una parte consistente delle attività d’insegnamento. L’ultima certificazione, in uscita da poco, rappresenta l’apice della sadica volontà di estirpare ogni traccia di buon senso dal mondo della scuola. Si procede fino all’esclusione di ogni possibile valutazione negativa del rendimento dello studente. È il trionfo della follìa del “successo formativo garantito”. Chi abbia frequentato certi corridoi ministeriali sa che non è possibile scrivere in un documento «lo studente, al termine del corso, saprà risolvere un’equazione di secondo grado»: bisogna dire «sa risolvere», all’indicativo presente… perché la scuola garantisce il successo per decreto. Oggi, gli insegnanti che vogliono fare il loro mestiere sono costretti a impiegare gran parte del loro tempo a compilare scartafacci ispirati a queste logiche demenziali. E, come se non bastasse, ora le scuole sono impegnate, anziché a insegnare, a compilare un pesante documento di autovalutazione (RAV, Rapporto di autovalutazione). Anche qui, se ancora avesse corso il buon senso, l’idea che le scuole impieghino una quota considerevole di tempo a darsi un voto rispondendo a decine di domande, potrebbe solo far parte di un libro di barzellette.
Poi è cascato sulle spalle delle scuole l’Invalsi, un ente chiuso, composto da uno staff inamovibile, i cui atti e le cui discutibili metodologie statistiche sono rigorosamente sottratte da ogni valutazione, come se il più elementare buon senso non indicasse che chi ha il potere di valutare sia il primo a dover essere controllato con rigore. L’Invalsi ha ottenuto di sottoporre gli studenti individualmente a test che nelle medie contribuiscono alla valutazione dello scrutinio, introducendo una nuova materia, il “superamento dei test Invalsi”. Ciò ha avuto come conseguenza il dilagare della disastrosa prassi del “teaching to the test”, ormai largamente criticata all’estero da chi l’ha sperimentata prima di noi.
E che dire della disastrosa legge sui DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento)? Non soltanto ha introdotto un fenomeno nuovo: la medicalizzazione della scuola; ma ha introdotto l’idea nefasta che, al primo sintomo di difficoltà di apprendimento, invece di ricorrere a tutti gli strumenti didattici più sofisticati, lasciando aperta un’opportunità di crescita, con la diagnosi di DSA si inchioda il bambino (o ragazzo) a una condizione che dovrebbe caratterizzarlo per la vita. È un’ideologia che ha come corrispettivo gli screening genetici di massa che effettuava il regime fascista. E, come se non bastasse, le diagnosi sono effettuate da psicologi che, candidamente, dichiarano “discalculico” un ragazzo senza sapere neppure cosa sia una divisione con resto. Come se questo non bastasse si è passati ai BES (Bisogni educativi speciali) che costituiscono una sorta di rafforzamento dei DSA.
Passando alla questione precari, nel 2008 sembrava che si fosse aperta una via ragionevole, sostituendo le pletoriche SSIS (Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario) con il più agile TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e prefigurando un reclutamento ripartito a metà tra giovani abilitati e precari. Niente da fare. Furono riaperte le GAE (Graduatorie a esaurimento) e un’efferata collusione tra dirigenza ministeriale e alcuni sindacati strangolò il canale di reclutamento dei giovani. Si sono persi ben sette anni, in cui il problema del precariato poteva essere, se non smaltito, ridotto a proporzioni gestibili. Ed ecco che l’Europa ha intimato al governo italiano di risolverlo una volta per sempre.
Nessuno sa bene quanti sono tutti gli aventi diritto. Centomila? Duecentomila? Di più? Cifre ingestibili. Ma se si taglia troppo si rischiano ondate epocali di ricorsi. Di qui il balletto di cifre nello spirito “provo a vedere se passa”. E per nascondere la confusione attorno a questo, che è il vero problema, si è pensato di incartarlo entro un fumoso e ambizioso progetto di riforma denominato con deplorevole retorica “la Buona Scuola”. Ma chi si sognerebbe di chiamare una legge “la Buona Economia”, “la Buona Sanità”, o la “Buona Previdenza”, salvo che per fare propaganda di regime?
Nel merito delle proposte di questo progetto ci sarebbe molto da dire, e ne abbiamo parlato in precedenti interventi. Limitiamoci a due questioni. La prima è che esso è ispirato a una visione secondo cui la scuola deve trasformarsi sempre di più in una sorta di “centro sociale” al servizio della comunità, fino a favorire forme di socializzazione quali le occupazioni, che sarebbero più formative della didattica ordinaria. Difatti, anche qui si manifesta la volontà perversa di marginalizzare sempre di più le discipline ordinarie. Ciò è evidente nella tendenza a premiare gli insegnanti che organizzano attività extra-curriculari penalizzando i poveretti cui – invece di organizzare qualche demagogico e superficiale seminario – salti in mente l’idea di aggiornarsi in qualche seminario universitario di storia o di matematica.
La seconda e grave questione riguarda il ruolo (quale che ne siano le versioni) che si vuol conferire ai dirigenti scolastici di assumere gli insegnanti e gestirne la carriera, premiandoli o penalizzandoli secondo criteri autocratici e consentendo loro di crearsi uno staff di collaboratori fidati. Tutto ciò per realizzare l’autonomia scolastica. Ma anche qui vediamo che l’istruzione è il luogo dove la ragione è stata bandita. A parte legittime discussioni circa la coesistenza tra scuola statale e paritaria, è un fatto che la scuola italiana sia ancor oggi un’istituzione pubblica e a gestione quasi tutta statale, ovvero finanziata dal contribuente, il quale ha il diritto di sapere come sono spesi i suoi quattrini. Allora, o si rimette in sesto l’antico sistema delle ispezioni, gestite da un ministero ripulito da protagonismi che s’impongono anche ai ministri. Oppure, si vada pure a forme di autonomia gestite dal dirigente scolastico. Ma allora chiunque abbia una briciola di buon senso capisce che ciò è possibile con un sistema di valutazione che deve appuntarsi tutto, e con estremo rigore, proprio sulla categoria dei presidi, visto che sono loro ad avere il potere di valutare i docenti! Chi  prende come metro di paragone i vasti poteri di un dirigente aziendale privato dimentica che costui è stato dotato di tale libertà di azione da un consiglio di amministrazione che può cacciarlo quando vuole se non reputa buono il suo rendimento. Ma “la Buona Scuola” non propone alcun meccanismo di valutazione dei presidi degno di questo nome. Non solo: i tentativi di introdurre controlli analoghi a quelle delle aziende private da parte di consigli scolastici di insegnanti e famiglie, sono risibili, e c’è da vergognarsi di dover spiegare persino il perché. E se un controllo severo e autentico dell’operato dei dirigenti non c’è, ve ne saranno di competenti e rigorosi che faranno funzionare la loro scuola a meraviglia; altri che valuteranno in modo ingiusto i professori; o creeranno le loro camarille di collaboratori fidati; o casi, tutt’altro che improbabili in certi territori, di chi si porrà al servizio di elenchi di reclutamento proposti dalla criminalità organizzata. Come se non bastasse, l’ultimo mega concorso a dirigente scolastico solleva altri dubbi: a parte il numero scandaloso dei test sbagliati tra quelli proposti, moltissimi altri erano espressione di un’ideologia psico-pedagogica che imponeva al candidato di manifestarsi esperto in certa letteratura, e rendeva concreto il sospetto che il ministero volesse selezionare una categoria di persone fidate sul piano ideologico e quindi apprestare le condizioni per rendere la futura autonomia una mera finzione.

Il governo dovrebbe rendersi conto di aver compiuto il capolavoro politico di creare un fronte compatto di opposizione. Lo tsunami subito dalla scuola italiana nel corso di tanti anni, e che ha ridotto i migliori insegnanti alla disperazione, deve essere arrestato. L’unico modo di procedere – sotto la guida di un ministro di altissima competenza e autorevolezza – è di procedere in modo ragionato, lento e cauto, rimettendo insieme i pezzi attraverso il massimo di consenso.

73 commenti:

Papik.f ha detto...

Professore, questa volta sono d'accordo con lei dalla prima all'ultima parola.
Come ho già fatto sul Gruppo di Firenze, segnalo l'ultimo romanzo di Petros Markaris, "Titoli di Coda" per sapere che cosa sia avvenuto in Grecia, come, perché e a vantaggio di chi, in quel Paese si sia distrutta l'istruzione pubblica.
Non so se in Italia possa avvenire altrettanto e con la malafede che l'autore (ideologicamente molto schierato) suppone, e spero di no, ma il timore c'è.
Per quanto riguarda il compattare l'opposizione, temo che il premier se ne renda conto anche troppo bene. Di tutto lo si può accusare, tranne che di insipienza tattica: a questo livello sa molto bene quello che fa e al momento sembra imbattibile.
Temo che miri a screditare l'intera categoria degli insegnanti facendoli passare per contrari al cambiamento e al merito in sé, e non alle squallide versioni volute dal governo, convincendo così l'opinione pubblica che per questi lavativi e reazionari non c'è altra medicina che una cura energica.
Il che può essere ottenuto, appunto, anche tacitando le voci di dissenso ragionate e qualificate e lasciando, invece, strepitare gli estremisti o addirittura provocandoli con i propri atteggiamenti.
Purtroppo, però, la capacità tattica e strategica non bastano a fare un buon governante, altrimenti Hitler e Stalin sarebbero stati tra i migliori di tutti i tempi.

Giorgio Israel ha detto...

Grazie del consenso, ma troppo pessimismo. È la prima volta che Renzi non riesce ad adottare la sua tattica del tener duro senza cedere di un millimetro. Già la legge alla Camera sta diventando un ridicolo colabrodo e lui stesso ha concesso che si potrà ancora cambiare. Io penso invece che sia la prima buccia di banana di un arrogante.

Papik.f ha detto...

Spero vivamente che i fatti diano ragione a lei e torto a me.

Roberto Buffagni ha detto...

Grazie del Suo lavoro e del Suo impegno, professor Israel. Al Suo commento aggiungo una postilla: chissà, magari stavolta anche gli insegnanti avranno capito l'antifona, e la smetteranno di votare in massa PD. Forse così il messaggio arriva.

Alberto Bagnai ha detto...

Ma voi un'idea del perché si stua raschiando il fondo del barile ve la siete fatta? Pongo la domanda dopo aver letto il come sempre condivisibile intervento dell'autore di questo blog, segnalatomi da un lettore del mio blog. Apprezzo che ognuno si esprima nel proprio ambito di competenze (regola cui io mi attengo), ma spero sia chiaro che lo scopo di questa (e di TUTTE le altre riforme "strutturali") è quello di comprimere le retribuzioni (direttamente o indirettamente). La domanda che ci si dovrebbe porre, allora, è: perché? Perché Renzi è arrigante? Perché la Merkel è cattiva? Datevi la risposta che preferite (favolistica, come le due che vi ho proposto qui, o più articolata, se credete), ma non eludete la domanda. La trahison des clerks (non è un refuso) non ci sarà perdonata.

Roberto Maragliano ha detto...

Giorgio, abbiamo idee diverse su molto ma approdiamo a conclusioni simili. Non ultima la necessità, rimossa dai più, di prendere atto di un sostanziale fallimento in tema di innovazione scolastica. Tutt'al più potremmo dividerci su quando e dove collocare l'inizio e le ragioni del fallimento. Ma che occorra cambiare registro è evidente, almeno a chi voglia vedere le cose come stanno.

Giorgio Israel ha detto...

Ne sono contento. Almeno chi ragiona con la testa può dissentire e anche litigare, ma su questioni di merito non sulla indegna fuffa che sta distruggendo il modello universalistico d'istruzione che abbiamo ereditato dall'Ottocento, che deve essere migliorato criticamente, ma non indegnamente e irresponsabile massacrato in favore di un modello tecnocratico aziendalistico promosso da questa Europa del mercanti del capitalismo finanziario.

rapa ha detto...

Allora capite la tattica di Renzi. Bene! Peccato che non riusciate a capirne la strategia: una scuola autoritaria e impoverita per insegnare a essere disoccupati sottomessi.
Voi invece 0 in tattica: 0. Neanche a livello propagandistico sapete far altro che condannare (RIPETENDOLI E AVVALORANDOLI) gli slogan governativi; o ritentare con gli scioperi "percepiti fancazzisti", senza neanche tentare di SPIEGARSI, INSEGNARE ai genitori, cuore dell'elettorato.
Ma di cosa mi sorprendo? Come si può spiegare ciò che non si comprende? Come avere una tattica coerente se la strategia NON ESISTE? Se l'analisi consiste nel deprecare "questa Europa dei mercanti del capitalismo finanziario" che esiste dall'epoca dei Fugger!
Lo volete capire come funziona? Che "questa" Europa -e altre non ve ne sono- è alla base anche di questo problema?
(So che giustamente non vi fidate di economisti itaGliani, quindi suggerisco di leggere la lucida analisi di "The sunset of euro" e "Italy can make it" del visiting professor Al Wet)

Giorgio Israel ha detto...

Ma chi sono VOI, egregio signore? Questo è il mio blog e se soltanto si degnasse di leggere constaterebbe che l'analisi e le proposte le ho (le abbiamo? lei ce l'ha, oltre a inveire invece di discutere?).

rossana ha detto...

Egregio Professore, la ringrazio per le sue parole, mi confortano. La scuola dovrebbe essere guidata da un leader culturale di alta levatura, (altro che manager!)e la comunità in cui opera deve condividere obiettivi, strategie e mezzi! Non si può accettare la logica di un controllo dall'alto da parte di persone che possono essere mediocri e incompetenti.

Stefano Di Brazzano ha detto...

Riprendo l'osservazione di Papik.f nel Gruppo di Firenze: "Una terza ipotesi [scil. che spiega l'azione distruttiva dei governi verso la scuola], che risulta dalla lettura di vari saggi di Lucio Russo (Segmenti e bastoncini, La rivoluzione dimenticata, L'America dimenticata), è che la società si stia momentaneamente involvendo, come secondo l'autore è già avvenuto più volte in passato, in un modo che non richiede più il raggiungimento di un elevato livello di conoscenza se non da parte di settori assai ristretti di popolazione. Quindi ciò che non serve più verrebbe spontaneamente a cadere".

Non sarà forse l'unica spiegazione, ma è senz'altro la più vera. Che l'istruzione come in Italia è correntemente intesa sia, rispetto alla società di oggi, un ornamento, bello e prezioso quanto si vuole, ma non più di un ornamento, è dimostrato dalla situazione degli altri paesi europei. Nella maggior parte di essi, per i motivi che esporrò nel seguito, il modello di istruzione ottocentesco-idealistico, che per noi costituisce l'istruzione per antonomasia, è stato archiviato ormai da quasi un cinquantennio. Eppure ciò non ha minimamente coinciso con l'inizio di una decadenza per quei paesi. In paesi in cui la scuola ha praticamente messo al bando le discipline speculative per concentrarsi quasi soltanto su quelle applicate, come sono quelli dell'Europa settentrionale, ci sono ingegneri che costruiscono ponti e strade senza che vi siano crolli, medici che curano i malati senza che vi siano casi particolari di malasanità, giudici e avvocati che celebrano processi ed emettono sentenze senza che si gridi ogni istante all'errore giudiziario... e potrei continuare. E' quindi evidente che la formazione superiore del tipo a noi più familiare non è affatto necessaria. Ciò non toglie ch'essa aggiunga, e aggiunga molto, come dimostra l'apprezzamento generale cui vanno incontro i nostri studenti e laureati in quei paesi.
Quali sono i motivi di tutto ciò? Io credo siano da ricercare nel fatto che, dopo la II guerra mondiale, l'egemonia sul mondo è caduta in mano di stati che, per motivi storici l'uno, ideologici l'altro, non erano tra i grandi produttori di cultura nel senso tradizionale, in entrambi dominava una visione della vita tutta concentrata sulla prassi. Così da un lato la formazione tradizionale fu sic et simpliciter messa al bando nei paesi satelliti dell'URSS, mentre in Europa occidentale al modello tradizionale si affiancò, con le seducenti caratteristiche del "vincente", quello americano fondato sulla prassi. Non a caso i primi paesi europei ad allinearsi completamente o quasi al nuovo modello sono stati quelli il cui peso culturale era minore (per numero di parlanti, per ragioni storiche ecc.), mentre i paesi culturalmente più forti, come Francia e Germania, han cercato un compromesso tra i due modelli. In Italia le cose sono rimaste a lungo immutate per un solo motivo: l'instabilità politica e le frequentissime cadute dei governi per diversi decenni han seppellito i progetti di riforma, tutti simili tra loto e tutti diretti nello stesso verso, di volta in volta presentati

Barbara Marcolini ha detto...

Caro professore, grazie per le lucide parole con cui riesce sempre a dare ragione della verità sulla scuola italiana. L'arrogante potere di chi vorrebbe censurarla, perché evidentemente la teme troppo, mi riempie di sdegno.

rapa ha detto...

VOI: coloro che in parole opere ed omissioni hanno praticato/permesso lo scempio della scuola e dell'università pubblica.

Attenzione: anche solo avvalorando l'ideologia per la quale BISOGNA tagliare da qualche parte - ma non la scuola, ché ci lavoriamo noi..!

Tutti quelli che dicevano "è vero che c'è il debito pubblico, porcosilviochehasprecatoilbenfattodiprodi, ma non tagliate la scuola, la scuola pubblica no, tagliate quegli altri!". Parlo del 99,9% del comparto, da 30 anni in una tonnara senza capirlo. Tutti costoro sono complici, utili idioti. Che se si accorgono oggi di esser finiti nel TINA (there is no alternative) devono capire, chiedere scusa, e rovesciare questo paradigma.
Chiedere scusa soprattutto. Specie alle migliaia di giovani che fidandosi di certe analisi, a meno di 20 anni hanno offerto il cranio ai manganelli, in piazza, ottenendo il nulla perché nulla si poteva ottenere - in quel paradigma.

Se mi capita di inveire, è perché sono più che arrabbiato, sono idrofobo. Contro di Lei solo perché ho riconosciuto nel Suo articolo certi stilemi de "l'altra europa" - se sbaglio mi corregga, spero di sbagliarmi. Lo spero!

In conclusione, perdoni il mio furore. Ma se vuole essere ritenuto egregio anche Lei, parli contro questo paradigma, si esprima sull'euro e sulle sue conseguenze, usi le sue capacità di insegnante, insegni, ANCHE sulla stampa, SOPRATTUTTO sulla stampa, ogni volta che le daranno la possibilità.
Ad maiora.

LucaF ha detto...

"Caro" prof. Israel, il modello universalistico d'istruzione lo abbiamo ereditato dalle Costituzioni democratiche del Novecento, non dall'Ottocento (i romanzi di Dickens sono pieni di bambini del popolo che frequentano gratuitamente scuole pubbliche...).

Mi permetta una domanda: quando dava il Suo contributo all'elaborazione della riforma Gelmini, aveva ben chiaro cosa stava facendo? Perché (non so se si è accorto) Renzi sta solo finendo di attuare la "geniale" riforma che Lei ha contribuito ad elaborare...

Giorgio Israel ha detto...

Lei farebbe bene a studiare: non sa nulla della storia dell'istruzione. Il modello universalistico è frutto della visione dell'Illuminismo francese e delle concezioni condorcettiane che si sono poi diffuse ovunque. Ha mai sentito parlare delle leggi Ferry? roba del Novecento? Poi è andato evolvendosi e ora pare che si sia deciso di farlo a pezzi.
Lei è un altro di quelli che hanno diffuso la leggenda metropolitana che io sia stato il consigliere della Gelmini. Mi fu chiesto di riformulare il processo di formazione degli insegnanti e le indicazioni dei licei. L'ho fatto conformemente alle mie opinioni e quando ho visto come andavano le cose mi sono scontrato col ministro e mi sono ritirato. Veda la documentazione sulla mia homepage. Proprio perché ho visto che si andava nella direzione tecnocratica e anticulturale di ora. Parlare di geniale riforma che io avrei contribuito a elaborare è una menzogna vecchia di 7 anni che, se ripetuta, diventa una tendenziosa e indecente calunnia.

Giorgio Israel ha detto...

A Rapa.Ma come si permette di dire che io sarei uno di quelli che ha praticato lo scempio della scuola? Trovi una sola mia frase a favore dei tagli. Non solo lei non ha capito un acca del mio articolo (da anni svolgo una critica serrata della costruzione europea e dei suoi aspetti in tema di istruzione). Mi invita a scrivere sulla stampa articoli, soprattutto sulla stampa se voglio essere egregio. A me di essere egregio non importa nulla. Da anni e anni scrivo sulla stampa e proprio per le mie idee scontato progressivamente emarginato. Se solo avesse un briciolo di pazienza troverebbe su questo blog decine e decine, forse più di un centinaio di articoli. Come si permette con tanta arroganza di impartire direttive e dare giudizi. Si covi la sua idrofobia in casa, e se non riesce ad essere civile non provi più a scrivere perché al prossimo intervento insultante e calunnioso sarà censurato. Proprio la scuola non ha bisogno degli idrofobi.

LucaF ha detto...

Gli illuministi hanno concepito il modello universalistico di istruzione, ma non l'hanno attuato. Chi lo ha messo in pratica è lo Stato nazionale democratico post 1945. Riesce a contraddire pure queste evidenze elementari?

Sul Suo ruolo di consulente del ministro Gelmini può anche svicolare, ma perché non risponde alle pertinenti considerazioni del prof. Bagnai?

Carla ha detto...

Da molti anni il riconoscimento del merito mi viene dalla stima di alunni e genitori e dalla ricerca libera e personale di migliorare la mia professionalità.
Sopporto a fatica gli slogan e le mode e se talvolta le trovo un insulto eccessivo al buon senso (non voglio scomodare l' intelligenza), leggo il suo blog, caro Professore, e trovo conferma e rassicurazione circa il mio modo di pensare e lavorare.La prego vivamente di non desistere. Grazie.
Carla

antonella policastrese ha detto...

Se dovessi enumerare chi in questi anni è diventato preside ,nella mia realtà ci sarebbe solo da fare un grande rutto alla Fantozzi perchè una valanga sommerga una legge creata appositamente per raccomandati, il più delle volte inidonei a ricoprire quel ruolo.Eppure c'è gente che già si è messa all'opera per visionare norme e regole da adottare non appena la legge incoronerà un super manager per esercitare il suo potere, di concorso con chi glielo darà. Una vera bischerata ai danni della scuola che dovrà dotarsi di atti e pratiche come già si fa nella pubblica amministrazione, per esercitare ruoli chiave nel formare alla meno peggio, ragazzi non abbienti che tuttalpiù opteranno per una formazione professionale ,per avere un mestiere. E qui entrano in gioco aziende, oppure agenzie interinali che bruciando soldi non per i ragazzi, ma per loro creeranno i nuovi rassegnati del domani. La cultura ,sarà appannaggio dei rampolli della borghesia finanziaria ,che dovrà formarsi per essere classe dirigente del domani. Si stanno creando i presupposti per avere sudditi e sovrani come Renzi e Maria Elena Boschi ai quali spetta governare a discapito di chi avendo meriti e capacità intellettiva, dovrà rimanere al palo. Già così com'è la scuola è diventata affare per pochi eletti. Basti vedere quanti sono i giovani che devono abbandonare il corso degli studi, per via di difficoltà economiche e tasse universitarie ,per chi volesse proseguire,divenute proibitive per la crisi in atto. Insomma una rivoluzione a favore dei potentati che avranno sempre di più in mano la possibilità di favorire i ceti sociali più elevati. La disuguaglianza la si vuole creare facendo una riforma di questo tipo per formare ignoranti ,o far uscire dai banchi ragazzi che sanno leggere, scrivere, fare di conti e piegare la testa. Altro che creatività ,bravura, intelligenza ,capacità di relazionarsi grazie ai saperi che la scuola un tempo offriva ma che oggi ahimè sta diventando appannaggio di pochi. Una volta c'era la trasmissione "Non è mai troppo tardi", per uscire dall'analfabetismo , oggi c'è renzi e la sua buona scuola per creare ignoranti di nuova generazione

Papik.f ha detto...

Gentile Stefano Di Brazzano, la ringrazio per la citazione e continuo a essere d'accordo con le sue conclusioni in proposito.
Non avevo inserito qui il riferimento ai libri di Lucio Russo perché il padrone di casa li conosce, certamente, molto meglio di me.
Comunque anche quanto scritto da Markaris sulla scuola greca non è da trascurare, perché è un grave segnale d'allarme su quanto potrebbe accadere anche qui.

antonella policastrese ha detto...

Se dovessi enumerare chi in questi anni è diventato preside ,nella mia realtà ci sarebbe solo da fare un grande rutto alla Fantozzi perchè una valanga sommerga una legge creata appositamente per raccomandati, il più delle volte inidonei a ricoprire quel ruolo.Eppure c'è gente che già si è messa all'opera per visionare norme e regole da adottare non appena la legge incoronerà un super manager per esercitare il suo potere, di concorso con chi glielo darà. Una vera bischerata ai danni della scuola che dovrà dotarsi di atti e pratiche come già si fa nella pubblica amministrazione, per esercitare ruoli chiave nel formare alla meno peggio, ragazzi non abbienti che tuttalpiù opteranno per una formazione professionale ,per avere un mestiere. E qui entrano in gioco aziende, oppure agenzie interinali che bruciando soldi non per i ragazzi, ma per loro creeranno i nuovi rassegnati del domani. La cultura ,sarà appannaggio dei rampolli della borghesia finanziaria ,che dovrà formarsi per essere classe dirigente del domani. Si stanno creando i presupposti per avere sudditi e sovrani come Renzi e Maria Elena Boschi ai quali spetta governare a discapito di chi avendo meriti e capacità intellettiva, dovrà rimanere al palo. Già così com'è la scuola è diventata affare per pochi eletti. Basti vedere quanti sono i giovani che devono abbandonare il corso degli studi, per via di difficoltà economiche e tasse universitarie ,per chi volesse proseguire,divenute proibitive per la crisi in atto. Insomma una rivoluzione a favore dei potentati che avranno sempre di più in mano la possibilità di favorire i ceti sociali più elevati. La disuguaglianza la si vuole creare facendo una riforma di questo tipo per formare ignoranti ,o far uscire dai banchi ragazzi che sanno leggere, scrivere, fare di conti e piegare la testa. Altro che creatività ,bravura, intelligenza ,capacità di relazionarsi grazie ai saperi che la scuola un tempo offriva ma che oggi ahimè sta diventando appannaggio di pochi. Una volta c'era la trasmissione "Non è mai troppo tardi", per uscire dall'analfabetismo , oggi c'è renzi e la sua buona scuola per creare ignoranti di nuova generazione

Giorgio Israel ha detto...

A Luca F. Ma quali evidenze elementari... Ripeto: il sig, Ferry secondo lei era un nuovo del periodo post 1945. Ma lei chi è? Speriamo non sia un professore. E non mi sento toccato dalle osservazioni del prof. Bagnai, mentre che io "svicoli"sulla collaborazione con la Gelmini è roba di una volgarità senza fondo.

LucaF ha detto...

"Gentile" prof. Israel,
intende proprio quel Jules Ferry?

"Jules Ferry avvocato squattrinato prima del 4 settembre [1870], riuscì come sindaco di Parigi durante l'assedio, a spremersi un patrimonio dalla carestia. Il giorno in cui dovesse rispondere della sua mala amministrazione sarebbe il giorno della sua condanna. Uomini di questo stampo potevano trovare solo tra le rovine di Parigi i loro tickets-of-leave: erano proprio gli uomini di cui aveva bisogno Bismarck".
K. Marx, La guerra civile in Francia.

Complimenti prof., si è scelto proprio un bel modello da citare!
Non mi meraviglio che non si senta toccato dalle osservazioni del prof. Bagnai...

Giorgio Israel ha detto...

La sua cultura si commenta da sola. Immagino che non sappia un acca della formazione della scuola italiana dopo l'Unità. Fu un'accozzaglia di trovate da ubriaconi. Non proseguirò questa ridicola polemica.

Grazia Dei ha detto...

Grazie prof. della sua come sempre lucida analisi. Non si amareggi, non so perché l'attacchino, vien da pensare male.
Oggi ho scioperato. Vediamo...

Fausto di Biase ha detto...

A LucaF: Ha ragione il prof. Israel. Nel libro di Massimo Bontempelli ''Un pensiero presente. 1999-2010: scritti di Massimo Bontempelli su 'Indipendenza''' (Indipendenza. Editore Francesco Labonia) trova tutti i riferimenti che dimostrano che ha ragione il prof. Israel. Comunque, chi dice cose sbagliate con un tono sgradevole ha torto due volte.

Stefano Longagnani ha detto...

Prof. Israel, il suo post è chiaro e più che condivisibile (lo diffonderò via FB proprio per chiarire ai più il disastro in cui la scuola si dibatte).
Se mi posso permettere vorrei porre un paio di domande: cosa intende quando scrive che non si sente toccato dalle osservazioni del prof. Bagnai?
Bagnai (mi azzardo a chiarire il Bagnai-pensiero) le sta solo chiedendo di prendere posizione in modo esplicito (se non l'ha già fatto, questo non lo so) contro il meccanismo economico che conduce tra gli altri ai tagli, diretti o indiretti, alla scuola pubblica. Se può, mi risponda. Molti suoi silenziosi lettori sono silenziosi lettori di Bagnai e ci verrebbero a un suo chiarimento.

Giorgio Israel ha detto...

Mi sono sempre opposto, da anni, alle politiche dei tagli in tal senso non ho nulla di cui giustificarmi, forse Bagnai lo fa da meno tempo di me. Io quantomeno dai tempi della Gelmini, della cui riforma qualche calunniatore dice che sarei un autore. Io ho collaborato con un'ottima commissione alle nuove Indicazioni nazionali per i licei che prevedevano un rafforzamento delle materie tradizionali e quindi espansione. Poi il ministro volle invece fare tagli (inventando materie demenziali come la geo storia) e si è creata una schizofrenia delirante.

Vincenzo Bitti ha detto...

Apprezzo molto il suo articolo. Ma sul piano didattico come si concilia la serietà di un preparazione individuale ( matematica, italiano) con le "competenze" comunque necessarie
a vivere attivamente nel XXI secolo.
Da quel che ho capito della questione competenze/conoscenze, le conoscenze (scuola classica - es. saper fare le equazioni di II grado ecc.. ) dovrebbero essere approfondite e applicate (applicare le equazioni a un problema reale) e diventare competenze. Insomma come se ne esce?

Antonio Saccoccio ha detto...

La realtà è che non esiste oggi altra possibilità di evoluzione per l'istituzione scolastica se non in direzione profondamente libertaria.
Ogni modello pedagogico che ignori la società liquida e il villaggio globale è anacronistico e velleitario.

Renzi acuisce il modello verticistico-autoritario che da sempre impera nelle scuole. Acuisce il sistema dei premi e dei castighi estendendolo addirittura agli insegnanti. E' il modello ottocentesco, la scuola emanazione diretta di chi ha il potere e vuole continuare a mantenerlo mediante l'addestramento e il controllo precoce dei giovani. Il tutto aggravato da un'ignoranza terrificante.

Come quei medici che, incapaci di una diagnosi, eccellono però in presunzione e danno al paziente una cura che ne aggrava rapidamente la malattia...

Giorgio Israel ha detto...
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Giorgio Israel ha detto...

@ Bitti
Mi permetto di segnalarle un vasto dibattito sulle competenze in cui troverà, spero, qualche riflessione argomentata sul tema.
https://www.academia.edu/7242785/Un_dibattito_sulle_competenze_a_scuola

Emidj74 ha detto...

Insomma, tutte le riforme sulla scuola degli ultimi trent'anni facevano schifo, inclusa quest'ultima del governo Renzi.

Ogni volta la stesa solfa, si prova a fare una riforma e i docenti si alzano a dire che si vuole indebolire la scuola.

A questo punto sarei curioso di capire dai docenti tessi che tipo di riforma vorrebbero, e se sono d'accorod con un sistema che a bbia al suo centro la meritocrazia, il che significa che una qualche forma di valutazione dei docenti ci deve essere.

Emidj74 ha detto...

Per cui anche la riforma della Scuo,la renzi, come UTTE le eltre delgi ultimi 40 anni, e' una rforma sbagliate che mira a distruggere la scuola pubblica. Ogni volta lo stesso teatrino, ad ogni tentativo di riforma della scuola (come qualsiasi altro settore pubblico) si alzano i docenti a dire che non va bene.

A questo punto sarei curioso di capire quale riforma andrebbe bene ai docenti italiani, e se pensano che un sistema basato sulla meritocrazia sia necessario, nel quale caso una qualche forma di valutazione dei docenti diventerebbe necessaria.

Papik.f ha detto...

Scusi, Emidj74, ma lei si è preso il disturbo di leggere il testo del thread prima di commentarlo? o intende solo affermare la sua idea preconcetta?

Stefano Di Brazzano ha detto...

Emidj74: per quel che riguarda me La accontento subito. Una riforma della scuola per me ha senso solo se con essa si cancellano tutti i pessimi provvedimenti attuati dal 1968 in poi. Quindi si deve tornare a:
- scuola elementare: 5 anni con maestro unico ed esame tra il II e il III anno e dopo il V anno.
- scuola secondaria di I grado: ritornare all'ordinamento del 1962 (o, meglio ancora, a quello del 1923 con esame di ammissione).
- scuola secondaria superiore: abolire i nuovi licei (o almeno non chiamarli licei), riformulare i curricoli dei licei secondo l'ordinamento del 1952, con esame tra la V ginnasio e la I liceo nel classico e con esame di maturità su tutte le materie di tutti i tre anni di liceo (tutti e cinque per lo scientifico che non avrebbe l'esame tra II e III anno). Ripristinare le sessioni d'esame autunnali. Abolire i decreti delegati del 1974 che hanno indebitamente dato voce in capitolo ad alunni e genitori. Abolire assemblee di classe e d'istituto che sono solo perdite di ore di lezione e pietose cartine al tornasole dell'immaturità degli alunni. Abolire la sciaguratissima legge che ha liberalizzato l'accesso alle facoltà universitarie, consentendo l'accesso ad esse ai soli maturati dei licei.
Abolire l'autonomia scolastica con tutti i suoi portati, quali il POF e altre sciocchezze senza senso. Chiudere le scuole al pomeriggio facendo piazza pulita di tutti i cosiddetti "progetti", che distolgono gli alunni - a pure gl'insegnanti - dai loro doveri primari.
Se s'intende attuare questo programma allora vale la pena riformare la scuola. Altrimenti, che marcisca pure così com'è ora o come la vorrebbero Renzi e i suoi.

Giorgio Israel ha detto...

Standing ovation

Stefano Longagnani ha detto...

Prof.Israel, lei si dice giustamente contrario ai tagli alla scuola. Guardi questo grafico dove si vede il terribile gradino degli anni novanta, che ci ha messo in una situaziobe unica tra i paesi OCSE: http://2.bp.blogspot.com/-Cy7CAgkbukc/VNB5Uw9574I/AAAAAAAAC60/dDRYJv0F-Fs/s1600/cuts.gif

Ma non capisco perché non risponde riguardo al meccanismo economico che conduce tra gli altri ai tagli, diretti o indiretti, alla scuola pubblica. Scusi se insisto. Se vuole dei dati scientifici sull'argomento li trova nei link di questo post:http://goofynomics.blogspot.it/2015/04/ad-ascanio-detto-iulo.html
Il prof. Bagnai ha un caratteraccio (!), ma è rigoroso sui numeri. Direi che dovreste andare d'accordo (vi somigliate, se posso permettermi). Sarebbe bello vedervi battere pari.

Stefano Longagnani ha detto...

@Stefano Di Brazzano
Le sue proposte sono orripilanti e inattuabili. Sono figlio di operai, e col cavolo che sarei ingegnere con la scuola che lei propone. La scuola degli anni '70 è stata una breve finestra temporale che ha permesso alla scuola di funzionare da ascensore sociale per masse di figli del popolo meritevoli. Proprio perché figli di nessuno come me hanno iniziato a fregare posti ben pagati ai figli di papà (competendo sul merito!) la scuola statale è stata velocemente distrutta. Tanto le buone scuole per pochi intimi i padroni del vapore se le sono finanziate a spese di tutti.
Le mie proposte, più realistiche e più eque, sono: scuola dell'infanzia obbligatoria dai tre anni per tutti, metodo Montessori. Idem per elementari e medie di primo grado (riforma complessiva della scuola dai 3 anni ai 15 anni con tre cicli Montessori). Scuole superiori di 4 anni stile Dalton School. Università senza numero chiuso e gratis (si paga in base al reddito solo se si deve ripetere un esame). Presidi eletti dai docenti.

F.P.Barbieri ha detto...

Il problema e' pan-occidentale, non solo italiano, e secondo me comincia con l'esaurimento del ruolo storico della scuola dell'obbligo ereditata dall'ottocento. Lo scopo di questa scuola era di trasformare una popolazione in gran parte agricola o proletaria in un complesso di cittadini in grado di prendere parte alla vita pubblica, in grado di leggere, scrivere e far di conto. In Inghilterra, negli anni sessanta dell'ottocento, il politico liberale Lowe si batte' con energia contro la seconda riforma elettorale, passata finalmente nel 1867, che apriva la franchigia a vasti strati popolari e rendeva inevitabile la futura transizione alla franchigia universale (maschile). Una volta che Lowe ebbe incassato la sconfitta, comincio' a dedicarsi instancabilmente alla pubblica istruzione obbligatoria e gratuita. Il suo motivo ere semplice e coerente: "Dobbiamo istruire i nostri padroni" (we have to educate our masters). Aveva opposto il passaggio del potere elettorale alle grandi masse perche' non le riteneva pronte; ora che il potere elettorale stava passando, riteneva necessario e doveroso prepararle a gestirlo.

Al giorno d'oggi i contadini sono una minoranza, e quelli che ci sono - dovendo trattare con burocrazie locali e continentali, manovrare macchinario complicato e molteplice, dirigere autentiche aziende con programmi pluriennali, leggere le pubblicazioni specializzate per tenersi in contatto con le innovazioni - sono caso mai piu' istruiti della media. La spinta verso l'analfabetismo non esiste piu': anche le classi meno istruite sono spinte a saper leggere dall'universalita' dei videogames e dell'internet. La necessita' dell'insegnante e' meno sentita, e l'insegnante come tale meno rispettato, in quanto non e' piu' il solo canale per il quale l'accesso alla cultura nazionale e' possibile ad ampi strati della popolazione.

Non so come si risolva questo problema. L'insegnamento e la scuola rimangono necessari: basta considerare la corrispondenza universalmente osservata tra ignoranza/ analfabetismo e delinquenza. In tutti, direi, i paesi avanzati, la sola area dove si trovi vasto analfabetismo sono le galere (a parte alcune aree di recente immigrazione essa stessa vicina all'illegalita'). Nel mondo moderno, l'analfabetismo parziale o totale rende una persona incapace di funzionare nella societa' salvo che in modi illegittimi.

Ma al tempo stesso, si vede come il fatto che la scuola non sia piu' il solo modo di accedere all'istruzione ha destabilizzato l'istituzione. E' da questo, io credo, che vengono le ondate di ideone e ideuzze per rendere la scuola piu' "rilevante", piu' "contemporanea", piu' utile, piu' socialmente rilevante - evidenza che chi le propone non vede piu' i'importanza di una istruzione comune, fondamentale e fondata sulla cultura. Questo e' un fatto tragico, ma credo che solo se ce ne rendiamo conto potremo formulare risposte efficaci ai nuovi Vandali che prendono per garantito quello che i nostri antenati hanno sudato sangue per erigere.

Stefano Di Brazzano ha detto...

Stefano Longagnani: Lei scrive: "Le sue proposte sono orripilanti e inattuabili. Sono figlio di operai, e col cavolo che sarei ingegnere con la scuola che lei propone".
Sul primo punto me ne dispiace, ma non posso farci nulla. Io la penso così. Sul fatto che sia inattuabile sono d'accordo, ma solo perché non c'è la volontà politica. Il terzo punto è la solita vecchia obiezione preconfezionata tutta ideologica ma assolutamente priva di fondamento (ed è anche l'unica obiezione che i miei interlocutori sono stati in grado di muovermi in tanti anni). Mi spiega dove ho scritto che al sistema scolastico da me prospettato è proibito l'accesso ai figli di operai? Oppure Lei sostiene che i figli di operai hanno il cervello fatto diversamente e quindi non sono in grado di superare l'esame di II elementare? Mio padre, figlio di un impiegato di banca, ha frequentato le scuole ai tempi dell'ordinamento gentiliano-bottaiano, e tra i suoi compagni di classe c'erano figli di ferrovieri, di negozianti e perfino di un carbonaio. Tutti hanno conseguito la licenza media, molti quella superiore, pochi la laurea, ma Le assicuro che la scrematura non è avvenuta sulla base del mestiere esercitato dal padre.
Né regge l'idea che "Proprio perché figli di nessuno come me hanno iniziato a fregare posti ben pagati ai figli di papà (competendo sul merito!) la scuola statale è stata velocemente distrutta. Tanto le buone scuole per pochi intimi i padroni del vapore se le sono finanziate a spese di tutti".
La realtà è che i "figli di papà" sono tali a prescindere, e vanno avanti anche senza buone scuole, non hanno alcun bisogno di disinnescare la "bomba" costituita da una scuola di qualità per tutti. Basta vedere i concorsi universitari, dove si costruisce preventivamente il profilo del candidato ideale e dove in ogni caso vince il candidato predeterminato, anche se vi sono altri candidati con titoli superiori.

Roberto Buffagni ha detto...

Se si vuole che la scuola sia veicolo di promozione sociale, va da sè che deve essere seria, difficile e pubblica: perchè solo così apre la strada della promozione sociale al talento.
Lo aveva capito, qualche anno fa, un certo Napoleone Bonaparte.

Roberto Buffagni ha detto...

Segnalo questo intervento di Eric Zemmour sulla riforma della scuola (tremenda) in corso di approvazione in Francia:

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=tYGOWyAr0Ok

mac67 ha detto...

Al di là di tutte le critiche, più che motivate, che si possono fare al ddl di riforma della scuola, mi pare che a molti sia sfuggito il punto più "rivoluzionario": la quantità di deleghe al governo per ridisegnare ex novo non solo il funzionamento della scuola, ma il profilo giuridico ed economico dei docenti. A me pare, nel merito, il primo passo verso l'abolizione del CCNL nel settore pubblico e, nel metodo, decisamente autoritario.

santino ha detto...

Stefano Di Brazzano,
sa qual è il problema? Che possiamo ripristinare i vecchi esami, possiamo tornare agli ordinamenti del 1962, ma se non cambia l'ideologia pedagogica dominante si finisce per restare al punto di partenza.
Non credo, ad esempio, che il problema della scuola elementare sia la pluralità di insegnanti (il maestro unico si portava appresso il grosso rischio che un insegnante inadeguato rovinasse per cinque anni un'intera classe in tutte le materie) ma semmai il carattere ideologico e talvolta ridicolo di un certo tipo di didattica (il prof. Israel ci ha abbondantemente deliziato con l'analisi delle perle su proprietà matematiche inesistenti come quella dissociativa o su fesserie inerenti la teoria degli insiemi, la cui stessa introduzione nei primi anni delle elementari è di per sé discutibile).
Ad ogni modo, io condivido l'impianto generale della sua proposta.
Le do ragione anche quando scrive che una scuola seria non esclude nessuno a priori, almeno fino a quando continuerà ad essere gratuita e diffusa nel territorio.
la invito però a non far finta di ignorare che un tempo non era così, perché non tutti avevano le possibilità economiche di pagare l'affitto di una stanza nelle poche città sedi di scuola media o di liceo, così come è vero che il lavoro dei figli era spesso necessario al sostentamento della famiglia, ragion per cui l'interruzione degli studi diveniva un fatto dettato solamente problemi economici.
Le faccio però anche un'obiezione più sottile, alla quale credo che occorra dare una risposta. Chi viene da famiglie culturalmente povere avrà un cervello che è ovviamente identico a quello di tutti gli altri, ma avrà sicuramente meno strumenti e meno stimoli rispetto a chi da bambino è abituato a vedere dei libri a casa sua. Questo è un aspetto che non possiamo ignorare e quindi io preciserei meglio il discorso sull'apertura pomeridiana delle scuole, che vanno sicuramente tenute chiuse se si tratta di fare progetti inutili o addirittura servizio di intrattenimento, ma non vedo nulla di male se i docenti attivassero una sorta di "ricevimento" pomeridiano degli studenti per chiarimenti e approfondimenti, così come non sarebbe male se le biblioteche scolastiche fossero realmente fruibili ad alunni e insegnanti. Ovviamente occorrerebbe portare lo stipendio dei docenti ad un livello minimo di 3000 € mensili netti, che è quello che spetterebbe loro in virtù degli studi fatti, della professionalità acquisita e dell'importanza sociale del loro ruolo.

Grazia Dei ha detto...

Santino, da anni a settembre avanzo la proposta aprire la scuola al pomeriggio per aiutare in modo veramente induvidualizzato gli alunni in difficoltà. Non si può mai fare: non ci sono i soldi e se ci sono prima viene altro. Qualcos'altro che magari dia "visibilità" alla scuola. L'autonomia è questa: combattere fra scuole per accaparrarsi qualche studente in più.

Sulla meritocrazia, una piccola provocazione, visto che in tanti danno per scontato che gli insegnanti debbano essere valutati:
dove sono le categorie del pubblico impiego "valutate" come i docenti da un'agenzia esterna, chiusa a ogni discussione e arroccata in una visione schematica e ideologica della cultura e non in modo fasullo e autoreferenziale, con la frottola degli obbiettivi, carichi di lavoro ecc.?

Papik.f ha detto...

Caro Santino, mia mamma, che ha insegnato Lettere sia nella scuola media sia al liceo classico, ha sempre sostenuto che chi aveva molti libri a casa sua brillava soprattutto in Italiano, mentre il Latino e il Greco riallineavano tutti al nastro di partenza.
Naturalmente, proprio per questo, il sessantotto ha voluto proprio combattere il Latino e il Greco. Io sono convinto che sul sessantotto avesse capito tutto Pasolini fin dall'inizio.
Se nella scuola c'è difficoltà e selezione, chi viene da situazioni culturalmente svantaggiate ha meno possibilità di affermarsi se non ha grandi doti e grande forza di volontà.
Se nella scuola non c'è difficoltà e selezione, chi viene da situazioni culturalmente svantaggiate non ha alcuna possibilità di affermarsi, quali che siano le sue doti e la sua forza di volontà, perché sarà sempre scavalcato da raccomandati incapaci.
Proprio per questo fu fatto il sessantotto e furono introdotte tutte le modifiche che Stefano Di Brazzano vorrebbe eliminare.
Per quanto riguarda l'idea dell'apertura pomeridiana: ma se sono anni che non si fa altro che diminuire il numero degli ATA, dopo una campagna di stampa preparatoria al grido di "abbiamo più bidelli che carabinieri"; dove si prenderebbero i soldi per assumere il personale necessario e per pagare i riscaldamenti nelle ore di apertura in più? Sto ancora aspettando che qualcuno me lo spieghi.
Certamente una simile innovazione precluderebbe, comunque, ogni possibilità di aumentare gli stipendi degli insegnanti. Del resto, una simile possibilità già non c'è ora.

Papik.f ha detto...

E aggiungo: Pasolini aveva capito fin dall'inizio, Tomasi di Lampedusa prima ancora che iniziasse. Il suo Tancredi (è lui, infatti, e non lo zio Gattopardo, che vuole cambiare tutto perché nulla cambi) è un perfetto esempio di sessantottino ante litteram.

Stefano Di Brazzano ha detto...

Quello degli ATA è un problema solo qui in Italia, perché abbiamo leggi iperprotettive nei confronti dei minorenni, che non possono stare senza sorveglianza. Ricordo tuttavia che in Austria la figura del bidello non esiste, ci sono soltanto i custodi, di solito due che si alternano in portineria (nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di immigrati dai Balcani, perché lì quello del custode di scuole è considerato un mestiere per extracomunitari). Le pulizie ordinarie delle aule sono fatte dagli studenti stessi dopo l'ultima ora (ce li vedete voi i nostri principini a fare una cosa simile?) mentre personale specializzato fa periodicamente le pulizie maggiori, dedicando ogni giorno a una scuola diversa.

Marina Ragni ha detto...

Gent.mo Professor Israel,
La seguo da tantissimo tempo e sono una affezionata lettrice del suo blog.
Ho sempre condiviso tutte le critiche da Lei espresse sul sistema scolastico italiano, con particolare riferimento all'ordinamento universitario 3+2, nel quale purtroppo sono stata costretta a studiare, sperimentando sulla mia pelle cosa significhi dover apprendere i concetti raddoppiando la fatica, per mancanza, in corsi eccessivamente frammentati, di una visione giustamente olistica e sequenziale degli argomenti trattati; per non citare poi la "corsa a ostacoli" degli esami-moduli che impedisce di metabolizzare quello che si è appreso; personalmente sono stata disposta a rallentare per "riagganciare i fili", a costo di un prolungamento degli studi, ma oggi posso dire di non essere pentita della mia scelta.
Leggo sempre con molto coinvolgimento i post in cui accusa certe realtà industriali di voler trasformare le facoltà universitarie in una sorta di ufficio formazione addetti; posso confermare che purtroppo mi sono imbattuta in alcuni corsi in cui una parte significativa del tempo è stata spesa in tematiche di interesse per specifiche aziende (trattabili durante la formazione interna una volta assunti), al posto di prestare attenzione alle problematiche di base della materia di indirizzo.
Come Lei ha già spiegato egregiamente,
questa prostituzione intellettuale si traduce poi in crociate demenziali contro la ricerca di base, ritenuta inutile perchè non si vedono nell'immediato orizzonte delle implicazioni tecnologiche.
Chi scrive non è contro la collaborazione tra università e industria, in quanto sono un ingegnere meccanico attualmente assegnista di ricerca in un progetto commissionato da un'importante azienda.
Ritengo dunque di poter parlare con cognizione di causa quando ribadisco l'importanza della ricerca di base e della solidità dei concetti, fondamentale anche (ma io direi soprattutto) quando si affaccia un orizzonte di ricerca più marcatamente progettuale e tecnologico; questo lo dico da persona che quasi quotidianamente "sta in laboratorio", "vede le macchine" e "si sporca le mani" molto più di quelli che accusano chi studia di perdere tempo in quanto la vera conoscenza starebbe solo nelle officine e non nelle aule.
Realtà come il Suo blog lasciano sperare che si possa risalire dal baratro in cui l'istruzione italiana è precipitata negli ultimi anni.
In quanto alla decisione di non pubblicare più nei giornali...beh io tanti ho smesso da tempo di leggerli.

Cordiali saluti.

Marina

Papik.f ha detto...

Il fatto è che qui, purtroppo, vigono le leggi italiane e non quelle dell'Austria.
In un corso sulla sicurezza che seguii anni fa il docente raccomandò più volte agli insegnanti della primaria di non mandare per nessuna ragione i bambini al bagno, perché, non essendoci più bidelli nei corridoi, di qualsiasi cosa fosse capitata avrebbero risposto loro, penalmente e civilmente.
Disse testualmente: due o tre volte nell'arco della mattinata, interrompete la lezione e portate tutti al bagno in fila.
Purtroppo l'aspetto delle diverse responsabilità viene completamente omesso dai media (e non solo) quando fanno confronti tra la nostra scuola e quella di altri Paesi.

Stefano Longagnani ha detto...

Gent Stefano di Brazzano,
continuando a leggere questo thread ho scoperto abbiamo più punti in comune di quel che sembrava all'inizio. Sono d'accordo con lei sulla idiozia della sorveglianza dei "minorati" di anni 18. Sono d'accordo con lei e con Buffagni che una scuola che debba funzionare da ascensore sociale debba essere "seria, difficile, pubblica". Quello che mi sembra indigeribile nella sua proposta è "Abolire la sciaguratissima legge che ha liberalizzato l'accesso alle facoltà universitarie, consentendo l'accesso ad esse ai soli maturati dei licei." Come le dicevo, noi sarei ingegnere, oggi. Perché a 13 anni quando mia madre scelse per me la scuola superiore, non scelse il liceo (anche se i miei voti e i miei professori quello indicavano). E non scelse un tecnico per cattiveria, ma per prudenza: "se ti passa la voglia di studiare..." noi non ce lo possiamo permettere pensava dentro di sé... E contro questo serissimo ragionamento non ci sono borse di studio che tengano. Ero orfano di padre, con la madre colf in casa d'altri... Se l'Università non fosse stata aperta, e non mi avesse concesso più tempo (dovevo occuparmi non solo di me, non sto a scendere nei particolari)... Non bastano le borse di studio. D'altra parte, nemmeno Einstein si sarebbe mai laureato con il sistema che lei propone. Non aveva il diploma!

Papik.f ha detto...

Gentile Stefano Longagnani, non perché io la pensi al 100% come Stefano Di Brazzano, ma solo per chiarire: mio padre si trovò in una situazione come quella che lei descrive, con la madre sola e in un paese di provincia dove c'era solo l'Istituto tecnico.
Trasferitosi nei dintorni di Roma, prese la maturità magistrale, e siccome non voleva iscriversi al Magistero prese poi la maturità scientifica come privatista, studiando autonomamente e con l'aiuto di qualche amico.
Probabilmente fu agevolato dal fatto che si era in tempo di guerra e non tutto era rigoroso come prima, comunque le possibilità di recupero esistevano anche in quel sistema, non è che chi aveva fatto l'Istituto Tecnico fosse tagliato fuori dall'Università senza alcuna speranza. Anche se l'iscrizione a Giurisprudenza gli rimase preclusa (era richiesta la maturità classica) e dovette accontentarsi di Scienze Politiche.

Stefano Di Brazzano ha detto...

Gentile Longagnani.
Mi fa piacere che ora le mie proposte non Le paiano così bislacche. Papik.f mi ha preceduto, avrei voluto scrivere esattamente le stesse cose. Anch'io avevo anni fa un carissimo collega che insegna matematica avendo prima frequentato un istituto tecnico per volontà della famiglia, che viveva in un centro rurale e per qualche motivo non aveva ritenuto di mandare il figlio al liceo scientifico (che pure sorgeva nel medesimo capoluogo di provincia in cui vi era il tecnico da lui frequentato). Anni fa questo collega mi raccontava che da studente invidiava tantissimo quegli alunni che, viaggiando nella stessa sua corriera scolastica, scendevano alla fermata di fronte al liceo scientifico, mentre lui doveva proseguire per scendere davanti al tecnico. Questo accadeva negli anni '70, quando col diploma di perito industriale già ci si poteva iscrivere a matematica, però questo collega, che pure poi si è lodevolmente "coltivato" da solo, mi ha più volte detto di percepire nettamente che gli manca qualcosa. Ma anche con l'ordinamento precedente, appunto come afferma Papik.f, esistevano le "passerelle". Un mio conoscente, nato nel 1940, frequentò l'istituto tecnico nautico e, avendo maturato il proposito di iscriversi a ingegneria, nel 1959 sostenne da privatista l'esame di maturità scientifica (che in sostanza voleva dire l'esame del tecnico meno alcune materie pratiche e più latino e filosofia), lo superò più che dignitosamente, s'iscrisse a ingegneria e si laureò, intraprendendo poi una buona carriera che lo portò a diventare dirigente tecnico. Come vede, anche un sistema che a un primo esame può apparire rigido fin quasi alla crudeltà, esisteva (e potrebbe tuttora esistere) aveva i suoi strumenti compensativi.

lucyrrus ha detto...

Finchè si faranno scrivere Leggi, Regolamenti attuativi e Circolari esplicative da burocrati, ossia da persone che non rispondono mai dei risultati del loro operato e che hanno zero esperienza operativa, la situazione peggiorerà sempre più.

Stefano Longagnani ha detto...

Ribadisco: Einstein non avrebbe mai fatto la vostra università ad accesso bloccato dal liceo (e infatti andò in Svizzera, dove non serviva la maturità ma c'era un esame d'accesso, dove la prima volta fu bocciato). Mi spiace non aver studiato il latino, ma la maturità liceale come filtro all'Università è di classe, anche con tutte le passerelle che potete mettere.

Papik.f ha detto...

Per integrare quanto detto sopra, mio padre ricordava spesso il Preside di quell'Istituto tecnico inferiore di un paese di provincia.
L'Istituto tecnico inferiore era corrispondente alle scuole medie poi istituite da Bottai e non dava accesso al Liceo Classico (per quello c'era il Ginnasio inferiore).
La grande maggioranza di chi lo frequentava non proseguiva gli studi o lo faceva nell'Istituto tecnico superiore, che non dava accesso all'Università.
Nonostante ciò (mi scuso se lo ho già raccontato in thread precedenti), quel Preside all'inizio dell'anno faceva il giro di tutte le classi pronunciando la frase: "oportet studere". Alla fine dell'anno rifaceva il giro pronunciando l'altra frase: "oportet studuisse".
Sta qui la reale differenza con l'oggi. Un Preside così probabilmente era davvero in grado di valutare gli insegnanti.

ernesto dellasernia ha detto...

Mi permetto di esprimere la mia opinione segnatamente al "blocco universitario"per coloro non diplomatisi al liceo.
Ritengo questa opinione una velata risposta alla scarsa qualità dei laureati di oggi.
Io penso invece la la risposta allo scadimento degli studi universitari sia dovuto allo scadimento dei corsi non certo alla provenienza degli studenti.
Mi spiego.
Se i corsi , a lettere antiche, per esempio , fossero come 40 anni fa , un ragioniere o un geometra , ci penserebbe 10 volte prima di iscriversi , perchè gli esami di greco o latino sarebbero per lui faticosissimi o insormontabili.In sostanza, a mio parere ,il titolo di studio non dovrebbe avere alcun valore legale ed ogni facoltà dovrebbe poter esaminare anticipatamente tutti coloro che desiderano iscriversi , da qualsiasi scuola essi provengano.
Sarei curioso di vedere quanti provenienti dal classico supererebbero prove serie di matematica o fisica o chimica o biologia , portando gli stessi programmi che fanno in un istituto tecnico industriale(perlomeno quello della mia città) e vorrei confrontare i risultati dei ragazzi del classico con quelli del suddetto istituto.
In verità questo confronto avviene già da anni nella mia città , segnatamente ai test di medicina , ed è penosamente , pesantemente a sfavore dei "classici " , pur avendo ben 40 test su 80 di cultura generale.
Mi pare ovvio che uno studente brillante e determinato possa andare dove gli pare , ma stiamo attenti a classificarli prima di averli giudicati.
Quando si laureò Lev Landau , nobel e immenso fisico sovietico , aveva 19 anni , perchè allora in unione sovietica era stato abolito il valore legale del titolo di studio.......ma non l'estrema severità dei corsi universitari , perchè l'università era gratuita e pertanto severissima.
Con estrema e doverosa onestà , ritengo che la proposta di permettere l'iscrizione a medicina , per esempio , ad un mediocre o scarso studente del liceo e vietarla ad un brillante studente di altra provenienza , ritengo sia classista controproducente e non meritocratico.

santino ha detto...

Stefano Longagnani,
non credo che sia uno sbarramento di classe, almeno fino a quando l'istruzione secondaria continuerà ad essere gratuita e diffusa nel territorio, ritengo tuttavia che esso non abbia alcuna ragione di esistere.
Non si capisce, ad esempio, per quale motivo un diplomato geometra prima del '68 potesse iscriversi in economia e commercio ma non a fisica o ingegneria.
Certo, c'erano le passerelle, ma erano tali per modo di dire, visto che in sostanza bisognava conseguire un secondo diploma e questo comportava il doversi iscrivere all'università un anno dopo.
Io il latino e la filosofia le ho studiate al liceo e l'impostazione culturale data da questi studi mi è stata utile quando all'università ho frequentato il corso di laurea in matematica.
Non credo però i colleghi che provenivano dagli istituti tecnici fossero indegni di fare matematica o addirittura incapaci di percepire il valore culturale di tale disciplina.
O vogliamo forse ignorare che esistono molti vincitori di medaglia Fields o di Nobel per la fisica che il latino non lo hanno mai studiato?
Il problema semmai è restituire serietà alla scuola e all'università e questo può essere attuato a prescindere da certi discutibili sbarramenti d'accesso.

pupipupi ha detto...

Alcuni di voi capiscono poco perché non hanno chiari i progetti dell'educazione europea dagli anni Settanta a oggi:
distruggere le identità culturali locali;
creare una massa appiattita su conoscenze minime in modo che il livello si abbassi per tutti e gli individui siano manipolabili;
i ragazzi normali sono lasciati a loro stessi, mentre la didattica si rivolge con qualche cura solo a immigrati, disabili, dislessici;
la scuola non eroga cultura, ma socialità e iniziative di tipo informatico-televisivo-laboratoriale;
il pensiero astratto va evitato o lasciato a livelli altissimi di istruzione, cui veramente pochi avranno accesso;
la nozione di cultura è sostituita da quella di addestramento, persino all'università, dove le colonne portanti della grande tradizione europea crollano e gli stessi docenti si vantano di promuovere storia del cinema anziché filologia classica, così hanno più iscritti e il ministero li premia;
si tratta di sterminio culturale, asservimento dell'individuo a schermi e tastiere, dittatura degli informatici, trionfo del sessantottismo che, odiando le regole e la serietà della scuola tradizionale, ha aperto la porta
al suicidio dell'Europa.
NOTA BENE: nessuna grande cultura ha prodotto niente senza avere alle spalle una tradizione classica: cinese, araba, ebraica, greca o latina. Ciascun popolo è mentalmente produttivo quando mantiene forti i legami con il passato. CONSERVARE è INNOVARE.

pupipupi ha detto...

I modelli: il modello è americaneggiante. Tagliare un anno di scuola superiore, mettere alcune materie in concorrenza tra di loro (immagino quanti preferiscano seguire un professore serio e severo rispetto a uno che fa il piacione e promuove tutti); tagliare la tradizione umanistica. In gran parte dell'Europa (non in Italia) i ragazzi non hanno più accesso allo studio della storia antica, che è stata ELIMINATA dai programmi.
Ma perché seguire questi modelli? A cosa serve avere stati opulenti, con lunga durata della vita e accesso a risorse prima sconosciute se la gente studia di meno?!? Com'è possibile che la Finlandia promuova l'abolizione della scrittura manuale e la sostituisca con il pigiamento di un tasto? Non sarà perché in Finlandia ha sede un'industria informatica che fattura 187 milioni di euro AL MESE? Ci sono giochi davvero sporchi dietro tutto questo e nessuno riesce a far sentire le voci di protesta.
Grazie ancora Prof. Israel.

ernesto dellasernia ha detto...

pupipupi.
condivido completamente la sua opinione.
Tutte le riforme che il sessantotto ha promosso , per essere attuate , necessitavano di un sensibile abbassamento delle difficoltà cioè della qualità della scuola.
Invece di dare a tutti la possibilità di studiare "duro" , ha dato a tutti la possibilità di prendersi un pezzo di carta.Questo ha prodotto una scuola di bassisimo livello , specialmente nel corpo insegnanti.

ernesto dellasernia ha detto...

pupipupi.
condivido completamente la sua opinione.
Tutte le riforme che il sessantotto ha promosso , per essere attuate , necessitavano di un sensibile abbassamento delle difficoltà cioè della qualità della scuola.
Invece di dare a tutti la possibilità di studiare "duro" , ha dato a tutti la possibilità di prendersi un pezzo di carta.Questo ha prodotto una scuola di bassisimo livello , specialmente nel corpo insegnanti.

Roberto Buffagni ha detto...

a pupipupi. Certo, il senso profondo delle riforme scolastiche attuate e progettate in Europa negli ultimi decenni è: recidere il legame con la tradizione culturale classica e cristiana (=civiltà europea) e voltare pagina. Nella pagina seguente c'è il Buco o il Nulla, vero stemma araldico della UE: il Buco dove Alles Menschen Werden Bruder come Figli di N.N.

Stefano Di Brazzano ha detto...

"Alle Menschen werden Brüder". Anche scrivere correttamente il tedesco fa parte della cultura!

Roberto Buffagni ha detto...

Grazie della correzione. In tedesco sono autodidatta...

Nautilus ha detto...

Arrivato buon ultimo, mi son letto tutti precedenti interventi d'un fiato e, più che ripetere cose già dette benissimo da altri mi limiterò a stilare una classifica di gradimento, ovviamente personale:)
Ho molto apprezzato Santino e Della Sernia.
Di Brazzano dice pure bene..tranne su quel che viene contestato da Longagnani: l'ammissione all'università dai soli licei sarebbe troppo penalizzante per chi fa studi tecnici. Comporterebbe di prendere la decisione se continuare fino alla laurea o fermarsi al diploma tecnico già dalla fine della media inferiore A quell'età è facile che una tale decisione strategica possa essere determinata più dalla posizione socioculturale della famiglia che dalle capacità e volontà dell'allievo.
L'incertezza per i meno abbienti di poter mantenere a lungo un figlio agli studi può far escludere in partenza un ragazzo che in seguito potrebbe invece dimostrarsi capace di andare avanti.
Le passerelle scusate ma erano un espediente eccezionale che solo allievi molto motivati potevano percorrere.

L'articolo del prof Israel invece lo spedirò a una collega (non scioperante) cui avevo fatto le stesse considerazioni sul problema del preside e del controllo del suo operato, quindi lo ringrazio.

pupipupi ha detto...

Gentilissimi, parlavo ieri con una collega di Nizza e quasi mi rallegravo. L'educazione francese è allo sbando e si preannuncia una riforma ancora più disastrosa di quella Sarkozy 2007 (taglio e americanizzazione del liceo). Il doppio binario è esplicito: pochi eletti accedono alle grandi scuole, il resto è per masse semiincolte. Si produce così un'élite ristretta, totalmente controllabile e controllante, che dà man forte a perpetuare il sistema. Pensare che la Francia aveva uno dei migliori licei del mondo! Nonostante non ami i sindacati, penso che le opposizioni a Renzi e co. debbano essere in questo momento forti e clamorose.

ORIENTAMENTO AL LAVORO ITC "B. PASCAL"- FOGGIA ha detto...

Che dire prof. Israel questa è l'analisi più profonda ed attenta che ho letto sulla situazione della scuola italiana e sulla sedicente riforma di Renzi. E' raro sentire qualcuno parlare con questa competenza dei problemi della scuola.

Saverio Gazzilli ha detto...

Gentile Professore,
chi le scrive è un docente di scuola primaria di un Istituto Comprensivo di Albano Laziale.
Da tempo seguiamo lei e i suoi articoli a proposito di Invalsi e valutazione e concordiamo con lei praticamente su tutte le argomentazioni esposte riguardo i quizzetti e l'ente omonimo.
Abbiamo talmente a cuore la nostra libertà operativa e la nostra dignità di docenti che per dieci anni siamo riusciti a resistere a tutti i tentativi e a tutte le coercizioni che ci provenivano dall'alto.
Ora abbiamo la netta sensazione che i giochi volgano al termine e ci sentiamo chiamati a sostenere le nostre tesi nei diversi contesti in cui operiamo.
Abbiamo iniziato una campagna di controinformazione per provare a spiegare alla gente, alle famiglie e ai nostri stessi colleghi quali sono le motivazioni che ci inducono ad insistere e resistere con testardaggine
a questa deriva intellettuale e culturale che incombe su mondo della scuola.
Il nostro Istututo Comprensivo consta di ben 1700 alunni, di circa 200 docenti e di un solo dirigente, per giunta poco propenso ad appoggiare la nostra lotta.
Nell'ambiente il nostro I.C. è detto "il mostro", per la mole e la capacità di resistenza alle ultime pseudoriforme.
Abbiamo organizzato una serata di dibattito e le saremmo tanto grati se volesse partecipare per avvalorare la nostra tesi comune.
La serata dovrebbe aver luogo presso la sala consiliare del comune di Albano Laziale nella serata di Venerdì 22... ma terremmo talmente tanto alla sua partecipazione che saremmo disponibili a cambiarla qualora la cosa potesse favorirla.
In attesa di un suo cortese riscontro le porgo distinti saluti

Ins Saverio Gazzilli I.C. "ALBANO"
email: saverio.gazzilli@tiscalinet.it

Giorgio Israel ha detto...

Gentile professor Gazzilli, lei non sa quanto mi fa piacere quel che mi dice. È la prova che nella scuola esistono importanti forze vive che credono ancora nei valori della cultura e della conoscenza. Vorrei tanto accettare il suo invito ma attraverso un difficile periodo per la mia salute che limita fortemente i miei spostamenti.

Roberto Buffagni ha detto...

Tanti auguri di rimettersi presto, professore.

Saverio Gazzilli ha detto...

Gentile professore,
la sua è una bellissima risposta che ci fa capire quanto entusiasmo e convinzione infonde nelle sue attività.
Non immagina quanto ci dispiaccia non averla tra noi, soprattutto quanto ci mortifichi saperla indisposto.
Ma siamo sicuri che il nostro incontro è solo slittato a causa degli eventi e che, comunque, in tempi brevi avremo modo d'incontrarci in quanto sono certo che la sua guarigione sia imminente.
Venerdì 22, durante l'incontro con la cittadinanza,oltre agli interventi previsti leggeremo la sua bella lettera ed alcuni suoi articoli significativi; sarà il nostro modo per esserle vicini e per onorare l'acutezza e lo spessore del suo impegno.
ins. Saverio Gazzilli e i colleghi dell'I.C. "ALBANO"