mercoledì 13 maggio 2015

E DALLI CON IL TERMOMETRO !…

Sono anni – non mesi – che vengono avanzate critiche argomentate e costruttive nei confronti dell’Invalsi: autoreferenzialità dell’ente sottratto a ogni valutazione e composto sempre dalle stesse persone, discutibilità dei metodi statistici e dei test proposti, eccesso di intervento con la prova per la secondaria di primo grado che fa media, sconsiderata incentivazione del deleterio “teaching to the test”, ecc.
A tanti sforzi si è sempre opposto uno sdegnoso commento: «Chi critica è solo uno che non vuol farsi valutare ed è contro il merito». L’Invalsi ha sgomitato soltanto per ottenere lo stesso potere che ha ottenuto l’Anvur nell’università, per ragioni che sarebbe interessante approfondire.
Ora l’Invalsi paga tale arroganza con il crollo della partecipazione ai test, senza contare che anche quelli compilati sono pieni di cose inattendibili: so direttamente di studenti italiani che hanno scritto che a casa loro la lingua corrente è il bulgaro o lo swahili e altre amenità …
Ma oggi su buona parte della stampa – in cui ogni voce anche moderatamente contraria non trova più spazio – si leva un grido unanime: «È uno scandalo. Rifiutare i test Invalsi è come rompere il termometro quando si ha la febbre». E giù prediche sulla valutazione e l’assenza di meritocrazia.
Ora, che questo lo faccia un personaggio che ha millantato due lauree e un master mai avuti e tante altre cosucce e che, mostrando impavido di non sapere e capire nulla di scuola, s’impanca – proprio lui! – a parlare di merito, dovrebbe essere considerato un fatto comico, se non fosse che il fatto che gli si dia credito è l’immagine più lampante di come davvero quando si pronuncia questa parola si fa soltanto retorica, e in modo sfacciato.
Che parli di termometro il capo dei presidi italiani, si può anche capire. Lui questa frase l’ha sentita dire da personaggi che reputa di alta e indiscutibile competenza. Per esempio, da Roger Abravanel, il quale appare sostenuto da un network così potente da potersi permettere qualsiasi svarione – per esempio che l’università italiana è gratis, quando invece è una delle più costose d’Europa – senza pagare pegno. Tanto lui si è definito da solo l’incarnazione della “meritocrazia” e allora visto che è tanto influente quel che dice deve essere vero. Quella frase l’ha sentita dire poi da accademici propriamente detti, come il prof. Andrea Ichino che, ancor oggi, sul Corriere della Sera, ricanta la solfa del termometro.
Vorrei allora raccontare al riguardo un episodio di alcuni anni fa. Mi trovavo in una commissione ministeriale per la valutazione assieme a lui e una decina di altri componenti. Si accese proprio una discussione sui metodi di valutazione oggettivi e standardizzati, con il prof. Ichino che sosteneva accanitamente le metodologie tipo Invalsi, con i quiz ecc. Gli feci notare che parlare in questo ambito di oggettività era assolutamente improprio e che ogni parallelismo con la fisica (con le scienze dei fatti materiali) era assurdo: tale era il parallelismo con il termometro. Osservai che la fisica si distingue per una piccola cosuccia come la possibilità di definire unità di misura in modo tale da essere adottate in modo universale da chiunque senza possibilità di equivoci e contestazioni, insomma aventi carattere oggettivo. Tale era l’unità di lunghezza (metro, di cui esiste un campione universale di riferimento) e anche l’unità di temperatura, anche se a voler essere rigorosi, prima dell’avvento della termodinamica anche la temperatura non era considerata come una grandezza misurabile in modo oggettivo. Osservai: «Se ci mettiamo a misurare il perimetro di questo tavolo ciascuno con un metro non truccato e garantito conforme allo standard, a parte piccoli scarti previsti dalla teoria della misura otterremo lo stesso risultato». E poi chiesi: «Nel campo della valutazione delle qualità immateriali quali sono le unità di misura? In particolare, quale sarebbe l’unità di misura delle competenze?»
Il collega ci pensò su un poco e poi sentenziò in modo netto: «L’unità di misura delle competenze è il test». Una risata omerica avrebbe dovuto accogliere una simile frase. Chiunque capisce che il test è anch’esso una costruzione immateriale, fabbricata da una persona o da un gruppo di persone con le proprie (rispettabili quanto discutibili) idee circa cosa sia la matematica, la letteratura, la storia ecc. Un’altra persona o gruppo di persone potrebbe avere idee diverse, anche opposte e degne di confronto. Per esempio, chi scrive ritiene che concepire la matematica come “problem solving” è non soltanto discutibile ma espressione di ignoranza crassa. Avrò ragione o torto ma ho buoni argomenti degni di essere discussi. Come è possibile costruire test di validità universalmente condivisa, oggettivi, su simili basi?
Una buona valutazione non può andar oltre un processo di confronto tra vedute diverse che miri al massimo possibile di condivisione e di equanimità nei giudizi; il che non è  affatto la stessa cosa dell’oggettività.

Ora se siamo al punto che anche un rispettabile professore universitario coltiva una simile confusione di idee e straparla di oggettività e termometri, come se l’Invalsi potesse essere l’equivalente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, di che stupirsi? Questo è il pantano in cui stiamo affondando.

14 commenti:

santino ha detto...

Professore,
non è solo un pantano, è una vera dittatura, perché certe prese di posizione che, come dice Lei, andrebbero seppellite con risate omeriche, sono diventate il Verbo ufficiale a cui tutti debbono attenersi. I presidi, del resto, oggi vengono selezionati fra coloro che aderiscono a queste teorie e dotati di bastone per punire chi non si conforma ad esse.
Impedire alle teste di pensare. Ci ricorda qualcosa?

Ezio Scaramuzzino ha detto...

Caro prof.Israel, ho insegnato per cinquanta anni nella scuola italiana ed ho avuto modo di assistere annualmente al degrado che ormai la sconvolge e la rende una cosa insignificante. Io la ammiro molto, perché ha voglia di combattere e di opporsi all'annientamento finale. Ma ne vale la pena? C'è speranza che le cose possano migliorare? O non è meglio distruggere quel che resta, spargervi sopra il sale e ricominciare da zero?

Nanna ha detto...

Prof. Ha perfettamente ragione. Non possono essere valutati alunni senza che non si siano stabiliti parametri valutativi oggettivi. E siccome le competenze non possono essere valutate oggettivamente le prove previste dall'invalsi non sono accettabili. Un ingegnere che impiega più tempo a realizzare il suo progetto, che risulta idoneo alle richieste, non può essere scartato solo perché ha consegnato il suo lavoro più tardi e completo dell'analisi comparativa dei prezzi e dei materiali da utilizzare. Un di più non richiesto, ma che farebbe la differenza tra i partecipanti ad un concorso. Certo chi è stato più veloce ha terminato prima, ma il lavoro da questi svolto potrebbe anche non contenere aspetti importanti ai fini della realizzazione. Dunque?
Non possiamo etichettare e bollare idoneo e non
idoneo i due ingegneri che sicuramente rappresentano
la diversità esistente tra uomo ed uomo. Essi sono validi entrambi, ma con differenze evidenti: uno rappresenterebbe l'uomo del progettare, l'altro del
realizzare, entrambi necessari alla società .
Annangela Cipriano

Danilo Fossati ha detto...

Come noto, senza teorie non esistono fatti osservabili. Il test non e' qualcosa di oggettivo bensi' presuppone ed esprime anche piu' teorie e su una di queste esso stesso e' stato costruito.
La fisica e filosofia della scienza, introducendo le nozioni di "realta'" e "osservatore", hanno reso insostenibile la ricerca della verita' della conoscenza indipendentemente dal soggetto conoscente.
Per fisici teorici come Rovelli la relazione o interazione sono centrali: "Questa realtà diventa palese solo quando un sistema fisico interagisce con un altro, un cosiddetto “osservatore”, che possiamo essere noi esseri coscienti, ma anche un altro sistema fisico “incosciente”".
( http://pasini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/04/16/elogio-della-relazione/ ).
La maturità è tutto, diceva Pavese citando Shakespeare. Soprattutto per valutare e giudicare.

anna Rita ha detto...

Caro Professore, lei è mai entrato all'interno di un collegio docenti, sforzandosi di trovare una sistematicità nella progettazione del lavoro, della tenuta dei registri e annotazioni, cercando dati oggettivi per la valutazione? Io in quanto Dirigente scolastico l'ho fatto, trovando, almeno nella mia attuale scuola, grandissima confusione, ancora, tra obiettivo e contenuto, per non parlare di risultato di apprendimento e, abominio, di competenze! In quanto ai dati su cui valutare, al 50% sono semplici numeri privi di qualsiasi indicatore! gli stessi che non riescono a copilare un registro elettronico, parlano di libertà di insegnamento confondendola con il libero arbitrio e consideramo sbagliati, come contenuti e modo di formulazione, le prove invalsi! Di fronte a tanta prosopopea, il confronto con qualcosa di diverso da sè diventa insopportabile e si grida all'imposizione e all'incompetenza dell'invalsi! Se un docente ha paura di fare le prove invalsi perchè teme che sia una perdita di tempo, a mio parere, potrebbe lasciare l'insegnamento e scegliere un altro percorso di vita.

Giorgio Israel ha detto...

Gentile Anna Rita, lei produce il suo commento astenendosi da qualsiasi considerazione su quello che dico circa la misurazione. In fin dei conti lei sta rivolgendosi a una persona che per 40 anni ha lavorato su questioni di epistemologia della scienza. Potrei segnalarle tante cose: miei scritti con analisi articolate e confutazioni tecniche, il video che ho prodotto di recente su questi temi, analisi critiche di statistici ancor più tecniche. Potrei dirle che esiste una vastissima opposizione all'estero contro la pratica dei test e un appello internazionale di migliaia di insegnanti che chiede la sospensione dei test Ocse-Pisa in quanto hanno prodotto danni gravi.
Ma a che pro farlo? Lei ha già le sue idee preformate e non ha alcuna disponibilità a discutere e confrontarsi, pur essendo visibilmente priva di qualsiasi argomento salvo la sua fede aprioristica.
Difatti, cosa dice? Mette un punto esclamativo di fronte all'esistenza di chi considera sbagliate le prove Invalsi, come se ciò fosse impensabile, una violazione di un dogma rivelato. E addirittura dice che chi non accetta le prove Invalsi dovrebbe lasciare l'insegnamento e scegliere un altro percorso di vita!.....
Quale inaudita e supponente violenza! Per fortuna, non sono un “suo” insegnante...Ignoro come siano i suoi insegnanti, ma quel che emerge con certezza è che lei non ha i requisiti necessari per un dirigente scolastico capace di tenere assieme con equilibrio, moderazione, apertura al dialogo una comunità educante. Immagino cosa farebbe se le venisse conferito il potere autocratico della "Buona Scuola". Mi viene soltanto da rabbrividire.
Si faccia un esame di coscienza, un po' di sana modestia e un po' di studio e riflessione. Potrà trarne argomenti per rafforzare le sue vedute (escluso quella di cacciare chi non è d'accordo con lei), ma convincendosi che Invalsi non è sinonimo di Santa Madre Chiesa.

anna Rita ha detto...

Probabilmente io non ho le capacità per fare il Ds, tant'è che ho mi sono imbarcata nel concorso che ho superato per una grave situazione familiare e sono disponibile ad imparare da chiunque, primo fra tanti Lei, che ho sempre stimato; il mio sostegno alle prove invalsi risiede nella convinzione, espressa nel post precedente che nella situazione attuale, o si avvia un cambiamento di posizione dei docenti della scuola italiana o la scuola implode su se stessa; troppo pochi sono i docenti disposti a provare didattica innovativa e alternativa in grado di reggere il confronto con il momento storico in cui viviamo. Il problema è che da troppi anni, (più di 20), qualsiasi tentativo di riforma scolastica viene bloccato a prescindere, perchè così vuole ed ordina l'ideologia dominante! Tant'è che per avviare un processo di autovalutazione lo si è dovuto imporre con una legge, quella istitutiva dell'invalsi! Quello che serve è una valutazione per il miglioramento; se lei ha strumenti più efficaci dei test invalsi perchè non li presenta all'invalsi, io non credo che le rifiutino il confronto.
Io non ho mai pensato di cacciare chi non è d'accordo con me, ma gli effetti devastanti di docenti impreparati e demotivati sugli alunni li ho constatati di persona, sui miei figli, compresi gli effetti miracolosi di buoni docenti! A scuola si formano personalità e si definisce il destino di una nazione: non possiamo permettere che a contatto con chi si avvia alla vita ci siano persone chiuse al confronto o ideologicamente bloccate o prive delle necessarie competenze. In questo momento con i mezzi che abbiamo la prova invalsi può essere lo stimolo a un cambiamento.

Giorgio Israel ha detto...

Appunto, quel che serve il confronto e l'assenza di blocchi ideologici. L'Invalsi è la quintessenza dell'assenza del confronto e dei blocchi ideologici. Sono anni e anni che produco documenti sull'Invalsi e i test e mi stanco a segnalarsi (si trovano sul mio blog, la mia homepage, il sito Roars ecc,). Non ho MAI ricevuto risposte degne di questo nome. Ho avuto ovviamente relazioni con l'Invalsi e ho trovato un muro compatto: sempre le stesse persone, che si rifiutano di discutere, con un'arroganza degna di miglior causa. Lei forse non sa che io sono stato un membro della commissione ministeriale di selezione delle candidature al nuovo presidente, sotto il ministero Carrozza, e che ha condotto all'attuale presidenza Ajello. Le sue intenzioni moderate e di apertura erano ottime, la macchina burocratica la sta schiacciando. Non dimentichi che una delle cose più devastanti incentivate dall'Invalsi è il deleterio teaching to the test.

Papik.f ha detto...

Gentile Dirigente Anna Rita, anch’io non riesco a compilare il registro elettronico, dopo quasi trent’anni, ormai, che uso il computer per attività professionali, didattiche, di ricerca, di scrittura, di editing. E dopo aver tirato un sospiro di sollievo e avere sperato in un miglioramento della qualità del mio lavoro quando il registro elettronico fu adottato.
Ogni giorno sono ore perse e un fortissimo stress, con le classi davanti che vanno tenute a bada, tra linea che cade, server che non funziona, schermate che si arrestano alla prima entrata, uscite improvvise quando si cerca di salvare.
Tra l’altro con gravi rischi sotto il profilo delle responsabilità, perché i ragazzi si sono accorti perfettamente che nella maggior parte dei casi (non esagero, è proprio testualmente la maggior parte) il docente non è in grado di controllare l’elenco dei presenti né di effettuare annotazioni. Non so cosa facciano loro, ma io, alla loro età, in una situazione simile, almeno qualche volta avrei approfittato per scappare da scuola.
Stando alla Dirigente della mia scuola, non si tratta di una nostra situazione esclusiva, ma assai diffusa o forse quasi generale.
Si potrebbero fare molte considerazioni in proposito, a partire da quelle sui costi di tutto ciò, sul dubbio che si trattasse proprio della cosa più urgente e su come sia stato testato il sistema (compresa la gestione di quaranta o cinquanta connessioni wifi che operano contemporaneamente su di un unico server) prima di introdurlo.
Ma io ne faccio una soltanto: ho atteso con fiducia l’introduzione di questa innovazione, di fatto mi trovo (con tutti i colleghi) ad affrontare situazioni rischiose e impreviste, senza alcuna prospettiva di risoluzione a breve termine, a causa dell’innovazione che ritenevo dovesse tradursi in un miglioramento.
C’è da sorprendersi se noi insegnanti diffidiamo delle novità?

santino ha detto...

Professoressa Anna Rita,
la cosa che maggiormente sconcerta leggendo i suoi interventi è il fatto che Lei non abbia minimamente compreso la portata delle critiche che il prof. Israel rivolge all'Invalsi.
Perdoni la franchezza, ma Lei mi ha fatto venire in mente uno dei più grandi matematici della storia, il tedesco Carl Friedrich Gauss che, avendo scoperto per primo le geometrie non euclidee, non pubblicò mai nulla sull'argomento, limitandosi a parlarne in lettere private per paura di scatenare le "strida dei beoti".
L'Invalsi sembra proprio uno di quegli argomenti in cui è impossibile contestare la verità ufficiale, quella difesa dai Dirigenti Scolastici come Lei.
I pochi che come il prof. Israel osano tanto, finiscono sommersi da quelle strida.
C'è chi, come Gauss, preferisce lasciarvi cuocere nel vostro brodo trincerandosi dietro un silenzio pieno di disprezzo, c'è invece chi parla e scrive nella speranza che qualcuno voglia aprire la sua mente al confronto e alla riflessione.
Lei si limita a lamentarsi dei docenti che demotivati che non vogliono mettersi in gioco, ma alla fine difende l'Invalsi perché è fermamente convinta che le sue prove possano essere un valido strumento per valutare il sistema scolastico. Questo è un approccio dogmatico che non fornisce alcuna risposta nel merito delle obiezioni che da anni vengono fatte all'Istituto Nazionale per la valutazione del sistema educativo.
Lei afferma di non voler cacciare nessuno, del resto non potrebbe fare diversamente visto che attualmente la legge non glielo consente. Immagino però cosa potrebbe accadere se le venisse dato il potere di scegliersi i docenti.
Del resto Lei ha già emesso la sua sentenza: "Se un docente ha paura di fare le prove invalsi perchè teme che sia una perdita di tempo, a mio parere, potrebbe lasciare l'insegnamento e scegliere un altro percorso di vita."
Di cosa vogliamo discutere allora? Dei dogmi o delle stupidaggini pseudo-scientifiche sul termometro o sull'unità di misura delle competenze?

mac67 ha detto...

Sulla questione Invalsi ho opinioni piuttosto contrastate.

Un solo anno ho insegnato matematica in una seconda classe di liceo. Alla loro richiesta di esercitarsi per la prova, ho risposto: "non c'è nulla di nuovo rispetto al nostro lavoro quotidiano, quindi non c'è nulla su cui esercitarsi". Per quel che vale, la classe ha avuto la miglior performance in matematica delle 10 del mio istituto.

Un docente che si preoccupa di insegnare Invalsologia non ha capito il suo lavoro. Unica eccezione: la scuola media, dove le prove vengono usate per valutare gli studenti (un grave errore metodologico).

fare legna ha detto...

i test invalsi sono solo la ciliegina su una grossissima e indigesta torta fatta di esercizi dello stesso tipo che da anni infestano i libri di testo.

boicottare i test invalsi è inutile, se non si ripensa la didattica della scuola di base tornando alla tradizione (altro che didattica alternativa e innovativa, come dice anna rita)

fare legna ha detto...

vorrei anche manifestare un certo fastidio per le critiche di anna rita alle valutazioni effettuate dai suoi docenti... si può insegnare bene (e anzi meglio) senza complicare il pane...
faccio infine notare che la didattica per test è molto meno faticosa e impegnativa, quindi mi ci rassegnerò, se mi costringeranno, consolandomi col fatto che almeno così lavorerò meno

paolo mazzocchini ha detto...

Vorrei aggiungermi ai commenti (con i quali concordo in grn parte, come con l'articolo, del resto) rimandando a un mio articolo sul mio blog che invito a leggere:
https://paolomazzocchini.wordpress.com/2015/05/15/cattivi-pensieri-sulla-buona-scuola/