giovedì 17 gennaio 2008

17 GENNAIO : In omaggio a un Papa, agli amici ebrei e a Chagall



Marc Chagall (1887-1985) (La) Crocifissione bianca (1938)
The Art Institute of Chicago - U.S.A


Diciassette gennaio una data, per chi ha a cuore Israele e il giudaismo in generale, attesa. È la giornata che la Chiesa italiana dedica ormai da anni al dialogo tra ebrei e cristiani. Ogni Diocesi, ogni città, promuove iniziative tese a rafforzare sempre più il legame tra le due grandi tradizioni che formano le radici culturali dell’Europa: quella ebraica e quella cristiana.
Quest’anno, quale che sia l’iniziativa promossa, la storia ci ha preceduto e ha preparato un evento capace, più di ogni iniziativa, di rendere evidente quale sia la vera forza dell’incontro, il vero dialogo.

Sull’Osservatore Romano di mercoledì 16 gennaio, un articolo di Giorgio Israel, acuto osservatore del panorama culturale italiano e Professore ordinario di Matematiche complementari all’Università della Sapienza , dedicava un articolo all’increscioso fatto occorso al Sommo Pontefice Benedetto XVI. Proprio il 17 gennaio, il Papa sarebbe dovuto recarsi alla Sapienza in occasione dell’apertura dell’anno universitario, rimostranze grossolane ma tragicamente rivelatrici dello stato agonizzante della cultura italiana (per non dire europea) hanno costretto il Papa a declinare l’invito. Una scelta signorile e drammatica.
L’oltraggio più grave accaduto a un Sommo Pontefice, come ha giustamente rilevato Roberto de Mattei, da oltre un secolo.
È sorprendente, è bello, ed è segno di grande speranza che si levi a difesa del Papa (e non solo in quanto Papa, ma – grazie a Dio – anche in quanto voce di cerca il Vero e il Bene per tutti) un ebreo, professore tra quegli stessi (forse anche battezzati) che lo hanno così pubblicamente denigrato.
Un grazie a Giorgio Israel, un grazie anche all’amico Guido Guastalla, ebreo pure lui, che non ha esitato a far udire la sua voce.

Pensando a questi miei amici ebrei e alla singolare coincidenza che segna questo 17 gennaio 2008, (una coincidenza che per quanti hanno fede porta il nome di provvidenza), non ho potuto fare a meno di pensare a una tela di Chagall. Drammatica e bellissima per l’intensità profetica, oltre che per la luminosità del segno pittorico.

La crocifissione bianca - così s’intitola l’opera - riassume la tragedia del popolo ebraico, delle persecuzioni, dei pogrom, delle espropriazioni indebite.
In alto a sinistra le bandiere rosse dell’ideologia comunista, firmano drammaticamente l’azione distruttrice verso un popolo, una comunità che ovunque si trovi conserva il legame prezioso dei teffillim. La sinagoga incendiata rievoca le distruzione naziste dei luoghi di culto e delle opere di molti artisti ebrei, tra cui quelle dello stesso Chagall. In alto il dolore dei rabbini, delle donne confusi col fumo che, salendo da Auschwitz portava con sé infinite esistenze.
Al centro Cristo catalizza la girandola di eventi: un Cristo luminoso in cui ogni dolore s’infrange tanto e grande la pace e la serenità che emana. Cristo che, come capitulum, come rotolo attorno al quale si avviluppa la torà, riassume la forza intrinseca di un popolo che canta a Dio: «se anche mi uccidesse, spererei in Lui». Cristo, infatti, porta il talled Gadol, lo scialle della preghiera e davanti a Lui arde instancabile una menorah.

Mi perdoneranno i miei amici ebrei, anzi sapranno capirmi, se leggo in questa opera il dolore di ogni perseguitato, così come Chagall, ebreo convinto, ha saputo leggere nelle piaghe del Crocifisso il grido di ogni innocente, specie dell’innocenza del suo popolo. Non aveva bisogno Chagall di togliere la croce dai muri per proclamare la sua identità, non aveva bisogno di cancellare la fede cristiana per affermare la sua.
L’arte, come la fede vera, quella sorretta dalla ragione, l’arte vera, come la ragione sorretta dalla fede nella verità educa al Mistero, educa all’incontro con quell’Altro e con quell’Oltre che rende liberi di fronte all’altro che ci vive accanto.
Mi perdoneranno se vi leggo il dolore di un Papa che come Chagall ha visto la sofferenza della shoà, ha visto il tramonto delle ideologia che ancora inonda di rosso il cielo di Europa. Ha visto e non può tacere. Nella sua voce c’è la nostra voce. Non è la voce altisonante e stridula che si è levata dai pochi della Sapienza. È la voce sommessa e impercettibile della preghiera salmica, ma robusta e ardente come il fuoco della menorah. È la voce del violino come quello che riposa ancora, nonostante i pogrom, accanto alle case incendiate del quadro di Chagall. È la voce della bellezza della verità la quale, proprio quando è conculcata, allora grida più forte. Questa è la voce del Papa, di Giorgio, di Guido, di Magdi e di centinaia come loro che del dialogo o meglio, dell’incontro e della ricerca sincera della verità, hanno fatto la loro missione. Per essi la giornata del dialogo è la vita intera e questo diciassette gennaio l’ha reso evidente.

Sr. M. Gloria Riva

6 commenti:

Alessandro ha detto...

Guardiamo un'altra coincidenza?
Oggi i cattolici festeggiano S. Antonio Abate, patrono delle bestie.
Forse è per questo che molti contestatori si sono sentiti chiamati in causa?

Prof. Israel... la scongiuro, non pubblichi questo intervento!!! (risate sotto i baffi)

Alessandro ha detto...

Prof. Israel,
la ringrazio di cuore per aver riportato questo bellissimo articolo.
Da "fratello minore" le assicuro che se tutte le persone fossero aperte a questo tipo di dialogo... beh, il mondo sarebbe migliore!

e scusi gli altri messaggi un po' fessi...

paolo ha detto...

gent.mo Prof. Israel,
finora non sapevo che la data del mio compleanno (45...) coincidesse con questa occasione di reale dialogo.
la ringrazio per la sua posizione sui fatti della sapienza e di quanto pubblica sul blog, sempre fonte di ricca lettura.
non posso che inoltrare tutti gli auguri che ho ricevuto ieri a questo confronto fra giusti.
e auguri anche a Lei.

piccolo david ha detto...

Grazie prof. Israel.
David Cortoni

Bennauro ha detto...

Gran bell'articolo.
Grazie Prof. Israel.

Egizio Trombetta ha detto...

Vorrei complimentarmi per l'articolo. E' stato per me un ottimo spunto per riflettere e approfondire alcuni argomenti. Avrei il piacere di segnalare un mio breve articolo che ho scritto per il mio blog dedicato al dialogo fra ebrei e cattolici e in particolare per ricordare che il 27 gennaio e il Giorno della Memoria. Questo è il link: http://www.egiziotrombetta.com/index.php?option=com_content&task=view&id=31&Itemid=2

saluti egizio trombetta