venerdì 18 gennaio 2008

L'università non può arrendersi. Il bavaglio degli studenti, la voce dei docenti

QUESTO E' UN APPELLO PROMOSSO DA UN GRUPPO DI DOCENTI UNIVERSITARI.
CHI VUOLE ADERIRE E' PREGATO DI FARLO AL SITO DE L'OCCIDENTALE E DI INVITARE AMICI E COLLEGHI A FARLO

http://www.loccidentale.it/ (oppure cliccando direttamente sul titolo)

Che Benedetto XVI sia stato costretto a rinunciare a tenere il suo discorso durante l’inaugurazione dell’anno accademico all’Università “La Sapienza” di Roma è un fatto di gravità inaudita. È un’offesa per tutti coloro che hanno a cuore la concordia civile nel nostro Paese, che credono nella laicità delle istituzioni e che proprio per questo difendono come una preziosa risorsa civile il diritto della religione a esprimersi nello spazio pubblico. Ma il fattaccio de “La Sapienza” costituisce soprattutto un’offesa all’Università, allo spirito di libertà, verità, dialogo e tolleranza che dovrebbe animarla; è il segno di una crisi, sulla quale si dovrebbe aprire una grande discussione pubblica. Non è ammissibile che “La Sapienza” sia potuta diventare, anche se solo per un giorno, il luogo della più intollerante ideologia, né sono ammissibili certi penosi tentativi di sminuire l’accaduto, quasi che si sia trattato di una goliardata qualsiasi. Non doveva accadere. Si doveva fare in modo che non accadesse. Punto.
Unendoci a tutti coloro, moltissimi, che in questi giorni hanno fatto sentire a Benedetto XVI la loro vicinanza e solidarietà, riteniamo che ci sia comunque un modo per riparare, almeno in parte, all’offesa che gli è stata arrecata: è quello di prendere sul serio le parole che avrebbe voluto rivolgere di persona all’intera comunità accademica della Sapienza. Sono parole che denotano una grande passione per l’uomo, per la verità e per la libertà. È precisamente questa passione che tutti, professori e studenti, dobbiamo ritrovare. L’Università deve tornare a interrogarsi seriamente su se stessa, sul senso della sua missione, sul contributo che ha saputo dare al dispiegamento di una cultura politica laica e pluralista; non può arrendersi, direbbe Benedetto XVI, “davanti alla questione della verità”, altrimenti sarà sempre esposta al pericolo che certi tristi episodi come questo possano verificarsi di nuovo.
primi firmatari:
Elena Aga Rossi — Università de L'Aquila e Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione
Sergio Belardinelli — Università degli Studi di Bologna
Marco Bersanelli — Università Statale di Milano
Giancarlo Cesana — Università degli Studi di Milano Bicocca
Valentina Colombo — Institute for Advanced Studies di Lucca
Luigi Compagna — LUISS - Libera Università degli Studi Sociali "Guido Carli"
Raimondo Cubeddu — Università degli Studi di Pisa
Marcello Fedele — Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Bruna Ingrao — Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Giorgio Israel — Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Assuntina Morresi — Università degli Studi di Perugia
Paola Navotti — Università degli Studi di Milano Bicocca
Giovanni Orsina — LUISS - Libera Università degli Studi Sociali "Guido Carli"
Gaetano Quagliariello — LUISS - Libera Università degli Studi Sociali "Guido Carli"
Lucetta Scaraffia — Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Luigi Ventura — Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Victor Zaslavsky — LUISS - Libera Università degli Studi Sociali "Guido Carli"

22 commenti:

Giorgio Israel ha detto...

TRE COMMENTI

1.
Sul sito de L'Occidentale, dove figura questo appello, il prof. Salvatore Passarella osserva quanto segue:
SONO PERPLESSO PER LA APPARENTE MANCANZA DI QUALSIASI PRESA DI POSIZIONE DA PARTE DI ORGANI ACCADEMICI, DOCENTI E PERSONALE NON DOCENTE DELL'UNIVERSITA' "LA SAPIENZA"
L'ISTITUZIONE UNIVERSITARIA E' SCESA ANCORA PIU' IN BASSO. QUANDO COMINCERA' LA "RISALITA"?
Glielo spiego io quali sono le prese di posizione che circolano alla Sapienza.
il seguente messaggio è stato trasmesso a tutti i membri della mia facoltà dal Preside su richiesta esplicita del firmatario.
Potrei anche menzionare una lunga lettera del direttore del dipartimento di genetica che definisce il Papa la più grande "guest star" o il l tentativo di intimidazione nei confronti del prof. Marcello Fedele, direttore del dipartimento di Sociologia, di cui si è occupato anche Il Foglio.

Al preside ed ai colleghi della Facoltà di SSMMFFNN
Il problema è che il rifiuto non è stato opposto ad un teologo, peraltro mediocre secondo Eugenio Scalfari, ma al capo di una chiesa che
(1) come sosteneva lo storico Settembrini nell'Ottocento, "ha castrato il popolo italiano"
(2) ha scritto e scrive l'agenda delle istituzioni politiche (parlamento, governo, ecc) vedi: finanziamento alla scuola cattolica,
e vuole scrivere l'agenda delle istituzioni scientifiche: darwinismo, creazionismo, cellule staminali , ecc.
Se questo il Rettore non lo capisce, vada a casa subito e se non spontaneamente allora con una nostra mozione di sfiducia.
Francesco M. Malvestuto
Ordinario di Informatica
P. S. Chiedo che questo messaggio venga diffuso a tutti i membri del Consiglio della Facoltà

Ogni commento è superfluo. Mi limito a dire che, com'è noto, Scalfari è un'autorità in teologia...

2. Consiglio di leggere il commento con cui il professor Parisi cerca di liberarsi della critica di aver frainteso o mistificato il senso del discorso del Papa sul discorso di Feyerabend. Anche qui ogni commento è superfluo. Fra l'altro, Parisi dice che "Feyerabend ha sempre esaltato la creatività e l'audacia intellettuale di Galileo; tuttavia si esprime per paradossi e tutta la sua visione è una critica della "ragione", quindi, nel dire che la Chiesa era da parte della ragione, non sta dando torto a Galileo ma alla Chiesa.
" Lui stesso di deve essere stupito e imbarazzato della sua trovata, visto che aggiunge: "Tuttavia un'analisi del pensiero di questo filosofo ci porterebbe troppo lontano". E certo...

3. Il professor Bernardini sul Corriere della Sera di oggi fa professione di antireligiosità e di anticlericalismo da far invidia a Odifreddi. Mi ha fatto venire in mente che egli cita sempre come modello di uomo, di professore, di politico, di tutto, Lucio Lombardo Radice. Il guaio è che Lombardo Radice era l'uomo dei rapporti fra PCI e cattolici, anzi diciamo pure con le gerarchie vaticane, come diceva senza il minimo imbarazzo perché ci credeva. E difendeva a spada tratta il ruolo della Chiesa cattolica nella società civile. Se egli fosse vivo e avesse assistito a quel che è accaduto alla Sapienza sarebbe insorto in modo a dir poco veemente. Non per difendere il modo di pensare dei comunisti di un tempo, ma questa è la verità e allora meglio non fare gli ipocriti sul "grande" Lombardo Radice, modello di vita. A Bernardini gli avrebbe aizzato addosso il suo cane, cui aveva messo il nome di Archimede...

Giorgio Israel ha detto...

Ho dimenticato: il sito di cui al commento 2 è http://www.sinistra-democratica.it/universit/articoli-1

Emanuele139 ha detto...

Appello giustissimo. Cito l'articolo sul mio blog (emanuele139.altervista.org)

Fabio ha detto...

Gentile prof. Israel, sono molto contento che qualcuno si prenda carico di portare avanti determinate posizioni, ma devo dire allo stesso tempo di essere abbastanza sconfortato. I credenti hanno la vicinanza della loro comunità, ma chi non ha la fede in una religione come me si trova circondato da un contesto ributtante.

La "questione della verità" è diventata una battaglia molto difficile da condurre. Forse lo è intrinsecamente, visto che vi si oppone chi non esita a ricorrere ai più bassi mezzi di propaganda e falsificazione.

Noto con preoccupante frequenza una assoluta ignoranza e una colpevole superficialità riguardo ai temi che sono stati affrontati in questi giorni, così poco onorevoli per il nostro paese. Oltre alla gigantesca mistificazione che c'è stata sulle posizioni del Papa Ratzinger vi è il vuoto per ciò che riguarda il significato della scienza, dei fenomeni, della loro separazione dalle convinzioni metafisiche sulla natura intima del mondo e sul trascendente che ogni individuo può avere, anche lo scienziato - e qui si potrebbe fare un elenco sterminato.
Si vuole fare passare per "posizioni della scienza" quelle che invece sono delle posizioni etiche. Io nella mia ingenuità credevo che l'unica posizione della scienza fosse la ricerca del sapere; non che ci fossero associate posizioni etiche, metafisiche o tantomeno politiche. Qualcuno forse confonde l'etica, il bene e il male, con il "potere fare".

Mi scuso per la lunghezza del mio commento, Le porgo un cordiale saluto e il migliore augurio per la sua attività accademica

Fabio Messina
Laureando in Ing. Informatica presso l'Università degli Studi di Palermo

feynman ha detto...

sono sconcertato dalla mistificazione della realtà. I fatti: 1) un infelice Rettore fa un infelice invito al signor Ratzinger. 2)diversi insegnanti manifestano la loro posizione di dissenso inviando una lettera all'infelice rettore, che non cambia posizione. 3) settimane dopo, i media mettono in prima pagina il dissenso e le iniziative di contestazione promosse da una parte degli studenti. 4) il signor Ratzinger, vedendo che ci sarebbe stata contestazione, decide di non partecipare, sua scelta. Nessuno avrebbe potuto impedirgli di farlo. 5) i massmedia, i politici, e anche questo blog vedo parlano di censura, di limitazione della libertà di parola, e danno addosso ai fisici rei di rivendicare l'aconfessionalità dell'università. NESSUNO ha censurato il signor Ratzinger, nè potevano farlo, ma i media (e anche questo blog) parlano di censura e di limitazione di libertà di parola. Direi che i fatti sono stati completamente stravolti. O no? Leggo che i commenti qui sono pubblicati solo se approvati da chi tiene il blog. Bene, vediamo se qui c'è censura allora. Firmato: prof. Giancarlo Albricci, insegnante di Matematica e Fisica, Liceo Sigonio Modena. email : gialbric@tin.it

Giorgio Israel ha detto...

Egregio Professore, si calmi e non prenda il tono dell'esaminatore. Qui vengono esclusi da me i commenti volgari, offensivi, violenti o di lunghezza spropositata. C'è scritto chiaramente. E questa sarebbe censura? O non è piuttosto violazione della libertà degli altri bombardare con simili messaggi? Qui non si censura, bensì si preserva la libertà di discutere civilmente. Forse lei non ha le idee chiare di cosa sia la censura, la libertà di espressione e i limiti di una legittima contestazione.
E lasci perdere lo sdegno. Pensi piuttosto a ricordare a se stesso che i fatti e le interpretazioni sono cose ben diverse. Lei scambia le sue interpretazioni per fatti.
1) Che il rettore sia un "infelice" e che l'invito sia stato "infelice" secondo lei sarebbe un fatto inoppugnabile, negare il quale sarebbe mistificazione, o non si tratta soltanto delle sue opinioni espresse in modo violento e senza motivazione?
2) E dagli con l'"infelice"... E perchè mai il rettore avrebbe automaticamente dovuto cambiare posizione di fronte alla lettera di 67 docenti su alcune migliaia?
3) Lei non dice che le iniziative di "contestazione" prevedevano dichiaratamente il blocco della Sapienza, l'invasione con amplificatori tali da rendere impossibile l'ascolto di qualsiasi discorso, non dice che è stato occupato con la forza il Senato accademico per imporre queste forme di contestazione - e l'occupazione è un reato e una violenza, non so se le è chiaro, oppure lei lascia occupare la sua scuola come manifestazione di democrazia? Non dice che il rettore ha ceduto (e ha fatto in questo soprattutto molto male) concedendo alle poche decine di scalmanati occupanti il controllo di metà della piazza davanti al rettorato, il che implicava che il Papa sarebbe dovuto passare in mezzo ai fischi e magari ai lanci di oggetti. Le è chiaro, oppure no, che una simile contestazione non è legittima, è illegale e costituisce violazione della libertà dell'istituzione e delle persone che in essa vivono? Ma che idea ha lei della legalità?
E non continuo sui "fatti" perché basta e avanza ma ci sarebbe molto altro da aggiungere, se soltanto avesse letto i giornali.
Pertanto chi stravolge è lei, presentando come fatti quel che a lei garba credere.
Pertanto, mi permetta di dire che il suo sdegno supponente è semplice manifestazione di intolleranza. Ma soprattutto non ci si attende da un insegnante che non abbia la minima idea di cosa sia la legalità, il rispetto della libertà altrui e la censura; e che confonda i fatti con le opinioni. Prima di "sconcertarsi", di gridare alla mistificazione altrui e di aggredire con tanta virulenza, rifletta e faccia un serio esame di coscienza. Non abbiamo bisogno nella nostra disgraziata scuola di educatori che non abbiano idea di cosa sia legalità, libertà e verità.

feynman ha detto...

Ovviamente lei fa benissimo, e sono d'accordo con lei, a cestinare i messaggi anonimi di quelli che in Rete si chiamano troll. Questa non è certo censura, lei è in casa sua e fa bene a mantenerla in ordine. Mi permetta però di continuare la discussione. 0) le mie opinioni espresse in modo violento? mi permetta di dirle che la violenza nel mio intervento ce la vede solo lei. Io ho espresso le mie opinioni in modo chiaro, ma senza alcuna violenza. 1) Che l'invito fosse infelice è certo una mia opinione, ci mancherebbe altro. 2) Che anche il rettore avesse diritto di mantenere la sua posizione è ovviamente vero. 3) la contestazione degli studenti: le autorità di pubblica sicurezza avevano garantito che il signor Ratzinger avrebbe potuto intervenire in piena sicurezza all'università. L'occupazione del senato accademico ovviamente non la condivido, ma mi pare sia stata non violenta e non abbia prodotto effetti particolari. Lei cosa avrebbe fatto, arrestato tutti gli studenti per la loro contestazione? Le è chiaro che persone di buon senso contrattano e trovano un accordo? 4) Ho letto i giornali. E i (pochi) resoconti di giornalisti che sono effettivamente andati a parlare sia con gli studenti che con i firmatari dell'appello descrivono persone e comportamenti ben diversi da quelli che i massmedia (e anche lei ) descrive. 5) Quanto al suo invito finale ad esami di coscienza la invito a lasciar perdere la demagogia sugli educatori, sulla legalità, sulla libertà e sulla verità. Faccia invece un esperimento: rilegga il mio primo intervento e rilegga la sua risposta. Poi provi a giudicare obiettivamente in quale dei due ci sia violenza ed insulto. Potrebbe, restarne sorpreso. Cordialmente la saluto. Giancarlo Albricci

Giorgio Israel ha detto...

A lei pare che parlare di mistificazione sulla base di sue opinioni e non di fatti sia un modo di discutere pacato? Faccia pure... E parlare di demagogia sulla legalità, l'educazione ecc. le sembra razionale? O non è forse la solita solfa di derivazione sessantottina che considera il parlare di legalità, educazione, libertà, come vacue parole ecc? Adesso lei dice che ho pieno diritto di tagliare i disturbatori. Ma prima si è invece permesso un tono inutilmente provocatorio: "Bene, vediamo qui se c'è censura, allora"? Le pare un modo di apostrofare civile e tale da indurre a un dialogo pacato, oppure il tono di chi cerca la lite?
Sui fatti l'unica cosa su cui resiste è che le autorità di pubblica sicurezza avevano garantito la sicurezza del Papa. E ci mancherebbe pure!... Ma quel che non era garantito era che il discorso si potesse tenere in modo decente e senza un sottofondo di fracasso indescrivibile e che l'ingresso del Papa non fosse accompagnato da contestazioni indecorose. E, se permette, un conto è dissentire un conto è dileggiare. Ne abbiamo fin sopra i capelli di questo nella scuola e nell'università. E se a lei sta bene, molto male. Quanto ai giornalisti, ho ricevuto telefonate di molti di loro, anche di sinistra, stupefatti di aver girato La Sapienza e aver trovato soltanto qualche decina di contestatori che potevano fare il bello e il cattivo tempo nell'ignavia generale. Non conoscevano ancora la maledizione della Sapienza.
Ne abbiamo fin sopra i capelli di questa idea che sia lecito contestare impedendo agli altri di parlare; invece di comportarsi in modo civile, cioé ascoltando in silenzio e poi replicando. Invece a lei questo pare normale e pensa che con chi agisce con violenza - occupando sedi, aule e ricattando (o cedi o blocco tutto) - si debba trattare. Secondo lei le persone di buon senso trattano con i malfattori. Bella idea questa delle "occupazioni non violente"... Un'occupazione è di per se una violenza. Un gruppo di esagitati entra nella mia aula, urla, srotola striscioni e non sarebbe violento. Chissà perché, forse perché, grazia sua, non mi picchia... Insomma, non sarebbe violenza impedire di parlare, o sequestrare una sede destinata ad altro scopo e farne arma di ricatto? Pensa davvero che un educatore degno di questo nome debba trasmettere simili insegnamenti ai giovani?
Se dedico tempo a risponderle è perché tutto ciò è istruttivo. Certamente non per lei. Ma lo è per chi voglia capire come mai la scuola italiana sia ormai diventata il luogo in cui si educa a considerare l'illegalità e la contestazione "non violenta" (nel senso che si acconsente gentilmente a non fracassarti il setto nasale) come normale, anzi come "democratico".

feynman ha detto...

1) Io ho parlato di fatti, non solo di opinioni. Non c'è stata censura, questo è un fatto. Quanto al "vediamo se qui c'è censura" era certamente una provocazione, ma in senso ironico. Come non c'è stata censura nei confronti del signor Ratzinger, era per me chiaro che non ci sarebbe stata nemmeno qui. Io e lei abbiamo opinioni diverse, ma possiamo discutere in modo tranquillo, o no? 2) La demagogia, professor Israel, la trovo nel fatto che lei si permette di dare dei giudizi sul mio lavoro nella scuola senza nulla sapere di come lo svolgo. Ammetterà di avere tratto conlusioni (sbagliate) da dati insufficienti? vediamo se è capace di farlo. 3) Lei mi attribuisce una accondiscendenza ad occupazioni ed interruzioni di lezioni etc, e anche qui si sbaglia di grosso. 4) Guardi che le sue risposte possono essere istruttive in modi che evidentemente le sfuggono. Lei, senza nulla conoscere del mio lavoro, mi ha attribuito sia nella risposta precedente che in questa tutti i mali della scuola. Si sbaglia, e di grosso. Nella mia scuola, caro professore, non si educa all'illegalità, ma c'è dialogo e ci si ascolta; nessuna confusione nè commistione di ruoli. Se facessi il suo stesso tipo di ragionamento mi vedrei allora costretto ad attribuirle tutti i mali dell'università? Non mi sembra il caso. Sono certo che lei lavora con competenza e con passione. La invito quind a non esprimere giudizi personali avventati su di me come io non ho fatto su di lei. La saluto cordialmente. Giancarlo Albricci

Emanuele139 ha detto...

Sinceramente non mi sembra che il professor Israel si sia "permesso" di dare giudizi sul suo operato senza alcuna base.
Innanzitutto non si trattava di giudicare, ma di prendere atto che un professore, con tutto il rispetto signor Albricci, che sostiene certe posizioni, per quanto ci provi, è impossibile che riesca a lasciare le proprie idee al di fuori dell'aula.
E poi non per nulla detto che ci provi, data la mia esperienza personale.

Si tratta soltanto di sottolineare quanto sia pericoloso che un educatore quale lei è sostenga, anche solo in modo blando, che l'occupazione del Senato accademico non è fatto condivisibile ma nemmeno grave. Per il semplice fatto che non sarebbe stata violenta e non avrebbe "prodotto effetti particolari."
1) Lo stesso principio di occupazione è violento. Soprattutto, se come in questo caso, manca anche una scusante valida.
2) Di effetti particolari ne ha avuti eccome. Benedetto XVI ha dovuto rinunciare alla visita.

Concludendo la invito, data l'evidente scarsa stima nei confronti del pontefice che la spinge a non usare neanche il semplice titolo di Papa, a lasciar perdere il "signor" e riconoscergli almeno il suo titolo accademico.

Io non condivido le sue posizioni, ma è pur sempre un Professore e per rispetto così la chiamo.

Giorgio Israel ha detto...

Sono pronto a svelenire i toni con il professor Albricci perché penso che, alla fin fine, bisognerà tentare di parlarsi. Faccia però un ulteriore passo avanti. Se sapeva che qui non c'era censura perché fare una provocazione? Le provocazioni si fanno per suscitare una reazione, come dice la parola stessa: e la reazione l'ha avuta. Non deve quindi lamentarsi, era quel che aveva cercato. E se chiede di discutere in modo tranquillo si chieda cosa ha fatto lei per impostare la discussione in modo costruttivo e non polemico. Vogliamo interrompere il processo di azione e reazione? Benissimo. Provi allora a cominciare a riflettere sul fatto che proprio quel che è accaduto a La Sapienza è stata una provocazione insistita. Un gruppo di docenti ha scritto una lettera di adesione ad un'altra lettera di Cini che conteneva (come quella di Cini) patenti falsificazioni del pensiero del Papa su Galileo, come era messo in luce dal travisamento della citazione di una frase di Feyerabend. L'ho dimostrato in modo analitico e finora nessuno è stato in grado di replicare. Ho avuto un dibattito radiofonico con prof. Frova e non c'è stato verso: l'andamento della discussione è testimoniato dal commento del professore americano riportato in questo blog. Vi era l'ottima occasione per esibire l'atteggiamento degno di uno scienziato: ho, abbiamo, sbagliato. E magari continuare a difendere la propria posizione con altri argomenti. Niente. Anche nel dibattito radiofonico con Cini e Odifreddi, stessa solfa. Allora, se ne deduce che non si trattava di un errore ma di un pregiudizio ideologico volontario e consapevole. Del resto, ho ricevuto lettere ispirate alla stesso pregiudizio, come quella di un collega che, messo con le spalle al muro, se ne uscito dicendo: "Comunque, Feyerabend o no, il Papa non lo voglio, e quando apre bocca deve sempre chiedere preventivamente scusa". E perché allora non dovrebbero fare lo stesso milioni di persone corresponsabili quantomeno moralmente di crimini efferati, per esempio tanti ex-comunisti o ex-nazifascisti?
Questo incaponimento ideologico si è saldato con l'azione del solito gruppetto di faziosi che imperversa nella Sapienza. Da quarant'anni, in modo invariante rispetto alle posizioni politiche. Quando ero studente non si poteva circolare con un giornale vagamente di sinistra, pena l'essere picchiato da una trentina di neofascisti, dominatori assoluti. Poi è venuta la lunghissima era dell'estrema sinistra, i "katanga", le sbarre di ferro. Giovanissimo docente di sinistra (iscritto al PCI) sono dovuto fuggire dall'aula dove facevo lezione per l'ingresso del Collettivo di Fisica preceduto da un signore munito di coltello. Il PCI aveva tanti torti ma non quello di non difendere la legalità e opporsi all'anticlericalismo: almeno così faceva il mio direttore Lucio Lombardo Radice con cui andai più volte a "garantire" le lezioni di alcuni colleghi ordinari di destra. Credo che Lombardo Radice troverebbe indegno il comportamento di certi colleghi che pure oggi lo indicano come maestro.
Eppure giorni fa, a causa delle posizioni che ho preso sulla vicenda del Papa, un "collega" ha proposto al mio direttore di pormi in stato d'accusa, aggiungendo che ai tempi dei tempi andavo per i corridoi universitari gridando "Viva il presidente Mao"... Una menzogna spudorata, una calunnia indecente diffusa con la posta collettiva, per mettermi alla gogna. Per fortuna il direttore l'ha messo a posto.
Ma questo è il clima che si vive alla Sapienza. Un clima di sopraffazione che è in perfetta continuità con quello che ha determinato la mancata visita del Papa. Ieri un collega contrario alla visita del Papa mi ha detto di aver provato un senso di profonda vergogna e umiliazione nel vedere che l'università doveva essere presidiata da centinaia di poliziotti per difendere l'inagurazione dell'anno accademico (cui ormai il Papa non partecipava!) da qualche decina di teppisti. Perché accade questo? Perché troppi professori non hanno coraggio e senso della propria funzione e perché non si sa più cos'è la legalità. Al posto del Rettore sarei andato di persona a cacciare quei trenta disgraziati che avevano occupato il Senato Accademico - come fece Lombardo Radice sebbene pluriinfartuato, in analoga occasione - e se non fossi riuscito a ripristinare la legalità mi sarei dimesso.
Le dice di parlare di fatti, ma dei fatti che le ho citato non dice nulla e non risponde. Se non accondiscende a occupazioni e altro perché non accetta i fatti e continua a dire in modo assertivo "non c'è stata censura, questo è un fatto"?... Ma quale fatto? Ribadire così le proprie convinzioni contro i fatti e "a prescindere" non è proprio il classico atteggiamento dogmatico? Non lo dico polemicamente: ma ci rifletta. Faccia entrare nel quadro la possibilità di cambiare idea: questo è un atteggiamento laico.
Di certo io non le ho imputato tutti i mali della scuola... Non credo che lei possieda un simile potere malefico!... Ho detto soltanto - e lo ripeto - che tutti i mali della scuola derivano oggi: dalla mancanza del senso della legalità, da forme di dialogo che confondono i ruoli e accettano qualsiasi comportamento, dalla demagogia democraticistica dello studente "al centro del processo formativo" che si autoeduca e autoapprende.... ecc. ecc. È l'apoteosi fallimentare del pedagogismo progressista. Non entro in altri dettagli perché quel che penso è abbondamentemente spiegato in altri interventi in questo blog; ed è oggetto di un libro che uscirà tra poche settimane. Rifletta se albergano in lei ancora ancoraggi a quelle visioni. Per parte mia, l'esame di coscienza l'ho fatto da decenni, sebbene abbia davvero poco da rimproverarmi, anche per quel che feci quando ero iscritto al PCI e guardavo con qualche simpatia al movimento sessantottino. Tanto è vero che finii - erano trent'anni fa - per dover fuggire inseguito da un coltello...

feynman ha detto...

Perchè fare una provocazione? Ci ho pensato e credo di poterle rispondere: perchè in tal modo, seppur polemico, si ottiene una risposta. Non l'ho fatto volutamente, ma pensandoci a freddo credo che il motivo fosse quello. E un po' di ironia per cercare di far comprendere che censure, in queste occasioni, non ce ne sono state. Se lei ha percepito come violento il mio uprimo intevento me ne scuoso, non era mia intenzione. Mi spiace di sentire che l'ambiente universitario alla Sapienza sia immerso nel clima che lei ha descritto, è evidente che qualcosa non funziona. Non conosco personalmente il professor Frova, ma ho letto diversi suoi libri sulla divulgazione della Fisica e sul caso Galileo e li trovo splendidi. Lo stimo quindi per una persona intelligente e preparata. Il dibattito radiofonico che avete avuto non l'ho purtroppo sentito, ma posso immaginare come sia andato. D'altra parte lo dice lei stesso: avete sbagliato entrambi. Sa qual è il motivo principale? I modi e i tempi della discussione. Troppo veloci, non ci si ascolta a sufficienza e ci si fraintende. Un po' come è accaduto a me e a lei in questa occasione. Siamo partiti in quarta con le nostre convinzioni e leggevamo nelle parole dell'interlocutore toni e idee che che di per sè non erano presenti. Le assicuro ad esempio che il pedagogismo che ha imperversato in questi anni al Ministero dell'Istruzione (governi di sinistra o destra non fa molta differenza) è completamente estraneo alla mia attività professionale (e a quella di molti colleghi). Non so quanto lei conosca la situazione nelle scuole medie superiori ma le assicuro una cosa: gli insegnanti non sono dei burocrati che assolvono alle direttive ministeriali. I vari ministri (ripeto, destra e sinistra hanno fatto gli stessi danni in questi anni) hanno sommerso gli insegnanti delle scuole medie superiori di adempimenti burocratici e di scartoffie, ma molti insegnanti resistono e esercitano questo mestiere, tra mille difficoltà, con passione e competenza. La scuola superiore, caro professore, non è quella descritta dai media o da You Tube. Il lavoro ottimo che molti fanno non passa sui media, ed è un vero peccato. La saluto cordialmente. PS: per emanuele 139. Guardi che io non mi offendo se lei mi chiama signor Albricci, anzi lasci perdere sia il professore che il signore. Albricci va benissimo.

Giorgio Israel ha detto...

Non ho mai detto che Frova ed io abbiamo sbagliato entrambi. Penso anzi che ha sbagliato soltanto lui, che abbia o no scritto bei libri. Ha sbagliato al cento per cento, ha torto marcio e si è comportato in modo fazioso e poco consono allo stile di uno studioso.
Né ho mai detto che gli insegnanti siano servi della burocrazia ministeriale o dei pedagogisti. Conosco benissimo la situazione. Faccio parte della commissione ministeriale per il miglioramento dell'insegnamento della matematica e vado spesso nelle scuole, esperienza dei figli a parte. Se avesse la bontà di leggere i miei interventi, saprebbe che difendo gli insegnanti che - ignoranti e cialtroni a parte, che allignano ovunque - come l'unico baluardo di una seria scuola disciplinare contro i pedagogisti sedicenti progressisti. Casomai sono costoro a proclamare che bisogna abolire la parola insegnante per sostituirla con quella di facilitatore... Impazzano e dominano in ogni coalizione politica - di destra e di sinistra - e combatterli è un'impresa impari ma che va fatta comunque se vogliamo salvare il paese.

feynman ha detto...

Ha ragione, avevo interpetato male. Lei si riferiva solo a Frova. Lo accetta un consiglio? Provi però a pensare che anche lei possa aver sbagliato, non solo Frova. Perchè immagino che se si chiedesse la stessa cosa a Frova egli direbbe lo stesso nei suoi confronti. La verità, molte volte, sta nel mezzo. Si tratta certo di una verità terra a terra, niente a che vedere con le verità assolute, ma è una verità che vale la pena di considerare. Per quel che riguarda la questione dell'insegnamento nella scuola superiore la mia posizione è molto vicina a quella espressa da Lucio Russo (anche lui fisico) nel suo agile libretto "segmenti e bastoncini". Credo che sia una posizione per molti versi simile alla sua. Ma sulla questione di come e cosa insegnare penso che ci sia una cosa che ha precedenza assoluta e che andrebbe fatta: si devono valorizzare le persone che lavorano bene e per valorizzare intendo che ci deve essere un sistema di valutazione (lo so, è difficile da realizzare) che dia incentivi a chi lavora meglio. Ma questo è un discorso molto lungo e ci porterebbe molto lontano... La saluto cordialmente. Giancarlo Albricci

Attento ha detto...

Vorrei contribuire alla discussione segnalando il link alla trasmissione radio "incriminata" (Radio Mondo del 15/1/2008 http://www.radio.rai.it/radio3/radiotremondo/view.cfm?Q_EV_ID=238249).

Mi permetto di segnalarla principalmente all'ottimo prof. Albricci perchè, proprio in quella trasmissione appare evidente chi è che cerca la verità "terra terra" e chi, al contrario, si muove entro stretti schemi precostituiti.

Di fronte all'incalzante richiesta del prof Israel di riconoscere l'errore di interpretazione dell'ormai famoso dicorso sulla crisi della Scienza citato nella lettera del prof. Cini, il prof. Frova fa orecchie da mercante preferendo ricorrere all'espediente retorico della caricatura del Papa, tratteggiato come un pensatore "vecchiotto" fermo al '600, nemico della teoria dell'evoluzione, delle donne, della scienza.

Invece di affrontare l'interlocutore sui temi già aperti usa come "pezza d'appoggio" una (nuova) citazione di una frase presa al di fuori del suo contesto sulla "opportunità politica della riabilitazione di Galileo" tratta da una rivista delle Edizioni Paoline tutta da verificare.

A un certo punto il prof Israel fa un disperato tentativo per convincere il prof. Frova che bisogna considerare l'intero ventaglio delle correnti della Filosofia della scienza, anche di quelle che sostengono l'idea di una crisi radicale della scienza odierna, concludendo che anche le teorie più consolidate possono essere discusse e in parte confutate.

Cosa fa a questo punto il prof. Frova? Sostiene che criticare la teoria dell'evoluzione è da "bigotti" o da "Zichichi" (con il tono di chi associa quel cognome ad un demente) e riprendendo l'editoriale/anatema di Scalfari che dichiara "l'inconsistenza culturale e politica di papa Ratzinger".

Ha veramente senso trovare una "via di mezzo" fra questi due differenti approcci?

Attento ha detto...

Vorrei contribuire alla discussione segnalando il link alla trasmissione radio "incriminata" (Radio Mondo del 15/1/2008 http://www.radio.rai.it/radio3/radiotremondo/view.cfm?Q_EV_ID=238249).

Mi permetto di segnalarla principalmente all'ottimo prof. Albricci perchè, proprio in quella trasmissione appare evidente chi è che cerca la verità "terra terra" e chi, al contrario, si muove entro stretti schemi precostituiti.

Di fronte all'incalzante richiesta del prof Israel di riconoscere l'errore di interpretazione dell'ormai famoso dicorso sulla crisi della Scienza citato nella lettera del prof. Cini, il prof. Frova fa orecchie da mercante preferendo ricorrere all'espediente retorico della caricatura del Papa, tratteggiato come un pensatore "vecchiotto" fermo al '600, nemico della teoria dell'evoluzione, delle donne, della scienza.

Invece di affrontare l'interlocutore sui temi già aperti usa come "pezza d'appoggio" una (nuova) citazione di una frase presa al di fuori del suo contesto sulla "opportunità politica della riabilitazione di Galileo" tratta da una rivista delle Edizioni Paoline tutta da verificare.

A un certo punto il prof Israel fa un disperato tentativo per convincere il prof. Frova che bisogna considerare l'intero ventaglio delle correnti della Filosofia della scienza, anche di quelle che sostengono l'idea di una crisi radicale della scienza odierna, concludendo che anche le teorie più consolidate possono essere discusse e in parte confutate.

Cosa fa a questo punto il prof. Frova? Sostiene che criticare la teoria dell'evoluzione è da "bigotti" o da "Zichichi" (con il tono di chi associa quel cognome ad un demente) e riprendendo l'editoriale/anatema di Scalfari che dichiara "l'inconsistenza culturale e politica di papa Ratzinger".

Ha veramente senso trovare una "via di mezzo" fra questi due differenti approcci?

feynman ha detto...

Ringrazio per la segnalazione del link al "dibattito" radiofonico. Devo dire che sulla questione mi ha convinto di più la posizione del prof. Frova. Questione di punti di vista, ma io la penso allo stesso modo. Grazie

Giorgio Israel ha detto...

È davvero un enigma che cosa possa averla convinto. Non ha detto niente... Ma lasciamo perdere.

Alessandro ha detto...

La sapienza dei nostri padri aveva già il commento pronto da un pezzo: "non c'è peggior sordo di colui che non vuol sentire".

E lasciamo perdere...

Alessandro ha detto...

Ultime notizie: I PROFESSORI ANTI-PAPA SI RADUNANO ALLA SAPIENZA

Potete vedere l'articolo cliccando qui.
Un estratto:

Molti i firmatari celebri: dalla grecista Eva Cantarella al «premio Strega» Alessandro Barbero (storico medievale oltre che narratore), dal filosofo Gianni Vattimo al matematico autore di bestseller Pierluigi Odifreddi (qualcuno aveva qualche dubbio che non firmasse??? NdA), da Luigi Bobbio (figlio di Norberto) fino alla storico Nicola Tranfaglia, dal sociologo Luciano Gallino al giurista Ugo Rescigno.

Ben 1479 firme! WOW!

Ma, mi chiedo, quanti sono i docenti universitari italiani?

E perché questi ottengono questo tipo di visibilità?

Giorgio Israel ha detto...

I professori universitari italiani, tutto compreso, sono circa 50.000...
Oltre al nostro (qui presente) appello che ha raccolto quasi 300 firme, uno analogo a Milano ne ha raccolto altre 300, a Roma a Ingegneria, altre 100 e so che ce ne sono molte altre. Soltanto che questi signori sanno fare network, non hanno altro da fare, oltretutto.
Perché ottengono questo tipo di visibilità?
Perché sono la crema dei "docenti democratici"...
N.B. Sono gli stessi che stanno facendo il boicottaggio contro Israele alla Fiera del Libro di Torino!...

Alessandro ha detto...

1479/50000 = 0,02958
Quindi, il 3% circa dei docenti universitari...

Ma perché sorprendersi? In fondo viviamo in un paese dove sono le minoranze chiassose e non le maggioranze silenziose (e lavoranti...) a governare. E come minoranza chiassosa non intendo il Vaticano...