giovedì 17 gennaio 2008

UN FIOR DI MODERATO...

Ieri, durante la trasmissione radiofonica Radio Anch'io, l'esimio professor Odifreddi mi ha definito come un "noto estremista".
Mi limito a osservare che sono felice e a mio agio di essere in compagnia di "estremisti" come il professor Renato Angelo Ricci, presidente onorario della Società Italiana di Fisica oppure di Massimo Cacciari, anziché in quella di "moderati" come il "matematico impertinente" secondo cui un giovane non può imparare a pensare razionalmente se da bambino si appassiona della lettura di Harry Potter e del Signore degli Anelli.

25 commenti:

lucignolo ha detto...

Gentile professore,essendo credente e avendo letto più volte Il Signore degli Anelli,posso annoverarmi con Lei tra gli estremisti ?

ondeb ha detto...

Mi associo anch'io agli estremisti, dato che ho letto il Signore degli Anelli e persino la vita e le lettere di J.R.R. Tolkien, da cui ho tratto insegnamenti davvero da estremista!

Bobo ha detto...

E quello moderato sarebbe lui, che ha scritto questa frase: « In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo » ?E' questo il rispetto per gli altri, e l'apertura mentale che anima le persone moderate? Allora, lunga vita agli estremisti come il Prof. Israel!

Attento ha detto...

Il giudizio sulla letteratura sopra riportato è un ulteriore esempio dell'alacre impegno svolto dal prof Odifreddi per convincere i nostri figli che la Matematica è una scienza arida e fredda, da delegare ai computer, mentre gli uomini possono dedicarsi a cose più gratificanti.

Bennauro ha detto...

Sono anch'io un estremista come il Prof. Israel!!!
Ce ne fossero come lui in Italia...!

Isabella ha detto...

Grazie, prof. Israel per l'estremismo della sua intelligenza.

Fabio ha detto...

Odifreddi è fondamentalmente doppio e subdolo... crede di poter passare con disinvoltura dalle offese velate - e non - all'apertura cordiale di facciata da fare in televisione.
Evidentemente ci ha preso tutti per cretini (o per cristiani forse).

Il suo problema nasce quando deve formulare offese per colleghi, come Lei Prof. Israel, e altre persone che hanno comunque una cultura scientifica (come le migliaia di studenti delle facoltà scientifiche, di cui uno sono io) che egli vorrebbe a suo esclusivo appannaggio pronta da usare come arma ideologica.
"Estremista" non è male ma si poteva fare di meglio, magari supportati da un po' di fantasia letteraria.

Ferdinando ha detto...

Questo Odifreddi è un individuo che continua a sputare veleno spesso senza contraddittorio e senza diritto di replica dell'interessato, grazie ai mezzi di comunicazione che lo corteggiano continuamente.
le poche volte che ha accettato faccia a faccia ha preso sonore sberle (vedi puntata di annozero con Fisichella)...
Comunque gente come lui e i talebani della sapienza abbiano il diritto di parola, tanto ogni volta che aprono bocca si sputtanano sempre di più.
p.s. io ho letto il Signore degli Anelli 4 volte mica quel compendio di str...e che è il suo libello.

Giorgio ha detto...

GIORGIO, (PIER)GIORGIO E GIORGIO

Qualcuno si chiederà cosa ci fa un professor(ino) come il sottoscritto accanto a due professor(oni) come il prof. Giorgio Israel e il prof. Piergiorgio Odifreddi (a prescindere dal nome).
Innanzitutto, sono un docente di Matematica in un istituto di scuola superiore di Latina. Poi sono legato, in qualche modo, ad entrambi. Al prof. Israel sono legato ‘direttamente’, in quanto ho sostenuto con lui (nell’ormai lontano 1989) un esame all’Università ‘La Sapienza’ (Matematica Applicata II); al prof. Odifreddi sono legato ‘indirettamente’, in quanto ho letto alcuni dei suoi libri, ho letto molti dei suoi scritti (su alcuni dei quali ho fatto anche qualche commento su un blog) ed ho ascoltato molti dei suoi interventi in televisione. Ho grande stima di entrambi anche se, da un punto di vista religioso, mi discosto da entrambi, essendo io di fede cattolica, il prof. Israel di fede ebraica e il prof. Odifreddi di fede laica.
Ho apprezzato l’intervento del prof. Israel riguardo alla (mancata) visita del Papa a ‘La Sapienza’. Non ho intenzione di fare un commento anch’io a questo proposito (è stato detto anche troppo!); mi limito ad osservare che i docenti che si sono opposti a tale visita (le cui idee io, comunque, continuo a rispettare) hanno, forse, dimenticato la differenza tra ‘laicità’ e ‘laicismo’ (un termine che, per la connotazione che ha assunto al giorno d’oggi, considero quasi un ossimoro) o, quantomeno, che all’Università ‘La Sapienza’ non era invitato tanto il papa Benedetto XVI quanto lo studioso Joseph Ratzinger.

Saluto cordialmente il prof. Israel e i lettori del blog.

Giorgio Della Rocca

harryburns ha detto...

mi permetto di consigliare al prof Giorgio Israel di sorvolare allegramente sulle cialtronate uscite dalla bocca di Odifreddi il quale (da quel che so) non è tenuto in seria considerazione nè come matematico nè come ateo militante, se non dai 200 debosciati della Sapienza.

Giorgio ha detto...

SULLA PENA DI MORTE: ODIFREDDI, LA TORAH E LA CHIESA CATTOLICA

Nella puntata del programma ‘Le Storie’ andata in onda il 2 aprile 2007, il prof. Piergiorgio Odifreddi, intervistato dal conduttore Corrado Augias, ha affermato che la Chiesa Cattolica, che difende la vita umana fin dal concepimento, ha praticato per secoli la pena di morte, abolendola solo nel 1969 con Paolo VI, il che sintetizza un po’ quanto Odifreddi ha scritto nel suo recente libro ‘Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)’, cap. ‘I Comandamenti’, par. ‘Non uccidere’. Nel suddetto paragrafo, dopo aver ricordato i reati per i quali, presso gli Ebrei, si prevedeva la pena di morte, Odifreddi afferma: “In seguito i Cristiani hanno fatto lo stesso: non solo individualmente, ma anche istituzionalmente.”. Successivamente, cita i passi del ‘Catechismo della Chiesa Cattolica’ relativi alla liceità della legittima difesa (della singola persona o della società nel suo complesso), anche quando essa può comportare l’uccisione dell’aggressore, e l’enciclica ‘Evangelium vitae’ di Giovanni Paolo II (1995), ove vi è un sostanziale superamento delle posizioni del ‘Catechismo’ del 1992 relativamente alla pena di morte, in quanto vi si legge, al n. 56: “[Sul problema della pena di morte] si registra, nella Chiesa come nella società civile, una crescente tendenza che ne chiede un’applicazione assai limitata ed anzi una totale abolizione. […] I casi di assoluta necessità, quando cioè la difesa della società non fosse possibile altrimenti, oggi […] sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti.”.
Recentemente, com’è noto, la Chiesa Cattolica ha effettuato una revisione del ‘Catechismo’ del 1992, e i paragrafi relativi alla pena di morte sono stati interamente rielaborati alla luce della ’Evangelium vitae’ [‘Catechismo della Chiesa Cattolica. Corrigenda di contenuti’ oppure ‘Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio’ (2005), n. 467-469]. Odifreddi commenta: “Naturalmente, si tratta di una posizione più che ragionevole, […] ma si tratta anche di una posizione che va contro il comandamento, snaturandone la natura di massima universale e facendolo diventare una calzamaglia elastica, che ciascuno può indossare per coprire a piacere le proprie vergogne: non a caso, ‘non uccidere’ non è mai stato un freno alle guerre di conquista dei Cristiani, dal Santo Sepolcro alle colonie antiche e moderne.”.

Riporto ora due passi del cap. 5 (intitolato ‘Non uccidere’) del libro: ‘I dieci comandamenti nel ventunesimo secolo’ del filosofo spagnolo Fernando Savater (2005):
“Il precetto dice solo: ‘non uccidere’ [Esodo 20, 13], e a prima vista sembra una norma più che ragionevole. Tuttavia, nella stessa Bibbia compaiono numerosi colpevoli che meritano la morte: […] i sodomiti, gli adulteri, i nemici del popolo eletto. […] tutti gli eserciti portano con sé il loro cappellano militare che benedice le truppe, e i condannati a morte hanno accanto un sacerdote che li accompagna al patibolo.”
“Il rabbino Isaac Sacca amplia il tema: “La traduzione esatta del comandamento è: ‘non assassinare’ [su due dizionari che possiedo leggo che ‘assassinare’ vuol dire ‘uccidere a tradimento’]. Ovviamente, uccidere non è proibito in modo assoluto nella Bibbia: ci si può difendere se si è attaccati, reagire e ammazzare un nemico prima che lo faccia lui. In certi casi la Bibbia contempla anche la pena di morte; per esempio, per chi uccide: quando ci sono tutte le condizioni si condanna il colpevole, che può essere giustiziato, deve essere giustiziato. Proibito è invece l’assassinio, e qualsiasi modo di togliere la vita a un altro individuo che non sia contemplato dalla Torah stessa.”.”

Nel ‘Catechismo della Chiesa Cattolica’, al n. 2262, si ricorda che Cristo non solo ha ripreso il comandamento ‘non uccidere’, ma ha predicato l’amore per i nemici ed egli stesso, aggredito nel campo del Getsèmani dai servi dei sommi sacerdoti e degli anziani, non si è difeso, ammonendo Pietro: “Rimetti la tua spada al suo posto, poiché tutti quelli che mettono mano alla spada, di spada periranno.” [Matteo 26, 52].
Giovanni Paolo II, dopo l’enciclica citata, ha auspicato più di una volta la necessità di abolire definitivamente la pena di morte, ad esempio, nel messaggio ‘Urbi et Orbi’ del Natale 1998, a Città del Messico il 23 gennaio 1999 e qualche giorno dopo, il 27 gennaio, negli USA, a Saint Louis (Missouri).
Come osserva P. Bartolomeo Sorge nella sua ‘Introduzione alla dottrina sociale della Chiesa' (2006), il nuovo atteggiamento della Chiesa Cattolica verso la pena di morte si può sintetizzare in tre punti:
1) si osserva che la legittima difesa, oggi, può essere assicurata con altri mezzi efficaci, più consoni alla dignità della persona, e che decretando la pena di morte lo Stato va oltre i suoi poteri;
2) si punta innanzitutto alla dissuasione del delinquente, notando che è ormai ampiamente dimostrato che la pena di morte non è un deterrente efficace riguardo al fenomeno della criminalità (lo aveva osservato già Cesare Beccaria nel XVIII secolo), ma, anche se lo fosse, che il fine, eventualmente buono, quale sarebbe il contenimento della criminalità stessa, non giustificherebbe il mezzo, quale sarebbe la soppressione di una vita umana;
3) si afferma che il ristabilimento dell’ordine sociale avviene quando il reo si pente e torna sulla buona strada, non aggiungendo morte a morte.
“Queste ragioni sono ormai condivise dalla coscienza umana e dalla coscienza cristiana, e spiegano perché la Chiesa oggi dice no alla pena di morte.” [Bartolomeo Sorge nel libro citato]
“… il Signore disse: “Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!”.” [Genesi 4, 15]
“[Gesù rivolto a coloro che volevano lapidare l’adultera:] “Quello di voi che è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei.”.” [Giovanni 8, 7]
In Italia non abbiamo il problema della pena di morte (semmai, sussiste un problema ‘opposto’: ad autori di delitti anche piuttosto gravi sono comminate, sovente, pene anche piuttosto lievi).
Ferma restando la condanna del fatto che nel passato (antico e recente) anche la Chiesa Cattolica ha ‘benedetto’ guerre o eseguito condanne a morte, nei confronti di eretici, ‘streghe’ ecc. (del resto, anche la Chiesa Cattolica è composta di uomini fallibili e comunque, seppur con un certo ritardo, ha chiesto perdono per varie sue colpe), mi permetto (bonariamente) di invitare il prof. Odifreddi a cambiare calzamaglia: ogni tanto, un po’ di elasticità fa bene a tutti.

Saluti (mi scuso per la lunghezza del commento)
Giorgio Della Rocca

Giorgio ha detto...

PERMUTAZIONI E DIFFERENZE

(Non si preoccupino i lettori. Pur essendo un docente di Matematica, non voglio tediarli con un commento a carattere matematico: si sa che la Matematica è un po’ la bestia nera degli studenti, almeno nella scuola italiana, e in questo, purtroppo, non poca responsabilità abbiamo noi insegnanti…)

Da un’intervista rilasciata dal prof. Odifreddi alcuni giorni fa (pubblicata sul suo sito) apprendo che un frate pugliese utilizza il suo libro ‘Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)’ come stimolo di riflessione per i fedeli su alcune tematiche inerenti alla fede cristiana e cattolica, e fin qui posso anche essere d’accordo.
Il bello viene quando apprendo, dalla stessa intervista, che il direttore di Radio2 lo ha definito quasi ‘un libro di preghiera’. Tra non molto, durante la S. Messa, verrà declamato qualche passo del libro stesso, rigorosamente seguito da:
PAROLA DI ODI (la permutazione fa la differenza…)

Giorgio Della Rocca

Giorgio ha detto...

GENERALIZZAZIONI E DIFFERENZE

Com’è noto, il prof. Piergiorgio Odifreddi è stato colpito da un fulmine al termine di una puntata della trasmissione televisiva “Le Storie” condotta da Corrado Augias, andata in onda nell’aprile dell’anno scorso, dedicata alla presentazione del libro “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)”.
È altrettanto noto che, suo malgrado, il prof. Odifreddi è risorto in carne ed ossa (anche se una fiamma sulla sua testa non promette nulla di buono; si spera, comunque, che il pellegrinaggio a Santiago de Compostela possa allontanare qualche strale, celeste o terrestre, diretto verso di lui), come ha testimoniato egli stesso all’inizio di una puntata de “Le Storie” andata in onda nell’aprile di quest’anno, dedicata alla presentazione del suo nuovo libro “Il matematico impenitente”.

Nell’ultima delle due puntate citate, il risorto prof. Odifreddi ha sostenuto che Gesù - che, comunque, è risorto prima di lui, anche se lui non se n’è ancora accorto, come risulta dal suo (non) credo presente nel nuovo libro - avrebbe affermato (meglio usare il condizionale, visto che l’esistenza storica di Gesù sarebbe tutt’altro che sicura…) che il comandamento più grande è: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente”, e il secondo è: “Ama il tuo prossimo come te stesso” [Marco, cap.12; Matteo, cap.22; Luca, cap.10]. Tale (doppio) comandamento è già presente, come Gesù stesso ricorda, nell’Antico Testamento (“Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” [Deuteronomio 6, 4-5] e “Amerai il tuo prossimo come te stesso” [Levitico 19, 18]); perciò, afferma Odifreddi, volendo credere nel Dio della Bibbia, si dovrebbe essere piuttosto di fede ebraica, non di fede cristiana (e meno che mai cattolica).
Ma il matematico impertinente, impenitente, imprevidente (finge di) dimentica(re) che, nell’Antico Testamento, il ‘prossimo’ era solo ed esclusivamente un appartenente al proprio clan, un proprio concittadino o correligionario, mentre Gesù [Luca, cap.10], alla domanda di un dottore della legge: “Ma chi è il mio prossimo?”, risponde con la parabola del buon samaritano, il quale non apparteneva allo stesso clan del malcapitato giudeo incappato nei briganti (oltretutto, i Samaritani non erano molto ‘ben visti’ dai Giudei); in tal modo, il termine ‘prossimo’ acquisisce una connotazione più ampia (la generalizzazione fa la differenza…).
Non solo. Gesù arriva al ‘paradosso’: ”Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Io invece vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano“ [Matteo, cap. 5], e questo nuovo ‘comando’ non ha alcun riscontro nell’Antico Testamento.

Saluti cordiali
Giorgio Della Rocca

(Auguri al prof. Odifreddi per la sua ‘ascensione’… Un saluto tipico a coloro che intraprendono il cammino di Santiago de Compostela è ‘suseya’, che significa ‘sempre più in alto!’)

Giorgio ha detto...

SUPERSTIZIONE E RELIGIONE SULLO STESSO PIANO?!

(Non è mia intenzione monopolizzare lo spazio dei commenti a questo post, ma ritengo opportune alcune considerazioni a proposito di una delle più recenti affermazioni del prof. Odifreddi.)

“Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato e la vita più degna di essere vissuta. Che ciascuno porti dunque il suo contributo, grande o piccino, affinché questo succeda, per la maggior gloria dello Spirito Umano.”

Si apre così, al momento attuale, il sito personale del prof. Piergiorgio Odifreddi che, in un’intervista pubblicata sullo stesso sito, ribadisce il concetto secondo il quale “religione [in particolare, quella cristiana/cattolica, che è il bersaglio preferito da Odifreddi] e superstizione sono sullo stesso piano (dell’irrazionalità)”.
Leggo su un’enciclopedia che il termine “superstizione” deriva dall’antica Roma, ed indicava forme di religiosità superflua o vana o eterodossa (rispetto, naturalmente, a quella degli antichi Romani), una forma di divinazione di tipo cleromantico, ossia basata sul caso, rifiutata dalla cultura romana, fondata invece sulla divinazione augurale e sull’esercizio della volontà.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si legge al n. 2111: “La superstizione è la deviazione del sentimento religioso e delle pratiche che esso impone. Può anche presentarsi mascherata sotto il culto che rendiamo al vero Dio, per esempio, quando si attribuisce un’importanza in qualche misura magica a certe pratiche, peraltro legittime o necessarie. Attribuire alla sola materialità delle preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione [il Catechismo rimanda qui al Vangelo di Matteo 23, 16-22]”.
Ovviamente, il significato “popolare” del termine – secondo il quale alcuni hanno paura di passare sotto una scala o che un gatto nero attraversi loro la strada ecc. – deriva originariamente da un’inferenza fallace (cioè erronea), per cui l’aver osservato più volte, ad esempio, che qualcuno, dopo essere passato sotto una scala, era incorso in un incidente, portava a ritenere che la causa di quell’incidente risiedesse proprio… nell’essere passato sotto la scala! Tale significato, quindi, non è da prendere in seria considerazione (si tratta del tipo di fallacia indicata come: “post hoc, ergo propter hoc”, cioè: “dopo questo, QUINDI a causa di questo”; il filosofo del XVIII secolo David Hume riteneva addirittura, con un’estrapolazione sicuramente eccessiva, che la stessa nozione di causalità derivasse dall’elevare questo errore deduttivo a principio induttivo, come ricorda lo stesso Odifreddi in un suo scritto).
Ferma restando, quindi, l’enorme importanza della matematica e della scienza nell’educazione dei giovani, rammarica che uno studioso del calibro di Piergiorgio Odifreddi possa operare una simile mistificazione.

Giorgio Della Rocca

agapetos ha detto...

Abbiamo avuto esempi storici in cui si è cercato di estromettere la religione dalla società: la Francia giacobina, la Russia bolscevica, la Cina maoista, la Cambogia dei Khmer rossi... però non mi sembra che "il mondo" fosse diventato "un luogo più sensato e la vita più degna di essere vissuta".

Giorgio ha detto...

MATEMATICA UMANA E MATEMATICA… DIVINA

Nella parabola degli operai della vigna che Gesù racconta [Matteo 20, 1-16], gli operai che hanno lavorato per tutta la giornata ricevono dal padrone della vigna la stessa paga di quelli che hanno cominciato a lavorare solo a giorno inoltrato, i quali, oltretutto, ricevono la paga per primi. La conclusione è che “gli ultimi saranno primi e i primi saranno ultimi”.
I sindacati avrebbero di certo protestato… I conti non tornano!

Il buon ladrone, addirittura, si merita il Paradiso solo per il pentimento negli ultimi minuti della sua vita terrena
[Luca 23, 39-43].
Anche qui i conti non tornano, con l’aggravante che non solo il premio viene conquistato all’ultimo momento, ma, oltretutto, dopo una vita di misfatti!

Gesù arriva spesso a paradossi, come il Discorso delle Beatitudini [Matteo 5, 1-12], o l'insegnamento secondo il quale, per essere perfetti come Dio, bisogna amare i propri nemici e pregare per loro [Matteo 5, 43-48]; e che dire del paradosso (se si vuole, una generalizzazione dei precedenti) secondo cui “se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Chi, infatti, vorrà salvare la propria vita, la perderà; chi, invece, perderà la sua vita per causa mia e del vangelo, la salverà”? [Marco 8, 34-35]
I razionalisti (alla Odifreddi) protestano. Qui, è proprio la logica che non torna…!

“C’era tra i farisei un uomo di nome Nicodemo, un capo dei Giudei. Questi venne da lui di notte e gli disse: ‘Rabbì, noi sappiamo che sei venuto da Dio come maestro. Nessuno infatti può fare questi segni che tu fai se Dio non è con lui’. Rispose Gesù: ‘In verità, in verità ti dico: se uno non è nato dall’alto, non può vedere il regno di Dio’.
Gli dice Nicodemo: ‘Come può un uomo nascere se è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?’”
Un altro sovvertimento della logica ‘umana’!
Ma Gesù intendeva la rinascita dallo Spirito… [Giovanni 3, 1-8]

Giorgio Della Rocca

Giorgio ha detto...

IL METATEOREMA…!

Ebbene sì: qui ho cominciato, un po’ più di nove mesi fa, il mio excursus in questo blog e qui lo voglio terminare, poco lontano dal punto d’ingresso.
Innanzitutto, qualche breve considerazione sul Peccato, intendo il peccato fondamentale dell’Uomo e della Donna, che è quello di voler fare a meno di Dio (parlo sempre del Dio della Bibbia, ovviamente…), di essere autonomi da Lui. Ho parlato del peccato DELL’Uomo e DELLA Donna, e non di quello DI UN uomo o DI UNA donna, perché sono convinto che, nonostante le interpretazioni “letterali” dei testi biblici, Adamo ed Eva non siano tanto (o, forse, non solo) personaggi realmente esistiti, ma “figure” dell’Uomo e della Donna per antonomasia, tentati dal peccato di voler essere autonomi da Dio. È questo, infatti, il senso profondo del Comando di Dio di non mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del Bene e del Male (“perché, nel giorno in cui tu te ne cibassi, dovrai certamente morire” [Genesi 2, 17]; “ma il serpente disse alla donna: “Voi non morirete affatto! Anzi! Dio sa che nel giorno in cui voi ne mangerete, si apriranno i vostri occhi e diventerete come Dio, conoscitori del bene e del male”.” [Genesi 3, 4-5]).
Nel libro “Il vangelo secondo la Scienza”, al capitolo “Paradossi”, Piergiorgio Odifreddi commenta: “Poiché il suo obiettivo è portare alla conoscenza del bene e del male, cioè della dicotomia tra vero e falso, il diavolo risulta essere un vero spirito della logica. […] Quando Adamo ed Eva mangiano il frutto dell’albero della conoscenza essi non muoiono, e dunque Dio ha mentito, mentre il diavolo ha detto la verità!”.
No!, caro professor Odifreddi, perché guerre, lager, gulag, aborto, assassinii ecc. (non sono forse queste le conseguenze dell’aver “mangiato del frutto dell’albero della conoscenza del Bene e del Male”…?) ne hanno prodotta di morte…
È il diavolo che ha mentito! DIO HA DETTO LA VERITÀ!
Come rimediare al Peccato di Eva e Adamo? Solo con una nuova Eva (Maria) e un nuovo Adamo (Gesù Cristo), che stavolta, invece di fare la propria volontà, fanno la Volontà di Dio! (“Ecco la serva del Signore; si faccia di me come hai detto tu” risponde Maria all’angelo che le annuncia che si troverà incinta per opera dello Spirito Santo e darà alla luce il Figlio di Dio [Luca 1, 26-38]; “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Però non sia fatta la mia, ma la tua volontà” prega Gesù nel Getsèmani [Luca 22, 39-42].)
Gesù Cristo, come ho mostrato nel mio precedente commento con alcuni esempi, sovverte la logica umana, perché la sua è la Logica di Dio.
In interventi relativi a un altro post sono arrivato alla conclusione (ispirandomi metaforicamente ai teoremi di Incompletezza di Gödel) che, a mio parere, è impossibile dimostrare l’esistenza di Dio (del Dio della Bibbia, Antico e Nuovo Testamento) per mezzo della sola logica umana.
Ebbene, Gesù Cristo, secondo il mio punto di vista, non dimostra il teorema: “Dio c’È”, né dimostra il metateorema: “l’affermazione “Dio c’È” non è dimostrabile per mezzo della sola logica umana”. Gesù Cristo, con la sua logica e la sua vita, INCARNA il metateorema suddetto, e cioè, lo ribadisco, che, dal momento che la Logica del Dio della Bibbia trascende quella umana, l’esistenza del Dio della Bibbia non può essere dimostrata per mezzo della sola logica umana.
Sono altresì convinto (e anche qui, non è una questione di pura logica umana) che Gesù Cristo continui ad essere presente Spiritualmente e Sacramentalmente.

Giorgio Della Rocca
Ringrazio e saluto cordialmente il professor Israel e gli altri lettori del blog.
(La relazione tra Giorgio, (Pier)Giorgio e Giorgio c’è ancora!
Questo blog mi ha arricchito notevolmente, ma io sono rimasto, in fondo, la stessa persona!)

Giorgio ha detto...

POST SCRIPTUM

Com'è noto, nelle città di Barcellona, Londra e Washington è in atto una campagna “pro” ateismo con slogan sugli autobus inneggianti alla non esistenza di Dio, e tale campagna si estenderà all’Italia a “cura” dell’UAAR (l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), a cominciare dalla città di Genova, dal prossimo mese di febbraio (a detta dei “responsabili” dell’UAAR la scelta è provocatoria: la città di Genova, infatti, è il centro principale della diocesi guidata dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Angelo Bagnasco).
Lo slogan previsto per gli autobus di Genova è:

LA CATTIVA NOTIZIA È CHE DIO NON ESISTE.
QUELLA BUONA È CHE NON NE HAI BISOGNO.

Proporrei questo “controslogan” (anche se non amo particolarmente gli slogan):

LA CATTIVA NOTIZIA È CHE ESISTONO PERSONE CHE ANCORA NON CREDONO IN DIO.
QUELLA BUONA È CHE, NONOSTANTE TUTTO, DIO CONTINUA A CREDERE IN LORO.

Rinnovo saluti al prof. Israel e agli altri lettori del blog.
Giorgio Della Rocca


POST POST SCRIPTUM

Il vero “teorema” di esistenza di Dio, non lo “dimostra” qualcuno per tutti. Ciascuno deve dimostrarlo nella e cólla propria vita: non basta credere nell’esistenza di Dio per poter dire di credere in Dio, né basta dire di credere in Dio per essere creduti da Lui.
Eppure, nonostante tutto, Dio continua a credere in noi.

Giorgio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Giorgio ha detto...

Avevo inviato il commento “POST SCRIPTUM” il pomeriggio del 13 gennaio, sperando che venisse pubblicato entro poche ore (come è avvenuto per quasi tutti i commenti da me inviati a questo blog). Visto che la pubblicazione non avveniva, ho inviato di nuovo il commento (con solo qualche parola di differenza) la sera dello stesso giorno. Il 14 gennaio la prima versione del commento che avevo inviato è stata pubblicata sul blog, accompagnata da un messaggio personale del prof. Israel, in cui si faceva presente che egli era stato fuori sede e mi si “rimproverava” (giustamente, occorre dire) l’insistenza (che aveva, comunque, una sua motivazione “fantalogica” - come ho fatto presente allo stesso professore -, che qui e ora, però, non ho intenzione di esplicitare). Qualche giorno dopo è stata pubblicata sul blog anche la seconda versione del commento che avevo inviato (ormai, a mio parere, divenuta inutile). A una mia doppia (anzi, tripla) segnalazione al prof. Israel di tale doppia pubblicazione, mi è stato risposto dal professore (in modo un po’ “brusco”, a dir la verità, ma sorvoliamo: da un mio ex-professore di università posso accettare anche rimproveri, non è questo il punto) di non occuparmi delle scelte di pubblicazione fatte dal proprietario del blog (chissà, comunque, che la motivazione del professore non fosse che “repetita iuvant”…).
Sinceramente, professor Israel, questa mi sembra una specie di “censura” al contrario. A mio modo di vedere, si dovrebbero rispettare anche le scelte di pubblicazione di chi propone i commenti, in modo particolare quando è evidente (sempre a mio modo di vedere) da quale parte stia la logica.

Giorgio Della Rocca

Giorgio ha detto...

ANGELOGICA (LA LOGICA DEGLI ANGELI)
Un epilogo escatologico

Alcuni sadducei (i quali non credevano nella risurrezione) chiesero (provocatoriamente) a Gesù di quale marito sarebbe stata moglie, dopo la risurrezione, una donna che, nella vita terrena, avesse avuto sette mariti. Gesù rispose: “Siete in errore, poiché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio. Infatti nella risurrezione non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli di Dio in cielo. Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto ciò che a voi disse Dio: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe?” Dio non è un Dio di morti, ma di viventi”. Coloro che lo ascoltavano rimanevano stupiti per la sua dottrina. [Matteo 22, 23-33]

Secondo me, non c’è molto da stupirsi.
Per vivere nel Regno dei Cieli occorrono le ali, non bastano gambe, braccia, testa.
Mi sembra logico.

Giorgio Della Rocca

Si chiude qui e ora, a quarant’anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna, “GIORGIO, (PIER)GIORGIO E GIORGIO”, il “blog” di Giorgio, una sorta di sottoblog (aperto circa un anno e mezzo fa) del blog (aperto poco più di quattro anni fa) del prof. Giorgio Israel – per sua gentile concessione –, che il sottoscritto (o meglio, il soprascritto) ringrazia e saluta.
Ogni riferimento a personaggi e fatti noti o ignoti è stato tutt’altro che casuale (anche perché il “caso” non esiste realmente, essendo solo un modo per esprimere la nostra scarsa conoscenza, quando non completa ignoranza, delle cause effettive di determinati fenomeni).
“Gli uomini devono andare sempre più lontano, devono allargare i loro spazi e i loro interessi: con l’aiuto della volontà di Dio”. [Wernher von Braun]

Giorgio ha detto...

AL-DI-LÀ (DELLO SPAZIO-TEMPO)
[Appendice a “GIORGIO, (PIER)GIORGIO E GIORGIO”]

“Non credo nelle tarde elaborazioni leggendarie del messaggio neotestamentario della resurrezione, ma semmai al suo nucleo originario: che questo Gesù di Nazareth non è morto nel nulla, bensì in Dio. Con la fede in questo messaggio, quindi come cristiano, spero, come anche tante persone in altre religioni, in una vita che finisca non nel nulla, il che mi sembra molto irrazionale e insensato. […] In questo modo posso comprendere il tutto inconcepibile della realtà: Dio come alfa e omega, l’inizio e la fine di tutte le cose”.
Il passo precedente (che riporto senza esprimere un mio giudizio personale su di esso) si trova nel capitolo conclusivo del libro “L’inizio di tutte le cose” (prima edizione Rizzoli 2006) del teologo svizzero Hans Küng [è un teologo che si riconosce nel Cattolicesimo, anche se spesso ha sostenuto posizioni in aperto contrasto con la dottrina cattolica ufficiale; in particolare, è stato fra i teologi che hanno più fortemente criticato la storica tesi secondo la quale “extra ecclesiam nulla salus” (“fuori della Chiesa non c’è salvezza”*), ritenendo che le religioni non cristiane rappresentino vie ordinarie di salvezza per l’uomo, mentre il Cristianesimo ne costituisca una via straordinaria. Il libro citato vuole costituire un ripensamento, in uno spirito di dialogo tra le varie fedi religiose e alla luce delle moderne acquisizioni in campo scientifico, del rapporto tra la visione creazionistica e quella evoluzionistica dell’Universo].

*: “Nello stesso tempo, grazie a Cristo e alla sua Chiesa, possono conseguire la salvezza eterna quanti, senza loro colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e, sotto l'influsso della grazia, si sforzano di compiere la sua volontà conosciuta attraverso il dettame della coscienza”. [Compendio al Catechismo della Chiesa Cattolica (2005), n. 171]

Giorgio Della Rocca

agapetòs ha detto...

Küng ha ogni diritto di considerare "elaborazione leggendaria" la risurrezione - nel senso letterale del termine - di Gesù di Nazareth, ma allora non può veritieramente definirsi cristiano.
Tutte le chiese cristiane considerano la risurrezione (non allegorica) di Gesù un punto essenziale della fede, insieme alla Unità e Trinità di Dio.

Giorgio ha detto...

RESURREZIONE DELLA CARNE O/E IMMORTALITÀ DELL’ANIMA
[Complemento teologico-escatologico]

“Le idee sulla condizione dei beati iniziano a essere oscure già nei Vangeli, dove si trovano affermazioni che sostengono la dimensione corporea dei risorti e altre che la negano”. [Vito Mancuso (teologo), “L’anima e il suo destino”, Ed. Raffaello Cortina 2007]
“Se la dottrina greca dell’immortalità dell’anima è problematica, l’asserto biblico [riguardante la resurrezione dei corpi di carne] non risulta forse ancora più irrealizzabile ai nostri occhi?” [Joseph Ratzinger, “Introduzione al Cristianesimo”, Ed. Queriniana 1974]
Il problema risiede essenzialmente, come osserva Vito Mancuso nel libro citato, nel fatto che “è diventata dominio comune anche nel mondo cattolico la visione del teologo protestante Oscar Cullmann [espressa già in un libro del 1956, “Immortalità dell’anima o risurrezione dei morti? - La testimonianza del Nuovo Testamento”] secondo cui la dottrina dell’immortalità dell’anima è tipica della filosofia greca (per lui dannosa e inaccettabile), mentre biblicamente è lecito parlare solo di risurrezione della carne [aggiungo io che secondo altri teologi protestanti, invece, la risurrezione di Gesù Cristo non sarebbe reale, ma costituirebbe solo una figura letteraria che simboleggia la sua divinità]. Contrariamente a quanto sostiene Cullmann però, l’Ebraismo dimostra che una matura lettura della Bibbia non deve necessariamente portare a una contrapposizione con la filosofia greca, contrapposizione tipica di una certa tradizione protestante. Si legge nell’edizione della Torah a cura del Conservative Judaism americano: […] “Tra le due dottrine gemelle della risurrezione corporea e dell’immortalità spirituale, la filosofia ebraica medievale (particolarmente nel pensiero di Maimonide) e la mistica ebraica chiaramente preferiscono la seconda. La gran parte dei pensatori ebrei moderni concordano con questa predilezione”.”.
Come osservava Cullmann, “nel Nuovo Testamento la morte e la vita eterna sono legate alla storia di Cristo. È dunque chiaro che per i primi cristiani l’anima non è immortale in sé, ma lo diviene unicamente grazie alla risurrezione di Gesù Cristo, e grazie alla fede in lui”. (Per un approfondimento di tali questioni segnalo anche il libro “Inchiesta sulla resurrezione” del giornalista Andrea Tornielli, con introduzione di mons. Gianfranco Ravasi, Ed. Società Europea 2005.)
“Io sostengo, al contrario, che l’anima è immortale in sé e che è solo su questa base che un evento come la risurrezione di Gesù può diventare storicamente reale, non cioè come contrapposizione o addirittura negazione delle leggi dell’essere creato, ma come loro potenziamento, come compimento di quella tensione verso la vita che le pervade fin dall’inizio”. [Vito Mancuso nel libro citato]

Nell’Enciclica “Spe salvi” (2007) Joseph Ratzinger-papa Benedetto XVI scrive: “Possiamo soltanto cercare di uscire col nostro pensiero dalla temporalità della quale siamo prigionieri e in qualche modo presagire che l’eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità”.

Giorgio Della Rocca
(Saluto nuovamente il prof. Israel e gli altri lettori, in particolare Giovanni Corbelli.)

Giorgio ha detto...

COME?

(Mi scuso se presento ancora un breve intervento, da considerarsi un’integrazione al precedente complemento.)

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), che pur si sofferma ampiamente sulla vita eterna (con riferimento sia alla risurrezione del corpo carnale sia all’immortalità dell’anima spirituale), aspetto centrale della fede cristiana, ad un certo punto non può evitare la seguente affermazione: “Il come [si attuerà la vita eterna] supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede”. [n. 1000]

Si sarà notato che, presentando le idee al riguardo di alcuni teologi (tralasciandone tante altre), io non ho espresso miei giudizi personali su di esse, perché sono convinto, in ultima analisi, della ragionevolezza dell’affermazione del Catechismo che ho appena riportato, nella quale trova conferma un’idea che ho espresso esplicitamente in alcuni miei precedenti commenti in questo blog (idea che certamente non sono stato io il primo ad avere) e che ora ripropongo, anche a mo’ di conclusione: per approdare a una fondata e ragionevole fede cristiana, non basta lo “intellego ut credam” (“comprendere per credere”) ma occorre anche il “credo ut intellegam” (“credere per comprendere”), al fine di pervenire a una sorta di “sintesi dialettica” tra fede e razionalità (che chiamerei Sapienza); in quanto, se è vero che una onesta ricerca razionale può condurre alla fede cristiana, è altrettanto vero che un autentico atto di fede cristiana può essere foriero di nuova conoscenza, risultando anzi necessario quando si fa riferimento a realtà che trascendono le nostre facoltà razionali e sensoriali.

Giorgio Della Rocca