martedì 1 aprile 2008

"COMPETENZE", CHE PASSIONE...

Mi si chiede di spiegare perché neppure i signori pedagogisti, didatti e docimologi che ci tormentano con le "competenze" e che mediante il loro prepotere in tutte le commissioni ed enti "preposti" le hanno fatte diventare un "must" dell'istruzione, non sanno neppure loro di che cosa si tratti, e tantomeno come si debbano valutare.
Ebbene, la posta elettronica gioca scherzi malefici.
Mi è arrivato, evidentemente per errore, questo messaggio interno a un dibattito tra questi "specialisti".
Lo riporto - ovviamente omettendo la firma e alcune parole che potrebbero permettere di identificare l'autore.
Naturalmente, si è liberi di ritenere che me lo sia inventato io.
Ma forse sarebbe più saggio riflettere al contenuto e controllare che è semplicemente vero.


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Il dibattito è sul seguente tema:
si può valutare la competenza tramite un test o una prova scritta?
Ovviamente il motivo del dibattito è notevole, all’interno di un gruppo come il nostro. E tutto dipende dalla definizione che viene data di “competenza”.
Ebbene, per motivi ministeriali, dal 19xx al 19xx mi sono trovato a far parte di una ristretta commissione che doveva attuare una legge del 19xx del mio paese relativa proprio alla valutazione delle competenze; tanto è vero che il nostro esame finale (quello che in Italia si chiama “Maturità”) è stato stravolto notevolmente, fino a farlo diventare una prova complessa. Da noi questa prova è molto importante per ‘ingresso all’università.
Tutto questo per dirvi che abbiamo studiato ed esaminato mille possibilità per arrivare a stabilire come valutare le competenze.
Bene, torno alla definizione:
vi sono definizioni “forti” e “deboli”;
·      nelle prime si prendono in considerazione fattori affettivi e motivazionali la cui “misurazione” non è banale, tanto che mi sono convinto, negli anni, che ciò non sia possibile; la valutazione è già per conto suo un processo più che un prodotto o un evento; se poi ci sono da valutare fatti affettivi e motivazionali, allora la cosa è complicatissima da realizzare con test e prove scritte;
·      nelle definizioni “deboli”, invece, non escludo che si possa fare (credo che uno dei capostipiti delle definizioni deboli sia il belga Xavier Roegiers).
Negli anni fine ‘90 si formò in Svizzera una super commissione mondiale per studiare la definizione di competenza; ne vennero fuori mille, a volte anche assai diverse tra loro; non credo onestamente che si possa giungere, per ora, ad una definizione che accontenti tutti.
Dunque, per concludere:
·      vi sono definizioni di competenza che non permettono una valutazione con test;
·      ve ne sono altre per le quali ammetto che si possa misurare qualcosa con test.
Ci sono miriadi di articoli ed anche libri su questo scottante tema...

3 commenti:

massi.gian ha detto...

A mio parere, caro professore, Lei è troppo diplomatico a prendersela con questi Scolastici che pretendono (ancora) di misurare il peso (la massa) dell' anima con la cosiddetta docimologia - la falsa scienza che Lei ha molto bene analizzato e spiegato nel suo ultimo libro "Chi sono i nemici della Scienza?". Occorre dire chiaro che i veri responsabili (anzi: colpevoli)sono i politici ignoranti e semianalfabeti che li pagano a spese dei contribuenti. Del resto, secondo i sani concetti dell' organizzazione delle attività umane (istituita sembra da Mosè), l' operato di un consulente è irresponsabile per definizione.
La saluto cordialmente,
Gianfranco Massi

Giorgio Israel ha detto...

Non è che sono diplomatico, è che sono meno ottimista di lei. Sarebbe bello che fosse evidente che la docimologia è una falsa scienza, ecc, ecc. Purtroppo esistono fior di cattedre e un esercito di docenti che si occupano vita natural durante di queste cose ed hanno dei capi illustri, come Tullio De Mauro, gran patron della docimologia. Vai a parlare male di De Mauro... Basta poco per essere intimiditi da questi soloni. E perché mai un politico dovrebbe considerare evidente che la docimologia è una cialtronata? Perciò è necessario fare quello che dovrebbe essere superfluo e cioè combattere una battaglia culturale senza quartiere per smascherare la nullità di questi metodi.

massi.gian ha detto...

Caro professore, resto dell' opinione che lei, vedendo e vivendo il disfacimento scolastico da dentro le aule sia portato a sottovalutare l' aspetto politico che invece, secondo me è il solo che conta. Certo, è necessaria una rivoluzione culturale le cui dimensioni sono di ordine continentale. E' un problema che ha molte analogie con quello che ha indotto Giuliano Ferrara a portare la cultura del concepimento nell' agone politico. Altrimenti non ci sarà nessuna via di scampo per le future generazioni, le quali si formano con la guida del Grande Fratello. Occorre che chi riceve l' illuminazione e il carisma profetico vada nelle piazze dove si raccolgono le folle.
Gianfranco Massi