lunedì 8 settembre 2008

Questa è la scuola elementare "migliore del mondo"

Di lettere come questa ne ricevo parecchie, ma poche come questa descrivono in modo così pregnante i nodi che stanno strangolando la nostra scuola. Non credo che vi sia bisogno di ulteriori commenti da parte mia. Trasmetto la lettera omettendo la firma, lasciando all’autrice la libertà di renderla nota.
Cosa rispondere alla domanda sul “che fare”? Soltanto che non bisogna mollare a nessun costo. Ne va del futuro dei nostri figli e del nostro paese. Bisogna far sentire alta la richiesta di un cambiamento radicale che spazzi via tutto il ciarpame ideologico che affligge la scuola. E occorre ricordare che è grazie a insegnanti come questi – cui ciascuno sarebbe felice di poter affidare i propri figli – che la barca sfondata della nostra scuola riesce ancora a non andare del tutto a picco.
Giorgio Israel


Caro professore,
ho 35 anni e insegno italiano, storia, geografia (...eccetera) in una scuola primaria
Con grande interesse seguo i suoi interventi e ho da poco terminato la lettura dell’ultimo libro che ha scritto: “Chi sono i nemici della scienza”. Condivido con entusiasmo le sue posizioni nel denunciare senza mezzi termini la desolante verità sulla crisi del sistema scolastico e di quello universitario. Quando la leggo posso pensare che non sono pazza, mentre sembra sciogliersi la sensazione di essere stretta da un laccio al collo.
Il fatto è che io non riesco ad adattarmi facilmente, non mi trovo dentro questa situazione, come non si troverebbe un uomo dalla grossa taglia nel vestito di un bambino. Il mio lavoro mi appassiona: l’ho desiderato dall’età di otto anni. Entro in classe con il desiderio di consegnare un prezioso testamento ai miei alunni. Lasciare ai bambini gli strumenti per entrare nella realtà, iniziarli alla conoscenza del nostro mondo è un privilegio che amo chiamare grazia.
Pertanto, quando entro in aula vorrei dedicare il tempo concessomi a farli lavorare sulle cartine geografiche, a raccontare loro i fatti attorno ai quali si è intessuta la nostra storia, a farli esercitare fino alla noia perché imparino a coniugare i verbi, a mettere l’accento e l’apostrofo al posto giusto; vorrei farli appassionare alla lettura. Io ci provo in ogni modo, con ogni mezzo ed escamotage, ma in questa impresa sono ostacolata su ogni fronte:
- La pianificazione: dobbiamo perdere un tempo indefinito a pianificare le attività didattiche riempiendo i registri di obiettivi tanto altisonanti e numerosi quanto vaghi, vuoti e incomprensibili, corredati da dettagliate e improbabili attività per realizzarli seguendo i soliti metodi non repressivi - antitrasmissivi.
- I libri di testo: nei libri di testo, peraltro tutti sostanzialmente identici, la scelta dei brani, la loro stessa organizzazione, le proposte operative presentate a fondo pagina ruotano intorno all’unico tipo di lavoro contemplato: vivisezionare la lettura e operarci sopra una pedante e noiosissima analisi testuale.
- I corsi di aggiornamento: tutti immancabilmente incentrati sui metodi dell’autoapprendimento, oppure su ciò che non c’entra assolutamente nulla con la professione insegnante (sicurezza, prevenzione incendi, primo soccorso, privacy...).
- I colleghi: si dividono tra quelli che ti osteggiano a spada tratta e quelli che ti suggeriscono di lasciar stare per non rovinare il clima di pace raggiunto e non far ricadere anche su di loro le ire della preside
- Gli alunni e la loro preoccupante diffusissima maleducazione (speriamo che il voto in condotta e le sanzioni disciplinari servano ad arginare il degrado morale che affligge le scuole!).
- La porta... sì anche la porta dell’aula che con il suo continuo “toc toc” interrompe continuamente la lezione rompendo il miracolo dell’attenzione e del silenzio a fatica conquistati: una circolare da firmare, la collega delle medie che ti contatta per il progetto continuità, l’esperto di musica che piomba in classe e porta via tutti per il progetto “voce che canta”, l’esperto di teatro che arriva poco dopo per il progetto “voce che parla”, la psicologa che si presenta con il sorriso beota sulla faccia pensando di risolvere con esilaranti giochini la piaga del bullismo. (...eccetera... Tutto condito di un clima di ansia e disorientamento).
- Le feste: le peggiori nemiche della scuola. La visibilità (balli, canti, mostre fotografiche, cartelloni e realizzazioni pseudoartistiche) è l’imperativo categorico che accomuna tutti i fumosi, disparati e frammentari “progetti didattici” che riempiono il POF e alla cui elaborazione viene immolato gran parte del tempo dei nostri maledetti incontri collegiali.
Mi sembra che il messaggio sia chiaro: mi è concesso di fare tutto (animatore, ballerino, artista, vigile del fuoco, agente della sicurezza, crocerossina, occultatore dell’ignoranza degli alunni), tutto tranne l’insegnante.
Vengo al dunque perché in realtà lei queste cose le sa già alla perfezione. Quello che volevo dirle, chiedendole aiuto, è questo: la libertà di pensiero e di parola non possono togliermela, io me la prendo pur suscitando il solito vespaio, pur attirandomi numerose inimicizie. Ma quando si va al dunque ho le mani legate e le spalle al muro: le funzioni obiettivo, i corsi di aggiornamento, i progetti “continuità”, “gusti e sapori”, “voce che canta”, “voce che parla”, quelli me li affibbiano ugualmente! E non posso in alcun modo rifiutare. Se ne rifiuto uno, me ne assegnano col potere un altro e un altro ancora.
Allora secondo lei cosa può fare una povera maestra che è costretta a vivere in uno stato di frustrante alienazione? Cosa si può fare per contrastare concretamente un sistema al collasso che porterà al suicidio la nostra civiltà?
(Libero, 7 settembre 2008)

11 commenti:

coccinella ha detto...

... continuare a "entrare in classe con il desiderio di consegnare un prezioso testamento agli alunni", sperando che questo messaggio sia colto e finalmente riconosciuto da chi legifera e ci deve lasciare esercitare la nostra professione con l'impegno e l'amore di chi vi ha creduto dal primo momento. Anch'io cerco di selezionare le adesioni ai progetti e quelli che ho proposto io stessa mi sono stati dettati da un fine preciso: quello di insegnare realmente qualcosa, cercando di coinvolgere i ragazzi in un'atmosfera di serena responsabilità. Sarà la dedizione di noi insegnanti ad una reale didattica efficace e concreta a far crescere i nostri alunni in tutte le caratteristiche della loro personalità. Speriamo che la scuola si sfoltisca degli aspetti che l'hanno allontanata dal suo vero senso e che rimanga quello che di buono c'è stato come, per conto mio, la partecipazione attiva dei ragazzi.
Credo che gli insegnanti più appassionati al loro lavoro non abbiano, comunque, recato danni, né causato alcun "disastro".
M. L. Necchi, insegnante di scuola secondaria.

Pietro Pagliardini ha detto...

Sono un genitore amareggiato quanto lei perchè mia figlia frequenterà la 3° media (la chiamo ancora così) che è l'esatta copia di ciò che lei ha descritto. Io protesto, scrivo lettere alla Preside, unico in una classe di 27 alunni e 54 genitori. O meglio, ogni tanto uno di essi mi appoggia ma solo per motivi spudoratamente politici e questo insospettisce ancora di più gli altri. Che fare non lo so perchè non è piacevole passare continuamente per matti, rompiscatole, attaccabrighe, tignosi ma non vedo alternative.
Ripongo grande fiducia nel Ministro Gelmini anche se temo che:
1)sia abbastanza sola perchè la scuola non interessa quasi a nessuno;
2)non so fino a che punto anch'essa sia consapevole di quanto i progetti siano la rovina della scuola e di quanto ormai la scuola sia occupata dalla società (sindacati, associazioni, cooperative, corsi di aggiornamento, teatranti, nani e ballerine).
Nonostante ciò le poche novità introdotte, anche se alcune simboliche, sono un segnale che può portare qualche frutto. Sempre che non glielo facciano rimangiare.
Io credo che non tutti i genitori siano soddisfatti di questo andazzo ma, mi dispiace dirlo, alle riunioni si presentano quasi esclusivamente mamme le quali sono, prevalentemente, preoccupate che i propri figli non subiscano stress. In queste condizioni la riforma, anzi la rivoluzione, non partirà certo dalla base e quindi si torna al Ministro e agli insegnanti.
Tenga duro, finchè può
Pietro Pagliardini

Barbara ha detto...

Sono l'autrice della lettera scritta al professor Giorgio Israel. Vorrei innanzitutto ringraziare il signor Pietro Pagliardini per l'incoraggiamento e dirgli cosa ne penso dei genitori. Credo che molti di loro non si rendano conto di quello che sta accadendo, perché sono immersi in un tipo di società "estetica", risucchiata dalle apparenze. Abbagliati dalla scenografia di ciò che salta agli occhi, non riescono a giudicare e a vederci chiaro. Così sembra a molti che la scuola che rigurgita cartelloni, esperti, manifestazioni, dove si suona il flauto, si canta e si balla, offra di più. Questo accade perché siamo abituati alla quantità, o meglio al consumo di una grande quantità di cose, ma non siamo più capaci di giudicarle...Ce ne manca il senso. (A questo proposito mi permetto di suggerire la lettura di una mia riflessione pubblicata sul sito www.magdiallam.it nella sezione riguardante l'emergenza educativa).
Comunque ad un certo punto la verità viene fuori e tutti se ne meravigliano cadendo dalle nuvole. Qualche settimana fa ero al ristorante e ho sentito dei signori ironizzare su una loro giovane parente promossa senza debiti ma convinta che Como si trovi in Sicilia.
Se tutti i genitori facessero come lei, signor Pietro, se si ribellassero in massa contro questo sistema scolastico criminale, molte cose cambierebbero. Ma la situazione di degrado morale e culturale a cui assistiamo non scuoterà le coscienze finché non ci decideremo a recuperare noi stessi, la nostra identità. Così siamo un popolo di sbandati, non siamo più neanche un popolo.
Grazie. Teniamo alto l'attaccamento alla verità. Barbara Marcolini.

Alessandro ha detto...

Estrapolazione di un articolo ANSA (recuperabile qui).

I grassetti sono miei:

C'é unità d'intenti anche con il corpo docente della scuola: "Metteremo in atto un'occupazione: dormiremo qui anche con alcuni genitori - afferma Patrizia Zucchetta che alla Masih insegna in una classe di terza -. Faremo di tutto contro questi decreti: maestro unico vuol dire inchiodare i ragazzi ad una scuola anacronistica. Non sarà più possibile garantire ai piccoli lezioni di informatica o, ad esempio, corsi di ceramica".

Beh... io spero sinceramente stesse scherzando!!! Il problema è non poter fare i corsi di ceramica???
Ma stiamo scherzando?!?!?

W LA SCUOLA ANACRONISTICA!!!

Lucio ha detto...

Lo sfascio della scuola italiana e' sotto gli occhi di tutti. E' uno sfascio a tutti i livelli, dalla scuola materna all'universita'. Il post ed i commenti che lo accompagnano mostrano semplicemente alcuni aspetti legati alle esperienze di coloro che li hanno scritti. Ed esperienze del genere, magari molto peggiori, le abbiamo tutti, ogni giorno, sia come genitori che come docenti.

Anche se le riflessioni sarebbero tante, vorrei dire solo due cose (almeno per ora):
- la "burocratizzazione" della scuola primaria e' in realta' parte di un fenomeno molto piu' generale, che investe tutta la societa' italiana, dalle iniziative private (si confronti il tempo e la quantita' di documenti che occorrono per aprire un'attivita' in Italia rispetto, ad esempio, all'Inghilterra o agli Stati Uniti), alla classe medica, ai docenti universitari (di cui faccio parte; e' piu' probabile che si venga puniti per un errore di compilazione di un verbale d'esame che per assenza di produzione scientifica) e quant'altro;
- se si vuole rialzare un paese in declino (ahime', come il nostro), la prima cosa da fare e' di INVESTIRE nella scuola, a tutti i livelli, e nella ricerca, potenziando l'innovazione scientifica e tecnologica (in senso generale; penso principalmente alla matematica ed alle altre scienze, ma anche alla valorizzazione del patrimonio umanistico che un paese come il nostro puo' vantare). Bisogna incentivare gli insegnanti, dai maestri delle materne fino ai docenti universitari. Invece che si fa qui da noi? Si tagliano risorse umane e materiali, dalla materna alle universita'. Si tagliano i fondi di funzionamento, si riduce ad 1/5 (non DI 1/5, ma AD 1/5) il turnover universitario dovuto ai pensionamenti, si taglia l'orario scolastico della materna (vedi l'ultima proposta ...) e delle elementari; si tagliano posti di personale docente , ecc. ecc.
Mi dispiace dirlo e ricordarlo, ma fino a che non portiamo questo paese ALMENO al livello della media europea riguardo ai finanziamenti ed alle risorse riposte nel sistema educativo statale, dalla materna alle universita', non si uscira' dal tunnel. Ed i motivi per ispirare lettere e commenti come quelle riportate qui sopra non mancheranno mai. Intendiamoci: quello delle risorse sarebbe un punto di partenza, una base su cui costruire la scuola ed il sistema-paese. Poi, ci vorranno tante altre cose, si capisce. Ma ai blocchi di partenza noi ancora non ci siamo.

Lucio Demeio

Alessandro ha detto...

Gentile Prof. Demeio,
pur essendo sostanzialmente d'accordo con la necessità di aumentare i fondi per la scuola, vorrei però poter godere della certezza che i fondi investiti vadano in:
- ammodernamento di strutture e mezzi
- formazione dei docenti
- informatizzazione (ebbene si, uso questa parola "maledetta") del sistema burocratico scolastico

e magari che i fondi non finiscano in laboratori di ceramica...

D'altronde però parlo da profano, mi sono laureato da un anno.

Giorgio Israel ha detto...

Non sono per niente d'accordo che le risorse economiche siano un a priori a prescindere. L'Alitalia insegna... Occorre vedere come si spende. La scuola primaria italiana è avanti nelle classifiche perché si avvale di risorse molto superiori alla media Ocse, ma i rendimenti non sono per niente buoni. In genere, tutto il settore dell'istruzione è afflitto da uno sperpero di denaro allucinante. A che giova immettere altri fondi perché finiscano nel pozzo nero dei POF con le proposte più sconsiderate? Che senso ha far finta che 1.300.000 docenti sono un numero da capogiro rispetto ad altri paesi che ottengono risultati migliori con meno risorse?

Lucio ha detto...

Sono d'accordo, non basta spendere, bisogna spendere bene. Ma per spendere bene bisogna spendere, o sbaglio?
Il mio discorso sulle risorse era effettivamente diretto piu' all'universita' ed alla ricerca che ad altro, e mi pare che qui ci sia ben poco da obiettare (i dati parlano chiaro: siamo il paese occidentale che investe di meno sulla ricerca e sull'universita'). Tornando alla scuola dell'obbligo, il Prof. Israel (tanto sul suo blog quanto in vari interventi pubblici e discussioni che ho avuto modo di vedere e di leggere) pone l'accento sull'importanza dei contenuti (cosa si insegna) rispetto all'aspetto didattico-pedagogico (come si insegna). Questo e' sicuramente un aspetto molto importante che merita un'ampia discussione, sui blog e soprattutto nella societa'. Mi sembra pero' che gli interventi piu' urgenti sulla scuola italiana siano piuttosto di tipo strutturale. E' tutta la struttura scolastica, il come e' articolata nelle sue varie fasi, che deve cambiare e mettersi al passo con i cambiamenti nella societa'. Quando io frequentavo le elementari, ormai quasi cinquant'anni fa, la scuola materna era gestita interamente dalle suore, la scuola elementare prevedeva quattro ore di lezione (mattino o pomeriggio, spesso a settimane alterne - grembiule obbligatorio) e le mamme stavano a casa. Questo modello non e' piu' proponibile; oggi molte mamme lavorano (ed anche qui siamo ancora in coda alle statistiche europee) e lavoreranno sempre di piu'; c'e' innanzitutto bisogno di potenziare le scuole a tempo pieno, che oggi esistono solo in poche zone del paese e spesso non funzionano a dovere. Nelle scuole scandinave o anglosassoni il tempo pieno e' la regola, si fanno
lezioni al mattino, attivita' "di sostegno" o ricreative nel pomeriggio, ci sono spazi per studiare, biblioteche fornitissime e personale docente a disposizione a tempo pieno. E' un modello che ho visto anche negli Stati Uniti e persino nel Sudafrica.
Siamo molto lontani da questo modello, e per arrivarci bisogna investire risorse!
Un altro punto importante e' la stabilizzazione dei docenti. Io ho fatto le elementari con il maestro unico, ma in cinque anni ne ho cambiati ben quattro, con tanti saluti ai contenuti ed alla didattica. Il maestro unico e' oggi improponibile anche perche', se la stessa persona puo' (ma non dovrebbe ...) insegnare italiano storia e matematica, spesso non puo' insegnare inglese o informatica. Ma anche: con quale dedizione ed entusiasmo puo' lavorare un insegnante quando non sa se l'anno successivo sara' ancora con la stessa classe o, addirittura, se non sara' disoccupato? Il prof. Israel questo lo sa bene, perche' sta succedendo pari pari nelle universita', anche se per ragioni solo in parte simili.
Ecco, a me sembra che il lavoro da fare sia, almeno inizialmente, lungo queste linee, piuttosto che sulla questione contenuti vs. didattica. Sono d'accordo che le migliori strutture non possono sopperire alla peggior didattica, ma spesso fungono da stimolo ed incentivo a lavorare meglio (i docenti) ed a studiare meglio (i discepoli).

Cordialmente,
Lucio Demeio.

Giorgio Israel ha detto...

Bene, anche sull'università c'è da obiettare. Se soltanto si tagliassero drasticamente le voci di rappresentanza, feste, estati con cinema, wine bar e altre amenità - voci che sono sistematicamente in aumento, rispetto alle altre in diminuzione - non se ne ricaverebbe poca cosa. Perché mai un'univeristà in deficit clamoroso deve spendere somme esorbitanti per cambiare un antico e bel "logo" in uno nuovo e orrendo?
Ma lasciamo perdere. Ammettiamo pure che qui non si sciala.
Per la scuola è diverso. Le risorse ci sono. La scuola elementare viene collocata avanti proprio per le risorse investite. Troppi insegnanti e mal pagati.
E quante risorse si spendono per la miriade di baggianate proposte nei POF? Ha letto la lettera della maestra qui riportata? Ma perché quando si spiegano certe situazioni non se ne prende atto e si ricomincia sempre a discutere ignorando gli argomenti altrui? Per ampliare il tempo pieno basterebbe abolire certi ridicoli corsi di ballo o ceramica o i corsi di "musica" (si fa per dire) Yamaha. Lei è al corrente? Ha mai visto come funzionano le scuole?
Sulla stabilizzazione siamo totalmente d'accordo, a patto di lasciar fare i concorsi o comunque valutazioni e non procedere nella solita sciagurata pratica dell'assunzione per diritti di precariato. Il sindacato ha responsabilità quarantennali colossali al riguardo.
Quanto ai contenuti, debbo dire che anche qui è disperante. Ma come si può sottovalutare come un problema accessorio come e cosa si insegna? Alla fin fine se mi costringono a insegnare (e apprendere...) certe cose sarebbe meglio che la scuola non ci fosse. Non bastano montagne di quattrini a supplire a una didattica schifosa. Viceversa, in India hanno una scuola che funziona molto meglio con meno risorse. È proprio una questione di contenuti. Ho fatto esempi e esempi dello scempio didattico. A lei non interessano. Ma perché - lo dico molto amichevolmente - tanto conformismo?

Barbara ha detto...

Bene, anche sull'università c'è da obiettare. Se soltanto si tagliassero drasticamente le voci di rappresentanza, feste, estati con cinema, wine bar e altre amenità - voci che sono sistematicamente in aumento, rispetto alle altre in diminuzione - non se ne ricaverebbe poca cosa. Perché mai un'univeristà in deficit clamoroso deve spendere somme esorbitanti per cambiare un antico e bel "logo" in uno nuovo e orrendo?
Ma lasciamo perdere. Ammettiamo pure che qui non si sciala.
Per la scuola è diverso. Le risorse ci sono. La scuola elementare viene collocata avanti proprio per le risorse investite. Troppi insegnanti e mal pagati.
E quante risorse si spendono per la miriade di baggianate proposte nei POF? Ha letto la lettera della maestra qui riportata? Ma perché quando si spiegano certe situazioni non se ne prende atto e si ricomincia sempre a discutere ignorando gli argomenti altrui? Per ampliare il tempo pieno basterebbe abolire certi ridicoli corsi di ballo o ceramica o i corsi di "musica" (si fa per dire) Yamaha. Lei è al corrente? Ha mai visto come funzionano le scuole?
Sulla stabilizzazione siamo totalmente d'accordo, a patto di lasciar fare i concorsi o comunque valutazioni e non procedere nella solita sciagurata pratica dell'assunzione per diritti di precariato. Il sindacato ha responsabilità quarantennali colossali al riguardo.
Quanto ai contenuti, debbo dire che anche qui è disperante. Ma come si può sottovalutare come un problema accessorio come e cosa si insegna? Alla fin fine se mi costringono a insegnare (e apprendere...) certe cose sarebbe meglio che la scuola non ci fosse. Non bastano montagne di quattrini a supplire a una didattica schifosa. Viceversa, in India hanno una scuola che funziona molto meglio con meno risorse. È proprio una questione di contenuti. Ho fatto esempi e esempi dello scempio didattico. A lei non interessano. Ma perché - lo dico molto amichevolmente - tanto conformismo?

Ha visto, professore? Ha visto che casino? Pare di diventare matti in mezzo a questo mare di menzogne erette a baluardo ideologico! Oggi ho sentito dire, da chi si è lamentato e si lamenta del disastro che è il sistema scolastico, dei testi che sono tutti identicamente vuoti, degli obiettivi che non si capiscono neanche, dei progetti che ci sconvolgono le mattinate, oggi tutt’ad un tratto ho sentito dire da queste stesse persone che la scuola primaria italiana è ottima, invidiabile, da difendere. Sì, forse ci deve essere una riforma, ma che vada avanti, non indietro! (Rieccoci, siamo alle solite). Come se andare avanti fosse comunque sinonimo di progresso. Ma se uno va avanti, ad esempio, nel tunnel della droga, deve continuare a drogarsi per uscirne?
E questo non è niente! Ho sentito anche un’altra affermazione che mi ha fatto un male terribile, perché ha messo il dito nella piaga sanguinante: la scuola non può più insegnare a leggere, scrivere, contare, non può più “limitarsi” ad insegnare storia e geografia, perché ormai la generazione nuova è diversa, non vuole più leggere, non vuole saperne di conoscere cose che appartengono al passato, che puzzano di vecchio. La nuova generazione ha una mente di tipo informatico, ha bisogno di tanti imput, deve passare da un’informazione ad un’altra; e poi è abituata a stare davanti alla televisione, a bersi tutto quello che gli viene propinato; sono figli di Maria de Filippi! Non ci possiamo fare niente!
Ah, benissimo!!! Ergo, in quanto sistema educativo, noi che facciamo? Nella totale incoscienza noi seguiamo la scia, ci mettiamo sulla stessa lunghezza d’onda, come i genitori che vogliono fare gli amici dei figli invece di ricoprire il loro santissimo ruolo!!!
Ma cacchio, gente, cosa diavolo siamo diventati? Un popolo con un passato così glorioso si è trasformato un popolo di idioti.
...E intanto Ahmadinejiad se la ride, prepara la sua bella bomba atomica, comincia da Israele che si deve subire sempre tutto per primo, e poi, cari miei, bando alle illusioni, sarà il nostro turno. Siamo terra di conquista, ce ne rendiamo conto o no? E come cavolo difenderemo la civiltà della vita, della democrazia, della libertà? Con Maria de Filippi, un festival o una mostra di ceramica?

Lucio ha detto...


Bene, anche sull'università c'è da obiettare. Se soltanto si tagliassero drasticamente le voci di rappresentanza, feste, estati con cinema, wine bar e altre amenità - voci che sono sistematicamente in aumento, rispetto alle altre in diminuzione - non se ne ricaverebbe poca cosa.

Sono molto contento che lei viva in un'universita' dove si fanno tutti questi bagordi. Qui semplicemente si studia e si lavora, ma facciamo subito cambio!
Ma come si puo' pensare che tagliando le spese di rappresentanza si possa portare lo stipendio dei ricercatori italiani ai livelli dei loro colleghi europei, americani o giapponesi? O di assicurare ai vari gruppi di ricerca delle discipline scientifiche i fondi necessari per spostarsi, presentare i loro lavori alle conferenze, assumere forze fresche, rinnovare il loro equipaggiamento elettronico, ecc., ecc.?
Conosco personalmente la situazione di un gruppo di fisica teorica, all'avanguardia mondiale nello studio dei semiconduttori, fino a qualche anno fa potevano contare sui contributi dell'INFM, ora non hanno neanche i quattrini per la manutenzione delle fotocopiatrici, per non parlare delle conferenze. E, ripeto, si tratta di gente famosa, riconosciuta come leader in quel campo a livello internazionale. Ed e' solo un esempio, chissa' quanti ce ne sono, li' a subire i tagli governativi nel settore. Chiudiamo qualche wine bar e li facciamo contenti? Suvvia! Ci vogliamo chiedere perche' i nostri ricercatori migliori vanno all'estero? Dopo la consolante constatazione che all'estero si fanno apprezzare, vogliamo anche chiederci perche' se ne sono andati? E' vero o non e' vero che, se avessero trovato condizioni migliori qui da noi, sarebbero rimasti in Italia?


Quanto ai contenuti, debbo dire che anche qui è disperante. Ma come si può sottovalutare come un problema accessorio come e cosa si insegna?

Ma perche' mi mette in bocca cose che non ho detto? Certo che questo NON e' un problema accessorio! Ho semplicemente detto che vedo come piu' urgenti i problemi strutturali cui accennavo, ma ne rimangono sicuramente altri che non sono accessori. Forse sbaglio, ma mi sembra che si tenda a confrontare la scuola attuale con quella di quarant'anni fa (la nostra !!), il che non e' corretto, il confronto da fare e' tra la scuola italiana di adesso e la scuola di adesso nei cosiddetti paesi civilizzati. Mi dispiace un po' che lei questo lo chiami conformismo ...

Cordialmente,
Lucio Demeio.