lunedì 22 giugno 2009

Calma ragazzi...

A forza di circolare questa vignetta è arrivata a me:



Si può capire l'agitazione ma mi sembra che qui si rendano troppi onori. Nessuno potrà obiettare al fatto che il ministro Gelmini venga paragonato a Mosé ma confesso che neppure nei miei sogni più segreti ho pensato che io e la mia commissione potessimo essere paragonati al Signore... Insomma, siamo tutti tronfi come pavoni... Però, santo cielo, qui si fa un po' di confusione. Le tavole della Legge sono state consegnate sul Sinai e non dopo l'attraversamento del Mar Rosso. Se poi uno vuol identificare le SSIS, la CGIL scuola e i precari con l'esercito egiziano all'inseguimento degli ebrei con l'obbiettivo di trucidarli tutti... libero lui... ognuno si trova i confronti che più gli aggradano. Ma mi pare alquanto autodenigratorio, che diamine...
Soprattutto, permettete, c'è un'imperdonabile cantonata: queste non sono le nuove regole del RECLUTAMENTO me le nuove regole della FORMAZIONE. Per cui, cari precari, non vi fate sempre vittime di qualsiasi cosa si dica e si faccia.
Comunque la vignetta è molto carina.
In bocca al lupo col regolamento, e vedrete che resteremo tutti all'asciutto!

32 commenti:

Nautilus ha detto...

"Corriere" di oggi:

"In bacheca vanno i voti ai professori

Al liceo classico Berchet di Milano gli studenti danno i voti ai professori. E il preside ha detto sì all’iniziativa di esporre, accanto ai tabelloni dei risultati degli studenti, anche quelli dei docenti. Che in qualche caso sono risultati «bocciati»"

Però, qualcosa si muove.

Luigi Sammartino ha detto...

Ma ormai siamo tutti precari, anche quelli che hanno un contratto a tempo indeterminato. Se un'azienda non ha lavoro da darti e va in crisi non sarà certo quel contratto che ti salverà. Fino ad alcuni anni fa, avere un contratto permanente qualcosa ti dava in effetti. Ma oramai anche questo non vale più.

In quel mare in burrasca rappresentato dal disegno ci siamo un po' tutti, non solo gli insegnanti. E questo da ben prima che arrivasse la crisi economica.

vanni ha detto...

L'idea del voto ai professori, oltre che lecita, mi pare pure ovvia, probabilmente feconda se realizzata in modo proprio e degno (ma non c'era un tempo? ottimo valente... non c'è più?). Se dovesse invece figliare il caso grottesco e malsano citato dal Corriere, ci sarà da pensare che dentro le teste deboli il turbine pernicioso della confusione talvolta dorme, ma alberga sempre e ritorna e ritorna e ritorna.
Per parte sua il Ministro potrebbe dare il voto al preside? Anche subito.

Nautilus ha detto...

Personalmente (l'ho già sostenuto) ritengo che la valutazione espressa dai ragazzi sui propri insegnanti sia di gran lunga la più precisa e affidabile rispetto a qualunque altra. Fra l'altro sul Corriere si legge che i giudizi negativi sono accompagnati da motivazioni dettagliate e pertinenti.
Ancora dal mio punto di vista preferirei farmi valutare dai miei studenti che dal preside o peggio ancora da una commissione esterna.
Commissioni di valutazione le ho affrontate all'inizio della carriera e Dio ce ne scampi e liberi.
Il preside è meglio della commissione però avrebbe un potere ricattatorio nei confronti del corpo docente e, tutto sommato, i ragazzi son molto più onesti e obiettivi. E sono tanti, più difficile che sbaglino in massa.
A fronte del vantaggio di ottenere una vera valutazione onesta e precisa c'è però il grave svantaggio della ripercussione psicologica sull'insegnante giudicato dai propri allievi: già il mestiere è difficile e pesante, figuriamoci farlo con questa spada di Damocle sulla testa.
Forse una strada potrebbe essere un mix di metodi: alla fine un profilo non troppo lontano dalla realtà dovrebbe venirne fuori, senza mettere nelle mani di una sola componente scolastica troppo potere nei confronti del docente.
Nello stesso articolo comunque si dice che negli USA, patria della meritocrazia, il reclutamento passa per le preferenze degli studenti.
Vale la pena ascoltare un rappresentante deli studenti del Berchet:
"Noi non abbiamo mai preteso di essere in grado di giudicare i nostri prof come loro giudicano noi. Non abbiamo mai parlato di bocciatura di un prof fra di noi,leggo questa parola per la prima volta sul giornale. L'unico vero fine era quello di comunicare ai professori,per via anonima,quello che noi pensavamo del loro modo di insegnare.Senza alcuna pretesa. Abbiamo motivato per iscritto ogni insufficienza a ogni professore. Non abbiamo mai voluto che un prof venisse giudicato dall'opinione pubblica in base alle nostre valutazioni"

Non lo vogliono ma è inevitabile succeda, questo è il guaio.
Ancora:
"Tutti i professori che si sono resi disponibili ad ascoltare le forme e i modi di questa iniziativa sono stati entusiasti. Invito tutti a riflettere su quale sia l'effettiva realtà dietro a questa iniziativa prima di giudicarla, nel bene e nel male."

vanni ha detto...

Egregio Nautilus, forse le mie parole non hanno tradotto bene il mio pensiero: sono piuttosto d'accordo con il voto ai docenti e con quanto Lei dice. Ciò che non mi va giù è il modo di procedere rozzo soggettivo irrituale e frettoloso del preside, che mi fa ricordare – con le dovute proporzioni – procedimenti sommari popolari al tempo in Cina. Peraltro – me ne scuso – non ho letto l'articolo e mi sono limitato a quando ho dedotto dal suo primo commento.

agapetòs ha detto...

Segnalo questo commento di Isabella Bossi Fedrigotti.

Luigi Sammartino ha detto...

Sono contrario anch'io al voto dato ai professori. Se un professore è un incapace oppure uno che si comporta scorrettamente, lo si può segnalare al preside. Se poi il preside non prende alcun provvedimento qui la cosa si fa più complicata. Ma questo tipo di iniziative non vedo quale apporto possono dare, se non che un docente, magari bravo, venga pure sbeffeggiato pubblicamente.

Io starei attento a dare ai ragazzi un'arma che è più grande della loro maturità. E qui potrei narrare la mia esperienza di studente. Io ho avuto infatti degli insegnanti che ancora oggi penso che siano stati per me una benedizione dal cielo. Ma mentre io li veneravo, molti dei miei compagni di scuola, invece, ne parlavano assolutamente male.

Ricordo addirittura con molta stima e affetto il mio professore di religione. Se mi avvicinai con passione allo studio della storia delle religioni lo dovetti proprio a lui. Grazie alle sue spiegazioni storiche mi ampliò la mente in un modo eccezionale. Passavo interi pomeriggi leggendo i libri che mi consigliava lui: da quelli sullo gnosticismo a quelli che trattavano i temi legati alla riforma protestante. E anche in tal caso l'opinione della maggior parte dei miei compagni di scuola era assolutamente negativa, fino ad arrivare addirittura all'insulto e alla denigrazione.

Lo studente ha il diritto di avere un insegnante bravo e preparato, ma questo tipo di iniziative, secondo me, non danno nessuno contributo, e anzi rasentano la farsa.

Nautilus ha detto...

Ciao Vanni
queste sono le parole del preside:
«questo lavoro è frutto di un dialogo serrato che si è svolto per tutto l' anno tra docenti e ragazzi. Il clima che si è instaurato è molto positivo, tutti si sono dati da fare per dare il loro meglio»
E'tutto abbastanza sorprendente secondo me, ma non negativo a priori.
L'articolo comunque, anche con i pareri discordi, è qui:
http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/24/Gli_studenti_danno_voti_prof_co_9_090624029.shtml

Salve Luigi
sono da tutta la vita nella scuola e non ho mai visto risultati dalla segnalazione al preside dell'incapacità di un professore: al massimo gli viene cambiata classe ogni anno per diluire il danno nella massa e tacitare le famiglie.

Sull'esempio che lei fa dell'insegnante di religione: è capitato anche a me di avere insegnanti competenti ed entusiasti ma incapaci di sollevare lo stesso interesse nei propri alunni, se l'opinione della maggioranza era assolutamente negativa e si arrivava all'insulto e alla denigrazione, forse bisogna constatare che probabilmente si trattava di una persona ammirevole ma scarsa delle diverse doti che deve avere un buon docente. Per limitarci a una: la capacità di mantenere la disciplina, senza la quale ogni sforzo è inutile.
Purtroppo fare l'insegnante è difficile, questo è il problema di fondo.

Giorgio Israel ha detto...

Non sono per niente d'accordo con la tesi che gli studenti siano in grado di giudicare i docenti.
Sia ben chiaro. Ritengo che i giudizi, le richieste, le critiche e quant'altro degli studenti siano da tenere nella massima considerazione e che gli insegnanti che non si preoccupano di ascoltarle e di raccoglierle sono dei cattivi insegnanti. Perché da queste osservazioni e critiche si raccolgono importantissimi elementi per aggiustare la didattica e renderla efficace, capire cosa non va, trovare una sintonia, ecc. ecc. Anche quando sono sbagliate, anzi soprattutto in quei casi. Perché sono comunque un sintomo che però va analizzato, non preso per oro colato. È un dovere del singolo insegnante, e degli organi didattici, scolastici o universitari che siano ascoltare e fare queste analisi.
Ma di qui non deriva che quelle critiche, osservazioni o richieste configurino un giudizio tale da essere preso in considerazione come tale. Uno studente non ha sufficienti conoscenze, non ha esperienza, maturità per emettere un giudizio valido. Chiedere a uno studente di dire se ritiene che una certa materia gli potrà essere utile e se una certa metodologia didattica è giusta è soltanto un atto di servilismo pietoso. Non esiste la maturità per rispondere a domande simili prima di aver accumulato una congrua esperienza. Probabilmente la si consegue appena dopo un paio di decenni di insegnamento.
Ho accumulato centinaia e centinaia di schede di valutazione di studenti che confermano questa tesi. Pertanto non concordo neppure un po' con l'idea che i giudizi degli studenti siano precisi e affidabili. Ma scherziamo?! Se penso a quel che capivo io e i miei compagni di università, o di scuola, o i miei figli, mi viene da ridere. E ho accumulato ben altre esperienze che queste personali.
Mettere sullo stesso piano una persona con esperienza e conoscenza a uno che non sa ancora niente e non ha alcuna esperienza di insegnamento è manifestazione di quel disprezzo per le persone adulte e anziane, quel rifiutare che l'età e un passato di lavoro conta qualcosa, che è caratteristico delle società in sfacelo, perché hanno perso il rispetto di se stesse. E in definitiva perché hanno perso anche il senso dei fondamenti della democrazia. Rileggere La Repubblica di Platone, in merito che connette in modo preciso i due aspetti (servilismo degli adulti nei confronti dei giovani e fine della democrazia).
Quanto all'episodio del Berchet, si tratta di un fatto disgustoso, non ci sono altre parole. Come insegnante avrei chiesto il trasferimento da una scuola ridotta a un simile livello. Oltretutto trovo che il sistema della valutazione in anonimato sia doppiamente ignobile perché educa i giovani alla perdita di responsabilità. Troppo comodo smerdare l'insegnante sotto copertura dell'anonimato. Che vergogna... Questa sì costituisce una valutazione di quel preside che ne suggerirebbe il trasferimento in un ruolo di infimo ordine, magari a ripassare pratiche al ministero. Ammesso che non faccia danno anche così. Di certo come bidello della sua scuola non farebbe danni minori che come preside.

ilaria ha detto...

bellissimo commento, prof., concordo e sottoscrivo al 100%. lo ribadisca in qualche sede (giornale) a più ampia diffusione, la prego!

ilaria ha detto...

p.s. sono assolutamente agli antipodi delle sue posizioni politiche, ma, in àmbito scolastico, condivido praticamente tutto quello che lei scrive. qui c'è qualcosa che non quadra...

Giorgio Israel ha detto...

Precisato che io non sono affatto organico a uno schieramento politico, sono d'accordo c'è qualcosa che sembra non quadrare. Cosa? Penso che sembra non quadrare appena uno si mette a pensare con la propria testa. Sono stato comunista da 15 anni ai 35 e da quando ho smesso di esserlo vivo benissimo: talora la penso come quelli di una parte e talora come quelli dell'altra. Le circostanze vogliono che da qualche tempo a questa parte il fronte che ha l'etichetta di progressista sta assumendo la difesa di un gran numero di posizioni conservatrici, retrive, corporative e quant'altro. Che ci si può fare? È così. Le consiglio l'interessantissima lettura dell'intervista di Penati sul Corriere della Sera di oggi. Un unomo di sinistra intelligente che spiega come una sinistra intelligente che decidesse di aprire gli occhi sulla realtà potrebbe tornare a vincere. E a convincere. Ma, se consideriamo la scuola, è evidente che - pur essendovi posizioni sbagliate nel centrodestra, spesso rozzezza culturale, ecc. ecc. - tutte le resistenze più accanite e la difesa dei privilegi peggiori, del conformismo mentale più stantio, ecc. ecc. si stanno accumulando sull'altro fronte. Lo dico con sommo dispiacere. Peraltro, stia certa che - per quel che nulla che conto ma solo per coerenza con me stesso - il giorno che vedessi riemergere certe politiche sulla scuola che non piacciono né a me né a lei le combatterei a oltranza. Difatti, ai tempi della gestione morattiana, delle tre "i" e diquella terribile legge che ci sta ancora di traverso, la pensavo ben diversamente sul centro destra e la scuola. Ma chi erano i consiglieri della Moratti: tutti pedagogisti di sinistra o cattocomunisti; oltretutto in sostanziale continuità con la gestione dei ministri precedenti. Perciò, in fin dei conti, quadra...

ilaria ha detto...

prof., ha ragione, inutile negarlo. mi lasci però aggiungere una picocola osservazione: la mistica del "ricorso" per cui di fronte qualunque cosa non ci aggradi c'è sempre pronto il tentativo di delegittimare la relativa autorità è un portato, secondo me, di quest'ultimo quindicennio (e chi ha orecchie per intendere...). lo sa che per la prima volta da decenni la specializzazione in chirurgia è in sofferenza di allievi? e lo sa perché? per la paura di ricorsi e denunce che la professione comporta. un cordialissimo saluto.

Giorgio Israel ha detto...

Lo so benissimo, perché tra le troppe cose di cui mi occupo c'è anche la medicina... O quantomeno la degenerazione meccanicistica della medicina: sono reduce dall'aver tenuto la relazione introduttiva a un convegno alla Statale di Milano sul tema "Soppravviverà la medicina alla fine della clinica?".
Ma da dove viene la mentalità delle procedure legalizzate e codificate in medicina - da cui derivano le denunce e le cause se uno non ha seguito a menadito i protocolli, ecc. ecc.? Viene dagli Stati Uniti. E l'accettazione è politicamente del tutto trasversale. Anche qui, inutile negarlo. Proprio come, nel caso della scuola: l'"education" e la "comunità educante" tanto care a Berlinguer e a tutti i pedagogisti "progressisti" (e anche ai cattolici donmilanisti e persino a certi seguaci stravolti di don Giussani) sono una pura e semplice "americanata". E, tanto per essere sincero fino in fondo, spesso mi turba assai che l'unico scudo che possediamo in difesa di una civiltà che, con tutti i suoi difetti, ci garantisce libertà di espressione, diritti civili, ecc. sia in mano di chi, al contempo, per troppi versi sta facendo a pezzi il meglio delle tradizioni culturali su cui si è costruita quella civiltà interpretandole in termini trivialmente tecnocratici. Lettura obbligata: Alan Bloom, "La chiusura della mente americana", Lindau. Sono contraddizioni ma bisogna guardarle in faccia.
E comunque, non è soltanto un portato degli ultimi quindici anni. Magari fosse. È un processo molto più profondo. In pedagogia risale a Dewey. Ma l'ossessione gestionale, da cui viene poi tutto, ha origini negli anni cinquanta. Inoltre, l'aspetto perverso è che tutto ciò si sia imprevedibilmente saldato con la contestazione antiautoritaria che ha preso le mosse alla fine degli anni sessanta.

Fabio ha detto...

Sulla valutazione della didattica da parte degli studenti vorrei dire la mia, per ciò che mi suggerisce l'esperienza personale (all'Università di Palermo viene fatta, e mi sono ritrovato tante volte a compilare quei questionarii).

Credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che la valutazione degli studenti fornisca un'informazione che deve essere usata con equilibrio. Io personalmente, nonostante trovi più che fondate le varie obiezioni del prof. Israel, lo trovo uno strumento ugualmente utile. Non tanto per la particolare attendibilità o profondità, ma perché è uno strumento capillare.

Sappiamo che qualunque studente può incappare in un cattivo - per vari versi - professore, in tutti i gradi di istruzione. Delle volte l'inadeguatezza del docente scende sotto la soglia del decoro.
Ebbene, credo che la valutazione della didattica possa fare emergere molte di queste situazioni e mi piacerebbe che fosse il trigger per avviare una verifica delle capacità del docente di ricoprire il proprio ruolo.
Ricordiamoci che nella maggior parte dei casi la qualità dell'effettivo lavoro del docente è qualcosa che rimane nel "segreto" della classe, e non ci sono molti modi di farla emergere (a parte discutibili indicatori per i quali credo il professore abbia un rigetto assoluto).

L'anonimato è un altro punto che non va giù al Prof. Israel, che lo vede come un punto a favore della de-responsabilizzazione.
Sempre nella parzialità della mia esperienza mi sento di dire che questo è un punto un po' ambivalente. Nel "segreto del questionario" ho visto spesso molta sincerità e molta responsabilità: e così premiare il rigore del docente che ti causa molti mal di testa e penalizzare l'approssimazione di quello che lascia passar tutto. Certo, in questo entra in gioco anche l'età (io parlo di studenti universitari).

Insomma, rimango contro i provvedimenti demagogici (l'affissione dei risultati la trovo una stupidaggine adulatoria), però ne ho viste troppe per pensare di non usare questo ultimo check che è la valutazione degli studenti.

Giorgio Israel ha detto...

Già, ma parliamo anche degli abusi, ovvero dell'insincerità e dell'irresponsabilità.
Credo di poter parlare tranquillamente, visto che il valore numerico dei giudizi che ricevo si attestano sempre sopra la media. Tuttavia, ogni anno, a fronte della domanda idiota su quanto sia presente il docente (sempre, quasi sempre, spesso, raramente, mai) ci sono sempre alcuni disgraziati che scrivono "raramente" o "mai". Ma l'assenza è un dato oggettivo e verificabile e se io manco al più due lezioni per influenza è delirante che qualcuno favorito dall'anonimato possa divertirsi a infilzarmi. Non ha la minima conseguenza, d'accordo, ma è uno spettacolo avvilente di come si coltiva l'immoralità. Del resto un 5% almeno di persone che ti detestano è fisiologico e quelli scriveranno sempre che il corso non serve a niente (ma perché non se ne vanno altrove, soprattutto se non è obbligatorio?), che il docente non sa spiegare, che non viene mai o che non riceve nello studio, anche se (verificabile) sta sempre ad aspettare invano che qualcuno bussi alla porta.
Sono pronto ad ogni verifica o controllo da parte di superiori o organi preposti, trovo detestabile questo "ultimo check", fatto appunto perché poi non ne tenga conto nessuno e per lavarsi le mani da un controllo serio e autentico. (Non lo dico a Fabio, sia chiaro, ma ai tanti colleghi cui questa prassi fa tanto comodo per dire "siamo stati valutati" e evitare una vera valutazione.) Sarebbe bello se ogni anno venisse una commissione d'ispezione didattico-scientifica composta da colleghi di altre università, e che magari entra a lezione a sorpresa per sentire cosa vi si dice. Ne vedremmo delle belle, altro che schede di valutazione anonime.

Nautilus ha detto...

Gent. Prof. Israel, mi verrebbe da dirle:”Guardi che io so di cosa parlo!” Ma immagino che lei mi risponderebbe nello stesso modo. Il punto su cui dissentiamo, il giudizio dei ragazzi sui loro insegnanti, purtroppo sfugge a un analisi “scientifica”, l’unica cosa che possiamo fare è portare ciascuno i propri argomenti ed esperienze senza la certezza di possedere la verità.
Un’analisi basata su dati di fatto è tanto più difficile in quanto a quel che mi consta quello del “Berchet” è il primo esperimento di questo tipo in Italia.
Vorrei però circoscrivere il tema: sostengo che chi conosce di gran lunga meglio la validità o meno di un insegnante sono i suoi studenti. Per le seguenti ragioni:
1) Sono gli unici che stanno in classe con lui e lo vedono all’opera, cosa preclusa a presidi, colleghi e famiglie, che possono solo farsene un’idea di seconda mano, è il “segreto” della classe, come nota giustamente Fabio
2) Ci passano moltissimo tempo insieme, osservandone e subendone umori, metodi e personalità, cose cui sono molto interessati perchè ne va del loro andamento scolastico.
3) Pur non avendo le conoscenze per poter valutare appieno la competenza di un docente, è molto difficile anche se non impossibile “darla a bere” a una classe, o a un intero istituto se la docenza si prolunga.
4) La “competenza” non è che una delle molte qualità che un buon insegnante deve avere e nemmeno la più importante: il saper mantenere la disciplina, saper interessare, essere intellettualmente onesti, dare giudizi giusti ed equilibrati, sono doti fondamentali che i ragazzi riconoscono subito e sanno valutare benissimo.
Vorrei domandare alle persone che qui scrivono, Luigi, Vanni, Ilaria, Caroli, Agapetòs, Lucio ecc.: ma voi, non vi ricordate dei vostri insegnanti bravi? E quindi di quelli scadenti? Vi sbagliavate nel giudizio? E’ possibile attraversare gli anni di formazione senza farsi un’idea chiara di chi ci sta formando?
Io sostengo, a differenza del Prof. Israel, che quest’idea è la più vicina alla realtà.

Come utilizzare poi questa conoscenza fatta “sul campo” per migliorare la qualità dell’insegnamento è tutto un altro discorso: può darsi benissimo che il metodo “Berchet” sia un abominio, ma intanto mi pare inevitabile che la valutazione dell’insegnante parta da quello che fa “in” e “con” la classe.

Chiedere agli studenti se ritengono utile una certa materia o metodologia didattica mi pare tutt’altra faccenda, che con quanto detto sopra non c’entra assolutamente nulla. Qui sì gli studenti non hanno gli strumenti e quindi nessun titolo per esprimersi e mi stupisco che sondaggi del genere vengano effettuati. Non so se è servilismo ma è di sicuro una stupidaggine.

In ultimo: la commissione che entra in classe di sorpresa. Potrebbe essere un valido strumento, ma chi custodirà i custodi? Qui la diffidenza confesso è strettamente personale, sono stato esaminato nel mio cursus scolastico da tre commissioni, fra cui una composta da pedagoghi, ho ancora i brividi. Di repulsione. Ma sarà stata colpa mia, magari son fra gli insegnanti da bocciare.
Però neanche è colpa loro, forse, mi avessero esaminato mentre lavoro, sarebbe andata meglio.

Luigi Sammartino ha detto...

Gentile Nautilus.

Che gli studenti possano partecipare alla valutazione della scuola che frequentano, della qualità dei suoi servizi e delle infrastrutture, e infine della qualità dei suoi insegnanti, mi sembra una cosa giusta.Il preside può raccogliere questi dati ed eventualmente effettuare tutte le azioni necessarie per risolvere i problemi o le criticità che sarebbero emerse. Che gli studenti possano valutare i propri professori e rendere pubblica tale valutazione mi trova invece in assoluto disaccordo. Iniziative come questa squalificano la scuola, secondo me, e ne pregiudicano l'autorevolezza, oltre che il buon nome.

Infine, oltre a raccogliere le opinioni degli studenti, la scuola potrebbe anche controllare il loro livello di apprendimento - facendo magari una verifica ogni 3 mesi - in modo da individuare i punti di forza e di debolezza della didattica; e anche qui individuare opportune azioni di correzione. Ma che strumento di miglioramento può essere una "pagella" data ai professori e addirittura resa pubblica? E in aggiunta con l'anonimato degli studenti?

A scuola non si va per imparare solo delle materie come la matematica o la letteratura, ma anche per completare un percorso di crescita e di educazione. Azioni come quella dello Berchet servono solo, secondo me, a insegnare ai ragazzi che ad essere arroganti ci si guadagna sempre e che loro possono giudicare quanto e come vogliono, e che sparare sentenze paga. E che lo possono fare oltretutto mantenendo l'anonimato dei loro giudizi. Insomma: sparare giudizi senza nemmeno assumersene la responsabilità. Tutto il contrario dell'educazione.

ilaria ha detto...

sull'ingresso a sorpresa di colleghi a lezione. lei si immagina, in italia, quale meraviglioso mezzo di vendette (dirette o trasversali) sarebbe?

Leali per Tossicia ha detto...

Vorrei raccontare un aneddoto che contiene, mi sembra, diversi segni dei nostri tempi, e che illustra, in certo modo, i Suoi articoli sui problemi della scuola.

Un mio coetaneo mi chiede aiuto, perche' suo figlio, iscritto al primo anno di matematica, ha difficolta` negli studi universitari.

Per l'antica amicizia che mi lega a lui, fisso un appuntamento con il figlio (fissando, ci tengo a dirlo, un modestissimo compenso per il mio tempo).

Incontro il ragazzo la prima volta per tre ore (diluendo la lezione in modo da metterlo a suo agio, perche' mi accorgo subito che e` molto ansioso), e scopro che non sa se esiste solo una quantita finita di numeri primi, o se invece di numeri primi ce ne sono infiniti.

Non faccio una scenata, e mi guardo bene dall'umiliarlo, e insomma cerco di dissimulare il mio stupore, e procedo a spiegargli un metodo che, dati i primi, diciamo, N numeri primi, produce un nuovo numero primo, e quindi gli spiego come l'esistenza di un siffatto metodo mostri che ci devono essere infiniti numeri primi.

Oggi viene il padre e mi dice che suo figlio non sarebbe piu` venuto, perche' e` tornato a casa dalla prima lezione ``sconvolto'' perche' lo avevo fatto sentire ignorante.

Chiedo al padre (che non ha continuato gli studi dopo la terza media) se secondo lui di numeri primi ce ne sono in quantita` finita o infinita, e ricevo come risposta, basata su un ragionamento non rigoroso, ma intuitivo: ``infiniti''.

Il ragazzo al liceo aveva ottimi voti in matematica.

Suppongo che i commenti siano superflui (sia quelli relativi alla preparazione e alla rezione dello studente, sia quelli relativi alla reazione dei genitori).

Siccome insegno al primo anno di universita`, so bene che, purtroppo, trovare uno studente che sappia spiegare come facciamo a sapere che non esiste un numero razionale il cui quadrato sia uguale a due, e` difficilissimo.

In altre parole: la scuola di base non riesce a insegnare quelle che sono state scoperte fondamentali dell'umanita` di duemila e cinquecento anni or sono (in parte dovute, secondo una tradizione discussa ma consolidata, alla scuola di Pitagora, a Crotone).

E siccome molti miei coetanei hanno figli che frequentano la scuola superiore, so bene quanto sia realistica quella vignetta che mostra dei genitori che se la prendono NON con i propri figli ma con gli insegnanti, quando i figli prendono brutti voti a scuola.
Ai miei tempi era una cosa inaudita.

Che fare? Il futuro del nostro paese dipende anche dalla risposta che sapremo dare a questa domanda, e Le sono molto grato per la qualita` dell'impegno profuso in queste problematiche.

Giorgio Israel ha detto...

Vicenda assolutamente emblematica...
Per il resto non parlo affatto di ingresso di colleghi a sorpresa, ma di commissioni ispettive nominate con regole precise che vengono a visitare un dipartimento o una scuola per una settimana e rivoltandolo(a) da cima a fondo. Succede in Francia. Se poi diciamo che in Italia non si può fare perché siamo fatti così, posso capire, ma allora non facciamo niente e mettiamoci l'anima in pace.

Nautilus ha detto...

Caro Luigi,
son sostanzialmente d'accordo con i primi due paragrafi, per il terzo ("Azioni come quella dello Berchet servono solo, secondo me, a insegnare ai ragazzi che ad essere arroganti ci si guadagna sempre"), riprenderei l'osservazione di Fabio:
"Nel "segreto del questionario" ho visto spesso molta sincerità e molta responsabilità: e così premiare il rigore del docente che ti causa molti mal di testa e penalizzare l'approssimazione di quello che lascia passar tutto."
Ora, se è vera anche solo in parte questa osservazione (e io credo che lo sia per esperienza diretta) ecco che un indagine condotta seriamente, che seguisse metodi abbastanza rigorosi e diventasse in definitiva prassi comune potrebbe al contrario responsabilizzare i ragazzi e cambiare anche il loro atteggiamento verso gli insegnanti più in difficoltà, portandoli a cercare di collaborare con il miglioramento della didattica anzichè dimostrare insofferenza, unica reazione al momento disponibile.
Secondo me un maggior coinvolgimento nella soluzione dei problemi porta alla responsabilizzazione, non il contrario.

Per l'esempio sui numeri primi, beh, ho incontrato quest'anno un' intera classe di quarta liceo scientifico che non sapeva calcolare il volume d'un cilindro. Chiestone il motivo all'ins. di matematica (io faccio fisica) mi ha risposto che la formula è programma delle medie e che al liceo non capita più di usarla.

Luigi Sammartino ha detto...

Gentile Nautilus.

Ma in effetti il problema non sta nel questionario in sé, ma nella scelta di renderne pubblici i risultati. E cioè da una parte si protegge la riservatezza degli studenti, dall'altra si rende noto a tutti quali sono i docenti considerati più bravi e quelli meno bravi. Ma non esiste la privacy anche per casi come questi?

E poi, i docenti non sono dei lavoratori come tutti gli altri?
Lei se la immagina una fabbrica di mille operai che pubblica la classifica dei migliori e dei peggiori tra i suoi lavoratori?

Che le scuole facciano tutte le rilevazioni che vogliono e nel modo che preferiscono. Ma la riservatezza dei dati così ottenuti deve essere garantita.

Caroli ha detto...

In IFOA (Istituto Formazione Operatori Aziendali, azienda speciale dell'UnionCamere dell'Emilia-Romagna, con sede a Reggio Emilia) nel 1985/86 a noi corsisti fu chiesta una valutazione finale sul corso a numero chiuso di specialista CAD-CAM frequentato.

Ma:
- eravamo tutti laureati;
- il giudizio era sul corso, non sui docenti (= cosa ho capito io, non se il docente era, per dire, un'aquila o un cretino);
- venivano richiesti suggerimenti per come migliorare il corso negli anni a venire.

Rispetto alla boiata del Berchet, era evidentemente un'altra cosa.

Fabio ha detto...

Non sapevo che esistessero metodi di ispezione così rigorosi realmente adottati in paesi esteri (mi riferisco all'esempio del prof. Israel riguardo alla Francia).
E' chiaro che con uno strumento del genere non ci sarebbe più la necessità di aggrapparsi all'ultimo scoglio della valutazione degli studenti. E non posso non concordare con la previsione che dice che ne vedremmo delle belle.
Se qualcuno al ministero avesse l'insano proposito di percorrere questa strada avremmo ben più che le proteste dei mesi scorsi - quelle con i docenti che si agghidavano come i deportati del nazismo, per capirci -, avremmo delle autentiche sollevazioni (tutte rigorosamente antifasciste, è chiaro).

a Nautilus

I miei ricordi di quarta liceo dicono: area di base per altezza, meno il volume del coniglio.

agapetòs ha detto...

Segnalo anche il commento di Claudio Risé.
Da notare che da un po' di tempo è proibito esporre valutazioni insufficienti per gli studenti. Prima c'era il 6 rosso, poi asteriscato (con asterisco quasi invisibile) e oggi per chi è "sospeso" o bocciato i voti non vengono scritti affatto.
Ma questa "delicatezza" evidentemente non deve valere per gli insegnanti...

Caroli ha detto...

Coniglio, Fabio? Uno di quelli della "Collina" di Richard Adams? Nel qual caso suggerirei Quintilio...

Nautilus ha detto...

Grazie agapetòs per il link a Risè.
Il cui lungo commento però mi pare si riduca a questo: ben vengano i giudizi degli studenti purchè non siano resi pubblici.
Su questo non solo siamo tutti d'accordo, ma pare ( ho cercato informazioni su internet) che sia proprio quello che è avvenuto: i voti sono in segreteria a disposizione degli insegnanti e non del pubblico. E dunque staremmo scrivendo da giorni su qualcosa che non esiste se non nel titolo del Corriere.
Però, prima di dichiarare che i ragazzi debbono concorrere alla (necessaria) valutazione dell'insegnante, Risè fa una lunga e complicata dissertazione spiegandoci che in realtà questa valutazione sarà falsata da molti e diversi fattori.
Col che sfugge all'unica domanda decisiva: gli studenti sono attendibili nel giudicare gli insegnanti? Se no, bisogna tenerli lontani dalla valutazione (come fino ad adesso), se sì, bisogna trovare una forma accettabile, come pare si faccia all'estero.

Giorgio Israel ha detto...

Cosa penso in merito alla valutazione degli studenti l'ho già detto e quindi non insisto, anche se potrei portare altri esempi raccolti in questi giorni. Ma vorrei soltanto aggiungere che quando si dimostra tanta simpatia per la valutazione degli studenti e tanto sacro timore per la valutazione dei colleghi c'è qualcosa che puzza di bruciato. Non sarà che uno va cercando le valutazioni che fanno comodo? Ci vuole assai, se uno fa l'"amicone" con i propri studenti, li vezzeggia e li promuove tutti ad averne un giudizio entusiasta. Con i colleghi è più difficile e, se uno vuole evitare i dispetti di quelli che ti stanno accanto sul posto di lavoro, basta far ricorso a gente che non ti conosce per niente. Ma certo, a un collega uno non ha niente da offrire. Insisto: l'avete letto il brano della Repubblica di Platone che si addice alla situazione?

Luigi Sammartino ha detto...

Beh ... il Libro IX della Repubblica di Platone sembra davvero una fotografia della gioventù e di buona parte della società contemporanea. Disinibizione dei desideri, tirannia verso i genitori e la società, e soprattutto DEPRESSIONE. Uno delle parti della Repubblica più belle, secondo me, e più attuali.

Ma del resto è proprio per questo che io non amo questa società consumistica, e deduco che non piaccia nemmeno a Lei professore, se cita Platone.

Nautilus ha detto...

Ah ah professore! Questo suo dubbio mi piace, bisogna sempre dubitare di cose indimostrate e quindi indagare, sennò che uomini di scienza (anche microscopici come me) saremmo?
Ma, nel sostenere con insistenza il giudizio dei ragazzi la mia NON E' una posizione ideologica, mi riferisco pervicacemente alla chiarissima idea che io e i miei compagni di scuola avevamo dei nostri insegnanti, dalle elementari alle superiori. (Quanto a quella che i miei studenti possono avere di me, non ne ho un'altrettanto chiara percezione, non essendo nella loro testa.)
Ma lei proprio in inizio di discussione ha sostenuto di non essere stato in grado, da studente, di valutare i propri insegnanti e quindi veniamo da esperienze completamente opposte e inconciliabili.
Vedo altresì che ha quest'idea che se i ragazzi li si "vezzeggia" non se ne trae che giudizi positivi, anche questo mi spiace ma non corrisponde alla mia esperienza: quando si accorgono di non imparare nulla gli studenti non sono contenti, si annoiano, diventano indisciplinati e cessano di stimare l'insegnante, anche se è un "amicone".
Su un punto però le dò ragione: diffido del giudizio delle commissioni, per esperienze negative che in parte le ho già accennato sull'ultimo articolo da lei pubblicato.
Ma sono esperienze del tutto personali, che in una discussione più ampia lasciano il tempo che trovano, più che altro dubito che una commissione, per quanto competente, sia in grado di valutare la capacità didattica, per questa secondo me occorre battere altre strade.
Per Platone, bisognerà lo rilegga però su questa questione non faccio della filosofia mi creda ma solo prassi quotidiana.
Poi, si può sbagliare anche così, ma sempre meno che affidarsi all'ideologia, almeno su questo credo che siamo d'accordo.

enricomaria57a ha detto...

Gentile Prof. Israel,
spero di non disturbarLa ma ho appena letto il suo articolo odierno dedicato al tema della formazione docenti (pubblicato su l'Occidentale).
Come tanti studenti Le volevo chiedere soltanto un parere: è possibile che il TFA venga attivato nei prossimi mesi, ad esempio da gennaio - febbraio 2010? E per quali classi di concorso verranno attivate le procedure concorsuali? Per tutte o solo per quelle discipline le cui graduatorie provinciali risultano esaurite?
Oggi alcune dichiarazioni sindacali hanno espresso la necessità di combattere il fenomeno del precariato scolastico (che si trasformerà, in tanti casi, in vera disoccupazione) EVITANDO la formazione di nuovo personale abilitato nelle classi di concorso stracolme di aspiranti abilitati. Le stesse dichiarazioni sono però favorevoli all'attivazione di percorsi abilitanti per quelle classi di concorso carenti di personale abilitato.
Le faccio un esempio concreto: le graduatorie per abilitati delle classi di concorso di Filosofia e Storia sono piene di aspiranti, mentre per una disciplina come Fisica in alcune regioni si ricorre a personale non abilitato.
Tutti concordiamo nel dire che vi è assoluta necessità di docenti di fisica abilitati tramite procedure selettive rigorose: ma ritiene che ci sia lo stesso bisogno di nuovo personale abilitato per Filosofia e Storia, classe di concorso che subirà pesanti tagli se andrà in porto la riforma dei licei?
La ringrazio per la disponibilità e la cortesia.
Cordiali Saluti,
Enrico Maria Polizzano