venerdì 12 giugno 2009

Moammar Gheddafi, Leader della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista

Sensazionale questa visita del Grande Leader della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista.
Si è realizzato di nuovo il compromesso storico e, salvo alcune fazioni di marginali esagitati, tra i quali peraltro - e per le ragioni che dirò - vi sono persone cui non vorrei neppure stare accanto, tutti hanno concordemente accolto con entusiasmo il Grande Leader. Dal governo all'opposizione.
Non si ricorda un leader che abbia avuto tante opportunità di far comizi come il Leader, e in sedi istituzionali di prestigio. Una delle più belle ville romane è stata sequestrata per collocarvi la sua tenda da povero beduino del deserto.
Al Senato - dove non ha potuto parlare nell'aula con gran disappunto di Berlusconi e di D'Alema - ha spiegato che non bisogna rompere gli attributi ai dittatori, visto che anche quel Senato - vabbé era molti anni fa, ma sempre Senato Romano era - aveva eletto dittatore Giulio Cesare e la Libia non si era messa di traverso. Poi ha messo a confronto Reagane Bin Laden, due fior di terroristi e si è udito soltanto un mugugno, tra gli applausi entusiasti di Andreotti.
Quindi ha dato una lectio magistralis alla Sapienza. Non siamo ancora riusciti a sapere quanti dei 67 professori che avevano stigmatizzato la venuta del Papa nell'università fossero presenti ad applaudire la lezione di diritto e democrazia impartita nella cosidetta patria del diritto. Di certo non uno di loro ha fiatato una protesta.
L'unica protesta di cui ho saputo è contenuta nella lettera che allego sotto.
Infine è andato a parlare a un migliaio di donne all'Auditorium.
Pare che qui abbia detto che serve una «rivoluzione culturale» e pche nel mondo islamico la «donna è come un mobilio che si può cambiare quando si vuole. Nessuno chiederà perché lo hai fatto». «Io sono a fianco della donna a livello del mondo - ha aggiunto Gheddafi - e vedo che ha ancora bisogno di una rivoluzione. Non dobbiamo sopraffarla, deve prendere gli stessi diritti dell'uomo». Risulta peraltro che nel celebre Libro Verde si condanni l' asilo nido come «qualcosa che assomiglia a recinti di sagginamento del pollame», un luogo che «non si confà ai figli dell' uomo» perché, negando la differenza tra maschi e femmine, stacca i bambini dalle madri. Secondo il Vangelo gheddafiano: «Se la donna intraprende il lavoro dell' uomo deve trasformarsi in un uomo, abbandonando il suo ruolo e la sua bellezza». Insomma: «Indurre la donna a eseguire il lavoro dell' uomo è ingiusta aggressione (...) dato che il lavoro oblitera le belle fattezze della donna che la creazione ha voluto si evidenziassero ond' ella espleti un lavoro diverso da quello che si addice a chi non è femmina, come avviene coi fiori, creati per attrarre i granellini di polline e produrre i semi».
Mille donne a sentire un signore capace di simili discorsi... La via per l'assoggettamento eurabiano è aperta come un'autostrada e le mille lotte per l'emancipazione femminile e il femminismo si dileguano come neve al sole di fronte al fascino del Grande Leader.
Mah. Riesce persino difficile fare un commento. Che squallore...
Si può anche capire che abbiamo il rubinetto del gas e degli immigrati al collo, ma un minimo di dignità non guasterebbe.
Così, tanto per potersi guardare allo specchio senza orrore di sé.
Dimenticavo di dire perché con certi protestatari non vorrei aver nulla a che fare.
Perché hanno protestato contro Gheddafi soltanto perché ha fatto un accordo sull'immigrazione con Berlusconi... Non perché è un dittatore che non sta neppure dove stia di casa la democrazia e i diritti umani. No. A casa sua ammazzi come gli pare. Anzi è rispettabile, in quanto vittima del colonialismo. Si sporca soltanto se fa accordi con Berlusconi. Un mondo alla rovescia.
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Al Magnifico Rettore Prof. Luigi Frati
Al Senato accademico
Ai colleghi dell'Università di Roma "La Sapienza"

Magnifico Rettore, cari colleghi,
apprendo con costernazione che l'Università di Roma "La Sapienza", che non ha saputo accogliere con rispetto e civiltà il papa Benedetto XVI, accoglierà il giorno 11 giugno il leader libico Moammar Gheddafi, che incontrerà la comunità accademica tutta in aula magna. Il comunicato reso pubblico recita che il sig. Gheddafi si rivolgerà in particolar modo ai nostri studenti.
Non so in quale sede accademica sia stata deliberata questa visita né per quali ragioni sia stata decisa.
Esprimo la mia ferma protesta circa l'opportunità di invitare solennemente il sig. Gheddafi, leader di un regime dittatoriale, a parlare nella nostra Università, che mi auguro dedita con sforzo congiunto di tutta la comunità accademica -al di là di ogni differenza politica- alla tutela dei principi di democrazia e libertà, che sono a fondamento della Costituzione repubblicana, e a tenere vivi tra i nostri giovani studenti sentimenti di profondo attaccamento alla libertà e alla pace.
Ricordo che pochi giorni fa è morto, dopo sette anni di patimenti nelle prigioni libiche, Fathi Eljahmi, dissidente libico che ha patito nelle carceri l'oppressione del regime di Gheddafi insieme alla moglie a al figlio maggiore solo per aver combattuto per il diritto di parola e per riforme democratiche. Mi chiedo se qualcuno nella comunità accademica della Sapienza potrà chiedere conto all'ospite del destino tragico di questo spirito libero e di tutti i suoi concittadini, meno noti, che per persecuzione politica sono stati costretti a tacere, sono stati imprigionati o sono stati espulsi dal paese.
Ricordo che i partiti politici sono vietati, che è vietato il diritto di sciopero, che la stampa è soggetta a censura, che la magistratura è controllata dal governo, che vi sono severe restrizioni al diritto di parola, di associazione, di manifestazione e alla libertà di religione. Ricordo che l'attuale regime libico ha espropriato ed espulso senza diritto di difesa le residue comunità ebraiche presenti in Libia e la Libia, storicamente centro di una fiorente comunità ebraica, è oggi uno Stato privo della presenza di qualunque cittadino di religione ebraica. Ricordo che nell'ambito delle Nazioni Unite il regime libico ha promosso ripetutamente campagne di attacco fazioso e violento contro lo Stato d'Israele ed è stato tra i promotori della conferenza Durban II, dalla quale l'Italia si è ufficialmente dissociata e alla quale si è rifiutata di partecipare.
Mi chiedo quali insegnamenti il sig. Moammar Gheddafi potrà impartire ai nostri studenti e perchè la nostra comunità accademica debba ascoltarlo senza una voce critica chiara e ferma. Se la diplomazia internazionale segue la propria strada, la comunità accademica dovrebbe sempre e comunque, con coraggio, parlare a tutela della libertà.

Prof. Bruna Ingrao

7 commenti:

Andrea Cortis ha detto...

Prof. Israel, giusto per curiosita', quante sottoscrizioni ha ricevuto la lettera della Prof. Bruna Ingrao?

Giorgio Israel ha detto...

Nessuna

Nautilus ha detto...

Mi pare che l’”affare Gheddafi” presenti diversi aspetti:
uno è costituito dalla ragion di stato: questo signore ha “il rubinetto del gas e degli immigrati”.
L’altro dal fatto che il signore in questione è un dittatore.
L’altro ancora che è il dittatore di un paese che l’Italia ha occupato militarmente dispiegando anche una buona dose di violenza repressiva e tenuto come colonia per più di trent’anni.
Insomma, una faccenda complicata, si intrecciano tante considerazioni, la più importante delle quali resta però il rubinetto, del gas e degl’immigrati, quest’ultimo in particolare di grandissimo interesse per Berlusconi.
Per la questione “morale” poi: l’Italia da una parte dovrebbe rifiutare questa vetrina a un dittatore ma dall’altra sarebbe giusto cercare di favorire una pacificazione con lo stato cui ha arrecato tanti danni. Mah, io sarei per aspettare tranquilli la fine del carnevale. Certo, l’avesse messo in piedi la sinistra...ohiohi, infatti Gheddafi ha subito dichiarato che: “la destra è meglio”.
Mi pare però che chi protesta non lo faccia per essere genericamente contro tutto quel che fa Berlusconi, ma perchè contrario ai respingimenti “selvaggi” dei migranti e al loro abbandono nei lager libici. Insomma son coerenti, son gli stessi che prima non volevano i CPT, ora vogliono che si accolgano almeno i richiedenti asilo.

Alberto ha detto...

Anch'io francamente non capisco più queste ''persone'' su siti e blog di sinistra,difendono Gheddafi a spada tratta,Gheddafi ''uno con le palle'',sembra quasi che costoro adorino il fascismo...purchè non sia italiano.Faccio presente che quelli sono gli stessi che appena Berlusconi fa tanto così gridano al fascismo subito,quellli per i quali Berlusconi è il pericolo numero uno,quelli che sono contro gli ''sbirri''e i ''questurini'' a priori,che se appena la polizia li sfiora subito è tragedia...però approvano e anzi adorano uno stato di polizia e un individuo (per altro ridicolo nonostante le sue malefatte)che si presenta in una tutina militare con le stellette e le medagliette...
e poi gli unici contestatori in effetti lì per protestare contro il fatto che l'italia è uno stato sovrano che come stato sovrano difende i propri confini naturali...
tutti parlano di colonialismo,ma i missili su lampedusa qualcuno se li ricorda?Ora io non ho voglia di parlare con questa gente,perchè parlare con loro è come parlare con i muri,però mi domando,quando come e perchè l'Europa ha cominciato a sragionare?
Mi pare proprio che fare ragionare certa gente oggi sia radicalmente impossibile.Anzi mi stupisco che ci sia ancora qualcuno dotato di buon senso...

Caroli ha detto...

Io credo che tante feste per il signor beduino Gheddafi siano fuori luogo. Con o senza la ragion di stato.

Franz ha detto...

Professor Israel condivido pienamente questo commento e in genere la sua opinione su temi politici e sociali e in particolare sull'istruzione.
Ma dopo che in tutte le salse ci è stato ripetuto che bisogna trattare e trattare e ancora trattare (anche coi talebani perché la pace si fa con il nemico se non ricordo male) e alla fine si è trattato, è questo è il risultato, perché ci lamentiamo?

vanni ha detto...

Tempo fa Amadineiad ha tenuto presso la Columbia University una dotta conferenza dibattito: se ben ricordo, a più riprese gli studenti non hanno potuto trattenere fischi di calorosa commiserazione e scoppi di omerica ilarità, nonostante il premier iraniano non andasse a spasso simpaticamente camuffato per suscitare il buonumore.
Pretendere da una platea ciò che a fatica riescono a offrire le istituzioni è troppo, egualmente mi piacerebbe sapere se alla Sapienza studenti e studentesse - almeno loro - hanno partecipato a tratti con giovanile e baldo entusiasmo alla epifania di Gheddafi, o si sono mostrati - come da loro si pretende che siano - ben coscienti del bisogno che l'Italia ha dei giacimenti di gas (soprattutto gas esilarante ultimamente) della Libia.