mercoledì 11 novembre 2009

L'ora di educazione civica è una truffa ideologica


Era una pia illusione che il dominio più che trentennale del pedagogismo “progressista” abbandonasse il campo della scuola che considera come proprietà indiscussa, su cui sperimentare la sua ideologia a costo di ridurlo a un panorama di rovine.
Ernesto Galli Della Loggia, sul Corriere della Sera, ha accusato la commissione ministeriale presieduta dal pedagogista Luciano Corradini di aver proposto una insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” concepito come il vangelo di una religione politica volta a formare nientemeno che l’Uomo Nuovo nello spirito di un’etica di stato illiberale. Ma il dibattito rischia di andare sul binario sbagliato se diventa uno schierarsi a favore o contro un simile insegnamento o come una discussione  sulle sue modalità. Il problema che Galli Della Loggia solleva – a mio avviso correttamente – è assai più profondo. Non è in discussione l’opportunità di insegnare gli elementi della Costituzione: è bene che gli studenti conoscano i principi che presiedono alla formazione delle leggi in questo paese. Quel che è inaccettabile non è solo che si faccia della Costituzione un catechismo, ma l’ideologia sottostante: voler usare questo strumento come mezzo di formazione della personalità dei giovani, concepire la scuola non come un luogo di trasmissione di conoscenze e di cultura, bensì come strumento per la formazione dell’Uomo Sociale ideale. Dietro la prosa della commissione Corradini rispunta il cavallo di Troia del pedagogismo progressista, in questo caso di marca cattolico-dossettiana, che non rinuncia a stendere la sua mano morta sul sistema dell’istruzione.
Galli Della Loggia coglie perfettamente il punto quando parla di un’ideologia che concepisce la scuola non come luogo di istruzione ma luogo di educazione. E, aggiungo, di educazione totale, anzi totalitaria, di cui è esempio il modello della Educación para la Ciudadanía che il governo Zapatero tenta di imporre alla Spagna. Non voglio qui esplorare il problema della coerenza con cui persone che i giorni dispari difendono il valore della famiglia e combattono il laicismo di stato, i giorni pari vogliono una scuola che educhi a «promuovere il benessere proprio e altrui», a «esprimere sentimenti ed emozioni», a creare un’«etica universale». Sono contraddizioni laceranti su cui si dibatte parte del mondo cattolico, soprattutto progressista, che, mentre proclama di difendere lo spazio educativo della famiglia, aderisce a dottrine pedagogiche di matrice scientista e totalitaria (da Rousseau a Dewey a Makarenko) e si scava la fossa da solo. Sono contraddizioni su cui si dibatte anche parte del mondo laico. E se è comprensibile che il pedagogismo etico di Stato possa essere in consonanza con una certa eredità culturale di sinistra, è meno comprensibile che chi si dichiara liberale possa unirsi a chi propone l’ora di «educazione all’affettività» o i «corsi di sentimento». Simili contraddizioni fanno capire perché ha senso dire che la nostra società ha perso la capacità di educare, tende a disfarsi del problema per pigrizia, incapacità o paura, demanda tutto alla scuola e a una corporazione di specialisti dell’educazione, depositari della dottrina che prescrive come deve essere fatto un uomo giusto, buono e socialmente positivo.
Certo, se si attribuisce alla scuola una simile funzione di educazione totale, questa corporazione deve esservi: qualcuno dovrà pur scrivere i libri che stabiliscono le regole del vivere civile, dell’affettività, dei comportamenti relazionali corretti. Invece, la grandezza di una società liberale sta nel lasciare ciascuno “libero” di prendere la via che preferisce, dandogli lo strumento principe per tale scelta: la conoscenza. Perché la conoscenza, e soltanto la conoscenza, è libertà. Il resto lo si costruisce giorno per giorno: nella famiglia in primo luogo, con i maestri, con gli amici, nelle esperienze di relazione sociale. Ma se l’educazione è di stato, allora occorrerà una corporazione di specialisti dell’educazione che si collochi al disopra di tutti. Peraltro, la patente di detentori della verità educativa costoro non possono che conquistarsela attraverso un’affermazione di potere, e poche cose sono antidemocratiche come il potere dei “sapienti”. È quel che stiamo sperimentando da un trentennio. Ed è una storia senza fine, perché il pedagogismo di stato esce dalla porta e rientra dalla finestra, con l’aiuto di una burocrazia ministeriale ormai plasmata dalla sua ideologia “progressista”.
È evidente che una siffatta corporazione, per restare in sella, ha bisogno di distruggere la figura dell’insegnante “maestro”, di ridurlo a mero “facilitatore” che applica le teorie calate dall’alto. Di qui l’ossessione metodica con cui si proscrive l’uso di qualsiasi termine che richiami sia pur vagamente la scuola che trasmette conoscenze e cultura a favore del politicamente corretto pedagogista. È drasticamente vietato parlare di programmi, di discipline, di idee. La parola “conoscenze” è pronunziabile soltanto entro la trinità delle «conoscenze/competenze/abilità». Mi scriveva un professore di recente che, stufo di un questionario in cui si chiedeva quale abilità formasse la sua materia, la fisica, ha osato scrivere che essa non forma abilità bensì trasmette «idee»… Ha rischiato il linciaggio. Già, perché l’occhiuta sorveglianza con cui si cerca di imporre a ogni insegnante una serie di adempimenti e un linguaggio che riflettono l’ideologia della «comunità educante» evoca la funzione del Commissario politico. Mi scriveva un altro insegnante che la pretesa di imporre l’uso di schemi e termini codificati mira all’«annichilimento dell’autonomia professionale degli insegnanti da parte di questi nemici giurati del buon senso». Eppure, provate a chiedere a qualcuno di costoro il significato esatto del termine “competenze”: non ve lo saprà dire. Ancor meno saprà dire come si misurano le competenze: gli stessi “specialisti” del settore ammettono che questa misurazione è impossibile. Ciononostante, un’altra prescrizione sta per abbattersi sulla scuola: la “certificazione delle competenze”. In un’altra occasione, se il giornale me ne darà spazio, proverò a spiegare quale tsunami ciò potrà rappresentare per il sistema dell’istruzione.
Per ora concludo osservando che questi ultimi aspetti non sono altra cosa della questione da cui siamo partiti: il nesso è l’ideologia secondo cui occorre plasmare le teste e non trasmettere conoscenze. Queste ultime sono secondarie, e di esse si può fare (e si fa) scempio. In questi ultimi tempi, è emersa nella scuola un’insofferenza crescente verso questa ideologia. Ma in trent’anni si è consolidato un blocco di potere difficile da scalfire e il riaffacciarsi della figura del “pedagogista di stato”, che si sperava definitivamente scomparsa, non è un buon segno.


(Il Giornale, 10 novembre 2009)

49 commenti:

Fabio Milito Pagliara ha detto...

Gentile Professore,
questo suo articolo mi lascia un po' interdetto.

Concordo con lei quando dice che lo stato non dovrebbe formare l'uomo nuovo ma insegnare in modo da offrire a tutti la possibilità di costruirsi la propria libertà (non fosse altro perché tutti gli altri sistemi hanno mostrato di produrre solo danni) e quindi l'ora in questione avrebbe senso come "studio della costituzione" e non come "ora t'insegno ad essere un bravo cittadino", d'altronde è lo stesso problema dell'Insegnamento della Religione Cattolica o dell'Insegnamento della Religione Musulmana che mirano a formare un uomo conforme a quelle dottrine.

Concordo anche sulla questione delle competenze, cercare di misurare qualcosa che è non si riesce a definire vuol dire dirigersi verso il baratro perché la scuola diverrebbe una barzelletta peggiore di quel che è (prima o poi dovrò aprire una scuola privata per lasciare una scuola che funzioni in provincia), non sarebbe più semplice verificare cosa hanno appreso gli allievi? Troppo retro'? Mah.

Mi lascia solo perplesso l'accostamento di Dewey a Rousseau e Makarenko, perché, sono tre figure lontanissime tra di loro? Già Dewey lo hanno straziato i suoi interpreti americani trasformandolo nella caricatura di se stesso, lui che sosteneva che solo studiando e apprendendo una base comune di conoscenze un cittadino può partecipare al dibattito democratico della sua nazione. Scientista Dewey? Un grande pensatore critico che si poneva il problema di come la filosofia dovesse affrontare, discutere ed incorporare le novità che venivano dal mondo della scienza?
Insomma povero Dewey....

Cordialmente, Fabio Milito Pagliara

Giorgio Israel ha detto...

Anche Rousseau e' un grande pensatore e Dewey e' un rispettabilissimo intellettuale. Ma che sia uno scientista lo dice lui. E' lui che e' il padre della pretesa di fare della pedagogia una scienza esatta e dell'idea dell'autoapprendimento. Basta leggerlo. Rispettabile ma, per me, nefasto

Fabio Milito Pagliara ha detto...

Leggendo Dewey me ne sono fatto un idea diversa, lo rileggo e le faccio sapere.

Cordialmente, Fabio Milito Pagliara

martino ha detto...

Mi scusi l'ingenuità della domanda ma sinceramente non capisco come sia possibile che commissioni e burocrati impongano le riforme a ministri e governi.

Non fa sempre in tempo un ministro a trasformare tutto questo pasticcio ideologico in un insegnamento dove si spiegano i principi del funzionamento della nostra democrazia, magari comparandoli con il funzionamento di altre democrazie (e magari anche con regimi non democratici). Questo secondo me sarebbe un insegnamento molto utile.

Barbara ha detto...

Ecco a cosa si ridurrà l'insegnamento di cittadinanza e costituzione nella scuola primaria. (Riporto alcuni contenuti delle schede di una nuovissima guida, schede da fotocopiare e incollare sui quaderni dei bambini):
- Ci sono diverse vignette con immagini di vari comportamenti tenuti in classe. Consegna: fai una x sulle vignette dove il comportamento è scorretto.
- Un bambino e una bambina conversano pronunciando diverse frasi racchiuse entro fumetti (es: "Ma come sei disordinato!", "Luca ha detto che tu sei antipatica", "Vuoi conoscere il mio cane?") Consegna: colora solo le frasi che vorresti fossero dette a te.
- Altre vignette: colora solo le vignette con i comportamenti rispettosi dell'ambiente.
- Completa: mi sembra di essere...(si può scegliere tra le seguenti opzioni: allegro, vivace, timido, prepotente, riflessivo, scontroso, riservato, generoso, forte).

Questi "lavori" venivano imposti anche ai tempi della Moratti. Il rislutato: un aumento del bullismo.
Domanda: perché non torniamo a narrare le storie di Collodi, di Andersen e di Perrault invece di scadere in banalità simili?

Fabio Milito Pagliara ha detto...

Gentile Barbara,

approvo incondizionatamente l'idea di tornare a leggere le storie di Collodi, di Andersen, di Perrault.... anzi di "tornare a leggere" :-)

sul tornare a leggere mi si permetta una chiosa, utili i computer ma per chi sa leggere altrimenti diventano solo una tv più evoluta, preserviamo l'essere altro della scuola e aiutiamo le nuove generazioni a non perdere la capacità di leggere e scrivere.

cordialmente, Fabio Milito Pagliara

Luigi Sammartino ha detto...

Mi scusi, professore. Le posso fare una domanda? Ma lei che ne pensa della televisione? Intendo dire, di quei milioni di adolescenti che si rimbambiscono tra grandi fratelli, medici in prima linea e programmi al limite con la pornografia? Per non parlare poi dei cosiddetti talk show, dove la ragione sta dalla parte di chi urla di più e non di chi ragiona meglio.

Se l'educazione alla cittadinanza è roba sovietica, suppongo che sia roba sovietica anche il richiamo a forme di censura riguardo a questi programmi, che oramai sono diventati, secondo me, la nuova vera educazione "affettiva" dei ragazzi. Oppure no?

La ringrazio anticipatamente.
Luigi Sammartino.

Barbara ha detto...

Parlavo della necessità di narrare come strumento principe dell'educazione.
Si rifletta sugli insegnamenti che promanano da storie come "La bella e la bestia" (una creatura può esere amata anche se non è amabile), "La regina della nevi" (l'amicizia è più forte del male), "Cenerentola" (l'umiltà verrà esaltata; la grazia di un cambiamento del destino ci chiede comunque un sacrificio-il ritorno a mezzanotte), "Pinocchio" (bisogna obbedire a chi ci vuol bene per diventare veramente uomini).
La morale impone e allontanta. La letteratura affascina e converte.

Giorgio Israel ha detto...

A Martino.
Un insegnamento come quello sarebbe utilissimo. Io lo ebbi, nel quadro delle ore di storia e filosofia. Era uno studio comparato delle costituzioni più importanti da quelle napoleoniche in poi. Poi ognuno ci ragiona con la propria testa. Ma niente indottrinamenti.
Che commissioni e burocrati impongano queste cose è possibile in un paese in cui la dirigenza ministeriale è inamovibile e i ministri passano. È un fatto.

Giorgio Israel ha detto...

A Luigi Sammartino.
Si figuri se non sono d'accordo sulla televisione. Aggiungo anche Internet, i video giochi di tutte le risme. Un giorno ho fatto un viaggio in treno di 4 ore e mezza con una famiglia tedesca nello scompartimento. I due bambini hanno giocato ciascuno col suo gameboy per tutto il tempo...
D'altra parte, è certo che è roba totalitaria vietare queste cose per legge. Salvo divieti elementari - non si mandano in onda film spinti o violenti prima di una certa ora, non si vendono alcolici ai minorenni, non si guida sbronzi, ecc. - fare i programmi con regole di stato è roba da paesi fascisti o comunisti.
Occorre educare correttamente - appunto! E qui chi deve intervenire è la famiglia. Occorre fornire opzioni valide. Attività alternative, atletica, musica, soprattutto lettura. Illusioni? Ebbene, siamo stati pesantemente presi per i fondelli perché sostenevamo che era possibile tenere fuori di casa i videogiochi ed educare i figli alla lettura, ecc. "Vedrete tra qualche hanno. Avrete la casa piena di playstation e i figli appiccicati alla tv per ore". Risultato, certo dopo sforzi tenaci e talora estenuanti, sempre condotti ragionando e con pazienza. Non più di mezz'ora di tv al giorno, neanche l'ombra di un videogioco, studio della musica, due volte alla settimana atletica Coni, la sera a letto è una sala di lettura. Si può, si può… Certo, se uno torna a casa la sera e si scoccia dei figli e li piazza davanti a uno schermo purché non rompano… Se manca il ruolo dei genitori, addio… La scuola non basta assolutamente e se viene chiamata a surrogare fa un disastro.

Fabio Milito Pagliara ha detto...

Gentile Professore,
è irrituale ma sottoscrivo in toto il suo ultimo messaggio, in sintesi la libertà è faticosa, in mezzo a tanto rumore educare all'ascolto è difficile e faticoso.
Complimenti vivissimi per la sua esperienza con i suoi figli.

Aggiungo che anche la scuola dovrebbe essere un luogo che offre alternative al rumore esterno, una "sala di lettura" dove i ragazzi possano sfuggire dalle distrazioni esterne e non come sostiene qualche esimio pedagogista (mi perdoni ma penso alle fissazioni multimediali di alcuni) portare quelle distrazioni dentro la scuola....

Cordialmente, Fabio Milito Pagliara

martino ha detto...

La ringrazio ancor più della sua risposta a Luigi Sammartino che di quella a me: è un sollievo leggere esperienze positive di questo genere dato che nei prossimi anni mi troverò ad affrontare problemi simili con mio figlio (differentemente da quanto sostenevo tempo fa anche io mi sto orientando decisamente contro i videogiochi).
Tuttavia mi sento di dire che l'attrazione del video fin dai primi anni di vita è oggettivamente fortissima, temo che sarà dura.

Concordo con Fabio Milito Pagliara: se anche la scuola cessa di essere un luogo dove è possibile praticare studio e concentrazione, la lotta rischia di essere veramente impari.

Giorgio Israel ha detto...

Non bisogna mai essere fondamentalisti :-) altrimenti si perde. UN po' di video (televisione, computer, magari un videogioco corto fatto con il papà e non da solo, ci può anche stare. Non bisogna dare la sensazione di un'alienazione dal mondo. Ma su certe cose bisogna tener duro. Per esempio, le play station e i gameboy. Ho visto cose allucinanti. Bambini in montagna che camminano incespicando con il gameboy in mano. Io lascio i miei figli guardare un po' (poca televisione) e qualche volta usare il computer con me, ma sono riuscito a far s^ che dicano che i gameboy e le playstation sono roba da imbecilli. E finalmente vanno a letto e leggono libri per un'ora. Finalmente perché non è stata facile, e certe volte uno si scoraggia, ma con la pazienza si vince, e quando funziona è una gran vittoria.

Luigi Sammartino ha detto...

Lei però è un professore universitario e un uomo colto. Mio padre, ad esempio, era un barbiere con la seconda elementare. La capacità di esercitare un controllo che ha lei sui suoi figli è diversa da quella che poteva esercitare mio padre.

Mi piacerebbe farle un'altra domanda, partendo però questa volta da un fatto privato, se mi permette.

Anni fa, quando mio padre era ancora in vita, subì un ricovero per una ciste a un rene. Era l'ennesimo, perché mio padre ebbe in vita molti problemi di salute.

Pochi giorni dopo mi comunicarono che era in dimissioni. Io andai in ospedale ma lui era ancora tutto intubato. Chiesi spiegazioni e mi dissero che avrei dovuto chiedere
l'assistenza infermieristica domiciliare. Io andai alla ASL, sbrigai tutta la burocrazia del caso e dopo un po' di giorni andai a prendere il responso... che fu negativo. L'assistenza mi fu negata.

Lo sa cosa mi dissero alla ASL? Che era troppo grave e l'infermiere domiciliare non se ne poteva occupare. Io risposi: se non ce la fa un infermiere figuriamoci io.
E l'impiegata della ASL mi rispose: se ne deve occupare la famiglia!! Io dissi che lavoravo 12 ore al giorno (come del resto anche adesso) e che mia madre era malata anche lei.

La risposta fu: il cittadino scarica sempre sullo Stato quelle che devono essere le responsabilità della famiglia!!

Allora chiesi un documento scritto dove si attestava l'impossibilità della ASL di darmi assistenza. L'impiegata mi domandò: cosa ci deve fare? Io risposi: niente, lo do all'avvocato e vi denuncio! Da lì incominciò una lunga e furiosa litigata.

Poi tornai all'ospedale. L'infermiere mi chiese: allora se lo viene a prendere suo padre sì o no, che ci serve il posto letto? Io risposi: mi dà le generalità del primario? E lui: cosa ci deve fare? Io risposi: niente, lo denuncio! E anche lì incominciai a urlare e a litigare una seconda volta.

Alla fine si tennero mio padre altri 30 giorni circa, fino a quando non fu guarito completamente.

La morale del racconto è questa: ci deve sempre pensare la famiglia..peccato che la famiglia spesso non ce la fa.

La televisione trasmette porcherie, indececenze e messaggi volgari. Trasmette pornografia e messaggi di violenza. Trasmette il valore del denaro e del potere a tutti i costi. Ma chi trasmette sta roba non è mai colpevole. Sono colpevole io che non riesco a impedire a mio figlio di sorbirsela.
Tanto se non la sorbisce direttamente attraverso la tv se la sorbisce indirettamente attraverso i compagni di scuola. Se lo stato censura è fascista...e se censura il genitore, che cos'è il genitore?

Chi trasmette oscenità e putridume deve essere libero di poterlo fare, perché altrimenti gli si limita la libertà e gli si impone una limitazione di tipo fascista o comunista. Se il genitore non riesce a proteggere (anche quando vuole) è solo colpa sua.

Insomma, devi combattere il gigante da solo. E se perdi è solo colpa tua.

Ora la mia domanda è questa. Lei giustamente fa riferimento a un codice etico di controllo della televisione, però niente leggi perché sennò si scende nello Stato fascista/comunista.
Ora, a me andrebbe pure bene il solo codice etico...ma senza un corpo legislativo come si fa?

La ringrazio.
Luigi Sammartino.

Giorgio Israel ha detto...

Penso che l'esempio che lei fa - su cui ha completamente ragione, e anch'io ho vissuto situazioni analoghe con mio padre - non possa essere messo sullo stesso piano della questione televisiva. Sono cose profondamente diverse.

Lucio ha detto...

Stimolato da questo post e da quello precedente, mi sono messo a sfogliare con attenzione il libro di testo di Educazione alla Cittadinanza che mio figlio usa a scuola, prima media. Dati i contenuti dei post del prof. Israel, dei commenti dei vari partecipanti e dell'articolo di Galli della Loggia, mi aspettavo di trovare chissa' quali e quante mostruosita' ideologiche ed indottrinamenti vari, nonche' una versione biblica della nostra Costituzione. Vediamo un po'.

Si inizia con un capitoletto introduttivo che spiega il bisogno umano di vivere in societa', e del fatto che abbiamo bisogno di un insieme di regole per farlo (suona un po' Gherardo Colombo). Non ci vedo niente di sovversivo. Il secondo capitolo (non vi preoccupate per la lunghezza, poi sintetizzo) parla dei tre poteri dello stato liberal-democratico e, sempre in generale, dei diritti civili. Con un paio di schede su Gandhi e Mandela e degli approfondimenti su criminalita' organizzata, mafia camorra e via discorrendo. Per considerare tutto cio' come sovversivo bisogna essere mafiosi o razzisti. Si passa poi ad illustrare alcuni principi ed articoli della Costituzione Italiana: 12 (dico dodici) pagine sulle 120 totali del libro!! La Costituzione quale nuova bibbia? Mi pare un po' pochino! I capitoli successivi (sintetizzo senno' diventa una minestra allungata) parlano dei diritti individuali e della persona, della struttura legale e sociale di alcune istituzioni, a cominciare dalla famiglia (matrimonio, rapporti genitori-figli, etc.), passando per lo sport e la scuola, il mondo del lavoro e dell'economia, i diritti politici ed i doveri dei cittadini, l'ordinamento della Stato, delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea, ambiente e globalizzazione, per concludere con l'educazione stradale (a 16 anni arriva il patentino: meglio che il Codice della Strada lo imparino prima). Il tutto corredato da schede di approfondimento di o su (cito a caso) Martin Luther King, Rita Levi-Montalcini, Papa Wojtyla, Madre Teresa di Calcutta, Al Gore (ovviamente sull'ambiente, troppo di sinistra?), Luigi Einaudi ed altre figure ancora. Ci sono anche delle schede dedicate a film italiani o stranieri che trattano di argomenti "sul tema".

Che ai ragazzi di 11-12 anni vengano aperti gli occhi su questi temi, mi pare utile se non addirittura indispensabile. Chissa', forse mio figlio e' stato fortunato o e "capitato bene", magari esisteranno altri testi ed altri insegnanti con un approccio totalmente diverso. Ma finora, tutto questo indottrinamento davvero non lo vedo, chiamare in causa i regimi totalitari del secolo scorso mi pare davvero ridicolo. E, personalmente, preferisco un'ora alla settimana su questi temi, piuttosto che un'ora di religione. Ma questa e' un'altra storia, si capisce.

Cordialmente,
Lucio Demeio.

Giorgio Israel ha detto...

Ma caro Lucio Demeio, purtroppo questo non c'entra niente. Quello di Corradini è un progetto nuovo di zecca e non ancora attuato. E, non a caso, lui ha già apprestato un libro completamente nuovo, appena stampato, che dovrebbe entrare in funzione con l'applicazione del progetto della sua commissione. Perciò, sono ben d'accordo con lei che ora non c'è nulla del genere. Il problema è quello che si prospetta che, mi creda, è raccapricciante, come lo sono del resto i propositi sulla educazione all'affettività contenuti nella legge Moratti, per fortuna mai applicati...

Lucio ha detto...

Va bene, allora mi scuso per la vena un po' polemica ed aspetto di vedere il Corradini.

Nel frattempo, le volevo chiedere una cosa, che con quest'argomento non c'entra per nulla. Lei mi ha piu' volte menzionato un libro-dibattito di Ricoeur e Changeux. Si tratta di "La natura e la regola" (italiano, esaurito) e "What makes us think" in inglese (credo ancora reperibile alla Amazon)? Grazie.

Lucio Demeio.

Giorgio Israel ha detto...

Sì, è quello

Franco Labella ha detto...

Gentile professor Israel,
vorrei rivolgerle un invito.
Perchè non proviamo a metter la discussione con i piedi per terra?
I suoi riferimenti sono alti, io provo a farmi qualche domanda semplice di quelle che, forse, studenti e famiglie si pongono a proposito di Cittadinanza e Costituzione.
La prima domanda, semplice, è questa: ma è proprio vero che i consulenti e gli esperti che i Ministri utilizzano (se non sbaglio anche lei collabora su una tematica specifica, quella della formazione dei docenti)sono in grado di "imporre" le loro idee ai decisori politici?
Immaginare Corradini che riesce a valere in pieno la sua impostazione sulla questione Cittadinanza e Costituzione cozza con il piccolo particolare che egli è stato, ad un certo punto, avvicendato alla guida della Commissione di studio.
Altra domanda semplice: ma perchè se come lei anche il Ministro Gelmini preferisce l'impostazione "insegnamento" versus "educazione" ha deciso di eliminare lo studio del Diritto nei Licei e nei trienni dei Tecnici?
E perchè nè Galli della Loggia e nè lei citate questo dato che pure non sembra ininfluente ai fini del discorso su Cittadinanza e Costituzione?
Non sarà perchè manca una coerenza interna a decisioni che non poggiano su valutazioni scientifiche ma su prese di posizioni ideologiche di grado almeno pari a quelle dei "pedagogisti progressisti" che sembrano essere diventati i capri espiatori e i portatori di ogni nequizie?
Del resto l'attuale maggioranza è quella che ha espresso per bocca di un'altra giovane Ministra un giudizio sulle sperimentazioni come le Brocca (liquidate senza alcuna valutazione o monitoraggio dopo 15 anni), come "residuo del sessantottismo".
Ora far passare un democristiano di lungo corso come Beniamino Brocca come un pericoloso sessantottino non le sembra comtinuare in un'opera di scarsa chiarezza (e uso un eufemismo) e di confusione non utile alla scuola italiana?
prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

Giorgio Israel ha detto...

Gentile professor Labella,
le rivolgo io un invito. Non attribuisca parti in commedia: io che volo tra le nuvole e lei con i piedi per terra che sta dalla parte degli studenti e delle famiglie. Se sentisse le opinioni di molti di questi ultimi resterebbe sorpreso.
E tanto per restare con i piedi per terra, prenda un foglio e faccia una lista di tutti i consulenti degli ultimi ministeri, anche per parecchi anni addietro. Mi sollevi da questo compito, tanto i nomi sono ben noti. E mi dica se uno solo di questi non sia riferibile a un'area vasta e che non definirei certo sessantottina (o non soltanto) ma che ha come tratto caratteristico la comune condivisione di un'ideologia pedagogica, talora di matrice comunista, talora di matrice cattolica, comunque sedicente "progressista" (per me intrinsecamente totalitaria o reazionaria). C'è chi si richiama a Makarenko, chi a don Milani, chi a Morin, ma la campana suona sempre da quella parte. Sono sempre gli stessi consulenti, che il ministro sia Berlinguer o Moratti.
Non ci penso proprio a rispondere alla sua domanda su chi abbia "imposto". Anche perché rispondervi in questi termini sarebbe sbagliato: l'egemonia culturale non è una congiura, è qualcosa di più profondo e complesso.
Aggiungo che l'egemonia culturale è rispettabile quando è un fatto reale: se esiste c'è poco da lamentarsi. Quando però, come accade da anni, non è più un'egemonia reale ma soltanto il perpetuarsi da parte di una cultura in sfacelo di un potere acquisito , con tutti i mezzi, in particolare con l'uso di una burocrazia da anni plasmata a questa ideologia, è un'altra faccenda. Diventa prevaricazione.
Dall'altra parte, quella governativa, non vedo coerenza interna e neppure ideologica. Come potrebbe essere altrimenti visto che un Corradini viene chiamato a quel compito? E si potrebbe continuare con tantissimi altri esempi. Anche qui lascio a lei ricordarseli. E, la prego, non parli di valutazioni "scientifiche". Siamo seri. Vuole davvero farmi credere che le cialtronate sulla complessità o la fraseologia bolsa bene illustrata da Galli Della Loggia nel suo articolo sul Corriere, siano cose "scientifiche"? Non è neppure più ideologia, ma i brandelli di un'ideologia ridotta a cascami culturali privi di dignità. Ma che tengono la piazza con tutti i mezzi. Questo è intollerabile. E, mi permetta, ma non verserò la lacrimuccia nei confronti dei "capri espiatori" che (poveretti...) fanno il bello e cattivo tempo sulla scuola da tempo immemorabile, e non mollano la presa.
Questa ideologia, ormai in sfacelo ma prepotentemente attaccata come un'ostrica al potere e nei cui confronti il centrodestra appare timido e titubante - e talora ossequiente: non è quindi questione di schieramento politico - l'ho analizzata in dettaglio in un libro.
Mi consentirà di non ripetere questa analisi in un blog.
Sono certo che almeno lei non darà alcuno spazio alle mistificazioni - ne parlo nell'ultimo post - di chi vuol far credere che le critiche all'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione siano una critica all'idea in sé di insegnare la Costituzione, e non piuttosto all'ideologia con cui questo insegnamento è stato pensato (si fa per dire).
Quanto alla coerenza di certe scelte, non la chieda a me. Non sono l'autore dei nuovi ordinamenti, non li conosco neppure e quando li conoscerò dirò la mia senza pregiudizi di sorta, per quel poco o niente che vale.
Su un punto siamo d'accordo: stiamo con i piedi per terra. Il che vuol proprio dire gettarsi una buona volta dietro le spalle quelle fumisterie pseudopedagogiche, per il bene della scuola italiana, degli studenti e delle famiglie.
Cordiali saluti,
Giorgio Israel

Giorgio Israel ha detto...

P-S. Riguardarsi il "santino" pubblicato nel post del 3 novembre 2008 può sempre aiutare a riflettere

Franco Labella ha detto...

Gentile professor Israel,
ho letto con molta attenzione la sua risposta.Mi limito ad osservare due cose e lo faccio senza spirito polemico e col massimo rispetto nei suoi confronti: la prima è che essendo insegnante di Discipline giuridiche ed economiche da oltre vent'anni credo di sapere cosa pensano famiglie e studenti visto che li frequento quotidianamente.
L'altra considerazione è un po' amara e glie la rivolgo anche qui con il massimo rispetto possibile ma con con la tigna di chi invita anche i suoi studenti a non divagare: nella sua articolata e lunga risposta non c'è alcun accenno alla questione che le ponevo e cioè al nesso tra introduzione di una disciplina prima spacciata come tale nelle conferenze stampa televisive dal Ministro Gelmini(Cittadinanza e Costituzione) e la decisione di eliminare,dal curricolo obbligatorio ,lo studio del Diritto e dell'Economia.
Saranno solipsismo, probabibilmente, o bassi interessi di bottega corporativa ma provo a richiederglielo: qual è la sua opinione in merito?
Lei rivendica il diritto di non conoscere i nuovi ordinamenti e di non volerne parlare.
Ma allora le chiedo: a che titolo vuole avviare (o continuare) una discussione su Cittadinanza e Costituzione?
Insomma se le fumisterie pedagogiche non le piacciono ( e posso convenire con lei) non può, in nome di una battaglia contro queste, avviare una "fumisteria" alternativa priva di riferimenti alle questioni concrete.
L'ha scelto lei di parlare di questo tema che richiede contestualizzazione ed anche conoscenze scientifiche sul tema specifico di cui si discute.
Perchè di tuttologi, frequentando aule scolastiche , universitarie e Convegni, ne ho un po', mi scusi il termine, le tasche piene anch'io.
Quando parlavo di riportare con i piedi per terra la discussione, mi riferivo anche alla necessità di "prosciugare" l'enfasi ed andare al sodo.
Se si vuole riportare questo Paese a discutere e a non combattere solo guerre ideologiche serve anche questo.
A noi poveri insegnanti delle superiori questa necessità viene spontanea nel lavoro quotidiano.
Ed un blog non serve , credo, a scrivere saggi.
Mi scusi e, lo ribadisco, senza polemica, sono Franco anche anagraficamente e sono abituato a confrontarmi con rispetto ma con decisione, quando serve.
Le ricambio i cordiali saluti
Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia
PS: mi sono esonerato dal ricostruire la mappa degli esperti ministeriali, le potrei, però, fare la mappa delle giravolte ministeriali a 360°(dalla Falcucci alla Gelmini) che noi docenti subiamo da decenni.
E le risparmio pure l'elenco dei Corsi di aggiornamento e formazione che ognuno di noi ha seguito con scrupolo ma con una domanda di fondo e cioè :vediamo dove si vuole arrivare....

Giorgio Israel ha detto...

Non gentile Professore,
lei rivendica di non essere polemico e di essere rispettoso e poi, secondo il peggior stile internettiano fa molto di più che polemica: perde le staffe riferendosi a me come un autore di fumisterie alternative, dice che non ho titolo a parlare, parla di "tuttologi" di cui ha le tasche piene. Allora potrei dirle che, se ne ha le tasche piene di tuttologi come sarei io, sapesse quanto le ho piene io di chi "discute" come lei. Questo non è rispetto e decisione ma il loro opposto. Anch'io sono un insegnante e so cosa significa insegnare e non ho la protervia inaudita di rivolgermi a un collega come a uno studente da invitare con tigna a non divagare. Se vuole un esempio di un intervento anche polemico, ma rispettoso nei confronti dell'interlocutore si rilegga la mia precedente risposta. Non c'è un epiteto negativo nei suoi confronti.
Se crede di potermi intimidire ha sbagliato indirizzo. Le consiglio di bersi un cucchiaio di bromuro e di fare una rilettura di Monsignor Della Casa.
Nel merito, se lei non ha compreso che non esiste alcun nesso tra l'insegnamento di "Diritto e Costituzione" alla maniera proposta nel progetto Corradini e lo studio del Diritto ed Economia quale è stato finora impartito, non ha compreso il nodo della questione. È perfettamente coerente che io possa dissentire drasticamente dal primo e dissentire drasticamente dalla soppressione dei secondi. Ho quindi perfettamente titolo a discutere su Cittadinanza e Costituzione e, dopo aver preso cognizione dei nuovi ordinamenti, a poter concordare con lei sul fatto che sia negativo aver soppresso quelle materie, tanto più che ho ripetutamente espresso nell'articolo e sul blog la convinzione che l'insegnamento della costituzione come materia (e non come ideologia) sia opportuno. Ma lei, invece di discutere e cercare nella discussione un terreno di consenso, ha preferito tirare calci.
Nel resto della sua lettera non c'è uno straccio di argomento se non osservazioni aggressive (a cosa serva un blog non deve insegnarmelo lei).
Con questo intervento ha dimostrato una cosa soltanto: di non sapere dove sta di casa l'educazione e di non avere la minima idea di come si possa affrontare una discussione che non sia una rissa.
Complimenti per la sua brillante lezione di "convivenza civile".
Eviti di scrivere ulteriormente se non per scusarsi,
Giorgio Israel

giovanni ha detto...

Egregio Prof ., chi le scrive è un docente di scienze in un biennio superiore nonchè referente di un progetto di curricolo verticale ( dal primo ciclo ,dall' elementare al biennio superiore ) per la materia Cittadinanza e Costituzione ( sottolineo materia e non educazione ) finanziato dal MIUR. Non volendo scendere nei dettagli , le scrivo per dei chiarimenti sulla seconda parte del suo articolo ( sono un affezionato lettore del Giornale e dei suoi articoli in esso contenuti ) .
Ricoprendo il ruolo di funzione strumentale della ricerca didattica , le chiedo il perchè della sua ostilità ( forse apparente) nei confronti della trinità " Conoscenze , abilità/capacità , competenze " .
Ritengo che lei sia anche a conoscenza che la trinità è accettata da altre scuole europee ed introdotta nei livelli di qualifica EQF .
E anche il concetto di competenza è ben espresso in tutti i documenti . Competenze di base che , ad esempio , nelle scienze corrispondono all'acquisizione di un metodo scientifico , partendo dalle conoscenze e dal pensiero spontaneo , e competenze di cittadinanza , quale ad esempio , il risolvere problemi , progettare, comunicare .
E allora le domando , non è meglio che le discipline , con le loro conoscenze ( non si sviluppano competenze senza conoscenze ), concorrono a far aquisire metodi propri delle scienze , della storia, della matematica , allo scopo di affrontare tanti problemi complessi che la società globalizzata impone ? Dove vede lo scandalo se , ad esempio,alla conoscenza equazioni , corrisponde l'abilità risolvere equazioni ? e la stessa , applicata , a sua volta ,nella conoscenza di "tecniche di risoluzione dei problemi" , alla competenza di cittadinanza "Risolvere problemi ? E ancora , che ne pensa del modello di apprendimento che si ispira al costruttivismo ?
Con stima rinnovata ,
prof. giovanni Brancaccio ITCG LENER Marcianise (CE)

Giorgio Israel ha detto...

Gentile professore,
che la trinità sia accettata a livello europeo non vuol dire nulla. La burocrazia comunitaria è madre di mille follie e stupidaggini. Per parte mia, e ho cercato di motivarlo nel mio libro "Chi sono i nemici della scienza", si tratta di definizioni insensate e ridicole. Ed ho anche dedicato a questo tema alcuni articoli che si trovano su questo blog. Siccome ne sto scrivendo uno proprio oggi per Il Giornale, appena pubblicato lo metterò in rete.
Inoltre, lei tocca proprio un punto nevralgico parlando di costruttivismo. Ritengo che il modello di apprendimento che si ispira al costruttivismo sia semplicemente nefasto.
Cordialmente.
P.S. La ringrazio della distinzione materia e non educazione. Perché dimostra che la mia distinzione critica aveva un fondamento.

Franco Labella ha detto...

Il suo invito finale mi pare decisamente poco in linea con la convivenza civile che ritiene di praticare in solitudine.
Quanto all'intimidire: si risparmi di attribuirmi colpe ed intenzioni che non mi appartengono.
Anche questo appartiene all'aureo libretto che conosco e pratico quanto lei.
Il bromuro, poi, è una specialità medica che viene prescritto dai medici e non dai docenti universitari.
Siccome , però, è evidente che ha voglia di discutere solo con chi non la contraddice , la libero volentieri della mia presenza.
Franco Labella

Teo ha detto...

Tutte queste diatribe sull'insegnamento di una "nuova" materia come Cittadinanza e Costituzione non avrebbero ragion d'essere se si fosse previsto un provvedimento ragionevolissimo, già attuata in molti indirizzi sperimentali: l'insegnamento di Diritto ed economia come materia obbligatoria in tutte le scuole secondarie, o almeno in una buona parte di esse. Trovo alquanto paradossale che, ad esempio, nei licei classici si continui ancora a ripetere quanto sia importante apprendere il latino come materia indispensabile per comprendere le fondamenta del diritto e delle istituzioni politiche e poi non si studino queste fondamenta in modo sistematico ed articolato. Certo, si può sopperire con cenni e approfondimenti specifici in altre materie, come filosofia e storia, ma non è la stessa cosa.

Giorgio Israel ha detto...

Riporto il commento del prof. Labella in quanto emblematico.
Un docente che insegna tramite diritto e costituzione la convivenza civile e crede che discutere significhi definire l'interlocutore un "tuttologo" di cui (suprema finezza) "ha le tasche piene", un produttore di fumisterie e un ragazzino da ricondurre "con tigna" a "non divagare".
E continua a non rendersi conto.
A tanto siamo ridotti.

broncobilly ha detto...

Ricordo con piacere le ore scolastiche dedicate al "diritto". Ero sui banchi ad ascoltare le lezioni tenute da un Professore di cui ho un favorevole ricordo, la nostra Costituzione era spesso al centro dell' attenzione.



Giudico importante il lascito di quell' esperienza. Anche grazie ad essa ho maturato in seguito alcune convinzioni, forse radicali ma che sento con forza.



In sintesi, penso che la nostra Carta sia stata una delle zavorre più opprimenti che il Paese abbia avuto. Dopo la guerra abbiamo scelto di agganciarci al treno giusto, ma di quel treno siamo stati cempre tra gli ultimi vagoni. Secondo me una Costituzione prolissa e confusa, specie nei Principi Fondamentali, ha contribuito in modo decisivo a minare la performance.



Ma non vorrei tanto parlare di questo, quanto piuttosto del fatto che molti miei compagni di allora avessero ed hanno idee antitetiche. Qualcuno l' ho visto persino tra gli sventolatori adoranti del libretto in tribunale e davanti al Parlamento.



Evidentemente quelle lezioni erano impostate in un certo modo. Un modo fruttuoso che ha preservato con cura quella libertà che poi ha condotto me e i miei vecchi compagni a fare scelte valoriali opposte.



A questo punto mi piacerebbe chiedere al prof. Labella se ritiene che l' insegnamento di cui parliamo, per come è stato pensato, debba accompagnarsi ad una qualche trasmissione di valori. E se sì, a quali.

Luca ha detto...

La retorica della Costituzione è uno dei modi per coprire, nei paesi latini, il vuoto ideologico e morale lasciato dal marxismo.

Luca ha detto...

Teo, diritto ed economia dovrebbero essere insegnati solo nelle scuole secondarie tecniche. Nei licei sono inutili, perché si rischia di trasmettere nozioni superficiali, e dannose, perché sottraggono tempo prezioso alle materie serie (latino e greco).

Fabio Milito Pagliara ha detto...

Segnalo sull'argomento l'articolo uscito su il sussidiario.net

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=49751

che è critico verso l'articolo di Galli Della Loggia

cordialmente, Fabio Milito Pagliara

shlomit ha detto...

per Luca: sarei interessata a capire meglio la sua affermazione, potrebbe argomentarla in maniera un po' più approfondita? Già il concetto di paesi "latini" potrebbe aprire a me e agli altri utenti nuovi universi geopolitici.

Lucio ha detto...

Vuoto lasciato dal marxismo nei paesi latini? Cile o Argentina, per esempio?

Lucio Demeio.

Luca ha detto...

Per Shlomit. Sto semplificando al massimo per rispondere alla sua domanda senza disturbare troppo il blog del prof. Israel, a cui tutti siamo grati.

La cultura costituzionale dei paesi anglosassoni e quella dei paesi latini si distinguono per due aspetti cruciali.
Per quanto riguarda il primo, se passa in rassegna il "prodotto finito", i documenti costituzionali, vedrà da una parte gente che si preoccupa di limitare l'influenza dello stato nella società civile, dall'altra parte gente che proclama di voler correggere le storture della vita. Guardi la Costituzione italiana - ma può scegliere anche quella del Perù degli anni '70 o di qualsiasi altro paese latino - e vedrà ovunque distribuzioni (a larghe mani) di diritti sociali.
Seconda differenza: i paesi anglosassoni non hanno avuto movimenti politici socialisti maggioritari, quelli latini si.

Se incrocia la prima e la seconda differenza, vedrà da dove proviene la mentalità "ciudadania".
Privata all'improvviso del marxismo, la cultura politica socialista ha riempito il vuoto con i feticci costituzionali e con l'ideologia della cittadinanza. Il prodotto giuridico, come evidenziato, si prestava. Il tutto, come era ragionevole attendersi, è senza dubbio cialtronesco.
Durerà per qualche decina di anni, poi è possibile che si stancheranno.

Barbara ha detto...

Avevo letto l'articolo comparso sul sussidiario. Il titolo stesso trae in inganno, perché l'articolista non parla dell'insegnamento dei principi della Costituzione nei licei, ma di un ritorno delle educazioni di stile morattiano in tutti gli ordini e gradi di scuola.
Da quando da quando i cattolici portano la bandiera dell'ottimismo e della fede nel potere salvifico dello stato?
C'è pure un elogio "all'impostazione metodologica splendidamente enunciata dai programmi dell'85". Ci mancava solo che i programmi Falcucci venissero definiti "splendidi".
Non capisco come Giorgio Vittadini possa lasciar passare roba come questa alla cdo scuola.

Lucio ha detto...

Per Luca:

Seconda differenza: i paesi anglosassoni non hanno avuto movimenti politici socialisti maggioritari, quelli latini si.

Forse dovrebbe modificare "socialisti" con "marxisti", altrimenti ... la frase e' lapalissianamente falsa !!

Lucio Demeio.

Giorgio Israel ha detto...

AL PROF. FRANCO LABELLA
che ha inviato un messaggio rivolto a Luca.
Lei è venuto a «discutere» qui rivolgendomi epiteti insultanti anziché argomenti.
Se vuole chiedere scusa in modo chiaro e inequivoco (senza se e senza ma), si può riaprire una discussione.
Altrimenti resti nel salotto di casa sua.
Dove non consentirebbe di certo a qualcuno di entrare profferendo insulti per poi sedersi sul divano a conversare amabilmente con altri ospiti.
Anch'io, come lei, so richiamare "con tigna" quelli che "divagano" - in questo caso richiamare alla "convivenza civile".

ilaria ha detto...

Per Luca. Del Perù degli anni '70 non so confesso. Lei sa chi comandato in Paraguay per una cinquantina d'anni? Per restare casa nostra, poi. Secondo lei l'Italia ha conosciuto movimenti socialisti maggioritari? Nel 1946? Posso ripetermi? Il dato di fatto è che nel dopoguerra in Italia la sinistra non ha MAI governato, tranne la breve esperienza del centro sinistra di Prodi (per inciso: qualcuno ricorda da chi fu fatto cadere il primo governo Prodi?).

Giorgio Israel ha detto...

Non dica così... In Italia il governo su base maggioritaria e il bipolarismo è fatto recentissimo e ancora non costituzionalizzato in termini formali. Ma prima la sinistra ha governato, eccome. Che cosa sono stati i governi di centro-sinistra dagli anni sessanta in poi? A meno che non si pensi che il PSI di Nenni, De Martino e Giolitti non fosse sinistra. E, a partire, dalla metà degli anni settanta c'è stato il compromesso storico, il consociativismo. Nessun dirigente comunista negherebbe che il PCI, sia pure non formalmente, sia stato al governo del paese, in certi periodi persino con un'influenza maggiore della declinante DC di fronte a un partito e a un sindacato strapotenti. È Craxi ad aver tentato di rompere questa situazione. Comunque, anche lui, riteneva di essere di sinistra, sia pure non comunista... Bisogna commisurare tutto alla natura molto particolare del sistema italiano, ma dire che la sinistra non ha mai governato non ha fondamento. Dagli anni sessanta la sinistra ha rimodellato da cima a fondo questo paese, senza che venisse cambiata la struttura dello stato: non faccio altro che ripetere cose sentite dire da dirigenti del PCI ("abbiamo demolito tutto, forse ora sarebbe giunto il momento di ricostruire qualcosa di nuovo").

ilaria ha detto...

sul senso della realtà dei dirigenti comunisti non metterei la mano sul fuoco... (ultimamente uno si è proposto come ministro degli esteri ue).

Giorgio Israel ha detto...

Ed è stato presidente del consiglio... Poi sul suo senso della realtà non chieda a me...

ilaria ha detto...

e se quando ha fatto il presidente del consiglio si fosse invece andati ad elezioni ora c'era ancora prodi. comunque, come diceva il grande michel platini, la storia non si fa coi "se", ahimè.

Franco Labella ha detto...

Gentile professore ,
lei è il padrone di casa e detta le regole.
E' giusto che sia così.
Pretende le mie scuse e glie le porgo, vorrei solo farle notare, però, che ho usato alcuni termini (fumisterie ad esempio ) che ho mutuato dai suoi interventi precedenti.Lei ha anche usato il termine cialtroni.
Ora la domanda è : se lei usa certi termini è vis polemica, se io uso gli stessi termini è cattiva educazione?
Invoco la par condicio :-))))
Cordialità
Franco Labella

Giorgio Israel ha detto...

Mi fa piacere ma lei è pienamente libero e io non impongo nulla...
Tenga conto però che io non uso mai termini come fumisterie e cialtronate con riferimento a un interlocutore con cui sto discutendo, bensì a situazioni e comportamenti generici. Non è una sottigliezza o un cavillo, ma è molto importante. Per esempio, è legittimo che dica che le competenze sono delle cialtronate (anzi approfitto per dirlo e ripeterlo...). Ma se discuto con qualcuno che ci crede mi guardo bene dal dirgli che è un cialtrone. Anche perché potrei convincerlo e classificandolo a priori come un cialtrone mi precludo questa possibilità. E se addirittura gli dico che di lui ho piene le tasche, mettiamoci nei suoi panni, cosa può rispondere: "Se di me hai piene le tasche, lasciami in pace e fatti i fatti tuoi"...

Caroli ha detto...

La sinistra ha governato quando aveva gli uomini per farlo. Il quasi concittadino Pietro Nenni era uno di questi. U sciur Sandru (Pertini) era uno di questi. Anche Zangheri (seppure solo come sindaco di Bologna) aveva una sua autorevolezza. Eccetera. Oggi si ha la brutta impressione che si propongano solo i cagnolini del salotto "buono" di "Barbapapà" Scalfari (il soprannome non è mio, lo chiama così il suo ex dipendente Giampaolo Pansa).

Franco Labella ha detto...

Gentile professor Israel,
se dopo le mie scuse si sono ristabilite le condizioni per la mia partecipazione al blog, posso chiederle di pubblicare il mio intervento in risposta all'intervento di Luca e relativo alla opportunità di confinare le Discipline giuridiche ed economiche,come da lui sostenuto e da me non condiviso, nei soli istituti tecnici?
Grazie
Franco Labella
PS: ovviamente io non ne ho copia e perciò, anche volendo, non potrei riproporre quanto da me scritto in risposta

Giorgio Israel ha detto...

Molto volentieri ma, mi dispiace, anche io non l'ho più