lunedì 26 aprile 2010

Così trasformano le scuole in ospedali



 Stefano Zecchi ha denunciato l’ennesima tappa della dittatura degli esperti: l’introduzione della misura dello “stress-lavoro correlato”, che produrrà un’altra proliferazione di “specialisti” di dubbia competenza ma dotati del potere supremo di controllare lo stato psicologico altrui mediante test, questionari, protocolli e altri marchingegni pseudoscientifici. È un processo di “medicalizzazione” della società che trasforma tutti in malati monitorati, misurati e controllati da una corporazione di esperti al di fuori di ogni controllo.
Non illudiamoci, il processo è planetario e resistervi sarà difficile: l’epicentro sono gli USA, dove dilaga la manìa di considerare ogni stato come una patologia da curare e di sostituire concetti qualitativi con quantità, misure, test e punteggi anche se i risultati di questi metodi sono spesso mediocri. Un esempio clamoroso di questo andazzo è la classificazione dei comportamenti dei bambini vivaci e iperattivi – “con l’argento vivo addosso”, si diceva un tempo – come una malattia che molti studiosi seri considerano una scandalosa invenzione: il suo acronimo è AHDH, Attention Deficit Hyperactivity Disorder. Che vi siano bambini del genere è arcinoto e, in alcuni casi, si cade nella patologia. Ma codificare in generale simili comportamenti come una malattia è folle e pericoloso perché rischia di classificare come malati persone perfettamente normali e scarica le famiglie di ogni responsabilità trasformando un problema quasi sempre educativo in una faccenda di dottori e psicologi. Negli USA l’AHDH è stato diagnosticato in 17 milioni di bambini. L’anno scorso il sedativo Ritalin, prodotto allo scopo, è stato ricettato 20 milioni di volte con un giro di affari stratosferico. Una celebre ballerina, Elisabetta Armiato, ha ricordato di essere stata una bambina iperattiva che saltava sul tavolo da pranzo. Proprio per questo ha deciso di battersi per il divieto dello screening di massa dell’AHDH nelle scuole italiane e per il consenso informato prima della somministrazione di Ritalin.
Ma mentre ci si batte per turare una falla se ne aprono altre più gravi. È in discussione in Parlamento una legge, pare approvata da uno dei due rami (e già a livelli regionali), che è frutto di un trasversalismo politico progressista saldato dal comune intento di fare il futuro. Essa codifica l’esistenza di una nuova malattia detta DSA, Disturbi Specifici di Apprendimento. Di che si tratta? Il DSA raggruppa “disturbi” diversissimi tra di loro, che assieme non fanno una sindrome, ma sono riunificati solo perché legati ai processi di apprendimento, anche se ciò accade per altre malattie di diversissima natura: e questo già la dice lunga sulla serietà “scientifica” di chi ha messo in piedi un simile artefatto.
Il DSA include la dislessia, e fin qui vi è poco da dire, trattandosi di un disturbo noto, anche se si dice che fossero dislessici Newton e Einstein, ovvero i più grandi scienziati della storia. Include poi la “disgrafia”, «disturbo di scrittura che si manifesta in difficoltà della realizzazione grafica». Già qui c’è da saltare sulla sedia. In una scuola, in cui non è più considerato necessario insegnare a come tenere una penna in mano, coloro che hanno difficoltà nello scrivere o nel disegnare sono una massa imponente. E non è un ritornello quotidiano che le capacità ortografiche dei bambini delle primarie sono disastrosamente modeste? Ebbene, anche la “disortografia”, pomposamente detta “difficoltà nei processi linguistici di transcodifica”, è un disturbo incluso nel DSA. Conclude il quartetto la “discalculia”, «disturbo che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri». Anche qui giova ricordare le carenze matematiche degli studenti sistematicamente attestate dai test internazionali e verificabili quotidianamente da qualsiasi insegnante: la massa dei “malati” di discalculia è un esercito. Per la mia specifica competenza matematica ho approfondito la questione. Leggendo alcuni materiali “specialistici”, ho constatato che i criteri di demarcazione della “malattia” sono quanto mai vaghi e mal definiti. Nelle definizioni si fa spesso ricorso a idee dei meccanismi del calcolo mentale completamente fasulle. Senza contare che si trascura il contesto storico-sociale: nel Settecento il matematico Eulero era in grado di fare calcoli mentali di mostruosa difficoltà che, essendo cieco, dettava a un aiutante. Oggi anche il più valente matematico non sarebbe in grado di avvicinarsi da lontano a simili capacità. Esiste un’evoluzione storica delle capacità di calcolo e di memorizzazione che è stata ampiamente studiata e che questi “specialisti” ignorano. Oggi, per molte ragioni anche legate agli sviluppi tecnologici, siamo al livello storico più basso delle capacità di calcolo mentale, aggravato dalla crisi della scuola e da teorie didattico-pedagogiche inappropriate. Tralascio di dire quale sia il livello dei rapporti che ho consultato, scritti in una lingua che potrebbe configurare la patologia di “disgrammaticìa” e “dis-sintassìa”. Infine, ho cessato di avere rispetto per queste elucubrazioni quando ho sentito dire da uno di questi “specialisti” che gli studenti in sedia a rotelle sono strutturalmente poco abili nel calcolo mentale perché questo sarebbe legato alle capacità motorie: basti pensare che uno dei più celebri fisici e matematici viventi, Stephen Hawking, è affetto da atrofia muscolare progressiva.
Tuttavia, si sta preparando il più gigantesco processo di trasformazione della scuola italiana in ospedale: la legge riconosce la diagnosi di DSA effettuata dal Servizio Sanitario Nazionale, la quale viene comunicata dalla famiglia alla scuola. In altri termini, le famiglie che mirano a trasformare gli insuccessi scolastici dei loro figli in malattia da curare, possono mettere fuori gioco scuola e insegnante mediante psicologi e psichiatri, notoriamente esperti in grafismo, calligrafia, ortografia e matematica. Viceversa, genitori di vedute più rigorose possono vedere il loro figlio sequestrato dal processo dell’istruzione e consegnato all’ambulatorio: difatti la legge prevede che le scuole possano apprestare interventi per individuare casi di DSA «sospetti» (dàlli all’untore!) e comunicare alla famiglia che il loro figlio è un anormale. Già c’è chi stima tra il 3 e il 5% la prateria su cui pascolerà il grande affare del DSA.
Per comprenderne fino in fondo le devastanti implicazioni, va sottolineato che la legge garantirà «appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica», una «didattica individualizzata e personalizzata», e la dispensa da «prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere». I provvedimenti riguardano persino le famiglie, le quali acquisiscono il diritto a orari di lavoro flessibili. Insomma, se tuo figlio passa dalla categoria di insufficiente in matematica a quella di discalculico, ottiene il successo formativo garantito, e tu stai pure a casa. Nel frattempo, avanza inarrestabile la dittatura degli specialisti che, per affermarsi, ha bisogno di una società fatta di malati, di disturbati e disadattati da misurare, monitorare e curare.
Resta soltanto da confidare nei vincoli della crisi e del rigore del Ministero dell’Economia per arginare questo autentico delirio.
 (Il Giornale, 22 aprile 2010)

71 commenti:

Alessandro Marinelli ha detto...

"Resta soltanto da confidare nei vincoli della crisi e del rigore del Ministero dell’Economia per arginare questo autentico delirio"

Perfettamente d' accordo! Se sono queste le "innovazioni" che attendono cospicui e grassi finanziamenti, allora penso davvero che tirare un pò la cinghia in questi tempi di magra non possa farci che bene, perdiana!

noradlf ha detto...

Ma non basterà, professore! Visto che il motore riconosciuto della nostra società è il consumo, ben vengano i consumi anche di servizi specialistici.

A parte gli scherzi, il trend della trasformazione di qualunque cosa in patologia esiste già da qualche anno e sono contenta di non essere l'unica a vederlo.
Ci sono ancora medici di buonsenso che ti diranno che tuo figlio non ha l'AHDH ma ha bisogno di più attenzioni o più regole.
Il problema che vedo (per situazioni vicine a me) è che sia i genitori sia gli insegnanti, invece, sono pronti a cascare nel tranello. Se ci mettiamo pure una legge e dei nuovi specialisti, chissà dove arriveremo.

Poveri ragazzini. L'ideale di educazione che va di moda è il cagnolino ammaestrato oppure - che è più facile, perché il cagnolino qualcuno lo deve comunque ammaestrare - la lobotomizzazione precoce.

Myosotis ha detto...

Mi viene in mente un giornalista che, quando i governi duravano 11 mesi in media, diceva di sentirsi sollevato ogni volta che cadeva il governo, perché la crisi di governo scongiurava l'approvazione di leggi strampalate. Il guaio è che gli "esperti" non si concedono mai una tregua, forse non soffriranno di ADHD ma solo di HD (Hyperactivity Disorder).

irene ha detto...

Faccio parte dei genitori di ragazzi con disturbo specifico di apprendimento (dsa) ed è con indignazione che ho letto questo articolo,dove sono stati mischiati due diversi tipi di disturbo che nulla hanno a che vedere l'uno con l'altro; AHDH e DSA non sono associate, non sono la stessa cosa.

E' importante, diffondendo informazione, farlo correttamente.


Nel suo scritto si legge che una diagnosi in questo senso innanzi tutto scarica le famiglie di ogni responsabilità.
Credo che sarebbe difficile trovare affermazioni più lontane dalla verità.
In presenza di questi disturbi, riscontrati e attestati da professionisti in possesso di titoli riconosciuti dallo Stato la famiglia viene al contrario sommersa di responsablità, perchè, anche grazie alla disinformazione diffusa da articoli come questo, deve caricarsi il ragazzo sulle spalle e accompagnarlo nel percorso di studio spesso sostituendosi a insegnanti che rifiutano di applicare quanto raccomandato dai tecnici di vari Uffici Scolastici Provinciali, nonchè da leggi già emanate in alcune Regioni.
Le famiglie studiano, si confrontano, inventano e sperimentano strategie didattiche adeguate alle caratteristiche di apprendimento di chi presenta un DSA in vece di chi vi sarebbe tenuto e non lo fa.

Deontologia professionale e onestà avrebbero voluto che l'autore si fosse informato presso i ricercatori per capire di cosa stava trattando.
Avrebbe trovato che la moderna diagnostica per immagini ha potuto evidenziare aree di attivazione cerebrale diverse,tra un soggetto, con q.i. nella norma, privo di disturbo specifico di apprendimento ed un soggetto, con q.i. nella norma che presenta un DSA. Ormai sono stati individuati alcuni dei geni implicati nel dsa.
A questo stato della scienza,negare l'esistenzadel DSA è come negare che stia piovendo durante un diluvio.
Non esistono medicine per "curare" un soggetto che presenta DSA perchè i disturbi specifici di apprendimento non sono malattia; sono la conseguenza di una particolare conformazione neurobiologica per la quale l'apprendimentonon può avvenire mediante una didattica tradizionale.
Semplicemente è necessario adattare la trasmissione del sapere alla specifica peculiarità di chi presenta questi disturbi.
Alcune Regioni hanno già legiferato in tal senso e, a livello centrale, è in discussione una legge importante a testimonianza della sensibilità e lungimiranza dei nostri tecnici e di alcuni politici.
Vede, professore, così come per un soggetto snello esiste la taglia S, mentre per un robusto esiste la XL, affinchè tutti vadano vestiti,
è importante, e per fortuna, nonostante quelli come lei, sempre di più avviene, capire che non siamo tutti uguali e se non vogliamo restare al palo nel progresso e nella civiltà è indispensabile che anche nella scuola si individuino ed applichino metodologie adatte ad ognuno.

serafina ha detto...

Ergegio professore, non ho certo il suo livello di competenza, però ci sono delle cose nell'articolo qua sopra che non capisco.Non parlo di bambini iperattivi, perchè non ne conosco, ma di bambini con "DSA".Ho un figlio diverso dagli altri miei figli e diverso dai compagni. E' diverso "prima" di essere stato visitato. Poi le visite ,gli esami e la diagnosi l'hanno classificato "DSA". Lei, che non lo conosce,vorrebbe negare che il suo cervello funziona in modo diverso? Quindi i bambini diversi non hanno diritto a un istruzione che gli permetta di diventare autonomi, di crescere, di diventare adulti consapevoli? Sono perfettamente cosciente che il momento che verrà riconosciuto questo tipo di diversità questo comporterà delle spese , quindi difficilmente lo stato approverà la legge che tratta di dislessia.Perchè comporterebbe dover dare le competenze a un mucchio di insegnanti. Pero' io, da mamma, la vedo un ingiustizia : il negare che esiste una diversità per ragioni di portafoglio.
So che questo blog è moderato, ma mi interessa un confronto,se possibile, con lei, prof.Israel.Grazie

serafina ha detto...

Prof Israel, se le interessa il confronto con un gruppo di genitori di bambini DSA la spettiamo nel forum www.dis-tranoi.it
il confronto è un modo di ampliare le conoscenze di entrambi,non è che vogliamo dire che la verità sia la nostra, vogliamo capire e , se il caso, speigarci.

Giorgio Israel ha detto...

Vediamo di darci una "calmata", come si dice a Roma, perché se la mettiamo sull'indignazione e sugli epiteti produco le lettere di genitori che mi "benedicono" e di "scienziati" d'accordo con me e la chiudiamo qui.
Molto sinteticamente ( poi scriverò altri articoli sulla questione).
1) Nessuno nega le diversità e l'esistenza di problemi. Ci mancherebbe altro. Quel che si nega è la medicalizzazione a oltranza, ovvero il trasformare ogni diversità e ogni problema in malattia, da trattare come tale.
2) Tanto è vero che in entrambi i casi si nega trattarsi di malattie, e si parla di "sindrome", il che non vuol dire niente, e poi si cercano addirittura di definire le diversità sul terreno biologico. Salvo finire col proporre un "trattamento" che consiste in definitive in procedure psico-pedagogiche. Tanto valeva non fare l'efferato circuito attraverso il fattore della diversità biologica.
3) Il quale è privo di fondamento perché le ricerche con risonanza magnetica (posteriore alla "definizione" della sindrome) non consentono alcuna seria correlazione con la sindrome medesima. Chi pretenda di associare una difficoltà di calcolo con una specifica caratteristica cerebrale è semplicemente un cialtrone.
4) La definizione di discalculia è vaga e priva di qualsiasi fondamento obbiettivo. Chi l'ha prodotta non ha la minima idea dell'evoluzione storica e sociale delle capacità di calcolo, delle difficoltà che possono derivare dal contesto. Come mi ha scritto un preside, per lo più la DSA è DSI (Difficoltà specifiche di insegnamento). Comunque l'idea che a decidere circa la capacità di calcolo sia una persona (medico, psicologo o pedagogo) che non ha una specifica competenza è un'aberrazione.
5) Gran parte dei casi esaminati possono sicuramente essere trattati con metodi convenzionali che rientrano nelle procedure educative e didattiche opportune, con uno specifico impegno da parte dell'insegnante e, in casi estremi, con sostegno psicologico, ma non si trasforma in patologia quello che nella maggior parte dei casi non lo è.
6) Voi siete le vittime di un andazzo efferato che tende a far sentire diverse persone che non lo sono se non nel senso più benigno del termine, ovvero che non abbiamo tutti le stesse capacità. Ci sono persone che, per affermare il loro potere e i loro interessi, tendono a trasformare tutto, qualsiasi "difficoltà" o "diversità" in patologia da curare. Avete mai provato a vedere qual è la lista delle persone incluse in DSA e in ADHD: praticamente tutti i maggiori geni dell'umanità... Tanto varrebbe augurarsi di avere una di queste "patologie". Non vi fate intimidire dal mito della "scienza". Vi sono persone non meno rispettabili che la pensano in maniera opposta di queste specialisti. E quindi dove sta la scienza?

serafina ha detto...

Grazie per continuare il confronto , cercherò di non essere agressiva anche se la cosa mi tocca da vicino.Riferendomi al suo ultimo commento:
1) se non si dimostra che esiste la diversità questa per l'insegnante "non esiste" , o meglio ,la difficoltà dell'alunno c'è ma il programma deve essere uguale, quindi ad adattarsi deve essere l'alunno e non l'insegnante. Per questo vengono date le etichette. Per questo ne abbiamo bisogno.
2 3 4 ) non ho le competenze per rispondere
5) se si potessero avere computer , studio con le mappe e altri strumenti - strategie , se gli insegnanti li conoscessero e i applicassero a discrezione penso ne saremmo contenti :eviteremmo di perder tempo e soldi e lo stress di tutte le valutazioni ed esami. E quando un ragazzo sa coniugare i verbi non perde tempo per cercarli sulla tabella, gli strumenti compensativi li usa solo chi ne ha effettiva necessità.
Posso dire però da esperienza personale che con dei training , degli esercizi da fare quotidianamente, il "tirar fuori le parole perse nella testa" migliora notevolmente. I training non vengono fatti da uno psicologo, ma un logopedista.
6) mi interessa sapere , senza polemica, cosa avrei dovuto fare per mio figlio .Se puo' essere utile l'etichetta è di disortografia, ma , come sa, dei dsa ci sono molte caratteristiche comuni : difficoltà a capire quello che è scritto, mentre se glie lo si legge è chiaro.etc.
Vorrei sapere, dal suo punto di vista, come avrei dovuto comportarmi. Dimenticavo: mio figlio è in 5 elementare.

irene ha detto...

già quello che lei dice, ora, professore, è leggermente diverso da quello che si intendeva dal suo articolo. Su queste basi è possibile "darsi una calmata" e vedere insieme di ragionare, se crede.
Non prima però di farle notare, a proposito della calmata, il tono dei commenti pubblicati sia sul blog sia su il giornale: persone ignoranti, nel senso che non sanno, hanno capito solo i paroloni grossi del suo intervento e hanno definito "diversamente somari" i nostri ragazzi.
Nella smania di sensazionalismo e nella dilagante deresponsabilizzazione della nostra società, articoli come il suo, distruggono il lavoro di migliaia di persone che stanno cercando a fatica di eliminare i disturbi di insegnamento.

Sono d'accordo con lei, per la maggior parte la dislessia dei nostri ragazzi è deleteria non di per sè ma per i Disturbi di insegnamento. Non cambia nulla però: laddove un insegnamento tradizionale funziona ancora per i non dsa e non funziona per i dsa cosa dobbiamo fare?
Non possiamo prendere il corpo insegnante e buttarlo dal ponte, dobbiamo rapportarci con loro e, creda, spesso è solo a suon di diagnosi, circolari, rivendicazione dei diritti della persona che otteniamo che gli insegnanti si attivino per eliminare i loro disturbi.

Sono estenuata, professore, in questa fine di anno non ce la faccio più, sto studiando insieme ai miei due ragazzi, prendo le materie, le elaboro, le mastico e le propongo loro già "digerite".
Sa perchè lo faccio? Perchè so che si tratta di disturbi specifici, so che i miei ragazzi hanno abilità e capacità particolari che non riescono ad emergere in questa scuola, so e vedo che una volta immagazzinato il sapere, una volta "entrato nella loro testa" ne fanno un uso splendido, collegano, analizzano e ragionano alla grande, utilizzando quello che hanno imparato come solo i grandi sanno fare.
Sì, sono d'accordo, nonostante la fatica di questo specifico momento, avere un dsa significa avere una gran testa, significa avere una marcia in più.

Per la discalculia, non ha torto completo, è vero, non se ne sa ancora abbastanza, e soprattutto non si sa bene cosa fare.
Si è visto che alcuni dsa hanno difficoltà in più rispetto agli altri nell'ambito logico matematico e allora si cerca di dare anche a loro il diritto di imparare, esattamente secondo lo schema che le ho presentato sopra.

Lei di matematica ne sa, perchè invece di criticare chi cerca di capire e magari è uno psicologo, uno psichiatra, un logopedista, e di matematica ne sa meno di lei, non prova a capire quale sia il metodo giusto per questi ragazzi?
Lei lo potrebbe fare!

Lei parla di patologie, noi no.
Mai parlato di patologie per i nostri ragazzi. Solo di trovare il modo di ottenere per loro il diritto alla realizzazione della loro vita, il diritto al riconoscimento della loro grande, splendida intelligenza che spesso viene scambiata per idiozia.

Giorgio Israel ha detto...

Non ho detto nulla di diverso e non sono responsabile di commenti volgari o sbagliati, quale che ne sia il segno. Non credo assolutamente che esista alcuna patologia che si chiami DSA o ADHD. Del resto, come voi dite, nessuno ha il coraggio di dire che si tratti di malattie. Ma allora cosa sono? Sindromi? Ma tutto è sindrome. È una definizione buffonesca. Ma poi si tenta surretiziamente di reintrodurre la categoria di devianza o patologia cercando di classificare i DSA come "diversi" biologicamente con diagnosi di risonanza prive di qualsiasi valore scientifico. Ma se si tenta questo vuol dire che si cerca di riproporle come malattie... Basta questo a capire la mancanza assoluta di serietà scientifica di questo approccio.
I casi realmente patologici sono quelli (pochissimi) che rientrano nelle disabilità vere e proprie per cui esiste il sostegno, ecc. Tutti gli altri dovrebbero essere trattati con i metodi classici dell'insegnamento e dell'educazione.
Ho osservato che se si dovesse confrontare un qualsiasi matematico di primo piano di oggi con un matematico del settecento come Eulero, sarebbe considerato discalculico!...
Quello che mi colpisce delle vostre lettere è l'osservazione che soltanto così, e cioé soltanto con diagnosi, circolari e altre trafile riuscite ad avere ascolto per ottenere quello che un buon insegnamento dovrebbe fare, e cioé curare le difficoltà di apprendimento. Difficoltà per lo più normali e che in certi casi sono (normali) maggiori o minori disposizioni per un argomento. Questo mette in luce lo scandalo della scuola di oggi: abdicare alla propria funzione educativa delegandola a "esperti" (pedagoghi, psicologi, persino medici, visto che dovrebbe essere il SSN a "diagnosticare" il DSA!!).
Il SSN cura le malattie, cari amici, e quel che si diagnostica è una patologia. Come si può arrivare al punto che "splendide intelligenze" debbano essere trattate come DSA? Questo è lo scandalo. Mi si chiede forse di aggregarmi a questo carrozzone indegno che etichetta le "diversità" e ne fa situazioni da curare? Io combatto contro questo, non vi partecipo. Capisco la debolezza delle famiglie - ma anche io ho dei figli a scuola e mi batto perché le cose cambino. Anch'io ho avuto un figlio che poteva essere classificato come ADHD: sappiamo noi cosa abbiamo penato... Abbiamo svolto il nostro ruolo di educatori-genitori con tutte le forze e ora è un ragazzino splendido. Ma se qualcuno fosse venuto a dirmi che andava classificato come ADHD gli avrei dato un pugno sul naso...
Entrambi i miei figli che fanno le elementari sono manifestamente disgrafici e disortografici. Come potrebbe essere altrimenti in una scuola che si rifiuta di insegnare come si tiene la penna in mano e come la si manovra? Hanno scritto a lungo malissimo, tenendo la penna come una zappa e facendo errori di ortografia. Ora vanno molto meglio, per l'impegno accanito dei genitori e perché vanno in una classe con insegnanti migliori ed è certo che in un lasso sufficiente di tempo saranno a posto. Ogni volta che mio figlio si presenta con un compito mal scritto e con errori di ortografia, glielo faccio riscrivere aiutandolo con pazienza, ma senza pietà, anche tre volte... Certo, tutto questo si sarebbe potuto evitare se non vi fossero stati i DSI... Se però qualcuno mi fosse venuto a dire che erano dei soggetti DSA e mi avesse posto di fronte all'alternativa che mi ha raccontato una signora - "o li affida allo psicologo con diagnosi di DSA o li boccio" - avrei fatto uno scandalo senza precedenti. Bisogna battersi, non piegare la testa di fronte a questa gente che inventa le malattie per inventare un mestiere. Non chiedetemi nulla di diverso.

Giorgio Israel ha detto...

Peraltro, nessuno dei commenti su questo blog è volgare. E consiglierei in particolare quello di noradlf: non cascate nel tranello!...

serafina ha detto...

Mio figlio ha molte attenzioni, purtoppo per riuscire a svolgere i compiti assegnati lo seguo da vicino, per evitare che si distragga e le garantisco che in 5 elemetare non mi pare normale dover dedicare tutto il tempo libero (da scuola) allo studio a casa.
Essere disortografico come lui non è solo non saper scrivere corretamente, è non reperire facilmente le informazioni che ha in testa, è non capire il senso di un testo se non lo legge lui, è (fino a poco tempo fa) non saper riconoscere una sequanza temporale. Lei mi dice che sono le maestre a doversi occupare di insegnare, ma sono i logopedisti che spiegano le strategie adatte.
Quindi le maestre dovrebbero imparare il proceso di apprendimento? tutte?
Forse (da come ho capito io) c'è una via di mezzo fra chi ha bisogno il sostegno (104) e chi non potrà mai averlo per un Q.I. nella norma. Ma ha la testa che ragiona diverso.Non le chiedo di prender parte a un carrozzone, solo di tenere presente che , in mezzo a maestri bravi e altri meno, in mezzo a chi fa leggi, in mezzo a chi parla di specialisti che si inventano un mestiere, ci siamo noi: ragazzi e famiglie che riescono a migliorarsi con quelle scartoffie che lei reputa inutili. E con quelle in mano bisogna battersi comunque. E qua mi fermo.grazie lo stesso.

irene ha detto...

Non le ho chiesto nulla di diverso, professore, le ho chiesto di capire, lei che è in grado di farlo, dove l'attuale insegnamento della matematica cozza con la capacità di apprendere dei nostri ragazzi.
Studi strategie di insegnamento da proprorre ai suoi colleghi, si batta insieme a noi, concretamente, per risolvere la necessità di diagnosi per ottenere l'insegnamento ai nostri figli.
Chiede che cos'è il dsa?
Sicuramente qualcosa che distingue
tra chi è in grado di apprendere in un modo, quello tradizionale, e chi è in grado di apprendere in un altro.
Come lei dice, lo scandalo sta nel fatto che i primi hanno una scuola per loro, i secondi devono essere classificati per ottenere il loro angolino.
Sono d'accordo, combattiamo contro questo mostro ma cosa faccio io per i miei figli? Per i ragazzi che ora, oggi, fino a quando non abbiamo cambiato le cose, sanno apprendere in un modo diverso e nessuno lo concede?
Più che come ha fatto lei coi suoi e come le ho raccontato di me, stare lì con loro e aiutarli stimolarli costringerli a studiare cose che non riescono a vedere e insistere insistere insistere fino a quando troviamo la strada, cosa posso fare?
Se quando sono a scuola non hanno il permesso di fare quello che a casa ha fatto trovare loro la strada?
se questo permesso è concesso solo in caso di "diagnosi" che obbliga?

noradlf ha detto...

Mi dispiace molto di avere offeso Irene e Serafina. Non ne avevo l'intenzione; se però l'avessi avuta, il professore non avrebbe pubblicato il commento.

Leggevo dieci minuti fa la lettera di una signora che lavora all'uncinetto e lo insegna agli altri. Una sua allieva ha una disabilità grave e, di fronte alla bellezza di un oggetto fatto all'uncinetto, era certa che non l'avrebbe saputo rifare. La sua insegnante le ha proposto di provare e l'allieva in una sola lezione ha rifatto quell'oggetto in maniera più che accettabile. Non è che l'insegnante avesse il problema di capire come si può insegnare l'uncinetto a una disabile: le ha detto "facciamolo insieme" e ha pensato che potesse farcela.

Anche ai bambini va dato credito che possano farcela (a diventare adulti o a realizzare la loro vita, come dice Irene), pure se saltano sui tavoli e vanno male in matematica, e bisogna accompagnarli in questo.
Invece spesso vedo una tendenza a considerare che se i bimbi sono disubbidienti, o vanno male in matematica o non si comportano secondo una certa "idea di bambino" (il cagnolino ammaestrato, appunto), allora sono anormali e avranno dei problemi a diventare adulti e alla fin fine dev'essere una malattia! Così la responsabilità è della natura matrigna, non di chi educa. E' una tendenza grave e neanche limitata a questo ambito. Ma è grave perché appunto pretende di considerare malattia ciò che non lo è.

Io sono sensibile all'espressione verbale scritta (sono una copy editor) e non vedo in giro solo conflitti ortografici, vedo anche incapacità di riconoscere gli argomenti fallaci, di esporre con chiarezza o di comprendere quello che viene detto o scritto. Ne dovrei dedurre che il 75% degli italiani sul web è malato? Nemmeno per idea: ne deduco invece che nessuno ha mai insegnato loro queste cose, o magari nessuno ha saputo suscitare il loro interesse o evidenziarne l'opportunità. O forse avevano solo fretta, anch'io ho scritto AHDH invece di ADHD.

Non bisogna inventarsi malattie dove esse non esistono. Questo, peraltro, è un segno di attenzione verso chi ha veramente delle difficoltà e ha bisogno di aiuto, vi assicuro, non è il contrario.

Quando dico che i genitori cascano nel tranello (e ho sottolineato che lo dico perché l'ho visto accadere) mi riferisco alla paura che il figlio non sia normale perché salta sui tavoli o va male in matematica oppure a quattro anni ancora non parla, come è il caso di mio nipote. Avete ragione, era difficile da capire.
Questa paura io l'ho vista in atto. Allora ti affidi allo specialista del caso. Fortunatamente, esistono professionisti che sanno riconoscere la vera malattia da condizioni diverse. Se però l'"idea di bambino" diventa pensiero comune, anziché l'attenzione al bambino vero, tra vent'anni questi professionisti non esisteranno più, perché nessuno li avrà educati.

Ciò che dice Serafina ("ad adattarsi deve essere l'alunno e non l'insegnante") non vi sembra abbastanza simile all'affermazione dell'"idea di bambino"?

Umberta Mesina

(Chiedo scusa, non avevo pensato che qui compare solo il nick.)

Agnese ha detto...

Caspita se è lei responsabile dei commenti insultanti e offensivi scatenati da parole come queste.....le famiglie che mirano a trasformare gli insuccessi scolastici dei loro figli in malattia da curare, possono mettere fuori gioco scuola e insegnante mediante psicologi e psichiatri, notoriamente esperti in grafismo, calligrafia, ortografia e matematica...Se non è istigazione questa....e se il suo articolo voleva essere un attacco alla scuola, incapace di insegnare a chiunque, lei ha una pessima mira!
Noi non siamo, come lei scrive, famiglie che mirano a trasformare gli insuccessi scolastici dei loro figli in malattia da curare e che possono mettere fuori gioco scuola e insegnante con l’aiuto di psicologi e psichiatri. Siamo genitori di bambini e ragazzi che a volte hanno intelligenze nettamente superiori alla media ma che, malgrado ciò non riescono a leggere e a imparare le tabelline, che manifestano spessissimo un coraggio e una determinazione superiore alle loro forze nel voler superare le difficoltà che una scuola non adatta a rispondere al loro diverso modo di apprendere dissemina sul loro cammino. Le nostre giornate iniziano molto presto e finiscono molto tardi: studiamo con i nostri figli, chi non sa impara ad usare il computer per preparare strumenti utili che passa poi agli insegnanti (quelli illuminati) per aiutare tutti. Alcuni di noi rinunciano al lavoro, come ho fatto io, malgrado le traversie economiche perché sanno che nessun altro sarebbe così motivato, elastico ed economico da sostituirci nell’impresa di ridurre le distanze che separano un ragazzo con DSA da un normolettore, quello con i genitori giusti, quello che ha il papà che sa come insegnargli il calcolo mentale………
Essere disortografici o disgrafici non significa fare qualche errore di grammatica e avere una brutta grafia. Se i suoi figli lo fossero avrebbe scoperto molto presto che la ripetizione estenuante di esercizi, per quanto amorevoli, sortisce l'unico effetto di estenuarli, renderli incapaci persino di un pensiero coerente e gli errori aumenterebbero vertiginosamene.
Mi è francamente difficile capire in quale modo lei pensi con certe parole di poter aiutare chi quotidianamente nella scuola soffre e lotta per difendere il proprio diritto allo studio. Se lei, come sembra sottindendere conosce un metodo che possa aiutare i nostri ragazzi bene! Lo metta a punto e lo consegni alla scienza.
Sembra che continui a sfuggirle il fatto che noi abbiamo bisogno di soluzioni -Oggi!- non di chiacchiere, eclatanti, più o meno vere, per fare audience.
Tutti noi auspichiamo un giorno in cui non ci sia più bisogno di leggi,specialisti e circolari ministeriali, ma domani è troppo tardi.

Giorgio Israel ha detto...

Mi dispiace, ma non è possibile continuare a discutere in questo modo. Capisco l'emozione, ma problemi difficili li abbiamo vissuti tutti e nessuno autorizza a pensare che gli altri siano inconsapevoli.
Mi limito soltanto - e poi non interverrò più - a notare che è assolutamente contraddittorio parlare di bambini che hanno intelligenze superiori alla media, rifiutarsi di considerare i problemi che hanno come una patologia e poi descriverli come una situazione assolutamente ingestibile. Se la situazione è ingestibile - e non ho mai escluso che vi siano situazioni del genere - allora siamo in una situazione patologica che richiede un intervento specifico di sostegno.
Non si può pretendere che una situazione sia fisiologica e poi che sia trattata come patologica, addirittura dal SSN!
In moltissimi casi si tratta di assoluta incapacità di concentrazione contratta da un insegnamento cattivo fin dalle scuole materne. Capisco benissimo la disperazione di fronte a bambini che, educati alla concentrazione e a una serie di discipline mentali che non sono affatto automatiche, manifestano problemi seri. E capisco la necessità di soluzioni immediate. Purtroppo, le soluzioni false non servono a niente. Voglio proprio vedere i casi risolti mediante questa via "medica", a meno che non si tratti di casi specificamente patologici.
Non viene a nessuno il sospetto che questa improvvisa esplosione numerica di bambini con queste sindrome nasconda qualcos'altro? O l'effetto di una gigantesca crisi educativa e del sistema dell'istruzione? O la tendenza a medicalizzare tutto? O il combinato disposto di entrambe le cose?
E se così fosse - è duro a dirsi - ma le scorciatoie non ci sono.

Giorgio Israel ha detto...

Aggiungo due lettere tra quelle che ho ricevute:

Caro Professore, condivido Le sue considerazioni a proposito degli esperti che trasformano i bimbi in malati. Dopo quaranta anni trascorsi nella scuola, di cui venti da insegnante e venti da direttore didattico, mi permetto di affermare, scusandomi della presunzione, che il 99% dei casi, che i cosiddetti ‘esperti’ fanno rientrare nel Dsa, in realtà sono da codificare come Dsi, cioè disturbi specifici dell’insegnamento.
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Gent.mo professor Giorgio Israel, ho appena letto il suo articolo pubblicato in data odierna sul “Giornale” e La ringrazio di esistere e di possedere una testa così aperta e anticonvenzionale. Che dio la benedica. Il mio giudizio forse non Le farà né caldo né freddo, dato che io per Lei sono una semplice anonima persona di 51 anni, che non gode di titoli significativi;  la mia unica credenziale è che non ho mai rinnegato nè mia anima nè il mio cervello, anche a costo di diventare antipopolare e di rimetterci in vari settori.
Sto seguendo il problema dell’iperattività mio malgrado perché il fidanzatino di mia figlia, povero sfigato, è stato bollato col marchio di iperattivo già in prima elementare, e tutt’ora, a quasi 14 anni, deve sopportare il carico di un insegnante di sostegno, con la complicità più o meno subdolamente indotta dagli insegnanti (scarica barili), dei genitori, ormai sfiniti depressi e convinti di avere un deficiente irrecuperabile in casa (cosa di cui si è convinto anche il ragazzino purtroppo). Cosa che invece non è per niente vera, a mio modestissimo avviso. Tutto ciò è patetico oltre che grottesco. Ma il suo articolo mi dà una grandissima speranza che forse, anche se siamo solo una piccola esigua minoranza, c’è ancora qualcuno che si è accorto di come stiamo degenerando dal punto di vista spirituale, delegando le proprie responsabilità e mascherando le proprie incapacità sullo strizzacervelli di turno, dimenticando che solo l’affetto e la passione possono attenuare i fisiologici malesseri e disagi dei nostri ragazzi. Siamo solo dei poveri illusi?
Nella mia regione, l’amministrazione regionale sta sfornando psicologi a iosa, e giustamente bisogna pur trovare loro uno sbocco lavorativo, anche se a spese di qualche innocente ragazzino e ignaro e succube genitore. Grazie ancora.
-------------------
E consiglio la lettura dello scritto di questa maestra:
http://www.clicmedicina.it/pagine-n-38/problemi-alunni.htm
E i messaggi di questo gruppo di discussione:
http://www.dislessia.ch/forum_messaggio.asp?id=13

Agnese ha detto...

Qui casca l'asino, Professore. Sapevo che lei fa cattive letture. Se va a guardare tra i commenti che ho lasciato al suo articolo su ILGiornale già lo sapevo. E questo dimostra che noi genitori di ragazzi con DSA siamo assai meno ingenui di quanto lei voglia far credere. O almeno siamo molto meno ingenui di lei.
Difficile crederlo ma anche un uomo della sua esperienza a volte si butta nelle fauci del lupo cattivo.
Io come tutte le mamme che si sono indignate nel leggere il suo articolo, quelle lettere le conoscono benissimo. Può trovarle firmate da Antonella Marzaroli, più spesso da Margherita Pellegrino o da altri. Sa cosa hanno in comune tutte queste persone? Sicuramente no. Glielo dico io. Sono affiliati alla setta di Scientology. Che centri Scientology con la dislessia lascio a lei il piacere di scoprirlo. Non me ne voglia ma lei erita di passare ore al pc a cercare le informazioni che le servono e far cascare le fette di prosciutto dagli occhi alle persone che si buttano tra le braccia di questi individui è talvolta estenuante. Buona navigazione :)

Giorgio Israel ha detto...

E ci aggiungo anche il sito
http://www.giulemanidaibambini.org/
patrocinato dalle ACLI, dall'Associazione genitori cattolici, dall'associazione studenti cattolici, da parecchi Ordini dei medici di varie città, tutti notoriamente agenti di Scientology.....

Io non so neppure chi è di Scientology o no, non conosco Scientology e guardo gli argomenti per quel che sono. Siccome già qualcuno ha provato, privatamente, a mettermi a tacere dicendo che parlo come Scientology, potrei rispondere che c'è qualche setta che cerca di tappare la bocca tacciando di scientologista chiunque non la pensa a modo suo. Ma io non ragiono così. Il problema è se è giusto o meno quel che si dice, non chi lo dice.
Visto il livello della discussione pubblico questa risposta e poi cancello questo scambio perché non sono interessato a discutere a suon di asini.
Lei è una maleducata che andava "moderata" fin dall'inizio.

Myosotis ha detto...

Sono d'accordo con Lei, meglio chiudere, visto che mancano i presupposti per una discussione pacata, la sola utile. Però sarei curioso di sapere se qualcun'altro se l'è chiesto: i figli di queste mamme "agitate" sono cause o vittime della loro "agitazione"? O tutt'e due le cose? E dato che siamo in tema di sigle, oltre al DSA e al DSI, che ci sia pure il DSG (Difficoltà Specifica del Genitore)?

hodaya ha detto...

A volte, invece di dare risposte ad argomenti che non si conoscono in maniera completa, sarebbe meglio porsi delle domande.
E' quello che ho fatto io quando in quarta elementare mio figlio leggeva ancora come nei primi mesi della prima....non conoscevo le definizioni che qui si vogliono catalogare ma ero sicura che c'era qualcosa da capire meglio.
Aver capito (grazie a specifiche valutazioni) che mio figlio era dislessico mi ha consentito di non avvilirlo ingiustamente, dargli una mano dove serviva aspettando che lui trovasse le sue strategie di apprendimento.
Ora è studente universitario con discreto successo.
Mi domando ancora: se lo avessi trattato da "somaro" non avrebbe forse smesso di studiare come fanno purtroppo tanti dislessici non compresi?
Leggo dal suo profilo che Lei studia, la invito quindi a porsi anche Lei qualche domanda da vero Hakam :-)
cordialmente gloria hodaya.

Giorgio Israel ha detto...

Chi ha mai detto che bisogna considerare un dislessico un somaro? Quando mai ho usato questa parola? E chi ha mai affermato che bisogna avvilire chi ha delle difficoltà, quali che esse siano? Ma scherziamo?!... Ho detto - e difendo con tutte le forze - che trattare una persona che ha difficoltà del genere come un malato, di cui si deve occupare il Servizio Sanitario Nazionale (perché il compito del SSN è occuparsi di patologie) è un approccio sbagliato, scientificamente assurdo, delirante, questo sì avvilente.
Invece di sentenziare, oltretutto facendo apprezzamenti personali e invitando presuntuosamente a studiare, sarebbe meglio leggere prima di polemizzare e ragionare.
C'è un gruppo di persone, probabilmente aizzate da qualcuno che ha come unico scopo quello di di convincere che chiunque faccia un discorso come il mio è membro di Scientology (una variante del complotto demo-pluto-giudaico-massonico), con cui è impossibile discutere.
Per questo chiudo questa discussione.
Ma non smetto di certo di occuparmi della cosa, mi dispiace per chi cerca invano di intimidire.

irene ha detto...

Vede professore, lei sta cercando di fare cadere noi, che non siamo un gruppo, non siamo aizzati da nessuno, siamo solo genitori di ragazzi con DSA, nel tranello della patologia.
La sua visione del SSN è alquanto bizzarra, come dice Agnese, da un'altra parte, noi donne ci rivolgiamo al SSN anche nel periodo della gravidanza, pur se questa è felice e naturale, pensa che la gravidanza sia una malattia?
Ma credo davvero che sia inutile discutere.
Ricordi, solo, la prego, di pesare bene le sue parole, dato che lei è una persona in vista, perchè non stiamo parlando di dare il nome ad una strada, non stiamo parlando di fare una rotonda su un viale.
Stiamo parlando di esseri umani, di ragazzi, il cui benessere dipende davvero molto dal successo scolastico, dalla considerazione che di loro ha la società, e il successo scolastico e la considerazione dipendono davvero molto dal riconoscimento dei loro disturbi, specifici dell'apprendimento.

Giorgio Israel ha detto...

Mi permetta, ma è lei che ha bisogno di riflettere molto. Esiste una vastissima letteratura che denuncia la medicalizzazione della gravidanza e la sua trasformazione in malattia. Un conto è un discreto e contenuto controllo dell'andamento della gravidanza in termini medici, altro conto è quel che sta accadendo adesso: la trasformazione della gravidanza in un percorso di guerra di analisi, controlli, test, ecc. che la stanno trasformando in una patologia. Questo lo dicono in tanti, e moltissime donne ("voi" non siete "le" donne), molti medici e certo non persone sospette di una visione antiscientifica.
Perciò non sono io che ho una visione bizzarra del SSN, ma lei che non si avvede del processo di medicalizzazione dilagante di ogni aspetto dell'esistenza. Il SSN cura le malattie e i controlli medici anche in stato di salute non possono essere ossessivi altrimenti possono anche essere iatrogeni. Questo qualsiasi buon medico lo sa e, infatti, se sei iperteso di avverte di non controllarti la pressione tre volte al giorno, altrimenti diventi un malato per definizione.
Proprio perché stiamo parlando di esseri umani, di cui non si deve dire alle leggera che sono "diversi", e che vanno trattati come malati, proprio perché dobbiamo avere rispetto del loro diritto ad essere considerati come normali (quanto è discutibile il concetto di normalità!), proprio per questo bisogna stare attentissimi a classificare le persone con gli acronimi e fare "diagnosi", per giunta con risonanza magnetica o con quel ridicolo gioco di società che è l'IQ test.
La ringrazio della civiltà nel rispondere - a chi mi tratta da asino o da agente di Scientology non rispondo più - ma io non sono un irresponsabile, quando scrivo ho dietro molto tempo dedicato a riflettere e studiare, ho dedicato un libro recente proprio alle deviazioni della recente medicina che è apprezzatissimo in ambiente medico (sono stato invitato a presentarlo all'ospedale Molinette di Torino e in altri centri medici). Ho anche avuto tre figli, uno dei quali poteva essere allegramente "diagnosticato" come AHDH. Perché non rivolgere un invito a pesare bene le parole non soltanto a me, ma soprattutto a quei signori che con tanta leggerezza scrivono leggi assurde, incoerenti, decretano le sindromi per legge e blaterano di percentuali a vanvera (da 0.1 a 5% di bambini DSA)?

Agnese ha detto...

Lei mi mortifica, Professore. Sa benissimo che non era mia intenzione offenderla. Il detto che ho forse maldestramente citato non aveva nessun riferimento alla sua persona e mi vergogno persino nel ricordarle che significa letteralmente "qui il ragionamento crolla" o al massimo "attenzione allo scivolone (metaforico)". Perchè se discutiamo dell'esistenza di prove scientifiche della dislessia, del presunto strapotere di neuroscienziati e compagnia, mi spavento molto se lei mi rimanda alla lettura di chi consiglia di sostituire le attuali conoscenze scientifiche (ok, parziali, ancora in divenire, perfettibili, ma pur sempre scientifiche),con la Tecnologia di Studio inventata da un certo personaggio da Guiness. Perchè so di cosa quella persona sta parlando e lei invece no, per sua fortuna. Per questo, neanche in malafede, non potrei darle dello scientista.
Lei dice che non consegnerebbe mai uno dei suoi figli con difficoltà di letto-scrittura o di calcolo al SSN. E' il suo punto di vista, lo rispetto, ognuno è libero di chiedere aiuto, quando ne ha bisogno, a chi gli pare, e tra l'altro il SSN è assai meno disponibile a farsi carico dei nostri ragazzi di quanto si creda.
Mi piacerebbe però che lei, come tanti che parlano di questo argomento senza averne sperimentato sulla propria pelle (o quella dei propri figli, che è la stessa cosa), le implicazioni, potesse sentire e comprendere un po del nostro dolore, della nostra preoccupazione e del nostro impegno, per sentirsi poi accusare, nel migliore dei casi, di essere degli sconsiderati, dei profittatori o dei genitori indegni.

Giorgio Israel ha detto...

Va bene, sono contento che ci stiamo chiarendo. Ma allora facciamo piazza pulita dell'idea che io vi stia considerando sconsiderati, profittatori o genitori indegni. Mai pensato nulla del genere, anche se genitori indegni esistono, eccome. Io penso che voi siate delle vittime.
Sono anni e anni che mi occupo dei misfatti dello scientismo, da persona che vive sul fronte della scienza. Non trattatemi come uno sprovveduto che si è svegliato adesso. Mi fa pena vedere quanto la mitologia della scienza riesca a imporre la sua dittatura. Qualcuno di voi si è fatto fare il test IQ: una cialtronata. La risonanza magnetica: sono medici e scienziati a dire che si tratta di "fantasiose deduzioni, metodologicamente inattendibili, ecc.". Non esiste la scienza da un lato e Scientology dall'altro: questa è un'immagine di comodo su cui c'è chi ha tentato indegnamente di inchiodarmi in questi giorni. Il mondo scientifico è diviso. E ci sono potenti interessi: perché la creazione di un disturbo da curare con l'intervento di specialisti, e in certi casi di medicine, è fonte di affari. Di cui spesso siete vittime.
E non dica tanto alla leggera che non ho esperienze personali. Che ne sa?

serafina ha detto...

continuo a leggere e cntinuo a capire poco, scusatemi.
2 precisazioni :
1 nessun commento su questo blog mi ha offeso, erano tutti molto chiari, solo mi mandano in crisi.
2 Mio figlio è stato bocciato, quindi ha cambiato le maestre. Tutte le maestre che ha avuto erano persone coscienziose , che hanno cercato di portarlo al passo con la classe.Abbiamo avuto molti incontri con loro per cercare delle strategie che potessero aiutarlo, le strategie sono poi arrivate dal logopedista.Non pretendo che le insegnanti possano sapere "Tutto".
Finito con le premesse mi interessa questa discussione. La "medicalizzazione" di ogni aspetto della vita è interesante come discussione.Puo' darsi che ci sia chi ne fa abuso. Ma chi deve pagarsi le visite e perder ore di lavoro per andare a farle non penso si lasci fare cose che non ritiene necessarie. Come, con il senno di poi, se si fosse fatto uno screening nelle scuole o se fossimo piu' a conoscenza di questo tipo di (come li chiamo ora?) "disturbi" non avremmo trascinato mio figlio per anni in una situazione penosa.
La cosa che a me da piu' pensare è che devo rivolgermi al privato perchè il pubblico non ha le risorse, e giustamente , quelle che ha le dedica ai casi piu' gravi.
Un'altro pensiero sui termini e sulle parole. Dare un etichetta a volte serve a tutelare, non a discriminare.
Un'altra cosa : per poter essere tutelato e utiizzare le strategie adatte c'è voluto piu' di un anno di visite, da equipe diverse , (che per fortuna han detto la stessa cosa), quindi non è possibile inventarsi di essere dislessici ( per esempio) quando si è svogliati o impreparati.
mi accorgo che sono state scritti post nel frattempo
Non è che i nosri figli siano diversi perchè i risultati di test lo dicono, ma abbiamo fatto i test per poter "obbligare" gli altri a riconoscere la loro unicità e a trattarli in modo adeguato.
Forse il discorso gira li': la diversità c'è, chi deve intergire con loro? lei dice gli insegnanti, io dico anche i terapisti che hanno competenze specifiche, lei dice che si fa un businness , io dico forse ci sarà chi se ne approfitterà , come in tutti i campi, ma il rischio del businness non deve togliere la possibilità di usufruire degli specialisti.
Adesso vado a leggermi con piu' tempo i link consigliati, uno in particolare è zeppo di Psicologi, Neuropischiatri,e altri specialisti chissà che non ce ne sia qualcuno che conosco.

serafina ha detto...

approfitto del blog per un altro concetto: il boom del numero di questi casi. Una volta , con tanti figli, non è che gli volessero meno bene, ma penso mancasse proprio il tempo di occuparsene. Adesso di figli ne abbiamo in media 1,4 forse , quindi ce ne occupiamo diversamente. Ho due compagni di scuola che si son fermati alla 5 elementare, tra i compagni delle medie quelli che sono andati a lavorare a 14 anni erano i 2/3 , su 30 ragazzi 2 si sono laureati.
Chi puo' dire 40 anni fa quanti erano i casi di dislessia o di dsa ? Penso nessuno.
Perchè mi dice che il disturbo viene creato? questa frase mi urta: è come se mi dicesse che mi to inventando tutto. Cioè il disturbo c'è ,perchè non deve essere riconosciuto e trattato dagli specialisti? Oppure mi dice che dovrebbero essere pochi i casi come il nostro?
riconosco che forse mi ripeto, quindi se ritiene necessario tagliare o non pubblicare io non mi offendo, lo scopo della moderazione forse è anceh mantenere il discorso comprensibile

Giorgio Israel ha detto...

Mi scuso, ma non posso continuare a questo ritmo. Il lavoro non me lo consente. E poi è difficile parlare se ci si offende continuamente.
Il problema è che la definizione del disturbo è vaga e inconsistente: è proprio sul terreno scientifico che non si capisce che cosa sia.
Aggiungo soltanto che l'idea di uno screening di massa, basato su una definizione tanto poco chiara, è agghiacciante. Ci manca solo questo. Implicherebbe imporre alla maggioranza dei genitori di sottoporre i propri figli a un test sgradito e oltretutto di vedersi classificare come DSA un figlio che ritengono legittimamente di poter educare con strumenti diversi da quelli dei logopedisti, degli psicologi e degli specialisti del SSN. Mi scusi, ma questa è roba da stato totalitario.
Contro idee simili mi richiamo alla massima liberale di Stuart Mill: «Ciascuno è l'unico autentico guardiano della propria salute sia fisica sia mentale e spirituale».

hodaya ha detto...

Sulla sua ultima frase siamo, credo, tutti d'accordo! Il problema si è posto perchè le Sue opinioni sono sulla stampa nazionale e le leggono migliaia di persone...Credo sia normale che, se qualcuno non è d'accordo con Lei, desideri sostenere le proprie tesi, anche animatamente.
L'invito a porsi delle domande non voleva assolutamente essere presuntuoso, anzi...comunque è facile venire fraintesi ed evidentemente non ho espresso chiaramente il mio pensiero, quindi se si è offeso, chiedo scusa.

Alessandra ha detto...

Secondo me una parte delle cosiddette dislessie e discalculie si potrebbe eliminare usando metodi di insegnamento diversi. Mi pare che in Francia sia caduto in disuso il metodo globale per insegnare a leggere, proprio perchè crea difficoltà di lettura in molti bambini. Per l'aritmetica c'è chi sostiene che l'utilizzo della linea dei numeri in prima elementare sia molto prematuro e che sarebbe meglio usare il pallottoliere o simili.
E' quindi necessaria una seria ricerca didattica sulle strategie da utilizzare per fare in modo che le difficoltà in lettura e in calcolo riguardino il minor numero possibile di bambini.
Ma dato che questo non c'è, spesso le diagnosi di DSA servono a dare un po' di sollievo a famiglie estenuate e a bambini che hanno perso fiducia in se stessi. Perciò vengono usate con l'unico scopo di constringere la scuola ad approntare un programma semplificato per ragazzini con cui non si sa che fare.
So che qualcuno si offenderà, ma finora ho incontrato due tipi di DSA:
- quelli che hanno difficoltà a leggere o a calcolare, ma che ragionano benissimo
- quelli che oltre alle difficoltà specifiche hanno grosse difficoltà di apprendimento generali e di ragionamento.
Nel primo caso basta usare alcuni accorgimenti e i ragazzi riescono a svolgere il normale programma (io insegno matematica alle medie).
Purtroppo nel secondo caso si tratta di ragazzi che, secondo il test del Q.I., sono troppo intelligenti per avere un insegnante di sostegno, ma spesso solo per pochissimi punti sopra la soglia, e che manifestano enormi difficoltà scolastiche.
E' ovvio che vadano aiutati, ma in mancanza di compresenza, l'insegnante di classe farà quel che potrà, facendo seguire all'alunno un programma semplificato e basta.
Ecco, io non vorrei che le diagnosi di DSA continuassero ad essere usate così alla leggera, sostanzialmente per tamponare l'incapacità del sistema scolastico di garantire un'insegnamento a livello di ragazzino "poco dotato".
Questi ragazzini avrebbero bisogno di lavorare in piccoli gruppi con un insegnante specializzato, almeno per alcune ore settimanali.
Ma siccome una cosa del genere costa, essi vengono sostanzialmente abbandonati, con in mano una bella certificazione che garantirà loro la promozione, ma non certo il vero successo formativo.

Giorgio Israel ha detto...

Tutte queste osservazioni sono molto ragionevoli e mi trovano d'accordo salvo che su due punti. Il test QI è l'ennesima baggianata, priva di qualsiasi valore. Non sono convinto che sia opportuno usare un approccio ai numeri col pallottoliere addirittura in prima elementare. Al contrario, bisogna introdurre con varie strategie il calcolo numerico (qui magari con pallottoliere o altri sistemi come i regoli) fin dalle materne. Conosco esperienze di gran successo al riguardo svolte da persone con cui collaboro. Perciò le esperienze didattiche esistono, ma ovviamente non è questa la sede per parlarne.

stefanopiccagliani@gmail.com ha detto...

Gentilissimo Dott. Israel,
mio figlio a due anni e mezzo ha imparato a contare da zero a infinito, leggeva per divertimento numeri a sedici cifre, ha imparato a scrivere da solo a tre anni, a leggere, e ha appreso le tabelline mnemonicamente a tre anni e mezzo. Alla scuola materna è stato un disastro, disinteressato com'era all'utilizzo di pongo o similia a scopo ludico e al disegno come forma espressiva è stato presentato a noi genitori come un soggetto 'strano', al quale bisognava far passare al più presto la sua strana mania per i numeri e per le astrazioni in genere. Attualmente frequenta la prima elementare, e la maestra sin dall'inizio dell'anno ha fatto pressioni perchè vedessimo un neuropsichiatra a causa della bizzarra inclinazione di nostro figlio e della difficoltà del bambino a prestare attenzione in classe. Abbiamo consultato il Prof. Rggerini della Clinica di Neuropsichiatria Infantile dell'Ospedale di Modena, specializzato in difficoltà dell'apprendimento, il quale ci ha cortesemente detto di starcene a casa e goderci nostro figlio. La maestra continua a spingerci a consultare specialisti non ben definiti, psicologi o psichiatri, minacciandoci di bocciature e prevedendo scenari apocalittici, il tutto DAVANTI AL BAMBINO, il quale è logicamente atterrito. Un suo compagno di classe con piccole difficoltà di apprendimento è già stato mandato prima da una logopedista in quanto dislessico. La logopedista ha negato qualsiasi forma di dislessia. Poi è stato mandato dall'otorino in quanto 'sordo'. Stesso risultato: il bambino ci sente perfettamente. La maestra adesso sta consigliando lei logopedisti di sua fiducia a spron battente. Mio figlio invece è costantemente sotto pressione (o meglio i suoi genitori) per non ben identificate visite psicologiche, con la costante minaccia della bocciatura in prima elementare. Mio figlio sa perfettamente far di conto, leggere e scrivere, ha ottimi rapporti coi compagni e (incredibile) un sereno rapporto con la scuola. Il suo articolo ha portato un raggio di speranza in noi genitori a cui viene periodicamente insinuato che il loro bambino non è normale.

Giorgio Israel ha detto...

Sono io a ringraziarla per la sua testimonianza che si aggiunge alle molte altre che ho ricevuto. Nella scuola materna di uno dei miei figli siamo riusciti a mettere in piedi - tra mille opposizioni - un progetto di introduzione al calcolo mentale. I successi sono stati tali che i genitori anche all'inizio reticenti e le maestre riluttanti sono stati entusiasti. I risultati dell'esperienza sono stati esposti alla Facoltà di Scienze della Formazione. Suo figlio è stato compresso da una visione regressiva e stupidamente ludica della scuola. Magari ha capacità fuori del comune frustrate dall'appiattimento scolastico dilagante.
Posso dare due consigli? 1. Non vi fate intimidire per alcuna ragione al mondo. 2. Se continuano a molestarla, cerchi di cambiare classe o anche scuola.
Per parte mia, per quel poco che conta, continuerò a scrivere sull'argomento, già domani con un altro articolo sul Foglio.

stefanopiccagliani@gmail.com ha detto...

La ringrazio infinitamente per la cortesia e per il tempo a noi concesso.

irene ha detto...

Per Alessandra, grazie, la sua visione è piuttosto realistica.
E onestamente nemmeno io voglio che la diagnosi di mio figlio sia usata come scusa per abbassare gli obbiettivi da raggiungere.

irene ha detto...

Stefano, la ringrazio anche io per la sua testimonianza, e, oltre ad essere contenta per il suo bambino, quello che lei ha detto fa pensare che poi tutti questi specialisti che "ci marciano su", che ci sono, sono bilanciati e spesso annullati da specialisti che invece, una volta valutata la situazione, indirizzano il bambino al percorso diagnostico solo se effettivamente necessario.

Le confesso una cosa: quando si parlò di dislessia per mio figlio, quello che ci dicemmo io e mio marito fu: vediamo, se davvero ci sono disturbi di apprendimento, lo aiuteremo come dovremo, se non ci sono disturbi e il suo rendimento scolastico un po' altalenante è solo causa di pigrizia, sapremo ugualmente come aiutarlo, e le assicuro, non si trattava di chiedere una diagnosi per un disturbo non presente al solo scopo di toglierci responsabilità e facilitarlo a scuola.
Purtroppo questi disturbi ci sono, e fatichiamo un sacco, tiriamo gli ultimi, come si dice qui da noi, ma riusciamo con grande forza di volontà e amore.
Quindi grazie, grazie davvero per quello che ha detto.

Giorgio Israel ha detto...

Aggiungo anche io una testimonianza personale, anche se non mi è molto nel mio carattere.
Abbiamo avuto un bambino molto agitato, poteva benissimo essere classificato come AHDH, e oltretutto spesso si chiudeva in sé e non sentiva neanche quello che gli si diceva.
Un giorno, in un momento di grande fatica, a qualcuno di noi due è scappato di dire alla pediatra, che è anche psichiatra infantile, che ci sembrava autistico. Si è infuriata moltissimo dicendo che era irresponsabile soltanto pensare queste parole se non in condizioni estreme. Ci ha ridato tanto coraggio e con tanto amore e sforzo educativo abbiamo un bambino meraviglioso, che va a scuola benissimo e ha tanta apertura verso il mondo. A quella persona dobbiamo moltissimo. Perché sono le persone che salvano il mondo. Sono quelli che non credono negli uomini che distruggono tutto.

Vincenzo Manganaro ha detto...

Gentili interlocutori,
dopo aver meditato intervengo per esporre qualcosa della mia lunga esperienza di maestro, laureatosi in pedagogia con il professor Andrea Canevaro, che ha lungamente lavorato con i disabili e anche con bambini e ragazzi con "bisogni educativi speciali".
Sono certo che le famiglie intervenute sul blog hanno vissuto esperienze particolarmente frustranti: è facile imbattersi in docenti poco preparati e/o poco sensibili e in molte situazioni la "certificazione" è un modo per alleggerire gli insegnanti di classe spostando "il problema" all'insegnante di sostegno; spesso è anche l'unico modo che in questa situazione l'istituzione scolastica trova per dare un segnale di attenzione alle famiglie ferite e un supporto a bambini che hanno qualche difficoltà nello stare a scuola.
Alle difficoltà professionali nella scuola si accompagnano medici e psicologi che certificano con troppa facilità bambini che hanno visto e sentito due volte in ambulatorio: in quasi trent'anni non ho visto un solo neuropsichiatra osservare i bambini all'interno del gruppo classe, pur sapendo quanto l'aggregazione di gruppo modifichi le "prestazioni" che conducono alla certificazione. Negli anni c'è stato un proliferare di disgrafie (ho una prima con bambini alle prese con il corsivo, credo che i tre quarti potrebbero serenamente passare per disgrafici gravi in questo momento) e discalculie, "disagi psicomotori" (detti un tempo bambini vivaci e credo che l'aggettivo fosse appropriato ora come allora), "ritardi socioculturali gravi" e stranezze seriamente segnalate come patologie: conosco un bambino di sette anni che è arrivato alla scuola elementare con una diagnosi di "sindrome depressiva": si può ben capire la disperazione dei genitori.
In molti casi tanti problemi si risolverebbero con didattiche aggiornate, con attività individualizzate, con tempi scanditi diversamente e lavorando sul clima del gruppo: cioè si risolverebbero con insegnanti meglio preparati.
Molte difficoltà certificate come patologie sono differenze di apprendimento, di tempi e stili di apprendimento, di piccole difficoltà che con pazienza buoni insegnanti potrebbero educare senza procurare ansie alle famiglie e ai bambini . "Bisogni educativi speciali", si chiamano in letteratura; e non richiedono medicine o particolari specialisti ma una scuola di qualità, che funzioni e recluti personale di qualità. Tacerò del "mercato", non solo farmacologico, costruito intorno alle certificazioni: testi, volumi di schede e test da fotocopiare e "somministrare", software, corsi di aggiornamento e formazione, a volte utili, a volte meno.
Certo esistono anche disturbi seri, da affrontare con specialisti qualificati che affianchino gli insegnanti; ma questi disturbi (penso alle difficoltà che incontrano bambini dislessici in prima elementare) finiscono affogati e privi di vera attenzione medica in mezzo a una marea di patologie diagnosticate frettolosamente. Non è mai la famiglia ad inventarsi il "disturbo": è più spesso la scuola a crearlo e certificarlo e credo che anche su questo andrebbe spesa una riflessione.
Cordiali saluti a tutti, Vincenzo Manganaro

Alessandro Marinelli ha detto...

Chissà quale tipo di disturbo sarebbe stato diagnosticato al giovane Von Neumann se avesse avuto la sfortuna di finire nelle grinfie di certi cialtroni... Mi vengono i brividi solo a pensarci!

stefanopiccagliani@gmail.com ha detto...

Ogni volta che la maestra di mio figlio mi manda dallo psicologo, obietto dicendo che a casa è bravissimo, che apprende con facilità, che è estremamente educato e di straordinaria maturità emotiva, riflessivo e accondiscendente. Lei allora ribatte che in classe ne ha venticinque. Quindi mio figlio deve andare dallo psicologo perché lei ne ha venticinque. Anche mio figlio, dal suo punto di vista, ne ha attorno ventiquattro. Che discorso è?

Agnese ha detto...

Quale genitore non sarebbe felice di affidare il proprio bambino alle sue amorevoli cure, Maestro Vincenzo? Mi permetta di chiamarla così: scrivere quel sostantivo con la M maiuscola significa offrirle un tributo. Non so come esprimerle diversamente la mia ammirazione, il mio rispetto, la mia stima. Quale genitore non sarebbe felice di lasciarsi guidare dalla sua serena saggezza?
Lei è un miraggio, un sogno che noi genitori di bambini con "bisogni educativi speciali", con "differenze di stili di apprendimento", facciamo tutte le notti.
Gli insegnanti come lei ci sono, ma sono troppo pochi. Io ne ho incontrato diversi, solo su Internet, purtroppo. Persone straordinarie che fanno il loro lavoro con amore e passione, superando la scarsità di mezzi su cui possono contare con la loro capacità e la loro determinazione e poi, non paghi, a fine giornata si siedono davanti al pc per stendere le loro grandi braccia verso chi ha bisogno di una mano.
E' il nostro bisogno, negato, di persone come voi, che ha spinto gruppi di famiglie, insegnanti e tecnici a firmare una petizione, che ad oggi conta oltre 18.000 firme che chiede allo Stato di farsi carico dei nostri diritti attraverso la legge di cui parla il Professor Israel. E' lo stesso bisogno che il 5 ottobre scorso ci ha spinti a sommergere il ministro Gelmini con centinaia di raccomandate con le stesse richieste.
Perchè gli insegnanti come lei non possiamo fabbricarceli e neanche, quasi mai, riusciamo a farci ascoltare. Allora siamo costretti a rivolgerci a professionisti esterni,i famigerati neuropsichiatri. Che pur con tutti i loro limiti, ad oggi, sono gli unici disposti a combattere al nostro fianco. Offrono strategie, inviano alla scuola esperti (di solito il logopedista) che riesce a dettare qualche regola e sanno persino che occorre, da parte loro, farsi da parte al più presto, non essere invasivi nei confronti dei bambini.

Giorgio Israel ha detto...

Forse cominciamo a capirci. Ma il vero problema da affrontare è perché mai la scuola è ridotta in questo stato, tale da scaricare sul SSN problemi che in buona misura potrebbe e dovrebbe affrontare da sola. Torniamo al tema della medicalizzazione... E la cifra di 18.000 firme, questa sì è davvero sconcertante. Stiamo diventando un popolo con bambini tutti disturbati?

stefanopiccagliani@gmail.com ha detto...

In riferimento a quanto scritto dal Sig. Marinelli, personalmente mi diverto a immaginare Mozart alla materna, o meglio il padre di Mozart al ricevimento degli insegnanti, della serie 'Signor Mozart! Parliamo del piccolo Wolfy Ama! E' un disastro...! Tutto il giorno a pensare al pianoforte! Tutto il giorno con 'ste sinfonie! Chissà da grande che problemi relazionali! Qui dobbiamo intervenire..un neuropsichiatra, uno psicologo...Ieri gli abbiamo dato i Lego e lui niente, sempre solo sto clavicembalo! Dobbiamo toglierlo dalla sua ossessione, poverino...sarà mica autistico?!?' Lo stesso con Newton, Michelangelo, Einstein...

Agnese ha detto...

No, Professore, stiamo diventando un popolo con genitori molto, molto arrabbiati. E organizzati. Esistono innumerevoli comunità e associazioni su Internet, che si occupano di queste problematiche. Ci siamo mobilitati, abbiamo chiesto aiuto a chiunque volesse ascoltarci.
Abbiamo anche bombardato di mail il Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica, gli URP e qualunque ente istituzionale postesse essere utile.

Giorgio Israel ha detto...

E allora se, dopo tanto discutere, vuole essere soltanto arrabbiata, anzi molto arrabbiata, eviti di scrivere ulteriormente. Lei ha voglia soltanto di inveire, non di discutere. Sapesse quanto sono arrabbiato io, e tanta gente come me, se proprio dobbiamo metterla su questo piano... Naturalmente è una battuta, ma è riuscita finalmente a ottenere quel che voleva, chiudere la discussione con chi come lei vuole soltanto imporre il suo punto di vista urlando, secondo il peggiore stile italiano, quello della fazione (organizzati, mobilitati...).

Alessandro Marinelli ha detto...

Egr. Piccagliani,
ha perfettamente inteso il mio pensiero. Su questo campo non ho la minima competenza, mi sono limitato a leggere un pò qua e un pò là e a cercare di capire il più possibile, ma (per quello che vale) vorrei darle comunque il mio parere. Penso che l' intelligenza sia qualcosa di molto personale e volerla inquadrare entro schemi troppo rigidi e certi paradigmi può portare solo guai a non finire. In tal senso, mi sento di condividere il consiglio del prof. Israel e spero che, se la cosa dovesse continuare o peggiorare, vorrà considerare la possibilità di cambiare classe e anche scuola se necessario. Sicuramente c' è chi criticherebbe una scelta simile giudicandola troppo radicale o in altro modo, ma in un caso come il suo credo che la posta in gioco sia semplicemente troppo alta: un bambino. Un bambino vero, per giunta, con tanto di intelligenza, spirito, curiosità e gusti personali, insomma qualcosa di profondamente estraneo a tutta quella marmaglia di "esperti" e di insegnanti che seguono i loro precetti.

Gianfranco Massi ha detto...

Era meglio quando imperava il dr.Spoock? Oppure era soltanto il segno premonitore della scomparsa dei genitori come primi educatori dei figli?

stefanopiccagliani@gmail.com ha detto...

Gentile Marinelli,
naturalmente nel caso di Newton, Mozart e Michelangelo da qualche parte si parla di Sindrome di Asperger, autismo insomma. Vista da quel lato, la genialità dei colossi citati diventa immediatamente una disabilità, perchè ci si concentrerà su TUTTO IL RESTO, e non sulla genialità specifica. Verrebbe davvero da dire al padre di Mozart di staccare suo figlio dal clavicembalo forzatamente e obbligarlo di dedicarsi di più al Pongo. Viva un mondo senza Mozart pieno di specialisti del Pongo, insomma. E' una questione di punti di vista. Mi sembra che nel caso di un bambino di sei anni si possa ancora parlare di sviluppo, crescita, maturazione, rispettandone i tempi e l'evolversi. Nella scuola frequentata da mio figlio, per le pagelle del primo quadrimestre, hanno apllicato la formula della media (radice di mediocre), così facendo i voti di gennaio (di un bambino inserito) sono stati messi in media con quelli di ottobre (di un bambino completamente spaesato alle prese con la novità della scuola). Ci è stato detto di comunicare a nostro figlio le sue insufficienze per 'dargli una lezione'. In prima elementare. Ai miei tempi l'applicazione della media era contestata nei licei, ma allora eravamo una massa di fricchettoni tossici... Se non sbaglio Rousseau diceva che se un bambino non si trova nel mondo vuol dire che è sbagliato il mondo. Altrimenti addio umanità, addio educazione, addio futuro.

stefanopiccagliani@gmail.com ha detto...

Gentile Marinelli,
naturalmente nel caso di Newton, Mozart e Michelangelo da qualche parte si parla di Sindrome di Asperger, autismo insomma. Vista da quel lato, la genialità dei colossi citati diventa immediatamente una disabilità, perchè ci si concentrerà su TUTTO IL RESTO, e non sulla qualità specifica. Verrebbe davvero da dire al padre di Mozart di staccare forzatamente suo figlio dal clavicembalo e obbligarlo di dedicarsi di più al Pongo. Viva un mondo senza Mozart pieno di specialisti del Pongo, insomma. E' una questione di punti di vista. Mi sembra che nel caso di un bambino di sei anni si possa e si debba ancora parlare di sviluppo, crescita, maturazione, rispettandone i tempi e l'evolversi. Nella scuola frequentata da mio figlio, per le pagelle del primo quadrimestre, hanno apllicato la formula della media (radice di mediocre), così facendo i voti di gennaio (di un bambino inserito) sono stati messi in media con quelli di ottobre (di un bambino completamente spaesato alle prese con la novità della scuola). Ci è stato detto di comunicare a nostro figlio le sue insufficienze per 'dargli una lezione'. In prima elementare. Ai miei tempi l'applicazione della media era contestata nei licei, ma allora eravamo una massa di fricchettoni tossici... Questi non sono maestri ma ammaestratori. C'è differenza. Se non sbaglio Rousseau diceva che se un bambino non si trova nel mondo vuol dire che è sbagliato il mondo. Altrimenti addio umanità, addio educazione, addio futuro. Scambiare una caratteristica della personalità per patologia devasta ogni possibile intervento educativo dei genitori, che davanti ad un figlio che non vuole studiare matematica in quanto 'discalculico' si sentiranno due che pretendono di veder correre la marcialonga dal figlio paraplegico. Scusate la brutale forzatura.

serafina ha detto...

A parte che ci sono paraplegici che con le loro protesi o carrozzine corrono piu' veloce di me ;)
Penso siamo tutti d'accordo nel dire che ogni bambino ha il diritto di essere accompagnato nella crescita seguendo il suo modo di essere.
Mi vedete perfettamente d'accordo nel dire che se non c'è condivisione tra insegnanti e famiglia sul modo di farlo , se non c'è possibilità di collaborazione,bisognerebbe cambiare scuola.
Quello che ci vede discordi è che qualcuno afferma che è sempre svogliatezza e non incapacità, che certi dsa non esistono,che se un bambino non riesce è perchè è svogliato.
E da questa divisione poi inizia la divisione nelle competenze di chi dovrebbe sapere come educare.
Ma non è che la scuola fa quello che puo' con le poche risorse che ha?
Siamo partiti con non volere in Italia le scuole "speciali" e poi ci siamo persi per strada.Forsce perchè per un ideale così alto servono tante risorse, anche economiche?

ilaria ha detto...

Caro Prof., le segnalo il volume di Marco Bobbio, Il malato immaginario, Einaudi, Torino 2010. Penso che concorderà su molte cose.
ps: non ho stock-option Einaudi... :-)

Nautilus ha detto...

Purtroppo, come dice Ilaria, questa discussione ha preso subito la piega della caccia al "malato immaginario", che a chi lotta davvero con la malattia fa venire i capelli ritti. Se ci sono genitori che debbono passare tutti i pomeriggi a studiare con i figli (alle elementari!) lì c'è un problema e mi pare sacrosanto che debbano essere aiutati.
Comunque, non sapendo nulla della materia, ho interpellato un'amica direttrice amministrativa di una scuola elementare: nella sua, su meno di 600 bambini ce ne sono 31 certificati dal SSN come bisognosi di sostegno, pur con sintomi di gravità molto varia, circa la percentuale (5%) indicata dal prof.Israel. Lei sostiene che la certificazione dell'ASL può relegare il bambino in un ghetto dal quale è difficile uscire (lo seguirà anche alle medie). Fra l'altro lei stessa ha sofferto da bambina di dislessia, trovandosi in difficoltà a scuola perchè allora non era riconosciuta, però col tempo ne è uscita, mentre se l'avessero subito "schedata" come diversa dagli altri sarebbe stata molto peggio, a suo avviso.
Anche secondo lei è la scuola che nei casi meno gravi dovrebbe trovare il modo d'intervenire, ritiene però che con l'aumento del numero di studenti per classe si vada in senso contrario: ben difficilmente un maestro con 25-30 alunni potrà prestare una speciale attenzione a casi particolari.

Daniele Zanoni ha detto...

Certo il metodo di insegnamento aiuta molto. Ma quando gli insegnanti insegnavano come "tenere in mano una penna" e la cosiddetta "bella calligrafia" era considerata una bella cosa, gli insegnanti regalavano bacchettate sulle dita agli alunni, li relegavano dietro la lavagna, oppure gli infilavano lunghi cappelli con le orecchie da asino in testa... E non importava quanto sale in zucca uno studente potesse avere, l'obbligo scolastico arrivava fino alla terza elementare, poi alla quinta, poi alla terza media, poi... E comunque l'abbandono scolastico non era considerato un peccato mortale.
Un bambino che non imparava a leggere/scrivere/far di conto era un "poverino" che non avrebbe mai concluso nulla di buono nella vita. Mi chiedo a quanti potenziali Richard Branson, Ingvar Kamprad, Nicholas Negroponte... abbia segato le gambe una scuola tanto miope. Poi è pur vero che se il talento c'è prima o poi dovrebbe uscire, ma a volte non è esattamente così...

Myosotis ha detto...

"...quando gli insegnanti insegnavano come "tenere in mano una penna" e la cosiddetta "bella calligrafia" era considerata una bella cosa, gli insegnanti regalavano bacchettate sulle dita agli alunni...". Sì, in quel periodo sono scoppiate anche due guerre mondiali, ci sono stati genocidi, Hiroshima e Nagasaki. Ma che ragionamenti sono mai questi? Che nesso c'è tra la calligrafia e le bacchettate sulle dita?!

Daniele Zanoni ha detto...

Certamente la bella calligrafia e le bacchettate non sono da associare, ma
mi pare, però potrei sbagliarmi, che sia stato detto che una volta era meglio perché si insegnava bella calligrafia... Beh una volta, e non tanto tempo fa si davano anche bacchettate sulle mani, e questo ben dopo le guerre...
Vi chiedo se l'insegnamento della bella calligrafia non sia solo una nostalgia da antiquari... A cosa serve oggi?

Giorgio Israel ha detto...

Per cortesia, non dica assurdità. Cosa c'entrano gli antiquari? Scrivere bene è una questione di ordine mentale e pratico, e anche di educazione nei confronti del prossimo. Ha mai avuto la ventura di dover leggere e correggere decine di prove d'esame illeggibili oltre che piene di xché e di "+ interessante"?
A cosa serve oggi? Già, perché oggi siamo diventati una massa di afasici, inarticolati, che si esprimono a muggiti e segni informi... Ma per favore...

Daniele Zanoni ha detto...

Mi scusi ma qui non posso essere d'accordo con lei, l'ordine mentale non c'entra assolutamente nulla con la bella calligrafia.
Oggi la bella calligrafia serve solo e soltanto per la scuola (per questo ho citato l'antiquariato), al lavoro si usa il computer...
Basterebbe semplicemente usarlo anche a scuola per le verifiche e il suo lavoro sarebbe molto semplificato...

Daniele Zanoni ha detto...

Anche perché esistono persone che proprio non possono scrivere bene, o almeno se lo fanno impiegano troppa attenzione, quindi, o scrivono in bella calligrafia o scrivono cose sensate pur avendo un ordine mentale e pratico degno di nota!

dis-tranoi ha detto...

Oggettivamente questa discussione sulla calligrafia prende vie del tutto fuorvianti. Il professore non ha torto quando dice che trova difficilissimo correggere compiti scritti da "galline", come si diceva un tempo, lo capisco, lo posso immaginare, qualche volta mi è capitato di dover leggere testi scritti così e onestamente il desiderio è stato quello di cestinarli senza possibilità di appello. Daniele Zanoni ha ragione a dire che non tutti riescono a scrivere e questo, perdonatemi non dipende affatto dall'insegnamento della bella grafia.
Per quanto riguarda i disgrafici, la grafia stentata, contorta, faticosa, dipende da difficoltà prassiche indipendenti dalla volontà di imparare il bel tratto.
Non ci vuole nulla a rendersene conto e a concedere l'uso di quegli strumenti ormai di vita quotidiana che risolvono il problema e permettono a chi ha queste difficoltà di concentrarsi sul contenuto della produzione scritta, piuttosto che sulla forma grafica.

Per quanto riguarda gli altri, se vogliamo affrontare il discorso fuorviato che è stato affrontato prima, ricordo che la calli-grafia
è una produzione della psiche, dello stato d'animo, della situazione contingente.
I medici hanno tipicamente una grafia illeggibile, direi che non sono persone non organizzate mentalmente.
Scrivendo ad un innamorato, in un momento di calma, la nostra grafia è tonda, chiara, serena.
Firmando la cartella delle tasse, la nostra grafia è spesso tremula o frettolosa, e mille esempi potrei portare a dimostrazione che grafia, bacchettate e ordine mentale sono molto poco collegati.

Alessandro Marinelli ha detto...

Egr. Zanoni,
non le sembra un pò eccessivo dire "oggi la bella calligrafia serve solo e soltanto per la scuola"? Io non credo affatto che sia così. E' vero che oggi, durante la giornata, capita meno frequentemene di scrivere qualcosa a penna rispetto al passato, ma mi sembra comunque un buona cosa sforzarsi di rendere leggibili quelle poche righe. Oggi non è affatto vero che la scrittura a tastiera abbia sostituito in toto la scrittura "cartacea". Si pensi agli appunti che gli studenti delle scuole e delle università prendono durante le lezioni. Ancora non ho visto nessuno prendere appunti con un pc, lo sa? All' università capita spesso (ed è capitato anche a me) di scambiarsi gli appunti, comprarli nelle copisterie, ricopiare le pagine delle lezioni alle quali si è stati assenti e compagnia bella. Ebbene, le posso garantire che avrei risparmiato molto tempo se li avessi trovati in una buona ortografia (non "calligrafia", che significa già "bella scrittura"). Invece capita spessissimo di trovarsi di fronte a fogli illeggibili e alla prospettiva di una paziente opera di decifratura del tutto paragonabile a quella di Champollion con la stele di Rosetta. Certo, essendo io stesso uno studente universitario non dovrei lamentarmi di questo (anche perché ho avuto dei professori che si sono lamentati della mia scrittura), però non sono mai arrivato ai livelli dei "xké" o dei "+" citati dal prof. Israel e nei compiti preferisco scrivere in stampatello per non dare noie a chi corregge. Comunque questo è solo un' esempio; a pensarci un pò vengono in mente altre situazioni perfettamente comuni e diffuse in cui si scrive a mano (la scrittura sulle lavagne, per dirne una).

Myosotis ha detto...

Quando scrivo per me la mia scrittura non è calligrafica, ma se scrivo per gli altri impiego qualche secondo in più e magari scrivo in stampatello, è una questione di rispetto per gli altri. Il sig. Zanoni - che immagino abbia una brutta grafia - chieda ai farmacisti cosa ne pensano. Il pessimo vezzo di alcuni medici di scrivere "come le galline" può avere conseguenze gravi per la salute dei pazienti. Quindi non è una questione di lana caprina. Poi, diciamoci la verità, tutti giudichiamo le persone non solo da come si vestono e si atteggiano, ma anche da come scrivono. La grafologia non sarà una scienza, ma qualche fondamento ce l'ha. O no?

Giorgio Israel ha detto...

Mi scuso, ma sarebbe bene pensarci prima di aprire bocca e dar fiato.
La scrittura a mano si usa soltanto a scuola? Ma via... Lasciamo pure perdere l'università, ma sul lavoro anche i più digitalizzati usano carta e penna quando si fa una riunione di lavoro. Perché? Perché è molto più facile, plastico ed efficace prendere appunti a mano, sottolineare, tracciare frecce che collegano concetti diversi, fare un disegno là per là, scrivere un piccolo commento a fianco, ecc. ecc.
Chiunque abbia partecipato a una seduta, a un incontro, a una riunione lo sa.
Io ho due fissi e due portatili (sul lavoro e a casa) ma se debbo fare uno schema di un articolo o di un libro uso carta e penna. Una lettera scritta a mano trasmette un rapporto di intimità impareggiabile.
E siccome scrivere è qualcosa di ancora assolutamente essenziale, mi chiedo come si fa a non capire che si tratta di una tecnica come qualsiasi altra cosa. Non si apprende a correre mezzo fondo o salto in alto saltando su un prato. Occorre apprendere una tecnica. E anche scrivere richiede una tecnica.
La calligrafia è questo non è una faccenda di estetismo barocco.
Ma è mai possibile che siamo ridotti al punto che bisogna spiegare queste cose?

lucasilvana ha detto...

a peschiera del garda e castelnuovo d/g fanno strage con grande vanto di psicologi e sterminio di bambini "ammalati" di scarso apprendimento ne ho da raccontare che se mi arriva un giornalista faccio io la strage di insegnanti e dirigenti per non parlare poi di provveditorato :c'è dentro anche lui a mangiare soldi allo stato dichiarando tutti bisognosi di insegnanti di sostegno ---è una vergogna!!!

Giorgio Israel ha detto...

Le racconti queste cose. Non bisogna tacere. Se è necessario il giornalista si trova.

Alessandro Marinelli ha detto...

Non ero a conoscenza che si verificassero casi di magna-magna anche di tal fatta, ma non sono affatto sorpreso. E pensare che, se non vado errato, una delle tante critiche al ministro Gelmini è stata quella di aver tagliato sugli insegnanti di sostegno in spregio a tanti bambini e alunni...

irene ha detto...

Dopo tutto quello che è stato detto su questo argomento, mi sono resa conto che le posizioni sono troppo distanti per trovare un accordo, quello che posso dire ancora, e lo faccio certa di parlare con persone oneste, che credono in quello che dicono senza secondi fini, è che in ogni settore, ogni ambiente, ogni dove c'è purtroppo chi pratica il magna magna, e questo non è un problema nemmeno solo italiano.

Negli stessi settori e ambienti c'è chi si dedica al proprio lavoro con coscienza, onestà e pulizia. Sicuramente le storie che potrà raccontare di ciò che succede sul garda sono vere e vissute, ma La prego, non Le presenti come LE STORIE, LE UNICHE STORIE. Chi magna deve essere perseguito, chi fa il suo lavoro con onestà deve essere incoraggiato e sostenuto. E non ci devono andare di mezzo i ragazzi, il nostro futuro, con questi discorsi.

irene ha detto...

Dopo tutto quello che è stato detto su questo argomento, mi sono resa conto che le posizioni sono troppo distanti per trovare un accordo, quello che posso dire ancora, e lo faccio certa di parlare con persone oneste, che credono in quello che dicono senza secondi fini, è che in ogni settore, ogni ambiente, ogni dove c'è purtroppo chi pratica il magna magna, e questo non è un problema nemmeno solo italiano.

Negli stessi settori e ambienti c'è chi si dedica al proprio lavoro con coscienza, onestà e pulizia. Sicuramente le storie che potrà raccontare di ciò che succede sul garda sono vere e vissute, ma La prego, non Le presenti come LE STORIE, LE UNICHE STORIE. Chi magna deve essere perseguito, chi fa il suo lavoro con onestà deve essere incoraggiato e sostenuto. E non ci devono andare di mezzo i ragazzi, il nostro futuro, con questi discorsi.

Daniele Zanoni ha detto...

Egregi,
io ho iniziato a prendere appunti con il pc usando mappe cognitive e mappe creative, ma in effetti la penna e il foglio risultano ancora più simpatici, fino a quando i tablet non prenderanno il sopravvento... Ma non stiamo a parlare di me o della tecnologia. Si è detto che per prendere appunti per lavoro, in riunioni, incontri, corsi, ecc... si usa ancora la penna, certo può essere vero, ma a chi servono questi appunti? Non ditemi che distribuite verbali scritti di vostro pugno?
Forse all'università girano gli appunti scritti a mano. Personalmente preferivo i miei, nonostante i problemi di grafia, riflettevano i miei pensieri, ma questo è solo un punto di vista... Esiste sempre nel mucchio uno studente che prende appunti scrivendo tutto diligentemente e bene ciò che viene detto, basta individuarlo... Si chiama ingegneria sociale...

Giorgio Israel ha detto...

Francamente, e senza offesa, a me pare che lei viva in un mondo a sé e autoreferenziale. Due sole osservazioni:
- quando mai si prendono appunti soltanto per farli circolare e non per sé, e magari scrivendo osservazioni riservate che non si trasmetterebbero ad altri? A chi servono? A sé stessi, in primo luogo...
- voglio proprio vederli gli studenti che a una lezione di matematica o di fisica scrivono le formule anziché rapidamente a penna, facendo uso di MathType o Equation Editor o addirittura in TeX... Gli studenti che scrivono tutto diligentemente? Quasi tutti. Io dico sempre loro di non farlo e di ascoltare la lezione senza scrivere, tanto poi ci sono libri e dispense a iosa su cui studiare. Difficile è trovare chi segue questo consiglio.
Lasci perdere l'ingegneria sociale. Basta uscire di casa.

pippi ha detto...

A parte i magna magna, adattare la didattica alla classe reale per gli insegnanti è una gran fatica, anche se tale fatica è doverosa e spesso più che pubblicizzata in ognuno dei numerosissimi documenti che sono costretti a produrre, dai POF in su. E' ovvio che ogni allievo che richiede una attenzione "diversa" dal grosso della classe diventa un lavoro gravoso. I prof sono sempre più oberati di lavoro fuori dalle aule, sempre più messi in affano da responsabilità pseudolegali e burocratiche, a fronte di un diminuito rispetto sociale e una diminuita autorità di fronte agli allievi. Alla fine, hanno sempre meno energie dove serve davvero, cioè in classe. Ho visto prof stanchi e innervositi di fronte alla prospettiva di occuparsi dell'ennesimo caso dis, incapaci di confrontarsi con i genitori di tali allievi. Essi tendono troppo facilmente a farsi scudo dei prof di sostegno per deresposabilizzarsi del proprio lavoro. Inoltre con questi chiari di luna, la presenza di una unità di personale in più a scuola è una risorsa preziosa, che copre buchi e tutte le esigenze, senza spese per i magri bilanci. Le famiglie valutino molto bene prima di lasciare usare i loro figli come fonte di accesso alle graduatorie del sostegno, vigilino su cosa è davvero buono per loro, al di la delle logiche burocratizzate e dei magna magna della scuola, e insistano perchè, nei casi in cui ha senso, ai loro figli venga prestata l'attenzione che meritano, senza per questo essere trattati da "speciali" con necessità della balia: la loro autonomia deve essere un obiettivo primario dell'educazione scolastica, e capita che i prof se ne dimentichino.