Il
Ministero dell’Istruzione ha autorizzato tre licei a sperimentare un percorso
abbreviato, e così si è tornato a parlare dell’opportunità di accorciare la
durata di tutti i licei di un anno. Come al solito, l’argomento principe è adeguarsi
a quanto si fa in altri paesi, anche se la motivazione autentica è la spinta
confindustriale a gettare quanto prima i giovani sul mercato del lavoro.
In
generale, da noi ci si è sempre mossi in senso opposto. Avevamo eccellenti
lauree universitarie quadriennali: un buon laureato in fisica o in matematica
aveva l’accesso garantito a un dottorato negli Usa. Si pensò di creare dei
diplomi biennali per funzioni più ristrette della ricerca o dell’insegnamento. Un’ottima
idea che fu accantonata per la sciagurata riforma 3+2 (laurea triennale più
laurea magistrale) col risultato che una laurea triennale non va oltre il
livello di un diploma e la laurea quinquennale fornisce una preparazione inferiore
alla vecchia quadriennale. Per diventare insegnanti occorrevano ben 7 anni, con
le Ssiss (Scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario) in cui, pur
di allungare la broda, si arrivava a reclutare un investigatore privato in
pensione che insegnava come classificare i vari tipi di classe scolastica. La
riforma che ha soppresso le Ssis biennali in favore di un solo anno di Tfa
(Tirocinio formativo attivo) è stata combattuta e stravolta.
Quindi
nell’università si è stiracchiato in tutti i modi e ora, invece di guardare all’unica
soluzione ragionevole – tornare per molte lauree al percorso quadriennale – circolano
proposte sconsiderate, come quella di accorciare la specializzazione dei
medici, quando l’unica cosa che non va toccata è la preparazione di chi ha in
mano la salute.
Per
la scuola si è prospettato di anticipare l’ingresso alle primarie all’età di 5
anni, ma sono insorti alcuni pedagogisti appesi alle teorie fasulle di Jean
Piaget secondo cui i bambini prima dei 7 anni non avrebbero i circuiti
cerebrali pronti. Nel ciclo primario domina la “didattica della paura”, secondo
cui meno si fa e meglio è: una visione riflessa nelle Indicazioni nazionali,
recentemente riscritte per peggiorare le già grottesche precedenti. Sta di
fatto che il ciclo settennale primario è una gran perdita di tempo, mentre i
poveri maestri vengono forniti, mediante una buona laurea, di conoscenze di cui
è vietato far uso. Ogni genitore attento alla crescita dei propri figli freme
dal desiderio che escano dalle primarie per iniziare a far qualcosa. Invece di
rafforzare, accorciare o anticipare il percorso primario, le proposte
circolanti sono da brivido: trasformare il primo anno e il terzo anno delle
medie in “anni ponte” con le primarie e le superiori.
Occorrerebbe
piuttosto ragionare nel merito: porsi seriamente il problema di riqualificare
il primo ciclo e, per i cicli successivi, distinguere per settori. La
formazione professionale, la formazione tecnica (da distinguere fra loro) e la
formazione liceale (nei vari indirizzi), vanno considerate partitamente e la
loro durata va pensata in relazione alla loro funzione. È sacrosanto sviluppare
le formazioni tecnica e professionale, anche accorciando percorsi inutilmente
lunghi, ma per i licei (soprattutto per il classico e lo scientifico) occorre
chiedersi se vogliamo mantenere una formazione di livello superiore, altamente
qualificata, nella speranza di sopravvivere nel campo della ricerca scientifica
e umanistica. Se la risposta è affermativa, come si spera, non si dica che la
durata quinquennale di un liceo è eccessiva, con la mole di conoscenze
necessaria (e crescente) per una formazione adeguata. Alcuni dei licei in
sperimentazione si difendono dicendo che loro hanno insegnanti inglesi, iPad,
Lim e videochat: argomenti da palline colorate, come se questi mezzi di per sé migliorassero
l’apprendimento.
Chiediamoci
piuttosto come mai, in paesi in cui è in vigore il liceo di 4 anni, si pensa di
tornare indietro. In Germania – dove è diffuso l’apprezzamento per il sistema
scolastico italiano, malgrado i nostri sforzi per farlo a pezzi – una nuova
legge dà alle scuole la facoltà di aumentare la durata del corso di studi
allungando di un anno la durata delle superiori. Nell’Assia numerose scuole
hanno deciso di prolungare la durata del Gymnasium, con il plauso delle
famiglie, per mettersi alla pari dei licei italiani…
D’altra
parte, occorrerebbe porsi una semplice domanda: come mai l’imponente
emigrazione intellettuale italiana non conosce un’ondata di ritorno e tanti
trovano un impiego? Non sarà perché chi ha studiato in Italia, ancora,
nonostante tutto, gode di una preparazione di livello molto alto? Ce lo
ripetono in tanti dall’estero, ma noi preferiamo farci ipnotizzare da
statistiche discutibili: la lettura di “mentire con le statistiche” di Darrel
Huff dovrebbe essere resa obbligatoria nelle scuole. Perciò, prima di mettere
le mani per l’ennesima volta in modo sconsiderato sul sistema, pensiamoci bene
e, nel frattempo, non tocchiamo i licei, una delle poche cose ancora decorose,
nonostante tutto.
(Il Mattino, 31 ottobre 2013)


