domenica 18 maggio 2014

Invalsomania

 Ma il ministro caparbiamente ripropone l'idea pessima di valutare gli insegnanti con le prove Invalsi che farebbero capire «se l'insegnante insegna bene»...
L'altro elemento di giudizio sarebbe il dirigente scolastico.
Ha scelto il peggio...
Stiamo freschi...

13 commenti:

mac67 ha detto...

Ho avuto modo di dire altre volte che la mia posizione sui test Invalsi non è netta, ma non capisco davvero come si possa pensare di usarli per decidere quanti soldi merita un docente. Procedura sbagliata alla radice, come concetto e come applicazione (facile prevedere un aiutino o aiutone da parte dei docenti sorveglianti).

Anche sul ruolo dei dirigenti scolastici: da noi docenti pretendono mille cose (programmare, progettare, essere leader di gruppo, motivare, cogliere l'aspetto psicologico, usare pc e tablet, parlare le lingue), poi capita di avere un dirigente scolastico che non sa nemmeno come si accende un pc e scrive circolari piene di errori in lingua madre.

paolo casuscelli ha detto...

Ma il Ministro sa che i risultati delle prove invalsi sono facilmente manipolabili da gruppi di insegnanti compiacenti, che sono obbligati a gestire le schede di trasmissione dei dati? Mettici pure di mezzo il merito dell'insegnante e aggiungici poi una incentivazione o una penalizzazione monetaria, e il grottesco della valutazione obiettiva è garantito.
Ma, ammesso che tutti siano corretti (tanto per fare un paradosso), le classi con cui un insegnante lavora, l'ambiente sociale, il contesto familiare degli alunni, eccetera, sono uguali per tutti? E allora che cosa si vuol valutare?

nonhotempo ha detto...

Premetto che non sono un'insegnante quindi forse sto per scrivere una bestialità. Mi domando da tanto tempo se, per valutare un insegnante di un dato ciclo, non sia più semplice verificare i risultati delle "prove di ingresso" del ciclo successivo. Se nella prima verifica di, che so, matematica di prima media il 90% degli ex allievi della maestra XY prende più di 9 si può dedurre che la maestra XY ha insegnato bene. Sbagliato? Complicato?

Grazia Dei ha detto...

nonhotempo, giusto! ma chi stabilisce le prove d'ingresso? L'invalsi, la scuola, il singolo docente? Con quale criterio? E torniamo a bomba.

nonhotempo ha detto...

Grazia Dei, avendo affidato alle "amorevoli cure" della scuola due figli, sono sinceramente convinta della bontà delle intenzioni degli insegnanti. Pertanto ritengo che all'inizio di un nuovo ciclo, avendo davanti 25/27 persone sconosciute e dovendo pianificare il lavoro dell'anno, con profonda onestà intellettuale ogni insegnante sia in grado di strutturare un compito in classe perfettamente adatto a valutare il livello della classe. Dopo resta solo un lavoro di analisi dei dati. Certo: le prove possono differire da scuola a scuola e da insegnante a insegnante, così come i criteri di valutazione, ma peggio delle invalsi non penso proprio...
F.

Grazia Dei ha detto...

nonhotempo, dal momento che sono un'insegnante la ringrazio sinceramente per la fiducia verso la categoria. In effetti avviene all'incirca ciò che dice lei. Nella mia scuola gli insegnanti si riuniscono per gruppi disciplinari e concordano le prove d'ingresso, in modo che le classi siano analizzate in modo tendenzialmente omogeneo.
Ma se le prove di ingresso da strumento di lavoro interno si traducessero anche in giudizi sul lavoro svolto dall'ordine scolastico precedente, mi creda, diventerebbero occasione di tensioni e pressioni insostenibile e alla fine diventerebbero inutilizzabili.
Oltrettutto primarie e secondarie di 1° sono spesso associate (loro malgrado) in istituti comprensivi, perciò gli insegnanti della media dovrebbero valutare i colleghi della primaria. Ha idea del caos? Non vorrei essere nei panni del dirigente!

nonhotempo ha detto...

Sono già un implicito giudizio sul lavoro svolto. Quando la prof di inglese mi dice che ha metà classe da 9 e metà da 4, sa anche da quale scuola arrivano i 9 e i 4.
Mi sembra di capire che uno dei problemi sia il ruolo del dirigente. Nelle grandi aziende private gli aumenti vengono stabiliti, secondo procedure più o meno standardizzate, dai dirigenti. Perché nella scuola non si può fare?

Papik.f ha detto...

Il fatto è che un alunno non è un prodotto industriale, la cui qualità dipende soltanto dai materiali impiegati e dal processo di produzione. Ci sono altri fattori che entrano in gioco ed è appunto per questo che la valutazione dell'insegnamento è assai complessa. Se metà classe è da nove e metà da quattro ciò potrebbe dipendere in toto dagli insegnanti che le due metà hanno avuto, ma anche solo in piccola parte o per nulla. Dunque, oltre a determinare i livelli di apprendimento raggiunti, è necessario individuare procedure che siano in grado di evidenziare quale sia stato il peso dell'insegnamento e quale quello di altri fattori, familiari, personali e così via. Tutto ciò non è affatto semplice e anche per questo ci si oppone al semplicismo di chi pensa di potersi basare soltanto sulle prove Invalsi.

nonhotempo ha detto...

Papik: condivido, ma perché non coinvolgere i dirigenti?
Non ho alcun intento polemico, vorrei solo approfondire un argomento che mi interessa molto ma che non conosco affatto.

Raffaella ha detto...

Nella scuola paritaria dov’è adesso mia figlia, la dirigente della primaria verso marzo controlla personalmente tutti i quaderni di italiano e di matematica, a volte anche quelli di altre discipline, di tutti i bambini delle due sezioni (circa 300-350 bambini), classe per classe; sa far stare al posto loro genitori troppo invadenti o troppo protettivi, può allontanare un insegnante incapace prima che rovini una classe, gratifica chi fa bene il proprio lavoro. Non dico che nella scuola pubblica questo modello sia applicabile, né del tutto auspicabile, ma lì siamo all’eccesso opposto: è un tal ginepraio di norme e regolamenti che alla fine nessuno risponde a nessuno per come svolge il proprio lavoro, salvo alla propria coscienza; se ci sono ancora tanti insegnanti bravi e motivati, lo si deve unicamente al loro senso di responsabilità, al sentimento di orgoglio ed alla passione che essi nutrono per l’insegnamento.
Sarebbe interessante leggere qui il parere di qualche dirigente.

Papik.f ha detto...

Raffaella, quando io, che sono anziano ma non ancora decrepito, andavo al Liceo (statale), il Preside, personalmente, entrava in classe e chiamava nominalmente ogni alunno; questi si alzava in piedi e ascoltava la dettatura dei voti, seguita da un breve commento sul proprio andamento rispetto al passato e a qualche ammonimento per il futuro. Poi andava alla cattedra a ritirare la pagella, si sedeva e si passava al prossimo. Avendo avuto diversi insegnanti in famiglia, potrei raccontare altri episodi. Mio padre, che insegnante non era, ricordava spesso il suo Preside, di un istituto tecnico inferiore (scuola media non preparatoria al Liceo), in un paesino della provincia marchigiana, che all'inizio dell'anno faceva il giro di tutte le classi pronunciando la frase fatidica "oportet studere". Nell'ultimo periodo dell'anno ripeteva il giro pronunciando una frase ancor più fatidica: "oportet studuisse".
Tutto ciò per dire che un tempo certe cose accadevano anche e soprattutto nella scuola statale, perché è facile immaginare con quanta serietà simili Presidi seguissero il lavoro degli insegnanti.
Oggi un dirigente, come si anche altri hanno osservato, generalmente considera il proprio ruolo come quello di un difensore civico.
Il fatto è che una simile atmosfera di serietà non si è dissipata per caso, ma è stata deliberatamente distrutta. Ricostruirla non sarebbe semplice anche se lo si volesse. E il peggio è che non lo si vuole affatto.

bhrihskwobhloukstroy ha detto...

Saremmo in tanti a volerla, ma bisogna subire. Noi abbiamo subito il furto di ore curricolari destinate a iniziative di varia umanità. Il preside accondiscende tutto contento, ma mio figlio in quinta fa errori di ortografia.

nonhotempo ha detto...

Mio padre direbbe: "tutta colpa del '68!"