domenica 4 maggio 2014

LA SCUOLA DELL'INDOTTRINAMENTO IDEOLOGICO

Un ragazzino di 13 anni mi dice di detestare la letteratura. Il suo sguardo scettico mentre gli vanto la bellezza dei classici e gli parlo della Divina Commedia mi spinge a una sfida temeraria: «Te ne leggo un canto». Procedo temerariamente, aspettandomi sbadigli e il rigetto finale condito del tipico insofferente sarcasmo adolescenziale. E invece funziona. Tanto funziona che il ragazzino mi chiede se non potremmo fare altri incontri e continuare, e poi chiede: «Ma perché a scuola non ci fanno leggere testi così? Guarda invece cosa mi è toccato in questi giorni». È un brano di Gino Strada sugli “effetti collaterali delle guerre”. Lo leggo tutto e non ha niente di letterariamente valido: è una predica ideologica noiosa scritta in modesto italiano. Colgo l’occasione per sfogliare l’antologia del ragazzino: c’è da restare a bocca aperta. Al brano di Strada seguono due pagine di “competenze di lettura” dove l’alunno deve mostrare di aver capito il testo apponendo crocette nelle caselle giuste. Seguono pagine di indottrinamento sotto il titolo “che cosa succede nei paesi dove c’è la guerra”; poi ancora competenze di lettura e scrittura “contro la guerra”, per finire con una pagina incredibile. Contiene una serie di immagini, per lo più banali o stucchevoli, come quella di un gruppo di bambini a cavalcioni su un cannone, e prescrive il seguente compito: «osserva i cartelli contro la guerra, poi scrivi per ognuno una frase-slogan»… Come la dobbiamo chiamare? Competenza di manifestazione di piazza?
È finita qui? Niente affatto. Seguono le “competenze grammaticali”, in cui l’alunno è invitato a mostrare di saper far uso della locuzione “sarebbe meglio”: riempi lo spazio con i puntini nella frase «Invece di fare la guerra, sarebbe meglio…», e così via. Seguono le “competenze di cittadinanza attiva”, in cui l’alunno deve dar prova di aver assimilato i concetti di conflitto, guerra e pace, costruendo una “mappa concettuale” sul tema. E, come se non bastasse, l’acme di un tormentone di decine di pagine è una “verifica di fine unità” e… una prova Invalsi.
Non capisco in base a quale diritto la scuola pretenda di indottrinare i ragazzi all’idea che tutte le guerre siano egualmente sporche. Dovrei forse accettare che i miei figli considerino la guerra di liberazione dal nazifascismo – grazie alla quale sono potuti venire al mondo – alla stregua della guerra scatenata dalle armate hitleriane? Non saprei immaginare una prepotenza più oscena. Ma andiamo avanti.
Ometto di fare un elenco completo degli autori che popolano l’antologia, per non offendere nessuno, anche se credo che né Jovanotti né Luciano Violante abbiano mai compreso nelle loro aspirazioni quella di competere con Tolstoj e Pirandello. Consiglio di sfogliare alcune delle antologie che circolano nelle nostre scuole per constatare che ormai questa è la concezione della letteratura che le ispira. E pongo alcune semplici domande. Qualcuno può davvero seriamente pensare che questo sia un modo valido per instillare l’interesse per la letteratura, per la lettura, per la scrittura? Non è giunto il momento di interrogarsi seriamente sulla deriva che sta prendendo la funzione istituzionale dell’istruzione?
L’attuale dibattito sulla vicenda della lettura del romanzo di Melania Mazzucco in un liceo romano è tutto centrato attorno al dilemma se sia giusto o no scegliere dei testi adatti a combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere o se tale scelta sia mera pornografia. Pare che per molti, inclusi alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, la funzione della scuola sia ormai meramente ideologica. Si dirà che Melania Mazzucco è una vera scrittrice a differenza di Strada ma, la vera questione è se, a fronte del panorama sterminato di letteratura di livello indiscutibilmente alto, e con cui si potrebbero riempire decine di antologie, si preferisce cancellare Leopardi a vantaggio di testi il cui unico indiscutibile merito è di avere una funzione ideologica. Le denunce legali, che finiranno puntualmente nel nulla, sono un’azione senza senso. È più appropriato denunciare (in termini non legali) la deriva di una scuola che sta rinunciando all’educazione al bello, e la guarda con sarcasmo come se fosse orpello di altri tempi; che rinuncia ad appassionare i ragazzi al piacere di leggere prose e poesie di valore universale, a discuterli in classe senza questionari di competenze e senza pagine pieni di imbecilli quesiti a crocette; lasciando che la determinazione di posizioni su temi come il sesso, la famiglia, la guerra o l’ambiente, sia conseguenza della formazione libera di una personalità strutturata sull’amore per la conoscenza, la cultura, la bellezza artistica in tutte le sue forme. La scuola non dovrebbe impicciarsi di imbastire “lotte” contro questo o quello, di educare a pensare in questo o quel modo, di insegnare a compilare cartelli da portare in piazza, selezionando la letteratura su questi criteri. Perché, così facendo, la sua funzione educativa si trasforma in ciò che vi è di più brutto: l’indottrinamento ideologico. Brutto e diseducativo, perché è caratteristico delle società totalitarie e come tale stimola le peggiori forme di intolleranza.

Non potrò mai dimenticare che, all’indomani della caduta del Muro di Berlino, Alberto Lecco, un grande romanziere dimenticato – dal cui capolavoro “Anteguerra” si potrebbero trarre brani antologici ben più validi di quelli che vengono propinati – fece questo commento: «Il comunismo finito? Comincia solo adesso…». Aveva ragione. Il comunismo dei soviet, dei comitati centrali e delle commissioni centrali di controllo è finito da un pezzo. Ma il comunismo come costruttivismo sociale, come aspirazione a una società basata sull’indottrinamento ideologico, è più vivo che mai, metastatizzato nella forma del “politicamente corretto” che, sotto la veste di una bontà ipocrita e falsa, propina incessantemente le prescrizioni soffocanti di un conformismo sociale costruito a tavolino, in cui non c’è più spazio per il libero sviluppo della personalità.

25 commenti:

Lisa Piccolo ha detto...

Sono commossa. Grazie.
Lisa Piccolo

Antonello Barmina ha detto...

L'educazione non mai politicamente neutrale.La guerra è una porcheria ignobile:lo dico tutti i giorni ai miei alunni di dieci anni. Vado fiero di essere un indottrinatore

Unknown ha detto...

Il mio bambino ha saltato ore e ore curricolari per preparare uno spettacolo contro lo sfruttamento minorile. Continui, la prego, a diffondere il contropensiero. Come se i nostri classici non offrissero milioni di spunti contro la guerra! Come se la cultura non fosse presidio di civiltà ed elevazione dell'animo per i giovani!

Giorgio Israel ha detto...

Signor Professor Zacco, ho letto con attenzione il suo commento per risponderle in modo argomentato. Poi man mano mi rendevo conto dell’emergere di pregiudizi. Per esempio, lei fa finta di non leggere l’esempio che ho fatto circa le guerre. Voler sostenere che la guerra di liberazione dal nazifascismo sia sullo stesso piano dell’aggressione hitleriana è un’affermazione che indica un’assenza di senso morale inqualificabile: cosa si doveva fare? stare tutti fermi a farsi sterminare perché rispondere con le armi è inaccettabile in ogni caso? Senza la guerra condotta dagli alleati mio padre, e quindi io, e quindi i miei figli non saremmo qui. Naturalmente a lei di questo non importa un fico secco, ma allora non pretenda che io rispetti quello che dice. Poi leggo che tutti gli scrittori sono ideologi, e partigiani, il che è un'assurdità totale e significa solo che lei non ha idea di cosa sia l’ideologia. Poi, su simili basi si permette di dire che o non capisco niente di letteratura o sono un indottrinatore. Cioè, incapace di restare agli argomenti, si butta sull’insulto con uno stile da villano. Il quale non meriterebbe neppure un quarto di queste righe se non per far vedere a chi legge l’esempio di una persona che mai si vorrebbe come insegnante dei propri figli.

Mick ha detto...

Mi permetto di intervenire nonostante non abbia competenze in ambuto letterario o educativo.
Credo che il Signor Israel abbia colpito perfettamente nel segno nella prima metà del suo articolo, anche se leggendo la seconda parte ho avuto l'impressione che forse si è usciti un poco dal nocciolo del problema. I commenti all'articolo che ne sono seguiti non hanno fatto che consolidare la mia prima impressione.
Il problema di fondo di questo tipo di "indottrinamento" è di natura molto più grave: i bambini vengono sottoposti a pensieri preconfezionati dove il ragionamenti che portano a concludere le tesi (assolutamente giuste, per carità) di deprecare razzismo, violenza, guerra, non sono costruite autonomamente e non portano a convinzioni ancorate su basi solide.
Premere l'acceleratore in questa direzione significa creare una classe di ragazzi con idee dogmatiche estremamente deboli e di conseguenza pronti a dedicarsi al primo estremismo promosso con un poco di buona dialettica. Quel che in conclusione voglio dire, è che testi orrendi come questi rischiano di sortire un effetto esattamente opposto a quello voluto.

Unknown ha detto...

Visto che il Ministero accetta le sperimentazioni ne proporrei una: facciamo adottare a una classe nel triennio delle medie il Consonni-Moretti degli anni '50: grammatica italiana con guida alla composizione. Testi letterari, disegni splendidi fatti a mano, introduzione alla richezza del lessico italiano. Poi vediamo: se questi ragazzini si sono annoiati; se sanno scrivere meglio o peggio di quelli che si sono esercitati su Gino Strada, gli slogan pubblicitari e la sceneggiatura di Indiana Jones; se hanno difficoltà a capire un articolo di giornale; se si sentono degli alieni e hanno contratto gravi patologie nervose.

G. B. ha detto...

Dante e gli autori citati dal prof. Zacco si inseriscono nel solco di una grande tradizione, al contrario di Strada, Mazzucco e co. i cui ideali di riferimento sono rinvenibili nell'800 marxista, nel Positivismo e nel movimento sessantottino. Ma, del resto, cosa possiamo pretendere se gli autori di gran parte delle antologie adottate nella scuola italiana hanno alle spalle una formazione pregna di marxismo o ancor peggio di strutturalismo (Luperini, Ferroni, Cortellessa, Baldi ecc.), che, inevitabilmente, si riverbera nelle chiavi di lettura adottate nei confronti dei testi antologizzati oltre che nella scelta?

d. ha detto...

In fondo il signor Zacco, come docente di lettere, non è ancora arrivato a scoprire la differenza tra idee e ideologia. Bisogna capirlo. Mentre ci arriva, con tutta calma, noi lo paghiamo perché insegni ai nostri figli. Se lui non vede la differenza tra Leopardi e la Mazzucco, non capiamo niente noi. Capiranno meglio i nostri figli. Il punto vero, che pochi hanno sottolineato, è chiedere secondo quali vie la descrizione dettagliata di un pompino omosessuale sia un modo per sensibilizzare i ragazzi contro l'omofobia. Il rispetto del prossimo passa per la descrizione dettagliata delle sue pratiche sessuali? La cultura classica-giudaico-cristiana ha raggiunto uno dei suoi apici con il concetto di persona. Basta introdurre il concetto religioso-politico-giuridico di persona per avere argomenti in esubero a favore del rispetto di ogni differenza, persino del rispetto delle critiche legittime nella diffferenza. Oppure, a scelta, si descrivono pompini. Se non fossero esperimenti messi in atto sulla pelle dei ragazzi, verrebbe da ridere.

Bloggatura ha detto...


Caro signor Israel, se lei vuole porre il problema in termini come "ma Hitler ha fatto bene o no ad attaccare l'Europa? e l'Europa ha fatto bene o no a difendersi?" io chiaramente mi astengo da questo tipo di dibattito. Come lei sa il problema della liceità o meno delle guerre è molto più complesso di così; e ancora più complesso, se non impossibile, è il giudizio sulla Storia. Perché su Hitler siamo bravi tutti a dire chi aveva ragione e chi torto, ma quando ci si avvicina a fatti del presente, ad esempio il conflitto israelo-palestinese, l'affare si complica di molto; e come si risolve? Come parlarne? Che interpretazione dare? Non so se davvero lei saprebbe essere più lucido e imparziale di altri a proposito.

In ogni caso, al netto dei miei punti di domanda e i miei maiuscoli che le fanno tanto orrore, ribadisco che la sua è una posizione ideologicamente schierata tanto quanto quella Gino Strada. Che io, poi, abbia più simpatia per quest'ultimo è fuor di dubbio.

Per il resto siamo d'accordo: nelle ore di letteratura si deve parlare di letteratura, e, a tale riguardo, sono certo di avere maggiori titoli di lei. Se lei poi vuole continuare a sostenere che Dante (uno a caso) non fosse ideologicamente e politicamente ben schierato, lasci giudicare questa sua affermazione ai suoi lettori.

Cordialmente
CZ

Giorgio Israel ha detto...

Lascio io giudicare ai miei lettori il suo commento. (Lo sapevo che finivamo sul conflitto israelo-palestinese... e oltretutto astenendosi dal dibattito se Hitler abbia fatto bene o no ad attaccare e il resto del mondo a difendersi...). E sia un po' più modesto quanto a titoli.. Continua a confondere le idee con l'ideologia e sta facendo così una pessima figura.

Bloggatura ha detto...

Ho semplicemente criticato una sua argomentazione, non mi sono espresso né sulla seconda guerra mondiale, né sul conflitto israelo-palestinese.

Inoltre le faccio notare che quello che ha lanciato offese alla mia persona è lei, non io. E non confondo affatto idee e ideologie, quindi, perfavore, eviti di farmi la lezioncina, come io non ne faccio a lei, si occupi delle sue materie, lasciando stare la letteratura.

Giorgio Israel ha detto...

Se lei non capisce che porre l'alternativa "o non capisci niente o sei un indottrinatore" è insultante, vuol dire che lei non controlla neppure il linguaggio. Non parliamo poi di fare le lezioncine. Come quella di invitarmi a occuparmi delle "mie materie". Non decide lei di cosa io possa parlare, come non le dico (e potrei in base alla sua logica) si occupi di letteratura e non parli di storia. Per me questo "dialogo" è chiuso.

Alessandro Marinelli ha detto...

Egr. prof. Israel,
avendo davvero apprezzato la sua riflessione, voglio esprimerLe profonda stima per ciò che non saprei come altrimenti definire se non un' instancabile opera di contrasto all' imbarbarimento culturale del mondo della scuola e dell' istruzione. Vorrei esprimerLe anche sincera solidarietà e comprensione per quel senso di solitudine e di scoraggiamento che non ha nascosto in certi suoi interventi. Mi associo, naturalmente, a tutti coloro che La invitano a non mollare, ma credo che abbia proprio ragione: non bastavano miseria culturale e totale disinteresse per i contenuti, bisogna anche prendere atto della completa autoreferenzialità di un sistema che pare oramai destinato ad un degrado irreversibile. Ogni giorno, poi, se ne sente una nuova e ho l' impresione che leggere articoli o discutere con qualcuno di scuola e università diventi sempre più sconfortante. Siamo arrivati alle antologie con Gino Strada e Jovanotti, a scuole che organizzano incontri con Vladimir Luxuria in qualità di "esperto" (nonché esordiente al Grande Fratello) e a libelli di infimo livello come letture consigliate a studenti minorenni di un liceo classico. Ogni volta che uno pensa di averle viste tutte, ecco che arriva puntuale la smentita... E conosco persone (con figli!) che oggi difendono queste inqualificabili iniziative quando giurerei che solo qualche anno fa non sarebbero state in grado neppure di immaginarle! Davvero non so cosa stia accadendo e come sia stato possibile arrivare a questo; se qualcuno lo sa, per favore, mi aiuti a capire.

Murasaki ha detto...

E' vero, le antologie delle medie sono una vera disperazione.
I testi sono tagliati, sminuzzati, condensati. Non c'è autore che regga a un simile trattamento, anche il povero Dante a volte perde colpi. In quindici anni che ci combatto ho trovato DI TUTTO: versioni ridotte de "Il gatto nero" di Poe, dove venivano sistematicamente tolte tutte le parti che servivano a dare atmosfera. Edizioni ridotte di Rosso Malpelo, edizioni ridotte dell'episodio del cane Argo (giuro!). Come può un povero ragazzo apprezzare un testo ridotto a un colabrodo?
C'è il problema dei diritti d'autore, se metti un brano sotto a un numero di righe (mi sembra quaranta) non li devi pagare. C'è il problema del testo "difficile", come se un testo "difficile" in classe non si potesse spiegare. C'è il problema degli esercizi, di una noia sovrumana e spesso, sì, indirizzati ideologicamente. C'è il problema delle introduzioni, che spesso ti dicono cosa c'è scritto in un testo e cosa ne devi pensare. Che i ragazzi (alle medie sono "ragazzi", non "bambini". E pensano in proprio, oltre ad annoiarsi. A parte che pensano anche i bambini) si annoino mi sembra il minimo.
Un testo liofilizzato spesso risulta molto noioso e più ideologizzato perché, appunto, è tolto tutto tranne il "messaggio centrale" - che l'autore però aveva condito con una cornice, degli esempi eccetera. Probabilmente anche il buon Gino Strada potrebbe risultare più tollerabile se ci fosse tutto il contorno che lui stesso ha messo alla pietanza - dico "probabilmente" perché Gino Strada non l'ho mai letto; però ho letto, con grande interesse, "Dalla parte delle bambine" e ricordo che lagna mi sembrò un estratto liofilizzato che ne trovai su un antologia (che mi guardai bene dal far leggere in classe).
Credo che il problema di base sia considerare l'allievo come un contenitore che va riempito di contenuti premasticati perché altrimenti non riesce a recepirli "nel modo giusto".
Però il politically correct a scuola non consiste, non dovrebbe consistere, nell'indottrinare "con le idee giuste", dovrebbe consistere nel non discriminare nessuno e nell'insegnare a tutti ad esprimere in modo comprensibile le loro idee, quali che siano. E a farli consapevoli di averle, delle idee. E anche delle opinioni.

Ne approfitto per precisare che il testo della Mazzucco faceva parte di un vasto laboratorio di letture di vario tipo che i ragazzi facevano al di fuori dell'orario scolastico - e non c'è nessuna descrizione dettagliata di pompini, garantisco che una descrizione dettagliata è ben altra cosa. Si dice solo, con una certa chiarezza, cosa un ragazzo fa a un altro ragazzo, in modo piuttosto sintetico.

Unknown ha detto...

Per le scene d'amore propongo Saffo, Paolo e Francesca, Aspasia ...
lasciate perdere questa robaglia. I ragazzi non sono stupidi. La letteratura porta gli istinti umani a un alto livello e tiene compagnia per tutta la vita.

GiuseppeR ha detto...

Sono seriamente preoccupato per la rozzezza di alcuni interventi fatti da sedicenti professori di lettere. È possibile scambiare per "ideologia", la visione del mondo che scaturisce dalla Divina Commedia, dallo Zibaldone, dai Fratelli Karamazof, opere che sono il risultato di genio, sensibilità e estenuante ricerca dell'Umano. L'ideologia è sopraffazione, riduzione dell'uomo a schemi precostituiti, semplificati, che non possono essere applicati alla nostra vita senza provarla della lobertà. Quelle opere, al contrario, sono monumenti alla ricchezza dell'umanità, alla sua complessità e allo sforzo che gli uomini giusti fanno per comprenderle a valorizzarle. In che mani sono finiti i nostri figli!

Bloggatura ha detto...

Quindi secondo lei GiuseppeR i testi di Gino Strada sono portatori di un'ideologia di "sopraffazione, riduzione dell'uomo a schemi precostituiti, semplificati"? Perché allora non si capisce in cosa consista la sua critica nei miei confrotni, dato che NON non mi sono mai sognato di scrivere che le idee politiche di Dante o Leopardi sono dello stesso tenore di quelle di Hitler.

Qui mi sa che non si è ben capito né quello che ho voluto dire io, né quello che ha voluto dire il professor Israel, che ha sollevato due problemi:
Punto primo, nelle ore di letteratura a scuola si fanno leggere agli studenti testi NON letterari, e questo non è bene;
Punto secondo: questi testi non letterari spesso sono ideologicamente schierati, e c'è il sospetto che il loro impego sia alquanto fazioso.

Alla qual cosa io ho risposto che in effetti non è affatto giusto che nell'ora di letteratura si propinino agli studenti testi NON letterari; ma sulla sua critica allo schieramento ideologico di questi testi ho dei dubbi: in primo luogo perché anche gli autori dei testi letterari, al pari di Gino Strada e degli altri autori citati, avevano un chiaro colore politico che si sono impegnati di infondere ai propri testi; in secondo luogo, perché leggendo le parole del professor Israel si ha ugualmente il sopetto che anche lui sia mosso da chiare idee politiche nel criticare autori come Gino Strada & Co.

Tutto qua. Non mi pare di aver dileggiato né insultato nessuno. Ho solo messo in luce una contraddizione in questo intervento, che tra l'altro non ho notato solo io.
Se qualcuno poi si è sentito infastidito dal mio tono polemico, mi pare che mi sia stato risposto con altrettanta, e anche maggiore arroganza.

Giorgio Israel ha detto...

Signor Professore, per fortuna qui è tutto nero su bianco e chiunque può rendersi conto di quel che lei ha scritto e della confusione di piani tra idee, ideologia e opinioni politiche, che sono cose assai diverse tra loro. Come può rendersi conto che lei non ha fatto solo polemica (il che è più che legittimo) ma ha insultato: come altrimenti chiamare l’alternativa secca posta a una persona «o sei un ignorante o sei un indottrinatore»? Ha avuto la risposta adeguata e ora confonde anche l’autodifesa con l’arroganza.
Quanto a quel che io penso è semplice e mi pare che sia stato capito da tutti. Penso che la scuola deve avere la funzione di coltivare lo spirito critico, attraverso un insegnamento aperto e non dogmatico della letteratura, della storia, delle scienze, ecc. In tal modo, si opera per formare un soggetto che ha gli strumenti per formarsi in modo AUTONOMO E LIBERO le proprie opinioni e la propria visione del mondo (incluse le proprie opinioni politiche). Se invece si vuole fare un insegnamento a tesi, questo si chiama indottrinamento ideologico. Non importa quale ne sia la natura, di sinistra o di destra, fascista o comunista, confessionale o ateo, favorevole alle teorie del gender o contrario, ecc. In tal caso, siamo in pieno nell’ideologia di uno stato totalitario. Contro una simile ideologia di costruttivismo sociale ritengo che occorra battersi. Gli esempi che ho fatto hanno una chiara connotazione, ma questo è irrilevante. Non mi opporrei con minore decisione a un indottrinamento di “mistica fascista”.

Giorgio Israel ha detto...

Gentile professor Zacco, ma è proprio vero che lei ha cancellato il suo primo post? Qui risulta un commento cancellato dall'autore ed è chiaramente il suo, quello in cui insulta. Io ne ho copia, ma non importa, è una questione di stile. Mi lasci cortesemente in pace.

Paolo Pugni ha detto...

Gentilissimo dr. Israel le vorrei solo mostrare tutta la stima e il rispetto che ho per lei, per il suo coraggio, per quello che ha scritto.
Purtroppo la coerenza non è più una virtù, e la logica è morta ormai da tempo: altrimenti certi sragionamenti sostenuti solo da presunzioni ideologiche sarebbe distrutti dalla ragione come esercizio delle facoltà razionali prima ancora che dall'analisi del contenuto. Mi ha sempre stupito ad esempio vedere nelle manifestazioni che inneggiano alla Resistenza (che come si nota scrivo con la maiuscola) striscioni che affermano: mai la guerra senza se e senza ma. Cosa che mi pare assassini la coerenza del pensiero prima ancora che si possa ragionare sulla politica.
Ormai tutto è ideologia: ogni cosa se rivestito dalla giusta causa diventa provocazione, ironia, satira, rispetto, che si tratti di fellatio o di tette e culi messi sui social media.
Il dramma è capire come definire "giusta" una vicenda, perché ormai temo che più che ragionare sui valori la giustizia dipenda da chi lo afferma: se lo dice Caio è giusto se lo dice Tizio è sbagliato.
Grazie ancora e con rispetto

Attento ha detto...

Caro professore, vorrei segnalarle che in Italia non siamo messi peggio che in altri paesi. Ho infatti da poco appreso da una mia giovane ospite inglese che nelle high school non si studia alcuna storia antica e medioevale. Alla mia domanda: "e allora che periodi storici studiate?" mi ha risposto con orgoglio: "il conflitto israelo-palestinese, per esempio!". Non ho osato chiedergli in che modo le era stato spiegato......

paolo casuscelli ha detto...

Chiarissimo prof. Israel,
Lei ha perfettamente ragione: gli alunni, quando scoprono la bellezza dei classici, vogliono che ci sia qualcuno in grado di farglieli capire, amare: non chiedono altro.
Il problema viene da quegli insegnanti che, non conoscendo i classici, non hanno che trasmettere e si buttano, per sopravvivere, su testi inutili e su vacue verifiche a crocette, si mettono comodi sul cuscino di “informazioni” standardizzate.
C'è una soluzione a largo raggio? No, ci vuole solo la fortuna di trovare per i propri figli gli insegnanti che si vorrebbero. Oppure, inventarsi (ma non ci credo) una riformazione del corpo (e dello spirito) docente. I cosiddetti corsi di aggiornamento lasciano perdere il tempo che trovano. Aggiornarsi, in questo clima, è peggiorare.
Non mi è mai successo, neanche una volta, che sia venuto da me un genitore a lamentarsi di troppo Dante o di troppo Omero. Di troppi compiti, sì, ma è fisiologico, e la risposta era implicita e inequivocabile: siamo pari, io mi ammazzo a spiegare, suo figlio si ammazzi a studiare. Nell'insegnamento è così: per pretendere, bisogna dare.
Se Le può far piacere saperlo, anche se non è indicativo, dei miei 28 alunni di terza media 16 si sono iscritti al liceo classico. Ma fare il proprio dovere è diventato una lotta su molteplici fronti. Per fortuna, benché quasi “vecchi e tardi”, abbiamo spalle robuste.

Luigi Sammartino ha detto...

Relativamente al problema guerra giusta o ingiusta mi piacerebbe dire la mia.
L'Articolo 11 della Costituzione parla chiaro (e io concordo): la guerra offensiva è da ripudiare. Ma è ovvio che se una nazione è aggredita, questa ha il diritto di difendersi.
Tuttavia, se io fossi un insegnante, insegnerei che solo in pochissimi casi una distinzione oggettive tra guerre offensive e difensive è possibile. E certamente la guerra di liberazione dal nazifascismo è uno di questi rari casi.
Nella maggior parte dei casi però le guerre sorgono per il contrapporsi di interessi specifici in cui nessuno dei contraenti ha il diritto di darsi ragione o possiede un primato etico che lo giustifica. Quasi mai nelle vicende umane la ragione sta tutta da una parte sola.
Infine, sempre relativamente al nazismo, penso che sia doveroso da parte di un insegnante, spiegare le condizioni in cui si è trovata la Germania al termine del primo conflitto mondiale. Hitler fu il prodotto di una situazione economica e sociale che era esplosa. E se i vincitori della Prima Guerra mondiale fossero stati più solidali e accomodanti da subito le cose non sarebbero andate come sono invece tragicamente andate.
Forse, impostando il mio personale modo di fare didattica della storia in questo modo, solleverò delle controversie. Spero di non essere insultato. Ma a me questo sembra il modo più oggettivo e razionale di osservare le vicende umane.

Cordialmente.

GiovaneDiLungoCorso ha detto...

Professore, sono assolutamente d'accordo con lei.
Una cosa simile la scrissi sul mio (poco seguito) blog http://giovanedilungocorso.blogspot.it/2012/05/zavorre-manzoni-libero.html
a proposito di un testo che un rappresentante di una casa editrce aveva proposto a mia moglie (insegnante di lettere) per suggerirne l'adozione.

Grazia Dei ha detto...

Condivido ogni singola parola del suo post e dei quelli di Marinelli, d., Casuscelli e alcuni altri.
I libri di tutte le discipline sono infarciti di notizie, approfondimenti e apparati vari che rispondono alla vulgata politicamente corretta sui temi politici, etici e scientifici (soprattutto in relazione alle tematiche ambientali - nucleare/energie rinnovabili, ogm/agricoltura biologica - e alle malattie sessualmente trasmissibili).
I libri di testo adottati nella mia scuola per le discipline di Lettere non sono così scadenti come quelli a cui faceva riferimento il prof. Israel, ma un po' di orticaria me la procurano ugualmente. Però, ecco, io talvolta utilizzo i brani a tesi per smascherare l'indottrinamento, per far esercitare lo spirito critico degli alunni. Tento di spiegare loro che non devono appaltare a nessuno il loro cervello, perché nemmeno la scuola o le istituzioni pubbliche sono sempre corrette. E' faticoso e a volte mi procura delle noie, specie all'esame, quando mi tocca sentire le solite tiritere su John Lennon pacifista, su Green-peace, su Obama (beatificato ancor prima di essere eletto) inculcate agli alunni da altri colleghi.
Mi conforta che i miei alunni, anche se per adesso possono sembrare un tantino schizofrenici, abbiano avuto la possibilità di sentire e confrontare voci diverse.
Ma purtroppo l'indottrinamento è inarrestabile e ormai molto avanzato: come diceva Marinelli "Ogni volta che uno pensa di averle viste tutte, ecco che arriva puntuale la smentita...".
Sulle teorie gender e sui matrimoni omosessuali, per esempio, alcuni fra i migliori alunni (quelli buoni, sensibili, che accolgono gli appelli a favore della legalità, che si commuovono per le vittime dell'Olocausto e per la fame nel mondo) non hanno dubbi su cosa sia giusto, perché hanno capito che "i buoni" oggi sono quelli che difendono i cosiddetti diritti, ma non hanno fatto alcuna seria riflessione sul tema: sono già oltre.
Eppure ogni volta che spiego la Divina Commedia sono assalita da un'infinità di domande non solo sul testo ma anche sull'aldilà, sul senso della vita, sul peccato, sulla dottrina cattolica, sulla Storia, quasi che Dante racconti un'esperienza reale, quantomeno in senso mistico, e devo ripetutamente insistere sul fatto che si tratta invece di un'opera letteraria, di una produzione del suo ingegno. Ma è sorprendente l'interesse che riesce ad accendere nella mente dei ragazzi e il loro bisogno di parole vere.