giovedì 18 marzo 2010

Un appello per abolire Dante con surreale dibattito allegato



Appena l’amico Dino Cofrancesco ha fatto pubblicare su L’Occidentale un appello per la cancellazione dell’insegnamento della Divina Commedia di Dante dalle scuole italiane, l’ho subito avvertito che avrebbe toccato con mano una realtà spiacevolmente sorprendente. Così è stato, ma lui giustamente sostiene che è meglio guardare la realtà in faccia.
Ricordiamo rapidamente di che si è trattato. Cofrancesco si è autonominato Segretario organizzativo dell’ARRE, Associazione per il rispetto di tutte le religioni e la convivenza pacifica delle etnie culturali – presieduta dal Prof. Franco Romano e avente come Presidente onorario Sergio Cardini – e, in tale veste, ha rivolto al Ministro Gelmini una petizione per la cancellazione dell’insegnamento di Dante dalle scuole. La motivazione era dettagliatissima, con riferimento a brani della Divina Commedia («a torto ritenuto capolavoro della lingua italiana») che testimoniano le ripetute offese rivolte dal «cosiddetto divin poeta» alle religioni non cristiane e persino a quella cristiana, le sue visioni reazionarie, oscurantiste, antiscientifiche, antifemministe, antisemite e, più in generale, l’assenza del più elementare “politicamente corretto”. Facendosi portavoce delle proteste di numerosi cittadini di religione islamica, dell’Associazione tosco-emiliana per la difesa delle tradizioni cittadine e della Federazione Gruppi Gay Riuniti, l’ARRE proclamava di voler sostenere la propria richiesta fondando un movimento antidantesco con sezioni in ogni città della penisola.
A distanza di pochi giorni è stato possibile trarre un bilancio dalla provocazione, un bilancio che chiunque può fare esplorando le reazioni che si trovano ancora in rete. Un numero consistente di persone si è infuriata contro l’ARRE, gli extracomunitari e gli islamici. Ma la maggior parte ha reagito in modo civile e ragionato, difendendo sì i valori della nostra cultura e opponendosi alla prospettiva di cancellare il “divin poeta” dalle scuole di ogni ordine e grado, ma proponendo un approccio tollerante, insomma chiedendosi cosa si potrebbe fare per non offendere troppo i “diversi”. Giustamente Cofrancesco ha trovato questo atteggiamento il più deprimente, «la prova del nove dello spappolamento irrimediabile dell’intelligenza e dell’etica sociale del paese»: «tutto può venir messo in discussione, su tutto si può argomentare pro o contro, l’essenziale è comunicare, scambiare idee, ascoltare quanto hanno da dire gli altri». È un atteggiamento che non esclude come via d’uscita che si continui pure a leggere Dante nelle scuole, ma censurando tutti i passi “offensivi” e “politicamente scorretti”, il che sarebbe anche un’ottima occasione per ridimensionare ulteriormente la lettura di un testo tanto lungo e prolisso…
Vorrei sottolineare un altro aspetto profondamente avvilente. Salvo pochissimi, nessuno si è dato la briga di controllare se l’appello fosse attendibile. Eppure quei “Sergio Cardini e Franco Romano” dovevano mettere sull’avviso e sarebbe bastata una rapida esplorazione della rete per rendersi conto che l’ARRE non esiste. Siti del tutto rispettabili, persino parecchi siti di associazioni di insegnanti hanno riportato la petizione senza controllare, hanno citato l’ARRE come se sapessero da tempo della sua esistenza. Lo so che un simile atteggiamento credulone era implicito nel fatto di discutere sul serio i contenuti della petizione. Ma mi chiedo: a quale livello siamo scesi, a quale forma di “wikipedizzazione” che spinge a bere qualsiasi cosa circoli in rete? C’è da stupirsi allora se i nostri giovani stanno cadendo in una condizione di abbrutimento culturale crescente?

(Tempi, 17 marzo 2010)

30 commenti:

mente ha detto...

Più che la “wikipedizzazione”, il problema è la sua mancanza. Vale a dire che probabilmente queste associazioni e persone che hanno preso sul serio la petizione non sono abituate a questo mondo in cui chiunque può scrivere qualsiasi cosa. E può accadere persino che un sito di informazione possa inventarsi un'associazione per studiare come ratti da laboratorio i suoi lettori.

In precedenza solo Orson Welles poteva immaginare e realizzare opere simili, ora sono alla portata di tutti. La soluzione è stimolare le persona a sviluppare maggiormente il pensiero critico e, quindi, analizzare ogni informazione.

Alessandro Marinelli ha detto...

Pazienza! Roberto Benigni (noto estremista di destra xenofobo, antislamico, sovversivo e ultraconservatore) dovrà adattarsi ad allietare il suo pubblico declamando qualche passo del Corano o qualche sentenza della Corte Europea dei Diritti dell' Uomo.

martino ha detto...

Bellissima beffa, purtroppo era un po' troppo inverosimile, sarebbe bastato smussare appena un po' i contenuti (o creare il sito dell'ARRE) per poterla tirare avanti un po' più a lungo.

Mi permette di aggiungere che anche alcuni "apocalittici" del declino della cultura occidentale e della re-re-conquista musulmana che non vedevano l'ora di buttarsi a capofitto nei "dove andremo a finire?" o nei "tornatevene a casa vostra!" non ne escono benissimo?

Alfredo ha detto...

Decisamente surreale, non c'e' che dire. Perche' non abolire l'Opera dei pupi allora? :)

noradlf ha detto...

Caspita, ma questo è anche peggio di Botul!

L'abbrutimento tuttavia è cominciato da un pezzo e la rete mi par che c'entri poco - anche se certo contribuisce.
Quando facevo le elementari (parecchio tempo fa), mi insegnarono che nel Medioevo tutti erano convinti che la Terra fosse piatta. Basterebbe leggere proprio la Divina Commedia per sapere che non è vero, ma allora perché gli insegnanti ce lo raccontavano?

Forse propinare definizioni sbagliate ma scritte nei libri è più comodo che insegnare ad usare il buonsenso. Se poi questo modo di procedere fa fuori la verità, la giustizia e la società, oltre al senso critico, che vuole che importi di fronte alla comodità!

Attento ha detto...

Molto divertente, in futuro si potrebbe attivare l'ARRE per bandire i "Promessi Sposi" data l'oscurantstica e diseducativa ingerenza della "Divina Provvidenza". Potrebbero fare una irruzione alle scuderie del Quirinale per rivendicare pari opportunità per pittori "diversamente ispirati" rispetto a quel maniaco cristiano del Caravaggio. Oppure, come proponeva un genitore in classe di mio figlio, "eliminare qualsiasi riferimento al natale cristiano entro le mura della scuola". Ma quella volta non era uno scherzo.....

feynman ha detto...

A dimostrare lo scarso senso critico del navigatore "medio" italiano basta vedere quante catene di sant'antonio vengono diffuse acriticamente da conoscenti ed amici. Possiamo e dobbiamo educarli a costo di passare per pedanti. In Rete però c'è anche gente con senso critico, vedere ad esempio questo thread nel newsgroup it.istruzione.scuola http://groups.google.it/group/it.istruzione.scuola/browse_frm/thread/174a09c1335c2301/31962770e6f24952?hl=it&q=dante+arre+group:it.istruzione.scuola# (ad esempio la mia risposta in quel thread che parla esplicitamente di 1 aprile o quella di Lisa che sul suo blog aveva già svelato la bufala)

andrea ha detto...

Caro Professore,

mi chiedo se l'incapacità diffusa di valutare se certe notizie siano veritiere, o almeno verosimili sia dovuto ad uno scadimento del senso critico, oppure sia il riflesso di un sovraccarico di informazione e di comunicazione.

Io opterei per la seconda ipotesi; ho l'impressione che il flusso di informazione al quale ci esponiamo, quasi sempre volontariamente, sia ormai superiore alla nostra capacità di analisi.

Cedendo alla tentazione di seguire i ritmi con i quali l'informazione ci scorre intorno, non ci concediamo il tempo per approfondire o giusto per riflettere due minuti di più su quanto leggiamo; persino in questo blog leggo dei commenti che sembrano prendere sul serio la discussione su Dante!

In un certo senso quindi non direi che si tratta di un abbrutimento culturale, ma del mancato adeguamento delle capacità personale di concentrazione al nuovo scenario. Magari gli strumenti culturali ci sono ancora, insieme con il senso critico ma non spendiamo il tempo necessario perché possano funzionare.

E' interessante da questo punto di vista quanto è successo nell'ambito della ricerca. Quando ho iniziato io, il WEB ancora non esisteva e gli articoli scientifici si andava a leggerli o fotocopiarli in biblioteca.
I pochi che prendevi poi te li leggevi davvero, e di qualcuno rifacevi i calcoli.
Oggi ne puoi scaricare a secchiate, ancora in forma di "preprint", senza neanche muoverti dalla scrivania; sconvolto dalla marea di conoscenza che ti investe e sembra mancarti, rischi di sfogliarli tutti alla ricerca di chissà che, senza approfondirne alcuno.

Non potendo né volendo chiudere il web, bisogna forse rieducarsi all'arte della cernita, al ragionevole dubbio, e anche all'umiltà, riconoscendo che non si può sapere tutto, e di conseguenza non è prudente esprimersi su tutto.
Meglio capire bene giusto qualcosa, magari pochissimo, anziché inseguire onniscienza e onnipresenza che non ci sono date.
E con questa conclusione alla Pangloss sarà davvero meglio che io concluda.

Saluti cordiali

Andrea Viceré

Gianfranco Massi ha detto...

Il web è un fatto democratico, come l' ignoranza. Personalmente ritengo che potrà portare un enorme contributo alla diffusione della cultura e del sapere. Lo stesso vale per le religioni, le qu
ali però non tutte hanno tra le virtù l' umiltà. Questa è sempre necessaria.

Myosotis ha detto...

Certo, oggi ci ridiamo su. Ma siamo sicuri che ci rideremo su anche tra qualche decennio? Mah! Lo spero per i miei figli, ma mi viene in mente la storia delle vignette danesi.

Myosotis ha detto...

Più di uno dei commenti tira in ballo il "senso critico", il "pensiero critico". Ecco il dito sulla piaga: credo che se si dovesse stabilire una graduatoria dei molti peccati della scuola italiana, questa pecca dovrebbe avere la precedenza: nella scuola italiana non si cerca di sviluppare lo spirito critico, anzi se possibile lo si ostacola, forse considerandolo un pericolo per l'autorità dell'insegnante. Sono convinto che il degrado attuale della nostra società derivi anche da questo.

Alfredo ha detto...

... devo dire, a me ricorda piu' New York, dove a natale si dicono "buone vacanze" per non offendere ebrei e musulmani, il "black coffee" e' "without milk", e sui pacchetti di arachidi scrivono "attenzione: potrebbe contenere arachidi".

Caroli ha detto...

La bufala era evidente, stanti i nomi scambiati dei due personaggi reali.
Mi si passi una battuta: cosa metteremmo nelle monete da 2€? Un minareto? Così gli "euri" metallici sarebbero ancora meno accettati in Svizzera...

Nautilus ha detto...

A me invece pare che le bufale sian sempre esistite e che tutti si sia sempre pronti a credere a tutto, purchè adeguatamente presentato e farcito. Io l'articolo me lo son bevuto per i primi 3/4, con grande stupore e ilarità ma non incredulità. E quel che mi ha davvero stupito era la presenza di Cardini, che non facevo così sciocco, (e infatti…) ma gli altri, a me sconosciuti, potevano ben esserlo.
Il fatto è che siamo continuamente sottoposti a notizie, assolutamente autentiche, in cui la realtà supera la più sfrenata fantasia, difficile quindi discernere il falso dal vero .
Dove credo abbia ragione il Prof. è che prima di indignarsi e reagire scrivendo e protestando è obbligatorio approfondire i fatti: oggi è uso generale, anche da parte di persone investite di qualche responsabilità, accontentarsi della prima versione disponibile: se soddisfa la propria ideologia si parte lancia in resta. Spesso ci accorgiamo in TV che dei politici importanti ne sanno non più di noi, perché come noi l’hanno semplicemente letto sui giornali, il che è ridicolo visto il mestiere che fanno.
Quanto a Wiki: la sua vera “colpa” per me consiste nell’illudere tanti che basti leggere frettolosamente un suo capitoletto per diventare esperti in quella tal questione. Ma la responsabilità non è di Wiki, è di chi la usa in questo modo per millantare una competenza che non ha.

alessandro ha detto...

Egregio Professor Israel, Le scrivo per chiederLe un parere sulle indicazioni nazionali per la Matematica per i futuri Licei: se avesse scritto un articolo sull'argomento mi potrebbe indicare dove trovarlo?
Insegnando Matematica e Fisica in un liceo linguistico, sono interessato ad avere un confronto di idee.
Grazie e cordiali saluti,
Alessandro Bordin

P.S.: scusi l'intromissione nei commenti di questo post.

Giorgio Israel ha detto...

C'è un commento al post sulla distruzione del principio d'autorità e un articolo dovrebbe uscire domani o dopodomani sul Messaggero

Giorgio Israel ha detto...

STUPENDO (SECONDO I PUNTI DI VISTA).....
Non credevo che fosse possibile che qualcuno, leggendo il mio articolo, credesse ancora a tutta la faccenda....
Ebbene sì!... Mi segnalano un sito in rete in cui un "esperto di questioni scolastiche" dice che io avrei preso di mira l'iniziativa di "tale" Dino Cofrancesco, "reo" di aver diffuso l'appello in oggetto. Capito? Io avrei preso di mira Cofrancesco.... Da sbudellarsi dalle risate. Non solo. Il detto esperto menziona la mia affermazione che il prof. Franco Romano, il presidente Sergio Cardini), e l'ARRE non esisterebbero, ma non sa se sia vera perché non l'ha controllata... Ma si scaglia con violenza contro quello che sarebbe un mio ignobile attacco alla libertà della rete......
Un esperto scolastico.... uno che insegna ad insegnare.... E ci chiediamo ancora come mai la scuola è ridotta così?
Infatti, la rete, poveretta, non c'entra niente. C'entra l'ignoranza crassa dilagante e presuntuosa: sparo la prima fesseria che mi viene in mente senza tema del ridicolo.

Alessandro Marinelli ha detto...

Già, e la cosa pare più preoccupante di quanto non sembri a prima vista. Basta prendere come esempio emblematico Bepe Grillo, che da tempo va proclamando a destra e a manca il web come fonte d conoscenza e di informazione libera e democratica, il video in sostituzione del libro e del giornale, ecc. E si tratta di posizioni molto condivise, in rete.

Nautilus ha detto...

Beh, gentile Prof., io, secondo le mie abitudini, sono andato a controllare quel sito, e credo che le abbiano segnalato male.
Il blogger in questione non ha preso assolutamente sul serio la bufala, del resto non è questo che gli interessa (perciò non ha controllato).
Gli interessa invece il fatto che lei se la prenda con la rete e (secondo lui) sfrutti questo episodio per denunciare la "wikipedizzazione" delle menti. Insomma il blogger, oltre a un attacco a lei (come collaboratore della Gelmini), intende difendere la validità del web come fonte d'informazione alternativa per i giovani anzichè mezzo che porta verso l'abbrutimento acritico come sembra credere lei.
Per quanto scritto forse un po' confusamente mi pare sia questo il significato del post di tale Gianni Marconato, che si presenta come studioso dell'apprendimento.

Alessandro Marinelli ha detto...

L' articolo del sig. Gianni Marconato (ringrazio Nautilus per il nome) dovrebbe essere questo:

http://www.giannimarconato.it/2010/03/webofobia-dante/

E' il classico dei classici dei blogger, quello che trova in rete un articolo che non gli va a genio, ne esagera (come in questo caso) o addirittura ne stravolge il significato ed espone al pubblico ludibrio l' autore del blog, senza minimamente preoccuparsi di approfondire il suo pensiero e le sue opinioni. Magari saccentemente ignaro del fatto che (di nuovo, come in questo caso) l' autore dell' articolo scrive e interviene da anni sull' argomento. Un film già visto. Comunque sia, della peana sulla rete ho gradito soprattutto la parte della "cultura giovanile"(!), della "scuola che insegna a ubbidire"(!!) e del web come "unico media attraverso cui si può ancora assicurare la libera circolazione delle informazioni, delle idee, del pensiero". Peccato che le idee e il pensiero non nascano dai server, dai blog o dai motori di ricerca, ma dalle teste pensanti; le quali, se vuote, potranno difficilmente ottemperare a questo disegno.

vanni ha detto...

Accidenti! C'è andato Nautilus, c'è andato il paziente sostanzioso e moderato Marinelli, ci vado pure io!
E così ho acquisito la consapevolezza che potrei far parte di una compagnìa cantante nella quale si ritrovano reazionari, deboli e piatti pensosi passatisti visceralmente astiosi verso i giovani e gli insegnanti. C'è quella di webofobia, non è all'ordine del giorno la gratifica di omofobia, accantonata, forse rimandata, non è chiarissimo. Proprio un ritrattino lusinghiero e gradito.
Sempre meglio peraltro di quanto succede all'emerito prof. Dino Cofrancesco - altro che Carneade - che resta in attesa di verifica della sua esistenza.
Di interloquire nel blog di Gianni Marconato non me la sento.
Che ci siano stati fraintendimenti - penso anche per la foga della pugna - non ci piove su.
All'egregio Marinelli dico quindi: non è che Gianni Marconato “trova in rete un articolo che non gli va a genio” con quel che segue. Egli carica a testa bassa sul nemico, e allora è facile farsi una ragione della tendenziosità tirata per i capelli di certe affermazioni (penso all'eguaglianza “frequentazione della rete = abbruttimento culturale” ma chi l'ha mai stabilita? quel professore della Sapienza che - con incoerenza - le mani con la rete se le va poi a sporcare perfino con un blog, pur di perseguire i Suoi retrivi e foschi – per il futuro d'Italia – obiettivi? Ah, poiché c'è chi nei commenti fa il pipetta sugli errori di grafìa, dico che la doppia t , più volte scritta, non è mia).
Ed è facile farsi una ragione di una certa puzzetta sotto il naso di chi rimprovera al prossimo arroganza intellettuale. Ricordo “Che dice il nostro (G. Israel ndr) da meritare (meritare meritare meritare) le mie attenzioni?” “Nel merito del Dante si o Dante no, un dibattito serio (serio serio serio) si sta sviluppando in rete...” e finalmente la frase per me più entusiasmante ”Ho quasi la sensazione che questo sparare a zero contro la rete sia un ulteriore (testuale) manovra ben orchestrata per demonizzare (prima) e ridurre al silenzio (poi) l’unico media attraverso cui si può ancora assicurare la libera circolazione delle informazioni, delle idee, del pensiero”. Siamo a un passo dallo snidare la reazione in agguato che trama nell'ombra.
Comunque, il prof. Israel e la Sua compagnia cantante (però! complimenti professore, che bella combriccola ha messo insieme!) potrebbero anche autodenunciarsi, come insegnava Baffone.
Scusate l'insulsa vacuità delle mie righe: Gianni Marconato mi ha messo di buon umore, mi sento quasi di dovergli un caffè – ma che dico! – almeno un maramaldo grappino.

Myosotis ha detto...

Ma questo sig. vanni non potrebbe parlare "come magna"? Ho dovuto leggere due volte quello che ha scritto per capire qualcosa del vanni-pensiero. E me ne sono pentito, come diceva Montanelli dopo aver letto due volte Leibniz. Meno male che alla fine dice:"Scusate l'insulsa vacuità delle mie righe". La consapevolezza lo riscatta parzialmente. Questo vanni, poi, ha un problema con le t, infatti scrive abbruttimento invece di abbrutimento. Lapsus calami o lapsus computeri?

Giorgio Israel ha detto...

A me per la verità è sembrato comprensibile... E comunque riguardo a Leibniz direi che Montanelli quella volta l'ha sparata grossa. Sottoscrivo l'idea che visto che ci sto in rete non ne sono poi tanto nemico, a meno che non sia un masochista matricolato... Certo, ci sto per dire quello che mi pare. Incluso il fatto che si fa cultura in rete è votato all'ignoranza. Wikipedia ogni tanto la vado a guardare anch'io, ma con somma precauzione. Una volta ho provato a mettere il mio nome e mi è uscita fuori la scritta: "questa voce non c'è ma la puoi fare subito". Se avessi scritto una bella voce del tipo "uno dei massimi intellettuali italiani, noto in tutto il mondo, ecc. ecc." passava pure. Magari qualcuno provava a correggere, qualcun altro a ricorreggere. Chissà quante autobiografie bufale o commissionate all'amico circolano...

vanni ha detto...

Egregio Myosotis, lapsus Marconati: la doppia t – come ho del resto sottolineato – viene scritta e riscritta più volte da Gianni Marconato, nel pistolotto sul suo blog del quale si parla qui in alcuni commenti.
Mi dispiace se la mia scrittura è involuta. Faccio tesoro della critica e proverò a far meglio... però se ciò mi procura accostamenti con Leibniz... quasi quasi potrei continuare così, perché mi monto facilmente la testa. Cordialmente.

Alessandro Marinelli ha detto...

A questo punto della discussione è probabile che ad alcuni sia venuta voglia di fare un giretto sul blog del signor Marconato. Ecco, volevo solo consigliare di tenere i sali a portata di mano perché si rischia di leggere roba forte...ma forte sul serio (ovviamente i deboli di cuore sono pregati di trattenere la loro curiosità). Solo un piccolo assaggio: dopo un solo post sono già stato definito (o meglio, i "fan" del prof. Israel sono stati definiti) "reazionari(sigh!), "nemici dei giovani" (io ho 24 anni...), "nemici della libertà", "nemici dell'umanità". Ebbene, ho ancora il coraggio di fare dell' ironia, ma stavolta vado sul pesante: prof. Israel, forse tra un pò verremo tutti processati a Norimberga (o a Bruxelles, o a Strasburgo), ma se certa gente dovesse arrivare a metterle le mani addosso, forse sarebbe meglio che si suicidasse anche lei.

Giorgio Israel ha detto...

Non vedo proprio perché dovrei suicidarmi... Non darò a nessuno la soddisfazione di prendermi per Göring...

Alfredo ha detto...

ma come, ed io che sono anarcoide, libertario, omofilo (!), arabofilo, giacobino-giustizialista, mangiapreti laicista, globalista (e potrei continuare) eppure leggo quasi quotidianamente i post del professore... come verrei definito dal signor Marconato? :)

Nautilus ha detto...

Devo dire subito che a me la rampognetta altezzosa verso Vanni è piaciuta poco, mi verrebbe di scrivere a Myosotis:"Ma come si permette...", poi penso che la libertà è sempre fonte di verità e che quel che scriviamo liberamente ci qualifica meglio di qualunque tentativo d'interpretazione altrui.

Per Marconato: qualcosa ho letto sul blog, si autodefinisce "costruttivista" e verrà anche da qui una certa acrimonia verso il Prof., notoriamente "anti". Ho letto anche un opuscoletto sulle nuove tecnologie e l'e-learning, m'è parso di capire che finora non hanno funzionato ma per il futuro sicuramente sì.
Quel che mi ha colpito è l'oscurità del linguaggio: come fa uno a educare gli educatori o chiunque se non sa cosa sia la chiarezza? Difetto già riscontrato in tanti esperti di scienza della comunicazione, bravissimi in scienza ma non nella comunicazione.

Ultima cosa: sarebbe corretto scrivere queste osservazioni al sig. Marconato stesso ma non ne ho voglia, mi pare inutile.

Giorgio Israel ha detto...

Penso che in effetti sia meglio chiudere questa discussione. Mi faccio una colpa di averla aperta io sulla base di una segnalazione, non sapevo neppure il nome di questa persona. Se dovessi correre dietro a tutti quelli che mi detestano starei fresco. Com'è noto sono stato anche minacciato.
Non cessa di colpirmi il fatto che un dissenso anche radicale possa sfociare in autentico odio. Ma questo è il clima vigente in questo paese, al momento. Ed è qualcosa che vivo quotidianamente anche sul luogo di lavoro.

Alfredo ha detto...

Gentile Professore,

sono stupito dal suo... stupore. sono almeno 1000 anni che in italia ci macelliamo tra guelfi e ghibellini, papisti e imperiali, riformatori e controriformatori, rossi, bianchi, neri e policromi vari.

Sara' per questo, forse, che alla fine mi trovo cosi' bene nel Londonistan.

Dispiace sapere che lei sia stato minacciato. Da "dissenziente non troppo radicale" le porgo la mia totale solidarieta'.


cordiali saluti,

AG