domenica 27 febbraio 2011

La svolta culturale di Cameron è già diventata politically correct

Nella precedente rubrica ho parlato del coraggioso attacco al multiculturalismo portato dal Primo Ministro britannico David Cameron e della sua promessa di promuovere un “liberalismo muscolare”. Allo stesso tempo, esprimevo il timore che fosse ormai troppo tardi per realizzare un simile intento e perplessità circa il fatto che fossero chiare le rigorose scelte politico-culturali da fare. Purtroppo, la conferma negativa è arrivata ancor prima di quanto si potesse temere.
Si annuncia una rivoluzione nel Regno Unito sul tema dei matrimoni gay. Non si tratta del riconoscimento di questo tipo di unioni, già in vigore sul modello di quanto accade in altri paesi europei. Si tratta di molto di più: il progetto di legge annunciato dal Ministro per le pari opportunità Lynne Featherston prevede che le coppie omosessuali possano sposarsi nei luoghi di culto – chiese cattoliche o anglicane, sinagoghe, moschee – e che le cerimonie possano essere officiate da sacerdoti e essere accompagnate da canti, letture di testi sacri, benedizioni. Il governo ha ceduto alle pressioni degli attivisti gay cui non basta il riconoscimento degli stessi diritti di chi si sposa con rito civile o religioso, ma vogliono potersi sposare anche nel secondo modo, finora escluso.
Lasciamo pure da parte ogni considerazione circa le implicazioni dell’abbandono della concezione del matrimonio basato su una coppia eterosessuale capace di procreare in modo naturale. Qui si sta facendo un passo in avanti gravido di conseguenze oltremodo pesanti. In primo luogo, siamo di fronte a un comportamento da stato etico che si intromette con gli scarponi chiodati nella vita delle comunità religiose, che suggerisce comportamenti e scelte in aperto conflitto con i fondamenti delle loro fedi che, in genere, non ammettono il matrimonio gay. Altro che liberalismo muscolare! Qui di muscolare c’è soltanto il totalitarismo del politicamente corretto. Il risultato di questo intervento sarà l’apertura di un conflitto con quei gruppi religiosi che compattamente non ne vorranno sapere, oppure di creare divisioni e spaccature interne tra religiosi “progressisti” e religiosi “conservatori”. Insomma, dopo tante lamentele sulle intromissioni clericali nella sfera pubblica, ecco un inedito esempio di intromissione dello stato nella sfera religiosa…
Ma questa scelta può avere una conseguenza molto più grave. Dopo che si sarà aperta la strada alla celebrazione religiosa di forme di matrimonio diverse da quella naturale, tra un uomo e una donna, chi potrà mai negare la facoltà di celebrare altre forme di matrimonio anche diverse da quelle gay, se non attentando al principio delle “pari opportunità”? È evidente di quali altre forme potrà trattarsi: in primo luogo, del matrimonio poligamico, già ampiamente praticato in molti paesi europei, ma non ancora in forma ufficiale. Se un’autorità religiosa, accettando il principio di matrimoni diversi da quello naturale, richiedesse di poter celebrare dei matrimoni poligamici e pretendesse la loro convalida civile, come farà l’ideologia politicamente corretta a dire di no senza contraddire sé stessa e il principio “sacro” delle pari opportunità? Perché mai dire di sì al matrimonio gay celebrato in chiesa e no a quello poligamico convalidato da un imam?
I lungimiranti personaggi che stanno promuovendo questa geniale iniziativa o non hanno pensato al disastroso precedente che verrà così stabilito, o ci hanno pensato e allora sono ancor più colpevoli. Comunque sia, il “liberalismo muscolare” si è già trasformato in una buffonata purtroppo tragica, come le tante che segnano l’avanzata di Eurabia.
(Tempi, 24 febbraio 2011)

36 commenti:

Lucio ha detto...

Non vorrei aver capito male, ho fatto solo un rapido giro su internet al riguardo. Ma mi sembra che la proposta di legge semplicemente tolga un divieto - evidentemente gia' esistente, da quel che capisco - senza imporre alcunche'. La decisione finale sulla celebrazione religiosa dei matrimoni gay sara' sempre esclusiva della struttura religiosa cui uno si rivolge. Che si puo' sempre rifiutare di celebrarlo. Se cosi' fosse, il suo articolo sarebbe un "much ado about nothing".
O mi sbaglio?
Cordialmente,
Lucio Demeio.

Attento ha detto...

Da quello che ho capito il provvedimento eliminerenbbe il divieto di celebrare unioni civili nell'ambito di un contesto religioso.
"lifting the ban on civil partnerships taking place in religious settings in England and Wales"

http://www.bbc.co.uk/news/uk-12489160 (e link correlati)

Apparentemente una opportunità in più per la chiesa, in realtà, se, come sembra, tale iniziativa non è partita da una preventiva consultazione con le organizzazioni religiose, a me sembra una entrata a gamba tesa in un territorio che lo stato non dovrebbe mai violare.

Specie se accompagnata da frasi quali:

Equalities minister Lynne Featherstone said there was "a real desire to address the differences between civil marriage and civil partnerships".

Che contengono una valutazione etica evidentemente in contrasto con la maggior parte del clero colpito da questo provvedimento.

Quindi sembra proprio un attacco all'unità della chiesa che fa leva sulle differenti opinioni intorno allo scottante problema che dovrebbero ricomporsi nell'ambito della società dei credenti senza forzature da parte della politica.

Poi (se non mi difetta la conoscenza della legge e della lingua inglese) perché, di grazia, un matrimonio civile deve essere celebrato in chiesa? Non ci deve essere più differenza?

Furio Detti ha detto...

Sottoscrivo lo sdegno. Trovo semplicemente cretino per uno stato neutro impicciarsi dei credi personali e privati dei suoi cittadini, a meno che non ledino i diritti acquisiti dai cittadini stessi nel quadro (laico) delle norme che una società si dà. Quanto però al resto...

Intanto fatico a accoppiare Cameron con le parole "svolta" e "cultura", quanto al liberalismo le plutocrazie occidentali sono state muscolari da sempre e rarissimamente liberali.

Giorgio Israel ha detto...

La risposta di Attento è chiara e di certo sono molti (a cominciare dalla chiesa cattolica inglese) ad essere arrabbiati per nulla. Si saranno tutti confusi.

Giorgio Israel ha detto...

Al Sig. Furio Detti.
Un amico mi informa (non ho tempo di esplorare la rete) che lei in suo blog avrebbe pubblicato un post a me dedicato in cui - sotto il simbolo della Kippah (il copricapo ebraico) - si espongono i seguenti paralogismi:
- che avendo io collaborato con la Gelmini sarei un berlusconiano (si potrebbe dire analogamente che sono "fioroniano"...);
- che avendo criticato l'abuso dello slogan "Se non ora quando" sarei berlusconiano (pur prescindendo dai tanti articoli critici che ho scritto, quanto sia berlusconiano si vedrà domani quando uscirà un mio duro attacco a Berlusconi per la sua sortita contro la scuola pubblica).
- che siccome il noto Lele Mora avrebbe detto di augurarsi che i fascisti spezzino le gambe ai giornalisti comunisti, ed essendo costui berlusconiano, io sarei a braccetto con chi vuol spezzare le gambe ecc.
Mi sorprende che non se concluda che io sia un partecipante dei bunga-bunga.
Analogamente si potrebbe concludere che chi muove qualche critica al capitalismo è comunista ed essendo comunista si trova sullo stesso fronte delle Brigate Rosse. E con altri esempi analoghi si potrebbe esercitare questa para-logica perversa utile soltanto ad attizzare odio e giustificare linciaggi.
Che questi siano i suoi metodi aggressivi era già chiaro dai suoi interventi qui (e i lettori di questo blog si renderanno conto di quanto fosse giustificato il mio atteggiamento).
Quali siano le sue intenzioni nei miei confronti è altresì chiaro.
Quindi, mi chiedo: che ci fa ancora qui? È una domanda retorica che non chiede risposta.
Sia così cortese da accomodarsi definitivamente senza inviare inutili risposte, tanto potrà continuare liberamente a rovesciare il suo fango altrove.

Alfredo ha detto...

egregio Professore,

evidentemente anhe il liberalismo muscolare significa cose diverse in paesi diversi. Dispiace che in Italia qualcuno abbia pensato ad un avvicinamento delle politiche sociali britanniche a quelle italiane.

Nessuno qui in inghilterra si aspettava nulla di diverso da Cameron. I "neo-tories" hanno abbondantemente pescato tra temi "di sinistra" nel loro programma (inclusa l'idea della big society che avrebbe fatto orrore alla Tatcher). E la critica alla multiculturalita' era rivolta soprattutto a specifiche problematiche tra gli strati piu' poveri delle comunita' asiatiche (matrimoni combinati, delitto d'onore, predicatori dell'odio, etc). Per fortuna - dal mio punto di vista, ovviamente - i neo-crociati da queste parte sono ancora ai margini della politica, e vengono considerati come "unbritish" al pari di qualsiasi estremismo, politico o religioso.

Giorgio Israel ha detto...

Ma perché usare questo linguaggio manicheo? Lei pensa che chi è contro il multiculturalismo in modo diverso da quello che lei descrive - penso a persone come Bat Yeor o tanti altri, che so io, Finkielkraut - siano per forza "neo-crociati"? Non c'è una via di mezzo? Io dissento totalmente dal multiculturalismo, ma se mi definissero un "neo-crociato" francamente mi offenderei. E forse il ragionare con queste categorie estreme è davvero dai neo-crociati, o da estremisti....

Lucio ha detto...

Bhe', mi sono letto l'articolo sulla BBC citato da Attento e non capisco proprio dove stia questo "intervento a gamba tesa" o quale senso abbia l'affermazione "clero colpito da questo provvedimento". Evidentemente esiste una legge che vieta di celebrare unioni civili in chiesa, ma ci sono dei gruppi religiosi (citati nell'articolo) che vorrebbero invece farlo, ed altri che addirittura che lo stanno gia' facendo (fuorilegge, ovviamente). Il progetto di legge semplicemente rimuove il divieto, senza toccare i diritti quei gruppi religiosi che non intendono avvalersene. Se la rimozione del divieto colpisce una parte del clero, allora un'altra parte e' colpita dal divieto esistente.

Ma non mi meraviglio che molti protestino, e nemmeno penso che siano confusi. Fanno semplicemente la loro parte.

Cordialmente,
Lucio Demeio.

hybridslinky ha detto...

Il post del sig. Detti è presto trovato: http://faustpatrone.blogspot.com/2011/02/paradossi.html

(non che sia di particolare interesse ovviamente).

Ha tralasciato di dire che a lei conviene tenersi buona la Gelmini e Berlusconi perché il ministro dell'istruzione "pagherà coi nostri soldi (5 milioni di euro) la traduzione del Talmud in Italiano". Effettivamente non si sa se ridere o piangere di fronte a certi discorsi.

Magari ora si difenerà dicendo che ha scritto tutto con intento ironico. Boh.

Tornando invece all'argomento del post, voglio permettermi un po' di "partigianeria" cattolica, e suggerire che la soluzione a tanti problemi del Regno Unito potrebbe arrivare, pian pianino, da ben altri cambiamenti che quelli suggeriti da Cameron --> http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/apost_constitutions/documents/hf_ben-xvi_apc_20091104_anglicanorum-coetibus_en.html

Francesco Santoni

Alfredo ha detto...

... devo ammettere che forse in questo contesto "crociato" e' un termine eccessivo. In generale con questo termine mi riferisco a chi per esempio porta i maiali ad urinare sul famoso terreno della moschea, e pertanto non mi riferisco ai crociati alla Walter Scott, ma piuttosto ad i barbari sanguinari della prima crociata (o a quelli stupidamente opportunisti della quarta).

Detto questo, ammettera' che se Lei si definisce "totalmente" contro il multi-culturalismo, e' difficile trovare questa via di mezzo!

Dal canto mio, ammetto che e' piu' facile essere multi-culturalisti a Londra, magari seduti da Yotam Ottolenghi (che e' l'apoteosi del politicamente corretto), piuttosto che in una banlieu parigina o tedesca.

Ciononostante, continuo a credere in un multiculturalismo ragionevole, se non altro perche' mi permette di rimanere orgogliosamente italiano (nonostante debba subire gli sfotto' del bunga-bunga) in una terra che grazie al multiculturalimo mi ha dato lavoro ben tre volte, ed in conseguenza di cio' e' all'avanguardia nella tecnologia come nella moda. Chiudersi non conviene, ed il declino economico e culturale italiano e' - a mio avviso - effetto della incapacita' nazionale di affrontare un mondo improvvisamente "globale".

Yanez ha detto...

Problema del liberale nel mondo antiliberale: Sia dato un liberale, ragionevolmente conservatore e anche un poco borghese. Egli, spaesato nel mondo multiculturale che tollera e non tollera a casaccio, impaurito dal rapido instupidimento delle popolazioni occidentali, decide di intraprendere una battaglia culturale. Intende ristabilire con forza alcune ovvietà, tipo che in Gran Bretagna deve valere solo la legge inglese (non la sharia) o che per entrare in Italia bisogna mostrare un documento. Lo dice in un discorso pubblico, e tutti applaudono: perché le sue idee sono giuste. Poi, deve tradurre in azioni quelle belle parole. E qui si scontra con la contraddizione tipica dei liberali, che vorrebbero cambiare il mondo con la forza della persuasione: non può vietare niente, non può obbligare nessuno, e minoranze agguerrite e privilegiate gli dànno addosso. Finché parla può essere "muscolare", ma quando agisce i muscoli non li può più usare, altrimenti diventa razzista, reazionario, fascista. Il candidato risolva il problema senza usare l'olio di ricino.

Attento ha detto...

Prof. Demeio, non faccia lo gnorri (se mi posso permettere scherzosamente). Alla Sapienza molti suoi colleghi sono insorti al solo pensiero che il papa potesse partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico benché il sant'uomo non avesse intenzione di emanare alcunché di cogente in ambito teologico o legislativo.
Nel caso inglese è molto peggio. Si sa che alcune minoranze (specie in ambito anglicano) sono favorevoli ad introdurre alcuni cambiamenti e che è in atto una lacerazione (con tanto di confluenza di prelati e fedeli in ambito cattolico). E' una questione molto delicata ed è evidente che lo stato, invece di mantenersi neutrale, si è chiaramente schierato addirittura emanando un atto politico. Non crede che l'intervento sia speculare ai tentativi di introdurre (come libera scelta) il creazionismo nei programmi di scienze naturali? Che male c'è? ogni professore sarà libero di scegliere....

Giorgio Israel ha detto...

Va bene, allora essendo contro il multiculturalismo sono per forza un crociato... Non mi pare che il multiculturalismo apra la mente alla tolleranza... Quanto al declino culturale (parlo di quello, non del declino economico) non sarebbe il caso di parlare di declino globale dell'occidente? La Gran Bretagna non è in declino culturale? Direi che è in uno stato di decomposizione e di sfacelo. Guardi che leggo anch'io e mi informo, non vivo chiuso a Roccacannuccia di sotto.

Nautilus ha detto...

Hybrid: "Ha tralasciato di dire che a lei conviene tenersi buona la Gelmini e Berlusconi perché il ministro dell'istruzione "pagherà coi nostri soldi (5 milioni di euro) la traduzione del Talmud in Italiano". Effettivamente non si sa se ridere o piangere di fronte a certi discorsi."

Detti l'avrà tralasciato, ma LIBERO: - Franco Bechis : " Talmud tradotto. Così il Cav soffia gli ebrei al Fli ""

sostiene esattamente quello:

"A Silvio Berlusconi è bastato un secondo e quattro righe di testo ( Oltre a 5 milioni pubblici...aggiunta mia) per conquistare da quella piccola, ma potente comunità non solo simpatia, ma gratitudine e riconoscenza proprio un uno dei momenti più difficili e delicati della vita del governo."


Insomma (secondo Libero) il Cav. è sempre lì a cercare di "comprare" tutti nei vari modi possibili: ciascuno ha il suo prezzo, e gli ebrei avrebbero il Talmud.
Dipende poi se le persone si fan comprare.
Io per esempio aspetto, fiducioso nell'onestà del professore, l'annunciato articolo sulle banditesche esternazioni verso la scuola statale.
Son moderatino ma sono anche insegnante da una vita, e la scuola statale è stata la mia vita nel dare e nell'avere, e questa robaccia mi fa saltare sulla seggiola.

Giorgio Israel ha detto...

Detto che una mano non lava l'altra e non capisco che cosa dimostri che Bechis abbia detto la stessa cosa, non mi piace tanto la sequenza finale. "Dipende se le persone si fan comprare. Io PER ESEMPIO, aspetto, fiducioso nell'onestà. ecc."
Che significa? Che l'articolo di domani contro le esternazioni di B. sulla scuola pubblica dimostrerà se io mi faccio comprare e se sono onesto?
Non sono sotto esame e anche se non uscisse l'articolo domani mi ritengo una persona onesta e uno che non si fa comprare. Forse lo voleva dire in positivo, ma è riuscita male. Accade sempre quando si vogliono fare i discorsi di pesi e contrappesi. Le cose giuste non si fanno per dimostrare qualcosa.

zamedo ha detto...

A metà degli anni ’90, all’università di Ginevra, sentii Mario Vargas Llosa rispondere così all’interlocutore che gli chiedeva se fosse o no un conservatore: “Io non sono un conservatore, io sono un liberale. Con tutta la poca libertà che c’è nel mondo, non c’è niente da conservare!” Nel 2005, all’indomani dell’approvazione del matrimonio gay in Spagna, Llosa plaudì, in un articolo su El Paìs, alla decisione del parlamento e al coraggio di Zapatero. Come lei, anche Llosa è stato comunista, ma, contrariamente a lei, non è diventato conservatore.
Il rifiuto dell’ateo très gauchiste P. Odifreddi di aver ricevuto lo stesso premio dato poi anche a lei non avrebbe dovuto meravigliarla più di tanto, considerata la parabola politico-ideologica (con tanto di Family Day) che lei ha sviluppato in questi non pochi anni. Una forma di ripulsa (politica, polemica) quella di Odifreddi, giusta o sbagliata che fosse.
In Inghilterra, oltre ai liberali di Clegg, ci sono i nuovi conservatori di Cameron, che hanno lasciato alle spalle la sig.ra Tatcher, e fanno i conti con le sfide di una nuova società, di una ‘nouvelle société’, di cui parlava il gollista Chaban-Delmas più di 40 anni fa.
Sono praticamente d’accordo su tutto quello che scrive sulla scuola e dintorni, ma su questo tema ho sentito nelle sue parole solo lo stridore di vesti stracciate in Sinedrio.
La famiglia è un dato storico, non ‘naturale’. La poligamia è un altro dato storico, come risposta all’adulterio, spinta naturale, ecc. ecc. Mi fermo subito.
Fra 200 anni i nostri posteri giudicheranno questo (deprimente) dibattito in Italia come noi possiamo giudicare oggi la solenne condanna papale del parafulmine di B. Franklin.
Cari saluti,
il prof. Zamarra

Giorgio Israel ha detto...

Che lei non abbia trovato miglior argomento per commentare le mie parole - di me che mi chiamo Israel - dello "stridore delle vesti stracciate in Sinedrio" - la dice lunga su chi è lei. Degno compare di quel signor Odifreddi che ha restituito - senza mai farlo - il premio Peano con la motivazione che io sarei un estremista sionista.
Lei è una persona che mi onoro di disprezzare. Si riprenda i suoi sgraditi saluti e si tolga di mezzo, lei e il suo Sinedrio.

hybridslinky ha detto...

Tra tutte le storielle inventate per screditare la Chiesa (e mi vanto di conoscerne in quantità) questa del parafulmine non l'avevo mai sentita. Di sicuro questo prof. Zamarra deve essere un attento lettore di Odifreddi per aver potuto farci dono di questa perla.

Battute su Odifreddi a parte, la storiella del parafulmine è sicuramente falsa, e prima ancora di documentarmi mi azzardo ad ipotizzarne l'origine: Andrew Dickson White, A History of the Warfare of Science with Theology in Christendom, ovvero la Bibbia di tutti i sostenitori della tesi del conflitto tra scienza e religione; purtroppo per loro però le tesi di White sono state completamente demolite da praticamente tutti i più importanti storici della scienza del XX secolo, da Duehm a Ronald Numbers.

Nautilus ha detto...

Guardi, nello stesso momento che lo scrivevo ho capito che rischiava di essere interpretato nel modo in cui poi lo ha interpretato lei, ma quando scrivo sui blog lo faccio abbastanza in fretta e, pur volendolo, lì per lì non ho saputo trovare una frase meno ambigua.
Il significato era quello letterale: da come ho avuto modo di conoscerla qui non credo proprio che si farebbe comprare, qualunque sia il contenuto dell'articolo e nemmeno se non ne scrive nessuno.
Ovvio che sarò contento se lo farà, dirò di più e non lo prenda come un esame: speravo lo facesse, considerandola una persona che vuol bene alla scuola statale più o meno come me, sennò non starebbe qui a parlare in buona fede dei suoi problemi e del modo di risolverli, sarebbe con la Gelmini e basta.
Per quanto riguarda Bechis, siccome Hybridinski trasecolava che Detto arrivasse a sospettare tanto... gli dimostravo che nella stampa di cdx c'era chi addirittura questo comportamento se lo augurava.
Come per l'attacco alla scuola: fosse che SB crede davvero che vi si "inculchi" il comunismo come l'islam nelle madrasse sarebbe un cretino ma avrebbe un motivo valido per sostenere la privata...ma lui lo fa, come il divieto di matrimonio gay, l'adozione dei single, il testamento biologico (tutte cose di cui non gli frega assolutamente NULLA), lo fa dicevo per influenzare l'atteggiamento del Vaticano verso di lui ai tempi del bunga bunga.
Che la scuola statale possa essere infamata perchè colui vuole esercitare captatio benevolentiae per i suoi ridicoli guai mi manda fuori dai gangheri.

agapetòs ha detto...

Gentile professore, non entro nel merito della discussione, ma mi permetta di riportare qui una celebre considerazione di Chesterton che mi torna sempre alla mente quando sento affermare che il matrimonio è una convenzione o che, in generale, non esiste una verità ma tante verità.
La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Nautilus ha detto...

Posso dire una cosa a Furio Detti, se è sempre da queste parti?
Detti, non ho pregiudiziali verso di lei ma è un po' che lo penso e bisogna che glielo dica: a me il suo avatar non piace.
Mi inquieta quando la leggo avere questo mostricino come interlocutore.
Ecco, gliel'ho detto, saluti.

junco ha detto...

"Il rifiuto di aver ricevuto lo stesso premio": professori, tornare a scuola, tra i banchi.

Alfredo ha detto...

gentile Professore,

sarei tentato dal risponderle - a mo' di provocazione - che se c'e' qualcosa che mi manca dell'Italia, e' proprio Roccacannuccia di sotto. Ma il mio timore e' che l'Italia intera stia diventando Rocacannuccia di sotto, che va bene per le vacanze e la gita fuori porta (per chi se le puo' permettere) ma va malissimo - come ho imparato a mie spese, tral'altro - quando si vuole essere un paese appena appena leader economico-culturale. A mio modesto avviso la Storia - a partire da quella dell'impero romano, per finire con l'america del melting pot - ci insegna che sono le societa' multiculturali ad essere economicamente floride e durature, con buona pace dei "monoculturalisti" (e non me ne voglia). Che la Gran Bretagna sia in declino culturale, dipende poi da come si misuri questo declino. Se si riferisce alla scuola, non posso che essere d'accordo con Lei (e diventando padre tra pochi mesi, sto gia' pensando a quale rene vendere per permettere a mio figlio/a un'educazione almeno paragonabile al "vecchio" liceo scientifico). E pertanto complimenti con il suo post successivo e la difesa di una sana e "disciplinata" scuola pubblica (che e' quella che manca qui). Ma per altri aspetti, tra cui - ma non solo - tecnologia e cultura "pop" (due aspetti fondamentali del "soft power" che manca completamente all'Italia.. la GB ci sta soffiando via anche la moda, ad esempio) non sono molto d'accordo. Riguardo al "crociato" che dirle, mi sembrava chiaro il mio riferimento ai crociati della polenta&pajata, e Lei non mi sembra uno di quelli. E comunque ci sono crociati e crociati: anche Federico II e' stato crociato, ed e' stato il migliore in termini di rapporto benefici/costi. Beccandosi per questo una scomunica...

Cordiali saluti,

Alfredo Giani

Giorgio Israel ha detto...

Gentile Alfredo,
qui c'è un gran malinteso. Le parole non esprimono mai quel che vogliono dire testualmente. Se con società multiculturale intendiamo una società che è prodotto dell'intreccio di più culture e apporti, non soltanto non c'è dissenso, ma non c'è neanche oggetto di discussione. Chi conosca un minimo la storia sa non che le società multiculturali sono le migliori ma - mi permetta - che le società monoculturali non sono mai esistite. E si figuri se posso essere monoculturale io - l'ho ricordato più volte - che sono figlio di un immigrato di cultura tanto diversa. Ma che, come ho detto, ha accettato di integrare la sua cultura in quella del paese di cui ha preso la nazionalità e non di vivere in un microcosmo separato.
Il multiculturalismo - la parola non esisteva neppure fino a poco tempo fa - è altra cosa: è la dottrina secondo cui una società può vivere come sommatoria di comunità che hanno diritto a mantenere zone separate di gestione, e sfere di autonomia persino in ambito giudiziario. Non posso certamente in un blog mettermi a fare un trattato sul multiculturalismo che, nella sua versione europea, degenera esplicitamente nel comunitarismo. Proprio in Inghilterra gli spazi concessi alla finanza islamica e persino alla sharia ne sono una prova. A Parigi 200.000 persone vivono in poligamia e si chiude un occhio. È di questo che parliamo, non di una generica multiculturalità. Neppure Mussolini credeva che gli italiani fossero una razza pura e, in fin dei conti, neppure Hitler dei tedeschi. Quanto alla decadenza italiana, è indubbia, come quella tragica di tutta Europa. Non farò certo difese insensate. Ma che una società si possa reggere sul primato tecnologico (peraltro molto dubbio a fronte di altri paesi), sulla moda e sulla cultura pop… Suvvia… La cultura è un'altra cosa. E quando si ha una scuola di quel tipo non so quali prospettive vi siano per il futuro. Continuando così il futuro appartiene ai paesi dell'estremo oriente. Sa qual è la battuta che circola sulle università americane: «Un luogo dove vecchi docenti ebrei trasmettono la cultura europea a giovani studenti cinesi»….

Attento ha detto...

A proposito del declino del Regno Unito.

Nuove linee guida del
Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (la più autorevole associazione del settore del Regno Unito):

“abortire è generalmente più sicuro che portare a termine una gravidanza”

Che cultura può esprimere una nazione che ritiene così irrilevante la vita umana nascente?

Alfredo ha detto...

Sig. Attento,

Le risponderei che gran parte del nostro patrimonio culturale e' stato prodotto da societa' in cui era possibile abbandonare alle intemperie i neonati indesiderati o giudicati deboli, in cui il capofamiglia aveva diritto di vita e di morte su moglie, figli, e servi/famigli/schiavi; dove tortura, supplizio e rogo erano considerati normali, e dove ci si domandava se le donne avessero un'anima (e potrei continuare). Molti, al di fuori dell'Italia, potrebbero domandarsi che genere di cultura puo' generare un paese dove una donna in stato vegetativo e' giudicata viva perche' puo' partorire, e dove il proprio corpo e' "indisponibile" (fa eccezione il corpo delle cortigiane, ovviamente).

Ma il punto e' che non e' in base a questi fattori che una societa' e' in grado o meno di produrre cultura (per la cronaca, la linee guida sono gia' state modificate). Lei puo' avere orrore per questa notizia (orrore peraltro condiviso) ma non puo' da questo trarre conclusioni sulla qualita' culturale o meno del Regno Unito o di qualsiasi altro paese

cordialmente,

Alfredo Giani

agapetòs ha detto...

Mi ero ripromesso di non intervenire ma... come si fa a riproporre la bufala delle donne considerate senza anima? per non parlare del resto: la solita propaganda di stampo illuminico-marxista.
Comunque il declino del Regno Unito, al di là delle falsità diffuse dai ginecologi inglesi (che con gli aborti ci fanno un bel po' di soldi: 1000-2000£/aborto) e contraddette da fior di studi compiuti da ricercatori anche pro-aborto o atei (vedi ad esempio qui e qui), ha un ben più importante fattore, che sarà grezzo e numerico, ma comunque consistente: il nome più diffuso tra i bambini maschi che nascono a Londra è Mohamed. La storia è fatta anche di numeri, Kossovo docet.
Cordialmente

vanni ha detto...

Certo citare ora Albert Schweizer, che del rispetto per la vita fece il riferimento della sua esistenza, può sembrare un po' di parte.
Schweizer considerava (più o meno!) che la cultura fosse per sua essenza duplice, e si realizzasse e si evolvesse sia nella conoscenza della natura e nel suo controllo da parte della ragione, sia nella prevalenza della ragione sulla parte ferina dell'essere umano.
Non sono in grado di allargare il discorso all'evoluzione dei concetti di cultura, civiltà, costumi, ma le parole dell'egregio Attento 3/01/2011 11:10:00 PM io le leggo in questo senso: la cultura e la civiltà si affermano dove il rispetto per la vita si afferma come fondamento del nostro pensiero.
E alla fine il nostro modo di vedere il mondo discende dal nostro atteggiamento nei confronti della vita (più o meno).

vanni ha detto...

Post scriptum a quanto scritto prima: per quanto riguarda matrimoni gay celebrati in chiese cattoliche, confesso sottovoce che mi tremano appena le vene dei polsi. Sono curioso di vedere quale effetto sortirà la proposta di Mrs. Featherston di sposalizi gay nelle moschhe. Per gli sposalizi nelle sinagoghe - ubi maior... - a lei un commento, egregio professore.

Attento ha detto...

Vorrei non intervenire, ma proprio oggi compare questa notizia ch riguarda la libera e avanzata Inghilterra, grande produttrice di "cultura":

" L'Alta Corte vieta ai Coniugi Johns di ricevere in affidamento bambini perchè si rifiutano di insegnare ai loro figlii che l'omosessualità è una cosa buona"


http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/religion/8353512/Foster-parent-ban-extreme-distress-of-anti-gay-Christians-over-ruling.html

Loro credono che "ogni figlio è figlio di Cristo" e nello stesso tempo vogliono avere la libertà di sostenere che, per loro, l'omosessualità non è "cosa buona".

La "Commissione per i diritti umani e l'uguaglianza" ritiene che debbano essere "rieducati".

In regime di Common LAw questa sentenza potrà fornire il riferimento per regolare futuri casi analoghi.

Neostalinismo o un'altra conquista dell'umano cammino?

Inquietante.....

junco ha detto...

Di fatto, la posizione del prof. Israel sulla questione “multiculturalismo” è molto vicina a quella del “Comitato per il progetto culturale della conferenza episcopale italiana” (che si può leggere in “La sfida educativa”, editori Laterza, 2009), il documento che tutti coloro che si occupano di “formazione” dovrebbero conoscere, poiché formula, rispetto alle problematiche del nostro tempo, risposte concrete.
Innanzitutto, bisognerebbe aver chiaro che “multiculturalismo” e “interculturalismo” non sono affatto sinonimi, ma termini antitetici. E' proprio di una società aperta e accogliente rafforzare i “punti fermi” della propria identità culturale, sulla cui base costituire un dialogo.
“Una società capace di far fronte ai cambiamenti morfologici e culturali del mondo globale ha la necessità, se non vuole disgregarsi, di costituire dei punti fermi che ostacolino il formarsi di nicchie chiuse e incomunicabili, che potrebbero costituire un pericolo per la stessa società aperta. In questo campo, anche la scuola ha una grande responsabilità” (“La sfida educativa”, p. 68).
Il relativismo, quale altra faccia del multiculturalismo, a ci accennavo precedentemente, anziché unire, separa, invece di arricchire, impoverisce.
“La sfida dell'interculturalità riguarda però non soltanto i contenuti, bensì anche le relazioni, la capacità di costruzione di convivenza, evitando sia la prospettiva assimilazionista, sia quella multiculturalista. Nel primo caso, infatti, l'identità viene esaltata e insieme chiusa, fino a impedire il dialogo. Nel secondo, si decostruisce l'identità e si enfatizza l'incerto, l'ambiguo, il mutevole, l'indefinito, dimenticando la necessità di radici che l'uomo globale esprime” (ivi).
Insomma, integrazione è intercultura, isolamento è multiculturalismo. Relativismo: irresponsabilità.

Alfredo ha detto...

Gentile signor Agapetos,

la ringrazio per non essersi trattenuto dal rispondere: mi era infatti sfuggita la notizia del primato del nome "mohammed". Mi sono preso la briga di fare un po' di ricerche, e pare che il tutto sia partito da questo articolo del daily mail (conosciuto scherzosamente anche come "daily moan", lamentela quotidiana, per la quantita' di articoli stile "signora mia di questo passo dove andremo a finire").

Lo scoop e' che, combinando le 12 variazioni rilevate del nome Mohammed, il nome balza al primo posto con 7549 neonati, superando -di poco in verita' - il dickensiano Oliver (7364). Nell'articolo c'e' una velata polemica contro l'ufficio statistico governativo (puo' trovare i risultati ufficiali qui) che, non avendo aggregato le variazioni, vede il piu' diffuso mohammed al 16mo posto.

Nel documento ufficiale (vedi link sopra) non ci sono numeri, ma c'e' una rappresentazione grafica (pagina 2) dei 100 nomi piu' diffusi che rende un colpo d'occhio delle relative proporzioni. Potra' notare come solo 3 delle 12 variazioni compaiano nel grafico. Rappresentative, ad occhio e croce, della quasi totalita' dei 7549 neonati (puo' confrontare l'area aggregata con quella di Oliver). Ovviamente, fa molta piu' paura dire "12 varianti" invece che "3", nonostante 9 di queste siano statisticamente marginali. Cosi' come fa piu' paura corredare l'articolo con la foto di un bambino biondissimo con Mohammed in didascalia, come a dire "tu, lettore nordeuropeo, presto chiamerai tuo figlio Maometto" (non posso garantire sull'intenzionalita' pero').

Si noti anche che Mohammed e' l'unico nome che possa essere associato all'immigrazione da paesi islamici, essendo tutti gli altri ragionevolmente nomi "occidentali": nel caso femminile non compaiano Fatime, Kadije, Samire, o simili. D'altra parte i dati mostrano che i cittadini britannici che si dichiarano musulmani rappresentano appena il 2.8% della popolazione, piu' che doppiati da atei, agnostici e non dichiaranti (22.9% in totale), ed infine annichiliti da un 71.8% che si dichiara cristiano.

Allora la vera notizia e' che i genitori islamici sono decisamente poco originali quando scelgono il nome dei figli maschi: in altre parole i neonati mussulmani sono pochi, ma si chiamano tutti Mohammed/Muhammad/Mohammad, mentre invece gli "altri" scelgono in maniera piu' distribuita tra un paniere di nomi. Un po' come "Gennaro" e "Marco", che sono i nomi piu' popolari a Napoli e Venezia, senza che per questo la maggioranza dei bambini si chiami Gennaro o Marco. E' forse questo un segno del decadimento culturale della Gran Bretagna, primo bastione di Eurabia?

A me sembra piuttosto un esempio abbastanza scolastico di "propaganda della paura" da parte del mail: presentando un dato statistico vero - i bambini islamici tendono ad avere lo stesso nome, e pertanto questo nome diventa "the most popular" - si cerca di indurre una paura immotivata- cioe' che i musulmani diventino piu' dei cristiani.

ringrazio il professore per la pazienza nel aver dovuto visionare un post cosi' lungo. Cordialmente,

Alfredo Giani

PS molto divertente la battuta sui professori ebrei e gli studenti cinesi! potrebbe essere aggiornata con l'aggiunta di "ricercatori italiani".

Alfredo ha detto...

La maggior parte dei gay non prova alcun interesse per il matrimonio omosessuale, sia esso celebrato in comune o in chiesa; a dire il vero la maggior parte dei gay non si preoccupa nemmeno delle noiose questioni sulla naturalezza del proprio orientamento. Sono questioni irrilevanti nella vita reale.

Alfredo ha detto...

tanto per chiarire, mi chiamo Alfredo e ho scritto l'ultimo commento, ma NON sono l'Alfredo che ha scritto tutti i precedenti...

Alfredo ha detto...

gentile Alfredo, la ringrazio per la precisazione. Concordo con Lei che la maggior parte dei miei amici/e omosessuali (il mio campione statistico, diciamo) non si preoccupano della naturalezza o meno del loro orientamento: semplicemente, si comportano come sentono naturale comportarsi.

Per quanto riguarda il matrimonio, non saprei, dipende da cosa si intende per matrimonio. Di certo, sono interessati ai vantaggi economici del matrimonio: fiscalita' di vantaggio, reversibilita' della pensione, mutuo comune, eredita'. E certamente sono interessati al riconoscimento sociale del loro rapporto.

cordialmente,

Alfredo Giani

Roberto Buffagni ha detto...

Solidarietà al professor Israel. Questi attacchi fanno più che schifo.