sabato 29 maggio 2010

L’apparecchio misura-felicità e altre ricerche autolesioniste



Non smette di piovere. Apro il giornale e apprendo che un gruppo di scienziati ha fatto una ricerca e ha concluso che il tempo cattivo mette di cattivo umore. Accidenti, non ci avevo mai pensato. Sapevo che a Napoli da un pezzo si dice: «che bella cosa ‘na iurnata ‘e sole». Ma siamo seri, quale fondamento “scientifico” ha una simile affermazione? Ora, se lo conferma la scienza finalmente possiamo crederci. Però, leggo anche che i nostri scienziati, oggettivi e prudenti, hanno aggiunto: «ma non tutti hanno le stesse reazioni». Meno male… Perché altrimenti non mi spiego come mai Gene Kelly cantava sotto la pioggia («singing in the rain»). Inoltre, un’altra brillante equipe di ricercatori statunitensi ha mostrato che quando piove si apprende di più: hanno collocato una serie di oggetti vicino alla cassa di un negozio chiedendo a chi usciva di ricordare cosa avesse visto. Nei giorni di pioggia i ricordi aumentavano. Promemoria per la pubblica istruzione: irrorare di pioggia artificiale le scuole quando c’è il sole e saremo primi nelle graduatorie Ocse-Pisa.
Mi chiedo se sia in atto una congiura (tipo demo-pluto-ecc.) per screditare la scienza. Forse da parte della stampa? Oppure c’è una quinta colonna nel mondo scientifico stesso? Ho optato per la seconda ipotesi quando ho letto che un nientemeno un Nobel, Daniel Kahneman, assieme a uno stuolo di psicologi, economisti, sociologi ed epidemiologi, ha studiato come misurare la felicità. La chiave della ricerca pare sia l’analisi delle interazioni tra cervello e sistema immunitario in cui passano segnali biochimici che modulano le risposte dell’organismo alle infezioni e allo stress. Insomma, la felicità è intesa come “star bene”. A me questa identificazione pare grottesca. Ma tant’è. Kahneman e soci hanno inventato un apparecchietto che suona a caso in diversi momenti della giornata e il soggetto che lo porta addosso, se non si è ancora stufato di sopportarlo, preme un bottone su una scala numerica per segnalare quanto “sta bene” in quell’istante. La casualità del suonare sarebbe garanzia di oggettività della “misura”. A detta di Massimo Piattelli Palmarini il risultato sarebbe “sconvolgente”. Credete di essere felici perché siete sposati con una donna o un uomo che amate? Oppure perché siete ricchi? Perché vi da gioia la vostra fede religiosa? Perché avete successo nella professione? Illusi! La scienza vi svela in modo inoppugnabile che siete felici se avete dormito bene, se non siete un pendolare, se non siete costretto a fare shopping con il partner e soprattutto quando fate una bella mangiata e bevuta con gli amici…
Un’altra equipe britannica è invece arrivata a conclusioni opposte, in quanto si sarebbe basata su una semplice raccolta delle convinzioni delle persone circa il loro sentirsi felici. Ma questo modo di procedere è ritenuto poco scientifico, in quanto poco “oggettivo”. Ti pare che se uno dice di essere felice ha qualche significato? Infine, secondo un’altra ricerca, tra i paesi più felici al mondo vi sarebbero Costa Rica (al primo posto), Vietnam (al quinto) e Cuba (al settimo)…
Viene da chiedersi. Vi sono tante questioni scientifiche cruciali aperte: l’unificazione tra relatività e meccanica quantistica, l’unificazione delle forze fondamentali, la validità della teoria delle stringhe, tanti problemi irrisolti in matematica, la validità della teoria dell’evoluzione, i modelli meteorologici che non funzionano, le teorie sul riscaldamento globale. Non hanno niente di meglio da fare questi “scienziati” se non occuparsi di queste gigantesche bufale? Ma è evidente, è in azione la quinta colonna dei “nemici della scienza”.
(Tempi, 2 giugno 2010)

10 commenti:

veronicalatini ha detto...

Mi viene in mente lo slogan di una pubblicità "la felicità è un viaggio che inizia da piccoli". Come è vero. Credo sia il regalo più grande che un genitore possa fare ad un figlio, insegnargli ad essere felice, a trovare il meglio in ogni sfaccettatura, positiva o negativa, della vita. Cercare motivi biologici è molto pericoloso, potrebbe lasciarci senza speranza. Potrebbe omologarci come neurologicamente e ormonalmente infelici, senza rimedio, se non il farmaco.
Però professore è una battaglia che non si può vincere perchè fa parte della natura umana. Voler a tutti i costi spiegare tutto, dargli un numero, una misura. Quindi ci sarà sempre qulcuno che vorra misurare e spiegare quindi scientificamente ogni parte della nostra vita ogni pensiero.

Giorgio Israel ha detto...

Non credo che sia così. Al contrario. Questa idea di misurare tutto e rendere tutto "scientifico" è caratteristica della modernità occidentale e ne è l'aspetto meno positivo, nella misura in cui pretende di essere onnicomprensiva. La natura umana va in senso diverso, come è dimostrato dal fatto - basta guardarsi intorno - che nell'epoca della massima diffusione dello "spirito scientifico" non si è mai vista una simile diffusione di "irrazionalità", in molti casi sconfinante con il fanatismo. L'eccesso di razionalismo matematizzante produce una reazione in senso opposto. Siamo nel bel mezzo di una crisi epocale della gestione scientifica della società e quattro quinti dell'umanità è in preda a reazioni irrazionali. Forse una visione più equilibrata della ragione - non ristretta alla sola ragione matematizzante - potrebbe rendere meno angosciosa la nostra condizione. (E' la tesi sviluppata nel mio libro "Il giardino dei noci", ormai introvabile; spero di farne una nuova versione aggiornata).

UmbertaMesina ha detto...

Che domande, professore, Gene Kelly cantava sotto la pioggia perché era innamorato!

Certo, non è misurabile. Ne dovremo dedurre che l'amore non esiste. E anche l'onestà, la giustizia, la simpatia, l'odio, il prurito da zanzara (totalmente soggettivo) ecc. ecc. ecc.

Buona domenica,
Umberta

Fabio Milito Pagliara ha detto...

In questi giorni ho letto un'articolo di Dupré (nel collettaneo "Naturalism in question") che giustamente si scaglia contro il mito dell'uniformità del metodo scientifico e ne deduce che c'è chi lo propaganda per dar forza a ricerche di valore quanto meno dubbio... Il Dupré ne parla anche in "Natura umana. Perché la scienza non basta" dove affronta in modo più ampio l'argomento. Ecco penso che anche nelle ricerche che cita ci sia questo ammantarsi in cifre per dar forza a ricerche dubbie.

Cordialmente, Fabio Milito Pagliara

Attento ha detto...

Certo che la "felicità" non è misurabile! Anche perchè la "felicità" è un concetto che sfugge ad una definizione "oggettiva".

Sfido chiunque a dimostrare che una persona che si dichiara "felice" se e quanto lo sia veramente. Non abbiamo termini di paragone.

La felicità che prova mio figlio dopo avere segnato un gol è ovviamente diversa a quella che ho provato io quando l'ho visto nascere.

Non si misura certo con dati oggettivi come la pulsazione del cuore, la sudorazione o peggio, sulla base di un giudizio soggettivo.

E' ovvio che questo stato d'animo non si misura in termini di "intensità" o di "potenza" e richiede, per essere valutato almeno in modo approssimativo, che le nostre sensazioni fisiche siano ricondotte a qualcos'altro molto più sfuggente e indefinito che non appartiene alla realtà materiale.

E' vera "felicità" quella che prova un ragazzo quando si fa una canna?

Il professore continua a mettere il dito nella piaga, quando si riduce la vita ad un "insieme di reazioni chimiche" anche i più brillanti ingegni prima o poi cadono nel ridicolo.... Le loro speculazioni si pongono al di sotto dello standard di una persona normale dotata di un po' di senso comune.

Nautilus ha detto...

Però il tema della felicità ha sempre intrigato l’umanità, già Epicuro aveva analizzato i principi che ne stavano alla base, filosofie e religioni hanno ne hanno cercato la chiave, a me non pare poi così strano che perfino degli scienziati, magari non avendo niente di meglio da esplorare, si impegnino per scoprirne la formula.. biologica, se esiste. Per esempio la ricerca di Kahneman e soci non mi pare così campata in aria: la felicità è uno stato d’animo sfuggente, si può dire di esser sereni, soddisfatti, appagati, ecc. ecc. ma “felici”..ecco una risposta che è molto difficile ottenere da chiunque, se non è riferita a brevi momenti. Ecco quindi che legare questa condizione ad alcune situazioni speciali in cui “si sta particolarmente bene” a me pare plausibile, più che riferirla a contesti di lungo periodo (esser ricchi, amare o avere fede). La ricchezza e perfino l’amore non sono garanzia di felicità, come ben sappiamo, una buona cena fra cari amici o il mal di testa che passa sì, e a volte ci si sente felici e non si sa perché, magari l‘indagine va in questa direzione.. Personalmente avrei cliccato la macchinetta durante le mie partite di tennis, avrei totalizzato sempre il massimo, con assoluta certezza.
Quanto poi tutto ciò sia scientifico..mah, sembra più un divertissement che altro, d’altra parte se davvero scoprissero una formula praticabile, altro che premio Nobel…

Caroli ha detto...

Imbrattacarta con anche premio Nobel... mah.

Gianfranco Massi ha detto...

Sono d'accordo che sia in atto una congiura del cosiddetto mondo scientifico: ma non per screditare la scienza, anche se il risultato effettivo potrebbe esserlo. In effetti queste persone credono veramente di fare ricerca scientifica,di poter misurare anche le parole astratte trascurando il particolare - per essi insignificante - di definire le unità di misura di tutte queste nuove grandezze fisiche e delle associate dimensioni.
Secondo me la colpa dei media è quella di usarle come materiale di imballaggio dei loro prodotti, un pò come usano fare con l'oroscopo e il gossip.

Attento ha detto...

In effetti, mentre non si può escludere a priori che da queste ricerche non possa uscir fuori, in modo casuale e inaspettato, qualche nuova conoscenza, è certo l'effetto negativo del'azione dei media che enfatizzano e sparano titoli grossolani ad effetto. Purtroppo avallano una idea sbagliata della scienza trovando una facile sponda nel falso mito della scienza (o meglio della tecnica) che passo dopo passo, ci libererà dalla nostra condizione di precarietà e limitatezza. Anche i più accaniti scientisti hanno bisogno di qualcosa in cui credere, credono nel potere salvifico della tecnica ma non hanno l'umiltà di ammettere che questa è una credenza come tante altre che si basa su degli "assoluti" indimostrabili.

Myosotis ha detto...

Chissà, se potessero rispondere forse anche i canarini in gabbia direbbero di essere felici. Come i Cubani, che hanno un carattere allegro e gioioso da ingannare molti Europei, che non chiedono che di essere ingannati. E chissà quanti panegirici nauseanti per il "lider màximo" sono già nei "coccodrilli" delle redazioni di certi giornali italiani. Pronti a ripetere l'idiozia dell'esaltazione di Stalin come "padre dei popoli". Viene in mente l'immagine di Kant che paragonava l'uomo a un legno storto.