domenica 16 maggio 2010

Una precisazione a proposito di polemiche su DSA e AHDH

Ho scritto due articoli sull’argomento (sul Giornale e sul Foglio, scaricabili sul mio sito “Articoli”) e ieri un altro sul Foglio in cui parlo dei rischi della “medicalizzazione” di massa.
Ne è nata una polemica a tratti violenta su cui occorre dire qualcosa nel contenuto ma soprattutto nella forma.
La mia posizione è stata falsata. Ha reagito la Società Italiana Dislessia sebbene io non abbia messo in discussione l’esistenza di questo disturbo. Ho asserito – e ripeto – che la definizione di DSA è scientificamente inconsistente, mette assieme cose incongrue e che le altre tre componenti (discalculia, disgrafia e disortografia) sono evanescenti. Per esempio, molti (anche neuropsichiatri) ammettono che la discalculia in senso stretto – definita nel DDL come difficoltà nei meccanismi di calcolo e nell’elaborazione dei numeri (quest’ultima terminologia fumosa è da persona che non sa cosa sia la matematica) – è quasi introvabile; dicono che esista in senso lato, come difficoltà nella lettoscrittura dei numeri. Ciò dimostra che chi si occupa di queste cose è spesso un perfetto ignorante: difatti non sa quale differenza abissale intercorre tra numeri e i loro segni e le lettere.
La seconda sindrome, quella nella lettoscrittura dei numeri, è assimilabile alla dislessia e basta. La difficoltà di calcolo è quasi sempre indotta da cattivo insegnamento e dai programmi tardigradi e frustranti della scuola. In definitiva, questo solo esempio basta a capire che lasciare in mano a persone che non hanno idea di che cosa siano i numeri e cosa sia il calcolo mentale (il che richiede una cultura specifica) la diagnosi di questo disturbo praticamente inventato, è altamente irresponsabile. Che la scuola funzioni male, che le tabelline non si insegnino fin da piccoli, e che certi insegnanti scarichino il problema non è buon motivo per “risolverlo” in questo modo, perché questo non responsabilizza la scuola, al contrario la deresponsabilizza e appiccica addosso al bambino un marchio di disabilità che rischia di portarsi appresso tutta la vita e che nella maggior parte dei casi non merita affatto.
Ma di tutto questo si può parlare se si è civili.
Ora, chi mi conosce un poco sa che spesso sono anche molto polemico, ma sempre nei confronti delle idee, mai facendo attacchi personali insultanti, ovvero ricorrendo a epiteti anziché alla confutazione anche dura delle opinioni altrui.
Invece, non soltanto mi sono visto trattare da ignorante in neuroscienze da chi magari è uno psicologo cognitivo e di quella materia non ne sa più di me, forse meno, snocciolando con supponenza asserzioni a dir poco prive di fondamento mentre mi  accusava di dire “sciocchezze”. Sono stati rivolti appelli contro di me personalmente al Ministro. Mi sono state segnalate espressioni violente in certi blog con appelli a mobilitarsi per esprimere rabbia e per difendere il DDL, mostrando così che quella è l’unica cosa che interessa. Come se una tematica delicata come questa avesse bisogno di mobilitazioni urlate di stile sessantottino, di odio e di veleni.
Anche sul fronte della “malattia inventata” del “bambino agitato”, l’AHDH, sono stato preso di petto come agente di Scientology e ogni qualvolta ho citato persone autorevoli che condividevano le mie idee si è risposto che erano agenti o plagiati di Scientology. Immagino che anche il primario dott. Bobbio, autore del libro “Il malato immaginato”, che dice le stesse cose sull’AHDH, sia un agente di Scientology.
Ricorrere all’insulto, alla mobilitazione e all’allusione a una torbida “congiura” non è certo il modo per rispondere a una legittima tesi: e cioè che non vi siano basi scientifiche nella definizione di questi disturbi.
Dopo tutto questo assalto all’arma bianca arriva però l’invito al “confronto pubblico”, alla discussione con le povere famiglie offese (di quelle tormentate dal marchio di “diverso” che si rifiutano di far apporre ai loro bambini nessuno parla, non sono degne di esistere).
Che sfrontatezza. Che metodi indecenti.
Prima parte una scarica di manganellate e di olio di ricino per “ammorbidire” l’interlocutore e poi si invita al “dialogo”.
È da immaginare che dialogo potrà mai essere.
Sono sempre disponibile a discutere, ma non sono fesso, e neppure mi faccio intimidire dalle "contestazioni", su questo è meglio che cada ogni illusione.
Con certa gente il dialogo è chiuso a priori.

13 commenti:

dis-tranoi ha detto...

A prescindere dei contenuti "tecnici" di questa sua riflessione, sui quali la discussione prosegue in altre sedi, sono d'accordo con lei, non è possibile, non lo è mai stato e non lo sarà mai, un confronto serio e costruttivo su qualsivoglia argomento davanti ad offese, minacce o falsità, badi bene, non differenze di opinioni, non ignoranza su un argomento (che è rimediabile informadosi) falsità tendenziose.

Sono uno di quei genitori che in questi giorni l'ha un po' tormentata, sono coinvolta in questo problema, lo vivo, lo conosco, e non posso tacere leggendo quelle che sono dal mio punto di vista, informazioni errate e dannose. Dannose per i nostri ragazzi, dannose per il progresso civile del nostro Paese.

L'AID si è mossa per gli stessi motivi, i suoi associati hanno letto quanto lei scrive, non sono stati d'accordo sui concetti espressi, e hanno fatto bene ad intervenire per cercare di portare chiarezza su disturbi ancora troppo velati di vergogna, paura, ignoranza. Questo, in fondo, è uno dei motivi per cui l'Associazione Italiana Dislessia si è costituita.

Lei parla di una polemica nata a seguito dei suoi articoli, a me piace di più chiamarla dibattito, discussione.
Certo, qualche volta i toni sono stati accesi da parte di chi si è rivolto a lei, soprattutto se si trattava di genitori che vivono il dsa sulla pelle dei figli. Lo vivono i genitori, lei che ha figli lo sa perfettamente quanto i problemi dei nostri cuccioli diventino nostri.

Sa, noi genitori, molto spesso, siamo persone semplici, non certo abituati come lei ad esprimerci in modo corretto o accattivante, non sappiamo usare quell'oratoria che solo una lunga esperienza può dare.
Siamo abituati a dire pane al pane e vino al vino.

Lei ha arti diverse dalle nostre e allora ancora un invito da parte mia, cerchi di leggere tra le nostre sofferenze solo quello che vogliamo dirle, non badi tanto alla forma dell'espressione ma all'espresso. Ci convinca che stiamo sbagliando, non a parole, ma dimostrandocelo. Sa, vorremmo che lei avesse ragione, che la discalculia non esistesse, non è un piacere particolare per noi.
Vorremmo che i nostri figli sapessero usare grafie e ortografie ineccepibili, un po' ci dispiace che non ne siano capaci.

Cerchi di andare oltre, professore.
Lei è un esperto in molte cose, noi solo genitori, qualche volta poco scolarizzati, molte volte sofferenti, ma esperti e profondi conoscitori di cosa significhi vivere con un disturbo specifico di apprendimento, se vogliamo la steszsa cosa cioè il benessere dei ragazzi che sono la nostra vita e il nostro futuro, chi ha le capacità, e direi lei più di noi, eviti di fermarsi su questioni di facciata.

La ringrazio, professore.

Irene - dis-tranoi

Giorgio Israel ha detto...

Gentile Signora, non ce l'ho con i genitori come lei, bensì con certi caporioni che credono di intimidire con epiteti e richiami a principi di autorità che, se mi permette, mi fanno ridere. Queste persone eccitano la gente, persone che magari finiscono col scrivere che il mio Rettore dovrebbe rimettermi in riga, forse credendo di vivere in un paese fascista. Immagino le risate che si farebbe il mio Rettore... Quelle persone agiscono così probabilmente per il timore di perdere l'esercito che costituisce la loro unica forza. Quanto a me, ho scritto molte cose e non ho avuto l'onore di una sola risposta degna di questo nome salvo ribadire che ho torto e accusarmi di calpestare i sentimenti altrui ecc. Se leggesse le lettere di altri genitori che sono stati brutalizzati ("o accetti di far classificare tuo figlio come Dsa, o in altri casi come Ahdh, o lo boccio") impallidirebbe. E capirebbe che bisogna essere modesti, riflessivi, rispettosi dei sentimenti altrui. Ho ricevuto persino l'augurio di avere un figlio dislessico. Cosa ne sa chi ha scritto questo di cosa io abbia vissuto? Che vergogna. Di fronte a queste esplosioni di fanatismo capisco e perdono chi vi è coinvolto, non perdono affatto chi le alimenta.

Andrea Cortis ha detto...

Mi sia permesso di lasciare la mia testimonianza personale su cio' che uno di questi sedicenti esperti avrebbe classificato come un caso di "discalculia".

Mia figlia maggiore ha quasi 7 anni (e mi sia permesso celarne il nome)e quest'anno ha fatto la prima elementare in una ottima scuola cattolica qui in California. Mia moglie e' una maestra elementare con un decennio di insegnamento alle spalle, e io me la cavo benino con la matematica (che riesco pure a far piacere alla mia figlia piu' piccola che ha 5 anni).
Beh, l'altro giorno la grandetta mi ha fatto perdere la pazienza:

Se per riempire un "pint" ci vogliono due "cups", e per riempire un "quart" ci vogliono due "pints", quanti "cups" ci vogliono per riempire un "quart"?

Mia moglie ed io abbiamo sudato per un paio di giorni per farle capire questo concetto ... fino al punto di farle raccogliere l'acqua in eccesso che traboccava da un "pint" riempito con quattro "cups". E questo e' solo un esempio delle sue difficolta' con la matematica.

Mia figlia non ha alcun problema di ADHD (fatto il test giusto per controllare), non e' dislessica (legge lettere e numeri benissimo), non ha avvelenamento da metalli pesanti (capita anche questo, ahime'), e non e' neppure scema perche' l'altro giorno mi ha saputo fare 17+13 a mente.

E' discalculia? No, ma sono sicuro che qualche esperto ministeriale l'avrebbe a questo punto classifficata come tale.

No, mia figlia non e' discalculica: mia figlia e' traumatizzata dalla penosa situazione familiare dalla quale abbiamo salvato lei e sua sorellina quando le abbiamo adottate un anno fa. Mia figlia ha bisogno di tanto amore, disciplina, e consistenza nel metodo educativo.

Ecco, con tutto il rispetto per i genitori che come noi devono sobbarcarsi tutto il giorno ore ed ore di "compiti a casa"; che devono inventarsele tutte pur di tenere la televisione spenta; che sanno tenere i loro figli lontano dai videogiochi; con tutto il rispetto, dicevo, bisognerebbe guardarsi attorno e farsi un esame di coscienza per vedere se i DSA non siano piuttosto DSF (Disturbi Specifici della Famiglia).

Con le situazioni familiari della nostra "societa' moderna" (che ridere!) che un bambino si ritrova ad affrontare (se e' fortunato) con tre papa', due mamme, diciasette nonni, un cuginetto, un numero imprecisato di baby-sitters, e pure tre insegnanti discalculici, non e' difficile immaginare che i DSF possano essere la causa per un buon 5% di difficolta' in matematica.

Giorgio Israel ha detto...

Lei ha corso un bel rischio a fare il test di quella colossale bufala che è l'AHDA. E se le avessero dato una diagnosi positiva che avrebbe fatto? Le avrebbe dato il Ritalin?
Uno dei miei figli ci ha fatto letteralmente impazzire per quanto era agitato. La sera, dopo una giornata di battaglie educative, veniva quasi da piangere. Al massimo, mi sono consentito di dargli un po' di camomilla e qualche goccia di biancospino. Mi sarei segato una mano piuttosto che dargli un sedativo capace di inibirgli i processi fisiologici di crescita.
Ce l'abbiamo fatta facendo il nostro faticosissimo dovere di genitori ed educatori.
Ora le maestre dicono: «che bambino meraviglioso, disponibile, tranquillo, sereno, aperto, sociale...». Ci guardiamo e ci scappa da ridere. Se ci fosse capitato tra i piedi qualche specialista in vena di trovare qualcosa da fare stavamo tutti freschi.
Proporrei il seguente problema aritmetico:
DSA + AHDH - DSI - DSF - DSS - DSC = ?
(legenda: DSI = Disturbi specifici da insegnamento, DSF = Disturbi specifici della famiglia, DSS = Disturbi specifici da specialisti, DSC = Disturbi specifici caratteriali (alla fin fine ci sono pure questi!).

veronicalatini ha detto...

Gentile Sign. Cortis il suo racconto contiene verità sacrosante ma questo cosa ha a che fare con la discalculia?
Esistono bambini che in condizioni familiari perfette, seguitissimi, con fratelli che non hanno lo stesso problema in classi che funzionano bene con ottimi docenti non automatizzano alcune procedure del calcolo, non ricordano assolutamente le tabelline.....e non faccio altri esempi altrimenti il professore mi bastona......quindi vede il problema è forse anche rivolgersi a chi fa diagnosi seriamente distinguendo il disagio familiare dalla specificità del disturbo. Non credo che chi si occupa di diagnosi di dsa sia una marmaglia di ciarlatani....non facciamo di tutta l'erba .......ah già dimenticavo c'è chi pensa che la diagnosi non bisognerebbe neanche pensarla.

Andrea Cortis ha detto...

Gentile Signora Latini,

oops, ero convinto che il non saper fare il doppio o la meta', dopo aver cercato di apprendere il concetto per giorni e giorni fosse un sintomo inequivocabile di "discalculia acuta cronica e terminale". Stavo quasi per somministrare a mia figlia le pilloline di "Electrocalculix"!

Ma Lei che senzaltro deve saperne piu' di noi, ora ci informa che il non ricordare le tabelline e' "discalculia".

Come disse il Principe de Curtis ... ma mi faccia il piacere!

"... il problema è forse anche rivolgersi a chi fa diagnosi seriamente distinguendo il disagio familiare dalla specificità del disturbo."

E allora vediamole, analizziamole queste "specificita' del disturbo", facciamone una lista precisa.
Lei ci ha gia' informato che il "non saper fare il doppio o la meta'" non e' discalculia, mentre il non ricordare le tabelline e' "discalculia".
Prof. Israel permettendo, la invito a continuare con la lista, cosi' che possiamo fare una "diagnosi" (come dice Lei) accurata per mia figlia.

Giorgio Israel ha detto...

No, io non permetto perché mi sono stancato. Ho scritto non so quante righe di commento a un altro post per spiegare come si possono capire e affrontare certe difficoltà. E, per tutta risposta, mi sento sempre ripetere che non spiego nulla, che non dico nulla, e anche che bastono...(dopo che la rete pullula di insulti e incitamenti all'odio). Loro sono tutti scienziati...
Non saper dividere a metà non è discalculia, non insegnare i numeri fino a 6 anni non ha, per carità, conseguenze, un altro parla di un "discalculico" che risolve complessi problemi di matematica ma non sa fare calcoli elementari. Chissà cos'è la matematica per queste persone. Ma non bisogna sindacare perché loro lo sanno. Loro assieme agli "specialisti", psicologi esperti in divisioni, tabelline, leggi associative e commutative e radicali.
Che immodestia e che violenza... È un bruttissimo spettacolo

Daniele Zanoni ha detto...

Forse non ho capito nulla di processi di calcolo mentale e il concetto di numero, ma vorrei che mi spiegasse cosa c'entrano con il sapere le tabelline. Sapere le tabelline non è indice dei processi di calcolo mentale di un individuo. Le tabelline sono semplicemente delle sequenze ordinate di parole da mandare a memoria.
Che differenza passa in una persona che fa i conti appoggiandosi ad una tavola pitagorica e uno che invece sa le tabelline a memoria a livello di processo di calcoli?
La discalculia evolutiva può c'entrare con la difficoltà a ricordare le procedure, e anche questo può non essere indice di non avere i concetti di numero e di calcolo.

Giorgio Israel ha detto...

Lei non ha capito assolutamente nulla!! La conoscenza a memoria delle tabelline e' frutto di dimestichezza con processi di calcolo. E i numeri non sono parole. Lei e' l'esempio di come si possa discettare con immodestia di cose di cui non si capisce un acca. Un bel tacer non fu mai scritto.

vanni ha detto...

Egregio Professore, no. Mi dispiace, ma stavolta devo ahimè dissentire da Lei: si è finalmente palesato un inequivocabile caso di discalculia.

Daniele Zanoni ha detto...

Dimenticavo: che le "sequenze ordinate di parole" dette anche tabelline facilitino e non poco il calcolo non è un'opinione, ma credo che tra l'idea di calcolo e il concetto di numero e il sapere le tabelline ci passi dell'acqua in mezzo...

Caroli ha detto...

Richard Adams fa fare i conti anche ai conigli della sua celeberrima "Collina".
Però, dopo un tot, il coniglio non ci arriva più, e si salva con un "hrair" (molti, tutti,...).
I teorici della discalculia sono peggio dei conigli di quel capolavoro della letteratura inglese.
Suggerisco loro di leggerlo.

dia ha detto...

ero entrata in questo blog per averci trovato linkato il video israeliano, eccetera.

Leggendo oltre, scopro che si è occupato di AHDH e Ritalin, e vorrei solo sottoscrivere al 100%.
grazie di averlo scritto,
d