mercoledì 19 dicembre 2012

Si può dire ‘no’ ai matrimoni gay, senza per questo essere accusati di omofobia?


(Shalom, dicembre 2012)
Nel dibattito che si è sviluppato in Francia attorno al progetto di legge per il matrimonio e le adozioni gay, lo scrittore Alexandre Thomas ha posto la domanda: «È possibile opporsi al matrimonio omosessuale senza essere omofobi?». La sua risposta è stata: sì, è possibile. Si può aggiungere che trattasi di una condizione necessaria: a distanza dagli anni in cui l’omosessualità era considerata una colpa da nascondere, il rigetto dell’omofobia è una questione di civiltà. Ma qui la posta in gioco va ben oltre un riconoscimento di dignità e di una serie di diritti. Non a caso il progetto di legge ha sollevato reazioni negative inattese in ambienti di sinistra che si riteneva automaticamente a favore, oltre a quelle di tutte le comunità religiose: cattolici, protestanti, musulmani ed ebrei. Di particolare importanza è stato il lungo documento che il gran rabbino di Francia Gilles Bernheim ha indirizzato al presidente Hollande e al primo ministro Ayrault. Bernheim è indiscutibilmente un personaggio di ampie vedute e, nel suo documento, egli ha proprio contestato le motivazioni “progressiste” addotte per sostenere il progetto: compiere un passo importante nella lotta democratica contro le ingiustizie e le discriminazioni, in coerenza con la lotta contro il razzismo, estendere il principio di uguaglianza e la difesa dei più deboli. «Sono argomenti che si smontano e non possono da soli giustificare una legge», ha osservato Bernheim, che ha aggiunto con franchezza trattarsi di «argomenti che si conformano al dominio dei benpensanti per paura degli anatemi» e che quindi «non c’è né coraggio né gloria a votare questa legge».
Il nodo è semplice. Vi sono tante vie per eliminare le ingiustizie e le discriminazioni in oggetto, ma la via scelta risponde a un altro progetto ben più ambizioso: l’eliminazione delle differenze di genere. È una vecchia minestra ideologica che viene propinata da trent’anni da numerosi teorici postmodernisti secondo cui la vera matrice dei razzismi sono i dualismi, le strutture binarie su cui è fondata la civiltà occidentale: uomo/donna, naturale/artificiale, corpo/mente. Per cui la “liberazione” discenderebbe dal riconoscimento che la naturalità è una costruzione culturale priva di fondamento. (Come se le società non occidentali non fossero dominate da strutture binarie ancor più radicate). Sono posizioni ideologiche legittime, quanto è legittimo non condividerle e quanto è illegittimo produrre una simile “rivoluzione” sotto le mentite spoglie della lotta all’omofobia. Difatti, come nota Bernheim, le conseguenze di una legge ideologica come quella francese sono gravi. Si tratterebbe del danno derivante dalla confusione irreversibile di tre concetti: «le genealogie, sostituendo la parentalità alla paternità; lo statuto del bambino; le identità, dove la sessuazione come dato naturale sarebbe costretta a scomparire di fronte all’orientamento espresso da ognuno, in nome di una lotta contro le disuguaglianze, snaturata in uno sradicamento delle differenze».
In particolare, la condizione di un bambino che abbia non più genitori procreatori (padre e madre), ma “parenti” che esercitano il ruolo di adozione richiama il dibattito che si sviluppò anni fa attorno alla clonazione. Il celebre antropologo Marc Augé mise bene in luce le implicazioni della “dissoluzione del legame di discendenza”: la creazione di individui «dotati al contempo di un colmo di individualismo e di un colmo di dipendenza». La condizione di individui privi di genitorialità determinerebbe «un percorso regressivo al termine del quale si intravedono i fantasmi di cui il pensiero mitico, su tutti i continenti e in tutte le tradizioni, ci aveva liberati: l’indifferenziazione sessuale, l’individualità assoluta […] mentre i miti degli uomini, nella loro saggezza, avevano insegnato in senso inverso che la nascita dell’umanità passava attraverso la scoperta della differenza: quella dei sessi, quella degli altri, quella della morte». Quindi, le implicazioni pesantissime di questa legge mettono in discussione strutture antropologiche fondamentali che sono il tessuto dell’umanità (che non è solo “specie umana”) da quando esiste. Né è accettabile che il dibattito possa essere rigettato con gli anatemi, o «rifiutando di porsi domande e di uscire dalle proprie convinzioni» (per dirla con Bernheim); né minimizzando con “consolazioni” del tipo: “Potrete sempre farvi chiamare papà e mamma in casa”. Perché il passaggio in clandestinità del matrimonio naturale sarebbe il segno che al posto dell’omofobia è nata una nuova forma di intolleranza.

46 commenti:

Lucio ha detto...

Il problema del matrimonio gay, mi pare, ha gli stessi connotati del problema del divorzio o dell'aborto: c'e' chi si oppone, c'e' chi e' favorevole, poi la svolta avviene e lo si prende come un diritto acquisito senza pensarci piu'. In altre epoche poteva essere la fine della schiavitu', il voto alle donne, la pena di morte o quant'altro.
Omofobia? Dipende dalla definizione. Se omofobia significa a negare ai gay gli stessi diritti delle altre persone, tra cui sposarsi, allora chi si oppone al matrimonio gay ed alle adozioni gay e' omofobo.
Altrimenti, dobbiamo prevedere una definizione diversa di omofobia.
rCordialmente,
Lucio Demeio

Dr. Manlio Converti ha detto...

A parte che Giulietta vi ricorderebbe che una rosa è sempre una rosa anche con un altro nome, ma uguaglianza dei diritti è uguaglianza e basta.

inoltre Mamma Papà implicano anche differenze di ruolo sociale, che intersecano le battaglie femministe per cui molti genitori liberali si fanno chiamare per nome.

Senza essere omofobi, resteresti eterosessista, e manterresti la diseguaglianza tra neri e bianchi, ma la vita non è una partita di scacchi!

Dr. Manlio Converti ha detto...

Vedi è come vietare i matrimoni misti o inter-religiosi: chi lo fa lo chiami RAZZISTA !
La definizione di comodo di omofobo solo per quelli violenti non è adeguata, lo sono anche le torture psicologiche e quelle sociali e la negazione della parità dei diritti sociali rientra in questa forma di razzismo allo stesso modo.
Uno poi può dire che in fondo sei un bravo ragazzo, non sei un bullo, ma l'effetto sulla nostra vita è ugualmente devastante, soprattutto per le coppie con figli (o meglio per i figli delle coppie gay).
Eterosessista è uno che chiede di limitare la parità, omofobo uno che vuole negare l'esistenza o qualunque tipo di diritto, ma l'effetto sulle nostre vite e dei nostri figli è lo stesso!

Giorgio Israel ha detto...

Lei (non ricordo quando mai ci siamo dati del tu) o non capisce o fa finta di non capire. Matrimonio ha un senso ben preciso, basato sulla presenza di due sessi, e al centro del quale vi è la procreazione. Altrimenti è un'altra cosa. Il paragone con i matrimoni misti, che sono matrimoni tra un uomo e una donna, è una sciocchezza sesquipedale. Il nucleo della questione è l'idea di introdurre non soltanto l'adozione in coppie gay, ma anche la procreazione con uteri affittati ecc. È ovvio che soltanto in questo senso vi è parificazione, altrimenti basta una delle qualsiasi forme di riconoscimento di coppia legalizzata come erano state escogitate in Italia e altrove. Ebbene, tutto questo lo trovo inaccettabile per una serie di ragioni che ho accennato e che sono state dettagliatamente spiegate da molti, per esempio nel documento del rabbino Bernheim reperibile in rete. Ora, se per far tacere queste obiezioni si vuol appiccicare l'etichetta di omofobo a chi le dice e addirittura di razzista, non si fa che confermare l'intollerabile intolleranza che ispira questa campagna. Per questo, mi dispiace, ma se la discussione prende questa piega e la posta in gioco deve diventare se io sono o no un razzista, ovvero con l'apposizione di etichette infamanti, la considero chiusa, con la conferma plateale di quanto ho scritto alla fine dell'articolo

Dr. Manlio Converti ha detto...

Intanto affermare la sua come una posizione assoluta in ambito religioso è assurdo per cui allego due siti molto interessanti sul tema:

http://www.gionata.org/index.php?option=com_content&view=article&id=543:in-israele-inizia-il-cammino-per-riconoscere-le-coppie-omosessuali&catid=25:dal-mondo&Itemid=100493


http://www.gionata.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4070%3Aomosessuali-e-israeliti-il-cammino-dell-esodo&catid=115%3Ameditazioni-bibliche&Itemid=100453

Giorgio Israel ha detto...

La mia non è una posizione assoluta in ambito religioso (frase senza senso. Mi limito a indicare il documento del rabbino Bernheim come un'esposizione convincente di tesi che condividi. Altri la pensano in modo opposto. E allora? Non stiamo a fare un censimento di posizioni opposte. Il resto dei messaggi riprendono il tono del primo e quindi non ho intenzione di dar seguito. Pensi pure quel che vuole, anche che sono un razzista.

Dr. Manlio Converti ha detto...

Si ma non dai spazio a tutte le altre informazioni che seguono le tue informazioni parziali !
Non è corretto ed è proprio di chi non è democratico...

Lucio ha detto...

Mah, non la vedo cosi' tragica. L'"utero in affitto" e' una pratica gia' sviluppata in altri paesi (Stati Uniti e GB, ad esempio), e non mi pare che abbia prodotto grandi storture antropologiche. Conosco persone cresciute con due genitori dello stesso sesso, eppure non sono diventati omosessuali. Non equiparerei omofobia e razzismo. Piuttosto, considererei omofoba la posizione di Ratzinger (sia da papa che da cardinale); tra le sue affermazioni ricordo anche

“... Non per questo l’omosessualità diviene moralmente giusta, bensì rimane qualcosa che è contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto”.

Non e' forse omofobia questa?

Lucio Demeio

Giorgio Israel ha detto...

Al dott. Converti (che si fa chiamare dottore e da del tu agli altri). Non è una questione che si risolve con le informazioni. Non gradisco il tono da compare, ne ho il diritto, questo è un blog, è casa mia, un luogo dove metto i miei pensieri e discuto con chi voglio. Non è un seggio elettorale. La democrazia non c'entra proprio niente. Debbo dire, con gran soddisfazione, che nel corso di tutto il 2012 avrò "moderato" si e no 3 commenti.
Quanto all'utero in affitto, non mi sogno di dire che se uno cresce con due "genitori" (evidente abuso del termine) dello stesso sesso diventi omosessuale e neppure che necessariamente sia disturbato. Non sono però io a sostenere che, in media, si tratti di una condizione che solleva molti problemi. Omofobia vuol dire repulsione (se non odio) nei confronti dell'omosessualità. Non capisco perché mai ritenere che il matrimonio sia un'istituzione essenzialmente basata sull'eterosessualità e che ha come funzione centrale la procreazione implichi repulsione e ribrezzo nei confronti degli omosessuali. Omofobo è che deride i gay, li trova repellenti, schifosi e li picchia pure. Se vogliamo usare le parole come clave, e mettere etichette infamanti su tesi che non condividiamo, allora sì che ha senso usare questa parola.
Quanto all'utero in affitto il fatto che sia una pratica sviluppata in molti paesi non è un argomento. Anche i campi di concentramento sono una pratica sviluppata in molti paesi, per esempio in Cina, e c'è pure chi sostiene che l'assenza di democrazia in Cina non provoca storture antropologiche. Per quanto mi riguarda penso (e ovviamente questo non c'entra con l'omosessualità perché è una pratica che coinvolge coppie eterosessuali, ma è indubbio che nelle coppie gay si presenti quasi come un ricorso obbligatorio, oltre l'adozione) che sia una pratica barbara, indegna, una rivoltante mercificazione dell'atto procreativo; che si pratichi o no negli USA o in GB non mi importa nulla. (PS. Non sono l'avvocato di Ratzinger).

mac67 ha detto...

Avevo intenzione di intervenire, poi rileggendo mi sono imbattuto nella frase: "Matrimonio ha un senso ben preciso, basato sulla presenza di due sessi, e al centro del quale vi è la procreazione".

Mi è passata la voglia di fronte a argomentazioni simili.

Giorgio Israel ha detto...

Sapesse a me quanto è passata la voglia di discutere di fronte a certe scemenze impartite con la proposopea di chi si sente titolato a dar lezioni contro il più elementare buon senso. Chissà, la procreazione tra uomo e donna è un incidente del caso e la figura paterna e quella materna nell'educazione sono del tutto interscambiabili. Ma lasciamo perdere, appunto, interi scaffali di psicologia messi sotto i piedi come ciarpame. Ha ragione. Anche per me, la discussione è chiusa.

Giorgio Israel ha detto...

Aggiungo solo l'intervento di Angelo Pezzana l'altro ieri sul Foglio:


“Si può dire no ai matrimoni gay senza per questo essere accusati di omofobia?", si chiede Giorgio Israel sul mensile ‘Shalom’, una domanda retorica che contiene già in sé la risposta positiva. Di rincalzo, Roger Scruton, sul Foglio di sabato, si spinge ancora più in là, arrivando però a delle conclusioni involontariamente controproducenti per la sua tesi, che mira ad escludere la validità delle richieste di uguaglianza dei cittadini gay.

“Introdurre l’orientamento sessuale nella ‘non discriminazione dei sistemi legali moderni significa normalizzare l’omosessualità”. Non occorreva essere filosofo per accorgersene, bastava una pur superficiale conoscenza delle battaglie per il riconoscimento dei diritti-doveri degli omosessuali, per smetterla di inventare lobby che non esistono, minacce al sano e giusto equilibrio eterosessuale della società, la volontà di minare la famiglia tradizionale, con l’ istituzione del matrimonio, che una famiglia composta da due donne o da due uomini finirebbe per distruggere.

Ma quando mai ? Se è vero che i valori famigliari tradizionali sono in crisi, cercarne la spiegazione in chi vuole semplicemente il riconoscimento di poter vivere alla luce del sole un rapporto che si spera durevole, e che quindi ha bisogno, come il suo parallelo etero, di tutte quelle clausole che lo rendono legittimo di fronte alla società, allora perchè fa tanta paura la parola matrimonio ? Dopo decenni passati a lottare per conquistare uno straccio di identità, per non essere più definiti invertiti, pervertiti, malati, peccatori, buoni solo a strappare risate a quelli che sghignazzando sulle checche si sentivano molto aperti, moderni, che dicevano a titolo di merito ‘ma io ho degli amici gay, non ho niente contro, basta che siano al loro posto’, di grazia, possiamo dire che di quel posto, non sappiamo più che farcene ?

Certo, sappiamo bene che le famiglie che nasceranno, se la legge lo consentirà, avranno gli stessi problemi di quelle etero, qualcuna funzionerà, altre no, l’amore eterno sarà una magnifica illusione, ma potrà anche durare, esattamente come succede oggi in tutte le famiglie. Liberiamoci subito da un equivoco, tirato in ballo perché molto sensibile: l’offesa a Dio, a qualunque religione appartenga. Dio non c’entra, il matrimonio è un contratto che si può registrare in chiesa e nel municipio, anche qui, esattamente come succede oggi, la fede non c’entra nulla. Ma i figli ? come faranno a crescere se avranno due papà o due mamme ? Succederà, anche qui, come nelle famiglie dove manca un genitore, e l’allevamento dei figli tocca al sopravvissuto, oppure, come nelle famiglie etero separate o divorziate, così si farà in quelle gay. Se l’amore non è eterno per gli etero, perché dovrebbe esserlo per noi ?. Ma, dicono quelli che sdegnosamente respingono l’etichetta di omofobi, come cresceranno ?

Giorgio Israel ha detto...

segue:


Se si informassero, invece, saprebbero che oggi le famiglie gay con figli sono tantissime, e che i figli crescono circondati dallo stesso amore come in tutte le famiglie tradizionali. Quando Scruton dice che “ l’introduzione del matrimonio gay.. è una decisione che influenza il mondo sociale, significa degradare il matrimonio da status a contratto “ di nuovo tira acqua al nostro mulino, infatti, da sempre il matrimonio è stato definito ‘contratto’, e se a contrarlo sono due donne o due uomini, non cambia nulla, sempre contratto è, non davanti a Dio, se la chiesa di appartenenza non lo concede ancora, ma davanti a un funzionario comunale, con intorno una folla di parenti e amici festanti, come succede in ogni matrimonio che si rispetta. Si mettano il cuore in pace gli amici omofobi, è ora di cambiare registro, in Italia ci arriveremo per ultimi, ma ci siamo abituati, nel mondo civile quelle macchiette che vi piacevano tanto si esibiscono ancora ma a pagamento, nei teatri, nella vita quotidiana stanno scomparendo,lasciano il posto a omosessuali e lesbiche normali, quella normalità che ci accusavate di respingere, ma adesso che la rivendichiamo vi ostinate a negarcela.

Vincerete ancora qualche battaglia, ma guerra no, quella l’avete persa. Lo sapevate che negli Stati Uniti il 55% dei giovani tra i 16 e i 30 anni sono favorevoli al matrimonio gay ? Non lo giudico una vittoria – anche se mi rende orgoglioso pensarlo- quanto piuttosto una legittimazione, che eliminerà quelle discriminazioni alle quali tenevate tanto. E se poi Qualcuno dice che il matrimonio gay è “una ferita alla pace” , gli si può sempre rispondere: “ma lo sa che lei ha sempre voglia di scherzare.”

Giorgio Israel ha detto...

E la mia controreplica (sul Foglio), col che chiudo:


Angelo Pezzana ritiene che la domanda (non mia ma di Alexandre Thomas) se sia possibile opporsi al matrimonio omosessuale senza essere omofobi sia retorica e contenga la risposta. A giudicare dal suo articolo, per lui la risposta è indiscutibilmente “no”, il che è un modo un po’ violento di chiudere la discussione, soprattutto se si dice “mettetevi il cuore in pace amici omofobi”, ovvero dichiarando che o si sta zitti e si applaude oppure si deve subire il marchio d’infamia. Un approccio pacato alla questione avrebbe dovuto prendere le distanze da certe manifestazioni di cui parlavo nell’articolo cui egli si riferisce, per esempio da frasi del tipo (tante volte udite): «Potrete sempre farvi chiamare papà e mamma in casa» – frasi che indicano che si vuole il passaggio in clandestinità del matrimonio naturale col risultato di mettere al posto dell’omofobia una nuova forma di intolleranza.

Tuttavia, non solo Pezzana non fa questo, ma non si misura con i numerosi argomenti del lungo documento del gran rabbino di Francia Gilles Bernheim e con quelli che proponevo, per esempio osservando che, piuttosto che a una battaglia contro l’omofobia, siamo di fronte a un manifesto che mira alla distruzione delle differenze di genere secondo un vecchio programma ideologico postmodernista che predica che la matrice dei razzismi sono le strutture binarie su cui è basata la civiltà occidentale: uomo/donna, naturale/artificiale, corpo/mente. Di conseguenza, il superamento dell’“essenzialismo” occidentale deriverebbe dal riconoscimento che la naturalità è solo una costruzione culturale.

Poiché di questo pare che non si possa discutere – come pare si debba dare per scontato che i bambini allevati in famiglie gay non abbiano problemi – vorrei piuttosto mettere in guardia Pezzana dall’illusione che col matrimonio gay si possa battere l’omofobia. Da quando esiste il matrimonio gay in Spagna, non solo ne sono stati celebrati assai pochi rispetto alle attese, ma l’abitudine di usare il termine “maricón” (frocio) e di chiamare “mariconada” qualsiasi vestito, abitudine, oggetto “strano”, inusuale o ritenuto ridicolo, impazza più di prima. E lo spazio manca per i tantissimi esempi analoghi.

Colpisce soprattutto che la carenza di argomentazioni di Pezzana si copra con l’affermazione trionfalistica: «vincerete ancora qualche battaglia, ma la guerra no, quella l’avete persa». Se il “voi” si riferisce agli amici omofobi di Pezzana, mi guarderei dal trionfalismo: temo che costoro siano lungi dall’aver perso la guerra, e che i loro dominî siano lungi dal restringersi. Se invece si riferisce a chi solleva obiezioni argomentate in modo tollerante, schiacciato tra due intolleranze, allora sì che la guerra è persa. È indubbio che il matrimonio gay verrà introdotto per legge in un numero crescente di paesi, tra poco anche in Italia. Ma la storia dell’umanità è disseminata di guerre vinte eppure sbagliate. Vincere non vuol dire affatto aver ragione: c’è bisogno di ricordarlo? Tra le vittorie ci sono anche quelle di Pirro o le vittorie controproducenti, proprio perché l’obbiettivo era sbagliato. I processi complessi, che affondano nella psicologia profonda delle persone, non si modificano per decreto. Anzi, è proprio così che si rischia di ottenere come risultato quello che non si voleva.

eriberto aliprandi ha detto...

Hey, Pezzana, dopo trent'anni, si sta rendendo conto di aver flirtato con la parte politica sbagliata.

d. ha detto...

E' una guerra ideologica che passa anche per una neolingua. Io mi oppongo radicalmente al matrimonio omosessuale e lo faccio per numerosi motivi: storici, giuridici, di ragione e di fede. Trasformare le mie opinioni in "omofobia" è esattamente lo stesso meccanismo che si adottava negli anni 1970 nelle scuole, dando del "fascista" a chi non era di estrema sinistra. Si adotta un termine che tende a squalificare le persone, annullare le ragioni e ridurre al silenzio chi non è d'accordo con il pensiero dominante nei mezzi di comunicazione.
Il matrimonio è l'istituto giuridico all'interno del quale è possibile la procreazione dei figli, la loro educazione, la trasmissione dei beni. Non sancisce un sentimento né un’unione sessuale, ma è l’istituto all’interno del quale si dà tutela giuridica, educativa e patrimoniale alla discendenza. Questa, per inciso, è una definizione laica, non religiosa.
Mi pare che in occidente le unioni sentimentali e sessuali tra individui dello stesso sesso siano ampiamente praticabili. Si potrebbe anche ammettere che siano necessari alcuni correttivi legali a questioni che riguardano la cura medica, la successione ecc… in nessun caso però questo dovrebbe essere equiparato al matrimonio. Il motivo principale di questa mia convinzione è appunto la tutela della parte più debole, che non sono gli uomini e le donne omosessuali, ma i bambini. Inoltre ci sono scenari ancora più inquietanti che si profilano all’orizzonte: una volta caduto il baluardo del matrimonio, una volta diffusa l’ideologia di genere, che rende l’orientamento sessuale di ciascuno il semplice esito di una scelta consapevole, magari rivedibile più volte nel corso di una vita, si apre la strada a sempre nuovi “diritti” immaginari. In India, ad esempio, il mercato dell’affitto di uteri da parte di ricche coppie omoparentali occidentali ha creato una nuova tipologia di schiave riproduttive, donne poverissime indotte a prestare il proprio utero. Si sta arrivando portando a una quotazione sempre più razzista, questa volta sì, del valore di un bambino da adottare (vale di più se caucasico, maschio, ecc…). Infine, ci sono già, ben visibili, gli stati successivi del processo: legalizzazione di poligamia, pedofilia, zoofilia, ecc… Chi riduce tutto questo al semplice riconoscimento dei rapporti sentimentali e sessuali che possono intercorrere tra due persone dello stesso sesso, commette un errore gravissimo, che avrà ripercussioni devastanti su tutta la società.

Alessandro Marinelli ha detto...

«Quando io uso una parola» disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, «quella significa ciò che io voglio che significhi - né più né meno». «La questione è» disse Alice, «se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse». «La questione è» replicò Humpty Dumpty, «chi è che comanda – ecco tutto».

Egr. sig. Demeio,
'omofobia' non significa «negare ai gay gli stessi diritti delle altre persone, tra cui sposarsi». Prima di tutto perché i «diritti delle altre(?) persone» i gay li hanno, visto che sono persone. Il vocabolario Treccani (online, ma consulterò comunque quello cartaceo) definisce l' omofobia come "avversione ossessiva per gli omosessuali e l’omosessualità". Ebbene, le dirò che io l' implicazione automatica tra questa definizione e un affermazione del tipo «allora chi si oppone al matrimonio gay ed alle adozioni gay è omofobo» proprio non la vedo. Io non sono favorevole né all' uno né alle altre, ma posso garantirle che non provo alcun sentimento di disgusto, repulsione o fobia (appunto), tantomeno «ossessiva», nei confronti dei gay, non mi sognerei mai di aggredirne uno (neanche verbalmente) e non giustifico minimamente alcun atto di violenza nei loro confronti. Le ragioni per cui non sono favorevole possono essere non condivisibili, ma non hanno nulla a che vedere con l' 'omofobia'; parola che non può assumere di volta in volta il significato che si voglia conferirle (vedasi Humpty Dumpty). Parimenti, l' affermazione del Papa che ha citato non è 'omofobia' per il semplice fatto che consiste esclusivamente in un giudizio morale (anche non condivisibile) e non prelude né sottintende in alcun modo un passaggio a "vie di fatto" che prendano la brutta piega di una qualunque forma di violenza o di intolleranza. Ad ogni modo, la questione così come l' ha messa lei mi sembra assai malposta. Secondo me, parlare di matrimonio e di adozioni semplicemente come diritti è improprio e oltremodo riduttivo. E mi lascia parecchio perplesso.

Vorrei concludere ringraziando il prof. Israel per aver ricordato a noi tutti che le "vittorie" sul momento non restano necessariamente vittorie nel futuro. E a Pezzana vorrei dire: voi invece non scherzate mai, è questo il problema...

gabriele ha detto...

Trovo ironico che chi insiste nel considerare il matrimonio un mero contratto al contempo accusi con veemenza di omofobia chiunque sia contrario alla sua eventuale estensione. Un po' come dare del comunista a chi è favorevole alla doppia tassazione dei redditi da capitale.
Da una parte si sostiene che sia mera questione di leggi, dall'altra si rivela il proprio personale atavico attaccamento alla questione.

In realtà, se si volesse davvero prestare attenzione ai termini, si scoprirebbe che matrimonio è modellato su patrimonio. Il significato è compito, ciò che appartiene alla madre/padre. Il termine stesso fa riferimento ad una precisa organizzazione sociale.
Al contrario omofobia letteralmente significa paura, disgusto degli omosessuali, non centra nulla con i diritti, almeno non letteralmente. In particolare può essere legittimo intendere, per estensione, chi propone discriminazioni individuali (es. mense separate, mancanza di cittadinanza) contro gli omosessuali, ma non chi si oppone ad un particolare contratto. Difatti si vieta un particolare tipo di contratto a tutti, mentre a nessuno è concesso accedere ad un altro contratto (unione omosessuale).

La diatriba nasce dal fatto che alcuni sostengono la supremazia del concetto morale[1] di genere rispetto a quello biologico di sesso, e di conseguenza, la supremazia dell'individuo e l'annullamento della comunità morale[2], poiché essa è basata sulla differenza dei ruoli sociali[3]. Ovviamente per costoro le unioni omosessuali sono logicamente equivalenti ai matrimoni eterosessuali.

Il problema, al nocciolo, è quindi visceralmente morale[1] più che logico. Il che, naturalmente, porta a conflitti aspri, proprio per questo bisognerebbe cercare di intendersi almeno sui termini, invece di far sì che una parte li ridefinisca a proprio uso e costume.
In altre parole un conto sono i diritti individuali, un altro i doveri sociali su cui si basa una civiltà. Dalle unioni omosessuali non si può esigere alcun dovere sociale, o perlomeno quello principale su cui si basa il matrimonio e la società. Ciò, di conseguenza, danneggia l'intero tessuto sociale perché porta anche gli eterosessuali a ritenere i figli una semplice scelta, invece del fondamento del vivere comune.
Il che comporta una drastica diminuzione della natalità, a cui sono dovuti anche i nostri problemi politici ed economici[4].

[1] nell'accezione di usi, costumi
[2] nel senso di un gruppo di persone che adotta certi comportamenti per garantire la sopravvivenza della comunità
[3] non necessariamente basati sul sesso, ma su valori condivisi che non sono possono esistere con l'assolutismo individuale
[4] poiché essendoci meno figli tutta la discussione politica verte su pensioni, anziani e sanità. Si pensa solo a mantenere il presente, invece di costruire il futuro

Dr. Manlio Converti ha detto...

Mentre lei continua a censurare me che propongo informazioni e passare messaggi ideologici senza alcuna base scientifica, io le ripropongo come argomentazione:

1) la psicologia anche in Italia ha scientificamente dimostrato che è "normale" una famiglia qualunque sia l'orientamento sessuale o il genere dei componenti;

2) Tutte le nazioni con il matrimonio gay godono di ottima salute anche economica !;

3) L'adozione è una genitorialità identica tra gay ed etero, come la nascita di propri figli in modo naturale per etero e bisessuali, o per donne etero o lesbiche con procreazione eterologa, ma all'estero: non c'è nessuna differenza !;

4) L'utero in affitto non è permesso in Italia e non ha nulla a che vedere con il matrimonio gay;

5) Ignoranti è il termine migliore, data la pervicacia a non lasciare passare messaggi che non siano ideologici, catto.fascisti e omofobi sono solo varianti del razzismo universale che colpisce anche una minoranza delle persone israelite!

6) Il numero dei matrimoni cosa c'entra con la NECESSITA' di renderli possibili per garantire l'UGUAGLIANZA dei DIRITTI? In ogni caso in Spagna hanno contratto matrimonio 22mila coppie omosessuali, finora, ma il tasso di crescita è in aumento e, si sa... il matrimonio, è per sempre !

7) IL nome MADRE e PADRE contengono una differenza SESSISTA che in alcune famiglie viene annullata chiamando i genitori per nome; molti studi di psicologia dimostrano che in molte famiglie etero "normali" i ruoli genitoriali sono invertiti (padre accogliente, madre direttiva) ed anche il patrimonio ed il lavoro può essere esclusiva materna alla faccia dei patriarcali eterosessisti che pretendono l'eredità del "patrimonio" legata al maschio primogenito !

8) Il vostro è solo LIVORE nei confronti dell'amore tra persone dello stesso sesso, ma è ai danni dei BAMBINI, circa 100mila in Italia che hanno genitori lesbiche o gay e nessun diritto per "colpa vostra".

Unknown ha detto...

Gentile Professore,
ho trovato interessante la Sua riflessione e avrei voglia di leggere per intero lo scritto del rabbino Bernheim. L'ho ovviamente cercato su internet, anche sul sito del Gran Rabbinato di Francia, ma non riesco a scaricarlo. Sarebbe così gentile da indicarmi un link utile allo scopo?

Cordialmente,

G. Lorenzon

vanni ha detto...

Lo so che quando una cosa non mi va giù scrivo strane fesserie, e sembra che voglia gettare tutto in strame; si perdoni se si può, è una mia debolezza caratteriale. In realtà altro che strame, sono conscio dell'importanza vitale della questione.
Insomma, ho facilmente trovato quanto scrivevo altrove più di un anno fa (in tutta modestia mi cito) in un dibattito analogo:” La cosa che non capisco proprio è invece perché il matrimonio debba coinvolgere due (2) persone, come se due (2) fosse un numero magico. Forse una volta, quando per oscurantismo si pensava che il sesso c'entrasse qualcosa, che i sessi fossero solo due, che fossero invariabili nel tempo... tutte cose che alla luce dei tempi non hanno palesemente alcun fondamento, se non per brutti ceffi retrivi e anche un po' coglioni. Quindi perché non matrimoni per una sola persona, oppure per tre, meglio per un numero libero, con libera combinazione di sessi (occhio eh: non voglio mica essere etichettato e incasellato come “musulmano”), anche variazioni eventuali di sesso nella stessa persona (si sa: aspirazioni, interessi... nella vita tutto può cambiare), aggiunte o sottrazioni (indipendenti dai decessi) di componenti ad libitum. Il matrimonio singolo potrebbe addirittura da tanti essere considerato la vetta eccelsa dell'amore, facendo cambiar d'opinione perfino all'ottimo Umberto Veronesi (NOTA: non ricordo oggi il perchè di questa citazione). Non ci sarebbero più tanti problemi, o tante menate sulla prole... sono meglio i figli, sono meglio i cani... “.
Qualcuno ha parlato di contratti di matrimonio: che pacchia una roba così per legulei e legali.

Giorgio Israel ha detto...

Si scarica dal sito, ma bisogna fare alcuni passaggi. L'ho messo sul mio sito di "Articoli" nella pagina "Documenti" (https://sites.google.com/site/gisrarticles/documenti)

Giorgio Israel ha detto...

Al dott. Converti.
Con il suo messaggio lei ha dimostrato perché non intendo discutere con lei.
In primo luogo, perché lei conosce soltanto la categoria dell'insulto. Dopo aver sparato quella di razzismo, ora parla di "ignoranza", "cattofascismo", "razzismo universale", Io non ho usato alcun epiteto nei confronti di quelli che la pensano come lei, ma il suo stile merita un solo aggettivo: talebano. E lasci perdere gli "israeliti", che la pensano come vogliono, c'è chi è a favore del matrimonio gay e chi è contro, come si è visto. Gli "israeliti" non sono i testimonial della sua campagna.
Il resto, si commenta da sé. Sarei io a dover parlare di ignoranza quando sento parlare di "dimostrazione scientifica" che ogni famiglia è normale. Ma lei sa cos'è una dimostrazione scientifica? Mi fa rabbrividire che un laureato possa avere una simile idea della scienza. I suoi messaggi sarebbero informazioni scientifiche? No comment… Quanto al fatto che madre e padre indicano una differenza sessista, è la classica scempiaggine che ho denunciato nell'articolo e che mostra come la mira principale sia l'ideologia dell'abolizione delle differenze. È per questo che l'adozione è una genitorialità identica tra gay e etero, secondo lei… perché non esiste la differenza tra padre e madre… In parole povere, dimostra la tesi dopo averla assunta come dimostrata… Un bell'esempio di ragionamento "scientifico", diciamo semplicemente di sragionamento…
Ha ragione d. che è intervenuta qui prima: la gente come lei conosce un modo solo di discutere con chi non la pensa allo stesso modo: propinare le proprie verità come assunti indiscutibili e marchiare con epiteti infamanti chi osa metterle in discussione. d. ricordava l'abuso del termine fascista, e infatti non è mancato neppure quello.
Bene. Se pensa di intimidire si illude. E, quanto a lei, se pensa che io sia un catto-fascista (o meglio, un giudeo-fascista), un razzista universale, un omofobo, un ignorante, un sessista e quant'altro, che ci fa qui a perdere il suo tempo? Ha bisogno di godere insultando? Sfoghi queste pulsioni altrove. Scrivo tutto questo per dire che, davvero, il discorso è chiuso.

Alessandro Marinelli ha detto...

«Quando io uso una parola» disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, «quella significa ciò che io voglio che significhi - né più né meno». «La questione è» disse Alice, « se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse». «La questione è» replicò Humpty Dumpty, «chi è che comanda – ecco tutto».

Egr. sig. Demeio,
'omofobia' non significa «negare ai gay gli stessi diritti delle altre persone, tra cui sposarsi». Prima di tutto perché i «diritti delle altre(?) persone» i gay li hanno, visto che sono persone. Il vocabolario Treccani (online, ma consulterò comunque quello cartaceo) definisce l' omofobia come "avversione ossessiva per gli omosessuali e l’omosessualità". Ebbene, le dirò che io l' implicazione automatica tra questa definizione e un affermazione del tipo «allora chi si oppone al matrimonio gay ed alle adozioni gay è omofobo» proprio non la vedo. Io non sono favorevole né all' uno né alle altre, ma posso garantirle che non provo alcun sentimento di disgusto, repulsione o fobia (appunto), tantomeno «ossessiva», nei confronti dei gay, non mi sognerei mai di aggredirne uno (neanche verbalmente) e non giustifico minimamente alcun atto di violenza nei loro confronti. Le ragioni per cui non sono favorevole possono essere non condivisibili, ma non hanno nulla a che vedere con l' 'omofobia'; parola che non può assumere di volta in volta il significato che si voglia conferirle (vedasi Humpty Dumpty). Parimenti, l' affermazione del Papa che ha citato non è 'omofobia' per il semplice fatto che consiste esclusivamente in un giudizio morale e non prelude né sottintende in alcun modo un passaggio a "vie di fatto" che prendano la brutta piega di una qualunque forma di violenza. Ad ogni modo, la questione così come l' ha messa lei mi sembra assai malposta. Parlare di matrimonio o di adozioni come di semplici diritti è improprio, oltremodo riduttivo e mi lascia parecchio perplesso.

Al dott. Converti: 1) la Spagna tanto per fare un esempio (a quota 22.000, ricordiamo) gode di ottima salute, soprattutto economica. 2) se davvero voleva vantare l' autorevolezza degli studi "scientifici" di psicologia sulla normalità(???) della famiglia omosex, devo dirle che ha scelto proprio il blog della persona sbagliata. 3) «L'adozione è una genitorialità identica tra gay ed etero», se lo dice l' estero non si discute. 4)...no, sulla faccenda del padre e della madre non ce la faccio. 5) qui siamo tutti fascisti/razzisti&co, ma io ho letto tutti i commenti e non sono riuscito a trovare un solo insulto rivolto a lei. Infine, vorrei dirle che se pensa che ci sia uniformità di opinioni tra gli stessi omosessuali su queste questioni si sbaglia di grosso.

Vorrei concludere scusandomi con il prof. Israel per la lunghezza del commento e ringraziandolo per aver ricordato a tutti noi come le vittorie sul momento non restano necessariamente vittorie anche nel futuro. A Pezzana invece vorrei dire: Invece voi non scherzate mai, è questo il problema...

Dr. Manlio Converti ha detto...

Mentre sul numero dei mariti e delle mogli il mondo occidentale, che pure aveva i ginecei e le concubine, ha optato per i divorzi, rendendo pari la gara alla regolare contrattazione degli amanti, senza considerare ogni altra forma, comunque onnipresente di ricerca ossessiva di sesso, perché il presente e non la futura genia interessa il priapo italico e la sua genia; un coacervo di mitologie omofobe si sommano per negare un'uguaglianza che da appunto diritti ai nostri figli, il nostro futuro materiale, oltre che quello figurato di tutti i futuri omosessuali della Terra, questi figli gay e questi figli di lesbiche e gay che sono assolutamente uguali a quelli etero anche nel metodo se adottati, se generati o se artificialmente concepiti, tranne che non possono essere figli di due padri o di due madri sposate.

Mitologie omofobe, dicevo, derivate da San Paolo di Tarso, sinceramente, ed approdati tra arabi colonizzati ed israeliti esodati sia all'epoca sua sia in salsa Vittoriana, che diede vita al codice Prussiano da cui nacque il nazismo, mentre i miti platonici, i sacerdoti della dea Madre, "l'Adama" progenitore androgina ed ermafrodita della Torah, il poeta Sufi di Konya, le sante senza seni, San Giovanni prima, San Sebastiano dopo, perfino gli ammiragli cinesi, i vizir islamici o gli imperatori onnipotenti hanno sempre praticato la liberalità e la normalità delle relazioni duali tra omosessuali.

Ecco la contrapposizione catto.giudaico.islamico.fascista, omofoba e razzista, legate a filo doppio anche oggi nel Mondo, in quei Paesi che ci condannano perfino alla morte sulla base di queste norme, che erano le nostre imposte alle colonie, soprattutto inglesi !!

A Napoli perfino la camorra del seicento aveva accolto il Matrimonio Masculino tra le regole sociali dei vicoli popolani.

Suvvia lei ora è nonno... e nella sua stirpe nasceranno persone che lei vuole discriminare!
Tra i due è lei che non vede al futuro !!

Giorgio Israel ha detto...

BENE, QUESTA LA PUBBLICO PERCHE' TUTTI VEDANO E CAPISCANO A COSA SIAMO DI FRONTE...
PAOLO DI TARSO PROGENITORE DEL NAZISMO.
LA CONGIURA CATTO-GIUDAICO-ISLAMICO-FASCISTA, LEGATE A DOPPIO FILO NEL MONDO...

d. ha detto...

Per quanto riguarda i criteri di scientificità, la mia opinione vale nulla rispetto a quella del professor Israel, tuttavia vorrei ricordare che ci sono stati alcuni studi che dicono esattamente il contrario di quanto sostiene il dottor Converti, e cioé che i bambini nelle famiglie omoparentali hanno tassi di sofferenza, tendenza al suicidio, abbandono scolastico, abuso di alcool e droghe di gran lunga superiori a quelli delle famiglie costituite da un padre e una madre. Mi permetto però di osservare che da una parte la scienza non può essere l'istanza ultima per decidere su alcune questioni, ma in certi casi può fornire soltanto degli elementi utili alla decisione, d'altra parte non capisco perché nel nostro paese siano vietati gli OGM, in quanto in un futuro POTREBBERO rivelarsi dannosi, mentre lo stesso livello di cautela non si dovrebbe avere con i bambini. Mi spiace, ma qui si tratta della semplice logica del più forte: gli adulti hanno risorse economiche, votano, influenzano l'opinione pubblica, quindi le loro ragioni pesano di più di quelle dei bambini. E se qualcuno prova a farlo notare, si cade nel delirio della congiura catto-giudaico-islamico-fascista che solo a leggerla non si sa se ridere o piangere.

d. ha detto...

Per quanto riguarda i criteri di scientificità, la mia opinione vale nulla rispetto a quella del professor Israel, tuttavia vorrei ricordare che ci sono stati alcuni studi che dicono esattamente il contrario di quanto sostiene il dottor Converti, e cioé che i bambini nelle famiglie omoparentali hanno tassi di sofferenza, tendenza al suicidio, abbandono scolastico, abuso di alcool e droghe di gran lunga superiori a quelli delle famiglie costituite da un padre e una madre. Mi permetto però di osservare che da una parte la scienza non può essere l'istanza ultima per decidere su alcune questioni, ma in certi casi può fornire soltanto degli elementi utili alla decisione, d'altra parte non capisco perché nel nostro paese siano vietati gli OGM, in quanto in un futuro POTREBBERO rivelarsi dannosi, mentre lo stesso livello di cautela non si dovrebbe avere con i bambini. Mi spiace, ma qui si tratta della semplice logica del più forte: gli adulti hanno risorse economiche, votano, influenzano l'opinione pubblica, quindi le loro ragioni pesano di più di quelle dei bambini. E se qualcuno prova a farlo notare, si cade nel delirio della congiura catto-giudaico-islamico-fascista che solo a leggerla non si sa se ridere o piangere.

Nautilus ha detto...

E se invece lasciassimo fare agli omosessuali quel che vogliono? Si vogliono sposare, con gli obblighi che ne conseguono?
Perchè opporsi? A me pare affar loro.
Cosa cambia per me (e la società) se i miei vicini di casa sono omosessuali che convivono liberamente oppure contraggono obblighi reciproci con una cosa chiamata dico, pacs o matrimonio?
Mi pare una questione puramente nominale.
Capisco i credenti, per loro il matrimonio è un sacramento, per un ateo non dovrebbe avere importanza.
Nè per lo stato, che credente non è.

Ma, scrive gabriele:
"Dalle unioni omosessuali non si può esigere alcun dovere sociale, o perlomeno quello principale su cui si basa il matrimonio e la società."
Cioè non possono sposarsi perchè non possono avere figli? La qual cosa sarebbe invece un "dovere sociale"?
Sicchè gli etero senza intenzione di avere dei figli non dovrebbero sposarsi? mah..

Per la questione delle adozioni la cosa cambia: non son più coinvolte due persone libere di scegliere, ma una terza che questa libertà non ha.
La quale può andare incontro ai problemi descritti da d., problemi che mi pare non ci sia bisogno di studi approfonditi per prevederli, basta il semplice buon senso.

Nautilus ha detto...

E se invece lasciassimo fare agli omosessuali quel che vogliono? Si vogliono sposare, con gli obblighi che ne conseguono?
Perchè opporsi? A me pare affar loro.
Cosa cambia per me (e la società) se i miei vicini di casa sono omosessuali che convivono liberamente oppure contraggono obblighi reciproci con una cosa chiamata dico, pacs o matrimonio?
Mi pare una questione puramente nominale.
Capisco i credenti, per loro il matrimonio è un sacramento, per un ateo non dovrebbe avere importanza.
Nè per lo stato, che credente non è.

Ma, scrive gabriele:
"Dalle unioni omosessuali non si può esigere alcun dovere sociale, o perlomeno quello principale su cui si basa il matrimonio e la società."
Cioè non possono sposarsi perchè non possono avere figli? La qual cosa sarebbe invece un "dovere sociale"?
Sicchè gli etero senza intenzione di avere dei figli non dovrebbero sposarsi? mah..

Per la questione delle adozioni la cosa cambia: non son più coinvolte due persone libere di scegliere, ma una terza che questa libertà non ha.
La quale può andare incontro ai problemi descritti da d., problemi che mi pare non ci sia bisogno di studi approfonditi per prevederli, basta il semplice buon senso.

gabriele ha detto...

«Cioè non possono sposarsi perchè non possono avere figli? La qual cosa sarebbe invece un "dovere sociale"?
Sicchè gli etero senza intenzione di avere dei figli non dovrebbero sposarsi? mah..»

@Nautilus lo Stato riconosce il matrimonio come fondamento della vita sociale, questa è anche la ragione, ad esempio, per cui il divorzio è una procedura complessa, si ottengono diritti in cambio di doveri[1]. É ovvio che il motivo storico per cui le persone contraevano il matrimonio era quello di avere figli, dato che non esisteva l'assistenza statale per gli anziani.
Si tratta semplicemente di fatti storici che mi pare difficile negare.

Oggi l'uso sociale del matrimonio è spesso diverso, ma le motivazioni dello Stato permangono. Si può cambiare anche la motivazione statale ? Indubbiamente sì, ma non si può fingere che sia sempre stato così, perché ciò avrebbe delle conseguenze e bisogna esserne consapevoli. Neanché lo Stato può, quindi, essere indifferente, non solo perché essere laico non significa essere moralmente neutro[2], ma perché ciò avrebbe degli effetti pratici. La demografia è un chiaro effetto di un cambiamento sociale che danneggia la democrazia e l'economia.

[1] es. di occuparsi a vita dell'altra persona, togliendo un peso allo Stato
[2] libertà di parola, libertà di riunione, etc. sono chiaramente valori fondamentali che gli stati autoritari, ad esempio, non proteggono

eriberto aliprandi ha detto...

Comunque il dott Converti (mr. Paolo precursore del nazismo) e d. (miss dal matrimonio gay alla zoofilia il passo è breve) sono uno specchio triste dell'Italia di oggi e del perché non saremo mai un paese normale.

Lucio ha detto...

Si, lo so, una fobia e' una paura di qualcosa, magari anche ossessiva. E' pure vero che la parola "omofobia" ha assunto un significato piu' esteso, almeno colloquialmente parlando. Allora perche' negare il matrimonio gay, se non per una qualche paura? Agganciandomi alle parole del caro Nautilus, che saluto, se i miei vicini di casa omosessuali vogliono giurarsi eterno amore ed eterna fedelta', formalizzando tale volonta' in un vincolo matrimoniale, perche' glielo dovrei vietare? Che differenza c'e' tra una coppia eterosessuale che non puo' o non vuole avere figli ed una omosessuale che vuole sposarsi? Al netto dal problema delle adozioni, mi sembra proprio nessuna!! Sulle adozioni, capisco che il problema sia molto, molto piu' sottile; per arrivarci bisognerebbe prima cambiare il clima culturale su tale argomento, ma se non si comincia, quando lo si cambiera'?? Pero', lascerei perdere gli psicologi ...

Lucio Demeio

cvcvcv ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Attento ha detto...

Caro professore, non intendo aggiungere miei commenti a questo scambio, perché é già abbastanza rappresentativo del dibattito in corso su questo tema. Vorrei però offrire la mia solidarietà a lei e a coloro che come me sostengono questa stravagante idea che l'unione fra uomo e donna abbia, per l'umanità un significato speciale, e che lo stato, in qualche modo, debba riconoscerlo.

E' ormai avvenuto ciò che aveva previsio J.K.Chesterton nella sua opera "Gli eretici" : "Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. (...) Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.".

Siamo tutti sotto accusa, io, lei, l'egregio Vanni e tanti altri, che nella loro vita non ci siamo mai sognato di dire o pensare qualcosa di offensivo nei confronti di queste creature di Dio, gli omosessuali. Dobbiamo sopportare il marchio dell'omofobia. Probabilmente in futuro saremo anche puniti per questo, facendo avverare così l'ipotesi di René Girard a proposito delle vittime che si trasformano in persecutori.

E' vero che non cadrà il mondo a seguito dei matrimoni e delle adozioni omosessuali. E' però altrettanto vero che sta oscurandosi l'idea di libertà come é stata intesa fino ad ora. I diritti umani non sono più il risultato di una continua e faticosa ricerca di una realtà preesistente qualsiasi accordo sociale o politico. Preesistente, e quindi al riparo dalla sopraffazione, dalla violenza e dalla manipolazione. Sta invece prevalendo l'idea che la legge non debba riconoscere i diritti, bensì possa fabbricarli in funzione dei desideri che prevalgono nella società in ogni determinato momento storico. Embé? diranno molti. Io non lo dirò, perché credo che non tutto sia discutibile e non prenderò mai in considerazione per i millenni a venire la possibilità di ripristinare la schiavitù, o di dare la possibilità di abusare dei bambini. Dite ancora embè? oppure qualche punto fermo "assoluto" "indiscutibile" lo vogliamo mettere?

Ok, possiamo sbagliarci nel posizionare questi "paletti", perché non possediamo la verità, ma lo stato della discussione non é al livello di semplici differenze di opinione. C'é una esplicita prevaricazione che i nostri amici non "omofobi" attuano. Non ammettono che i temi riguardanti la dignità della vita umana, la relazione fra uomo e donna non sono riducibili ad argomentazioni logiche o, addirittura, scientifiche. Quale che sia la posizione, partiamo tutti da un pre-giudizio.

Il non ammettere questo impedisce la possibilità di dialogo e di comprensione. Da una parte ci sono i "logico-razionali" e dall'"altra gli "oscurantisti". E' una brutta manipolazione, niente di più.

Attendiamo quindi che i nostri amici animalisti ci denuncino per "specismo" (sinonimo d razzismo nei confronti degli animali) o che qualche simpatico pollice verde lotti per l'unione fra uomini e alberi (facendoci meritare il titolo di "alberofobi").

Nel frattempo mediterò le frasi di Chesterton : "Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto."

Buon anno a tutti "omofobi" e non

Lucio ha detto...

Caro Attento,
I diritti umani non sono più il risultato di una continua e faticosa ricerca di una realtà preesistente qualsiasi accordo sociale o politico. Preesistente, e quindi al riparo dalla sopraffazione, dalla violenza e dalla manipolazione. Sta invece prevalendo l'idea che la legge non debba riconoscere i diritti, bensì possa fabbricarli in funzione dei desideri che prevalgono nella società in ogni determinato momento storico.
Mettendomi sulla tua lunghezza d'onda, quindi accettando l'idea di un nucleo preesistente qualsiasi accordo, dove dovremmo cercare tale realtà' preesistente? Vedi, sia per un credente che per un ateo, questa realtà' si annida o nella natura (per l'ateo) o nel messaggio divino (per il credente). In entrambi i casi, gli omosessuali sono li', o come creature di Dio come le altre o come parte della natura come gli altri esseri viventi. In entrambi i casi, non vedo perché' negargli il matrimonio.
Lucio Demeio.

Attento ha detto...

Il nostro ingrato compito, caro Demeio, é capire, nonostante i nostri limiti, cosa può essere bene o male. E la Natura, o il Creato, li contiene entrambi. Riconoscere dignità ad una persona omosessuale non comporta necessariamente che sia da dimenticare che l'unione fra uomo e donna é la base della convivenza umana e che tutte le altre forme di unione hanno inevitabilmente una rilevanza minore. La pretesa di equiparazione per me é ideologia pura. Posso sbagliare, é un mia opinione che però vale almeno quanto le vostre. La pretesa di tapparci la bocca in quanto "omofobi" é una forma di prevaricazione intollerante.

Artemide Baraldi ha detto...

L'etimologia della parola matrimonio... mah... allora a causa dell'etimologia della parola salario, i lavoratori dovrebbe essere pagati a sacchi di sale marino. Le parole evolvono, nei loro significati.
Comunque sì, chi è contro l'uguaglianza delle persone omosessuali è omofobo, esattamente come chi era contro l'uguaglianza delle persone di colore 50 anni fa era razzista e simpatizzante del KKK. Il resto è imbellettamento filosofico che la storia seppellirà, come ha già fatto con la schiavitù e la discriminazione dei neri.
Ah a proposito. Nei campi di sterminio nazisti oltre gli ebrei ci andavano anche gli omosessuali, con un bel triangolo rosa rovesciato sulla divisa da prigionieri. Di tanto in tanto non guasterebbe un po' d'empatia da parte di voi ebrei credenti, verso chi è stato ugualmente discriminato ed ha condiviso la sventura della vostra tragedia suprema, non trova?

Alessandro Marinelli ha detto...

Gent. Artemide Baraldi,
certo i nomi e le parole evolvono nei loro significati, ma la loro utilità è sempre quella di distinguere le cose. Nomi diversi per cose diverse. Per questa ragione trovo assai curioso che in un tempo come il nostro, in cui si sottolinea spessissimo e giustamente l' importanza di usare un linguaggio appropriato e non offensivo per nessuno, si ritenga legittimo riunire sotto un' unica parola così tanti atteggiamenti e opinioni diverse. E' omofobo chi, per motivi disparati, non se la sente in cuor suo di approvare il matrimonio gay, chi ritiene che si possa benissimo pensare di modificare alcune norme in materia fiscale, ereditaria, ecc. senza che questo implichi estendere il significato della parola matrimonio, chi deride i gay e trova persino piacevole umiliarli, chi li ritiene disgustosi, li insulta e sarebbe persino capace di venire alle mani, chi ritiene legittimo metterli a morte e in certi casi lo fa davvero. Io capisco che l' uso di un termine così versatile e flessibile sia molto comodo e consenta una notevole capacità di sintesi, ma chi si senta apostrofare in tal modo la pensa molto diversamente. L' «eguaglianza» delle persone omosessuali non sussiste in toto, naturalmente, ma in termini di eguaglianza di diritti in quanto persone e questo è sacrosanto. Ma stavamo discutendo anche riguardo al fatto che non si può parlare di matrimonio esclusivamente in termini di diritto (almeno a giudizio di molti). Se la semplicità e l' evidenza della questione risaltassero così chiaramente, il discorso sarebbe terminato diversi post fa.

Infine, mi lasci dire che non ho proprio alcuna fiducia nella capacità della Storia di seppellire qualcosa. Anzi, come becchino mi sembra che sia parecchio malaccorto. Tante cose in passato sono state ritenute moribonde (quando non direttamente morte e sepolte) solo per poi essere di nuovo viste aggirarsi nei luoghi più inaspettati (e spesso in perfetta salute). Lei cita razzismo, schiavitù e discriminazione, ad esempio, ma sono convinto che molti neri (e non solo loro) avrebbero qualcosa da dire al riguardo.

vfiore ha detto...

A me sembra che sia del tutto sproporzionato il peso politico e di dibattito dato alla questione del matrimonio gay. In sostanza è una bandiera di una piccola minoranza rumorosa, qualche percento della popolazione (tra cui solo una frazione minoritaria penserebbe mai di avvalersi dell'istituto matrimoniale). È paradossale che l'agenda politica di questo o quello sia determinata da un issue irrilevante come questo.

Ho poi l'impressione che questo battage incessante e intollerante (per cui appunto una opinione contraria a X è automaticamente X-ofobia) sia controproducente per l'accettazione di, la tolleranza verso, e infine l'integrazione degli omosessuali in qualunque società. L'errore è sempre lo stesso: fare bandiera di identità una cosa che identità non è, e che porta alla fine a ulteriore divisione e segregazione.

Giorgio Israel ha detto...

Commento sacrosanto

vfiore ha detto...

Segnalo "la neolingua del matrimonio gay" http://www.ilfoglio.it/soloqui/16847

Unknown ha detto...

Mi chiedo se nessuno si sia preso la briga di leggere questo
http://en.m.wikipedia.org/wiki/LGBT_adoption
e gli articoli correlati prima di sentenziare su quali siano le conclusioni scientifiche sull'adozione di figli da parte di coppie omosessuali.

vfiore ha detto...

A dire il vero io non l'ho letto. Mi pare una pecca perdonabile dato l'impatto numerico del problema. 10 anni di matrimonio gay legale in Canada: risultato, 0.3% dei matrimoni (che già sono di meno in assoluto).

Incidentalmente, "conclusioni scientifiche" mi paiono parole grosse: "Despite the small sample and the fact that the children have yet to become aware of their adoption status or the dynamics of gender development...". Despite ?! Forza, questa non è scienza. È al meglio aneddotica.

Unknown ha detto...

Caro vfiore,

ha ragione a criticare quel singolo studio. Lascio a lei ed a tutti coloro che sono interessati una lista di riferimenti su cui farsi un'idea.
Spero vivamente ognuno possa trovare il tempo e l'onesta' intellettuale di valutare quello che la comunita' scientifica ha scoperto in merito al problema di cui si sta discutendo.

Giorgio Israel ha detto...

Molto civilmente ho pubblicato queste liste enormi di citazioni. Dopodiché questo signor (significativamente) chiamato Unknown mi tratta da incivile. Vada a fare il troll (per dirla con Grillo) altrove.